Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

domenica, gennaio 28, 2007

DELOCALIZZATE LA ITALCEMENTI DAL CENTRO ABITATO DI ISOLA DELLE FEMMINE





IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA: DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE FUORI DAL CENTRO ABITATO A NORMA DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA URBANISTICA


Interrogazione del Senatore Sodano Presidente della Commissione Ambiente.

Senato della Repubblica13a CommissioneTerritorio, Ambiente, Beni Ambientali

interrogazione a risposta scritta

al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute

Senato della Repubblica13a CommissioneTerritorio, Ambiente, Beni Ambientali

interrogazione a risposta scritta


al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute


Premesso che:

- in provincia di Palermo, nel comune di Isola delle Femmine, sono presenti impianti della Italcementi s.p.a in pieno centro città (codice: NACE Code 26.51), che emettono fumi nocivi e producono elevati livelli di inquinamento acustico ed ambientale, con grave danno per i cittadini;- oltre allo stabilimento nel centro città, la Italcementi si avvale di una serie di impianti, dislocati nel circondario, come quelli dediti ad attività estrattive a Piano Dell’Aia-Rocche di Raffo Rosso ed a contrada Manostalla, comune di Torretta;- l’area dove opera la Italcementi è stata destinata ad uso industriale con il D.P.R. del 1981 per un ventennio, al termine del quale il cementificio era tenuto a ripristinare la destinazione d’uso a fini forestali e a riconsegnare il terreno alla Regione Sicilia;- nel 2001, alla data di scadenza della concessione, il Comune di Isola delle Femmine ha concesso un’autorizzazione edilizia per la costruzione di un carbonile a cielo aperto per lo stoccaggio di petcoke (concessione edilizia n. 10/2001 del 5 aprile 2001);- da quando il cementificio ha iniziato i processi produttivi, si sono riscontrati nell’area fenomeni di inquinamento così gravi da causare ingenti danni alla salute dei cittadini, tant’è che i tassi di incidenza di tumori polmonari, tiroidite, forme asmatiche e di altre malattie respiratorie, anche mortali, hanno raggiunto livelli anomali e preoccupanti;- il cementificio di Isola delle Femmine opera nelle vicinanze di diversi Siti di Importanza Comunitaria, tra cui la riserva di Capo Gallo e i Fondali marini di Isola delle Femmine, così come individuati dalla direttiva “Habitat” (direttiva 92/43/CE, recepita in Italia con D.P.R. 357/97), incidendo negativamente sugli ecosistemi locali, i quali non vengono dunque salvaguardati come vorrebbe la normativa europea e la legge italiana di attuazione;- le attività inquinanti della Italcementi sono state più volte oggetto di pubblica protesta, sia da parte degli abitanti del luogo, che in sede istituzionale, come dimostrano le numerose iniziative di vigilanza e controllo intraprese dagli organi preposti, nonché gli atti di diffida rivolti alla Italcementi con l’intento che proceda alla dovuta messa in sicurezza del sito;- nell’ottobre del 2005, un sopralluogo effettuato dal D.A.P. con il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri nel cementificio di Isola delle Femmine, rilevava che “all’interno del capannone (materie prime: petcoke, clinker, calcare, sabbia, argilla, perlite. Nelle adiacenze P.E. E43 ed E45) viene effettuato stoccaggio e movimentazione a mezzo gru a ponte di materiale polverulento che produce un’emissione diffusa. Si evidenzia altresì che parte del capannone risulta essere aperto verso l’esterno…”(verbale n. 9942393);- il 25 gennaio 2006, l’ARPA ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido (petcoke) in località Raffo Rosso della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke, sostanza pericolosa per la salute umana perché rientrante nella categoria cancerogena 3, (nota prot. 9945432, 30 gennaio 2006);- la relazione dell’ARPA del gennaio 2006, si conclude con l’indicazione di diversi interventi di messa in sicurezza che la Italcementi è tenuta a porre in essere nel più breve tempo possibile e con la richiesta di esibire l’autorizzazione per l’utilizzo di petcoke quale combustibile solido all’interno dello stabilimento;- a seguito della relazione dell’ARPA, il Sindaco di Isola delle Femmine, ha inviato una nota di diffida (nota prot. n. 3975 del 15.03.06) alla Italcementi, con la quale si invitava la predetta società ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza, di risposta emergenziale, di bonifica e ripristino ambientale, così come indicati dall’ARPA;- il 25 luglio 2006, l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia con nota n°48283, ha emesso un provvedimento di diffida (firmato dal Responsabile del Servizio, il dott. Genchi) nei confronti della Italcementi di Isola delle Femmine contestando, tra l’altro, l’incontrollato utilizzo e smaltimento dei residui della produzione, quali il petcoke, sostanza altamente cancerogena;- nella diffida si legge, tra l’altro, che “il petcoke viene utilizzato dal 1987 come combustibile del forno 3, del mulino crudo 3 e, in miscela e fino al 1992, del forno 2” e che, sebbene “la realizzazione del deposito di petcoke sia stata autorizzata dal Comune di Isola delle Femmine, non è mai stato comunicato né autorizzato l’uso del petcoke come combustibile”, rilevando infine che “nei rapporti analitici periodicamente trasmessi, la Ditta dichiara l’uso di carbone e non di petcoke” (nota n°48283 del 25 luglio 2006);- solo pochi mesi prima, nel suo Piano di Caratterizzazione (12.04.2006) l’Italcementi dichiarava invece che soltanto “a partire dal 2001 presso la località Raffo Rosso si è effettuata l’attività di deposito del combustibile solido (petcoke)”, in virtù dell’Autorizzazione Edilizia n. 10/2001, rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 05.04.2001, omettendo quindi tutta una serie di dati e di verità fondamentali;- l’Assessorato Territorio e Ambiente, nel provvedimento del luglio 2006, dichiara in modo univoco che “sono stati ripetutamente violati i dettami della normativa vigente e le prescrizioni del decreto assessoriale di autorizzazione” (per quanto concerne l’utilizzo del petcoke al posto del carbone), diffidando “l’Italcementi dal continuare ad utilizzare il petcoke come combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai sensi del D. Lgs. n. 152 /2006”, evidenziando inoltre che “ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento comporterà necessariamente la sospensione delle autorizzazioni concesse” (nota n°48283 del 25 luglio 2006);- l’8 gennaio 2007, il dott. Tolomeo, Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente ha comunicato al dott. Genchi responsabile dei pareri tecnici in materia di tutela dell’inquinamento atmosferico da emissioni del 3° Servizio, l’immediata sospensione dall’incarico e conseguente spostamento a diverso luogo e a diversa posizione, senza che tale provvedimento sia stato in alcun modo motivato;- il Dipartimento facente capo al dott. Genchi stava anche intervenendo su diverse tematiche a salvaguardia dell’ambiente, nel tentativo di far installare sistemi di recupero dei vapori nelle operazioni di carico e scarico delle navi; di impedire lo smaltimento mascherato di rifiuti tramite torce, di ridurre i limiti delle concentrazioni emissive e di bloccare la costruzione di 4 impianti di combustione delle biomasse, tutti progetti sostenuti con forza dal Governatore Cuffaro;- a tutt’oggi, l’Italcementi non ha né provveduto alla messa in sicurezza dell’impianto, né ai necessari aggiornamenti del sistema di filtraggio e depurazione, né tantomento ha iniziato una procedura di controllo delle attività impattanti legate al funzionamento dei propri impianti, ma ha anzi intenzione di proseguire nell’inquinamento incontrollato, ampliando i propri impianti mediante la costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri,
Si chiede di sapere:- se il Governo non ritenga opportuno bloccare l’avvio di nuovi progetti fino al momento in cui non venga intrapresa la messa in sicurezza degli impianti e delle operazioni del cementificio, con preventivo accertamento dei danni causati dalle emissioni della Italcementi ai cittadini e all’ambiente;- se il Governo non possa intervenire a tutela del paesaggio e delle normative in vigore, dato che la cementeria è situata all’interno di zona vincolata dalla Sopritendenza dei Beni Ambientali e Paesaggistici della Regione Sicilia, e dato che si tratta di attività nocive “che producono fumo, polvere, rumore, esalazioni nocive ed eventuali scarichi di sostanze velenose”, le quali non potrebbero avere luogo in prossimità di centri abitati, anche a norma del piano regolatore di Palermo;- come il Governo intenda attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza, monitorando, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee.


Sen. Tommaso Sodano, Di Lello e Liotta

http://www.isolapulita.it/


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sabato, gennaio 27, 2007

DECRETO LEGISLATIVO INFORMAZIONI AMBIENTALI



Gazzetta Ufficiale N. 222 del 23 Settembre 2005
DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2005, n.195
Attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; Vista la direttiva 2003/4/ CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, concernente l'accesso del pubblico all'informazione ambientale, che abroga la direttiva 90/313/CEE delConsiglio;
Vista la legge 31 ottobre 2003, n. 306, recante disposizioni perl'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italiaalle Comunita' europee (Legge comunitaria 2003);
Visto il decreto legislativo del 24 febbraio 1997, n. 39, recanteattuazione della direttiva 90/313/CEE, concernente la liberta' diaccesso alle informazioni in materia di ambiente;
Vista la legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni,recante norme in materia di procedimento amministrativo e di dirittodi accesso ai documenti amministrativi e successive modifiche;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n.352, e successive modificazioni, recante regolamento per ladisciplina delle modalita' di esercizio e dei casi di esclusione deldiritto di accesso ai documenti amministrativi, in attuazionedell'articolo 24, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241;
Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349, e successive modificazioni,recante istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia didanno ambientale;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante codicein materia di protezione dei dati personali;
Visto il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante il codicedell'amministrazione digitale;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,adottata nella riunione del 20 maggio 2005;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso nella sedutadel 16 giugno 2005;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera deideputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nellariunione del 29 luglio 2005;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto coni Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia edelle finanze, per la funzione pubblica e per gli affari regionali;
E m a n a il seguente decreto legislativo:
Art. 1.Finalita'
1. Il presente decreto, nello stabilire i principi generali inmateria di informazione ambientale, e' volto
a:a) garantire il diritto d'accesso all'informazione ambientaledetenuta dalle autorita' pubbliche e stabilire i termini, lecondizioni fondamentali e le modalita' per il suo esercizio;
b) garantire, ai fini della piu' ampia trasparenza, chel'informazione ambientale sia sistematicamente e progressivamentemessa a disposizione del pubblico e diffusa, anche attraverso i mezzidi telecomunicazione e gli strumenti informatici, in forme o formati facilmente consultabili, promuovendo a tale fine, in particolare,l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
Avvertenza:
Nella Gazzetta Ufficiale - serie generale - del13 ottobre 2005, si procedera' alla ripubblicazione deltesto del presente decreto legislativo, corredato dellerelative note, ai sensi dell'art. 8, comma 3, delregolamento di esecuzione del testo unico delledisposizioni sulla promulgazione delle leggi, sullaemanazione dei decreti del Presidente della Repubblica esulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,approvato con decreto del Presidente della Repubblica14 marzo 1986, n. 217.
Art. 2.Definizioni
1. Ai fini del presente decreto s'intende per:
a) «informazione ambientale»: qualsiasi informazione disponibilein forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altraforma materiale concernente:
1) lo stato degli elementi dell'ambiente, quali l'aria,l'atmosfera, l'acqua, il suolo, il territorio, i siti naturali,compresi gli igrotopi, le zone costiere e marine, la diversita'biologica ed i suoi elementi costitutivi, compresi gli organismigeneticamente modificati, e, inoltre, le interazioni tra questielementi;
2) fattori quali le sostanze, l'energia, il rumore, leradiazioni od i rifiuti, anche quelli radioattivi, le emissioni, gliscarichi ed altri rilasci nell'ambiente, che incidono o possonoincidere sugli elementi dell'ambiente, individuati al numero 1);
3) le misure, anche amministrative, quali le politiche, ledisposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordiambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonche'le attivita' che incidono o possono incidere sugli elementi e suifattori dell'ambiente di cui ai numeri 1) e 2), e le misure o leattivita' finalizzate a proteggere i suddetti elementi;
4) le relazioni sull'attuazione della legislazione ambientale;
5) le analisi costi-benefici ed altre analisi ed ipotesieconomiche, usate nell'ambito delle misure e delle attivita' di cuial numero 3);
6) lo stato della salute e della sicurezza umana, compresa lacontaminazione della catena alimentare, le condizioni della vitaumana, il paesaggio, i siti e gli edifici d'interesse culturale, perquanto influenzabili dallo stato degli elementi dell'ambiente di cuial punto
1) o, attraverso tali elementi, da qualsiasi fattore di cuiai punti
2) e 3);
b) «autorita' pubblica»: le amministrazioni pubbliche statali, regionali, locali, le aziende autonome e speciali, gli enti pubblicied i concessionari di pubblici servizi, nonche' ogni persona fisica ogiuridica che svolga funzioni pubbliche connesse alle tematicheambientali o eserciti responsabilita' amministrative sotto ilcontrollo di un organismo pubblico;
c) «informazione detenuta da un'autorita' pubblica»: l'informazione ambientale in possesso di una autorita' pubblica inquanto dalla stessa prodotta o ricevuta o materialmente detenuta dapersona fisica o giuridica per suo conto;
d) «richiedente»: la persona fisica o l'ente che chiedel'informazione ambientale;e) «pubblico»: una o piu' persone, fisiche o giuridiche, e leassociazioni, le organizzazioni o gruppi di persone fisiche ogiuridiche.
Art. 3.Accesso all'informazione ambientale su richiesta
1. L'autorita' pubblica rende disponibile, secondo le disposizionidel presente decreto, l'informazione ambientale detenuta a chiunquene faccia richiesta, senza che questi debba dichiarare il propriointeresse.
2. Fatto salvo quanto stabilito all'articolo 5 e tenuto conto deltermine eventualmente specificato dal richiedente, l'autorita'pubblica mette a disposizione del richiedente l'informazioneambientale quanto prima possibile e, comunque, entro 30 giorni dalladata del ricevimento della richiesta ovvero entro 60 giorni dallastessa data nel caso in cui l'entita' e la complessita' dellarichiesta sono tali da non consentire di soddisfarla entro ilpredetto termine di 30 giorni. In tale ultimo caso l'autorita'pubblica informa tempestivamente e, comunque, entro il predettotermine di 30 giorni il richiedente della proroga e dei motivi che lagiustificano.
3. Nel caso in cui la richiesta d'accesso e' formulata in manieraeccessivamente generica l'autorita' pubblica puo' chiedere alrichiedente, al piu' presto e, comunque, entro 30 giorni dalla datadel ricevimento della richiesta stessa, di specificare i dati damettere a disposizione, prestandogli, a tale scopo, la propriacollaborazione, anche attraverso la fornitura di informazionisull'uso dei cataloghi pubblici di cui all'articolo 4, comma 1,ovvero puo', se lo ritiene opportuno, respingere la richiesta, aisensi dell'articolo 5, comma 1, lettera c).
4. Nel caso in cui l'informazione ambientale e' richiesta in unaforma o in un formato specifico, ivi compresa la riproduzione didocumenti, l'autorita' pubblica la mette a disposizione nei modirichiesti, eccetto nel caso in cui:
a) l'informazione e' gia' disponibile al pubblico in altra formao formato, a norma dell'articolo 8, e facilmente accessibile per ilrichiedente;
b) e' ragionevole per l'autorita' pubblica renderla disponibilein altra forma o formato.
5. Nei casi di cui al comma 4, lettere a) e b), l'autorita'pubblica comunica al richiedente i motivi del rifiutodell'informazione nella forma o nel formato richiesti entro iltermine di 30 giorni dalla data del ricevimento della richiestastessa.
6. Nel caso di richiesta d'accesso concernente i fattori di cuiall'articolo 2, comma 1, lettera a), numero 2), l'autorita' pubblicaindica al richiedente, se da questi espressamente richiesto, dovepossono essere reperite, se disponibili, le informazioni relative alprocedimento di misurazione, ivi compresi i metodi d'analisi, diprelievo di campioni e di preparazione degli stessi, utilizzato perraccogliere l'informazione ovvero fa riferimento alla metodologianormalizzata utilizzata.
7. L'autorita' pubblica mantiene l'informazione ambientale detenutain forme o formati facilmente riproducibili e, per quanto possibile,consultabili tramite reti di telecomunicazione informatica o altrimezzi elettronici.
Art. 4.Cataloghi e punti d'informazione
1. Al fine di fornire al pubblico tutte le notizie utili alreperimento dell'informazione ambientale, entro sei mesi dalla datadi entrata in vigore del presente decreto, l'autorita' pubblicaistituisce e aggiorna almeno annualmente appositi cataloghi pubblicidell'informazione ambientale contenenti l'elenco delle tipologiedell'informazione ambientale detenuta ovvero si avvale degli ufficiper le relazioni con il pubblico gia' esistenti.
2. L'autorita' pubblica puo' evidenziare nei cataloghi di cui alcomma 1 le informazioni ambientali detenute che non possono esserediffuse al pubblico ai sensi dell'articolo 5.
3. L'autorita' pubblica informa in maniera adeguata il pubblico suldiritto di accesso alle informazioni ambientali disciplinato dalpresente decreto.
Art. 5.Casi di esclusione del diritto di accesso
1. L'accesso all'informazione ambientale e' negato nel caso in cui:
a) l'informazione richiesta non e' detenuta dall'autorita'pubblica alla quale e' rivolta la richiesta di accesso. In tale casol'autorita' pubblica, se conosce quale autorita' detienel'informazione, trasmette rapidamente la richiesta a quest'ultima ene informa il richiedente ovvero comunica allo stesso quale sial'autorita' pubblica dalla quale e' possibile ottenere l'informazionerichiesta;
b) la richiesta e' manifestamente irragionevole avuto riguardoalle finalita' di cui all'articolo 1;
c) la richiesta e' espressa in termini eccessivamente generici;
d) la richiesta concerne materiali, documenti o dati incompleti oin corso di completamento.
In tale caso, l'autorita' pubblica informail richiedente circa l'autorita' che prepara il materiale e la dataapprossimativa entro la quale detto materiale sara' disponibile;
e) la richiesta riguarda comunicazioni interne, tenuto, in ognicaso, conto dell'interesse pubblico tutelato dal diritto di accesso.
2. L'accesso all'informazione ambientale e' negato quando ladivulgazione dell'informazione reca pregiudizio
a) alla riservatezza delle deliberazioni interne delle autorita'pubbliche, secondo quanto stabilito dalle disposizioni vigenti inmateria;
b) alle relazioni internazionali, all'ordine e sicurezza pubblicao alla difesa nazionale;
c) allo svolgimento di procedimenti giudiziari o allapossibilita' per l'autorita' pubblica di svolgere indagini perl'accertamento di illeciti;
d) alla riservatezza delle informazioni commerciali oindustriali, secondo quanto stabilito dalle disposizioni vigenti inmateria, per la tutela di un legittimo interesse economico epubblico, ivi compresa la riservatezza statistica ed il segretofiscale, nonche' ai diritti di proprieta' industriale, di cui aldecreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30;
e) ai diritti di proprieta' intellettuale;
f) alla riservatezza dei dati personali o riguardanti una personafisica, nel caso in cui essa non abbia acconsentito alla divulgazionedell'informazione al pubblico, tenuto conto di quanto stabilito daldecreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196;
g) agli interessi o alla protezione di chiunque abbia fornito disua volonta' le informazioni richieste, in assenza di un obbligo dilegge, a meno che la persona interessata abbia acconsentito alladivulgazione delle informazioni in questione;
h) alla tutela dell'ambiente e del paesaggio, cui si riferiscel'informazione, come nel caso dell'ubicazione di specie rare.
3. L'autorita' pubblica applica le disposizioni dei commi 1 e 2 inmodo restrittivo, effettuando, in relazione a ciascuna richiesta diaccesso, una valutazione ponderata fra l'interesse pubblicoall'informazione ambientale e l'interesse tutelato dall'esclusionedall'accesso.
4. Nei casi di cui al comma 2, lettere a), d), f), g) e h), larichiesta di accesso non puo' essere respinta qualora riguardiinformazioni su emissioni nell'ambiente.
5. Nei casi di cui al comma 1, lettere d) ed e), ed al comma 2,l'autorita' pubblica dispone un accesso parziale, a favore del richiedente, qualora sia possibile espungere dall'informazionerichiesta le informazioni escluse dal diritto di accesso ai sensi deicitati commi 1 e 2.
6. Nei casi in cui il diritto di accesso e' rifiutato in tutto o inparte, l'autorita' pubblica ne informa il richiedente per iscritto o,se richiesto, in via informatica, entro i termini previstiall'articolo 3, comma 2, precisando i motivi del rifiuto edinformando il richiedente della procedura di riesame prevista all'articolo 7.
Art. 6.T a r i f f e
1. L'accesso ai cataloghi previsti all'articolo 4 e l'esame pressoil detentore dell'informazione richiesta sono gratuiti, fatto salvoquanto stabilito all'articolo 25, comma 1, della legge 7 agosto 1990,n. 241, e successive modificazioni, relativamente al rilascio dicopie.
2. Fermo restando quanto previsto al comma 1, l'autorita' pubblicapuo', in casi specifici, applicare una tariffa per renderedisponibile l'informazione ambientale, dalla stessa determinata sullabase del costo effettivo del servizio. In tali casi il pubblico e'adeguatamente informato sulla entita' della tariffa e sullecircostanze nelle quali puo' essere applicata.
3. Nei casi in cui l'autorita' pubblica mette a disposizionel'informazione ambientale a titolo commerciale e l'esigenza digarantire la continuazione della raccolta e della pubblicazionedell'informazione l'impone, puo' essere prevista una tariffacalcolata sulla base del mercato. Detta tariffa e' predeterminata epubblica.
Art. 7.Tutela del diritto di accesso
1. Contro le determinazioni dell'autorita' pubblica concernenti ildiritto di accesso e nel caso di mancata risposta entro i termini dicui all'articolo 3, comma 2, il richiedente puo' presentare ricorsoin sede giurisdizionale secondo la procedura di cui all'articolo 25,commi 5, 5-bis e 6 della legge 7 agosto 1990, n. 241, ovvero puo'chiedere il riesame delle suddette determinazioni, secondo laprocedura stabilita all'articolo 25, comma 4, della stessa legge n.241 del 1990, al difensore civico competente per territorio, nel casodi atti delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, oalla Commissione per l'accesso di cui all'articolo 27 della citatalegge n. 241 del 1990, nel caso di atti delle amministrazionicentrali o periferiche dello Stato.
Art. 8.Diffusione dell'informazione ambientale
1. Fatto salvo quanto previsto all'articolo 5, l'autorita' pubblicarende disponibile l'informazione ambientale detenuta rilevante aifini delle proprie attivita' istituzionali avvalendosi, ovedisponibili, delle tecnologie di telecomunicazione informatica edelle tecnologie elettroniche disponibili.
2. Per le finalita' di cui al comma 1, l'autorita' pubblicastabilisce, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore delpresente decreto, un piano per rendere l'informazione ambientaleprogressivamente disponibile in banche dati elettroniche facilmenteaccessibili al pubblico tramite reti di telecomunicazione pubbliche,da aggiornare annualmente.
3. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del presentedecreto, l'autorita' pubblica, per quanto di competenza, trasferiscenelle banche dati istituite in attuazione dei piani di cui al comma2, almeno:
a) i testi di trattati, di convenzioni e di accordiinternazionali, atti legislativi comunitari, nazionali, regionali olocali, aventi per oggetto l'ambiente;
b) le politiche, i piani ed i programmi relativi all'ambiente;
c) le relazioni sullo stato d'attuazione degli elementi di cuialle lettere a) e b), se elaborati o detenuti in forma elettronicadalle autorita' pubbliche;
d) la relazione sullo stato dell'ambiente, prevista dall'articolo1, comma 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349, e successivemodificazioni, e le eventuali relazioni sullo stato dell'ambiente alivello regionale o locale, laddove predisposte;
e) i dati o le sintesi di dati ricavati dal monitoraggio diattivita' che incidono o possono incidere sull'ambiente;
f) le autorizzazioni e i pareri rilasciati dalle competentiautorita' in applicazione delle norme sulla valutazione d'impattoambientale e gli accordi in materia ambientale, ovvero un riferimentoal luogo in cui puo' essere richiesta o reperita l'informazione, anorma dell'articolo 3;
g) gli studi sull'impatto ambientale, le valutazioni dei rischirelativi agli elementi dell'ambiente, di cui all'articolo 2, comma 1,lettera a), ovvero il riferimento al luogo in cui l'informazioneambientale puo' essere richiesta o reperita a norma dell'articolo 3.4. Fermo restando quanto previsto al comma 3, l'informazione ambientale puo' essere resa disponibile creando collegamenti asistemi informativi e a banche dati elettroniche, anche gestiti daaltre autorita' pubbliche, da rendere facilmente accessibili alpubblico.5.
In caso di minaccia imminente per la salute umana e perl'ambiente, causata da attivita' umane o dovuta a cause naturali, le autorita' pubbliche, nell'ambito dell'espletamento delle attivita' diprotezione civile previste dalla legge 24 febbraio 1992, n. 225, esuccessive modificazioni, e dalle altre disposizioni in materia,diffondono senza indugio le informazioni detenute che permettono, achiunque possa esserne colpito, di adottare misure atte a prevenire oalleviare i danni derivanti da tale minaccia.6.
Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si applicano all'informazione raccolta dall'autorita' pubblica precedentementealla data di entrata in vigore del presente decreto, a meno che taleinformazione non sia gia' disponibile in forma elettronica.
Art. 9.Qualita' dell'informazione ambientale
1. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territoriogarantisce, se possibile, che l'informazione ambientale detenutadall'autorita' pubblica sia aggiornata, precisa e confrontabile.
2. Per le finalita' di cui al comma 1, l'Agenzia per la protezionedell'ambiente e per i servizi tecnici elabora, se necessario,apposite specifiche tecniche da approvare con le modalita' di cuiall'articolo 15, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 8 agosto 2002, n. 207.
Art. 10.Relazioni
1. A decorrere dall'anno 2005 e fino all'anno 2008, entro il30 dicembre di ogni anno, l'autorita' pubblica trasmette al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio i dati degli archiviautomatizzati previsti agli articoli 11 e 12 del decreto delPresidente della Repubblica 27 giugno 1992, n. 352, relativi allerichieste d'accesso all'informazione ambientale, nonche' unarelazione sugli adempimenti posti in essere in applicazione delpresente decreto.
2. Entro il 14 febbraio 2009 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio elabora, sulla base delle informazioni di cuial comma 1 e secondo le modalita' definite a livello comunitario, unarelazione sulla attuazione del presente decreto.
3. Entro il 14 agosto 2009 il Ministero dell'ambiente e dellatutela del territorio trasmette la relazione di cui al comma 1 allaCommissione europea. Detta relazione e', altresi', presentata dalMinistro dell'ambiente e della tutela del territorio al Parlamento eresa accessibile al pubblico.
4. La relazione sullo stato dell'ambiente, prevista dall'articolo1, comma 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349, e' pubblicata dalMinistero dell'ambiente e della tutela del territorio con modalita'atte a garantire l'effettiva disponibilita' al pubblico.
Art. 11.Aspetti organizzativi e procedimentali delle regioni e degli entilocali
1. In attuazione del principio di leale collaborazione, gli aspettiorganizzativi e procedimentali, che lo Stato, le regioni e gli entilocali debbono definire per l'attuazione del presente decreto sonoindividuati sulla base di accordi, da raggiungere in sede di Conferenza unificata ai sensi della legge 5 giugno 2003, n. 131,entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Nell'ambito di tali accordi sono individuati:
a) le modalita' di coordinamento tra le Autorita' pubbliche;
b) i livelli minimi omogenei di informazione al pubblico inapplicazione dell'articolo 5, comma 4, in coerenza con le norme inmateria di protezione di dati personali e nel rispetto dellanormativa comunitaria in materia di riutilizzo delle informazioni nelsettore pubblico;
c) i criteri di riferimento per l'applicazione dell'articolo 5;
d) le modalita' di produzione della relazione annualesull'applicazione del presente decreto.
Art. 12.Norme finanziarie e abrogazioni
1. Entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del presentedecreto le autorita' pubbliche si adeguano alle disposizioni delpresente decreto.
2. Le autorita' pubbliche provvedono all'attuazione delledisposizioni di cui agli articoli 3, comma 7, 4, 5, 7, 8, 9, 10 e dicui al comma 1 nell'ambito delle proprie attivita' istituzionali edutilizzando a tali fini le risorse umane, finanziarie e strumentalidisponibili a legislazione vigente.
3. In ogni caso, dall'attuazione del presente decreto non devonoderivare nuovi o maggiori oneri ne' minori entrate a carico dellafinanza pubblica.
4. E' abrogato il decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 39. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inseritonella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblicaitaliana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addi' 19 agosto 2005 CIAMPI Berlusconi, Presidente delConsiglio dei Ministri; La Malfa, Ministro per le politiche comunitarie; Matteoli, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio; Fini, Ministro degli affari esteri; Castelli, Ministro della giustizia;Siniscalco, Ministro dell'economiae delle finanze; Baccini, Ministro per la funzione pubblica;La Loggia, Ministro per gli affari regionali;Visto, il Guardasigilli: Castelli



DECRETO LEGISLATIVO 24 febbraio 1997 n. 39
(pubblicato nell G.U. del 6 marzo 1997 n. 54, suppl. ord. n. 48).
Attuazione della direttiva 90/313/CEE, concernente
la libertà di accesso alle informazioni in materia di ambiente.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 45 della legge 19 febbraio 1992, n. 142, legge comunitaria 1991, l'articolo 6 della
legge 22 febbraio 1994, n. 146, legge comunitaria 1993, l'articolo 6 della legge 6 febbraio 1996, n.
52, legge comunitaria 1994, recanti delega al Governo per l'attuazione della direttiva 90/313/CEE;
Vista la direttiva 90/313/CEE del Consiglio del 7 giugno 1990, concernente la libertà di accesso alle
informazioni in materia di ambiente;
Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349, recante istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in
materia di danno ambientale, ed, in particolare, l'articolo 14 che prevede la divulgazione delle
informazioni sullo stato dell'ambiente;
Vista la legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente nuove norme in materia di procedimento
amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n. 352, recante regolamento per la
disciplina delle modalità di esercizio e dei casi di esclusione del diritto di accesso ai documenti
amministrativi, in attuazione dell'articolo 24, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 21 febbraio 1997;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'ambiente, di concerto
con i Ministri degli affari esteri, di grazia e giustizia, del tesoro e per la funzione pubblica e gli
affari regionali;
EMANA
il seguente decreto legislativo:
Art. 1. (Oggetto).
1. Le disposizioni del presente decreto hanno lo scopo di assicurare a chiunque la libertà di accesso
alle informazioni relative all'ambiente in possesso delle autorità pubbliche, nonché la diffusione
delle medesime, definendo i termini e le condizioni fondamentali in base ai quali tali informazioni
devono essere rese disponibili.
2
Art. 2. (Definizioni).
1. Ai sensi del presente decreto si intende per:
a) "informazioni relative all'ambiente", qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva,
sonora o contenuta nelle basi di dati riguardante lo stato delle acque, dell'aria, del suolo, della fauna,
dalla flora, del territorio e degli spazi naturali, nonche' le attività, comprese quelle nocive, o le
misure che incidono o possono incidere negativamente sulle predette componenti ambientali e le
attività o le misure destinate a tutelarle, ivi compresi le misure amministrative e i programmi di
gestione dell'ambiente;
b) "autorità pubbliche"', tutte le amministrazioni pubbliche statali, regionali, locali, le aziende
autonome, gli enti pubblici e i concessionari di pubblici servizi, con l'eccezione degli organi che
esercitano competenze giurisdizionali o legislative.
Art. 3. (Ambito di applicazione).
1. Le autorità pubbliche sono tenute a rendere disponibili le informazioni relative all'ambiente a
chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dimostrare il proprio interesse.
Art. 4. (Casi di esclusione).
1. Le Amministrazioni sottraggo no all'accesso le informazioni relative all'ambiente qualora dalla
loro divulgazione possano derivare danni all'ambiente stesso o quando sussiste l'esigenza di
salvaguardare:
a) la riservatezza delle deliberazioni delle autorità pubbliche, le relazioni internazionali e le attività
necessarie alla difesa nazionale;
b) l'ordine e la sicurezza pubblici;
c) questioni che sono in discussione, sotto inchiesta, ivi comprese le inchieste disciplinari, o oggetto
di un'azione investigativa preliminare, o che lo sia no state;
d) la riservatezza commerciale ed industriale, ivi compresa la proprietà intellettuale;
e) la riservatezza dei dati o schedari personali;
f) il materiale fornito da terzi senza che questi siano giuridicamente tenuti a fornirlo.
2. Le informazioni non possono essere sottratte all'accesso se non quando sono suscettibili di
produrre un pregiudizio concreto e attuale agli interessi indicati al comma 1. I materiali e i
documenti contenenti informazioni connesse a tali interessi sono sottratti all'accesso solo nei limiti
di tale specifica connessione.
3. Il differimento dell'accesso e' disposto esclusivamente quando e' necessario assicurare una
temporanea tutela agli interessi di cui al comma 1. L'atto che dispone il differimento ne indica le
specifiche motivazioni e la durata.
4. Il rifiuto e la limitazione dell'accesso sono motivati a cura del responsabile del procedimento di
accesso, con riferimento puntuale ai casi di esclusione di cui al comma 1.
5. L'accesso alle informazioni puo' essere rifiutato o limitato quando la richiesta comporta la
trasmissione di documenti o dati incompleti o di atti interni, ovvero quando la generica
formulazione della stessa non consente l'individuazione dei dati da mettere a disposizione.
6. Il procedimento di accesso deve concludersi nel termine di trenta giorni decorrenti dalla
presentazione della richiesta; trascorso inutilmente detto termine la richiesta si intende rifiutata.
3
Art. 5. (Modalità del procedimento di accesso).
1. L'esercizio del diritto di accesso consiste nella possibilità, su istanza del richiedente, di
duplicazione o di esame delle informazioni di cui all'articolo 2 del presente decreto.
2. Il responsabile del procedimento, le modalità e le forme per l'esercizio del diritto di accesso sono
individuati, in quanto applicabili, dagli articoli 2, 3, 4, 5 e 6 del D.P.R. 27 giugno 1992, n. 352, e
successive modifiche e integrazioni.
3. Le autorità pubbliche, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
individuano, ne ll'ambito della propria organizzazione, strutture idonee a garantire l'effettività
dell'accesso alle informazioni in materia ambientale senza ulteriori oneri a carico dello Stato.
4. La visione e l'esame delle informazioni di cui al comma 1 deve essere disposta a titolo gratuito; il
rilascio di copie di atti e la duplicazione di tali materiali e' subordinato al rimborso dei costi relativi
alla riproduzione, fatte salve le disposizioni vigenti in materia di bollo, di diritti di ricerca e di
visura.
Art. 6. (Tutela del diritto di accesso).
1. Contro le determinazioni amministrative concernenti il diritto di accesso alle informazioni in
materia ambientale e nel caso previsto al comma 6 dell'articolo 4 e' dato ricorso in sede
giurisdizionale secondo la procedura di cui all'articolo 25, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n.
241.
Art. 7. (Diffusione delle informazioni relative all'ambiente).
1. La relazione sullo stato dell'ambiente, prevista dal comma 6 dell'articolo 1 della legge 8 luglio
1986, n. 349, viene diffusa e pubblicizzata dal Ministero dell'ambiente con modalità atte a garantire
l'effettiva disponibilità al pubblico.
2. La Presidenza del Consiglio dei Ministri determina i messaggi idonei alla diffusione delle
informazioni sullo stato dell'ambiente in base a quanto previsto all'articolo 9, comma 2, della legge
6 agosto 1990, n. 223.
Art. 8. (Relazione sull'accesso all'informazione in materia ambientale).
1. Il Ministro dell'ambiente presenta ogni anno una relazione al Parlamento per la verifica dello
stato di attuazione delle norme previste nel presente decreto. A tal fine, entro il 30 giugno di ogni
anno, le autorità pubbliche, di cui all'articolo 2, comma 1, lett. b), trasmettono al Ministero
dell'ambiente i dati degli archivi automatizzati, previsti dagli articoli 11 e 12 del D.P.R. 27 giugno
1992, n. 352, relativi alle richieste di accesso in materia ambientale, nonche' una relazione
dettagliata sugli adempimenti posti in essere in applicazione del presente decreto.
Art. 9. (Norme di rinvio).
1. Per quanto non previsto dal presente decreto, si applicano le disposizioni di cui alla legge 9
agosto 1990, n. 241, e di cui al D.P.R. 27 giugno 1992, n. 352, e successive modificazioni ed integrazioni.
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martedì, gennaio 23, 2007

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE ON SALVATORE RAITI


INTERROGAZIONE PARLAMENTARE ON SALAVATORE RAITI

Resoconto stenografico dell'AssembleaSeduta n. 94 del 18/1/2007... (Esito del deferimento alla Corte di giustizia europea in merito all'affidamento del megainceneritore in Sicilia - n. 2-00261)PRESIDENTE. Il deputato Raiti ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00261 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 8).SALVATORE RAITI. Onorevole Presidente, onorevole viceministro, onorevoli colleghi, la sudetta interpellanza riguarda una questione particolarmente annosa ed importante, relativa allo smaltimento dei rifiuti in Sicilia. La regione siciliana ha provveduto, tramite il presidente della regione, nella sua qualità di commissario straordinario per l'emergenza rifiuti e delegato dal Presidente del Consiglio dei ministri con poteri di protezione civile, ad avviare il procedimento per l'assegnazione dei lavori di realizzazione di alcuni termovalorizzatori che non soltanto hanno creato, e creano tuttora, allarme nelle popolazioni, ma presentano anche profili di illegittimità dal punto di vista ambientale, tant'è che il ministro dell'ambiente ha dichiarato espressamente in quest'aula che avrebbe avviato - e lo sta facendo - le procedure per l'eliminazione degli atti illegittimi posti in essere dal presidente della regione nella qualità. La procedura di assegnazione dei lavori di esecuzione dei termovalorizzatori presenta profili di irregolarità che integrano un'infrazione dello Stato italiano nei confronti dell'Unione europea. Per questo motivo ho presentato l'interpellanza in esame, nella quale richiamo un parere motivato della Commissione europea del 7 luglio 2004 (del commissario Bolkestein). Il testo del parere motivato, emesso ai sensi dell'articolo 226, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea, è il seguente: «Avendo la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per la protezione civile, ufficio del commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque nella regione siciliana, indetto la procedura per la stipula delle convenzioni per l'utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata prodotta nei comuni della regione siciliana, ed avendo concluso le predette convenzioni senza applicare» - questo dice la Commissione europea - «le procedure previste dalla direttiva 92/50/CEE e, in particolare, senza pubblicazione dell'apposito bando di gara nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi imposti dalla suddetta direttiva e, in particolare, dagli articoli 11, 15 e 17. In applicazione dell'articolo 226, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea, la Commissione invita la Repubblica italiana a prendere le disposizioni necessarie per conformarsi al presente parere motivato entro due mesi dal ricevimento del medesimo». Nell'interpellanza faccio anche riferimento ad un provvedimento di deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia. A questo punto, ritengo sia opportuno chiarire, ove vi siano le condizioni, le seguenti questioni. A seguito del provvedimento del 7 luglio 2004, il Governo ha provveduto a notificare il parere alla regione siciliana e ad invitarla a conformarvisi? Nel caso in cui, come sembrerebbe ovvio, dal momento che l'Italia è stata deferita alla Corte di giustizia, ciò non fosse avvenuto, la procedura innescata dal bando sub iudice (affidamento, approvazione dei progetti, inizio dei lavori) può ritenersi valida? Qual è, ad oggi, lo stato della situazione presso la Corte di giustizia? La domanda che poniamo per ultima - e credo che la risposta ad essa sia fondamentale anche sotto il profilo di un eventuale danno all'erario - è la seguente: qualora, a seguito della procedura di infrazione, lo Stato italiano fosse condannato, ciò implicherebbe la messa in discussione di tutto l'iter seguito dalla regione siciliana? E quali sanzioni comporterebbe? Chiediamo al viceministro, nella sua qualità di responsabile degli affari esteri, di fornire risposte che riguardano argomenti di particolare rilevanza: vengono in rilievo, infatti, la realizzazione di termovalorizzatori per quasi due miliardi di euro e, inoltre, la previsione di smaltimento dei rifiuti per i prossimi vent'anni. Grazie.PRESIDENTE. Grazie a lei. Il viceministro degli affari esteri, Patrizia Sentinelli, ha facoltà di rispondere.PATRIZIA SENTINELLI, Viceministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevole Raiti, con l'interpellanza in esame si chiede di sapere quale sia stato l'esito della procedura di infrazione, relativa alla realizzazione di termovalorizzatori in Sicilia, avviata dalla Commissione europea nell'ottobre del 2003. Risponderò, per così dire, in punto di diritto, illustrando gli sviluppi intervenuti nella vicenda a livello comunitario. Nell'ottobre 2003 la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione relativa alla decisione dell'ufficio del Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia di indire una procedura per la stipula delle convenzioni per l'utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani dei comuni della regione siciliana. Vorrei subito premettere che oggetto del contendere non erano tanto i profili ambientali relativi all'utilizzo di questi rifiuti urbani, quanto piuttosto il rispetto della normativa comunitaria in materia di concorrenza. La Commissione riteneva, infatti, criticabile la decisione di concludere le predette convenzioni senza applicare le procedure previste dalla direttiva 92/50/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1992, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, in particolare senza la pubblicazione dell'apposito bando di gara sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea. In proposito, l'ufficio del Commissario delegato ha sostenuto che il bando riguardava una concessione di pubblici servizi (relativi cioè alla produzione di energia elettrica) piuttosto che un appalto pubblico di servizi (incenerimento di rifiuti). Conseguentemente, ad esso si sarebbero dovute applicare, come in effetti è stato fatto, le procedure previste per la concessione di pubblici servizi e non le procedure previste per gli appalti pubblici: l'Esecutivo comunitario non ha ritenuto di condividere questa tesi. Al termine della procedura precontenziosa, la Commissione ha quindi deferito l'Italia alla Corte di giustizia delle Comunità europee, chiedendo di constatare che l'Italia ha violato gli obblighi imposti dalla predetta direttiva. È stata aperta la causa C-382/05, che è tuttora in corso. Da ultimo, l'Italia, dopo aver presentato la propria controreplica al ricorso della Commissione, ha richiesto la trattazione orale della causa il 26 giugno scorso, ma non è stata ancora fissata una data per tale udienza. La causa dovrebbe arrivare a conclusione nel corso del 2007. Non è possibile evidentemente prevedere quali saranno le conclusioni della Corte. Si possono comunque prevedere due scenari alternativi. Qualora la Corte riconoscesse la correttezza della procedura seguita dall'ufficio del Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia, il caso potrebbe dirsi, per così dire, chiuso. Qualora invece la Corte decidesse di condannare l'Italia, occorrerebbe adottare sul piano interno le misure necessarie ad eliminare gli aspetti giudicati incompatibili con il diritto comunitario. Sul piano interno ne discenderebbe l'invalidità delle procedure in parola. Vorrei ricordare che, in questa fase, la Corte può disporre le misure da adottare, ma non comminare le sanzioni di carattere finanziario. Queste sanzioni possono tuttavia intervenire in un secondo momento, a seguito di una nuova procedura di infrazione, qualora lo Stato condannato non provveda sollecitamente ad adempiere a quanto disposto da una sentenza.PRESIDENTE. Il deputato Raiti ha facoltà di replicare.SALVATORE RAITI. Onorevole Presidente, onorevole viceministro, sono moderatamente soddisfatto della risposta, perché il lavoro svolto dai suoi uffici inquadra perfettamente la vicenda e ci dice che, in sede di definizione della causa che si terrà nel corso di questo anno, noi verremo ad essere portati a conoscenza del verdetto della Comunità europea. Vi sono due possibilità: vi potrà essere una sentenza di proscioglimento, e quindi ciò comporterà la presa d'atto che le procedure adottate dalla regione siciliana sono corrette (e quindi tutto va bene e continuerà regolarmente, e non vi sarà procedura di infrazione dell'Unione europea nei confronti del nostro paese) oppure, nel caso contrario, nell'ipotesi di condanna (il che, secondo il mio punto di vista, è l'ipotesi più plausibile), ne possono scaturire eventualmente due tipi di sanzioni: la eventuale rimessa in ripristino dei lavori eseguiti irregolarmente e forse anche una sanzione pecuniaria nei confronti dello Stato, con conseguente danno per l'erario. Il quadro quindi è delineato in maniera assolutamente precisa e perfetta, e di questo ringrazio l'esposizione del ministro. Mi chiedo però, e chiedo al Governo, della cui maggioranza io faccio parte, di verificare se non sia necessario, se non sia giusto e se non sia utile, al fine di evitare un potenziale danno all'erario, di mettere in mora la regione siciliana, per fare in modo che non si eseguano lavori fino a quando la materia è sub iudice. Si tratterebbe quindi di tergiversare, attendere alcuni mesi, fino a quando non interverrà la sentenza della Corte di giustizia europea, in maniera tale da evitare un danno, o il rischio di un potenziale danno allo Stato. Nel caso in cui la procedura venisse dichiarata corretta, nulla osta ai fini della stretta regolarità giuridica delle procedure. Nel caso in cui invece la sentenza dovesse essere negativa, se vi sarà un'azione del nostro Governo nella direzione che ho proposto, certamente noi potremmo evitare oggi un danno cospicuo non solo all'ambiente, non solo ai lavoratori che verrebbero assunti per lavorare nei cantieri aperti, e poi verrebbero licenziati in tronco, ma credo anche un ulteriore danno all'erario, alle casse dello Stato. Per tale motivo, nel dichiararmi, ripeto, soddisfatto per la parte di risposta che ho appena menzionato, avuta dal rappresentante del Governo, invito il medesimo rappresentante a fare in modo di porre in essere gli atti conseguenziali, perché le paventate ipotesi di danno possano essere eliminate e quindi si possa attendere con serenità il giudizio della Corte di giustizia europea. Grazie.
www.isolapulita.it

giovedì, gennaio 18, 2007

ISOLA PULITA ADERISCE AL COORDINAMENTI COMITATI CITTADINI SICILIANI





Egr. Signor Sindaco di Isola delle Femmine
Sede Municipale
90040 Isola delle Femmine
Al Segretario Comunale Comune di Isola delle Femmine
Dr. Scafidi Manlio
Sede Municipale
90040 Isola delle Femmine
Al Signor Presidente del Consiglio Comunale
di Isola delle Femmine
Sede Municipale
90040 Isola delle Femmine
Al Sig Comandante Stazione Carabinieri
Loro Sede
90040 Isola delle Femmine


Oggetto: segnalazione all' albo associazioni (prot. Comune 807)


Con la presente si comunica che ai sensi e per gli effetti del D.Lgs 460/1997 si è costituita in Isola delle Femmine con sede in via Sciascia 13, l’Associazione avente la denominazione Comitato Cittadino Isola Pulita emanazione del Coordinamento dei Comitati Cittadini Siciliani.

Registrato il 19.01.07 presso l'Agenzia delle Entrate Ufficio di Augusta (SR) al n° 60 Serie 3° Atti Privati Protocollo 2007001030, n° progressivo 2007000376


L’Associazione costituita esclusivamente per fini di solidarietà, ai sensi dell’art. 2 della legge 11/7/91 n 266 e della legge regionale 7/6/1994 n 22.


Lo scopo principale dell’Associazione è costituito dall’impegno volontario e non retribuito, individuale e collettivo, svolto per la difesa dei beni comuni e la salvaguardia della salute dei cittadini.L’associazione che non avrà fini di lucro, si propone la costituzione di un centro di documentazione, di raccolta, di diffusione di notizie relative alle finalità dell’Associazione.


L’Associazione di concerto con il Coordinamento dei Comitati Cittadini si mobiliterà a difesa della salute dei cittadini, costituendosi come interfaccia tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni (Regione, Province, Comuni e altri enti).

Tale impegno si renderà concreto:
1) attraverso la preparazione di documenti tecnico scientifici,
2) l’utilizzo di mezzi di comunicazione radio-televisivi, mezzo stampa e telematici,
3) avvalendosi di consulenti esterni quali: tecnici, amministratori e legali.
4) con interventi di vario genere sul territorio per sensibilizzare e mobilitare il maggior numero di cittadini sulle problematiche prese in considerazione dall’Associazione.


L’Associazione potrà altresì svolgere tutte le attività connesse al proprio scopo istituzionale, nonché tutte le attività accessorie, in quanto a esso integrate, purchè nei limiti consentiti dalla legge.L’informativa ai sensi di legge.

Il Coordinatore del Comitato Cittadino Isola Pulita
Referente del Coordinamento dei Comitati Cittadini Siciliani
Giuseppe Ciampolillo

Isola delle Femmine 18.01.2007


ISOLA PULITA PER LA RETE DIFESA DEI BENI COMUNI











Rete per la difesa dei Beni Comuni
Una nuova opportunità per i cittadini di Palermo



In seguito a due incontri promossi in Dicembre al Centro Arrupe da Padre Alex Zanotelli e da Padre Gianni Notari, che hanno visto la partecipazione di numerosi cittadini pronti ad impegnarsi per importanti problematiche sociali, si è costituita la “Rete per la difesa dei Beni Comuni ”


Nella città di Palermo si assiste al perdurare di gravi problemi socio-economici che mantengono fasce di cittadini deprivati degli strumenti di sviluppo, del lavoro e dei più elementari servizi civici quali acqua, energia, raccolta rifiuti ecc. In questo quadro, purtroppo, la maggioranza della popolazione è chiusa nel proprio interesse personale, incantata e stordita dai reality televisivi e poco attenta ai piani progettuali del potere politico. Per questo motivo, malgrado l'attività di vari comitati e associazioni, ai quali la Rete si rivolge per arricchirsi dell'esperienza disponibile, si stenta a creare un forte e unitario movimento di cittadinanza attiva.


La “Rete per la difesa dei Beni Comuni ” si propone l'obbiettivo primario di coinvolgere il maggior numero di cittadini interessati al tema della difesa dei Beni Comuni e della tutela dell’ambiente e della salute e ad un corretta soluzione dei problemi riguardanti il territorio e lo sviluppo della città. Priorità sarà data ai due temi che al momento costituiscono il pericolo maggiore: il tentativo di privatizzazione dell’acqua e la minacciata costruzione degli inceneritori di rifiuti.

Per quanto riguarda la questione Acqua il problema è il tentativo in corso, in tutto il mondo e non solo in Italia - e in alcune zone già realizzato - di privatizzare questo bene comune fondamentale e vitale tanto per l'uomo che per gli altri esseri viventi facendone oggetto di mercato. In alcuni paesi del Sudamerica sono state le popolazioni, scese in massa in piazza, a bloccare i tentativi di privatizzazione, mentre in Europa e in Italia, si sono già concretizzati parecchi contratti con società che, a fronte di una millantata maggiore efficienza nel servizio, impongono vertiginosi aumenti delle tariffe. Tutto questo malgrado la Conferenza Internazionale di Lisbona abbia sancito che l'acqua è un diritto fondamentale dell'umanità e che non può essere proprietà di nessuno.


In Sicilia, conseguentemente all'indirizzo politico attuale, è in atto il tentativo di privatizzazione iniziato con lo smantellamento degli enti pubblici quali l'EAS, e la creazione di una cosiddetta Agenzia (con stipendi da nababbo per i funzionari addetti) che anacronisticamente accentra non solo le funzioni di gestione e pianificazione, ma anche quelle di controllo (in pratica si “autocontrolla”).


Per contrastare questo piano iniquo la Rete si propone d'impegnarsi nella campagna, in corso a livello nazionale, di raccolta firme per la presentazione della Proposta di Legge d'iniziativa Popolare "Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico"

Per quanto concerne la questione Rifiuti (Materiali post-Consumo), bisogna ricordare che l’attuale Piano Regionale Rifiuti, tenacemente perseguito dal Presidente Cuffaro, prevede la realizzazione di quattro grandi inceneritori (chiamati in maniera eufemistica termovalorizzatori per far credere che possano produrre energia in quantità rilevante, bruciando ogni tipo d'immondizie), da collocare in siti di particolare interesse ambientale quali la valle del Simeto (Paternò), la zona agricola di Casteltermini nei pressi del fiume Platani, la zona già martoriata di Augusta e l’area di Bellolampo, che domina la città di Palermo.


Oltre ai gravissimi problemi d'ordine ambientale e sanitario, dovuti all’immissione nell’ambiente di alcune tra le molecole e sostanze più tossiche che l’uomo conosca (diossine, metalli pesanti, polveri ultrafini ricche di sostanze nocive) ed all’inquinamento atmosferico, del terreno, delle falde idriche e dell’intera catena alimentare, esistono molti altri motivi per considerare l'incenerimento dei rifiuti una soluzione errata ed antieconomica, che in base alle stesse normative nazionali ed europee dovrebbe essere al limite riservata ad una quota minima e residuale di rifiuti. Ma enormi interessi d'ordine politico e speculativo ostacolano la corretta applicazione della Legge e premono per la realizzazione di un sistema di smaltimento ecologicamente dannoso, impedendo la realizzazione della corretta filiera, incentrata sulla raccolta differenziata e sul recupero di materiali cartacei, lignei, plastici ecc. che permetterebbe di avviare l'industria del riciclo; di creare nuovi posti di lavoro; di ridurre anziché moltiplicare i costi del servizio e le tasse a carico dei cittadini.


Anche per questa dura lotta civile, ci si può impegnare per la raccolta firme, già in atto, che chiede il blocco immediato dei cantieri di Augusta, Bellolampo, Casteltermini e Paternò.


Sulla base di queste brevi illustrazioni delle principali tematiche prese in considerazione dalla Rete, durante le riunioni preliminari si è deciso, attraverso elaborazioni di gruppi di lavoro, di procedere individuando dei punti come tappe di percorso e precisamente:

1) Elaborazione del presente documento programmatico quale sintesi delle varie proposte denominato "Patto Civile" la cui firma rappresenti l'impegno da parte d'ogni componente della Rete ad attivarsi per raggiungere gli obiettivi stabiliti.

2) Approfondimento delle tematiche relative per dare ad ognuno la conoscenza anche tecnica e scientifica che permetta di sostenere dibattiti e confutazioni da parte di chiunque.
A questo proposito s'individua la necessità di creare un momento stabile e continuativo con un preciso riferimento temporale aperto a tutti, quale ad esempio un "laboratorio permanente" presso il Centro Pedro Arrupe, con cadenza settimanale in orario fisso. La proposta iniziale è di 4 incontri al mese, due per ogni problematica, uno per settimana, alternati, alle ore 18.30/20.00 (ad es. il Lunedì della prima e della terza settimana dedicato al tema della privatizzazione dell'acqua, quello della seconda e quarta al tema della corretta gestione dei materiali post consumo/rifiuti ) così da dare a chiunque lo desideri la possibilità di approfondire le tematiche suddette, grazie anche ad interventi di tecnici ed esperti ed all'ausilio di ampia documentazione.

3) Individuazione di strumenti concreti per informare, sensibilizzare, responsabilizzare i cittadini al fine di dar vita, nella nostra città, ad una cittadinanza attiva, libera da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione politica, in grado di trasformarsi in lievito per una vera democrazia partecipata.
Tra i vari strumenti ipotizzati: sit-in nei quartieri, con proiezioni di filmati, incontri, dibattiti per creare punti d'aggregazione e coinvolgere il maggior numero di soggetti attivi sul territorio : Chiese, Scuole, Associazioni, Circoli ed enti locali con particolare riferimento alle Circoscrizioni Comunali. Affinché tutto questo lavoro sia produttivo e non dispersivo sarebbe augurabile la formazione di gruppi di lavoro ben definiti che si diano un programma pianificato nel tempo e predispongano la necessaria documentazione da diffondere nel territorio. Sarebbe oltremodo utile ed efficace dare vita a strumenti condivisi d'informazione e comunicazione on-line, quali un sito web ove attingere informazioni e notizie, uno spazio-forum e una mailing-list con la quale collegare ogni componente della Rete.

4) Periodiche riunioni che permettano di fare il punto e di trarre elementi utili per il proseguimento dell'attività della Rete.



firma di adesione al Patto Civile

domenica, gennaio 14, 2007

GIORNO 18 GENNAIO CONSIGLIO COMUNALE ITALCEMENTI




GIORNO 18 GENNAIO CONSIGLIO COMUNALE ITALCEMENTI

Il Comitato Cittadino Isola Pulita esprime la propria solidarietà al dr. Genchi Gioacchino, dirigente del servizio Tutela dall’inquinamento atmosferico delle emissioni, che è stato destinato "IMPROVVISAMENTE" ad altro incarico.

Il dr. Genchi già in passato è stato fatto oggetto di siffatti provvedimenti. La ragione è forse da ricercare nella professionalità e senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto il Dirigente nella richiesta dell’applicazione delle regole e del rispetto delle leggi.

In particolare i Cittadini di Isola riconoscono l’operato del dr. Genchi nella vicenda legata all’uso della sostanza tossica Pet-coke da parte della Italcementi.La solidarietà nei confronti del dr. Genchi i cittadini di Isola delle Femmine la esprimono contrastando lo sciagurato progetto che la Italcementi intende perseguire nel nostro paese volto a realizzare il nuovo progetto della costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri.

Già in passato il Comitato Cittadino Isola Pulita aveva fatto presente che prima di parlare di nuovi progetti, intendiamo: indagare, sapere, conoscere capire i danni ambientali che la Italcementi nell’esercizio della sua attività produttiva può aver arrecato al territorio alle acque e alle persone di Isola.

Quindi ancora una volta Il Comitato Cittadino Isola Pulita propone l’istituzione di una tavolo di concertazione aperto alle Organizzazioni Sindacali, ambientaliste, alle maestranze della Italcementi, A.S.I. Sindaci dell’Unione dei Comuni, Italcementi con il compito di discutere confrontarsi e avanzare proposte sulle tematiche del lavoro, della salute dell’ambiente e del futuro turistico di Isola delle Femmine.

Inoltre il Comitato Cittadino Isola Pulita rilancia la proposta di istituire una commissione medica con il compito di monitorare e verificare le eventuali connessioni tra ciò che hanno evidenziato i rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee nel territorio di Isola delle Femmine.

Invitiamo i componenti TUTTI del Consiglio Comunale che il giorno 18 gennaio terrà la sua seduta proprio sul tema della proposta Italcementi, ad assumersi la RESPONSABILITA’ dando UNA RISPOSTA che salvaguardi i cittadini di Isola in tema di salute e che non spenga le ormai sopite speranze di un futuro economico, Turistico e sociale dei Cittadini di Isola delle Femmine.

IL CONSIGLIO COMUNALE SAPPIA VALUTARE CHE L'ATTUALE POSIZIONE FISICA DELLA ITALCEMENTI POSIZIONATA DIRETTAMENTE NEL CENTRO ABITATO DEL PAESE, FORSE VA RIVISTO A SALVAGUARDIA DELLA SICUREZZA DEI CITTADINI.

sabato, gennaio 06, 2007

Denuncia al Ministero della Salute e alla Procura della Repubblica


Denuncia al Ministero della Salute e alla Procura della Repubblica
Dal Coordinamento Regionale dei Comitati Cittadini Siciliani parte una denuncia al ministero della salute e alla procura della repubblica a difesa della salute dei cittadini e contro le manovre che vogliono favorire le autorizzazzioni in modo non trasparente

Al Ministero della Sanità
Alla Procura della Repubblica di Siracusa
Agli Organi di Stampa
Ai Comitati Cittadini Siciliani

Come tutti i Comitati Cittadini Siciliani avevano ampiamente previsto, avvicinandosi la scadenza della "moratoria" (in effetti mai iniziata) sui lavori degli inceneritori, per cui si sarebbe dovuto procedere a Palermo o Roma con l’AIA, il Governatore Totò Cuffaro ha presentato il conto.

Apprendiamo da fonte certa che il Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente ha comunicato al Dott. Gioacchino Genchi, responsabile del Servizio 3 Tutela dall’Inquinamento Atmosferico delle Emissioni, che dovrà a breve spostarsi ad altro incarico solo per alcuni mesi, spostamento peraltro non giustificato da alcuna motivazione.

Questo conferma che lo scopo è quello di avere campo libero per il tempo necessario a fare ogni tipo di operazione, alias autorizzazione.
Questo scaturisce dalle altissime pressioni determinate dal fatto che i funzionari di detto Ufficio, ligi alle normative oltre che al buon senso, hanno toccato degli evidenti interessi che vanno a intaccare alcuni "santuari" finora inviolati e pertanto il Governatore Cuffaro & C. hanno ritenuto necessario disarticolare la struttura eliminandone temporaneamente il responsabile.

Basta pensare che oltre ai 4 inceneritori, che già sarebbero stati motivi più che sufficienti, l’Ufficio era intervenuto sulla Italcementi, cementificio di Isola delle Femmine (divieto d’uso del pet-coke ricchissimo di metalli pesanti e di IPA emessi come pericolosissimo nanoparticolato, responsabile in specie di tumori all’apparato respiratorio), sulle Autorità portuali (necessità delle autorizzazioni, mai previste prima, per la movimentazione nei porti del materiale polverulento, tipo pet-coke, cemento, ecc.), sulla piattaforma polifunzionale Oikothen di Augusta destinata a bruciare rifiuti industriali (divieto temporaneo dell’inceneritore e concessione solo di trattamenti meccanico-biologici), sulla DB Group di Adrano (divieto di smaltimento mascherato di rifiuti, ossia incenerendoli dopo averli impastati con argilla per farne mattoni e tegole), Bonifica S.p.A. con sede a Palermo e stabilimento nel porticciolo dell’Acqua Santa di Palermo, in atto sotto sequestro per violazione dell’autorizzazione al trattamento di rifiuti industriali e morchie di petroliere, e poi ancora le Distillerie Bertolino e Trapas, ecc. Nell’immediato l’Ufficio si accingeva ad intervenire sui petrolchimici (la truffa legalizzata della bolla di emissioni atmosferiche di raffineria, lo smaltimento mascherato di rifiuti tramite le torce, la mancanza di sistemi di recupero vapori nelle operazioni di carico e scarico delle navi), sulle centrali termoelettriche (riduzione dei limiti delle concentrazioni emissive) e sulla miriade di mini inceneritori che si vorrebbero costruire riconvertendo gli impianti di compostaggio in impianti di combustione di "biomasse" per sfruttare i vantaggi economici dei Cip6 (certificati verdi).

Al Coordinamento Regionale dei Comitati Cittadini sembra necessario, a questo punto, attivare ogni tipo di sbarramento contro questa pericolosa manovra, cominciando a darne la più ampia divulgazione. Pertanto questo Coordinamento comunica sin d’ora che, considerato che questa operazione di smantellamento dell’Ufficio equivarrà a consentire la realizzazione di impianti sicuramente nocivi e dannosi per la Salute dei Siciliani e dell’Ambiente, presenterà un esposto per danno temuto presso le varie Procure della Repubblica competenti ed uno alla Corte dei Conti per le erogazioni indiscriminate dei Cip6 impropriamente destinati ad impianti nocivi piuttosto che alla produzione di energie alternative pulite.

Con la presente il Coordinamento sollecita ulteriormente il Ministero della Sanità, nella persona del Ministro Livia Turco e nella persona del Dott. Donato Greco a voler prendere in seria considerazione la tematica relativa ai danni procurati dalle emissioni dei nano-inquinanti da parte delle suddette industrie, danni ormai scientificamente confermati dalla letteratura internazionale che purtroppo ancora oggi il Ministero si ostina a disconoscere.

Dobbiamo forse aspettare i 25 anni che furono necessari a che
fosse riconosciuto il danno da amianto oppure vogliamo
intervenire subito? E’ solo con la prevenzione che
si diminuiscono i costi sanitari!
Augusta 5 gennaio 2006.

Dal Coordinamento Regionale dei Comitati Cittadini Siciliani, il Presidente Luigi Solarino ed il Consigliere Giacinto Franco.

Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine PA