Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

lunedì, febbraio 12, 2007

LA VITA (inquinata) IN DIRETTA DELLA VAL SIMETO






Il comitato civico per la tutela della salute e dell’ambiente

Martedì 13 febbraio alle ore 17.30
In piazza Umberto

Invita la cittadinanza

A partecipare alla diretta televisiva di Rai Uno all’interno del programma
“ La Vita in Diretta “

Per dire ancora una volta NO allo smaltimento dei rifiuti speciali e speciali pericolosi



Diretta RAI "La Vita in Diretta" ad Adrano per dire no allo smaltimento di rifiuti speciali e speciali pericolosi...martedi 13 febbraio alle ore 17.30

Invito a partecipare! Saluti da Adrano.

Non sappiamo se ad Adrano, Paternò, Biancavilla, nei paesi della Valle del Simeto si continua a fare la raccolta firme "Appello per la Salute" contro il piano rifiuti. Le ultime notizie risalgono al mese di dicembre quando la persona che ci teneva al corrente è partita all'estero.


Trasformare la “Valle del Simeto” in una pattumiera, costruendo un inceneritore di rifiuti a Paternò, da un lato, ed una discarica di rifiuti speciali e speciali pericolosi, ad Adrano, ..., di autorizzare che a Biancavilla, rimanga aperta la “cava” e si possa utilizzare come discarica di materiale contaminato da amianto e simili autorizzazioni che ha chiesto la stessa ditta che vuole realizzare l'inceneritore a paternò per potere miscelare le ceneri tossiche insieme all'argilla per la produzione di mattoni, mattonelle e tegole alla diossina. una delegazione del comitato di adrano sarà presente alla conf, ma un presidio esterno può essere significativo


Tuteliamo la Valle del Simeto e la sua economia

Termovalorizzatore a Paternò: silenzio "eccellente"
http://www.girodivite.it/article.php3?id_article=1748

La questione "Termovalorizzatore Paternò":

lo stanno per realizzare nel "colluso silenzio mediatico", con buona pace della salute dei cittadini paternesi.


di Angelo Mancuso, Data 23 febbraio 2005 - 606 letture
Contrada Cannizzola - area collocata nella Valle del Simeto- è un s.i.c. o non è un s.i.c.? La sigla, sta per "sito d’interesse comunitario".

Semplificando il giro di parole si può arrivare alla definizione: luogo di grande valore e bellezza; importante risorsa economica e culturale. A contare i milioni e milioni di euro che in questo decennio sono stati investiti, sotto forma di progetti atti alla sua rivalutazione, parrebbe che valore, bellezza e importanza di tale zona, ubicata a poche centinaia di metri dal fiume Simeto, non fossero mai stati messi in dubbio. Per ultimo, l’assessorato territorio e ambiente (por Sicilia 2000-2006) ha sborsato ben 605.550,00 euro per il progetto Itaca "itinerari turistici dell’etna" (comune capofila Bronte), senza battere ciglio.


Chissà per quale "strano" motivo, però, se ne discute ancora. Addirittura, da questo si fa dipendere la realizzazione o meno del termovalorizzatore a Paternò.
Infatti, se qualcuno se ne fosse dimenticato o, più semplicemente, si fosse affidato all’etica professionale dell’informazione locale (ormai responsabilmente e saldamente in mano a "La Sicilia" e "Video Star"), il termovalorizzatore lo vogliono fare: anzi, i signori consorziati della Sicilpower s.p.a., appaltatrice dell’inceneritore, forti di una ormai certa collusione politica e del loro potere economico, sono certi di realizzarlo!
E c’è anche da capirli nelle loro pretese, viste le cifre da capogiro che hanno elargito ai partiti sotto forma di "finanziamenti ideologici".
La s.r.l. Aspica, con sede a Bussolengo (Verona), posseduta al 100% da Waste Italia (una delle maggiori ditte della cordata "Sicilpower s.p.a"), ha donato ad Alleanza Nazionale, movimento politico del ministro dell’Ambiente Altero Matteoli e del nostro benemerito concittadino on. Ignazio La Russa, oltre 103 mila euro. Stesso importo dalla Spem s.p.a. di Bari. La Spem è controllata al 100% dalla Daneco, partecipata sempre da Waste Italia. Ancora il gruppo Waste ha finanziato la campagna elettorale, per le elezioni nazionali, di Forza Italia con una somma pari a 950 milioni di vecchie lire. Basta riflettere poco su questi dati, per comprendere quanto siano alti gli interessi in gioco; per riuscire perfettamente ad interpretare le mosse o i silenzi eccellenti.
In questo contesto, l’informazione determina "giustamente" da che parte stare: come muoversi. Sabato 23 ottobre 2004, circa 3000 persone sfilano per le strade della città per manifestare il loro dissenso alla costruzione del megainceneritore. L’indomani, "La Sicilia" dedica un trafiletto dal titolo : "3000 in piazza per dire no al termovalorizzatore, ma c’è qualche si". Tanto nel titolo quanto nel testo dell’articolo, si dà più rilievo alle accuse di "strumentalizzazione da parte della sinistra locale" formulate dal sindaco, che come tutta la giunta e 24 dei 30 consiglieri comunali ha disertato il corteo, e alle dichiarazioni illuminate del presidente dei G.R.E.(gruppi di ricerca ecologica) Riccardo Tomasello,che in più occasioni si è espresso a favore dell’impianto, piuttosto che alle posizioni dei manifestanti. Il caso più emblematico, comunque, è quello di "Video Star", tv di Biancavilla, perché rappresentativo di un tipo d’informazione per nulla dissimile alla propaganda. Infatti l’emittente decide di occuparsi della manifestazione in differita di due giorni, preferendo mandare in onda, in concomitanza alla manifestazione stessa e nei giorni seguenti, una trasmissione sul tema inceneritore, piena di disquisizioni da parte di un funzionario della regione ai rifiuti solidi urbani e di un progettista della ditta appaltatrice, ma assolutamente carente di rappresentanza della controparte.
Ma non finisce qui, anzi.
Alcune settimane dopo, il DOTTORE Ranno, direttore responsabile dell’ emittente, che mai ha sconfinato dalla zona etnea, trasmigra addirittura in Emilia Romagna, precisamente a Rimini. Le spese per il viaggio, il vitto e l’alloggio non sembrano essere state un problema.
L’occasione è quella del "Salone dell’ambiente", vivace produzione intellettuale degli addetti al mercato della imprenditoria ambientale. La troupe registra fedelmente le morfinomani tesi sulla termovalorizzazione di Pietro Colucci, amministratore delegato della Waste che, parlando del "caso" Paternò, fra l’altro dichiara:<< si è scelto il sito di contrada Cannizzola perché oltretutto...i termovalorizzatori vanno costruiti lontano dalla città (cannizzola dista due km in linea d’aria dal centro abitato n.d.r.)>>. Emblematico, appunto.
Aggiungiamo disgustoso. Almeno quanto il silenzio che da questo episodio in poi è piombato sugli sviluppi della faccenda. Ai cittadini paternesi, non è stato più permesso di sapere se dovranno convivere o meno, per almeno quarant’anni, con una minacciosa incognita per la loro salute. A tal proposito una cosa è certa, la Regione Sicilia si è diligentemente premurata che le emissioni dell’inceneritore vengano monitorate da un sicuro e certamente affidabile organo di garanzia: l’A.R.P.A. (agenzia regionale protezione ambientale). Anche chi è meno avvezzo ad esercizi di memoria, non ha da sforzarsi molto per ricordare questa sigla, che rischierebbe facilmente di confondersi fra le centinaia di migliaia di lettere puntate che caratterizzano l’architettura delle istituzioni (molto spesso fantasma) della regione Sicilia. Chi non ricorda il caso Melilli e Milazzo? I casi d’avvelenamento tossico? Ebbene, spettava proprio all’A.R.P.A. evitarli; controllare. Il vicepresidente della regione Francesco Cascio, all’epoca intervistato sull’accaduto, non potè far altro che ammettere la grave inadempienza dell’agenzia, imputandola ad un "periodo d’assestamento dell’ente, nato da soli quattro anni, ed a una lunga fase travagliata che questo sta attraversando" e aggiungendo: << l’A.R.P.A non ha una pianta organica ne un regolamento, è a mezzo servizio>>. Naturalmente ha poi promesso cospicui investimenti volti ad un a miglioramento in qualità ed efficienza dell’ente.
D’avviso diverso invece Il prof. Adolfo Parmaliana, docente di Chimica industriale dell’Università di Messina e componente del tavolo tecnico prefettizio istituito per indagare e risolvere il caso Melilli e Milazzo, che interrogato sulle prospettive future dell’A.R.PA., ha dichiarato:<< Pessime. L’assessore regionale al Bilancio, Cascio, nella recente manovra finanziaria, al capitolo "Spese per il funzionamento dell’Agenzia regionale protezione ambiente", prevede per l’anno corrente una decurtazione di ben 14 milioni di euro dallo stanziamento iniziale di 18 milioni. Una situazione uguale a quella degli anni 2001-2003, quando erano stati stanziati 20 milioni di euro, poi regolarmente stornati.>>. C’è da fidarsi insomma.
Proprio in questi giorni l’Altacoen, altra ditta "consorziata" è stata commissariata nell’ambito dell’inchiesta "Messinambiente", in quanto in odor di mafia.Incoraggiante.
Il termovalorizzatore a Paternò, qualora si facesse, oltre che pulito, sarebbe bello e profumato; con tante finestrelle colorate che s’intonerebbero perfettamente al contesto naturalistico in è previsto, rosso arancia probabilmente.
400 morti all’anno per Amianto
36000 domande di risarcimento
Questi i dati della Sicilia
Sebbene l’Amianto sia stato bandito fin dal 1992, la sua tremenda scia di morti continua ad allargarsi e continuerà ancor di più nei prossimi anni, giacché i danni di questo minerale “Killer” si manifestano dopo 20 e più anni.

400 casi mortali all’anno, accertati di cancro alla pleura, di cui è ormai risaputo, l’amianto è unico responsabile, per non parlare di tutti gli altri tumori e malattie da esso provocati.

36000 domande di risarcimento solo di alcune categorie di lavoratori che sono stati a contatto con l’amianto, se aggiungessimo i loro nuclei familiari certamente esposti, questa cifra si moltiplicherebbe di molto, per non parlare di chi si è ammalato e si ammalerà di questo terribile “male” solo respirando le sue particelle insieme alle polveri.

Tuttavia in questi anni si è fatto ben poco per smantellare le tettoie di eternit e quanto altro (vasche, ecc…) per contenerne l’espansione nell’aria.
Chi di dovere non controlla, ed inoltre non avendo nessun sito dove portare questi materiali vengono disseminati nelle zone periferiche, con il rischio che ne consegue.

Biancavilla in questo panorama, assume anche un aspetto particolare.
Qui, l’amianto (oltre a lla vasche, alle tettoie ormai abbandonate) si è trovato in “NATURA” tra le roccie laviche che venivano stritolate in una cava, per utilizzarle come materiale per l’edilizia.
Così negli anni tutte le abitazioni e le strade sono state costruite con questo materiale (contaminato d’amianto) fornito dalla cava.
Quando fu scoperto nel 94’ ci attivammo affinché venisse incluso come sito da bonificare, e qualche anno dopo previo i dovuti accertamenti fu stilato un progetto di bonifica da parti del Ministero diviso in tre fasi:
1)La bitumazione della strade periferiche (che erano tutte in terra battuta) per abbattere il sollevamento di polveri pericolose;
2)L’esproprio del territorio della cava e limitrofo per bonificarlo;
3)Incentivi per rifare con speciali vernici le facciate delle abitazioni.
Di questi punti solo il primo fu fatto con celerità, ed in pochi mesi le rilevazioni si abbassarono notevolmente. Ma purtroppo la nuova amministrazione abbassò anche la guardia per cui in questi ultimi anni la “bonifica” si è quasi fermata. Nel frattempo sono aumentati i casi di tumori alle pleura (purtroppo mortali, fino ad oggi circa 100).

Ma un fatto nuovo ci porta delle apprensioni, durante i lavori per le strade era stato deciso (dal ministero) di scaricare il materiale di risulta all’inte rno della cava con l’assicurazione che finiti i lavoro sarebbe stata chiusa e bonificata, di fatto si chiusa la “discarica” ricoprendo il materiale contaminato con della sabbia non contaminata per evitare che si disperdessero polveri pericolose.

Oggi con la riprese dei lavori della FCE e le gallerie attigue che si devono completare, pare che è stata autorizzata a scaricare materiale all’interno della suddetta “cava”.
Ebbene dovremmo preoccuparci, visto la volontà politica degli ultimi anni che vorrebbe trasformare la “Valle del Simeto” in una pattumiera, costruendo un inceneritore di rifiuti a Paternò, da un lato, ed una discarica di rifiuti speci ali e speciali pericolosi, ad Adrano, dall’altra parte, nulla vieta, a queste “grandi uomini” che ci amministrano, di autorizzare che a Biancavilla, rimanga aperta la “cava” e si possa utilizzare come discarica di materiale contaminato da amianto e simili.

Dovremmo essere attenti che ciò non avvenga.

Un altra raccomandazione vorrei lanciare alle autorità, affinché si facessero dei test sanitari, a tutte le persone a rischio (soprattutto per fasce di età) per prevenire ed aiutare quanti venissero colpiti da questo “terribile male”.

Invito, quindi quel comitato per la salute che si era costituito, a riattivarsi ad essere presente a non accettare supinamente le scelte che ricadono sulla nostra salute e quella dei nostri figli, ma essere partecipi e coscienti dei rischi a cui andiamo incontro.

Tratto da "la Repubblica.it" del 29 settembre 2004

Braccio di ferro sul business delle
discariche



http://www.associazionetsc.it/repubblica%2029set04%20rifiuti.htm
Enrico Del Mercato



In palio c'è una posta da oltre un miliardo di euro che è l'investimento previsto in Sicilia per realizzare i quattro termovalorizzatori voluti dal commissariato per l'emergenza rifiuti che dovranno essere costruiti dalle quattro cordate che si sono aggiudicate l'appalto. Il piano prevede che gli impianti che ricavano energia dai rifiuti entrino in funzione nel giro di quattro, cinque mesi, comunque prima del prossimo 31 luglio data in cui, per legge, non sarà più possibile utilizzare le discariche. La grande partita, il business dell'immondizia affidato alle grandi industrie private, però, è già cominciata. Anzi, dai primi giorni di dicembre le aziende che si sono assicurate la gestione del ciclo dei rifiuti entreranno in campo. Come? Per il momento accollandosi oneri e costi del trasporto dei rifiuti fino alle discariche che saranno individuate da Regione e prefettu-re. È il frutto della convenzione siglata l'altro ieri dal vice commissario per l'emergenza rifiuti Felice Crosta e i rappresentanti dei quattro consorzi di imprese che dovranno realizzare i termovalorizzatori in Sicilia. Dicono che la Regione abbia faticato non poco a convincere gli imprenditori privati ad anticipare il loro intervento diretto e che le aziende avrebbero preferito, soprattutto per una questione di costi, cominciare ad occuparsi del ciclo dei rifiuto solo quando gli impianti di termovalorizzazione fossero stati pronti ad entrare in funzione.
MA TANT'È. Alla Regione hanno la necessità di fare presto ("Il 31 dicembre si chiude la gestione dell'emergenza-fanno sapere dal commissariato emergenza rifiuti - e noi vogliamo lasciare tutto in ordine") e così c'è stata l'accelerazione. Significa che, già dai primi giorni di dicembre, i consorzi di imprese che costruiranno i termovalorizzatori dovranno avere sul campo uomini e mezzi (e probabilmente raggiungere intese con le municipalizzate o con le ditte private che oggi gestiscono la raccolta rifiuti), ma significa soprattutto che, già dai prossimi giorni, comincerà la caccia alle discariche ritenute utilizzabili. Toccherà alla Regione e ai prefetti muoversi in questo ginepraio: stando ai dati in possesso del commissariato per l'emergenza rifiuti in Sicilia ci sono circa ottanta discariche, in realtà se ne contano parecchie di più, oltre 350. Felice Crosta anticipa: "Almeno il 50 per cento delle discariche censite sarà chiuso ai primi di dicembre". E da quella data comincerà ufficialmente l'era della spazzatura che diventa business. Con tutti gli interrogativi che l'operazione si porta appresso. A cominciare dai costi. Ambientalisti e oppositori dei termovalorizzatori sostengono che bruciare i rifiuto costerà tantissimo e che il conto, alla fine, lo pagheranno i cittadini con le tasse sull'immondizia. I rappresentati delle aziende che costruiranno i termovalorizzatori replicano con la constatazione che quegli impianti sono già presenti in città come Vienna, Parigi, Milano e mostrano conti e piani di investimento. Secondo i quali l'attuale costo di conferimento in discarica dei rifiuti oscilla tra i 70 e gli 80 euro a tonnellata, mentre con le nuove gestioni il costo si aggirerebbe tra i 70 e i 75 euro a tonnellata. Non ci sarebbero aggravi di spesa, insomma. Anzi. Le imprese che hanno scelto di entrare nell'affare termovalorizzatori stimano nel 15 per cento dell'investimento iniziale il profitto e prevedono l'occupazione di 1.500 lavoratori. Probabilmente anche per questo nella corsa sono entrati alcuni dei maggiori gruppi industriali italiani. A cominciare dalla Falck che fa da capofila in tre dei quattro consorzi che hanno deciso di costruire gli impianti in Sicilia. Per il termovalorizzatore di Palermo con la Elettroambiente Actelios, società del gruppo Falck, ci sono l'Arnia, l'Asi, la Emít del gruppo Pisante, la Aster e due società di costruzioni: la Safab e la Gecopre. Per l'impianto di Casteltermini la cordata, insieme ad Elettroambíente, vede la presenza di Enel produzione, della Catanzaro costruzioni, dell'Amia e dell'Emit. La gara per il termovalorizzatore di Augusta, invece, se la è aggiudicata il consorzio guidato dalla Elettroambiente del gruppo Falck, e nel quale ci sono anche, l'Enel, la società L'Aletcoen - guidata dal presidente degli industriali di Enna Giuseppe Gulino - e la Panelli. Solo a Messina il gruppo Falck non partecipa. Lì, l'appalto se lo è aggiudicato il consorzio Sicilpower del quale fanno parte l'Altecoen, la Westeitalia Daneco, la Technipitaly e la Siemens.



“Decontaminazione Sicilia” Coordinamento di Comitati Civici ed Associazioni
Viale Italia, 179; 96011 Augusta (SR) tel. 0931 976395 lsolarino@unict.it
(Registrata il 19.01.2007 c/o Agenzia Entrate Augusta N. Pr. 2007001030)

A Sua eccellenza il Ministro della Salute On. Livia TURCO
in visita ad Agrigento (10.02.07).

On. Ministro, la Sua venuta in Sicilia ci onora ed è foriera di speranze per noi siciliani che desideriamo il rispetto della nostra dignità, della nostra salute e del nostro ambiente.
L’occasione ci è propizia per porgerLe alcune domande che potrebbero rassicurarci:
Le chiediamo come mai non abbia provveduto a firmare, come fecero i Ministri Pecoraro Scanio e Bersani, la sospensiva della costruzione dei 4 inceneritori siciliani a seguito della Conferenza dei Servizi del 22 novembre 2006 tenutasi a Roma.
In tale Conferenza, di concerto con gli altri due ministri (Attività Produttive e Ambiente), era stato deciso di sospendere le autorizzazioni relative ai 4 inceneritori siciliani, in attesa di verificarne la legittimità dell'atto emanato dal precedente governo. Tale provvedimento, una volta ratificato e comunicato alle ditte, avrebbe comportato la sospensione dei lavori di costruzione dei quattro inceneritori che invece procedono a velocità sostenuta.
Decontaminazione non entrando nel merito della pericolosità degli inceneritori e sulle alternative ad essi, riepiloga qualche dato per meglio comprendere le ragioni che la hanno indotta, assieme ad altre Associazioni, comitati, WWF e Legambiente, a contrastare l'attuazione del Piano Rifiuti in Sicilia.
Il Piano adottato dal Commissario Cuffaro il 18.12.2002, con ordinanza 1166, e trasmesso alla Commissione Europea, senza ricevere obiezioni, prevede di raggiungere entro il 2008 il 35% di Raccolta Differenziata (R.D.) e di costruire impianti di selezione dei RSU tal quali per 1.620.000 tonn./anno e di incenerirne 958.056 t/a a fronte di una produzione annua di circa 2.500.000 tonn. Nel 2004 in Sicilia si sono prodotte 2.531.000 t. di rifiuti e la R.D. si è attestata sul 5,4%, ed è rimasta praticamente stabile negli anni successivi.
Il Commissario Cuffaro ha dato esecuzione al Piano con quattro ordinanze sottoscritte con quattro Raggruppamenti di Imprese per gestire i rifiuti a valle della R.D. Esse prevedono:
- la costruzione d'impianti per gestire 2.604.000 t. di rifiuti contro le 1.620.000 t. previste nel Piano e trasmesse a Bruxelles;
- inceneritori per 1.617.000 t. contro le 958.056 t. previste nel Piano, cioè il 73% in più;
- discariche per 27.230.107 mc contro i circa 15.000.000 mc previsti nel Piano;
- la tariffa concordata con le imprese è valida fino al 35% di R.D., oltre tale limite (60% previsto entro il 2010 in Sicilia) essa deve essere ridiscussa, naturalmente in aumento; e se non si trova l'accordo la Regione è impegnata a rilevare gli impianti senza danni per le imprese.
Gli inceneritori sono ubicati a Paternò in un sito SIC a rischio idrogeologico e zona archeologica che scarica le sue acque nel fiume Simeto, a Casteltermini sulle rive del fiume Platani, a Bellolampo sulle sorgenti dell’acquedotto palermitano, zona SIC di proprietà del demanio militare, ad Augusta a pochi metri da una zona archeologica e (Megera Ibleae) ed in area dichiarata in crisi ambientale per la presenza del più grande polo industriale nazionale e per il grave inquinamento di cui soffre.
Da quanto sopra risulta evidente che tutto il Sistema previsto dal Piano Rifiuti Cuffaro è sovradimensionato rispetto alle previsioni contenute nel Piano inviato a Bruxelles (inceneritori, impianti di selezione e discariche).
Con una R.D. del 50% gli impianti del Sistema si ridurrebbero ad un terzo
In Sicilia saremo in grado di incenerire il 65,4% dei rifiuti, cioè l'intera frazione secca di tutti i rifiuti prodotti. Non esiste regione al mondo con una tale potenzialità di impianti: in Germania si incenerisce il 23% dei rifiuti, in Francia il 33%, negli USA il 18%, mentre a New York, S. Francisco e in tante parti del mondo hanno deciso di non costruirne più inceneritori, vedasi referendum recente in Svizzera. Se i siciliani si permetteranno di comportarsi come i veneti e i lombardi (al 40% di R.D.), o gli austriaci (al 55%) o i tedeschi (al 44%) saranno puniti con tariffe ancora più salate. In nessun comune siciliano si è superato il 20% di R.D. e in nessuno si attua la raccolta porta a porta. Mentre le altre regioni si avviano a potenziare la R.D. noi avremo il sistema più costoso inquinante e arcaico.
Il problema non è solo tecnico, ma essenzialmente morale e politico: la soluzione adottata tratta i siciliani come cittadini utenti di serie B di un servizio e non come cittadini liberi di scegliere il loro futuro. Infine c’è da precisare che il valore degli investimenti legati alla gestione dei rifiuti in Sicilia vale circa un miliardo di euro e le convenzioni garantiscono alle imprese per i prossimi venti anni altri quattro miliardi di euro: un affare più sicuro e lucroso del Ponte sullo Stretto!
Come mai non si sono tenuti in debito conto le differenze dei quantitativi di Rifiuti comunicati a Bruxelles e quelli appaltati.
Come mai non si è tenuto conto che nel tempo si sono succedute: la denuncia in diverse sedi delle numerose violazioni della normativa vigente (sovradimensionamento, ubicazione in zone a rischio ambientale o aree SIC, non completamento della procedura di VIA, ecc.) e delle illegittimità delle autorizzazioni (falsa affermazione sulla esistenza di un parere favorevole della Direzione Salvaguardia Ambientale del Ministero dell’Ambiente-mai rilasciato, decorrenza dei termini); la mozione dell’Assemblea con la quale si invitava il Governatore a sospendere qualunque iniziativa in campo energetico (e quindi anche i termovalorizzatori) in attesa del Piano Energetico Regionale, rimasta inascoltata;
Come mai non si è tenuto conto della interrogazione del 28/06/06 al Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio da parte dei sanatori Finocchiaro, Bianco, Giambrone Lotta e De Pretis sul Piano Rifiuti Cuffaro (All. 1).
Si vuol fare rivelare, inoltre, una coincidenza alquanto strana: il dirigente responsabile dell’Assessorato Territorio e Ambiente, che avrebbe dovuto rilasciare le autorizzazioni, il dott. Genchi, è stato recentemente rimosso dal suo incarico con un provvedimento dell'Arch. Tolomeo, quest'ultimo censurato pesantemente dai deputati sia di opposizione che di maggioranza dell'Assemblea Regionale.
Decontaminazione Sicilia, alla luce delle conoscenze sui danni arrecati dagli inceneritori alla salute ed all'ambiente, in considerazione della scelta discutibile dei siti e della mancanza di presa in considerazione di proposte alternative all’incenerimento, chiede un incontro ufficiale fra un’equipe di medici e tecnici della nostra Associazione con tecnici e, soprattutto medici, del Ministero della Salute, per valutare le problematiche sanitarie ed ambientali collegate la Piano Rifiuti Cuffaro.
Decontaminazione confida nell’impegno di S.E. per il ripristino della legalità e per dare un forte segnale discontinuità da parte del Governo in materia di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
On. Ministro, Decontaminazione Sicilia e le altre Associazioni confidano in un Suo determinante intervento per la revoca delle Convenzioni stipulate da Cuffaro con gli operatori industriali degli inceneritori per esigenze di pubblico interesse.

Agrigento 10 febbraio 2007
Luigi Solarino
(presidente di “Decontaminazione Sicilia”)

mercoledì, febbraio 07, 2007

CRESCE L'ADESIONE ALL'INIZIATIVA DEL COMITATO ISOLA PULITA "DELOCALIZZIAMO LA ITALCEMENTI DAL CENTRO ABITATO



LE ADESIONI ALL'INIZIATIVA PER DELOCALIZZARE LA
ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE


SALE LA PROTESTA PER DELOCALIZZARE LA
ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE


Italcementi di Isola delle Femmine , torre di 100 metri

Il Comune di Isola: va spostata

Nuovo impianto e polemiche. “Serve ad abbattere le emissioni”

Sindaco e associazioni: “Lontano Dal paese”.

Azienda possibilista

ISOLA DELLE FEMMINE, (ima]

La nuova torre di cento metri d’altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola sta provocando allarme.Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt’Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.

Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c’è una cava.Una proposta che, se accolta dall’azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all’ammodernamento del ciclo di produzione.

La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall’assessorato al Territorio per rilasciare l’Autorizzazione integrala ambientale (AÌa).

Un via libera per consentire all’industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d’Adda.

«Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano! tecnici dell’Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria.

Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l’impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -.

Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40.

Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?”.

Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.

«Non siamo contro il nuovo impianto se ciò significa un abbattimento delle emissioni- afferma Mario Ajello-.Ciò che decidiamo è la delocalizazione della torre.

Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell’ impianto.Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un’interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.L’azienda si mostra dal canto suo possibilista.

«Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni.

Il progetto di ammodernamento dell’impianto ha un’importante valenza ambientale - dicono dall’azienda -.

Il confronto con il territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta vantazione, ambientale, tecnica ed economica».

IGNAZIO MARCHESE

Giornale di Sicilia 6.2.07

Comitato Cittadino Isola Pulita

venerdì, febbraio 02, 2007

COMITATI CITTADINI SICILIANI "RIFIUTI ZERO"




NO ALL’INCENERITORE
SI ALLA CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI
L’attuale Presidente della Regione – Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti - ha previsto in Sicilia la costruzione di quattro grandi inceneritori-termovalorizzatori per trattare 2.400.000 tonnellate, pari al 100 per cento dei rifiuti prodotti in Sicilia;
Quasi un terzo di questi dovrebbe finire a Bellolampo, dove è previsto la costruzione di uno dei più grandi inceneritori d’Europa.

Nella stessa area dovrebbe anche sorgere una discarica per accogliere i rifiuti pericolosi prodotti dal processo d’incenerimento nell’impianto di Casteltermini.

Se prima avevamo solo una discarica, in futuro avremo l’impianto di incenerimento + una nuova discarica, più pericolosa della prima.
Ma che cos’è un termovalorizzatore?
Un termovalorizzatore è di fatto un inceneritore di rifiuti in grado di sfruttare il contenuto calorico dei rifiuti stessi per generare calore, riscaldare acqua ed infine produrre energia elettrica.Bruciare i rifiuti è superato in molti paesi
Negli U.S.A. dal 1998 non si costruiscono più inceneritori o termovalorizzatori, perché costosi e inquinanti.
La Germania ha una raccolta differenziata del 44% e non riesce più ad alimentare gli inceneritori costruiti. Li sta abbandonando ed importa rifiuti dalla Campania per alimentare correttamente quelli rimasti.
Bruciare i rifiuti comporta seri rischi sanitari
In un solo anno l’inceneritore di Bellolampo riverserebbe sulla città di Palermo e sulle aree limitrofe, con l’attuale dimensionamento e nel rispetto delle norme vigenti:
- circa 31.000 kg/a di polveri disperse contenenti sostanze tossiche;
- circa 546.000 t/a di fumi immessi in atmosfera contenenti fra l’altro diossine, furani, metalli pesanti come cadmio-piombo-mercurio, il famigerato PM10 e sostanze ancora poco conosciute come le nanoparticelle.

Non esiste nessun filtro in grado di portare a zero i valori di emissione di queste sostanze, che sono dannose per la salute e provocano in molti casi malformazione nei feti e cancro, come ampiamente dimostrato dalla letteratura medica.

Le diossine e i metalli pesanti non sono biodegradabili e che esse si accumulano negli organismi viventi entrando nella catena alimentare.

La diossina non viene metabolizzata dal fegato e, pertanto, rimane “per sempre” nel nostro corpo.

Solo le donne in stato interessante possono “liberarsene”, trasmettendone gran parte al feto e poi al lattante attraverso l’allattamento.

Il termine diossine indica un gruppo di sostanze chimiche che non si trova quasi mai in natura ma viene prodotto dalla combustione di molti materiali, in determinate condizioni.

La combustione dei rifiuti produce, inoltre, furani e PBC (poli-cloro-bifenili).
Queste sostanze sono tra i più potenti agenti cancerogeni e mutageni (malformazioni) mai sperimentati.E circa 200 su 365 giorni il vento soffia da ovest o sud-ovest, quindi porterebbe i fumi dell’inceneritore da Bellolampo sulla città di Palermo (!!!)Un grande rischio ambientale: i rifiuti speciali prodotti dall’incenerimento

Bruciando tre tonnellate di rifiuti viene prodotta 1 tonnellata di ceneri tossiche (per Bellolampo se ne prevedono 250 mila tonnellate.
Riceverà anche le scorie e le polveri provenienti dall’inceneritore di Casteltermini (AG):
sono circa altre 80.000 tonnellate ogni anno).
Queste scorie contengono centinaia di molecole tossiche tra cui cloro-diossine e metalli pesanti, che si accumulano nel suolo e contaminano le falde acquifere e le acque reflue, penetrando così nella catena alimentare (attraverso prodotti agricoli, carni, latte e derivati, pesce).
L’inceneritore di Bellolampo ha bisogno quindi di una discarica speciale per questo tipo di rifiuto. Le scorie delle polveri prodotte dall’inceneritore di Brescia sono depositate in miniere di salgemma in Germania, adatte per la loro stabilità geologica e sismica.
Bellolampo è invece un sito sismico e il suolo è altamente permeabile.
Le ubicazioni scelte per gli inceneritori daranno luogo a un ingiustificato e pericoloso tour dei rifiuti. Essi dovranno percorrere tappe, anche di oltre 100 km, dal luogo di produzione alla destinazione finale, intasando e quindi inquinando maggiormente, arterie già regolarmente trafficate, come ad esempio Via Leonardo Da Vinci.
E tu cittadino paghi …
I cittadini, in particolare quelli di Palermo, devono pagare:una tassa sui rifiuti perché possano essere bruciati una sovvenzione statale agli impianti di incenerimento perché solo in Italia il rifiuto è considerato fonte di energia rinnovabile la bolletta della luce e del riscaldamento che sono prodotti in parte dai loro rifiuti
Pagano infine perché tali impianti offrono minor occupazione rispetto ad un impianto di riciclaggio, accollandosi (i cittadini, non certo i politici) gravi conseguenze di salute per gli interessi di pochi.
A Palermo l’Amministrazione Comunale ha appena aumentato del 75% la tassa rifiuti per i cittadini; quasi tutte le amministrazioni comunali italiane sono passate dalla tassa alla tariffa, e grazie al combinato effetto positivo dell’incremento della raccolta differenziata, hanno potuto contenere il costo a carico del cittadino.
Palermo, come altri comuni siciliani, deve invece far pagare ai cittadini la realizzazione di una politica sui rifiuti miope dal punto di vista sociale, ambientale ed economico.
La scelta prevista è la più costosaperché gli inceneritori producono energia bruciando manufatti per la cui realizzazione è già stata spesa altra energia (in poche parole essi distruggono l’energia in essi contenuta per recuperarne una frazione irrisoria);
perché per rendere economica la loro gestione, è previsto un contributo statale per ogni kWh prodotto;
in Italia i rifiuti sono considerati fonte rinnovabile, come il vento (!).

Su una bolletta di un anno su un totale, per esempio, di 936 Euro si pagano 34 Euro (3,6% del totale) per finanziare le fonti rinnovabili italiane.

In realtà solo il 20% circa (meno di 7 Euro) va alle fonti rinnovabili.

I 27 Euro rimanenti pagano l’energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti cosiddette “assimilate”.

E’ antieconomico perché oneroso per l’investimento iniziale e costoso per la gestione: infatti produce energia elettrica a prezzo tre volte superiore a quello di mercato: compensato dai sussidi pubblici, cioè dalle nostre bollette.
Anche se esistesse a impatto ambientale zero, un’opera con queste caratteristiche sarebbe bocciata già a livello di studio economico di fattibilità.
Nel resto del mondo si chiudono gli inceneritori per adottare sistemi ecologici che creano anche nuova occupazione: in Sicilia industriali italiani e politici siciliani costruiscono altri inceneritori.
Nessuna scelta di natura economica (come si può configurare il ricavo derivante dallo smaltimento dei rifiuti provenienti anche da altre parti d’Italia) può trovare giustificazione di sorta quando si mettono in gioco valori fondamentali della nostra civiltà come la tutela della salute, che è patrimonio di tutti noi.

Un altro piano rifiuti è possiblile

Vi sono Comuni in tutta Italia che hanno superato il 50% di raccolta differenziata ed in alcuni casi raggiunto e superato il 70%, in meno anni di quanti se ne impiegano per portare a regime un inceneritore.In Sicilia negli ultimi quattro anni siamo passati dal 2 al 5,7%.

Colpa dei cittadini?

Chiediamo che sia incentivata la raccolta differenziata fatta seriamente a cura dei Comuni e che la Regione (non solo con qualche manifesto sporadico e propagandistico) li aiuti a incrementarne l’efficienza.
I rifiuti sono una risorsa potenziale che deve essere riportata nel sistema economico. Riciclare e compostare i rifiuti è un approccio più sostenibile rispetto a quello dello smaltimento, può ridurre i costi di gestione e creare posti di lavoro.
Inoltre, fino a quando l'incenerimento sarà considerato come una soluzione alla crisi dei rifiuti, l'industria non sarà spinta verso la progettazione e la produzione di beni di consumo che non contengano sostanze chimiche tossiche.
I rifiuti potrebbero essere riutilizzati, riciclati e compostati in condizioni di sicurezza garantendo in tal modo una soluzione sostenibile ad un problema globale, in linea con una visione progressiva di una società che produca Zero Rifiuti.
Un’altra politica è possibileAd esempio San Francisco, nel 2003 ha aderito al programma Zero Rifiuti e nel 2006 arriverà al 75% di raccolta differenziata (e già è ampiamente sulla buona strada), entro i prossimi 10 anni raggiungerà l’obiettivo “rifiuti zero”.

Ma quanto sopra, già avviene in Europa e in buona parte del nord Italia.
La “strategia “rifiuti zero” è basata sulla raccolta differenziata spinta e sulla riduzione degli imballaggi.
Come detto è già presente nel nord Italia: es. provincia di Treviso dove si raggiunge il 70,01 % nei 22 comuni gestiti dal consorzio PRIULA; es. Asti con il 74% di raccolta differenziata; es. Torino e provincia con tutta una serie di valori superiori al 70% con punte dell’80%, valori raggiunti nell’arco di 2-3 anni.

Tali esperienze hanno dimostrato che per arrivare a questi risultati non è un problema di colore politico (a Treviso domina la Lega, mentre Asti ha un sindaco di Rifondazione Comunista) ma di scelte intelligenti e di volontà politica.

La “ Rete per la difesa dei Beni Comuni ” si propone l'obbiettivo primario di coinvolgere il maggior numero di cittadini interessati al tema della difesa dei Beni Comuni e della tutela dell’ambiente e della salute e ad un corretta soluzione dei problemi riguardanti il territorio e lo sviluppo della città.

Vieni alle nostre riunioni al Centro Arrupe, via Franz Lehar, 6 di lunedì alle ore 18.30 (05.02.07 tema rifiuti/inceneritore, 12.02.07 sul tema Acqua in Comune e così a seguire)

Visita il nostro sito http://www.benicomuni.net/.

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