Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

mercoledì, aprile 11, 2007

ITALCEMENTI VIA DELLE CEMENTERIE ISOLA DELLE FEMMINE

ITALCEMENTI BY NIGHT






LE EMISSIONI NOTTURNE SONO FORSE PIU'..........................


Non attendere un minuto in più telefona: Italcementi 091/8679111; A.R.P.A. 091/7077110-0917033509; Comune di Isola delle Femmine 0918617111;Carabinieri Nucleo Operativo Ecologico 0916788076

http://isolapulita.splinder.com/

3 commenti:

Anonimo ha detto...

LA DECRESCITA, un nuovo romanticismo rivoluzionario.



Jean Claude Besson-Girard, direttore della rivista Entropia, spiega perché la nozione di “decrescita” è urtante per l’immaginario occidentale, basato sul mito del progresso. Intesa come idealismo, può rivivificare la nozione di utopia offuscata dalle mostruosità dello scorso secolo.



LIBERATION.FR. Venerdi 2 marzo 2007.

Lei è direttore della pubblicazione di Entropia, prima rivista di studi teorici e politici della de-crescita. Potete spiegarci cosa sia la de-crescita ?

La decrescita è prima di tutto una espressione provocatoria. Si oppone direttamente al dogma quasi religioso della crescita. Ma per cominciare a capire il senso di questa provocazione, bisogna subito precisare che la de-crescita non una idea economica ma dipende di una rappresentazione del mondo dove l’economia non avrebbe più la predominanza assoluta. Si tratta di passare da una società di sviluppo ad una società di anti-sviluppo. Perché ? Perché pensiamo che il mito di uno sviluppo senzi limiti su un pianeta le cui risorse sono limitate sia responsabile delle cinque crisi maggiori nelle quali s’imbatte l’umanità. La crisi energetica, collegata all’esaurimento e al rincaro delle risorse fossili, e al consumismo esponenziale; la crisi climatica, che va di pari passo con la riduzione della biodiversità e la privatizzazione di tutto ciò che vive e delle risorse naturali; la crisi sociale, inerente al modo capitalistico di produzione e crescita, esacerbate dalla mondializzazione liberale generatrice di esclusioni al Nord e più ancora al Sud; la crisi culturale dei punti di riferimento e dei valori, le cui conseguenze psicologiche e sociali sono visibili in ogni campo; e finalmente la crisi demografica, che incontrandosi con le quattro precedenti, contribuisce ad aggiungere un complicato parametro a ciò che ormai costituisce una crisi antropologica senza precedenti.,



Tutto questo ricorda terribilmente l’anno 01 proposto da Gébé negli anni 70… Da allora che cosa è cambiato ?

Veramente, la contestazione della crescita non è cosa nuova, ma il contesto nel quale riemerge è totalmente nuovo, inedito e particolarmente inquietante. Questa contestazione esiste dall’inizio degli anni 70. E stata portata a livello internazionale all’occasione del summit di Stoccolma nel 1972, durante la prima conferenza sull’ambiente umano. Già allora si trattava di conciliare l’impatto delle attività socioeconomiche umane con l’ambiente. Sul piano nazionale, il nodo della contestazione era cristallizzato intorno alla lotta contro il nucleare. La “Bande à Fournier”, che scriveva nel giornale “Gueule Ouverte”, aveva proposto : “Fermiamoci e pensiamoci sopra”. Ma in un paio d’anni, tutto fu dimenticato. Dopo di che, il primo incidente petrolifero nel 1973, e le prime ondate preoccupanti di disoccupazione seppellirono definitivamente l’iniziativa. Però oggi, si può riprendere ciò che era stato proposto nel 70, ma con più forza. Gli “obiettori di crescita” riflettono, ma per ora il loro peso sociale e politico è in significante nel cospetto dell’opinione e di chi decide.

Non dimentichiamoci che quasi nessuno aveva sentito parlare di questo “ovni politico” quattro anni fa. Ed è stato il bimensile “La decrescita” pubblicato dall’associazione “Casseurs de pub”, ad operare lo sfondamento mediatico che conosciamo.



Ma la decrescita si oppone visceralmente allo sviluppo sostenibile ? E perché ?

La società di crescita non è sostenibile, e lo sviluppo sostenibile non è che un gadget. Non sono gli

aggettivi “durabile”, o “sostenibile”, che sono da incolpare, ma la nozione stessa di sviluppo. Ed è

evidentemente su questo punto che la nozione di decrescita è estremamente urtante perché sottintende un “di là dallo sviluppo”, idea quasi improponibile che rimette in questione tutto l’immaginario occidentale, basato su una fede cieca nel mito del progresso da oltre due secoli.



Non ci sarebbe modo di usare un termine meno urtante, come decelerazione, equilibrio, armonia… La voce decrescita ha un lato negativo, del tipo “ritorno alla candela”… Non pensa che la parola abbia qualcosa di respingente ?

Respingente per chi ? Certamente non per tutti. I più giovani, in particolare, hanno capito perfettamente che “più” non significava sistematicamente “meglio”. L’accumulazione degli effetti negativi della crescita tende a ribaltare il giudizio precedente. Per quanto riguarda a ciò che certuni chiamano una “decelerazione” della crescita, noi consideriamo che questa proposta restando nella logica e l’immaginario della crescita, non è all’altezza poiché è proprio questo immaginario che va combattuto. Pensiamo anche che ci voleva una espressione shock come “decrescita” per scuotere l’opinione dal torpore che lo immobilizza. E la conserviamo.



L’idea di decrescita non sarebbe un idea per paesi ricchi e sviluppati ? Come spiegare la decrescita a cinesi, indiani e etiopi ?

E preferibile, secondo me, parlare di paesi arricchiti e di paesi impoveriti. Permettendo di trattare di processi storici invece che di fatalità. Inoltre, non conviene confondere povertà e miseria. Sarebbe completamente osceno parlare di decrescita a chi muore di fame, come in Etiopia e Darfour. Ma è nostro dovere spiegare loro perché si trovano in questa disumana situazione. E si ricade naturalmente nelle contraddizioni ed ingiustizie originate dal modello dominante. Quanto a cinesi e indiani, è prevedibile che la sovraccarica delle loro economie incontri una soglia di insostenibilità di cui le popolazioni dovranno scegliere se esserne vittime o disfarsene. E il nostro dovere aiutarli a scegliere la seconda alternativa.



Le catastrofe a ripetizione che si annunciano non sono il migliore elemento per indicare la necessità di una decrescita ?

Mi perdonino le vittime di queste incresciose catastrofi, ma incontestabilmente Katrina l’anno scorso e la canicola del 2003 hanno contribuito molto di più a posarsi domande sul modello

dominante, che non i libri scritti da quelli che da tempo preannunciavano l’insostenibilità di questo modello. Ci si pensa, poi ci si dimentica. Ma per entrare nel periodo della decrescita, è necessaria un a dissidenza collettiva in grado di pesare sulle decisioni politiche di chi ci governa.



Come entrare volontariamente in decrescita ?

Ci sono parecchie tappe e parecchi livelli. Per prima c’è la presa di coscienza della nostra comune situazione. Abbiamo un pianeta solo. Il recente rapporto Stern, che evacua a oltre 5.000 miliardi di dollari gli effetti del riscaldamento climatico, e il film di Al Gore “Una verità scomoda” (titolo italiano ??), possono incontestabilmente contribuire a farci aprire gli occhi. La seconda tappa è quella di passare all’azione, impegnarsi. Il primo stadio è individuale e consiste essenzialmente a ridurre il nostro impatto ecologico personale. Cioè il nostro attingere alle risorse naturali. Quel livello è necessario, ma non sufficiente. Il secondo livello è politico, nel senso più largo, dalla ricerca del bene comune integrando ogni dimensione del progetto di una società in decrescita. E ben evidente che sia preferibile ottenere risultati in modo volontario e democratico piuttosto che ricorrendo alla costrizione.



Come organizzare politiche pubbliche in questa direzione ? Quale “tendenza di pensiero” utilizzare ?

Localmente, in terreno concreto, numerosi “obiettori di coscienza” sono all’opera per fare progredire l’idea. Noi, abbiamo, per prendere un esempio solo, contribuito con altri, al fatto che il nostro governo abbia rinunciato al raddoppio dell’autostrada A7 nella valle del Rodano. E un piccolo passo, simbolico ma reale verso il “meno”, quindi verso la decrescita. In materia di agricoltura, bisognerebbe rompere con le filiere verticali di produzione e consumo, quindi combattere la grande distribuzione, organizzare la produzione e la consumazione alimentari su piccola scala territoriale. In altri termini, bisogna localizzare l’economia. Questo nuovo orientamento porta alla riduzione drastica delle spese di trasporto, e alla rivalutazione dell’agricoltura contadina, più attenta alla qualità dei terreni che alo sfruttamento del territorio.

In parecchie regioni si torna allo spirito delle prime cooperative agricole degli anni 30. In materia fondiaria, bisogna tassare significativamente la speculazione. Numerose iniziative vanno in questa direzione. Nel ramo dell’informazione, si chiede una penalizzazione particolare delle spese di propaganda. Mentre, in materia di economia generale, non s’integrano i costi esterni delle merci industriali, ad esempio i costi ambientali e sociali, si ha una visione falsata della realtà delle ricchezze.



La decrescita sta nell’aria… Intimamente si ha coscienza che così non si può andare avanti, con l’esaurimento delle risorse naturali, degli ecosistemi dai quali dipendiamo. Ma come pensare collettivamente quest’idea ? Da sempre, la nostra società sono dirette verso il più, il progresso. Come sbrogliare questa matassa ? (in francese è scritto : détricotter, “disfare un lavoro a maglia.. provo di rendere l’idea con quello che so…)

Mi piace la metafora… Quando si disfà un lavoro a maglia, non è per buttare la lana della matassa, ma per farne qualcosa di diverso di più bello… Ma il passaggio dal dolce “sferruzzare”, ad una intelligenza collettiva che ci incita a cambiare il nostro quieto vivere per adattarsi a nuove circostanze, non è cosa da poco. E una questione di forza delle idee e di scelte politiche. Però non è esatto pensare che la nostra società, da sempre, sia andata verso il più, il progresso. Il concetto di crescita e sviluppo è molto recente. Modifichiamolo, ma sicuramente dovremo per forza ripensare seriamente certi nostri modi di vivere e il nostro conforto eccessivo. E qui parlo per chi ha troppo, e non per chi non ha nulla. Nel passato, eravamo più coscienti delle nozioni di limite e di graduazione, particolarmente nel nostro rapporto con la natura. E inesatto pensare che l’idea di decrescita nega la nozione di progresso. Essa condanna il mito del progresso, che è ben diverso. Abbiamo ancora tanti progressi di coscienza da realizzare concretamente.



Su Entropia, lei propugna personalmente un romanticismo rivoluzionario. La decrescita sarebbe l’utopia del XXI° secolo ?

La decrescita certamente non è un nuovo dogma ideologico, servito pronto all’uso ad una umanità disorientata dagli insuccessi del socialismo e del capitalismo. Ha per base una interpretazione diversa del mondo. Io penso che si collega allo storico “romanticismo rivoluzionario”., una particolare sensibilità che riunisce pensatori come Michelet, Fourier, Marx, Engels, Ernst Bloch, Georges Bataille, Walter Benjamin, Henri Lefebvre, l’espressionismo, il surrealismo, e i situazionisti. E possibile riassumerla così : il sorpasso della banalizzazione utilitaria nell’uso del mondo è possibile soltanto tramite una nuova cultura capace di reintegrare l’immaginazione poetica nelle attività e gli orientamenti umani. Questa elevazione è l’unica in grado di suscitare un autentico senso comune. Il romanticismo insorge contro la meccanizzazione, la “reificazione”, la razionalizzazione astratta e la quantificazione dei rapporti sociali. Intesa come idealismo obiettivo, la giovanissima idea di decrescita può ridare vita alla nozione di utopia fortemente stravolta dalle mostruosità dello scorso secolo. Intanto, non bisogna illudersi, la strada è difficile, che non vuol dire triste perché la decrescità c’invita ad un uso del tempo e dello spazio latore di una etica della condivisione, della giustizia e della fratellanza. .

Anonimo ha detto...

Seminario per giornalisti su risparmio, Tfr e previdenza - prof. Beppe
Scienza - dal 19 aprile a Stresa (Verbania)

"DOVE TROVARE I NUMERI GIUSTI, COME SMONTARE I PRODOTTI"

Penso meriti fare conoscere un'altra iniziativa della Regione Piemonte
nell'ambito del programma "Consumo consapevole". Si tratta di un seminario
di due giorni realizzato dai Dipartimenti di Economia e di Matematica
dell'Università di Torino su "Risparmio gestito, Tfr e previdenza
integrativa" e rivolto ai giornalisti che si occupano della materia.
Interamente finanziato dalla Regione, vuole fornire soluzioni alle
difficoltà che incontra un giornalista su "dove trovare i numeri giusti e
come smontare i prodotti" appunto del risparmio e della previdenza. A tal
fine il seminario comprende fra i suoi docenti gestori finanziari che
quotidianamente analizzano i mercati e operano sui titoli.
Maggiori dettagli sono disponibili nella mia pagina web all'Università di
Torino www.beppescienza.it donde è possibile scaricare il prospetto del
corso:

http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/progr-seminario-giornalisti-19-4-2007-Stresa.pdf

Non seguendo io le richieste di partecipazione, comunque su invito della
Regione Piemonte, i giornalisti eventualmente interessati possono rivolgersi
a essa all'indirizzo riportato sul prospetto ovvero a
mailto:informaconsumatori@regione.piemonte.it indicando i propri recapiti e
anche la testata per cui lavorano.

Saluti
Beppe Scienza


S t r a g e di l a v o r a t o r i

6 morti in soli due giorni
da Genova a Messina lungo tutto il paese ci sono
“martiri che si sacrificano per noi”
dice Prodi finalmente! Chiarendo a tutti che “per noi” significa noi che
siamo al governo che rappresentiamo i padroni di questo paese e che
garantiamo i profitti di questi padroni a costo della vita e della salute
dei lavoratori e degli operai!
1300 morti all’anno e 1.300.000 infortuni per i quali non paga nessuno!
Questa è una strage premeditata della classe borghese contro la classe
operaia di cui si parla solo quando ci sono i morti!
Il presidente della Repubblica Napolitano dice che non ci sono più parole,
che è ora di agire e che hanno ragione quelli che dicono che da domani tutto
torna come prima! Viva la sincerità! Ma inutile sincerità per i morti!
I partiti di destra e di sinistra si dicono scandalizzati ma rassicurano che
stanno facendo qualcosa! Il governo, per bocca del ministro Damiano, ci
rassicura che sta arrivando una riforma. Non è con le riforme che si
eviteranno i morti sul lavoro!
I sindacati di Stato, Cgil Cisl Uil, con l’ipocrisia che oramai gli mangia
le ossa, parlano di misure di sicurezza non applicate! e chi dovrebbe farle
applicare? Chi dovrebbe fermare la produzione? Se non i rappresentanti dei
lavoratori!!!
Ma questi signori, diventati padroni essi stessi perché investono in tutto
il mondo miliardi di euro, oramai da anni sul libro paga dei governi, non
possono disturbare la produzione! E per distrarre l’attenzione danno subito
la colpa al lavoro nero. Quello nero fa certo la sua parte, ma è quello
“bianco”, il lavoro “normale” che fa questi morti, e vedove e orfani!!! E
genitori senza più figli!!!
Questo sistema di produzione, il cui nome da quando è nato è capitalismo, e
nell’epoca in cui siamo, imperialismo, ha una sola “missione”: fare profitti
attraverso lo sfruttamento degli operai e attraverso le guerre. Altro che
salute e sicurezza!
Non si potrà “lavorare in pace” finché esisterà questo sistema. È necessario
abbatterlo!

PONZIO D'ALEMA
Il sacrificio di Emergency sull'altare della guerra

L'Editoriale di Radio Città Aperta del 13 aprile 2007

"Abbiamo fatto tutto il possibile, non possiamo fare niente di più se non chiedere al governo afgano di assicurare a Rahmatullah Hanefi un processo rapido."
L'intervento di ieri di Massimo d'Alema di fronte ad una Camera dei deputati semivuota sembra aver definitivamente chiuso quello che i soci di governo continuano a descrivere come il prodigarsi del centrosinistra per la salvezza del dirigente afgano di Emergency consegnato in realtà agli sgherri dell'ex talebano Hamid Karzai. Un segnale forte e chiaro per chi continua a ribadire il proprio no all'asservimento delle organizzazioni umanitarie e di volontariato alle logiche della guerra preventiva e infinita.
E' evidente che la presenza di Emergency risulta sempre più scomoda in un territorio nel quale i combattimenti si inaspriscono ogni giorno di più e dove le vittime sono sempre più i poveri e indifesi civili afgani straziati dalle bombe ad alta tecnologia sganciate dai velivoli inviati dalle maggiori potenze occidentali.
Una presenza inopportuna, quella di Emergency, soprattutto in un momento in cui il governo Prodi, con la sinistra cosiddetta radicale che critica e scalpita ma poi alla fine sostiene sempre l'esecutivo, sembra aver scelto di rispondere almeno in parte alle richieste provenienti dalla amministrazione Bush e dalla Nato di aumentare il proprio impegno militare in quel paese.
Già nei prossimi giorni infatti il parlamento italiano discuterà, e approverà, la proposta di mandare nuovi mezzi militari offensivi e probabilmente anche più soldati in Afghanistan. Nessuna sorpresa positiva è prevedibile all'interno di una maggioranza blindata dal dogma della governabilità e della stabilità. Un dogma al quale i partiti della cosiddetta sinistra radicale hanno deciso di sacrificare anche la storica vicinanza e amicizia con l'ong fondata e diretta da Gino Strada. Emergency sembra essere stata attirata in una vera e propria trappola intessuta dal trasversale e variegato apparato che gestisce la proiezione internazionale degli interessi militari economici e coloniali italiani. Hanefi ed Emergency tutta sembrano costituire un capro espiatorio al centro di una contesa tra l'egemonismo USA e il multipolarismo dalemiano.
"Coi talebani non si tratta, siamo in guerra e non sono ammesse trattative col nemico" continua a ripetere il partito filoamericano fuori e dentro la maggioranza di governo. E' lo stesso messaggio che ha mandato agli italiani - troppo inclini a violare questa consegna per portare a casa i propri cittadini rapiti nei teatri di guerra - l'amministrazione Bush tramite i servizi afgani quando ha impedito la liberazione di Ajmal e ne ha decretato la condanna a morte e poi quando ha ordinato l'arresto e la tortura del dirigente dell'ospedale di Lashkar Gah. Questa "diversità di vedute" era già costata la vita al dirigente del Sismi Nicola Calidari in Iraq, quando al governo c'era la Casa delle Libertà.
Ma dopo la liberazione dell'italiano Mastrogiacomo, in cambio del rilascio di alcuni talebani, l'arresto di Rahamatullah Hanefi da parte dei servizi segreti di un governo insediato e sostenuto anche dalle truppe inviate sì da Berlusconi ma mantenute e rafforzate da Prodi suona come un esplicito aut aut a una ong che in questi anni si è distinta per la sua indipendenza dagli esecutivi e dai partiti e i cui volontari rappresentano un intralcio ad un maggiore coinvolgimento italiano nel conflitto afgano.
L'argomento utilizzato da D'Alema per giustificare l'impossibilità da parte delle autorità italiane di imporre al Governo Karzai la liberazione immediata di Rahmatullah Hanefi - cioè il rispetto della "inviolabile sovranità nazionale dello Stato Afgano" - non è che una macabra barzelletta. Senza la difesa garantita all'ex talebano Karzai da migliaia di soldati e di mercenari stranieri armati fino ai denti la sua autorità si scioglierebbe come neve al sole, sepolta dalle faide tra i signori della guerra per ora suoi alleati, prima ancora che dall'offensiva degli studenti coranici.
La realtà è che meno testimoni ci saranno nel mattatoio afgano e meno spiegazioni dovrà fornire il centrosinistra ai propri elettori. Niente testimoni indipendenti uguale niente morti e quindi niente guerra.
Con buona pace anche dei "pacifisti di Governo" della sinistra DS, del Pdci, dei Verdi e del PRC. Oltre che, naturalmente, di quei senatori e deputati inclini alla denuncia, all'invettiva, all'indignazione ma poi sempre proni alla disciplina di partito e di governo.

IL CASO SICILIA
La gestione dell’emergenza ha determinato, in Sicilia, una procedura di attuazione del piano di gestione dei rifiuti considerata illegittima dalla Commissione Europea, che per tale ragione ha chiesto la condanna dell’Italia innanzi alla Corte di Giustizia UE. Secondo la Corte dei Conti la violazione delle direttive europee in materia di appalti pubblici, ha comportato l’affidamento della realizzazione di 4 inceneritori a prescindere dall’acquisizione dell’informativa antimafia. Tale comportamento, definito particolarmente imprudente dalla suddetta Corte, ha comportato che una delle società riunite in associazione temporanea di imprese, aggiudicataria di due dei quattro inceneritori risultasse infiltrata dalla criminalità mafiosa.
Tale piano regionale dei rifiuti ha sovvertito tutti i principi comunitari e nazionali sullo smaltimento dei rifiuti, essendo fondato sulla preponderanza dell’incenerimento dei rifiuti e comportando di fatto la disincentivazione della raccolta differenziata.
Un ricorso così massiccio all’incenerimento avrebbe determinato un preoccupante aumento delle emissioni inquinanti in atmosfera nei siti previsti.
I livelli delle emissioni per le sostanze tossiche e persistenti (diossine, furani etc.), pur rientrando all’interno dei limiti di legge, sarebbero infatti risultati non compatibili ambientalmente col territorio e con le popolazioni esposte, sulla base dei parametri indicati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Gli uffici regionali competenti, che avevano già negato le autorizzazioni alle emissioni per due impianti e si accingevano a farlo anche per gli altri, sono stati prima esautorati e poi decapitati con la rimozione dei dirigenti agli stessi preposti, nei confronti dei quali sono state attivate illegittime procedure di licenziamento.
Le autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, negate dagli uffici regionali, sono state successivamente rilasciate a livello ministeriale, attraverso procedure successivamente riconosciute illegittime dallo stesso Ministero dell’Ambiente.
I tribunali amministrativi regionali che si erano pronunciati in maniera severa contro il suddetto sistema, sono stati esautorati attraverso norme costituzionalmente illegittime e lesive dell’autonomia della regione siciliana.
Malgrado i gravissimi rilievi degli organi comunitari, malgrado i rilevanti vizi evidenziati dai tribunali amministrativi siciliani, malgrado il giudizio severissimo della Corte dei Conti, malgrado il pesante impatto ambientale e sanitario, malgrado i pesanti costi sociali ed economici, malgrado l’esistenza di alternative sostenibili già adottate in tutti i paesi più avanzati, malgrado l’opposizione delle popolazioni interessate, il piano rifiuti Sicilia viene caparbiamente difeso e sostenuto da una classe politica sorda e cieca a qualsiasi richiamo del buon senso e della ragione.

Appello all'Europa

Noi cittadini italiani ed europei, preoccupati per l'appello lanciato dalla UE a proposito della drammatica e potenzialmente irreversibile crisi ambientale-climatica, sentiamo il dovere di richiamare l'attenzione dei Governi sull'inevitabile ricaduta degli effetti dannosi dell'inquinamento prodotto da ogni singola nazione sulle altre e sull'intero pianeta.

La ricerca scientifica ha documentato negli ultimi anni che le sostanze tossiche e inquinanti (diossine, PCB, metalli pesanti, particolato ultrafine ecc..), prodotte dall'incenerimento dei rifiuti, possono arrecare danni irreparabili non solo alla salute delle popolazioni residenti nelle vicinanze di tali impianti inutili, antieconomici e insalubri, ma, attraverso l’inquinamento della catena alimentare, all’intera popolazione umana e agli ecosistemi.

E’ infatti noto che i suddetti “inquinanti organici persistenti” (diossine, PCB ecc..) inquinano tutte le matrici ambientali per migliaia di chilometri, accumulandosi nel corso degli anni; che il vento trasporta per diecine di chilometri il particolato ultrafine (capace di penetrare in profondità nei tessuti e nei nuclei delle cellule, e di danneggiare il DNA); che la “globalizzazione” delle merci e degli alimenti contaminati non ha confini.

Una vasta letteratura scientifica ha ampiamente documentato gli effetti mutageni e cancerogeni di molte delle succitate sostanze, e la loro capacità di alterare i meccanismi di regolazione biochimica di organi e apparati e di interferire con il funzionamento dei sistemi immunitario e neuro-endocrino… contribuendo all’incremento di malformazioni congenite, deficit dello sviluppo, pubertà precoci, disturbi dell'apprendimento e del comportamento, malattie autoimmuni e neuro-degenerative (tra cui l'Alzheimer).

Strategie scorrette e obsolete di processamento dei materiali post-utilizzo e di smaltimento degli scarti industriali e dei rifiuti urbani, unitamente al traffico internazionale di rifiuti tossici, stanno determinando in molte regioni del mondo e in particolare in Campania e nel Mezzogiorno d'Italia (come documentato da numerose inchieste della magistratura e di prestigiose riviste scientifiche internazionali) - a causa dell'inquinamento delle campagne, delle falde acquifere, dei fondali marini e di vaste aree urbane - una vera e propria catastrofe ambientale e sanitaria, le cui reali dimensioni saranno evidenti solo tra anni/decenni.

Sulla base di quanto fin qui descritto, noi cittadini italiani, nella consapevolezza che il compito della salvaguardia dell'ambiente e della tutela della salute siano di competenza dell'Unione Europea, denunciamo le dimensioni e la gravità del disastro ambientale della Campania e di altre regioni italiane, che rischia di contribuire pesantemente alla deriva ambientale e climatica del nostro continente e dell’intero pianeta. Bruciare milioni di tonnellate di rifiuti, sversare e interrare rifiuti tossici, riempire le discariche con le ceneri di fondo provenienti dagli impianti di incenerimento ricche di diossine, furani, PCB, metalli pesanti significa infatti contribuire alla sempre più grave alterazione chimica dell’atmosfera, all’inquinamento delle falde idriche e dell’intero ciclo delle acque, alla distruzione sistematica degli ecosistemi.

Chiediamo, quindi, che le maggiori istituzioni comunitarie si attivino con urgenza per verificare i risultati delle ricerche sul particolato ultrafine, che rappresenta, fra i molti inquinanti prodotti ed emessi dagli inceneritori di rifiuti, quello più pervasivo e dannoso per l'uomo e per gli altri esseri viventi.

Chiediamo, in particolare, che la UE si faccia promotrice di una grande Conferenza internazionale che renda edotti i decisori politici, gli industriali, i tecnici, i medici e i cittadini comuni circa le enormi (e colpevolmente sottaciute) potenzialità biocide del particolato ultrafine: così da convincere tutti circa la necessità di rispettare le leggi comunitarie e nazionali incentrate sulla corretta filiera di trattamento dei materiali post-utilizzo, sulla disincentivazione della termodistruzione degli stessi e sulla rapida eliminazione degli impianti di incenerimento (che soltanto in Italia godono di vergognosi incentivi pubblici (CIP6) grazie ad una norma mendace e immorale che assimila i rifiuti alle fonti di energia rinnovabile).

Forse soltanto l’Europa possiede le risorse culturali e scientifiche per porsi – in un momento drammatico e cruciale per le sorti della nostra civiltà – alla testa di un grande movimento di rinnovamento culturale e morale che deve partire da un ri-orientamento complessivo delle principali modalità e strategie di utilizzo delle risorse energetiche, materiali, idriche, alimentari e genetiche del pianeta… per impedire che un modello di sviluppo insostenibile, fondato su un utilizzo dissennato dei processi di combustione, trasformi l’intera biosfera in un ambiente invivibile per le generazioni a venire.




l'appello di uno dei nostri "tecnici" più preparati e affidabili...
- patrizia gentilini, oncologa di forlì e vicepresidente Isde per l'italia settentrionale -
che chiede aiuto a me e ad altri 3 tecnici Isde
(valerio gennaro-istituto tumori di genova; giovanni ghirga pediatra-isde lazio;
michelangiolo bolognini epidemiologo-isde toscana)
per trovare modalità comuni di risposta alle "critiche" non sempre infondate
o comunque non sempre prive di una loro logica della "controparte"

in questo caso il problema è sorto in occasione del recente convegno di napoli su ambiente e salute (26-03-07)
nel corso del quale si è aperto l'ennesimo confronto/scontro/dibattito
tra apocalittici (federico valerio/ist tumori di genova; patrizia gentilini ed io), sostenitori della pericolosità degli impianti di incenerimento per la salute delle popolazioni
e integrati (epidemiologi della sanità pubblica campana) decisi a sostenere la non-sufficientemente-documentata (sul piano epidemiologico) pericolosità degli impianti stessi..

come potrete intuire a partire da quanto segue il tema è delicato e complesso
e le modalità peggiori per affrontarlo sono quelle basate sul muro contro muro..
anche perchè non ha senso, come fanno taluni, accusare tutti coloro che non la pensano come noi di essere corrotti..

il dott. Krauss. epidemiologo campano, rappresenta un esempio importante:
è un professionista serio e competente.. che sottolinea le oggettive difficoltà di interpretazione di alcuni dati...
in larga misura dovute all'intriseca debolezza delle valutazioni epidemiologiche in quest'ambito
(questa sì, come vedremo, frutto di precise scelte politico-economiche)..
((intrinseca debolezza che peraltro il dott. Krauss riconosce..))

il vero problema è che apocalittici e integrati basano le loro interpretazioni su letture differenti in toto
noi apocalittici diamo grande valore alla situazione globale, alla oggettiva tossicità delle sostanze prodotte, all'inevitabile passaggio di queste in catena alimentare e più in generale all'inevitabile inquinamento di lungo periodo di tutte le matrici ambientali, agli studi più recenti sull'impatto bio-chimico del particolato ultrafine, dei metalli pesanti, degli endocrine disruptors, ai cluster preoccupanti di neoplasie anche rare (sarcomi dei tessuti molli, linfomi non hodgkin ecc.. anche in età infantile) rilevati nei pressi di molti impianti ecc..
gli integrati (anche sul piano professionale: non è un caso che molti di loro ricoprano ruoli anche importanti in istituzioni sanitarie locali e nazionali) danno grande valore a studi epidemiologici, come gli studi longitudinali di coorte, che durano 15-20 anni..
e che spesso necessitano di ulteriori verifiche: che quindi si fondano -questa è la principale critica rivolta loro dagli apocalittici-
"sul computo dei feriti e dei morti" e che d'altronde, non di rado, finiscono, ma solo a posteriori,
col dare ragione alle analisi degli apocalittici (cfr. amianto.. fumo di sigaretta..ecc..)

Se si va a ritroso negli anni non è difficile trovare il momento storico in cui l'epidemiologia tradizionale
(definisco così per semplicità quella dominante da alcuni decenni) ha preso il sopravvento..
diventando il metro di valutazione principale se non unico..
e non è difficile (anche grazie alle analisi critiche serie e documentate di personalità di grande rilievo come, in Italia,
maccaccaro e tomatis) riconoscere dietro a questa discutibile deriva lo zampino (o meglio la zampata) del grande capitale
(e nel caso del nostro paese di un capitale particolarmente privo di cultura e di scrupoli
e abituato a contare molto su contributi/sostegni e complicità politico-istituzionali)..

Mi pare che qui stia il nocciolo della situazione,
che sintetizzerei in questo modo:

Contesto globale
- la situazione ambientale e climatica globale è tale che solo una drastica e urgente riduzione dei processi di combustione..
e quindi delle emissioni di CO2 e gas serra in genere e di molecole tossiche persistenti potrebbe evitare una catastrofe economica, sociale, ambientale, biologica, climatica e sanitaria di dimensioni colossali
(e forse irreversibile, almeno per quanto concerne la nostra specie);
- puntare sulle energie rinnovabili senza al contempo ridurre drasticamente il ricorso ai combustibili fossili sarebbe pura ipocrisia: non tanto per il rapido esaurimento delle risorse energetiche, quanto per l'immanente catastrofe (bio)chimica..
id est (micro)biologica e climatica, che è conseguenza dell'attuale modello di sviluppo insostenibile;

Impatto ambientale e sanitario
- non ha più alcun senso privilegiare valutazioni di ordine epidemiologico, del tutto inadeguate per i motivi suaccennati
(anche in ragione del fatto che le moderne tecnologie e gli approcci integrati - eco-tossicologia.. tossicogenomica ecc.. - sono infinitamente più sensibili, chiarificatori, rapide e persino vantaggiosi sul piano economico);
- esiste una letteratura ormai ampia che non solo documenta la bio-tossicità (e quindi gli effetti potenzialmente catastrofici non solo e non tanto per le popolazioni umane direttamente esposte.. ma per l'intera specie umana e soprattutto per gli ecosistemi.. anche microbici) di queste molecole diffuse in tutto il mondo;
- esiste, in particolare, una letteratura "inquietante" che documenta le interazioni di nanoparticelle e metalli pesanti con tutti i sistemi biochimici degli organismi (in pratica con i meccanismi di segnalazione-trasmissione proteica e di espressione genica
di tutte le cellule degli organismi superiori e dei procarioti);

Se inscritto in questo "contesto globale" il caso dell'incenerimento dei rifiuti si chiarisce.. anzi appare emblematico:

- perchè esistono normative internazionali e nazionali che definiscono una filiera di trattamento dei materiali post-utilzzo corretta e vantaggiosa sul piano economico, sociale, ambientale e sanitario... configurando il ricorso alla termo-distruzione come una extrema ratio da relegare a eventuali residui (da ridurre progressivamente)...Il fatto che tali normative vengano spesso by-passate unicamente per interessi economici privati e complicità burocratico-politiche è un fatto anche eticamente inammissibile
- perchè è dimostrato che questi impianti inutili e nocivi producono ed emettono nell'ambiente grandi quantità di sostanze fra le più tossiche mai prodotte dall'uomo..
- perchè se anche fosse vero che i dati epidemiologici di tipo "tradizionale" non hanno ancora fornito prove definitive del nesso casuale impianti di incenerimento- incremento di patologie tumorali/flogistiche croniche (ecc..) nelle popolazioni direttamente esposte- questo essendo l'unico punto su cui le analisi di apocalittici e integrati sembrano ancora discordanti (anche se mi pare evidente che tutti gli studi più recenti siano concordi nel rilevare un aumento anche statisticamente significativo di varie neoplasie)
non avrebbe comunque senso aspettare ulteriori studi epidemiologici lunghi e dagli esiti (comunque incerti per svariati motivi) per dimostrare quello che tutti già sappiamo: che gli inceneritori sono impianti inutili, costosissimi e nocivi,
che producono enormi quantità di sostanze tossiche e bio-cide..

Insomma, a me pare che nessun medico, biologo, uomo di scienza e coscienza dovrebbe chiedere ulteriori studi che costerebbero comunque "diecine di migliaia di morti e feriti" per dire no a impianti inutili, costosissimi, pericolosi per l´ambiente e par la salute della gente..
tanto più che esistono soluzioni infinitamente migliori (e decretate tali dalle normative nazionali e internazionali)...
tanto più che la parte più consapevole e responsabile dell´umanità sembra decisa a proporre un difficile, ma drammaticamente urgente e necessario percorso di trasformazione del proprio modello/sistema di sviluppo... riducendo in modo drastico i processi di produzione dell´energia fondati sulla combustione e sostituendoli con modalità meno "entropiche/irreversibili" di produzione/recupero di energia/materia

Per concludere: mi pare che sia proprio su queste basi che si possa/debba proporre ai colleghi epidemiologi, responsabili sanitari, oncologi, pediatri, biologi, (bio)chimici ecc.. che pure valutano diversamente i dati di alcune indagini epidemiologiche,
di allearsi con noi per una comune presa di posizione, ispirata alla difesa della civiltà e della natura (ecosistemi)
oggettivamente minacciate dall'attuale deriva iper-tecnologica decretata da homo sapiens

ernesto burgio

Post Scriptum: allego

- un' Appello all'Europa, basato su questi valori e principi, che abbiamo recentemente messo a punto
insieme agli amici e colleghi dell'Istituto degli Studi Filosofici e dell'Assise di Palazzo Marigliano di Napoli...
che ieri è stato sottoscritto anche da Decontaminazione Sicilia
- la breve descrizione del "caso sicilia" che Decontaminazione Sicilia presenterà alle reti nazionali no inc, no tav ecc...


Caro Massimo,
ti rispondo con piacere, riservandomi di darti una risposta più articolata in seguito.
Innanzi tutto non è vero che lo studio di Franchini et al Ann. Ist. Sup San. 2004 non è reperibile in internet: io l' ho trovato e te lo allego (pdf 144KB), quando io ho etto con attenzione lo studio ho capito molte cose e la mia polemica con Donato Greco è perfettamente-a mio avviso- giustificata: a pa5. 103 dello studio., alle ultime tre righe trovi scritto esattamente che " significant exposure-disease association are reported by two thirds of the findings concerning cancers ( mortality, incidence or prevalence)": mi sembra chiaro il significato , cioè in 2/3 degli studi che hanno indagato la relazione col cancro per mortalità, incidenza o prevalenza è stata trovata una associazione statisticamente significativa.....le conclusioni dell studio e l' abstract ono, viceversa, come spesso accade, molto più " soft" e confondenti le idee.... tanto che se uno leggesse solo queste, sarebbe autorizzato a pensarla come Donato Greco che scrive "a tutt' oggi non vi è sostanziale prova scientifica di un aumento di incidenza di tumori o altre patologie acute o croniche tra le popolazioni abitanti nella prossimità di impianti di termovalorizzazione di rifiuti".Ti allego inoltre altro materiale
:1) www. ecomed. org ecc. è il sito dove puoi scaricare il Rapporto della Società di Medicina Ecologica Britannica del dic 2005 sullì incenerimento dei rifiuti
2)Balestreri (150KB) è l' articolo comparso sulla rivista dei medici per l' Ambiente e perfettamente in linea con la nostra posizione ufficiale
3)Childood atmospheric ...(92.8KB) è un lavoro che mette in relazione l' incidenza del cancro nell' infanzia con l' avere vissuto il primo periodo della vita vicino ad impianti di combustione
4)Relations between ...( 30.5) KB è uno studio giapponese che ha riguardato 480.000 bambini della prefettura di Osaka, mettendo in relazione la vicinanza della scuola frequentata ad impianti di incenerimento ad effetti a breve termine( stanchezza, nausea, mal di testa, ecc) trovando una associazione statisticamente significativa
5)Linfomi NH ( 433KB), studio di Fabrizio Bianchi in 25 comuni in Italia sede di inceneritori, riscontro di aumento della mortalità per Linfoma NH nei maschi
6)Etude...(66.3KB) rapporto sulla situazione in Francia
7)Osservazioni PPGR (534 KB), questo forse non c' entrerà molto ma sono le Osservazioni che abbiamo scritto al Piano Provinciale Rifiuti, regolarmente depositate, con una parte sanitaria che ho curato io e per quali non siamo neppure stati ascoltati dai nostri amministratori....avrei piacere di avere il parere di qualcuno (davvero SUPER PARTES però), di come vengono tenuti in considerazione cittadini ed esperti che gratuitamente , nel loro tempo libero, si adoperano per il bene comune...
8)Translocation...(1.27 KB), articolo recente sul danno a livello cerebrale del particolato ultrafine
9) Studio sarcomi (375 KB)
10)Cenere ( 29.5KB), sono osservazioni veloci che abbiamo stilato sullo studio Enhance Health che chè stato fatto proprio sulla popolazione di Coriano, il quartiere di Forlì che ospita gli inceneritori...questo studio è stato presentato in conferenza stampa il 22 marzo scorso, senza che alcun medico fosse invitato, ancora a noi medici non è stato ufficialmente presentato...nonostante una mia formale richiesta come ISDE.. Fra l' altro, dopo gli articoli drammatici comparsi sui giornali smentite della ASL, ma senza mai la firma di un medico...e poi a tutt' oggi non abbiamo visto la firma dei componenti il comitato scientifico dietro le conclusioni tranquillizzanti... ricordo che nel comitato scientifico c'è anche Tomatis e sarà interessante sapere il suo parere..
Vorrei inoltre fare alcune altre considerazioni:

1)Viene attribuito anche dal tuo interlocutore il massimo rischio al traffico, ma nessuno mette nel conto che con gli ampliamenti previsti degli impiantio aumenterà a dismisura il traffico di camion per portare i rifiuti agli inceneritori?A questo proposito mi permetto di copiare di seguito in rosso quanto ci ha comunicato il Dott Giovanni Ghirgha, del coordinamento dei Medici di Civitavecchia e che merita di essere letto con attenzione:
Numerosi mesi fa il Coordinamento dei Comitati dei Medici del Comprensorio di Civitavecchia per l'Ambiente e la Salute ha inviato a tutti i soggetti interessati nel campo automobilistico i dati della Commissione Europea sulle cause, in Europa, dell'emissione nell'aria delle polveri fini (European Commission: Airborne particles and their health effects in Europe. Brussels, ENV.C1/AZr March (2003). TNO, 1997, Particulate Matter Emissions (PM 10, PM 2.5, PM 0.1) in Europe in 1990 and 1993, TNO Report No TNO-MER-R96/472, The Netherlands).
I dati per il PM 10 erano i seguenti



- traffico stradale 28 %;



- centrali elettriche 24 %;



- industrie 14 %;



- agricoltura 13 %;



- altre forme di trasporto 11 %



Questa nostra sensibilizzazione ha contribuito a spingere la varie =societ=E0 ed associazioni contattate ad effettuare uno studio su questo argomento, sotto il patrocinio dell'ACI, basato su dati estremamente =
obiettivi forniti dall'Agenzia per la Protezione Ambientale e dall'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente di varie regioni italiane.

I risultati di questo studio hanno confermato i dati medi europei, vale a dire che solo una percentuale inferiore al 30 % delle polveri rilevate nelle citt=E0 italiane viene prodotta dal traffico stradale.=20
La produzione di energia, le industrie ed i tanto reclamizzati termovalorizzatori (INCENERITORI) sono responsabili della emissione nell'aria di una quota di polveri fini superiore a quella prodotta dal =
traffico. Queste ultime contribuiscono all'inquinamento delle città dopo essere state trasportate dal vento per centinaia e centinaia di chilometri.



L'interpretazione dei risultati dello studio =E8 veramente semplice. Infatti =E8 sufficiente osservare come spesso i livelli delle polveri fini siano rimasti alti anche dopo numerosi giorni di blocco totale del =

traffico e, viceversa, si riducessero anche senza interventi di limitazione del traffico ed in assenza di condizioni meteorologiche favorenti la dispersione degli inquinanti.

L'ovvia conseguenza =E8 che tutte le iniziative volte alla limitazione del traffico per abbassare i livelli delle polveri sono e saranno sempre insufficienti al fine del controllo dell'inquinamento.



Il governo DEVE ESSERE LEALE nei confronti dei cittadini e non =

continuare una giusta lotta contro il traffico da una parte, mentre =

dall'altra vuole utilizzare il carbone che immette nell'aria tonnellate =

e tonnellate di polveri di diametro inferiore ai 2.5 micron, le pi=F9 =

tossiche.=20



Un esempio lampante =E8 Roma.=20



A Civitavecchia, appena 50 km in linea d'aria dalla capitale, citt=E0 =

con alti livelli di inquinamento che costringono a continue limitazioni =

del traffico, sia il governo precedente che quello attuale hanno =

rispettivamente autorizzato e permesso la costruzione di una centrale a =

carbone da 2.000 MV la cui attivit=E0, secondo il documento governativo =

di approvazione (V.I.A.), porter=E0 all'emissione nell'atmosfera di =

8.400.000 milioni di metri cubi di fumi, 17 ore al giorno per 6.000 ore =

l'anno.



Lo stesso concetto vale per la combustione del metano, anch'essa infatti =

produce innegabilmente tonnellate di polveri fini che contribuiscono, =

tramite il trasporto a distanza, all'inquinamento delle citt=E0. =20



Il governo DEVE porre un freno alla volont=E0 di costruire centrali a =

gas in modo indiscriminato senza tener conto di alcun piano energetico =

regionale.=20



Piccole centrali a gas con alto rendimento l=E0 dove REALMENTE servono, =

secondo onesti piani energetici regionali. Solo in questo modo si =

dimostrerebbe un vero ed imprescindibile rispetto per le popolazioni.



La sanit=E0 =E8 sempre in deficit per il prezzo elevato dell'assistenza =

sanitaria. Ogni giorno di ricovero in ospedale costa centinaia e =

centinaia di euro ed =E8 ben noto nella letteratura medica il numero =

elevatissimo di ospedalizzazioni causate da malattie da inquinamento =

(Fine Particulate Air Pollution and Hospital Admission for =

Cardiovascular and Respiratory Diseases. JAMA, March 8, 2006-Vol 295, =

No. 10 1127).



La prevenzione dell'emissione nell'aria di inquinanti porterebbe un =

guadagno reale a tutta la societ=E0 sia in termini di salute che in =

termini economici.



Il governo e le aziende del settore energetico non hanno ormai pi=F9 =

scelta e devono guardare allo sviluppo delle energie rinnovabili come ad =

una grande, irrinunciabile, possibilit=E0 di reale ripresa economica per =

il nostro paese.


Dr. Giovanni Ghirga
Coordinamento dei Comitati dei Medici del Comprensorio di Civitavecchia
2) Vogliamo capire che il primo obiettivo deve essere quello di diminuire i rifiuti ma fino a che in Italia si continua a " premiare" con una quota di 40-70 Euro ogni ton di rifiuti combusta questo non verrà mai fatto? Vogliamo ricordare che già con la raccolta porta a porta già questo questo obiettivo si realizza?
( posso dare tutti i riferimenti in merito).
3) Ma chi " difende" gli inceneritori è a conoscenza della truffa dei CIP 6 che dal 1991 a tutt' oggi si trascina?Sanno questi signori che in tutto il resto d' Europa ogni ton di rifiuti incenerita è tassata dai 4 ai 70 Euro?
4) Esiste oggi la possibilità di tipizzare il particolato e risalire alla fonte di emissione, un recente convegno a Firenze ( Progetto regionale PATOS 26 marzo 2007) a proposito del particolato afferma (pag 10 relazione prof Udisti):"una maggior varietà di metalli è presente a Montale, probabilmente causata dalle emissioni meno specifichedel termovalorizzatore" . Credo che ci siano pochi dubbi sul fatto che da un inceneritore escono veleni.... e che il particolato contiene di tutto visto che nei cassonnetti entra di tutto... viene detto che il rischio è "trascurabile", ma vogliamo dire invece che è EVITABILE se non inceneriamo?
5) Vogliamo dire che è ora pertanto di smettere di fare studi epidemiologici (lo studio di Coriano finanziato dalla comunità europea è costato 2.5 milioni di Euro complessivamente....), ma vogliamo spendere meglio i nostri soldi e studiare la giusta filiera per il recupero di ogni materia?
6) Ricordo che per i cancerogeni certi IARC I non esiste un livello " di sicurezza", se i veleni tanti o pochi escono a qualcuno faranno comunque male, non vi pare?
7) Vogliamo anche dire che di fronte al problema inceneritori non c'è un ricatto occupazionale ( non si tratta di chiudere fabbriche inquinanti ma che danno lavoro) , si tratta di non percorrere una strada folle che darà soldi solo ai soliti grossi gruppi finanziari?
8) Vogliamo ricordare che per mafia e cammorra a " monnezza" è come oro e più ce ne è meglio è? ( vedi recenti fatti di cronaca col vice del comissario Bertolaso arrestato!
9) Vogliamo dire che con l' ultimo decreto legge di delega ambientale del governo Berlusconi i rifiuti tossici e nocivi non sono più tali e possono essere briciatoi anche nei cementifici e le ceneri entrare a fare parte del cemento con cui costruiamo poi le nostre case?
10) Sapete che per il nostro inceneritore " a griglia" per rifiuti tal quali la pre-selezione è rrisoria e che la selezione dei metalli viene fatta dalle ceneri? Vi sembra che queste siano le famose " BAT"?
Queste sono le impressioni che mi sono venute " di getto", invio per conoscenza agli amici Ghirga, Burgio, Bolognini e Valerio, nella speranza che possano dare ulteriori contributi alla discussione...
Cari saluti a tutti
Patrizia Gentilini


Dottoressa Gentilini, sono Massimo Ammendola dell'Assise di Palazzo Marigliano
di Napoli. Le scrivo per avere il suo aiuto: all'interno del Comitato Allarme
Rifiuti Tossici c'è anche il dottor Pio Russo Krauss, medico igienista,
responsabile del Centro di Documentazione e Ricerca sull'Ambiente e la Salute
dell'Asl Na1.
Alla richiesta da parte di un iscritto della mailing list del comitato di
informazioni sugli studi sulla pericolosità e la nocività degli inceneritori,
io ho inviato lo studio fatto da Provincia e Comune di Venezia del novembre
2006, dato che è il più recente in mio possesso. Ho spiegato inoltre che gli
studi, specie quelli sul particolato ultrafine, sono tutti datati 2006-2007.
E come già successo mesi fa, il dottore Russo Krauss ha risposto così:

Caro Fabio e cari tutti

la rassegna piú completa degli studi su inceneritori e salute e quella
pubblicata sugli Annali di Igiene (Franchini et al. "Health effects of
exposure to waste incinerator emissions: a review of epidemiological
studies" 2004) il lavoro è in inglese e non è reperibile in internet.
In internet sono reperibili altri lavori: quelli pubblicati su "SNOP"
(la rivista degli operatori di prevenzione) http://www.snop.
it/webeditor/16/1/archiviorivista/Pub/Snop67/SNOP67.pdf, alcuni
articoli pubblicati sul bollettino dell´Istituto superiore di Sanitá
(tra cui uno sulla situazione della Campania: "Il contributo degli
studi epidemiologici all'indentificazione delle sorgenti di rischio nel
territorio", http://www.iss.it/binary/epam/cont/giugno.
1126526621.1151663167.pdf). Epidemiologia e Prevenzione ha dedicato un
numero al rapporto salute inceneritori (credo nel 2004).
Questi studi non dimostrano in maniera univoca, inequivocabile, un
nesso tra inceneritori e malattie o mortalitá (in questo ha ragione
Donato Greco con cui ha a mio giudizio erroneamente polemizzato la
Gentilini nell´incontro a palazzo serra di Cassano). Anche se
suggeriscono un tale nesso (nel senso che si possono interpretare i
dati non univoci come dovuti alla difficoltá degli studi che riguardano
popolazioni poco numerose e ad altre difficolta di tali studi). Ma
qualcuno potrebbe anche sostenere il contrario. Va inoltre detto che
oltre alle stime di rischio ("rischio relativo, morti attese ecc) si
deve sembre valutare l´indice di confidenza di queste stime perhè se
líndice di confidenza comprende il numero 1 i dati non sono
significativi e se sono 1,0X-1,0Y i dati sono pochissimo significativi.
Inoltre la maggioranza di questi studi sono "studi epidemiologici
geografici" (anche quello che ieri è stato presentato su discariche e
salute in Campania) e questi studi sono quelli piú imprecisi, per cui
non si possono trarre conclusioni. Lo studio della Regione Veneto che
Massimo ci ha inviato è invece uno studio caso-controllo che è molto
piú affidabile di uno studio geografico. Lo studio che tu (Fabio) ci
hai inviato non ha come oggetto tanto la valutazione del nesso salute
inceneritori quanto la valutazione del rapporto "costi-efficacia" e
"costi-utilitá" concludendo (mi sembra, perché l´ho letto
superficialmente) che il ruolo degli inceneritori sulla salute globale
è poco consistente e che quindi conviene investire in altri settori.
Tale asserzione non è sbagliata ed è suffragata da numerosissimi dati e
studi (per esempio in Italia il PM10 è per il 49% dovuto ai trasporti,
per il 27% alle industrie, per il 10% al riscaldamento, per un 6% ai
rifiuti (inceneritori e discariche). Quindi è giusto dire che è
prioritario il problema dei trasporti.
Personalmente da molto tempo dico che per affrontare la questione
rifiuti non conviene mettersi sul terreno dei dati epidemiolgici (cosí
controversi e poco indicativi) ma su quello delle sostanze tossiche e
nocive emesse dagli inceneritori, sulla critica ai limiti di legge
sulle diossine che non considerano le indicazioni dell´OMS,
sull´esistenza di alternative a minore rilascio di inquinanti ed anche
piú convenienti sul lato economico, sulla necessitá di chiudere il
cerchio risorse-merci-rifiuti per esigenze ecologiche.
Come ho detto nell´intervista che è stata pubblicata in uno dei
quaderni della Societá di Studi Politici:
"Va fatta una critica, secondo me, a questo modo di procedere, perché
non è che noi sul rapporto rifiuti-salute o sul rapporto inquinamento
atmosferico e salute stiamo all’anno zero. Come dicevo all´inizio, vi
sono numerosi studi che dimostrano la cancerogenicitá o la tossicitá di
molte sostanze. È proprio in base a questi studi che alcuni tipi di
rifiuto sono considerati pericolosi, per cui devono essere smaltiti con
particolari procedure. Se invece chiediamo che si facciano studi
epidemiologici che permettano di dire con sufficiente attendibilitá che
sono i rifiuti la causa dell´eccesso di mortalitá per tumori in una
determinata regione significa dare il motivo per aspettare altri 10 o
20 anni prima di prendere provvedimenti per risolvere la situazione.
Infatti uno studio longitudinale di coorte dura circa tanti anni".
Ciao
Pio

.... Mi aiuta a rispondere? E può inviarmi tutto il materiale
sugli inceneritori che può supportarmi? Grazie mille per la sua preziosa
collaborazione.

Massimo Ammendola

PADRONI ASSASSINI

Nelle fabbriche, nei cantieri, nei porti, nelle campagne, continua la strage
degli operai. Dai tre morti al giorno stiamo passando ai quattro morti.
L'aumento del numero degli operai assassinati è una diretta conseguenza
dell'aumento della competitività tra i padroni. Se oltre i morti guardiamo
il numero di migliaia di feriti e invalidi la strage di operai appare in
tutta la sua orrenda brutalità. Sono i padroni i responsabili di questa
strage. I padroni uccidono per aumentare i loro profitti. Il Signor
Napolitano, capo dello stato borghese italiano, dichiara ai giornalisti:
"Ogni caduto sul lavoro è un martire che sacrifica la propria vita per tutti
noi". Napolitano mente. Martiri sono coloro che muoiono per le loro idee.
Gli operai non sono "martiri" vengono uccisi per incrementare i profitti dei
padroni. Il presidente del Consiglio Prodi è turbato. Perché si turba?
Finanzia i padroni perché aumentino i loro profitti è responsabile allo
stesso modo dei padroni assassini. Il buffone Bertinotti, presidente della
camera, nel discorso di occupazione della poltrona aveva dichiarato che mai
più in Italia ci sarebbero stati morti sul lavoro. E' un buffone per i
pacifisti e per gli operai. Tutti i politici borghesi di destra, centro e
sinistra sono responsabili dell'assassinio degli operai . Gli operai entrano
in fabbrica giovani e forti. Quando riescono a rimanere vivi e ad arrivare
alla pensione sono dei rottami, dei sopravvissuti alla carneficina dei
padroni. Sopravvivono per pochi anni dopo il pensionamento. Ora il governo
di sinistra ha deciso di rubargli pensione e TFR. Questa è la realtà. I
dirigenti sindacali di CGIL-CISL-UIl e i dirigenti dei sindacatini vari
starnazzano e vogliono che la legge 626 sia più efficace. Nessuna legge dei
borghesi sarà più efficace di quella del profitto. Per fermare la strage gli
operai devono abbattere i padroni.




POSIZIONE DEGLI OPERAI COBAS AL PORTO DI GENOVA

Oggi è morto un altro lavoratore: Enrico Formenti (35 anni).

E’ morto nel porto di Genova schiacciato da una balla di carta di due
tonnellate.

Da stamattina qualche centinaio di lavoratori del Porto sta bloccando le
strade (il Lungomare Canepa è chiuso) e presidiando il Ponte Etiopia. E un
denso fumo nero di copertoni bruciati indica alla città dove è successa
l’ennesima tragedia.
Al momento i lavoratori sono ancora riuniti in assemblea al presidio del
Ponte Etiopia, decisi a continuare la protesta.

Lo sciopero dei lavoratori dei Porti è stato convocato nazionale dalle 24 di
oggi venerdì 13 aprile alle 24 di sabato 14 aprile.

Vi alleghiamo di seguito il comunicato stampa dei lavoratori del Cobas di
Genova e un articolo del Secolo XIX e invieremo prossimi aggiornamenti.

Cobas Genova

Comunicato stampa 13/04/2007
Ancora una volta, un’altra tragedia sul lavoro nel porto di Genova, ci
troviamo di nuovo tristemente ad affrontare il problema della sicurezza.
Sicurezza sbandierata da tutti gli operatori portuali ( terminalisti,
autorità portuale, sindacati ecc.) ma che di fatto resta una chimera
irraggiungibile in un porto dove ormai contano solo gli interessi economici
e finanziari, dove i lavoratori sono solo numeri, dove l’importante è fare
soldi anche trascurando la sicurezza dei lavoratori.
I regolamenti sulla sicurezza sono una bella cosa però vanno applicati
sempre senza deroghe, troppe volte sentiamo "va be’ per questa volta….",
tutto va bene finché non succede niente e poi?
Poi muore qualcuno e tutti pronti a sposare la causa della sicurezza, ma
solo a parole, fatti se ne vedono pochi e chi lavora in porto come noi sa
che è solo questione di tempo, che presto o tardi un lavoratore pagherà
dazio sacrificato sull’altare del profitto.

Cobas "Santa Barbara" 349 33 20 447
Confederazione Cobas - Genova 338 25 94 023

Anonimo ha detto...

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02650
presentata da ANTONINO LO PRESTI mercoledì 10 aprile 2002 nella seduta n.128

LO PRESTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

nella scorsa legislatura è stata presentata l'interrogazione 5-06839 del 13 ottobre 1999 con la quale si chiedeva quali iniziative il Ministero dell'interno intendesse adottare per garantire la legalità e la trasparenza dell'attività amministrativa del comune di Isola delle Femmine in provincia di Palermo, con specifico riferimento al pericolo di infiltrazioni nell'ambito della municipalità;

nessuna risposta è mai pervenuta;

le questioni denunciate con quell'atto riguardavano la presenza della giunta comunale di Isola delle Femmine di un assessore, cognato di un presunto boss mafioso, tale Pietro Bruno, nei confronti del quale di recente la Corte d'Appello di Palermo ha confermato la condanna penale (Giornale di Sicilia, del 16 marzo 2002);

l'assessore in questione, ingegnere Rocco Raffa, si è dimesso dopo l'arresto del cognato, ma risulta all'interrogante che continui ancora a frequentare il municipio;

di recente il sindaco di Isola delle Femmine, Stefano Bologna, è stato condannato a dieci mesi di reclusione per il reato d'abuso d'ufficio (Giornale di Sicilia del 15 marzo 2002) -:

se, a seguito di fatti accaduti nel luglio del 1999 e di quelli verificatisi nel marzo del 2002 l'amministrazione dell'interno abbia svolto attività ispettive sul comune di Isola delle Femmine;

quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato in merito alla condanna di primo grado, subita dal sindaco di Isola delle Femmine per garantire la legalità e trasparenza dell'attività amministrativa del comune ed ovviare al pericolo di un aggravamento della crisi di credibilità dell'istituzione locale e di infiltrazioni illecite nell'ambito della municipalità.(4-02650)

Palermo l’omissione posta in essere dal
sindaco del comune in ordine al rilascio
dell’illegittima autorizzazione edilizia ex
articolo 13, legge n. 47 del 1985, protocollo
n. 827/Cc del 20 maggio 1999 (all’ex
vice sindaco, oggi presidente del consiglio
comunale) in assenza di N.O. della Soprintendenza
ai beni culturali ed ambientali
di Palermo ed il cui carteggio e` gia` in
possesso della Prefettura;
sempre il gruppo consiliare « Nuova
Torre » con lettera datata 6 giugno 2002
ha ancora trasmesso, al prefetto di Palermo,
il prospetto di n. 10 concessioni
edilizie rilasciate, in costante violazione
delle norme vigenti in materia, in favore di
assessori, componenti o parenti dell’attuale
maggioranza consiliare;
al prospetto citato e` possibile evincere
il rilascio della concessione edilizia
n. 21 del 2001 del 14 maggio 2001 ai
signori Puccio Rosaria Maria, Domenica e
Salvatore, con istanza presentata, dal dichiarato
procuratore Pomiero Giuseppe, e
dalla concessione edilizia n. 13 del 2000
del 7 giugno 2000 alla signora Cataldo
Rosaria, ma i relativi provvedimenti della
Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali
e del Genio Civile sono intestati a
Pomiero Giuseppe;
Atti Parlamentari — 5001 — Camera dei Deputati
XIV LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 19 LUGLIO 2002
i nomi di Pomiero Giuseppe, cosı`
come quello del citato boss Pietro Bruno,
risultano tra i soggetti economici ai quali
e` stata effettuata la confisca di beni illeciti,
il cui elenco generale e` stato allegato alla
relazione della Commissione Parlamentare
sul fenomeno della Mafia nella IX legislatura
presentata alla Presidenza delle Camere
il 16 aprile 1985 –:
se, verificate le gravi notizie esposte
dall’interrogante, non ritengano necessario
ed urgente avviare le procedure per lo
scioglimento del consiglio comunale di
Isola delle Femmine.

Atti Parlamentari — 5001 — Camera dei Deputati
XIV LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 19 LUGLIO 2002

ANGELA NAPOLI. — Al Ministro dell’interno,
al Ministro della giustizia. — Per
sapere – premesso che:
fin dal 1999 parlamentari di Alleanza
Nazionale hanno presentato atti ispettivi
per richiedere interventi adeguati al ripristino
della legalita` , contro le infiltrazioni
mafiose, presso amministrazione comunale
di Isola delle Femmine;
nonostante fin dal giugno del 2000,
dopo particolari indagini, siano stati comprovati
rapporti di parentela e di amicizia
tra amministratori del comune in questione
ed esponenti della criminalita` organizzata
del luogo, il prefetto di Palermo
non ha inteso disporre l’accesso previsto
dal decreto ministeriale del 23 dicembre
1992;
con lettera datata 13 settembre 2001
l’Associazione « Nuova Torre », rappresentata
nel consiglio comunale di Isola delle
Femmine, ha ribadito, al Ministro dell’interno
pro-tempore le denunzie contenute
nelle interrogazioni parlamentari presentate
da altri deputati di Alleanza Nazionale,
dando notizia di appoggi malavitosi
profusi nei confronti dell’attuale sindaco
durante le ultime elezioni amministrative
del 24 giugno 2001;
va ricordato che nella giunta comunale
di quel comune c’e` stato, con delega
ai lavori pubblici, il cognato di un noto
personaggio arrestato con l’imputazione di
associazione mafiosa nel contesto di una
indagine volta a ricostruire la nuova
mappa delle cosche palermitane;
sembrerebbe che parenti dell’assessore
in questione, poi dimessosi, e del
presunto boss Pietro Bruno, individuato
dagli inquirenti come capo zona di fiducia
del boss superlatitante Bernardo Provenzano,
dirigano presso il comune di Isola
delle Femmine gli uffici anagrafe, elettorale,
leva e segreteria, il che agevolerebbe
l’assessore dimissionario ed il presunto
boss mafioso ad acquisire ruoli preponderanti
nella trattazione d’affari politiche
edilizie;
con lettera datata 8 gennaio 2002, il
gruppo consiliare « Nuova Torre » di Isola
delle Femmine ha segnalato al prefetto di
Palermo l’omissione posta in essere dal
sindaco del comune in ordine al rilascio
dell’illegittima autorizzazione edilizia ex
articolo 13, legge n. 47 del 1985, protocollo
n. 827/Cc del 20 maggio 1999 (all’ex
vice sindaco, oggi presidente del consiglio
comunale) in assenza di N.O. della Soprintendenza
ai beni culturali ed ambientali
di Palermo ed il cui carteggio e` gia` in
possesso della Prefettura;
sempre il gruppo consiliare « Nuova
Torre » con lettera datata 6 giugno 2002
ha ancora trasmesso, al prefetto di Palermo,
il prospetto di n. 10 concessioni
edilizie rilasciate, in costante violazione
delle norme vigenti in materia, in favore di
assessori, componenti o parenti dell’attuale
maggioranza consiliare;
al prospetto citato e` possibile evincere
il rilascio della concessione edilizia
n. 21 del 2001 del 14 maggio 2001 ai
signori Puccio Rosaria Maria, Domenica e
Salvatore, con istanza presentata, dal dichiarato
procuratore Pomiero Giuseppe, e
dalla concessione edilizia n. 13 del 2000
del 7 giugno 2000 alla signora Cataldo
Rosaria, ma i relativi provvedimenti della
Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali
e del Genio Civile sono intestati a
Pomiero Giuseppe; i nomi di Pomiero Giuseppe, cosı`
come quello del citato boss Pietro Bruno,
risultano tra i soggetti economici ai quali
e` stata effettuata la confisca di beni illeciti,
il cui elenco generale e` stato allegato alla
relazione della Commissione Parlamentare
sul fenomeno della Mafia nella IX legislatura
presentata alla Presidenza delle Camere
il 16 aprile 1985 –:
se, verificate le gravi notizie esposte
dall’interrogante, non ritengano necessario
ed urgente avviare le procedure per lo
scioglimento del consiglio comunale di
Isola delle Femmine. (4-03570)




XIV LEGISLATURA Ñ ALLEGATO B AI RESOCONTI Ñ SEDUTA DEL 10 APRILE 2002

LO PRESTI. Ñ Al Ministro dellÕinterno.
Per sapere Ð premesso che:
nella scorsa legislatura e` stata presentata
lÕinterrogazione 5-06839 del 13
ottobre 1999 con la quale si chiedeva quali
iniziative il Ministero dellÕinterno intendesse
adottare per garantire la legalita` e la
trasparenza dellÕattivita` amministrativa del
comune di Isola delle Femmine in provincia
di Palermo, con specifico riferimento
al pericolo di infiltrazioni nellÕambito della
municipalita`;
nessuna risposta e` mai pervenuta;
le questioni denunciate con quellÕatto
riguardavano la presenza della giunta comunale
di Isola delle Femmine di un assessore,
cognato di un presunto boss mafioso,
tale Pietro Bruno, nei confronti del quale di
recente la Corte dÕAppello di Palermo ha
confermato la condanna penale (Giornale
di Sicilia, del 16 marzo 2002);
lÕassessore in questione, ingegnere
Rocco Raffa, si e` dimesso dopo lÕarresto del
cognato, ma risulta allÕinterrogante che
continui ancora a frequentare il municipio;
di recente il sindaco di Isola delle
Femmine, Stefano Bologna, e` stato condannato
a dieci mesi di reclusione per il
reato dÕabuso dÕufficio (Giornale di Sicilia
del 15 marzo 2002) Ð:
se, a seguito di fatti accaduti nel
luglio del 1999 e di quelli verificatisi nel
marzo del 2002 lÕamministrazione dellÕinterno
abbia svolto attivita` ispettive sul
comune di Isola delle Femmine;
quali iniziative intenda adottare il
Ministro interrogato in merito alla condanna
di primo grado, subita dal sindaco
di Isola delle Femmine per garantire la
legalita` e trasparenza dellÕattivita` amministrativa
del comune ed ovviare al pericolo
di un aggravamento della crisi di
credibilita` dellÕistituzione locale e di infiltrazioni
illecite nellÕambito della municipalita`
. (4-02650)