Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

domenica, luglio 26, 2015

rinascita-di-isola: Corte Dei Conti Regione Sicilia Bilancio 2011 e 2012 Scioglimento c.c. Isola Delle Femmine Corte Dei Conti Bilancio 2008

Corte Dei Conti Regione Sicilia Bilancio 2011 e 2012 Scioglimento c.c. Isola Delle Femmine Corte Dei Conti Bilancio 2008









BILANCIO 2012 PREVISIONE CONSUNTIVO GLI ATTI DELLA GESTIONE FINANZIARIA ISOLA DELLE FEMMINE RAGIONIERE TABONE







CORTE DEI CONTI CONSUNTIVO BILANCIO 2009 ATO RIFIUTI










BILANCIO PREVISIONE CONSUNTIVO 2012 GESTIONE SPESE ISOLA DELLE FEMMINE 






BILANCIO PREVENTIVO CONSUNTIVO 2012 QUADRO RIASSUNTIVO COMPETENZA 2012 ISOLA DELLE FEMMINE 




BILANCIO PREVISIONE CONSUNTIVO 2012 GESTIONE SPESE ISOLA DELLE FEMMINE 



BILANCIO PREVISIONE CONSUNTIVO 2012 RELAZIONE REVISORI DEI CONTI ISOLA DELLE FEMMINE




BILANCIO PREVISIONE CONSUNTIVO 2012 GESTIONE SPESE ISOLA DELLE FEMMINE 




BILANCIO PREVENTIVO CONSUNTIVO 2012 QUADRO RIASSUNTIVO COMPETENZA 2012 ISOLA DELLE FEMMINE 



BILANCIO PREVISIONE CONSUNTIVO 2012 GESTIONE SPESE ISOLA DELLE FEMMINE 




CORTE DEI CONTI CONSUNTIVO BILANCIO 2009 ATO RIFIUTI





BILANCIO 2012 PREVISIONE CONSUNTIVO GLI ATTI DELLA GESTIONE FINANZIARIA ISOLA DELLE FEMMINE RAGIONIERE TABONE







Corte Dei Conti Regione Sicilia Bilancio 2011 e 2012 Scioglimento c.c. Isola Delle Femmine Corte Dei Conti Bilancio 2008







CONTABILITA' ENTI LOCALI RESIDUI ATTIVI E PASSIVI BILANCI 2015 Dlgs_118-2011_coordinato_con_il_Dlgs_126-2014.








CORTE DEI CONTI REGIONE SICILIA 2014 requisitoria_procura_generale_appello_es_2014













ISOLA DELLE FEMMINE REENDICONTO 2012 CORTE DEI CONTI Deliberazione n. 174.2014.PRSP E DELIBERA 128 2013 rendiconto 2011 e bilancio di previsione 2012















I paradossi
siciliani: l’intercettazione ‘malandrina’ che non c’è ha rimesso in sella
Crocetta! Giulio
 



Ambrosetti [25 Jul 2015 |
Crocetta,
detto anche Saro da Gela, somiglia sempre più all’Enrico IV di pirandelliana
memoria: ha “scrollato dalle fondamenta” quasi tutta la Sicilia, seminando
macerie e disperazione. Il PD siciliano appoggia la 'lucida follia'
crocettiana, temendo la punizione delle urne. Ad aiutare l’Attila siculo ci si
è messa un’intercettazione che non si trova. Ma prima o poi Renzi e Faraone si
‘vendicheranno’…

Scrive
Luigi Pirandello nell’Enrico IV: “Trovarsi davanti a un pazzo sapete che
significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto
avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre
costruzioni”. Il protagonista di questo dramma - un nobile dei primi del ‘900 -
chiamato a impersonare Enrico IV, sbatte la testa cadendo da cavallo a causa di
un tranello tesogli dal suo avversario in amore. E da allora, per 12 lunghi
anni, crederà di essere Enrico IV. Non sappiamo cosa sia successo a Rosario
Crocetta, ma anche lui ha qualcosa in comune con il protagonista del dramma di
Pirandello.
Paragone
fuori luogo? Non esattamente. Da due anni e otto mesi Crocetta crede di essere
il padrone assoluto della Sicilia e dei siciliani. In questo ruolo sta
“scrollando dalle fondamenta” tutto quanto i siciliani hanno costruito intorno
a loro. Non c’è settore della vita pubblica siciliana che non sia stato toccato
dall’ala gelida dei governi Crocetta, uno più dannoso dell’altro. I Comuni sono
al collasso, le Province fallite, l’agricoltura allo sbando, l’industria
scomparsa, il commercio langue, le esportazioni sono crollate, il Prodotto
Interno Lordo (PIL) è in picchiata. La Formazione professionale, semplicemente,
non c’è più, in attesa di regalare i fondi europei di questo settore ai
‘prenditori’ (pardon, agli ‘imprenditori’ amici & compari di Crocetta e del
senatore Giuseppe Lumia). Le politiche attive del lavoro sono scomparse (i
primi tirocini formativi dovrebbero partire in questi giorni dopo due anni e 8
mesi di vuoto). L’acqua è ancora nelle salde mani dei privati. I rifiuti
giacciono nelle strade di tante città dell’Isola, mentre le discariche
trionfano, inquinano l’ambiente e fanno arricchire i privati (anche loro,
neanche a dirlo, amici & compari di Crocetta & Lumia). Decine di
migliaia di persone, grazie ai governi Crocetta, hanno perso il lavoro. La
sanità siciliana è al delirio, massacrata da tagli incredibili (soldi in parte trafugati dal governo
nazionale con la connivenza del governo regionale, come vi abbiamo raccontato
qui
). Tutto va a rotoli, nella Sicilia dei governi Crocetta.
       
Nessuno,
in Sicilia, sopporta questo presidente della Regione, ad eccezione della
maggioranza dei deputati del Parlamento siciliano che, per questioni di grande
‘nobiltà politica’, lo mantengono alla guida di un’Isola che affonda giorno
dopo giorno. Derubata da un governo nazionale al quale Renzi e i partiti che lo
sostengono, a cominciare dal PD, ‘reggono il sacco’. Lo tengono a Palazzo
d’Orleans - la sede di Palermo della presidenza della Regione - non perché lo
amino, ma perché se lo mandano a casa, beh, debbono andare a casa anche loro,
perdendo la diaria parlamentare. Così Crocetta rimane, contro ogni logica. E,
soprattutto, contro la volontà dei siciliani non lo sopportano più.
In
verità, circa una settimana fa, il governatore sembrava fuori gioco. Il suo ‘siluramento’
veniva dato per certo. Poi è successo qualcosa che, paradossalmente, l’ha
rilanciato. E successo che il settimanale L’Espresso ha pubblicato
un’intercettazione nella quale il presidente parla con il suo medico personale,
Matteo Tutino, diventato ‘casualmente’ primario di uno degli ospedali pubblici
più importanti di Palermo. Nell’intercettazione Tutino dice a Crocetta che
Lucia Borsellino, fino a qualche settimana fa assessore regionale alla Salute,
avrebbe dovuto fare la fine del padre, cioè del giudice Paolo Borsellino.
Parole incredibili, se pronunciate. Perché, fino ad oggi, l’intercettazione non
si è materializzata. E, quel che è peggio, è stata smentita dai magistrati.
Crocetta,
circa una settimana fa, è rimasto nella ‘graticola’ mediatica per circa 12 ore.
Tutti, per mezza giornata, hanno dato per buona l’intercettazione. E tutti -
compreso chi scrive - ha pensato che Crocetta sarebbe andato a casa. Poi è
arrivata la smentita dei magistrati. E da allora il futuro di Crocetta è
cambiato in meglio. In questa storia sembra che una ‘mano invisibile’ stia
lavorando per tutelare l’attuale governatore. Prima dell’intercettazione
‘malandrina’ che non si trova (e che secondo i magistrati è una “bufala”),
infatti, Crocetta e il suo governo sembravano al capolinea. Una decina di
giorni prima dell’intercettazione, in un proprio ‘flusso di coscienza’ postato
su facebook, Crocetta ne ha dette di tutti i colori a Davide Faraone,
parlamentare nazionale del PD, sottosegretario di Stato e, soprattutto, braccio
destro di Renzi in Sicilia. Un attacco pesantissimo, quello di Crocetta a
Faraone. Scritto, per l’appunto, da un personaggio che, come il già citato
protagonista dell’Enrico IV di Pirandello, pensa di essere non soltanto il
padrone della Sicilia, ma anche l’uomo capace di mettere in riga il
protagonista di “enricostaisereno”. Perché l’attacco, violentissimo, sferrato
da Crocetta a Faraone è stato anche, piaccia o no, un attacco a Renzi.
Qui
torniamo al protagonista dell’Enrico IV di pirandelliana memoria. Un
personaggio che ha due volti: per dodici anni dopo la caduta da cavallo il
protagonista del dramma pirandelliano crede veramente di essere Enrico IV; dopo
torna ad essere normale, ma finge di essere ancora pazzo. Anche in questo caso,
c’è una similitudine tra Crocetta e il protagonista del dramma di Pirandello?
In altre parole: il governatore dell’Isola ha attaccato Faraone e Renzi perché
pensa ancora di essere il padrone della Sicilia e dei siciliani? O l’ha fatto
fingendo di essere andato di testa?
Il
dato certo è che l’ha fatto. E che, a rigor di logica, per un uomo politico
come Renzi che si ispira al Duca di Valentino, l’azione di Crocetta non poteva
passare ‘invendicata’. Poi è arrivata l’intercettazione ‘malandrina’ che, per
dodici ore, è sembrata quasi un catalizzatore della volontà renziana di mandare
a casa Crocetta. Invece… Invece, ‘assolto’ da un’intercettazione che fino ad
oggi, come già ricordato, non si è materializzata, Crocetta, detto anche Saro
da Gela, è uscito paradossalmente rafforzato. E sostenuto dai deputati del
Parlamento siciliano, felici di non dover andare a casa con due anni di
anticipo. Insomma, sembrava in ‘sella senza cavallo’: e invece
l’intercettazione malandrina gli ha riportato il cavallo e Saro da Gela è di
nuovo in sella. Cose da pazzi (o da Enrico IV: fa lo stesso, no?).  
Crocetta,
in queste ore, è tornato a spatuliare (tradotto: ad
autocelebrarsi tirando fendenti a destra e a manca). Faraone, che nelle ore
‘calde’ (le dodici ore in cui l’intercettazione sembrava esserci) aveva chiesto
la sua testa, ha dovuto fare macchina indietro. Idem Renzi, che non ha potuto
utilizzare il suo “rosariostaisereno”. Non solo. Mentre Saro da Gela
‘spatulia’, Renzi e Faraone, con la coda in mezzo alle gambe, hanno fatto sapere
alla stampa che ci sono pronti 500 milioni di euro per la Regione siciliana.
Ovviamente, il Munculpop renziano fa sapere che si tratta di un regalo
speciale. Evitando di dire che questi 500 milioni - che in realtà, come
vedremo, sono solo 200 milioni di euro - sono appena un trentesimo dei soldi
che lo stesso governo Renzi ha scippato alla Regione siciliana.
Insomma,
come fu e come non fu, Renzi e Faraone - davanti a Saro da Gela che parla di
congiure massoniche ai suoi danni, raccontando, perfino, che stava per
togliersi la vita via internet (il melodramma ai tempi della rete…) - sono
stati costretti a ‘cacciare’ 200 milioni di euro per consentire alla Regione
siciliana di arrivare fino a dicembre. Questi 200 milioni - che dovrebbero
diventare 300 con l’aggiunta di altri 100 milioni che sono già della Sicilia,
ma che Renzi e il suo Minculpop faranno passare per ‘donazione romana’ -
dovrebbero risolvere i problemi di ‘cassa’ sino a fine anno.
Sarà
così? Secondo noi, no. A nostro modesto avviso, con questi 300 milioni di euro
alcune categorie sociali rimarranno comunque all’asciutto. Ma se ne
accorgeranno a ottobre-novembre, se andrà bene anche a dicembre. Chi è che non
verrà pagato? A nostro modesto avviso non c’è la copertura finanziaria sino a
fine anno per gli ex Pip di Palermo; non c’è la copertura finanziaria sino a
fine anno per gli operai della Forestale (che intanto verranno fatti lavorare
nel servizio antincendio con l’impegno che verranno pagati a fine autunno); e
non c’è la copertura finanziaria per i 24 mila precari degli enti locali.
Saro
da Gela, insomma, ‘navigherà a vista’ per altri quattro-cinque mesi. E poi? La
Regione siciliana, nel prossimo Bilancio (quello del 2016), dovrà partire con
un ‘buco’ di un miliardo e 800 milioni circa da coprire. A questo punto il
pallino tornerà nelle mani di Renzi. Con i due possibili scenari. Il primo
scenario è quello che Crocetta e il PD siciliano si augurano: il capo del
governo concederà alla Sicilia ciò che ha già concesso alla Regione Piemonte: e
cioè la possibilità di dilazionare la copertura del ‘buco’ di questo miliardo e
800 milioni di euro in dieci anni (alla Regione Piemonte è stata concessa la
possibilità di dilazionare il proprio ‘buco’ finanziario in nove anni). In
questo caso, il governo Crocetta potrà redigere il Bilancio 2016 e il
Parlamento siciliano potrà approvarlo. E si andrà avanti per un altro anno e,
forse, sino alla fine della legislatura, prevista nella primavera del
2017.   
Ma
c’è un secondo scenario: il default. Ovvero niente via libera, da parte di
Roma, per dilazionare la copertura del ‘buco’ da un miliardo e 800 milioni di
euro in dieci anni e fallimento della Regione siciliana. In questo caso
Crocetta e i deputati del Parlamento dell’Isola andranno a casa. Questo secondo
scenario prevede due possibili sbocchi: nuove elezioni regionali 90 giorni dopo
il fallimento della Regione o il commissariamento.
Che
farà Renzi? La decisione dovrà prenderla in sede di approvazione della legge di
stabilità nazionale, verosimilmente tra ottobre e dicembre. Il primo scenario -
il proseguimento del governo Crocetta, magari sino alla fine della legislatura,
avrebbe un costo per il governo Renzi: il mantenimento del Parlamento siciliano
per un altro anno o, addirittura, per due anni. La cosa non è impossibile,
anche se dobbiamo ricordare che l’Italia di Renzi - al di là della volontà,
vera o presunta, del Presidente del Consiglio, di ridurre le tasse - deve
effettuare, entro dicembre, una manovra da 18-20 miliardi di euro. A meno che
la signora Merkel non faccia all’Italia lo ‘sconto’ di questa somma,
gl’italiani dovranno essere salassati di altri 18-20 miliardi di euro. In
questo scenario non sembra credibile che il governo Renzi lasci vivere un altro
anno di legislatura il Parlamento siciliano.
Anche
perché, ormai, in Sicilia, come si usa dire dalle nostre parti, un c’è
chiù nienti na ‘a casa vacanti
: che tradotto significa: Renzi non ha più
cosa depredare dal Bilancio della Regione siciliana visto che, grazie al
Crocetta e al PD siciliano, il capo del governo si è già preso tutto quello che
si poteva prendere: 5 miliardi di euro circa di un contenzioso già vinto dalla
Regione davanti la Corte Costituzionale (il ‘patto scellerato’ firmato
nell’estate dello scorso anno da Crocetta), 600 milioni all’anno di ‘pizzo’
sulla sanità, trattenute IVA, trattenute IRPEF e via continuando con gli
scippi.
Con
molta probabilità, Renzi, tra ottobre e dicembre, potrebbe decidere di mandare
a casa Crocetta e il Parlamento siciliano. Anche perché Renzi non può lasciare
‘invendicato’ l’affronto subito da Faraone, preso a pesci in faccia da Saro da
Gela. L’onore di Faraone va ‘lavato’ con la testa di Crocetta. Insomma, molto
difficilmente, a nostro modesto avviso, Renzi e faraone non si toglieranno il
‘testale’, come si usa dire in Sicilia quando si presenta il ‘conto’ a chi si è
“allargato assai”: e Crocetta si è veramente “allargato assai”, dicendone di
tutti i colori a Faraone.   
Di
più: a dicembre, in Sicilia, sono previsti altri due disastri finanziari che
riguardano i circa 390 Comuni dell’Isola e le nove Province. Roma ha imposto
alla Sicilia l’applicazione del Decreto legislativo 118 del 2011.
Semplificando, ciò significa che tutti i Comuni saranno costretti a fare
chiarezza su residui passivi (somme impegnate ma non utilizzate) e residui
attivi (entrate in tanti casi fittizie, ma iscritte nei bilanci dei Comuni). A
questo si aggiunge il “controllo analogo” sulle società comunali: in pratica, i
bilanci di tutte le società dei Comuni dovranno essere inseriti nei rispettivi
bilanci comunali. Le due cose - manovra sui residui (soprattutto sui residui
attivi) e “controllo analogo” determineranno l’impossibilità, per molti Comuni
dell’Isola, di redigere e approvare i propri bilanci (gli amministratori dei
Comuni di Palermo, Catania e Messina, con il controllo analogo, dovrebbero
ballare la Samba…). A nostro modesto avviso, nulla avviene casualmente. Guarda
caso, l’applicazione del Decreto 118, nel Maggio di quest’anno, con la legge di
stabilità regionale, era stata rinviata al prossimo anno. Ma nel Luglio scorso
il governo nazionale ha cambiato opinione. E il Parlamento siciliano ha
obbedito cambiando la legge. Sempre a nostro modesto avviso, a Dicembre non
escludiamo l’ecatombe in tanti Comuni siciliani…Cioè fallimenti su fallimenti
per impossibilità di approvare i bilanci 2015.
Un
altro paradosso riguarda le Province. Che governo Crocetta e Parlamento
siciliano hanno terremotato con una legge che, forse, è ancora più demenziale
di chi l’ha voluta e approvata. Il risultato è che le nove Province dell’Isola
sono state commissariate in attesa del completamento di una riforma che -
ammesso che venga approvata dal Parlamento siciliano - risulterà inutile. Qui
arriviamo, per l’appunto, al già accennato paradosso. Il Governo Renzi, sempre
a caccia di soldi per far ‘galleggiare’ l’Italia nella grande Unione Europea
dell’Euro, ha stabilito che anche le Province siciliane dovranno contribuire al
‘risanamento’ dell’Italia (cioè a fare arricchire la Germania della signora
Merkel a spese degl’italiani).
Il
problema è che il governo Crocetta ha lasciato le nove Province regionali senza
soldi. Ma il governo Renzi, che ha ridotto i trasferimenti alle Province
dell’Isola, si è accorto che il contributo che chiede alle stesse Province dell’Isola
commissariate è maggiore dei trasferimenti previsti per le stesse Province.
Così il governo Renzi ha inventato una formula linguistico-contabile che
nessuno fino ad oggi conosceva: il “contributo negativo”: siccome in alcuni
casi, il contributo che le Province siciliane dovrebbero versare per il
‘risanamento’ dell’Italia è maggiore dei trasferimenti dello Stato alle stesse
Province (trasferimenti, per inciso, ridotti al lumicino), ecco che il
contributo dello Stato alle Province siciliane diventa ‘negativo’: sono le
Province dell’Isola che debbono dare soldi allo Stato! Ma che soldi debbono
dare se sono al verde e non hanno nemmeno i soldi par pagare i propri
dipendenti? Per pagare il governo Renzi non è da escludere che alcune Province
dell’Isola - Palermo in testa, ma non solo - debbano mettere in vendita i
propri beni immobili!
Non
solo. Non potendo approvare i bilanci triennali per mancanza di soldi, le nove
Province siciliane vorrebbero approvare un bilancio annuale: ma questo andrebbe
contro la legge. Se ciò avverrà, l’impugnativa dovrebbe essere quasi
automatica. Ma dicono che l’attuale assessore alle Autonomie locali, Giovanni
Pistorio, è convinto che, alla fine, la Corte Costituzionale gli darà ragione.
Tirando
le somme, a dicembre si potrebbe determinare una condizione mai verificatasi
nella storia dell’Autonomia siciliana: Regione in default, tanti Comuni in
default e Province in default. Per questo, a nostro avviso, il commissariamento
della Regione potrebbe risolvere un sacco di problemi. Commissariamento che non
è impossibile. Anche perché andare al voto, per il PD e, in generale, per il
centrosinistra siciliano sarebbe un mezzo suicidio: dopo tutto quello che hanno
combinato Crocetta e i suoi governi, i siciliani non dovrebbero votarli con piacere…
Anzi. Ma rinviare l’appuntamento con gli elettori con un commissariamento
rimanderebbe solo un epilogo amaro. L’unico punto positivo è che, con il
commissariamento, Renzi risparmierebbe un po’ di soldi: e siccome l’Italia è in
‘bolletta’, al di là delle favole che racconta il nostro Presidente del
Consiglio, risparmiare sulla Sicilia, bloccando per un anno, o forse due anni,
la democrazia, potrebbe essere una soluzione.
Certo,
bloccare la democrazia in Sicilia mentre la stessa Sicilia esprime il presidente
della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Piero Grasso,
con la presidente della Camera, Laura Boldrini eletta nell’Isola, sarebbe
paradossale: paradossale e pirandelliano come l’Enrico IV-Crocetta. Ma in
un’Italia con un debito pubblico che, nonostante i grandi sacrifici imposti
agl’italiani negli ultimi tre anni (Imu e tasse di tutti i tipi), aumenta al
ritmo di quasi 100 miliardi di euro all’anno. Il debito pubblico italiano era
pari a mille e 900 miliardi di euro con il governo Monti: oggi supera i 2 mila
e 200 miliardi di euro: quasi otto volte il debito pubblico greco, con la
‘grande informazione’ italiana che, invece di contestare il calcolo truffaldino
del debito pubblico e il gioco altrettanto truffaldino dello spread, continua a
ripetere che “in Italia servono altri sacrifici” e che la “ripresa è iniziata”.
L’Europa dell’Euro sta rovinando l’Italia, con molta probabilità per far a
‘spezzatino’ e venderla pezzo per pezzo a prezzi da liquidazione. In questo
contesto iniziare da una Sicilia prima derubata e commissariata non sarebbe un
finale da escludere. Anzi. 


Lucia Borsellino?
Non ha mai mosso un dito per difendere la sanità siciliana!
 
Massimo Costa 20 Jul 2015

I
dubbi sull’operazione e tenaglia contro Crocetta. Attaccato dal Gruppo
L’Espresso-La Repubblica “che scaricò Lombardo dopo la nota vicenda dei
termovalorizzatori”. E l’affondo sull’ex assessore Lucia Borsellino che non ha
fatto nulla per interrompere lo scippo dei fondi che lo Stato, dal 2009, toglie
alla Sicilia

Ho
sempre parlato della Sicilia, ma in queste settimane, tutto sommato, ho
preferito tacere. Negli anni ho imparato a fiutare i depistaggi, le campagne di
linciaggio a mezzo stampa, le armi di distrazioni di massa. L’uomo della strada
ha il diritto di abboccare come il pesciolino all’amo; chi fa commenti politici
no, non glielo perdono, deve avere intelligenza politica nel “capire” quello
che sta realmente succedendo. E soprattutto deve avere coraggio; coraggio di
dire quello che ha capito anche se è impopolare. Se non lo dice è complice. Se
lo dice magari è accusato di vaneggiare, di essere complottista, proprio da
coloro che la denuncia colpisce. È un rischio che va comunque corso. Il silenzio,
in questo caso, equivale all’omertà, e io non posso permettermelo.
Non
ho scritto un rigo sul vero o presunto “sbiancamento”. Non era solo pudore,
forse anche. Prendetemi per persona un po’ all’antica, ma quando la dialettica
politica scende a questo livello, per istinto preferisco tacere. L’argomento
“obliquo” sulle vere o presunte debolezze estetico-anali lo trovo un colpo
“sotto la cintura” (ora ci vuole), una mossa umanamente scorretta, quasi
disumana: notizie inventate, probabilmente, da un giornalismo cialtrone, forse
prezzolato. La dialettica politica stravolta dal linciaggio umano, volutamente
“omofobo”. Tra parentesi, quello vero, non quello millantato dai sostenitori di
una nota ideologia globalizzante che criminalizza tutti coloro che legittimamente
hanno il diritto di pensarla in modo diverso.
Avrei
dovuto essere contento del linciaggio personale di Rosario Crocetta, senza
dubbio il peggiore Presidente della Regione mai avuto dalla Sicilia. Un modo
come un altro per sbarazzarsi di lui. Ma ho taciuto perché le scorrettezze non
mi piacciono, neanche quando sono rivolte ad un mio nemico. Se si accettano le
scorrettezze come mezzo di comunicazione politica, prima o poi colpiranno anche
noi.
E
poi è arrivato lo “scoop” sull’avallo alla
indecente espressione mafiosa 
attribuita al Dottor Matteo
Tutino. Ma è proprio lì che mi sono arrestato, che ho “fiutato” la distrazione
di massa. Che bel colpaccio! Tutino, oggi la corruzione personificata, che
augura la morte alla figlia di Borsellino, una icona sacra della Sicilia che ha
lottato la mafia, e Crocetta imbarazzato che tace…
Nel
merito la frase, anche il soltanto averla pensata, è semplicemente indecente.
Secondo me chi l’ha pensata appartiene alla stessa genia di coloro che il
Dottor Paolo Borsellino lo hanno voluto morto per davvero. Ricordo di aver
letto da qualche parte di un’intercettazione di Riina che diceva, a proposito
di Borsellino, “Quello non lo abbiamo ucciso noi”. Poi ricordo di una
trattativa Stato-mafia (vera o presunta, deciderà la storia) e io un’idea sulla
morte di questo eroe siciliano me la sono fatta, diversa dalla vulgata che ci
viene approntata. Ma non entriamo nel merito di quella frase.
Andiamo
oltre, per favore, studiamo gli effetti “mediatici” più probabili di questo
scoop. Crocetta ora è cattivo, peccatore, colpevole di non aver difeso la
figlia di quell’eroe, che adesso diventa circondata da un’aura di martirio e di
santità. Il PD, specie quello nazionale, si smarca dal “suo” Presidente. Il PD
regionale, invece, ha la vista più corta e ha problemi di Bostik con le
poltrone di deputato. Nel polverone sembra quasi che Crocetta, perfido e
cattivone, in questi anni abbia governato da solo. Che il PD non abbia fatto
altro che fare opposizione. Il PD rinnovato, quello di Davide Faraone, ora può
presentarsi ai Siciliani con le carte in regola, vergine, a chiedere il voto
per buttare fuori i fanfaroni dell’antimafia “finta” a favore di quella “vera”.
E giustizia finalmente sarà fatta.
Del
resto, se non si facesse così, il malgoverno democratico della Sicilia, che
dura sostanzialmente dal 2008, dall’appoggio esterno a Raffaele Lombardo,
rischia di trascinare il partito nella polvere dell’irrilevanza e del
discredito generale. Il 2017 arriverà, prima o poi, e sarà la fine per sempre
per il PD in Sicilia. E non solo per il PD, ma lo potrebbe essere anche per
quegli interessi forti, da sfruttamento selvaggio dell’Isola, che da sempre
questo partito globalista ha rappresentato. Bisogna inventarsi qualcosa ora,
magari rischiando un po’, per rifarsi la verginità. E quale migliore occasione
che quella di nascondersi dietro ad una sacra icona?
Ecco,
io vedo tutto questo, e mi sembra quasi ovvio. Lo “scoop” esce sul settimanale di De
Benedetti, 
lo stesso imprenditore che scaricò Lombardo dopo
la nota vicenda dei termovalorizzatori, lo stesso settimanale del Gruppo L’Espresso-La
Repubblica
 che da dieci anni circa ha inaugurato la sua personalissima
guerra istituzionale contro lo Statuto speciale, colpevole, per le macerie che
ne restano, di non favorire un saccheggio ancora più indiscriminato della
Sicilia. Fonte sospetta e tempismo sospetto: pochi giorni prima
dell’anniversario della morte di Borsellino. O forse polpetta avvelenata data
allo stesso settimanale da chi sapeva che non avrebbero resistito alla
tentazione di pubblicarla, per le ragioni che sappiamo. Non so con esattezza,
ma questo è dettaglio di cui si occuperà la Procura.
Ora,
a scanso di equivoci, se Crocetta togliesse il disturbo gliene saremmo tutti
grati. Ma il giorno in cui decidiamo che le legislature in Sicilia sono
soggette ai voleri di un settimanale nazionale stiamo freschi. Domani diranno
che al telefono Massimo Costa inneggiava ai tempi di Totò Riina, e il giorno
dopo Mentana dirà a La 7 che “non c’è ragione di dubitare”. Il principio mi
pare pericolosissimo. Fate un po’ voi.
E
poi c’è una cosa che non va e che voglio dire apertamente facendo, al solito,
l’antipatico. Da un paio di legislature a venire qui (almeno) si usano i
parenti dei morti per farsi il certificato antimafia. Vi pare giusto? Nel 2006
la sinistra schierò Rita Borsellino. Nel 2008 i 5 Stelle “ante litteram” Sonia
Alfano. Dopo il 2008 Lombardo si circondò di magistrati e parenti di vittime
della mafia (ma a quanto pare non gli ha portato bene): la Caterina Chinnici
alle autonomie, la Borsellino (Lucia, sì, questa) come dirigente generale della
Sanità.
Non
so se è tanto competente in materia sanitaria. Forse sì. Ma penso con
disappunto all’ingiustizia che certamente sarà stata compiuta nei confronti di
dirigenti, magari più oscuri per cognome, ma che forse non avrebbero servito
peggio la ‘macchina’ regionale.
Lucia
Borsellino nella tecnocrazia di Lombardo, ma poi soprattutto il salto di
qualità con Crocetta: assessore, per diversi anni, fino alle sofferte
dimissioni. Dell’antimafia Crocetta ne ha fatto una macchietta parossistica. Il
fratello dell’ex assessore dice che in questi anni ha “portato la croce”.
Poveretta. Chissà che fatica fare l’assessore regionale con Crocetta per tutto
questo tempo. Io proporrei un indennizzo aggiuntivo per ripagarla da questa
umana sofferenza. Ora, che la barca sta affondando, scende tranquilla
dall’imbarcazione fra gli applausi. E diventa subito Santa Lucia.  Posso
dire che non ci sto?
Dov’era,
assessore, quando si siglava l’accordo truffa con lo Stato, accordo che
costringe la sanità siciliana a tirare ancor di più la cinghia? Ha mai fatto
qualcosa per farsi dare dallo Stato quelle accise con le quali lo Stato stesso
aveva detto di finanziare il maggior accollo di spesa sanitaria dalla Regione?
Lo sa che, con quelle imposte negate dallo Stato, pur essendo previste da una
legge finanziaria dello stesso Stato, la Regione non avrebbe contratto altri
debiti, non si sarebbe dovuto tagliare ancora su ospedali, punti nascita, etc.?
Pensandoci bene si capisce perché oggi è “santa”: non ha mai mosso un dito per
difendere la Sicilia e, questo, al di là dello Stretto, frutta medaglie al
valore.
Crocetta
vada a casa, ma per i motivi veri. Che sono soprattutto quello di aver regalato
risorse e prerogative della Sicilia in cambio di niente. Crocetta ha affondato
la Sicilia con la complicità di 90 persone che avrebbero potuto mandarlo a casa
il primo giorno, quando era senza maggioranza. E invece sono ancora là, tutti
là.
Adesso
facciano una buona legge elettorale e si sciolgano immediatamente. E, per
favore, chiudiamo anche la stagione delle icone antimafia. Le virtù non sono
ereditarie. Mio padre è bravissimo in matematica e informatica, io le sopporto
a malapena.
La
Sicilia ha bisogno oggi - lo ripeto - di un Parlamento e di un Presidente
indipendenti da Roma e, se sarà possibile, anche indipendentisti. Il resto sono
chiacchiere da mezza estate.



MISTERI SICILIANI: CROCETTA-TUTINO, DEFAULT,
AUTOSTRADA PA-CT, CANNETO DI CARONIA…
Giulio Ambrosetti

[17 Jul 2015 |



Osservati ad uno ad uno, questi fatti
significano casualità, fatalità, errori. Ma visti nell’insieme questi
misteri siciliani ‘disegnano’ uno scenario inquietante. E come se una forza
misteriosa - una mano invisibile - lavori per gettare la Sicilia nel caos.
Perché? Per favorire chi? “Servizi segreti” come ha detto ieri il deputato
Vincenzo Vinciullo?  

Si
può provare a mettere insieme gli accadimenti, in verità un po’ strani, che
vanno in scena in questi giorni in Sicilia? Cominciando dalle intercettazioni
pubblicate dal settimanale L’Espresso sul dialogo tra il
presidente Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino, vicenda che presenta ancora lati oscuri che
ci auguriamo vengano chiariti in tempi rapidi. Ponendo l’accento anche su altri
fatti strani - o misteriosi - come li ha definiti qualcuno. Ci riferiamo alla
crisi finanziaria della Regione. Al ciclone, sempre finanziario, che si
potrebbe abbattere su Comuni e Province. All’allarme stipendi che potrebbe
esplodere negli uffici della Regione siciliana per via di certi fatti, un po’
kafkiani, legati alla società Sicilia e. Servizi. O ad altri fatti non
facilmente spiegabili che vanno in scena lungo l’autostrada Palermo-Catania
colpita da una frana. Autostrada interrotta che, dopo oltre tre mesi, registra,
da parte delle ‘autorità’, un inquietante nulla di fatto.
Che
sta succedendo in Sicilia? Certi accadimenti strani, se visti ad uno ad uno,
significano poco o nulla. Ma se inquadrati nel loro insieme ‘disegnano’ uno
scenario che deve fare riflettere.
Cominciamo
con le parole - vere o presunte - che il dottore Tutino avrebbe pronunciato al
telefono con il presidente Crocetta. Ieri, per oltre dodici ore, sono state
date per vere “oltre ogni ragionevole dubbio”. I politici di tutta Italia, con
in testa le due più alte cariche di quello che resta dello Stato italiano,
presidente della Repubblica (Sergio Mattarella) e presidente del Senato (Piero
Grasso) hanno fatto a gara per dare solidarietà all’ex assessore regionale,
Lucia Borsellino (e in molti casi darle in testa al presidente Crocetta).
Nel
pomeriggio, grosso modo all’ora del the, la Procura della Repubblica di
Palermo ha smentito l’esistenza di
un’intercettazione 
nella quale il dottore Tutino dice a
Crocetta che Lucia Borsellino dovrebbe fare la fine del padre. La Procura non
ha smentito l’inchiesta: ha smentito il contenuto dell’intercettazione
pubblicata dal settimanale L’Espresso. Che ha replicato ribadendo
che l’intercettazione c’è. Oggi, a Dio piacendo, si dovrebbe capire qualcosa in
più. O almeno così si spera.
In
attesa di capire che cosa succederà, non possiamo non segnalare il grande caos
di ieri. Sotto questo profilo, a noi sono sembrate molto centrate le
dichiarazioni del capogruppo del PD al Parlamento siciliano, Antonello
Cracolici. Il quale dice: se l’intercettazione c’è, se Tutino ha detto a
Crocetta quanto scritto dal settimanale L’Espresso, beh, il fatto è
gravissimo e Crocetta si deve dimettere subito. Ma c’è anche il dubbio - che
speriamo venga fugato entro oggi - che una “manina” abbia confezionato questa
dichiarazione per gettare nel caos la Sicilia.
O
meglio, aggiungiamo noi: per aumentare il caos in Sicilia. Perché se c’è
qualcosa che oggi in Sicilia non manca, ebbene, quello è proprio il caos:
economico, sociale, amministrativo e politico. Questa vicenda
dell’intercettazione - che fino a questo momento presenta più ombre che luci -
si verifica proprio mentre i conti economici e finanziari della Regione sono
nel caos. Un caos - noi lo scriviamo da oltre un anno -  provocato dal
governo nazionale di Matteo Renzi. Per certi giornali - soprattutto per quelli
di Berlusconi, in oggettiva sintonia, almeno per quanto riguarda i drammi della
Sicilia, con il governo Renzi - la Regione siciliana sarebbe “sciupona”. Una
grande mistificazione, perché è il governo nazionale che, solo nell’ultimo
anno, ha strappato alla Sicilia qualcosa come 10 miliardi di euro (come potete leggere qui) mandando
in tilt i conti regionali.
I
fatti sono fatti. E se anche la Corte dei Conti accusa lo Stato centrale di
slealtà verso la Regione siciliana (come potete leggere qui),
beh, un motivo ci sarà. Ma anche questo fatto, al pari degli scippi al Bilancio
della Regione siciliana, sfugge, chissà perché, alla grande stampa nazionale
che della Sicilia parla solo quando c’è da parlarne male.
Ovviamente,
questo non giustifica l’atteggiamento acquiescente della politica siciliana
verso Roma, soprattutto da parte del governo. Ormai quando parliamo di cose
serie, non parliamo più di Crocetta, che di tutto quello che il suo governo ha
fatto (e soprattutto non ha fatto) in Sicilia sarà responsabile, sì e no, del
20 per cento. O forse meno. Il resto - questa è la nostra sensazione - è opera
di ‘altri’. Con riferimento a quelli che manovrano nell’ombra un presidente
della Regione sbattuto qua e là, sempre più confuso che persuaso, un
personaggio che, spesso, non sembra nemmeno avere contezza della
‘nitroglicerina sociale’ che maneggia con la grazia di un elefante dentro un
negozio di porcellane…
Che
dire, poi, di questo strano PD siciliano? Cracolici oggi ipotizza, come già
ricordato, una “manina” dietro il bailamme di ieri. Ma da persona politicamente
navigata qual è non si è mai accorto della tante mani romane che hanno
massacrato le finanze siciliane? Oggi il segretario regionale di questo
partito, fausto Raciti, terrà una conferenza stampa. Anche lui non sa nulla dei
soldi che il governo Renzi ha scippato alla Regione?
La
stessa politica siciliana, del resto, sembra un po’ schizofrenica. Tre mesi fa
(come abbiamo raccontato qui),
decide di rinviare al prossimo anno l’applicazione del Decreto legislativo n.
118 del 2011. Nei giorni scorsi, improvvisamente, il Parlamento siciliano
cambia opinione e decide che i Comuni dell’Isola dovranno applicarlo a tamburo
battente: entro il 31 di questo mese. In barba a un accordo che, tre mesi
prima, la stessa politica siciliana aveva siglato con ANCI Sicilia. Un cambio
di programma che potrebbe determinare il default di centinaia di Comuni
dell’Isola e, perché no?, anche l’impossibilità applicare la riforma delle
Province, ammesso che il Parlamento siciliano riesca a completarla. Perché una
scelta così repentina, destinata ad aumentare il caos amministrativo e
finanziario ? Ordini renziani?
L’entropia
politica e amministrativa della Sicilia non finisce qui. Proprio in queste ore
apprendiamo che gli uffici della Regione avrebbero bloccato le procedure per il
pagamento degli stipendi al personale. Motivazione: il caos - tanto per
cambiare! - che si è scatenato attorno a Sicilia e Servizi, società regionale
finita nell’occhio del ciclone per via dell’assunzione di personale che, ad
avviso della Corte dei Conti, non poteva essere assunto.
In
questa vicenda - dobbiamo essere onesti - il disastroso governo Crocetta
c’entra poco o punto. La follia di Sicilia e Servizi è una delle creazioni
‘teratologiche’ della Regione siciliana versione primi anni del 2000, quando i
governi regionali di centrodestra, che avevano appena posto in liquidazione i
tre storici enti economici regionali (Ems, Espi e Azasi), giurando che mai e
poi mai ci sarebbe stata una “Regione imprenditrice” (impegno solenne assunto
nel 1999 dall’allora presidente della Regione, Giuseppe Provenzano, Forza
Italia), creano nel giro di pochi anni una quarantina di società regionali!
Sicilia e Servizi è una di queste. A tale società - anzi ai privati di questa
società! - affidano le ‘chiavi informatiche’ della Regione! Sembra una pazzia,
ma è la verità: gli stipendi di circa 18 mila dipendenti regionali, la sanità
(compreso il Servizio di Pronto soccorso) e tutto il resto vengono affidati
alla parte privata di una spa - la già citata Sicilia e Servizi - della quale
la Regione possiede, grosso modo, la metà delle azioni.
Crocetta,
quando s’insedia, trova la ‘minestra impiattata’. Ma trova anche una situazione
strana. I privati sono usciti da Sicilia e-Servizi chiedendo una barca di
soldi. E i cinquanta e rotti dipendenti dei privati - che sono quelli che
conoscono tutti i segreti informatici della Regione e dei suoi uffici - che
dicono al governo regionale: noi siamo disposti a continuare a lavorare, ma
vogliamo essere assunti. Il problema è che c’è una legge regionale che vieta
nuove assunzioni nella pubblica amministrazione. Ma secondo Antonio Ingroia, il
noto magistrato chiamato da Crocetta al vertice di Sicilia e-Servizi, le
assunzioni si possono fare. E si fanno. Ma la Corte dei Conti li contesta.
Altro caos.
E
oggi? I contratti dei cinquanta e rotti stanno scadendo. E loro, i cinquanta e
rotti, li vorrebbero rinnovati. Ma il governo regionale tentenna. Perché nel
frattempo, per queste assunzioni, Crocetta e Ingroia sono finiti sotto
processo. E pare siano un po’ spaventati. Anche perché i tempi in cui le
sentenze di condanna da parte della Corte dei Conti finivano a tarallucci e
vino sono finiti. Perché appena c’è una condanna da parte della magistratura
contabile scatta, con il tempismo di un’equazione chimica, la sua applicazione.
Insomma le condanne erariali si pagano con i soldi. Da qui i timori. E il caos.
Le
ultime notizie che abbiamo sono due. La prima l’abbiamo già accennata: i
cinquanta e rotti dipendenti si sono messi di traverso. Vogliono l’assunzione o
bloccano tutto. Gli uffici regionali, a quanto pare, non hanno nemmeno
predisposto i cedolini. Niente stipendi, per questo mese? Tutto è possibile.
Poi
c’è la seconda notizia. A quanto pare circolerebbe una lettera riservata del
governo regionale. Obiettivo: trasferire una parte dei servizi, o forse tutti -
oggi affidati a Sicilia e Servizi - all’Ufficio speciale della Regione per i
servizi informatici. Vero? Falso? Mossa per sbarazzarsi definitivamente dei
cinquanta e rotti dipendenti? O solo per affidare agli uffici regionali la gestione
di servizi essenziali, a cominciare dagli stipendi? Non si capisce. L’unica
cosa certa, anche in questo caso, è il caos.
Vogliamo
parlare dell’acqua? Qui entra in scena l’assessore regionale Vania
Contraffatto, la magistrata prestata alla politica. Nel 2011 il popolo
italiano, con un referendum, ha votato per il ritorno alla gestione pubblica
del servizio idrico. Ma quanto conta, secondo voi, per il governo Renzi la
volontà popolare? Ve lo diciamo noi: nulla. E infatti l’assessore Contraffatto,
espressione del PD renziano, sta facendo di tutto per mandare a mare il
tentativo, portato avanti in Sicilia, di arrivare alla gestione pubblica del
servizio idrico. Entrando a gamba tesa ad Agrigento, dove più della metà dei
Comuni si è ribellata ai privati di Girgenti Acque, una società che, nel
rigoroso rispetto del nome che porta, fa acqua da tutte le parti. L’assessore
Contraffatto, ignorando che c’è una legge regionale del 2013 (peraltro voluta
dal governo Crocetta del quale l’assessore Contraffatto fa parte!) che consente
ai Comuni dell’Isola di gestire il servizio idrico, vorrebbe affidare ai
privati le infrastrutture idriche che molti Comuni agrigentini si sono
rifiutati di consegnare.
Insomma,
una vera donna di sinistra, Vania Contraffatto: ma della sinistra renziana: la
sinistra ripulita con “Ava come lava” (la frase non è nostra, ma di Calimero,
l’uccello nero che da nero diventava bianco con una semplice immersione
nell’acqua con il detersivo Ava). Che dire? Che a nostro avviso, ad Agrigento,
la bella assessora renziana andrà a sbattere la ‘funcia’, come si direbbe dalle
parti di Sciacca. Questo perché, rispetto a Girgenti acque, il vaso di Pandora
conteneva i messaggi dei ‘pizzini’ dei Baci Perugina…  (per la cronaca,
Giorgenti Acque è la società dove un tempo ‘orbitava’ il fratello dell’ex
presidente della Regione, Raffaele Lombardo, società oggi controllata da un
soggetto con condanna passata in giudicato: alè!). Ad Agrigento, a conti fatti,
nel PD c’è ancora un po’ di sinistra: poca ma sincera. E lì i renziani
rischiano di sfasciarsi le corna…(anche i grillini siciliani sull'acqua in
Sicilia non è che la raccontano giusta: un po' sembrano per l'acqua pubblica,
un po' temporeggiano, un po' fanno gli americani: non è facile andargli
dietro!)
E
che dire dei rifiuti? In prima file c’è ancora lei, l’assessora Contraffatto.
Che appena insediata dice: “Lavorerò per la raccolta differenziata dei
rifiuti”. E il sito siciliano che si occupa dei rifiuti, Progeonews.it, ci
aveva pure creduto. Salvo a manifestare la delusione per gli ultimi atti
compiuti dall’assessore (come potete leggere qui).
Insomma: che stanno combinando con i rifiuti? Prima una strana querelle con il
gruppo Catanzaro di Agrigento. Poi, in attesa della differenziata, discariche,
discariche e ancora discariche. E anche il tentativo di convincere i Comuni a
pagare i titolari delle discariche. E affari loschi, come denunciato da Aurelio
Angelini, docente universitario, considerato uno dei massimi esperti, in
Sicilia, in materia di gestione dei rifiuti. Affari loschi, appalti, centinaia
di milioni di euro spariti, disservizi e inquinamento (come potete leggere qui). E
caos, altro caos, con i rifiuti in mezzo alle strade di tanti centri siciliani.
E 12 mila dipendenti ai quali il governo Renzi - anche se indirettamente - ha
scippato i soldi per pagare gli stipendi.   
Fine
del caos? Ma quando mai! Nei giorni scorsi il professore Vincenzo Liguori,
docente di Geologia presso la facoltà di Ingegneria di Palermo, ha manifestato
perplessità sulla gestione - da parte del governo nazionale e del governo
regionale - della frana che ha investito e bloccato l’autostrada
Palermo-Catania. Le considerazioni del professore Liguori sono contenute in un
comunicato diramato dai deputati del Movimento 5 Stelle del Parlamento
siciliano (come potete leggere qui). Il docente segnata alcune
stranezze: la presenza di una strada (la Lodigiani) che avrebbe potuto essere
valorizzata e che i tecnici del governo nazionale e del governo regionale hanno
ignorato; la possibilità di verificare la percorribilità della carreggiata non
investita dalla frana, che potrebbe, a certe condizioni, fare riaprire
l’autostrada al traffico ed evitare di spendere un sacco di soldi per una
‘bretella’. Ma la parte più incredibile della denuncia del professore Liguori è
il mancato consolidamento della frana che ha travolto il viadotto Imera. E’ una
frana del 2005: se non si consolida questa frana non si può fare nulla: né
‘bretelle’, né ‘pantaloni’…
E
infatti, dopo oltre tre mesi, governo nazionale e governo regionale non hanno
fatto nulla. L’autostrada è chiusa e, bene che vada, se ne parlerà nella
primavera del prossimo anno. Liguori, in qualche passaggio, parla di “mistero”.
E noi siamo d’accordo con lui: che senso ha, dopo oltre tre mesi, non avere
nemmeno adottato i primi accorgimenti per consolidare la frana? Non c’è bisogno
di essere ingegneri o geologi per capire che, se non si consolida la frana, non
si può fare nulla. E infatti - lo ribadiamo - fino ad oggi le ‘autorità’ non
hanno fatto nulla. 
I
tecnici nazionali e regionali non sanno che una frana va consolidata? Non ci
crediamo. Noi poniamo qualche domanda: e se tutto quello che è accaduto fino ad
oggi nell’autostrada Palermo-Catania sia stato voluto, dalla frana alla
non-gestione del post frana? Forse c’è qualcuno interessato a non far circolare
automobili in questo tratto della Sicilia? E perché? Le solite sperimentazioni
di armi non convenzionali?
Agli
osservatori non sfugge che da quelle parti, da anni - ci riferiamo alla
galleria di Tremonzelli - succedono cose strane: automobili che,
improvvisamente, si bloccano perché vanno in tilt gli apparati elettrici.
Elettromagnetismo? Forse è lo stesso fenomeno che, dai primi anni del 2000, va
in scena a Canneto di Caronia, piccolo centro delle riviera tirrenica del
Messinese? L’anno scorso hanno provato a farci credere che gli incendi e gli
incidenti che si sono verificati dai primi del 2000 fino allo scorso anno a
Canneto di Caronia sarebbero il frutto dell’azione di un piromane. Ma noi
sappiamo che non è così: non perché lo diciamo noi, ma perché l’ha raccontato
con chiarezza (come potete leggere qui) il
professore Franco Venerando, che fino al 2008 ha presieduto il gruppo
interistituzionale che ha indagato sui fatti di Canneto di Caronia.
Con
buona pace di chi cerca di far passare la tesi del piromane, il gruppo
interistituzionale ha accertato che gli incendi sono stati provocati da
fenomeni di elettromagnetismo. Venerando non ha escluso l’uso di armamenti ad
energia diretta e altre diavolerie ancora. Insomma , sperimentazioni militari.
Siamo sicuri che i fatti che sono avvenuti in tutti questi anni nella galleria
di Tremonzelli non abbiano nulla a che vedere con le sperimentazioni di armi
probabilmente andate in scena nel basso Tirreno? Siamo proprio certi che la
chiusura dell’autostrada non sia legata a questi fatti? Tutte queste stranezze
non hanno nulla a che spartire con il Muos di Niscemi e con le armi atomiche e
i droni di Sigonella?
Ancora:
lo scorso anno è venuta fuori la notizia che la Nasa vorrebbe aprire un
osservatorio astronomico a Isnello, sulle Madonie. Adesso avremo anche dei Don
Fabrizi Salina americani che verranno in Sicilia a contare le stelle nel cielo
di Isnello. Ma tutto questo è credibile? Insomma che cosa sta succedendo in
Sicilia? Perché tutto questo caos? E chi vuole il caos? E forse è perché in
Sicilia si attende il caos totale che chi manovra le fila dell’attuale governo
regionale sta provando a ‘stringere’ su acque e rifiuti? E’ forse per questo
che si sta scatenando la bagarre sulla Sac di Catania e sulla Gesap di Palermo,
le due società aeroportuali che fanno gola a gruppi internazionali e nazionali?
La
memoria ritorna alla fine degli anni ’80 primi sei sette anni del ’90 del
secolo passato. Alla fine che è successo in Sicilia  in quegli anni? Prima
hanno eliminato, scientificamente, la grande imprenditoria dell’Isola. Poi è
toccato al Banco di Sicilia e alla Sicilcassa. Oggi tocca alla pubblica
amministrazione. Che in Sicilia significa quello che resta dell’Autonomia
siciliana. Fantapolitica?        
Il
deputato del Nuovo centrodestra del Parlamento siciliano, Vincenzo Vinciullo,
ieri, a proposito del caos
scatenato
dalle vere o presunte intercettazioni che riguardano Crocetta e il dottore
Tutino, ha parlato di “servizi segreti stranieri” che
sarebbero interessati a seminare il caos in Sicilia, in stile Grecia. Parole
che hanno fatto sorridere molti siciliani e molti colleghi giornalisti.
Noi
- in materia di economia, di Bilancio regionale, di finanza locale, di
questioni idriche, di problemi legati ai rifiuti, di informatica applicata
all’amministrazione regionale e di questioni militari legate a Canneto di
Caronia, al Muos di Niscemi e a Sigonella - non avendo le conoscenze che hanno
i nostri bravi colleghi, ridiamo un po’ meno. E forse ci sbagliamo. Forse anche
noi dovremmo sorridere di più. Perché, a pensarci bene, l’1 maggio del 1947, a
Portella della Ginestra, a organizzare la strage furono gli uomini della banda
Giuliano e non i servizi segreti americani in combutta con la mafia di
Monreale. Così come, nel 1959, in Sicilia, i servizi segreti russi e quelli
americani non si sono mai fronteggiati: i primi (i russi) per proteggere il
governo regionale ‘ribelle’ di Silvio Milazzo; i secondi (gli americani) per
far cadere lo stesso governo. Tutte fantasie!
Il
6 gennaio del 1980 l’allora presidente della Regione siciliana, Piersanti
Mattarella, verrà ammazzato da mafiosi schitti schitti e non sullo sfondo di un
inquietante intreccio tra destra eversiva e vecchia mafia, magari subito dopo
intercettata e bloccata dai boss corleonesi che, per l’occasione, si
guadagneranno i galloni di una trentennale latitanza. Fantasie anche queste.
Due
anni dopo l’allora segretario del Pci siciliano, Pio La Torre, non verrà
trucidato dopo essere stato ‘tampinato’ dai servizi segreti e forse pure dalla
peraltro ‘inesistente’ e ‘fantasiosa’ Gladio. E il generale Vito Miceli? Morte
naturale, naturalmente. E i depistaggi sulle indagini di altri delitti
‘eccellenti’? E le stragi del 1992?
Sì,
in effetti i servizi segreti americani e quelli italiani deviati del nostro Paese,
in Sicilia, non hanno mai fatto nulla. Lo Stato, in Italia, è sempre stato
tutto d’un pezzo. Todo modo di Leonardo Sciascia è un
romanzaccio. Invenzioni. Fantasie. Don Raffaè di Fabrizio De
Andrè? Una filastrocca completamente sganciata dalla realtà…
E poi, via, viviamo forse una
congiuntura internazionale difficile? L'Unione Europea va a gonfie vele e non è
più governata da massoni fanatici e 'truffaldi'. In Grecia governa un nuovo
Pericle. La BCE e il Fondo Monetario Internazionale non sono controllati da
strozzini, ma da filantropi. L'Euro è un esempio fulgido di stabilità
monetaria. E i tedeschi sono perfino diventati altruisti e, soprattutto, non
barano più sul calcolo della spread con l'Italia. Quanto agli americani, a
Sigonella i militari giocano a Tressette, mentre l'elettromagnetismo del Muos
di Niscemi è un'invenzione dei soliti esagitati. 
In un panorama internazionale così
'confortevole' chi è che può volere in caos in Sicilia? Via, quelle
dell’onorevole Vinciullo sono solo farneticazioni. E noi che gli andiamo dietro
siamo solo complottisti. In Sicilia tutto va bene, a parte due dettagli: la
realtà e la ragione. Ma sono solo due dettagli…


SICILIA: REGIONE, COMUNI E PROVINCE IN DEFAULT. E
SE LA GERMANIA SI PRENDESSE L’ISOLA?
Giulio Ambrosetti
15 Jul 2015

Oltre
al default della Regione, ci potrebbe essere il default di tantissimi Comuni
dell’Isola (e delle Province). In pratica, il blocco della democrazia. La
strana approvazione, da parte del Parlamento siciliano, di una legge
(applicazione del Decreto legislativo nazionale n. 118 del 2011) che prevede
l’obbligo, per i Comuni, di fare chiarezza su società collegate ed entrate. I
casi di Palermo, Catania e Messina
Si
racconta, tra il serio e il faceto, che in un recente incontro, in Germania, i
tedeschi erano un po’ risentiti. Avevano dato disposizioni precise anche sulla
pavimentazione della piazza che sta di fronte il Palazzo Reale di Palermo: via
il parcheggio dalla piazza e nuova pavimentazione. Invece è stato eliminato
solo il parcheggio per le automobili. Per la nuova pavimentazione bisognerà
aspettare ancora un po’.
Ovviamente
è una leggenda metropolitana. Ma di cose strane, in questi tempi di Troika, se
ne raccontano tante. Palazzo Reale di Palermo è la sede del Parlamento
siciliano. E la piazza, neanche a dirlo, è piazza del Parlamento, nella quale,
da qualche mese, non si parcheggia più.
La
leggenda metropolitana racconta che a dare “disposizioni” sarebbero stati i
tedeschi che un giorno non lontano potrebbero arrivare in Sicilia, non si
capisce se da turisti o da nuovi padroni. I teutonici avrebbero già scelto dove
sistemare la sede di ‘rappresentanza’ della Germania in Sicilia: il Palazzo
Reale di Palermo. E il motivo c’è: per almeno sei mesi l’anno vi dimorava
Federico II di Svevia, Re di Sicilia e di Gerusalemme, Re dei Romani. E,
soprattutto, nipote di Federico Barbarossa. Leggenda metropolitana a parte, i
tedeschi conoscono bene il Palazzo Reale di Palermo. Conoscono la Cappella
Palatina, le torri. E anche i sotterranei, in verità poco gettonati, che invece
a loro sarebbero piaciuti molto.
Con
molta probabilità, i lettori, in questo momento, ci staranno prendendo per
matti. Leggendo queste prime righe si saranno detti: “Il Palazzo Reale di
Palermo ai tedeschi: ma che è ‘sta storia? Cos’è, uno scherzo?”. Solo leggenda
metropolitana. Almeno fino ad ora. Anche se  i monumenti che alcuni Paesi
hanno chiesto alla Grecia come garanzia sul nuovo prestito non sono una
leggenda metropolitana, ma realtà. Così come non è certo leggenda metropolitana
il fatto che, con l’avvento dell’Europa delle banche e della grande finanza,
parti di alcuni Paesi del Sud Europa potrebbero finire ai tedeschi, ma anche ad
altri Paesi del Nord Europa. In fondo è tutta una questione di soldi. L’Europa
massonica senza radici cristiane (ricordate? la Costituzione europea che stava
per essere approvata…), l’Europa della banche e della finanza ragiona solo con
il vil denaro. Altri valori non ce ne sono, a parte, ovviamente, il compasso,
la squadra e i grembiuli che, al di là delle chiacchiere, sempre dai soldi
nascono e con i soldi proseguono, con buona pace dell’Hiram, specchietto per le
allodole (e per gli allocchi)…
Insomma,
in vendita non c’è solo la Grecia, ma potrebbe esserci anche la Sicilia. Magari
dopo la dichiarazione di fallimento. Non è forse vero che la Regione siciliana
è ormai in default non dichiarato? E non è forse vero che, con l’ultima legge
approvata dal Parlamento siciliano lo scorso 9 Luglio si sono gettate le basi
per far fallire un grande numero di Comuni siciliani? E non è forse vero che,
una volta falliti i Comuni, anche le nove Province dell’Isola faranno la stessa
fine? Di fatto, si sta profilando uno scenario inedito: una Regione in default,
i Comuni e le Province della stessa Regione in default. Tutto voluto da Roma,
da un governo nazionale - il governo Renzi - espressione piena della volontà
tedesca. Tutto pronto per i saldi di fine stagione…
Ma
prima di addentrarci nei ‘numeri’ di Regione, Comuni e Province torniamo a
Palazzo Reale. Strano per quanto possa sembrare, piaccia o no, certi restauri,
nel Palazzo Reale di Palermo, sono stati fatti in accordo ai desideri dei
tedeschi (e in parte anche con i soldi tedeschi). Piaccia o no, ma nella piazza
del Parlamento, come già accennato, non si parcheggia più. E piaccia o no, è di
qualche giorno fa l’annuncio del presidente del Parlamento siciliano, Giovanni
Ardizzone, di una nuova pavimentazione della stessa piazza del Parlamento.
Eliminando l’asfalto. Proprio come sarebbe stato auspicato, già da tempo, dalla
leggenda metropolitana che vede i tedeschi come protagonisti di vicende
siciliane...
Il
Palazzo Reale agli eredi di Federico Barbarossa - oggi frutto di una leggenda
metropolitana - si incrocia con fatti che leggende metropolitane non
lo sono affatto. Parliamo di vicende che prendono l’avvio ad Agrigento e ad
Enna nella seconda metà degli anni ’80, quando era già programmata la caduta
del Muro di Berlino, Tangentopoli e la trappola della moneta unica europea.
L’interesse dei tedeschi per la Sicilia risale a quegli anni. E’ allora che i
teutonici decidono che la Kainite custodita nel sottosuolo siciliano (nelle
miniere dell’Agrigentino e dell’Ennese: per esempio, a Pasquasia) non dovrà
essere sfruttata per non creare problemi alle industrie tedesche che operano
nel mercato dei fertilizzanti. E così sarà.
Piaccia
o no, ma è da allora che la Sicilia chiude il capitolo della Kainite, un
minerale ricco di cloruro di potassio e solfato di magnesio. Da allora non ha
chiuso i battenti solo la miniera di Pasquasia, in provincia di Enna: da allora,
in Sicilia non si parla più dei solfati. La ‘verticalizzazione’ della
produzione (estrazione dei minerali nell’Ennese e nell’Agrigentino e
lavorazione nell’area industriale di Siracusa), ipotizzata alla fine degli anni
‘80 dall’ex assessore regionale all’Industria, Luigi Granata, finisce nel
‘dimenticatoio’. A fine anni ’80 chiude la miniera di Pasquasia. E si bloccano
anche i progetti per la valorizzazione dei minerali del sottosuolo agrigentino.
Aperte resteranno soltanto due miniere di salgemma: la miniera di Realmonte, in
provincia di Agrigento, e la miniera arroccata sulle Madonie. Entrambe gestite
dall’Italkali, società sulla quale, da sempre, i tedeschi (e non solo loro)
hanno gettato gli occhi.
Di
solfati non si parlerà più. E infatti ancora oggi la Kainite rimane nel
sottosuolo dell’Isola. Attenzione: non ci stiamo inventando nulla. Agli atti,
per chi non crede a quello che scriviamo, c’è un discorso tenuto a Sala
d’Ercole - l’aula di Palazzo Reale dove si riunisce il Parlamento siciliano - da
Guido Virzì, all’epoca deputato di Alleanza nazionale. Virzì fa nomi e cognomi
delle società e dei personaggi tedeschi che allora bloccavano (e che ancora
oggi bloccano) l’estrazione della Kainite dal sottosuolo siciliano. Se
l’intervento di Virzì - che comunque è esaustivo - non dovesse bastare, ci
sono, sempre agli atti, i tentativi di alcuni sindacalisti agrigentini che, più
volte, hanno provato, senza successo, a rilanciare la questione dei solfati
nella provincia di Agrigento.
Un’altra
storia strana va in scena a Torre Salsa, una Riserva naturale costiera, sempre
in provincia di Agrigento, che si distende lungo il litorale che corre tra
Siciliana marina ed Eraclea Minoa. Torre Salsa - gestita dal WWF - è una
Riserva naturale particolare. Che insiste, per il 90 per cento della superficie
(quasi 800 ettari), su fondi privati. Coltivati a vigneti e ulivi. Una Riserva
che piace molto ai tedeschi.
Ebbene,
da qualche anno sembra che gli agricoltori che operano dentro la Riserva
naturale di Torre Salsa siano oggetto di interessi strani e insistenti. Sembra
che incontrino difficoltà nell’esercitare l’attività agricola. E sembra che non
manchino i personaggi disposti ad acquistare i loro terreni. E sono in
tanti, oggi, a chiedersi: ma chi ha interesse ad acquistare i terreni che
insistono in una Riserva naturale? Per fare che cosa, poi?   
Torre
Salsa, ovviamente, è una digressione. O quasi. Il tema resta la Sicilia. E la
sua disastrosa situazione finanziaria provocata da Roma. E’, forse, sotto
questa luce che va vista l’azione portata avanti nell’ultimo anno dal governo
nazionale di Matteo Renzi nell’Isola? Una domanda che chiama altre domande: ci
sono dubbi sul fatto che Renzi sia schierato con la Germania della signora
Angela Merkel? e ci sono dubbi sul fatto che Roma stia facendo il possibile - e
forse anche l’impossibile - per far fallire la Regione siciliana? Certo, i
giornali nazionali non scrivono che lo Stato, nell’ultimo anno, ha scippato
alla Regione quasi 10 miliardi di euro. E nemmeno i Tg trattano tale argomento.
Anzi, le informazioni sulla Regione siciliana che passano, a livello nazionale
- complici anche forze politiche come la Lega - sono altre (come potete leggere qui). Ma
i numeri sono numeri e la realtà non si può alterare.
Gli
esponenti di Sicilia Nazione, in una conferenza stampa andata in scena due
giorni fa, hanno detto che il governo nazionale vuole fare fallire la Sicilia
entro il 2017, scaricando la responsabilità sull’Autonomia speciale della
Sicilia. In realtà, la Regione siciliana non potrà mai arrivare al 2017. Al
Bilancio 2015, infatti, sono venuti meno da 600 a 700 milioni di euro di fondi
ex Fas. Soldi che lo Stato, sulla carta, stanzia per le regioni meridionali, ma
che ogni anno vengono sistematicamente dirottati, tutti o in buona parte, alle
Regioni del Centro Nord, come sta avvenendo, proprio quest’anno, con 5 miliardi
di euro di fondi Pac: risorse finanziarie del Mezzogiorno finite, nel 90 per
cento dei casi, a titolo di sgravi fiscali, alle imprese del Centro Nord del
Paese.
Non
solo. C’è anche da coprire il ‘buco’ di un miliardo e mezzo di euro 2014.
Insomma, la Regione siciliana potrà al massimo arrivare al dicembre di
quest’anno, in un probabile quadro di disordini sociali. Perché i 300 milioni
di euro che il governo Renzi sta restituendo alla Sicilia (meno di un
trentesimo dei soldi che ha scippato all’Isola) serviranno, a malapena, a
pagare le retribuzioni a una parte dei soggetti rimasti scoperti. Non è un caso
che il plenipotenziario di Renzi in Sicilia, l’assessore all’Economia,
Alessandro Baccei, stando almeno a indiscrezioni, vorrebbe togliere il disturbo
per tonare nella sua bella e massonica Toscana. Se non altro perché in una
Sicilia ridotta senza soldi dal governo Renzi il clima si sta facendo pesante…
Anche
il PD siciliano, in verità, avrebbe voluto chiudere l’esperienza di Rosario
Crocetta alla presidenza della Regione. Le dimissioni dell’assessore alla
Salute o Sanità che dir si voglia, Lucia Borsellino, erano cadute a fagiolo.
Considerato il tono ‘morale’ dell’addio della Borsellino al governo, i vertici
del Partito Democratico dell’Isola, coscienti di aver portato allo sbaraglio la
Sicilia, avrebbero voluto dissociarsi da Crocetta, scaricare su di lui la
responsabilità dello sfascio della Regione per provare, magari, a far
dimenticare a 5 milioni di siciliani che loro governano la Sicilia dal 2008.
Si
racconta che sull’accelerazione della crisi in Sicilia, per rimandare Crocetta
a Gela, era d’accordo anche Renzi. Ma, a un certo punto, è arrivato l’alt. Da
parte di chi? Non si capisce. Si sa solo che, a un certo punto, da Roma è
arrivato l’ordine di mettere una pezza e andare avanti con il governo Crocetta.
Da qui la designazione del capogruppo del PD al Parlamento siciliano, Baldo
Gucciardi, all’assessorato alla Salute al posto della Borsellino. E di
Antonello Cracolici a capogruppo.
Insomma,
si andrà avanti fino a dicembre. O forse fino ai primi mesi del prossimo anno.
Ma è chiaro che con un ‘buco’ finanziario di 2 miliardi di euro non si potrà
fare il Bilancio regionale 2016. Anche perché Renzi ha pronto il solito
accantonamento da un miliardo di euro da prelevare dalle entrate regionali. In
queste condizioni - con 3 miliardi di euro che mancano all’appello - la fine
anticipata della legislatura del Parlamento siciliano è assicurata. Ma prima di
far fallire la Sicilia - e questo potrebbe spiegare il rinvio di sei o sette
mesi della dichiarazione ufficiale di default della Regione siciliana - bisogna
fare fallire i Comuni siciliani. Se non tutti, almeno la maggioranza. A partire
dai più importanti. Fantapolitica? Non esattamente.
Nella
primavera scorsa, in occasione dell’approvazione della legge di stabilità
regionale (leggere Bilancio e Finanziaria regionale 2015), era stato stabilito
che nei Comuni siciliani il Decreto legislativo n. 118 del 2011 e il Decreto
del Ministero dell’Economia del 2 aprile di quest’anno (agevolazioni
incluse) sarebbero stati applicati a partire dal 2016. Il passaggio è
centrale. Stiamo parlando dell'armonizzazione dei sistemi contabili degli enti
locali e rispettivi enti e organismi strumentali. Semplificando al massimo,
possiamo dire che, fino ad oggi, l’attuale normativa in vigore ha consentito ai
Comuni siciliani di nascondere una parte consistente dei propri bilanci. Un
esempio può essere rappresentato dai bilanci delle società collegate del Comune
di Palermo. Ebbene, come hanno certificato (e scritto!) i revisori dei conti a
commento del bilancio consuntivo 2014, il Comune di Palermo nasconde i numeri
reali - cioiè i 'buchi' finanziari - delle proprie società collegate (come potete leggere qui).
Con
l’applicazione del Decreto legislativo n. 118 tutti i Comuni siciliani dovranno
rendere noti i veri ‘numeri’ delle proprie società collegate. E inserirli nel
bilancio 2015. E questo già di per sé potrebbe avere effetti devastanti su un
gran numero di Comuni dell’Isola. Ma c’è di più. Sempre semplificando al
massimo, tutti i Comuni, entro la fine di questo mese dovranno accertare i
residui attivi e passivi e fare ‘pulizia’. Il problema - serio - si porrà per i
residui attivi, cioè per somme che i Comuni hanno messo fra le entrate pur
sapendo che si tratta di entrate fantasiose o fittizie.
Con
l’applicazione del Decreto 118, ogni Comune dovrà individuare queste entrate
fantasiose o fittizie ed eliminarle dal proprio bilancio. Ovviamente non potrà
farlo tutto in un colpo. Nel senso che non potrà anticipare con soldi 'freschi'
i residui attivi che toglierà dal bilancio. La legge consente il ricorso a
un piano di ammortamento trentennale. Ma, nonostante l’ammortamento, la ‘botta’
sarà terribile, perché, a partire dal 2016, verranno a mancare entrate che,
bene o male, facevano gioco e consentivano l’approvazione di bilanci in parte fittizi,
ma a norma di legge. Adesso, per molti Comuni siciliani si potrebbe profilare
uno scenario greco: tagli tutti e subito: perché in assenza di entrate, piaccia
o no, bisognerà ridurre drasticamente le spese.
Non
osiamo immaginare cosa potrebbe succedere, per esempio, a Palermo, a Catania e
a Messina. Fino ad oggi i tre sindaci di queste città - Leoluca Orlando,
Enzo Bianco e Renato Accorinti - sono stati bravi, anzi bravissimi a tenere in
piedi i rispettivi Comuni. Ma con l’applicazione del Decreto 118 lo scenario
potrebbe diventare ingestibile.
Il
ciclone 118, con molta probabilità, travolgerà anche le nove Province
siciliane. Fino a dieci giorni fa il Parlamento siciliano avrebbe dovuto
completare la riforma di questi enti intermedi. Dando vita ai nove Consorzi di
Comuni e alle aree-città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Ma
siccome i Consorzi di Comuni e le aree-città metropolitane dovrebbero prendere
sostanza dai Comuni, fallendo questi ultimi… Insomma il cataclisma finanziario
che potrebbe abbattersi sui Comuni dell’Isola renderebbe inutile il
completamento della riforma delle nove Province siciliane, perché il fallimento
sarebbe generale.      
Resta
da capire perché il Parlamento siciliano, che ad aprile aveva deciso (e votato)
di rinviare al prossimo anno l’applicazione del 118 (con il tacito impegno che
nel 2016 l’applicazione di tale Decreto sarebbe stata rinviata nel 2017 e poi
nel 2018…) abbia deciso, improvvisamente, di applicarlo a tamburo battente
entro la fine di questo mese, contraddicendo una decisione assunta tre mesi fa
che era stata concordata con l'ANCI Sicilia. Che è successo? Sembra che
l’ordine di applicare il 118 sia partito da Roma. Perché?
Qui
torniamo allo scenario inedito: default della Regione siciliana, probabile default
di tanti Comuni, default delle nove Province dell’Isola. In pratica,
l’azzeramento della democrazia senza colpo ferire. Perché il commissariamento
di Regione, Comuni e Province sarebbe nelle cose. Se ciò dovesse avvenire sarà
interessante capire - sotto il profilo della tecnica e della sociologia
dell’informazione - come faranno Renzi e il ‘suo’ PD a scaricare sulla Sicilia
(o sull’Autonomia siciliana, come direbbe il movimento degli indipendentisti
siciliani, Sicilia Nazione) responsabilità che sono del governo nazionale.
Perché è il governo nazionale che sta facendo fallire la Regione. Ed è sempre
il governo nazionale che, direttamente e indirettamente, sta mandando in
default i Comuni e le Province della Sicilia.
Certo,
i Comuni dell’Isola si sono incasinati finanziariamente con la gestione dei
rifiuti. Ma non è certo il miliardo e 800 milioni di euro di debiti dei Comuni
verso i titolari delle discariche (che sono gestite da privati e, in minima
parte, anche pubbliche) che potrebbe determinare il default dei Comuni.
Che invece potrebbe essere determinato dalla drastica riduzione dei
trasferimenti di Stato e Regione (e nel caso della Sicilia, dalla mancata
applicazione della legge nazionale sul federalismo fiscale: perequazione
fiscale e infrastrutturale che Roma non ha ancora riconosciuto ai Comuni
dell’Isola) e, adesso, dall'applicazione del Decreto legislativo 118.
A
conti fatti, senza tutto il clamore che sta suscitando la Grecia, la Sicilia
potrebbe cambiare ‘dominazione’. Scherzandoci su non è un mistero che siano in
tanti i siciliani ad essere convinti che la peggiore ‘dominazione’, per
l’Isola, sia stata proprio l’ultima: quella italiana. Del resto - sempre
‘scherzando’ - diventare un Lander tedesco potrebbe essere una soluzione. Anche
se i teutonici potrebbero avere qualche problema a ‘digerire’ Lsu, ex Pip di
Palermo, trattoristi dell’Esa e precari vari…
Si
racconta che, oltre a Palermo, i tedeschi avrebbero dato uno sguardo anche a
Catania. Dicono che sarebbero rimasti un po’ impressionati dal fatto che nella
città Etnea mangiano la carne di cavallo. Mentre non avrebbero trovato strana
la ricotta salata o il pecorino sugli spaghetti al nero di seppia. Sarebbero
rimasti colpiti anche dal grande potere di Mario Ciancio (che casualmente, di questi tempi,
non attraversa uno dei suoi migliori periodi, come potete leggere qui
).
Detto questo, il Castello Ursino li avrebbe lasciati senza fiato!
Di
Messina i tedeschi non avrebbero capito il perché di tanti massoni e di tante
logge massoniche. “Troppi incappucciati”, avrebbero sussurrato. Il pesce stocco
alla messinese gli sarebbe andato di traverso. Mentre le olive verdi ripiene
con la mollica di pane bagnata li avrebbe conquistati…   

RIFIUTI IN SICILIA/ANGELINI: “UN COMITATO
D’AFFARI SI È SPARTITO INCARICHI E CONSULENZE”
Giulio Ambrosetti
14 Jul 2015

La
denuncia è del docente universitario Aurelio Angelini: 200 milioni di euro per
le bonifiche spariti senza bonificare nulla. Oltre un miliardo di euro gestito
con affidamenti diretti, senza bandi pubblici. Per avere, alla fine, i rifiuti
non raccolti per le strade. Discariche quasi tutte fuori legge. Raccolta
differenziata a bassi livelli. I grillini attaccano l'Unione Europea che non
'vede' gli imbrogli siciliani 

Nei
mesi scorsi, in occasione della formazione del terzo governo regionale di
Rosario Crocetta, un magistrato presso la Procura della Repubblica di Palermo,
Vania Contraffatto, è stata chiamata, in qualità di assessore, ad occuparsi di
rifiuti. Sin dalle prime battute l’assessore annunciava una svolta nella
gestione di un settore che in Sicilia, nell’anno di grazia 2015, è ancora
imperniato sulle discariche, in buona parte private.
Ebbene,
c’è stata questa svolta? A giudicare da quello che scrive Aurelio Angelini
sulla sua pagina facebook (come potete leggere qui), non
solo la svolta annunciata dall’assessore Contraffatto non c’è stata, ma la
situazione è peggiorata. Per il governo della Regione retto da Crocetta e per
l’assessore Contraffatto la ‘botta’ è forte. Perché Aurelio Angelini nella vita
fa il docente universitario di Sociologia dell’ambiente e del territorio: in
pratica, è uno dei massimi esperti in Sicilia in materia di raccolta e gestione
dei rifiuti. Vediamo cosa scrive il professore Angelini.
La
partenza non annuncia nulla di buono: “Rifiuti: siamo caduti nel baratro,
ovvero le principali dieci criticità e inghippi che rendono la gestione
inestricabile, per via di una matassa arruffata che sapientemente hanno messo
in piedi decisori politici e dirigenti: incapaci e corrotti”.  
Prima
criticità. “La Sicilia - scrive il docente universitario - è l'unica regione
che non dispone di un Piano ‘ordinario’ dei rifiuti”, piano previsto
dall’articolo 199 del decreto Legislativo n. 192 del 2006 e dall’articolo 9
della legge regionale n. 9 del 2010”. A questo punto Aurelio Angelino dà la
prima notizia: il Piano ordinario dei rifiuti è lo “strumento principe per
la programmazione e la gestione del ciclo della valorizzazione industriale dei
rifiuti e, per tale inadempienza, non potremo utilizzare i fondi europei perché
non disponiamo di questo strumento”. Insomma, sta per partire la Programmazione
dei fondi europei 2014-2020. Ma la Sicilia, almeno per ciò che riguarda i
rifiuti, non potrà utilizzare queste risorse finanziarie.   
Seconda
criticità. “E’ pubblicato sul sito web del dipartimento Regionale dei Rifiuti -
scrive il docente universitario - un Piano di gestione di rifiuti urbani di
rango amministrativo emergenziale e relativo ai soli urbani senza Piano delle
bonifiche, Piano dei rifiuti speciali e speciali pericolosi. Questo Piano
emergenziale non è stato mai emanato dal Commissario delegato e non è mai stato
pubblicato in GURS (Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana), procedure
queste indispensabili per poter sostituire nell’emanazione del Piano, un organo
costituzionale come la Regione e rendere pubblica, e quindi, anche impugnabile,
la vigenza di questo strumento”. In pratica, siamo davanti a una violazione di
legge. Con metodi proditori si impedisce ai cittadini di impugnare questo Piano
davanti a un giudice.  
Terza
criticità. “Circa duecento Piani di Raccolta Comunali - osserva ancora il
professore Angelini - sono stati presentati e approvati dal dipartimento dei
Rifiuti (il riferimento è al dipartimento regionale dei Rifiuti ndr) senza
avere i requisiti stabiliti dalla legge regionale n. 3 del 2013. La stragrande
maggioranza delle 18 SRR, non hanno emanato il Piano di gestione d’ambito, al
quale dovevano attenersi gli ARO, per la redazione dei Piani di raccolta per
una gestione unitaria e integrata (l’ARO è un’istituzione giuridica non
prevista dalla legge e introdotta surrettiziamente amministrativamente)”.
Questo
passaggio merita un approfondimento. In Sicilia sono stati istituiti gli ATO
rifiuti, Ambiti territoriali Ottimali, società per azioni costituite tra Comuni
che sono state gestite dai sindaci. Queste società, tra assunzioni a ruota
libera (circa 13 mila addetti assunti) e gestioni clientelari varie hanno
accumulato, in meno di un decennio, debiti pari a circa 1,8 miliardi di euro
(stima che forse è in difetto). Debiti che, in buona parte, sono a carico dei
gestori privati dalle discariche, visto che in Sicilia, complice anche la mafia
dei colletti bianchi, come già ricordato, il sistema rifiuti è ancora oggi
incentrato sulle discariche.
A
un certo punto gli ATO rifiuti sono stati posti in liquidazione. Ma i problemi
non sono finiti, se è vero che i debiti sono passati da 1,4 miliardi di qualche
anno fa ai già citati 1,8 miliardi di euro odierni. A questo punto è
intervenuta la riforma, con l’istituzione delle SRR, sigla che sta per Società
di Regolamentazione dei Rifiuti. Su questo fronte il professore Angelini ci dà
un’altra notizia: le SRR “non hanno emanato il Piano di gestione d’ambito”. A
questo Piano di gestione d’ambito che non c’è avrebbero dovuto attenersi gli
ARO, sigla che sta per Ambiti di Raccolta Ottimale. Gli ARO avrebbero dovuto
redigere i Piani di raccolta per una gestione unitaria e integrata. Peccato che
gli ARO, come fa notare il docente universitario, sono istituzioni giuridiche
“non previste dalla legge”, introdotte in modo surrettizio con atti
amministrativi (forse ci sarebbe voluta una legge?).  
“Difatti
- prosegue sempre il docente universitario - la legge regionale n. 3 del 2013
dispone che i Comuni possono provvedere ai soli Piani di raccolta che devono
essere coerenti con il Piano d’ambito della SSR e redatti in base agli
obiettivi di legge della raccolta differenziata; ed inoltre stabilisce che, per
essere approvati dalla Regione, i Piani di Raccolta, devono essere ‘allineati’
al Piano d’ambito delle SRR e che tali Piani, non devono comportare nuovi
oneri”. “Ebbene - scrive sempre il professore Angelini - nessun piano economico
è stato presentato correttamente, in quanto non vengono indicati tutti i costi
reali che i Comuni dovranno sostenere per la gestione dei rifiuti: a) oneri per
il Piano di raccolta; b) oneri pro-quota dei Comuni per la partecipazione
obbligatoria alle SRR; c) oneri pro-quota del debito delle Società d’ambito in
liquidazione di cui i Comuni sono soci (il riferimento è agli ATO rifiuti).
Queste tre voci concorrono a stabilire il costo complessivo su cui il Comune
dovrà stabilire la TARSU/TIA/TARI, a cui va aggiunto il successivo quanto
previsto dal DL 78/2015, vedi punto 10”.
I
Comuni, insomma, non hanno fatto chiarezza. E la Regione siciliana è ancora
meno chiara dei Comuni. Peccato che questa mancanza di chiarezza riguardi il
calcolo della TARI, la Tassa sull’immondizia che, in Sicilia, in media, è tra
le più alte d’Italia! Poi il professore Angelini ci dice che, da vent’anni, la
realizzazione degli impianti pubblici per la gestione dei rifiuti sono
bloccati: e infatti in Sicilia, come già ricordato, si va avanti con le
discariche private e con una risibile percentuale di raccolta differenziata
(chissà perché: magari c’è di mezzo la mafia? ma va!).
Quarta
criticità. “Il sistema pubblico è bloccato - da due decenni - per la
realizzazione degli impianti pubblici necessari alla gestione dei rifiuti e le
richieste di autorizzazione dei privati, il sistema autorizzatorio non
risponde, con le sole eccezioni raccontate dalla cronaca giudiziaria”.
Per
ciò che riguarda le autorizzazioni per avviare gli impianti, insomma, Angelini
accenna alla “cronaca giudiziaria”: chiarissimo il riferimento a un’inchiesta
che coinvolge i titolari di discariche private e dipendenti pubblici che
intascavano tangenti in cambio di autorizzazioni.
Quinta
criticità. “Il 90% circa dei rifiuti finisce in discarica", per la
precisione, in discariche "per lo più non conformi alla legge",
che "vengono autorizzate attraverso discutibili ordinanze
emergenziali, ad abbancare' fuori 'colmatura' e nonostante ciò, per
la mancata programmazione e realizzazione dell'impiantistica, tra pochi mesi il
caos riguarderà tutta la Sicilia”. In pratica, spiega il docente universitario,
il 90 per cento dei rifiuti della Sicilia finisce nelle discariche. Le
discariche sono quasi tutte fuori legge e vengo autorizzate nel nome
dell’emergenza: emergenza che consente, spesso, di aggirare le leggi. I rifiuti
vengono “abbancati”, cioè sotterrati, “fuori colmatura”: in pratica, si
sotterrano più rifiuti di quanto una discarica ne potrebbe contenere. Uno
scenario che, tra qualche mese, a detta del docente, getterà la Sicilia nel
caos.  
Sesta
criticità. “Almeno 200 milioni di euro - sottolinea il docente universitario -
sono stati spesi per le bonifiche delle discariche abbandonate che incombono
sui corpi idrici dell’Isola (circa 1000 discariche) e nessuna di queste è stata
mai bonificata, ma nel contempo un comitato d’affari si è spartito incarichi e
consulenze”. Con eleganza, il professore Angelini ci dice - e lo dice anche a
un magistrato, la dottoressa Vania Contraffatto, oggi, come già ricordato,
assessore regionale del governo Crocetta con delega alla gestione dei rifiuti -
che si sono ‘fottuti’ 200 milioni di euro: i soldi, infatti, sono spariti, ma
le discariche non sono state bonificate. Queste discariche non bonificate
rischiano di inquinare alcune falde idriche della Sicilia. Il tutto mentre “un
comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”.  
Settima
criticità. “Più di un miliardo di euro - scrive sempre il docente universitario
- è stato sprecato dai regimi commissariali: rifiuti, acque e dissesto
idrogeologico. I vari responsabili hanno fatto sfolgoranti carriere e acquisito
pensioni d’oro, ma i risultati sono: il dissesto del territorio che si è
accentuato; i rifiuti che ci sommergono e siamo pure in procedura d’infrazione
per la mancata depurazione delle acque”. In Sicilia si abbonda con i
commissariamenti nel nome dell’emergenza. E quando ci sono le emergenze le
leggi vengono travolte e gli appalti vengono affidati senza ricorso ad evidenza
pubblica. E’ quello che, da anni, denuncia l’ex sindaco di Racalmuto, Salvatore
Petrotto, sia per la gestione dei rifiuti, sia per la gestione dell’acqua. In
pratica, appalti per centinaia di milioni di euro affidati senza gara pubblica.
Risultato, come osserva il professore Angelini: rifiuti non raccolti nelle
strade della Sicilia, soldi spariti e dirigenti pubblici arricchiti.
  
Ottava
criticità. Qui il professore Angelini spiega come, tra qualche anno, gli ignari
cittadini siciliani verranno chiamati a pagare con un aumento delle tasse le
ruberie andate in scena in questo settore: “La situazione debitoria delle
Società d’ambito (cioè dei già citato ATO rifiuti ndr), in cui operano
dodicimila dipendenti - il doppio di quelli necessari - a Giugno 2015 ha
raggiunto 1,3 miliardi di euro (in realtà, come già ricordato, la stima del
professore Angelini potrebbe essere in difetto: tanto che si parla di un
indebitamento pari a 1,8 miliardi di euro ndr). I Comuni dovranno assumere
attraverso gli ARO il doppio del personale necessario, ripianare la situazione
debitoria pro-quota, oltre a contribuire ai servizi delle SRR e ai costi dei
Piani di raccolta (nella migliore delle ipotesi i costi per i cittadini
contribuenti verranno raddoppiati)”. Insomma: i siciliani non solo pagano l’IMU
e l’IRPEF e lIRAP più ‘salate’ d’Italia, ma tra qualche anno, grazie alla
‘Malasignoria’ che imperversa nel mondo dei rifiuti siciliani, pagheranno una
TARI (che è già tra le più alte d’Italia) raddoppiata!
Nona
criticità. “Il 50% delle cartelle esattoriali per i rifiuti - scrive il
professore Angelini - non vengono pagate (evasione al 52%); chi paga si fa
carico due volte, in quanto gli evasori gravano sul bilancio del Comune e sulla
fiscalità generale”.
Decima
criticità. “A partire da quest’anno - scrive sempre il docente universitario -
tra le componenti di costo della tassa sui rifiuti vanno considerati anche i
mancati ricavi della stessa tassa sui rifiuti, relativi a crediti risultati
inesigibili con riferimento ai precedenti ‘regimi’. Lo stabilisce il Decreto
legislativo n. 78 del 2015, in vigore dal 20 giugno 2015”. In pratica, siamo
davanti a un altro ‘regalo’ del governo Renzi: i crediti risultati inesigibili
verranno caricati sul ‘groppone’ dei cittadini siciliani che possono pagare, in
stile Troika...
Sui
disastri in materia di gestione dei rifiuti in Sicilia - e sulle responsabilità
della Commissione Europea -intervengono l’europarlamentare del Movimento 5
Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao, e la parlamentare nazionale, sempre
del Movimento 5 Stelle, Claudia Mannino. "La Commissione Europea in
risposta ad una nostra interrogazione - scrivono i due parlamentari -
finalmente cala il velo di ipocrisia che fino ad oggi ha tenuto nei confronti
della situazione delle discariche in Italia, ed in particolare in Sicilia,
adeguandosi all'interpretazione univoca della normativa europea fornita dalla
Corte di Giustizia dell'Unione Europea lo scorso ottobre con la sentenza sulla
discarica di Malagrotta in Lazio”.
Insomma,
dicono i due parlamentari, per non disturbare i ‘manovratori’ a Bruxelles, fino
ad oggi, hanno fatto finta di non vedere quello che succede in Italia e,
soprattutto, in Sicilia. “Ad oggi, nonostante le nostre plurime denunce -
sottolineano i deputati - non comprendevamo per quale motivo la Commissione
Europea facesse finta di non vedere che la situazione condannata dalla Corte è
la stessa in moltissime altre realtà sparse per l'Italia.  E di certo la
Commissione, garante dell'attuazione della normativa europea, non può
permettersi un comportamento differente per situazioni analoghe. Abbiamo
chiesto alla Commissione Europea con una interrogazione urgente di avviare
immediatamente una procedura nei confronti dell'Italia per costringere la
Sicilia ad interventi tempestivi con un cronoprogramma definito e pubblico. Lo
stesso governo regionale ha ammesso che solo il 40% dei rifiuti siciliani ha un
trattamento secondo legge, il resto finisce in discarica con enormi danni
ambientali e connessi costi per la collettività. Anche alla luce di ciò -
concludono i portavoce M5S - la Commissione dovrà inoltre spiegare perché
nonostante la nostra denuncia del febbraio 2015, finora non è
intervenuta".



CONTABILITA' ENTI LOCALI RESIDUI ATTIVI E PASSIVI BILANCI 2015 Dlgs_118-2011_coordinato_con_il_Dlgs_126-2014.




Nessun commento: