Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

giovedì, dicembre 06, 2007

SENTENZA TRIBUNALE:ILLEGITTIMO LICENZIAMENTO ARCH ALBERT

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NON ABBIAMO POTERI DI VEGGENZA, I NOMI DEI PROMOSSI SONO A NOI
NOTI
SONO SOLO "CRONACHE DI PROMOZIONI
ANNUNCIATE"


(il merito? controllare un buon pacchetto di voti)








ERA IL GENNAIO 2006 QUANDO PONZIO PILATO EBBE A DIRGLI
"Ricordi chi ti e' stato vicino in quell'antipatica vicenda con l'arch Albert?..."







Si in effetti era proprio antipatica quella vicenda:


si trattava di mettere a punto un piano, mettere in atto dei comportamenti che portassero a emarginare ad isolare a spersonalizzare la PERSONA ALBERT.
Si era proprio antipatica quella vicenda , ma soprattutto la vostra ferrea volontà di annientare la PERSONA che in quel momento si chiamava ALBERT. Dopo privato dell'ufficio, della scrivania, il non affidargli alcun carico di lavoro, siete riusciti a portare la persona/dipendente ALBERT ad umiliarsi: passare al mattino dalla portineria del Comune, bollare la cartolina e girare in lungo e in largo il paese, sino alla fine della giornata lavorativa, tornare e bollare il cartellino di presenza.

Così tutti i giorni e da diversi anni! UMILIANTE non trovate? Era questo forse il Vostro obiettivo?

Di tutto ciò eravate a conoscenza, anzi come dice il nostro Ponzio Pilato:

"si stavano vicini".

Forse speravate in cuor Vostro in un gesto inconsulto da parte della PERSONA Albert?
La PERSONA Abert ha avuto la forza e lo spirito di RESISTERE e difendere la Sua dignita' umana.
Ci si chiede come mai questo accanimento? La relazione dell'ispettore dell'Assessorato Enti Locali ci dice:" Dagli atti esaminati si evidenziano diverse irregolarità aministrative riferite in massima parte ad inadempienze del Sindaco nell'espletamento del mandato.
Le inadempienze sono ascrivibili in ordine all'abusivismo edilizio e più precisamente si è accertato che alcune Ordinanze Sindacale emesse, sebbene di fatto trasmesse all'A.G. non risultano parimenti eseguite.
Nessun provvedimento di demolizione, infatti, è stato eseguito dall'A.C. ancorchè trattasi per alcune di violazioni ultronee alla facoltà concessa dalla L.R. 17/94 del diritto di abitazione e dalle leggi nazionale nell'anno 1994.
Tant'è che alle ordinanze di ingiunzione a demolire ed al successivo accertamento dell'inottemperanza non ha mai fatto seguito nè l'acquisizione al patrimonio comunale nè la demolizione delle opere abusive.
Presupposto fondamentale è la redazione del tipo di frazionamento al cui compito l'U.T.C. non è stato in grado di provvedere, nè l'A.C. ha ritenuto di affidare l'incarico a professionisti esterni.
In definitiva gli atti che concretizzerebbero le violazioni di legge sono quelli richiamati nelle singole pratiche.
Di seguito si elencano le inadempienze riscontrate:
-Responsabilità del Sindaco in merito agli omessi provvedimenti conseguenziali alla Ordinanza di Demolizione n 43/96 in caso di giudizio negativo da parte del T.A.R.
-responsabilità del Sindaco in ordine al rilascio di certificati di Abitabilità e/o Agibilità ave gli stessi risultino rilasciati in assenza della prescritta Concessione Edilizia di variante nonchè alla cessione di opere di urbanizzazione -sarebbe opportuno, pertanto richiedere gli atti sequestrati dalla A.G.....(Atto Ispettivo pagina 29 prot n 444 Assessorato Enti Locali Palermo 26.10.1997)

Si può dire che la "vicenda antipatica" in realtà risulta essere stata alquanto SQUALLIDA.
Questo dimostra, qualora ve ne fosse ancora la necessità, del prevalere degli interessi personali di famiglia o di bottega, sul rispetto delle regole, delle leggi della trasparenza della legalità, del rispetto della PERSONA e della dignità umana.



ATTO PRIMO


.......All’udienza di discussione del 20 settembre 2007 ha pronunciato sentenza avente il seguente DISPOSITIVO Il Giudice, definitivamente pronunciando ed ogni altra domanda, eccezione e difesa rigettando, dichiara illegittimo il licenziamento intimato al ricorrente e, per l’effetto, ordina a parte convenuta di reintegrarlo nel posto di lavoro;
condanna, altresì, parte convenuta al risarcimento del danno subito dal ricorrente versandogli una indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dalla data del licenziamento all’effettiva reintegrazione, oltre al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali con la medesima decorrenza………


http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2007/10/pubblica-amministrazione-dipendenti.html#links


ATTO SECONDO

L’accusa di calunnia avanzata dall’ex sindaco Bologna, a carico dell’arch Albert è risultata infondata.
La Corte d’Appello ha ritenuto fondate e legittime le critiche rivolte dall’ex capo dell’ufficio tecnico addetto alle sanatorie del comune di Isola delle Femmine.
L’arch Albert si era rifiutato di emettere una serie e ben identificate concessioni edilizie in sanatoria, concessione che nonostante il parere negativo del funzionario il Comune, retto dall’allora sindaco Bologna, le aveva accordate ugualmente.
Su richiesta del funzionario Albert, l’assessorato Enti Locali aveva disposto degli accertamenti ispettivi, le cui risultanze sono state inviate al CO.RE.CO. Sez prov.le di Palermo, alla Prefettura di Palermo, all’Ass.to Reg.le Territorio Ambiente, alla Prefettura di Palermo oltre che alla Procura della Repubblica di Palermo. (Decreto 2195/VIII del 22.11.1996 ).
L’ipotesi di illegittimità, avanzata da Albert e confermata dall’ispettore dell’Assessorato Enti locali, si riferivano alle revoche dei cosiddetti rifiuti di concessione in sanatoria disposte dal Sindaco Bologna. Se da una parte siamo di fronte ad un funzionario che ritiene il suo operato legittimo e doveroso nell’interpretazione delle norme dal punto di vista tecnico, dall’altra abbiamo un Sindaco che si sente calunniato da questi comportamenti.
E’ probabile che l’esito della sentenza darà luogo ad un esame di legittimità di tutti gli atti denunciati dal funzionario confermati dagli accertamenti messi in atto dall’Assessorato Enti Locali.

SENTENZA LAVORO N 3185 CRON N 27153 F.A. 25.10.07

REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE DI PALERMO SEZ LAVORO
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL GIUDICE
Ha pronunciato la seguente SENTENZA
Nella causa civile iscritta al n 4131/2004 del ruolo generale affari civili contenziosi promossa in primo grado
Da
ALBERT Giovanni rappresentato e difeso dagli avv.ti Roberto Croce e Giuseppe mandalà ed selettivamente domiciliato in Palermo presso lo studio dei difensori, giusta procura a margine del ricorso
Ricorrente
Contro COMUNE di ISOLA DELLE FEMMINE in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv Santo Zanghì ed elettivamente domiciliato in Palermo presso lo studio del difesnsore;
resistente
OGGETTO: Impugnativa di licenziamento.
CONCLUSIONI DELLE PARTI: come da rispettivi atti difensivi.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso depositato il 7 ottobre 2004 il ricorrente in epigrafe indicata conveniva in giudizio il Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco pro tempore, esponendo di essere stato dipendente della amministrazione comunale convenuta dall’11.9.1987 sino al 2.3.2004, data in cui veniva licenziato con provvedimento espulsivo, emesso quale sanzione disciplinare comminata in relazione ai fatti già contestatigli con precedenti note dell’11.2.2004 e del 7.11.2003.
Tanto premesso, eccepiva l’illegittimità del provvedimento risolutorio per difetto della dedotta giusta causa e/o giustificato motivo soggettivo, che variamente argomentava; in particolare deduceva preliminarmente l’illegittimità della deliberazione di giunta per violazione dell’art 78 del D.Lgs 267/2000, nonché per intervenuta violazione dell’art 25 comma 3 ccnl autonomie locali, e concludeva chiedendo la condanna del Comune alla reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi dell’art 18 st. lav. e al risarcimento dei danni subiti, commisurati alle retribuzioni globali di fatto non percepite dalla data del licenziamento, così come previsto dall’art 18 comma 4 st. lav.Si costituiva in giudizio il Comune convenuto contestando la fondatezza delle domande e chiedendone il rigetto, sul presupposto della piena legittimità del licenziamento disciplinare comminato.
Senza alcuna istruzione, all’udienza del 20 settembre 2007, le parti discutevano, previo deposito di note difensive autorizzate, concludendo come in atti e la causa veniva decisa come da separato dispositivo di cui si dava immediata lettura ai sensi dell’art 429 comma 1 c.p.c.
MOTIVI DELLA DECISIONE
L’impugnativa di licenziamento appare fondata e, come tale, meritevole do accoglimento.
A tale proposito appare infatti corretta la preliminare censura sollevata da parte ricorrente ed inerente l’illegittimità della delibera n 34 del 2 marzo 2004, di adozione del licenziamento impugnato, in quanto adottata in violazione del disposto dell’art 78 D.Lgs 267/200 (testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali).
Detto articolo in materia di “doveri e condizione giuridica” degli amministratori locali, dispone al secondo comma che

“gli amministratori di cui all’art 77 comma secondo devono astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di deliberazioni riguardanti interessi propri o di loro parenti od affini sino al quarto grado”.

Tanto premesso in punto di normativa applicabile alla fattispecie, si osserva che la delibera di giunta comunale n 34 del 2 marzo 2004, di adozione della sanzione espulsiva proposta dal Direttore generale,, è stata adottata dalla giunta nella seguente composizione: Gaspare Portobello, Paolo Aiello, Salvatore Lucido (cfr doc 13del fascicolo di parte ricorrente).
Due dei predetti componenti, Lucido e Portobello, risultavano in precedenza indicati, peraltro dall’odierno ricorrente, quali autori di abusi edilizi nelle note del 21.1.2003 e del 27.3.2003 indirizzate all’assessorato regionale Territorio e Ambiente (cfr doc 22 e 23 del fascicolo di parte ricorrente).
Appare pertanto evidente come dalla partecipazione dei due citati componenti (su tre dell’organo deliberante) emerge immediatamente la violazione del secondo comma dell’art 78 ult. Cit., atteso che la delibera adottata dall’organo in siffatta composizione collegiale aveva ad oggetto il licenziamento del ricorrente, responsabile dell’Ufficio Sanatoria del Comune nel cui ambito i due componenti avrebbero commesso gli abusi edilizi in precedenza denunciati.
Secondo il parere del decidente, la situazione per cui è causa, e verificatasi nei termini dianzi esposti, va a configurare, da un punto di vista oggettivo una palese ipotesi di interesse proprio dell’amministratore che ha partecipato alla decisione, a nulla rilevando il concreto contributo all’esito finale della deliberazione, apparendo di per sé astrattamente inidonea a garantire l’imprescindibile requisito dell’imparzialità nell’iter decisionale posto a fondamento della deliberazione di giunta, e per tutelare il quale è stato previsto dall’art 78 comma 2 del D.Lgs 267/200 un preciso obbligo astensione in capo agli amministratori.
Pertanto, vertendosi in ipotesi di interesse proprio di due dei tre amministratori i quali, pur se avevano l’obbligo di astenersi, hanno partecipato alla deliberazione (avente ad oggetto il licenziamento del ricorrente), che di fatto ha disposto il provvedimento recessivo impugnato, detta delibera risulta conseguentemente invalida in quanto emessa in violazione del secondo comma dell’art 78 ult cit.
All’invalidità della delibera, come sopra acclarata, segue l’illegittimità del licenziamento dalla stessa statuito.
Ogni altra questione, pure agitata in relazione ad ulteriori profili di invalidità del provvedimento recessivo impugnato, appare superata.
Il disposto dell’art 51 secondo comma del decreto legislativo 165/2001, secondo cui la legge 300/1970 si applica alle pubbliche amministrazioni a prescindere dal numero dei dipendenti, impone, quale conseguenza della declaratoria di illegittimità del licenziamento., l’ordine all’amministrazione convenuta, ai sensi dell’art 18 st. lav., di reintegrare il ricorrente nel posto di lavoro, oltre alla condanna al risarcimento del danno commisurato alla retribuzione globale di fatto dalla data del licenziamento sino all’effettiva reintegrazione, nonché al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali con medesima decorrenza.
Le spese di lite, liquidate come nel dettaglio del dispositivo anche in relazione a quelle della espletata fase cautelare, seguono la soccombenza.
Il Giudice, definitivamente pronunciando ed ogni altra domanda eccezione e difesa rigettando, dichiara illegittimo il licenziamento intimato al ricorrente e, per l’effetto, ordina a parte convenuta di reintegrarla nel posto di lavoro;
condanna, altresì, parte convenuta al risarcimento del danno subito dal ricorrente versandogli una indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dalla data del licenziamento all’effettiva reintegrazione, oltre al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali con la medesima decorrenza.
Condanna parte convenuta al pagamento, in favore del ricorrente, delle spese di lite della fase cautelare, che liquida in complessivi euro 1.500,00 di cui euro 800,00 per onorari, oltre I.V.A. e C.P.A. come per legge e rimborso forfetario sulle spese generali.
Condanna parte convenuta al pagamento, in favore del ricorrente, delle spese di lite della presente fase di merito, che liquida in complessivi euro 3.500,00 di cui euro 2.200,00 per onorari, oltre I.V.A. e C.P.A. come per legge e rimborso forfetario sulle spese generali.
Palermo 20 Settembre 2007 Minuta depositata il 27 settembre 2007
Il G.L. Paolo Farina
DEPOSITATO IN CANCELLERIA 25.10.2007


*DISPOSITIVO DELLA SENTENZA AVANTI ALLA IV SEZIONE CORTE DI APPELLO DI PALERMO 2 novembre 2007
STEFANO BOLOGNA/ARCH ALBERT GIOVANNI


UDIENZA 2 NOVEMBRE 2007
CAUSA A CARICO DI ALBERT GIOVANNI

Componenti il Collegio
dr Rosario Luzio Presidente
dr Renato Griòllo Consigliere
dr Gabriella Di Marco Consigliere

Conclusioni del P.M. dr Daniela Giglio

DISPOSITIVO DELLA SENTENZA

La Corte visti gli art 605 c.p.p., in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale in composizione monocratica di Palermo in data 15 dicembre 2003 nei confronti di ALBERT Giovanni, appellata dallo stesso, nonchè dal Pubblico Ministero e dalla parte civile assolve ALBERT Giovanni dall'imputazione di calunnia ascrittagli in epigrafe con riferimento agli esposti in data 6 giugno 1998, 25 luglio 1998, 27 luglio 1998 e 29 settembre 1998 nella parte relativa alla revoca dei dinieghi di concessione in sanatoria in favore di Cataldo Rosa Anna, Cataldo Grazia Vassallo Francesco Paolo, Monteleone Rita e Brucato Amedeo, perchè il fatto non costituisce reato, Conferma, nel resto, la sentenza impugnata rigettando gli effetti rispettivamente proposti dal Pubblico Ministero e dalla Parte Civile. Indica in giorni novanta il termine per il deposito della motivazione.
Palermo 2 novembre 2007
Il Presidente dr Rosario Luzio

SENTENZA





Comitato Cittadino per la difesa della DIGNITA' UMANA
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4 commenti:

Anonimo ha detto...

Leonardo Sciascia nel 1986 scriveva: " La campagna elettorale in Sicilia mi pare sia partita sul piede sbagliato: quando si vuole rinnovare, e si vuole rinnovamento, bisogna che siano nuovi gli uomini che si propongono. Questa è la terra in cui l'esperienza della storia si è coagulata nella sentenza che "'ncapu a lu re c'è lu vicirè", al di sopra del re c'è il vicerè...".

Anonimo ha detto...

Ieri sera una anomala scia di fumo nero si innalzava dall'Italcementi .
Io l'ho visto solo da lontano, ma una mia collega mi ha detto che il fumo partiva dalla base di una struttura (pare un camino, solo che il fumo usciva dalla parte sbagliata, da sotto, come se ci fosse un incendio alla base).
Sui giornali locali stamattina non c'è nulla (vabbè, può succedere: è successo ieri sera verso ora di cena).
Il problema è: come farò a fidarmi di quello che mi diranno? Magari, non sarà tutta una scusa per poter fare il famoso "ammodernamento" (=raddoppio della produzione)?
E' brutto vivere con il sospetto che la gente sia in mala fede, ma purtroppo sto imparando che - soprattutto quando circolano tanti soldi - la gente non guarda in faccia nulla e nessuno.

Anonimo ha detto...

Se è vero quello che voi dite che la licenza edilizia che è stat data alla Italcementi nel 2001, per costruire un deposito di carbone petcoke a cielo aperto, se come dicevo la licenza edlizia è illegittima perchè costruito su verde agricolo, perchè il PROFESSORE PORTOBELLO che è nostro Sindaco ed è contro l'ex sindaco Bologna, non revoca la licenza? Forse sotto sotto è responsabile anche LUI?

Anonimo ha detto...

Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 698 del 21/3/2000

ANTONINO LO PRESTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, non intendo riaprire l'interessantissimo dibattito che si è articolato poco fa, tuttavia, a proposito del ruolo e del potere dei parlamentari, nel sollecitare la risposta ad alcune interrogazioni, devo registrare come su tale fronte siamo davvero senza alcuna possibilità di incidere per avere risposte da parte del Governo a quesiti che, spesso, sono importanti e interessanti. I miei cahiers de doléances riguardano tutte le interrogazioni alle quali non è stata data risposta da parte del Governo, ma mi limiterò, in questa sede, a segnalarne un paio che ritengo importanti soprattutto per le gravi implicazioni di alcuni fatti da me denunciati.
La prima delle suddette interrogazioni per la quale chiedo al Governo una puntuale risposta, ancor più necessaria dopo quanto è accaduto al proposito in alcuni consigli comunali di paesi della provincia di Palermo sciolti per presunte infiltrazioni mafiose, è la n. 5-06829 del 12 ottobre 1999. Nella stessa ho chiesto notizie e chiarimenti in ordine ad una situazione verificatasi nel comune di Isola delle Femmine, nel quale la prefettura non è intervenuta benché fosse a conoscenza da diversi mesi dell'arresto di un noto personaggio mafioso e del legame di parentela dello stesso con uno degli amministratori del comune. Soltanto dopo che il sottoscritto ha scoperto la parentela ed ha presentato l'interrogazione, l'amministratore ha fatto fagotto e si è dimesso. Alla luce di quanto è accaduto in provincia di Palermo, anche in altri comuni dove i consigli comunali sono stati sciolti con una rapidità impressionante - e dove peraltro è stato successivamente dimostrato che le condizioni e i presupposti per arrivare allo scioglimento di almeno uno dei suddetti comuni (quello di Ficarazzi) erano falsi -, desidero capire con quale metro la prefettura di Palermo giudichi se un comune sia degno di attenzione per sospette infiltrazioni mafiose mentre un altro no.
Signor Presidente, chiedo al Presidente della Camera dei deputati di sollecitare il Governo a rispondere alla suddetta interrogazione. Non è possibile, infatti, che per ogni questione di tale importanza un deputato debba attrezzarsi per presentare interpellanze urgenti, con il limite di una al mese, raccogliere le firme di 30 colleghi e quindi rinviare sine die le risposte a quesiti molto significativi e importanti.
Cosa intende fare il ministro dell'interno? Si tratta di un'interrogazione per la quale chiedo una risposta in Commissione. Il ministro dell'interno intende fornirmi tale risposta? Vuole chiarire perché la prefettura non sia ancora intervenuta per il comune di Isola delle Femmine, nonostante la dimostrazione, anche attraverso le dimissioni dell'amministratore, del collegamento della stessa con la mafia. È vero o non è vero - aggiungo questa domanda a quella formulata nell'interrogazione - che ancora oggi i carabinieri di Isola delle Femmine inviano costanti rapporti alla prefettura, affermando che l'amministratore che si è dimesso, perché indicato come parente di un noto boss mafioso, continua a salire e scendere le scale del comune e a frequentarlo e che,
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nonostante i carabinieri abbiano sottolineato tutto ciò al prefetto, quest'ultimo non interviene?
Prego, quindi, la Presidenza della Camera di intervenire presso il Ministero dell'interno perché dia una risposta a questa interrogazione, nonché ad un'altra ancora precedente, del 23 febbraio 1999, che riguarda le indagini che la magistratura ha avviato a Palermo su presunti voti di scambio nelle elezioni comunali del 1997. I giornali ne hanno parlato, la magistratura indaga: io ho chiesto al ministro della giustizia di capire a che punto sono le indagini, ma dal febbraio 1999 è calato un velo di silenzio su quella vicenda.
Voglio sapere dal ministro della giustizia a che punto sono le indagini sull'utilizzo dei voti di scambio di cui è stata accusata una parte della maggioranza che in questo momento governa il comune di Palermo ed addirittura il sindaco in carica.
Chiedo al Presidente della Camera di intervenire presso i ministri competenti perché venga data risposta a queste domande. Noi vogliamo sapere a che punto sono le indagini sull'utilizzo dei voti di scambio nelle elezioni amministrative del 1997, di cui è stato accusato il sindaco di Palermo. Quest'ultima interrogazione, riguardante i voti di scambio, è la numero 3-03652 del 23 febbraio 1999.
PRESIDENTE. La Presidenza si farà carico di sollecitare il Governo.
Atti Parlamentari — 5001 — Camera dei Deputati XIV LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 19 LUGLIO 2002
ANGELA NAPOLI. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: fin dal 1999 parlamentari di Alleanza Nazionale hanno presentato atti ispettivi per richiedere interventi adeguati al ripristino della legalita` , contro le infiltrazioni mafiose, presso amministrazione comunale di Isola delle Femmine; nonostante fin dal giugno del 2000, dopo particolari indagini, siano stati comprovati rapporti di parentela e di amicizia tra amministratori del comune in questione ed esponenti della criminalita` organizzata del luogo, il prefetto di Palermo non ha inteso disporre l’accesso previsto dal decreto ministeriale del 23 dicembre 1992; con lettera datata 13 settembre 2001 l’Associazione « Nuova Torre », rappresentata nel consiglio comunale di Isola delle Femmine, ha ribadito, al Ministro dell’interno pro-tempore le denunzie contenute nelle interrogazioni parlamentari presentate da altri deputati di Alleanza Nazionale, dando notizia di appoggi malavitosi profusi nei confronti dell’attuale sindaco durante le ultime elezioni amministrative del 24 giugno 2001; va ricordato che nella giunta comunale di quel comune c’e` stato, con delega ai lavori pubblici, il cognato di un noto personaggio arrestato con l’imputazione di associazione mafiosa nel contesto di una indagine volta a ricostruire la nuova mappa delle cosche palermitane; sembrerebbe che parenti dell’assessore in questione, poi dimessosi, e del presunto boss Pietro Bruno, individuato dagli inquirenti come capo zona di fiducia del boss superlatitante Bernardo Provenzano, dirigano presso il comune di Isola delle Femmine gli uffici anagrafe, elettorale, leva e segreteria, il che agevolerebbe l’assessore dimissionario ed il presunto boss mafioso ad acquisire ruoli preponderanti nella trattazione d’affari politiche edilizie; con lettera datata 8 gennaio 2002, il gruppo consiliare « Nuova Torre » di Isola delle Femmine ha segnalato al prefetto di Palermo l’omissione posta in essere dal sindaco del comune in ordine al rilascio dell’illegittima autorizzazione edilizia ex articolo 13, legge n. 47 del 1985, protocollo n. 827/Cc del 20 maggio 1999 (all’ex vice sindaco, oggi presidente del consiglio comunale) in assenza di N.O. della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Palermo ed il cui carteggio e` gia` in possesso della Prefettura; sempre il gruppo consiliare « Nuova Torre » con lettera datata 6 giugno 2002 ha ancora trasmesso, al prefetto di Palermo, il prospetto di n. 10 concessioni edilizie rilasciate, in costante violazione delle norme vigenti in materia, in favore di assessori, componenti o parenti dell’attuale maggioranza consiliare; al prospetto citato e` possibile evincere il rilascio della concessione edilizia n. 21 del 2001 del 14 maggio 2001 ai signori Puccio Rosaria Maria, Domenica e Salvatore, con istanza presentata, dal dichiarato procuratore Pomiero Giuseppe, e dalla concessione edilizia n. 13 del 2000 del 7 giugno 2000 alla signora Cataldo Rosaria, ma i relativi provvedimenti della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali e del Genio Civile sono intestati a Pomiero Giuseppe; i nomi di Pomiero Giuseppe, cosı` come quello del citato boss Pietro Bruno, risultano tra i soggetti economici ai quali e` stata effettuata la confisca di beni illeciti, il cui elenco generale e` stato allegato alla relazione della Commissione Parlamentare sul fenomeno della Mafia nella IX legislatura presentata alla Presidenza delle Camere il 16 aprile 1985 –: se, verificate le gravi notizie esposte dall’interrogante, non ritengano necessario ed urgente avviare le procedure per lo scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine. (4-03570)
XIV LEGISLATURA Ñ ALLEGATO B AI RESOCONTI Ñ SEDUTA DEL 10 APRILE 2002
LO PRESTI. Al Ministro dell’interno. Per sapere premesso che: nella scorsa legislatura e` stata presentata lÕinterrogazione 5-06839 del 13 ottobre 1999 con la quale si chiedeva quali iniziative il Ministero dellÕinterno intendesse adottare per garantire la legalita` e la trasparenza dellÕattivita` amministrativa del comune di Isola delle Femmine in provincia di Palermo, con specifico riferimento al pericolo di infiltrazioni nellÕambito della municipalita`; nessuna risposta e` mai pervenuta; le questioni denunciate con quell’ atto riguardavano la presenza della giunta comunale di Isola delle Femmine di un assessore, cognato di un presunto boss mafioso, tale Pietro Bruno, nei confronti del quale di recente la Corte dÕAppello di Palermo ha confermato la condanna penale (Giornale di Sicilia, del 16 marzo 2002); l’assessore in questione, ingegnere Rocco Raffa, si e` dimesso dopo l’arresto del cognato, ma risulta allÕinterrogante che continui ancora a frequentare il municipio; di recente il sindaco di Isola delle Femmine, Stefano Bologna, e` stato condannato a dieci mesi di reclusione per il reato dÕabuso d’ufficio (Giornale di Sicilia del 15 marzo 2002) : se, a seguito di fatti accaduti nel luglio del 1999 e di quelli verificatisi nel marzo del 2002 l’amministrazione dellÕinterno abbia svolto attivita` ispettive sul comune di Isola delle Femmine; quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato in merito alla condanna di primo grado, subita dal sindaco di Isola delle Femmine per garantire la legalita` e trasparenza dell’attivita` amministrativa del comune ed ovviare al pericolo di un aggravamento della crisi di credibilita` dell’istituzione locale e di infiltrazioni illecite nell’ambito della municipalita` . (4-02650)
OPERE ABUSIVE REALIZZATE SU UN’AREA RICADENTE NELLA FASCIA DI RISPETTO CIMITERIALE DELLA SIGNORA CATALDO LAURA.
Si tratta di costruzioni abusive ricadenti in area cimiteriale (pertanto non sanabile) per le quali, nonostante le risultanze dell’aerofotogrammetria, le quali escludono che le opere siano state realizzate prima del 1942, la Ditta aveva ottenuto la revoca del sequestro preventivo disposto dall’A.G.
Ordinanza 4 maggio 1996 il Giudice Montalbano Giacomo con cui si disponeva il dissequestro
Degli immobili.
L’esame comparato dello stralcio aerofotogrammetrico scala 1:200 effettuato il 31. ottobre 1992 con lo stralcio aerofotogrammetrico effettuato nel 1981 mette in luce che in entrambi i rilievi non risultano posizionate le costruzione in questione.
Ne consegue che il Giudice Montalbano Giacomo ha emesso l’ordinanza di dissequestro sulla scorta di dichiarazioni verosimilmente mendaci da parte della ditta alla quale vanno imputate le responsabilità di cui all’art 4 della legge n 15/68.
Le costruzioni non sono sanabili in quanto le stesse ricadono in area di rispetto cimiteriale, fascia di rispetto costiero e sede stradale; conseguentemente è applicabile la normativa ex L.R. n 7 del 29.2.80 e successiva circolare n 2dell’assessorato reg.le ter. Ambiente sulla inammissibilità della sanatoria e conseguentemente sul successivo rilascio della concessione edilizia.
La nota prot del maggio 1996 del Sindaco chiede “di conoscere se per le opere in questione sia stata presentata istanza di condono..” forse dimenticando o ignorando la nota del responsabile del procedimento 3581 del 1996 “la non sanabilità dlle opere di cui la ditta aveva presentato istanza di condono edilizio.

ISOLA Blitz dei Cc al Comune

SANATORIE EDILIZIE E ASSETTO URBANISTICO SEQUESTRATI ATTI

Isola delle Femmine I carabinieri della polizia giudiziaria, su mandato del sostituto procuratore Nicola Aiello, hanno sequestrato decine di fascicoli riguardanti sanatorie edilizie e assetto urbanistico.
Si è così arrivati ad una svolta, dopo un braccio di ferro tra l’amministrazione comunale del sindaco Stefano Bologna Stefano Bologna Stefano Bologna e il responsabile dell’ufficio sanatoria, architetto Giovanni Albert, a cui l’amministrazione comunale addebitava responsabilità in merito alla scarsa produttività dell’ufficio.
Albert ha risposto con un esposto inviato all’assessorato regionale Territorio, denunciando presunti interessi di amministratori comunale. L’ispettore inviato dalla Regione gli avrebbe dato ragione.
La vicenda di Isola è simile a quella di altre undici amministrazioni comunali, quasi tutte della fascia costiera, e su undici (7 dell’Ulivo e 4 del Polo) esisterebbero all’assessorato regionale documenti ispettivi dello stesso tenore, che riguardano soprattutto le zone di inedificabilità assoluta, dove da tempo si doveva procedere alle demolizioni.
Solo a Carini, che non è tra i comuni oggetto di ispezione, ci sono 571 fabbricati nella fascia dei 150 metri, e secondo il consigliere Nicastri (Ccd) sono tutti da demolire.
E non solo non si è fatto nulla, ma si sarebbe continuato a rilasciare certificati di destinazione urbanistica senza cenno alla situazione.
Della vicenda si è recentemente interessato a Palermo un convegno di notai, i quali hanno segnalato di avere effettuato tanti trasferimenti di proprietà che ora risultano nulli.
Enrico Somma “Las Sicilia”
1 giugno 1997