Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

domenica, maggio 27, 2012

"S" maggio 2012 L'ISPEZIONE A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO

Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”

Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo


Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti  è puramente casuale !!!!!!!!!!!!


“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in  superficie “




Fonte http://www.livesicilia.it
Autore Riccardo Lo Verso

 

martedì, maggio 22, 2012

BRONTOLO Tina Montinaro : “la mafia a Isola delle Femmine è sempre esistita” BRONTOLO Tina Montinaro : “la mafia a Isola delle Femmine è sempre esistita”




Il PROFESSORE. “ la notizia mi è arrivata come un fulmine a ciel sereno “

CERTO E’ COMPRENSIBILE Si fa fatica a “leggere” i fatti ciò che ci circonda quello che avviene, si fa fatica ad osservare ed interpretare la realtà, quando in genere si è occupati a fare altro……….

SUCCEDE che due imprenditori scompaiano da Isola delle Femmine e non ne sappia più nulla.
SUCCEDE  che ad Isola delle Femmine in vari blitz dei Carabinieri e della Guardia di Finanza siano sequestrati beni appartenenti a famiglie mafiose
SUCCEDE  che il territorio d’Isola delle Femmine veda la presenza di mafiosi arrestati nell’operazione ADDIO PIZZO 5
SUCCEDE  che le elezioni amministrative del 2009 per Sua stessa ammissione siano inquinate per intervento della mafia.   Lei si era accorto di ciò vedasi delibera 52 dell’anno 2009.
SUCCEDE  che l’intero territorio di Isola delle Femmine sia in pratica massacrato dalla continua cementificazione
SUCCEDE  che l’intero territorio di Isola delle Femmine per una buona metà della Sua Sindacatura sia stato letteralmente ricoperto di MUNNEZZA
SUCCEDE   Isola delle Femmine non sia mai caduta cosi in basso!
SUCCEDE  per salvaguardare la democrazia la partecipazione, la legalità e la trasparenza nella gestione della Cosa Pubblica debba intervenire una Commissione Governativa

SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE! SUCCEDE!

Lei  " come un fulmine a ciel sereno " Ci chiediamo se effettivamente Lei si rende conto di ciò che proferisce.

TINA MONTINARO,  che la realtà riesce a leggerla molto bene se non altro per i suoi trascorsi,  informa il PROFESSORE che “ La mafia a Isola delle Femmine è sempre esistita, diciamo la verità, non è del tutto INEDITO ma le infiltrazioni mafiose sul territorio di Isola delle Femmine ci stanno da sempre, diciamo la verità, ci stanno da SEMPRE se no  insomma manco le stragi facevano NO! Dico  questo,  insomma QUI nessuno è CRETINO”

Un suggerimento per il Consigliere di MAGGIORANZA dichiaratosi egli stesso presidio della legalita’ a Isola delle Femmine

RIFLETTA BENE sulle parole della Tina. Le saranno di conforto e di sostegno per   DIMETTERSI IMMEDIATAMENTE come aveva promesso “….. NEL MOMENTO IN CUI MI RENDESSI CONTO CHE…”

n.b. Suggerisca al PROFESSORE di seguirla IMMEDIATAMENTE

Questo naturalmente in sintonia per quanto avete sempre AFFERMATO: 

"Noi amiamo Isola delle Femmine"




Noi e la paura, lettera a Giovanni Falcone

Noi e la paura, lettera a Giovanni Falcone

Tostato da
“Mi rimane comunque una buona dose di scetticismo, non però alla maniera di Leonardo Sciascia, che sentiva il bisogno di Stato, ma nello Stato non aveva fiducia. Il mio scetticismo, piuttosto che una diffidenza sospettosa, è quel dubbio metodico che finisce col rinsaldare le convinzioni. Io credo nello Stato, e ritengo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di Stato come valore interiorizzato, a generare quelle distorsioni presenti nell’animo siciliano: il dualismo tra società e Stato; il ripiegamento sulla famiglia, sul gruppo, sul clan; la ricerca di un alibi che permetta a ciascuno di vivere e lavorare in perfetta anomia, senza alcun riferimento a regole di vita collettiva. Che cosa se non il miscuglio di anomia e di violenza primitiva è all’origine della mafia? Quella mafia che essenzialmente, a pensarci bene, non è altro che espressione di un bisogno di ordine e quindi di Stato. E’ il mio scetticismo una specie di autodifesa? Tutte le volte che istintivamente diffido di qualcuno, le mie preoccupazioni trovano conferma negli eventi. Consapevole della malvagità e dell’astuzia di gran parte dei miei simili, li osservo, li analizzo e cerco di prevenirne i colpi bassi.”

(Giovanni Falcone)


Giovanni non mi piace festeggiare i compleanni, non mi piace perché credo che ogni giorno abbiamo la possibilità di rinascere nelle azioni che compiamo. Tuttavia oggi è il giorno in cui sei nato, chissà quali pensieri e quali progetti avevano su di te i tuoi genitori. Oggi più degli altri giorni siamo noi e la paura.
Scriverti una lettera fa un certo effetto, d’altronde fai parte dell’Aldilà e credimi è molto più semplice pensarti piuttosto che scrivere nero su bianco le proprie emozioni, ma questo è un atto dovuto per non dimenticare chi sei stato, per impedire ad altri di dimenticarti.

Oggi saresti l’uomo che potrebbe capirmi più di chiunque altro, sei per me un secondo padre, il padre del mio carattere, delle mie paure e della forza che ogni giorno mi impongo per non cedere ai timori.

Siamo noi e la paura, perché ho paura di questo Paese, ho paura che la mafia sia più forte di noi, che sia riuscita a superare di nuovo lo Stato come tu stesso temevi:

“La mia più grande preoccupazione è che la mafia riesca sempre a mantenere un vantaggio su di noi”.

Ho paura perché vedo uno Stato diviso in due, da una parte lo Stato in cui credo, quello interiorizzato, lo Stato inteso come valore di ogni singolo cittadino, dall’altra lo Stato massone, politico ed affarista senza scrupoli, pronto a scendere a patti con la mafia per il proprio tornaconto.
Fra cinque giorni milioni di persone ti ricorderanno ecco anche questo mi fa paura. Ho paura perché in questo Paese le persone vengono ricordate solo quando ricorre l’anniversario della loro morte il resto del tempo sono come entità che vengono menzionate da pochi, da poche persone che sentono il vuoto costante lasciato da chi non c’è più. Io il 23 maggio starò a casa, sarà per me un giorno di lutto ed io reagisco al lutto chiudendomi in me stessa. Se qualcosa esiste, se esiste un luogo in cui tu continui a vivere sai anche che ti penso ogni giorno, che le mie azioni, i miei sentimenti, la mia mente sono figli del tuo esistere. Sai c’è qualcosa che sento manca spesso la forza di lasciarsi andare ai sentimenti per capirli. Io ho imparato con te a non fidarmi di nessuno eppure a stimare tutti, ho imparato con te che un sorriso non costa nulla ma che davanti ad un compito bisogna andare seri, preparati e ligi al dovere.

Mi manchi Giovanni.

Manchi al mio respiro che si assenta quando ti penso, manchi al mio sguardo che non ti ha mai potuto vedere dal vivo, manchi alla mia passione per il caffè perché non abbiamo mai potuto berne uno insieme.
Manchi all’aria che mi circonda perché non è mai stata accarezzata dalla tua presenza. Hai presente quando una persona ti passa accanto e senti un leggero spostamento d’aria? Ecco mi manca quel muoversi dell’atmosfera magari creato dalla tua giacca che appena ti volti si apre leggermente. Mi manca la tua presenza fisica perché si ti penso e sento che il tuo carattere non è morto, ma fisicamente sei polvere e questo è il dolore più forte da sopportare per chi, come me, non ti ha mai potuto stringere la mano o scambiare con te uno sguardo, un silenzio che parlava di rispetto.
Sei l’uomo che oggi amo più di tutti, ti amo da otto anni e più passa il tempo più non posso smettere di pensarti. Ti voglio bene anche quando non ti sopporto, quando mi sono trovata di fronte a delle tue reazioni passate eccessive ma sempre dettate dalla necessità. Chissà quanto avremo litigato io e te se ci fossimo incontrati, entrambi tenaci e testardi, ma ti avrei rispettato tanto quanto faccio oggi ogni giorno.
Di te ho amato la capacità di capire il prossimo.

Amo in maniera spudorata la tua forza di dire:
“Conoscere i mafiosi ha influito profondamente sul mio modo di rapportarmi con gli altri e anche sulle mie convinzioni. Ho imparato a riconoscere l’umanità anche nell’essere apparentemente peggiore; ad avere un rispetto reale, e non solo formale per le altrui opinioni. Ho imparato che ogni atteggiamento di compromesso – il tradimento, o la semplice fuga in avanti – provoca un sentimento di colpa, un turbamento dell’anima, una sgradevole sensazione di smarrimento e di disagio con se stessi. L’imperativo categorico dei mafiosi, di “dire la verità”, è diventato un principio cardine della mia etica professionale, almeno riguardo ai rapporti veramente importanti della vita. Per quanto possa sembrare strano, la mafia mi ha impartito una lezione di moralità”.

Quanti di coloro che oggi si professano paladini dell’antimafia hanno l’intelligenza di spingersi verso la conoscenza del fenomeno ammettendo che “ci assomiglia”, farlo con “lo scopo di combatterlo”, pochi, vero Giovanni? Veramente pochi, ed è forse per questo che oggi manchi più che mai, manchi tu con il tuo rispetto portato sulla punta di una sigaretta, manca il tuo sorriso sornione ed il tuo “spirito di servizio” che tanto ti ha fatto conoscere e per servire il quale ti hanno fatto saltare in aria.
Non ci sei più è vero, ma non ha senso per me parlarti al passato perché tu vivi in ogni scritto che hai lasciato, in ogni video, in tutto ciò che mi ha permesso di conoscerti. Vivi nelle mie lacrime ogni qualvolta mi sento persa perché non posso contare su di una telefonata per chiederti consiglio. Vivi in tutto ciò che mi hai insegnato; non sono siciliana ma mi hai fatto conoscere la tua terra e per quanto sia terribilmente complicata
sul piano dei rapporti umani sento che bisogna fare qualcosa per lei, per la Sicilia e in seguito per tutta l’Italia.
Sei anche tu il mio papà e spero che grazie alla tua guida riuscirò a renderti omaggio lungo la mia esistenza.


Mi manchi Giovanni… Auguri


http://www.caffenews.it/legalita-antimafie/36436/noi-e-la-paura-lettera-a-giovanni-falcone/


Strage di Capaci, stop alla realizzazione del Parco della Memoria di Isola delle Femmine


Strage di Capaci, stop alla realizzazione del Parco della Memoria
strage di capaci

10 maggio 2012 -  “Mi sento presa in giro dalle istituzioni. Sarebbe stato il segnale importante di una Terra che si ribella alla vergogna del passato”. Tina Montinaro è delusa ed amareggiata. Perché ha lungamente creduto in un progetto la cui concretizzazione appare sempre più lontana e che avrebbe significato “la speranza della ricostruzione” su quel tratto della A29 che collega Capaci a Palermo dove persero la vita, il 23 maggio del 1992, suo marito Antonio, caposcorta di Giovanni Falcone, insieme a quest’ultimo, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Dicillo e Vito Schifani.
L’inaugurazione del Parco della Memoria Quarto Savona 15, prevista per il 23 maggio prossimo, in occasione del ventennale dalla Strage di Capaci, non ci sarà. I lavori per la realizzazione dell’area verde non sono mai iniziati. Il progetto, tenacemente voluto da Tina Montinaro, avrebbe dovuto essere realizzato con fondi della Regione Siciliana in cofinanziamento con l’Anas, nominata dal Comune di Isola delle Femmine, al cui territorio appartiene l’area interessata dal Parco, stazione appaltante.
“I lavori sono naufragati – riferisce Tina – per infiltrazioni mafiose”. Tutto inizia il 16 aprile scorso, a seguito dell’insediamento della Commissione prefettizia di accesso agli atti del Comune di Isola delle Femmine. Un provvedimento che getta il sospetto di connivenze tra mafia e politica nella cittadina alle porte di Palermo.
Stop al progetto dunque, ed al protocollo d’intesa che avrebbe dovuto essere sottoscritto da Regione siciliana, Anas, Prefettura di Palermo e Comune di Isola delle Femmine.
“Il Parco si farà – è stato assicurato a Tina Montinaro – ma non si sa quando”.
Tina replica: “Volevo che venisse inaugurato il 23 maggio e che fosse il ringraziamento per i siciliani onesti che non hanno dimenticato cosa la mafia è stata capace di fare. Tutto questo mi sembra una manovra contro il risveglio dei siciliani. In ogni caso, il 23 maggio io sarò lì, con il mio dolore, la mia dignità, i miei ricordi”.
Gaspare Portobello, sindaco di Isola delle Femmine si dice “umiliato e sottoposto all’ennesima vergogna”. E spiega le sue motivazioni: “Ad Isola delle Femmine la mafia non c’è e non capisco cosa sia venuta a fare la Commissione prefettizia. Se lo Stato ritiene diversamente, invece di ritirarsi, doveva fare in modo che il Parco venisse inaugurato proprio quel giorno per dare un messaggio importante di antimafia”. E aggiunge: “Questo Parco avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello della mia amministrazione, ed invece si è trasformato in un’onta”.
Passo indietro dunque da parte della Prefettura di Palermo. Tina Montinaro aveva creduto e sperato che quel Parco diventasse per i siciliani “un luogo da cui ripartire ricordando l’atrocità della mafia”. Lo stop al progetto è per lei “l’ennesimo segnale di disinteresse delle istituzioni”. Uccisi dalla mafia, due volte.
“Ci sono le infiltrazioni mafiose? – continua Tina – che facciano i nomi e li arrestino. Il Parco non c’entra. Non è giusto che continui a pagare chi è morto per uno Stato che nemmeno nel ricordo tutela chi ha sacrificato la propria vita in nome della giustizia”.
Il prossimo 23 maggio sono attesi a Palermo anche i rappresentanti istituzionali, tra i quali il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il premier Mario Monti. Una lunga catena umana lunga 15 chilometri – alla quale parteciperanno migliaia di persone – ripercorrerà l’ultimo tratto di strada compiuto dal Giudice Falcone e la sua scorta, dall’aeroporto di Punta Raisi al luogo dell’esplosione. “Anche senza Parco della Memoria – specifica Tina Montinaro – la manifestazione verrà fatta comunque. E lo ribadisco, ho voluto che venisse organizzata per i siciliani e non per le istituzioni”.
Ma a Palermo il 23 maggio si terrà un altro grande evento. Alle 20.40 allo Stadio Barbera, la Partita del Cuore tra la Nazionale Italiana Cantanti e la Nazionale Magistrati. “Nel ricordo – sempre vivo – di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone” si legge nei manifesti che pubblicizzano l’evento e che riportano l’immagine dei due magistrati uccisi nel 1992.
“Nessuno ricorda gli uomini della scorta – conclude Tina con amarezza – Forse ci si dimentica che in quei due attentati morirono altre nove persone. La Sicilia è cambiata molto negli anni, in meglio, ma è possibile che difendere il ricordo debba essere così difficile?”

http://palermo.blogsicilia.it/strage-di-capaci-stop-alla-realizzazione-del-parco-della-memoria/86858/

la prefettura valuta presunte infiltrazioni mafiose

ISOLA DELLE FEMMINE, Carabinieri e Finanzieri ieri in municipio per visionare atti L'accesso disposto dalla Prefettura. Si rischia lo scioglimento per infiltrazioni mafiose


Bertolt Brecht  : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
Pino Ciampolillo





ISOLA DELLE FEMMINE, Carabinieri e Finanzieri ieri in municipio per visionare atti L'accesso disposto dalla Prefettura. Si rischia lo scioglimento




IL COMUNE: BENE COMUNE






Carabinieri della compagnia di Carini, Finanzieri del comando provinciale e funzionari della prefettura di Palermo ieri pomeriggio hanno effettuato un accesso agli atti al comune di Isola delle Femmine. L'attività è stata disposta dalla Prefettura di Palermo su imput del ministero degli Interni. Sui documenti passati al setaccio dalle forze dell'ordine al momento vige il massimo riserbo. Le operazioni di verifica sono scattate dopo le 14. Una lunga visita che ha ufficialmente aperto l'accesso, il primo passo che potrebbe portare allo scioglimento del Comune. C'è il sospetto di infiltrazioni mafiose, funzionari e investigatori hanno tre mesi di tempo, poi dovranno redigere una relazione che sarà inviata al ministero degli Interni. Poi la decisione spetterà al consiglio dei ministri. Ma cosa cercavano le forze dell'ordine ieri in municipio ? Sicuramente sono stati esaminati gli atti amministrativi compresi quelli dell'ufficio tecnico e, a quanto pare, proprio in questo settore gli investigatori cercano qualcosa. Siamo tranquilli ma anche arrabbiati – ha detto il sindaco Gaspare Portobello al Giornale di Sicilia – da anni lottiamo per la legalità e contro il malaffare non mi sarei mai aspettato un provvedimento simile. Speriamo che si faccia chiarezza al più presto”.
( 16 aprile 2012 ) http://www.tv7partinico.it/visualizza.asp?val=3444











C'è chi pensa di fare il Sindaco a vita
( detto da chi aveva i pantaloni corti quando è salito e non ne è
più disceso.
Si proprio come Craxi)
18 aprile 2012   Giornale di Sicilia






IL PROFESSORE NELLA  SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DICHIARA:  “…Giova ricordare, peraltro, che il personaggio proprietario del bene confiscato, in occasione delle scorse elezioni politiche sosteneva il candidato della lista “Rinascita Isolana” Rosario Rappa.” DELIBERA C.C. N.52.pdf (13 kb)  Consiglio Comunale 28 settembre 2009






Quindi il PROFESSORE ammette esplicitamente ed in modo INEQUIVOCABILE che le elezioni amministrative del 2009 sono state INQUINATE.


PROFESSORE non può trovare in questa  Sua dichiarazione una motivazione della NOMINA della Commissione Governativa di accesso agli atti?


Professore a cosa si riferisce quando parla di invidia nei Suoi confronti, ma soprattutto chi è invidioso di Lei? 
E poi perché questa invidia?


Lei PROFESSORE pensa veramente che una Commissione Governativa Ispettiva possa muoversi soltanto per sentito dire?
O per “beghe di paese” ?
Oppure per   soddisfare la sete di vendetta di qualcuno che vuole fare il Sindaco per tutta la vita?


Caro Signor Sindaco PROFESSORE  Gaspare Portobello un consiglio!
Almeno Lei, nel ruolo imparziale di SINDACO, mostri   nei confronti dei componenti della Commissione Ispettiva del Governo  RISPETTO.


RISPETTO per la responsabilità l’impegno e l’abnegazione di chi è deputato a svolgere un ruolo di GARANZIA  e di TUTORE DELLA LEGALITA’.


RISPETTO verso   chi e’ stato delegato ad esercitare un diritto-dovere di controllo, e di tutela della trasparenza e della legalità  


PROFESSORE Portobello per favore, non si fermi a guardare il dito che indica la luna (ovvero la persona che secondo Lei è invidiosa)


Guardi invece la  LUNA indicata dal dito (ove  i fumi della Italcementi  glielo permettono) PROFESSORE!  GUARDI   al  grande  degrado morale ambientale sociale economico in cui siamo  costretti a vivere noi  Cittadini di Isola delle Femmine. La nostra  sfiducia   verso l’istituzione Pubblica, il paese di Isola delle Femmine che ha perso ormai la PROPRIA  identità e noi  Cittadini che abbiamo perso  ogni speranza di FUTURO)

PROFESSORE da ultimo una domanda prima che presenti le sue dimissioni: Perché gli amministratori sospettati di collusione con la mafia possono concorrere alle elezioni?

La Casa Comune di POCHISSIMI intimi
La grande depressione isolana
la decadenza isolana
La cura del Bene Comune a Isola delle Femmine
La decadenza Morale-Fisica-Strutturale-Psicologica  

IL DEGRADO DELL'INOSPITALITA'
Leggi su........

20 ° anniversario della strage di Capaci

20 ° anniversario della strage di Capaci.
Di Enzo Carrozzini



 Il ricordo di un grande magistrato nelle parole della sorella, autrice del libro “Giovanni Falcone, un eroe solo”. Non c’è un italiano che non ricordi quel tragico pomeriggio di sabato 23 Maggio 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco di Cillo, Antonio Montinaro. “L’attentatuni”, una vera e propria azione di guerra, fu realizzato collocando 500 chilogrammi di tritolo sotto una galleria di scolo, del tratto autostradale collegante l’aeroporto di punta Raisi a Palermo, nei pressi del comune di Isola delle femmine, fatti brillare con un radiocomando da un squadra di mafiosi appostati su di un’altura. L’azione devastante atterrì l’Italia, tanto da indurre la società quanto le Istituzioni ad adottare una reazione risoluta ed intransigente contro l’organizzazione criminale denominata mafia. In tutti questi anni molti libri hanno raccontato l’encomiabile opera compiuta da Giovanni Falcone, del suo amico fraterno e collega Paolo Borsellino. Ricordiamo, a tal proposito, “ I miei giorni a Palermo” di Antonino Caponnetto, ultimo capo del pool antimafia di Palermo, sotto la cui guida ebbe luogo il primo Maxi processo all’organizzazione criminale mafiosa, che, insieme ad altre opere, ha avuto il merito di spiegare e diffondere la conoscenza del fenomeno. “Giovanni Falcone, un eroe solo”, il nuovo libro pubblicato in Aprile per i tipi della Rizzoli, scritto da Maria Falcone insieme alla giovane giornalista esperta di mafia, Francesca Barra, è qualcosa di più di una biografia, é il ricordo struggente e drammatico degli episodi di vita del grande magistrato, narrati con la particolare unicità dell’amore fraterno. Amore è il sentimento che pervade le duecento pagine di questo libro. E’ dolcissima l’amorevolezza con la quale i genitori attendono Giovanni unico figlio maschio, “Biddicchiu” (bellino in dialetto siculo), come fu poi soprannominato dal papà, quanto quella di Maria, che, ricordando il giorno della nascita del fratello, rivela l’evento particolare che lo contrappunta, allorquando una colomba bianca intrufolatisi nella stanza incomincia a svolazzare intorno alla culla del neonato. E’amore quello del Papà, che in punto di morte attende di rivedere per l’ultima volta il suo Biddicchiu, per poi chiudere definitivamente gli occhi. E’amore quello che ci mostra Giovanni nella sua prima esperienza matrimoniale, finita anticipatamente. E’amore per la propria famiglia quello che lo vede impegnato a non far trasparire alcuna preoccupazione, quando vede cadere sotto il piombo mafioso amici fraterni (come il commissario Ninni Cassarà) e collaboratori, e sdrammattizza le preoccupazioni della sorella rispondendo con un “si vive una volta sola nella vita”. E’ amore per Francesca, quello che lo risveglia alla vita, e lo porta anche a pensare di lasciarla definitivamente per salvarla dalle vendette mafiose, la quale per amore farà la sua stessa atroce fine. Sono manifestazioni d’amore le parole con le quali giovani colleghi collaboratori, rievocano il suo “spirito di servizio” nello svolgere il lavoro, la meticolosità, l’intelligenza e l’intuito. E’ sua la geniale introduzione nelle indagini del “Follow the money” (seguire le tracce del denaro), che inevitabilmente le operazioni finanziarie mafiose lasciavano presso istituti di credito compiacenti. Maria ce lo mostra alle prese con centinaia di assegni posti su ogni superficie dei mobili del salotto di casa dei genitori, intento nello studiare le girate di trasferimento dei titoli stessi. Amore e stima quello che porta Louis Freeh, Direttore dell’FBI,suo amico e collaboratore ai tempi delle indagini su Cosa Nostra negli anni Ottanta, a dedicargli un monumento nell’Accademia del Servizio Segreto di Quantico nei pressi di Washinghton negli Stati Uniti. Ma la vita di Falcone non è stata per nulla un trionfo, Maria ci narra le amarezze che il Magistrato ha dovuto subire sia sul piano degli affetti che sul lavoro. Un uomo tanto amato e contemporaneamente lasciato solo nelle battaglie più importanti della sua carriera professionale. I ricordi di Maria spaziano

delle amarezze provate da Giovanni quando una volta resi pubblici i diari di Rocco Chinnici, suo diretto superiore e capo dell’ufficio istruzione di Palermo ucciso da autobomba nel 1983, una certa stampa strumentalizzò il senso degli scritti per discreditarlo. Le accuse di essere troppo “amico” del boss mafioso Tommaso Buscetta, primo importante collaboratore di giustizia, sulle cui rivelazioni si poté imbastire tutto l’impianto del maxi processo. Lo si caricò anche del sospetto di aver organizzato lui stesso il fallito attentato alla villa al mare dell’Addaura, tanto da fargli pronunciare una frase drammatica e amara in occasione di un intervista data a Corrado Augias: “Questo è il Paese felice in cui , se ti si pone una bomba sotto casa, e la bomba per fortuna non esplode, la colpa è tua che non l’hai fatta esplodere”. E poi la mancata nomina a Consigliere Istruttore a favore di un altro magistrato che riscosse il “merito” di smantellare il pool antimafia. Ancora, una delusione per la mancata nomina all’Alto commissariato per la lotta alla mafia. L’ennesimo torto inflittogli dal Consiglio Superiore della Magistratura, che lo preferì a Agostino Cordova alla guida della Procura Nazionale Antimafia, un’organismo di coordinamento egli stesso ideato e normato. Il tempo sicuramente, ci darà risposte sul perché Falcone sia stato lasciato da solo. Ancora oggi sul suo assassinio (come in quello di Paolo Borsellino) ci sono delle verità nascoste e, riteniamo, terrificanti, proprio per il sospetto di connivenza tra politica, organizzazione criminale e pezzi di deviati dello Stato, la famigerata “trattativa” tra Stato e Mafia che, pare, fosse già iniziata ancor prima dell’ inizio della stagione delle stragi. Le indagini riaperte dopo venti anni di ritardi e depistaggi ne sono conferma. E’ l’ennesima Italia dei misteri. Chiudiamo con le parole pronunciate da Paolo Borsellino il 23 Giugno 1992,(riportate fedelmente da Maria Falcone), in occasione del trigesimo della morte di Giovanni, condannando chi l’aveva accusato di aver lasciato Palermo per diventare direttore degli affari penali al Ministero della Giustizia: “..Non fuggì. Tentò di ricreare altrove, da più vasta prospettiva, le condizioni ottimali per il suo lavoro. Per poter continuare a dare. Per poter continuare ad amare. ….” . Un’altra dichiarazione d’amore fraterno. Ventisette giorni dopo, in via D’Amelio a Palermo, moriva assieme a cinque poliziotti di scorta. Tutti dilaniati da un autobomba.







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La storia di Leoluca Orlando e Giovanni Falcone

La storia di Leoluca Orlando e Giovanni Falcone

  FILIPPO FACCI

    
È la storia, questa, di un tradimento orribile da raccontare proprio nei giorni in cui Leoluca Orlando potrebbe diventare sindaco di Palermo per la terza volta, e che sono gli stessi giorni nei quali si celebra il ventennale della morte di Giovanni Falcone. Difatti «Orlando era un amico», racconta oggi Maria Falcone, sorella di Giovanni. «Erano stati amici, avevano pure fatto un viaggio insieme in Russia… Orlando viene ricordato soprattutto per quel periodo che in molti chiamarono Primavera di Palermo, ma anche per lo scontro durissimo che ebbe con Giovanni e che fu un duro colpo, distruttivo per l’antimafia in generale». Uno scontro che va raccontato bene, al di là della dignitosa discrezione adottata da Maria Falcone in Giovanni Falcone, un eroe solo da lei scritto di recente per Rizzoli.
Siamo nei tardi anni Ottanta. Leoluca Orlando, tuonando contro gli andreottiani, era diventato sindaco nel 1985 e aveva inaugurato la citata Primavera di Palermo che auspicava un gioco di sponda tra procura e istituzioni. Però, a un certo punto, dopo che il 16 dicembre 1987 la Corte d’assise di Palermo aveva comminato 19 ergastoli nel cosiddetto «maxiprocesso», qualcosa cambiò. Tutti si attendevano che il nuovo consigliere istruttore di Palermo dovesse essere lui, Falcone: ma il Csm, il 19 gennaio 1988, scelse Antonino Meli seguendo il criterio dell’anzianità. E a Falcone cominciarono a voltare le spalle in tanti. Con Orlando, tuttavia, vi fu un episodio scatenante: «Orlando ce l’aveva con Falcone», ha ricordato l’ex ministro Claudio Martelli ad Annozero, nel 2009, «perché aveva riarrestato l’ex sindaco Vito Ciancimino con l’accusa di essere tornato a fare affari e appalti a Palermo con sindaco Leoluca Orlando, questo l’ha raccontato Falcone al Csm per filo e per segno». Il fatto è vero: fu lo stesso Falcone, in conferenza stampa, a spiegare che Ciancimino era accusato di essere il manovratore di alcuni appalti col Comune sino al 1988: si trova persino su YouTube.
Quando Falcone accettò l’invito di dirigere gli Affari penali al ministero della Giustizia, poi, la gragnuola delle accuse non poté che aumentare. Fu durante una puntata di Samarcanda del maggio 1990, in particolare, che Orlando scagliò le sue accuse peggiori: Falcone – disse – ha una serie di documenti sui delitti eccellenti ma li tiene chiusi nei cassetti. Per l’esattezza il riferimento era a otto scatole lasciate da Rocco Chinnici e a un armadio pieno di carte. Le trasmissioni condotte da Michele Santoro erano dedicate a una serie di omicidi di mafia, e «io sono convinto», tuonò Orlando, «che dentro i cassetti del Palazzo di Giustizia ce n’è abbastanza per fare chiarezza su quei delitti». L’accusa verrà ripetuta a ritornello anche da molti uomini del movimento di Orlando, tra i quali Carmine Mancuso e Alfredo Galasso. Divertente, o quasi, che tra gli accusati di vicinanza andreottiana – oltre a Falcone – figurava anche il suo collega Roberto Scarpinato, cioè colui che pochi anni dopo istruirà proprio il processo per mafia contro Andreotti.
È di quei giorni, comunque, uno slogan di Orlando che fece epoca: «Il sospetto è l’anticamera della verità». Falcone rispose a mezzo stampa: «È un modo di far politica che noi rifiutiamo… Se Orlando sa qualcosa faccia i nomi e i cognomi, citi i fatti, si assuma la responsabilità di quel che ha detto, altrimenti taccia. Non è vero che le inchieste sono a un punto morto. È vero il contrario: ci sono stati sviluppi corposi, con imputati e accertamenti». Ma Orlando era un carroarmato: «Diede inizio», scriverà Maria, a una vera e propria campagna denigratoria contro mio fratello, sfruttando le proprie risorse per lanciare accuse attraverso i media». Così aveva già fatto nell’estate del 1989, quando il pentito Giuseppe Pellegriti accusò il democristiano Salvo Lima di essere il mandante di una serie di delitti palermitani: Falcone fiutò subito la calunnia ma Orlando si convinse che il giudice volesse proteggere Lima e Andreotti. «Seguirono mesi di lunghe dichiarazioni e illazioni da parte di Orlando, che voleva diventare l’unico paladino antimafia», ha scritto ancora Maria Falcone.
Del fallito attentato a Giovanni Falcone all’Addaura, vicino a Palermo, torneremo a scrivere nei prossimi giorni. Per ora appuntiamoci soltanto quanto scrisse il comunista Gerardo Chiaromonte, defunto presidente della Commissione Antimafia: «I seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità».
Orlando era instancabile. Tornò alla carica il 14 agosto 1991, quando rilasciò un’intervista su l‘Unità poi titolata «Indagate sui politici, i nomi ci sono»: «Sono migliaia e migliaia i nomi, gli episodi a conferma dei rapporti tra mafia e politica. Ma quella verità non entra neppure nei dibattimenti, viene sistematicamente stralciata, depositata, e neppure rischia di diventare verità processuale… Si è fatto veramente tutto, da parte di tutti, per individuare responsabilità di politici come Lima e Gunnella, ma anche meno noti come Drago, il capo degli andreottiani di Catania, Pietro Pizzo, socialista e senatore di Marsala, o Turi Lombardo? E quante inchieste si sono fermate non appena sono emersi i nomi di Andreotti, Martelli e De Michelis?». Orlando citò espressamente, tra i presunti insabbiatori, «la Procura di Palermo» e implicitamente Falcone. Per il resto, tutte le accuse risulteranno lanciate a casaccio. Poco tempo dopo, il 26 settembre 1991, al Maurizio Costanzo Show, ad attaccare Falcone fu il sodale di Orlando, Alfredo Galasso.
Lo stesso Galasso assieme a Carmine Mancuso e a Leoluca Orlando, l’11 settembre precedente, aveva fatto un esposto al Csm che sarà il colpo finale: si chiedevano spiegazioni sull’insabbiamento delle indagini sui delitti Reina, Mattarella, La Torre, Insalaco e Bonsignore e anche sui rapporti tra Salvo Lima e Stefano Bontate e sulla loggia massonica Diaz e poi appunto sulle famose carte nei cassetti. Così, dopo circa un mese, il 15 ottobre, Falcone dovette vergognosamente discolparsi davanti al Csm. Non ebbe certo problemi a farlo, ma fu preso dallo sconforto: «Non si può andare avanti in questa maniera, è un linciaggio morale continuo… Non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità, la cultura del sospetto è l’anticamera del komeinismo». Racconterà Francesco Cossiga nel 2008, in un’intervista al Corriere della Sera: «Quel giorno lui uscì dal Csm e venne da me piangendo. Voleva andar via».
Anche della strage di Capaci torneremo a raccontare. Ora restiamo a Orlando, e a quando il 23 maggio 1992, a macerie fumanti, da ex amico e traditore si riaffaccerà sul proscenio come se nulla fosse stato. Il quotidiano la Repubblica gli diede una mano: «A mezzanotte e un quarto una sirena squarcia il silenzio irreale del Palazzo di Giustizia di Palermo. Arriva Antonio Di Pietro da Milano, il giudice delle tangenti, il Falcone del Nord… Con lui ci sono Nando Dalla Chiesa, Carmine Mancuso e Leoluca Orlando». Cioè parte degli accoltellatori, quelli dell’esposto al Csm. Proprio loro. Partirà da quel giorno un macabro carnevale di sfruttamento politico, editoriale, giudiziario e «culturale» dell’icona di un uomo che ne avrebbe avuto soltanto orrore.
Il 25 gennaio 1993, intervenendo telefonicamente a Mixer su Raidue, Maria Falcone disse a Leoluca Orlando: «Hai infangato il nome, la dignità e l’onorabilità di un giudice che ha sempre dato prova di essere integerrimo e strenuo difensore dello Stato. Hai approfittato di determinati limiti dei procedimenti giudiziari, per fare, come diceva Giovanni, politica attraverso il sistema giudiziario».
Il 18 luglio 2008, intervistato da KlausCondicio, Orlando l’ha messa così: «C’è stata una difficoltà di comprensione con Giovanni Falcone». Una difficoltà di comprensione. E poi: «Ma ridirei esattamente le stesse cose… Ho avuto insulti ai quali non ho mai replicato, perché credo che sia anche questa una forma di rispetto per le battaglie che io ho fatto… (pausa, poi aggiunge) … e che Giovanni Falcone meglio di me ha fatto, perché trascinare una storia straordinaria come quella di Falcone dentro una polemica politica, francamente, è cosa di basso conio». E lui non l’avrebbe mai fatto.




 

Giugno 1990 - Palermo - conferenza stampa: Giovanni Falcone elenca i capi di accusa contro l'ex sindaco Vito Ciancimino, accusato di essere il manovratore occulto di alcuni appalti con il Comune sino al 1988, quando il primo cittadino era Leoluca Orlando, protagonista della cosiddetta "Primavera di Palermo https://www.youtube.com/watch?v=xc4e4VWje9c







14 GENNAIO 2017 Giovanni Falcone(ancora vivo) durante il Maurizio Costanzo Show viene aggredito e accusato verbalmente da un sconosciuto politico democristiano che diventerà Presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro. by Alberto Sanna



Ciancimino, COSTANZO, CUFFARO, Falcone, GALASSO, LEOLUCA ORLANDO CASCIO, Palermo, PIO LA TORRE, SAMMARCANDA,COSSIGA, SANTORO, VASSALLO, 

Bomba a Brindisi si segue la pista mafiosa


(LaPresse)
LaPresse
MILANO - Un messaggio della Sacra Corona Unita. Gli investigatori seguono la pista mafiosa per l'attentato di sabato mattina a Brindisi dove è esploso un ordigno confezionato con tre bombole di gpl sistemato su un muro dietro un cassonetto della spazzatura davanti al cancello della scuola professionale Falcone Morvillo. Gli investigatori avrebbero ritrovato i resti di un timer (e non di un telecomando come detto in precedenza) utilizzato per azionare l'ordigno rudimentale che ha provocato la morte di una studentessa di Mesagne e il ferimento di almeno sei ragazzi tra cui una 16enne in gravissime condizioni

PERQUISIZIONI - Non c'è stata alcuna rivendicazione finora, e una delle principali piste investigative è proprio quella della criminalità organizzata. Polizia, carabinieri e guardia di Finanza stanno facendo perquisizioni nelle abitazione di noti pregiudicati della città e stanno controllando i loro alibi per le ultime ore.
«Ci sono state in passato nella storia della Sacra Corona Unita episodi di terrorismo, mai però contro una scuola e contro i bambini, non escludiamo alcuna pista e prendiamo in considerazione anche possibili collegamenti con manifestazioni antimafia in programma proprio in questi giorni in città» afferma Marco Di Napoli, procuratore di Brindisi.

Quaderni e zaini rimasti a terra (Brindisi Reporter)
Quaderni e zaini rimasti a terra
Brindisi Reporter
TERRORISMO - «Ci sono state in passato nella storia della Sacra Corona Unita episodi di terrorismo, mai però contro una scuola e contro i bambini, non escludiamo alcuna pista e prendiamo in considerazione anche possibili collegamenti con manifestazioni antimafia in programma proprio in questi giorni in città» afferma Marco Di Napoli, procuratore di Brindisi.

MANGANELLI: «SI PENTIRANNO» - «Non daremo loro tregua. Li prenderemo e si pentiranno di questa nefandezza» dice il capo della polizia, Antonio Manganelli. Il capo della polizia ha definito «poco verosimile» la pista passionale, pur non potendo «escludere nulla». «Mi è sembrata un'azione troppo strutturata per poter essere ricondotta ad un motivo emotivo» ha detto Manganelli. E sul timer aggiunge: «Ci sono dei congegni elettrici compatibili con l'innesco, ma che questo sia a orologeria o a distanza cambia poco anche sul piano interpretativo»: far esplodere un ordigno «alle otto meno un quarto davanti a una scuola dove si entra alle otto e dove quindi stanno per arrivare degli studenti mi sembra che non soltanto non escluda ma metta nel conto che si possa fare una strage» spiega il capo della polizia.


Prefetto Cirillo inviato sul posto da Manganelli (LaPresse)
Prefetto Cirillo inviato sul
posto da Manganelli
(LaPresse)
ATTENTATO BESTIALE -«È un attentato bestiale: reagiremo immediatamente: vogliamo fare subito chiarezza e verità» dice il prefetto Francesco Cirillo, vicecapo della Polizia, inviato a Brindisi da Manganelli e dal ministro Cancellieri. «C'è grande dolore per la morte della ragazza -aggiunge Cirillo- e per i feriti dell'esplosione. Gli studenti sono la speranza, non si può morire così...». Sabato in Prefettura a Brindisi si svolge un vertice fra gli investigatori, che includono Criminalpol, Sco e Ros, mentre lunedì lo stesso ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri si recherà nella città pugliese per incontrare investigatori e magistrati. Nella città pugliese è giunto anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, a coordinare le indagini.


RAPPRESAGLIA - L'esplosione, secondo alcune fonti investigative, potrebbe essere collegato all'attentato di una decina di giorni fa quando una bomba è stata piazzata nell'auto del presidente dell'Associazione antiracket di Mesagne (Brindisi). L'attentato di Brindisi potrebbe anche essere una rappresaglia all'operazione delle forze dell'ordine che il 9 maggio hanno sgominato clan locali pugliesi, arrestando 16 persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso. Tra le piste più accreditate, un'azione dimostrativa della Sacra Corona Unita.



ARMI A DISPOSIZIONE - L'attentato, sottolineano fonti investigative, potrebbe rappresentare una sorta di «strategia della tensione» come quella attuata dalla mafia. Negli ambienti investigativi si fa notare che la Sacra corona Unita è un'organizzazione che ha una grande disponibilità di armi ed esplosivo grazie ai collegamenti con la criminalità organizzata dei Paesi dei Balcani.

UNA BOMBA PER UCCIDERE - Non ci sono più dubbi. «È un attentato mafioso, un attentato fatto per uccidere ragazzi» accusa l'assessore regionale pugliese alla Legalità, Nicola Fratoianni. «Una bomba piazzata davanti a una scuola intitolata a Falcone è un chiaro messaggio lanciato dai clan - continua - Una rappresaglia alle azioni di contrasto che le forze di polizia stanno portando avanti. Ora occorre una risposta immediata dello stato».

MANTOVANO: L'ALLARME C'ERA - Lo scorso 8 maggio , dopo l'attentato di Mesagne, un gruppo di esponenti politici pugliesi, guidati da Alfredo Mantovano (Pdl), era stato ricevuto al Viminale dal ministro Cancellieri, alla quale avevano segnalato l'allarme criminalità nel brindisino. «Avevamo rilevato già da qualche tempo - ha proseguito - una ripresa dell'attività della criminalità mafiosa nel territorio brindisino dopo il ritorno in libertà di elementi di spicco della Sacra Corona Unita e dell'affacciarsi di nuove leve».

CANCELLIERI: NESSUNA PISTA ESCLUSA -«Stiamo lavorando su più piste. Si tratta di un atto complesso e anomalo, un attentato di una crudeltà senza precedenti che desta grande preoccupazione» dice il ministro dell'Interno, Cancellieri.


Redazione Online (ha collaborato Carmine Festa)19 maggio 2012 | 15:26

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