Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

giovedì, agosto 13, 2015

Isola Pulita: Diffida sui rifiuti, Renzi vuole commissariare la Sicilia

Diffida sui rifiuti, Renzi vuole commissariare la Sicilia


Faraone: situazione igienico-sanitarie a rischio, troppi ritardi. Concessi 60 giorni, poi scatta la procedura. Crocetta: "Perchè non chiamava l'assessore invece di fare un comunicato?"



Pino D'Angelo: ecco come facciamo la differenziata a Isola delle Femmine




Monnezza di Stato: un dramma che unisce Sicilia, Calabria e Campania 







Laura Bercioux  27 Jul 2015















A Palermo una tavola rotonda per presentare il libro Monnezza di Stato di Antonio Giordano e Paolo Chiariello. Le denunce sulla Calabria da parte del procuratore aggiunto Gaetano Paci. La Terra dei Fuochi in Campania molto simile alle discariche siciliane mai scoperchiate dalla autorità. Le morti di cancro e la mancanza di soldi che impedisce di scovare queste vergogne di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Lo Stato colluso e sconfitto
Terra dei Fuochi non è solo un dramma campano, ma una questione ancora aperta che coinvolge molte regioni d’Italia. Anche la Sicilia non si salva: una regione priva di un piano per la gestione dei rifiuti che, nel 2015, si ritrova ancora a smaltire i rifiuti nelle discariche a discapito di una raccolta differenziata con percentuali basse, se non bassissime. Nell’Isola, infatti, trionfano ancora le discariche, in molti casi stracolme di rifiuti, con la gestione spesso appannaggio della mafia dei colletti bianchi, legatissima alla politica che conta. Mafia & discariche. Con la presenza di aree industriali fortemente inquinate, da Priolo a Melilli, da Augusta a Gela, da Milazzo alla Valle del Mela, con un’incidenza tumorale che in queste zone è altissima.
I rifiuti e le discariche. La Campania che chiama e la Sicilia che risponde. Su questo tema, l’Università di Palermo, nei giorni scorsi, ha tenuto, a Villa Niscemi, una tavola rotonda, patrocinata dal Comune di Palermo. Appuntamento organizzato dal comitato composto dal professore Antonio Russo, Direttore del Reparto di Oncologia Medica del Policlinico del capoluogo siciliano, “Paolo Giaccone” e Adjunct Full Professor alla Temple University di Filadelfiadiretta dal professore Antonio Giordano, dalla professoressa Renza Vento, Ordinario di Biologia Università degli Studi di Palermo e dal professor Francesco Cappello, associato di Anatomia Umana Università degli Studi di Palermo. Un incontro a cui hanno partecipato molti docenti universitari, ricercatori, direttori di Aziende ospedaliere ed altri esponenti della società civile palermitana, con numerosi interventi a contributo sul tema.
L’occasione per organizzare la tavola rotonda è stata offerta dalla presentazione del libro-denuncia
Gaetano Paci







Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gaetano Pci
Monnezza di Stato, scritto dal professore Antonio Giordano e dal giornalista Paolo Chiariello. Il volume spiega che cos’è la Terra dei Fuochi, in una commistione di cronaca e ricerca scientifica. Il libro affronta temi scottanti che legano ad un destino comune Campania e Sicilia. Se in Campania alcune verità sono venute fuori, in Sicilia i ‘Signori delle discariche’ godono di grandi protezioni mafiose, politiche e di altro genere. Tema scottante, dicevamo. Che investe il ruolo della politica - la politica sana, non collusa con la mafia - che dovrebbe combattere la malavita e i suoi traffici illeciti e, conseguentemente, la regolamentazione della gestione dei rifiuti industriali, le difficoltà nel reperimento dei dati epidemiologici sull’incidenza dei tumori nelle diverse aree geografiche (in Sicilia c’è un Osservatorio Epidemiologico che fa capo all’assessorato regionale alla Salute: funziona o no?). Da questa giornata di riflessione e dibattito è venuta fuori una collaborazione scientifica e istituzionale tra Campania e Sicilia. Obiettivo:affrontare insieme le tematiche ambientali-sanitarie.
Monnezza di Stato è diventata, e lo è già da tempo, un’opportunità di dibattito, soprattutto se a partecipare sono gli esponenti più accreditati della scienza, del giornalismo indipendente e di una magistratura attenta. Gaetano Paci, Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Reggio Calabria, ha parlato degli affari criminali sui rifiuti in Calabria, la nuova pattumiera di Italia come Terra dei Fuochi. Ha "smontato" la legge sugli ecoreati e si è soffermato sui rapporti tra la tutela dei diritti e le esigenze economiche. “Ho letto il libro -  ha detto Gaetano Paci - e mi sono subito reso conto che quello che è accaduto in Campania è un effetto combinato di una serie di fattori che, a mio giudizio, hanno una valenza universale nel nostro Paese. Uno di questi fattori è la criminalità organizzata. Bene hanno fatto gli autori, in particolar modo il giornalista Paolo Chiariello, a smascherare l’alibi di cui di solito ci si avvale per cercare di allontanare da sé le colpe: questo lo fanno molto abilmente soprattutto i politici e gli amministratori, ma anche gli imprenditori, quando dicono che devono necessariamente arrendersi alla criminalità organizzata sul territorio, ma spesso non è così”.
“Mi sono reso conto che quello che è successo in Campania - ha aggiunto Paci - è anche l’effetto di una politica legislativa e industriale che nel nostro Paese, ormai, subordina la tutela dei diritti fondamentali delle persone rispetto alla logica del mercato. Tema attualissimo di straordinaria rilevanza, se solo pensate che appena pochi giorni fa, sul Corriere della Sera, il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, ha espressamente detto, parlando di alcuni casi particolarmente eclatanti, che riguardano particolarmente l’Ilva di Taranto e alcune grosse industrie del petrolchimico di Venezia e dintorni, che anche la giurisdizione deve, in qualche modo, nell’adottare i provvedimenti, tenere conto dell’impatto che i provvedimenti stessi hanno sul mercato. E soprattutto, ha riferito Legnini, nell’articolo che qui sto riportando in maniera probabilmente meno cruda, ma spero comprensibile, che nell’adottare provvedimenti che riguardano le strutture economiche del Paese, i magistrati devono tenere conto degli orientamenti che emergono nella società. Quindi, non sono sereno perché intravedo una direzione dell’ordinamento che tiene conto di quello che il nostro legislatore produce. Allora se questo è l’insieme degli elementi di cui dobbiamo tenere conto - ha detto ancora Paci - quello che è accaduto in Campania è soltanto la punta di un iceberg molto più acuto e drammatico di ciò che nel nostro Paese varie realtà orami conoscono”.
Poi il procuratore Paci ha posto l’accento sulla sanità siciliana: “In questa regione, in questa città - ha detto il magistrato riferendosi a Palermo - sino a poco tempo fa, e lo ricordo a me stesso perché sono stato titolare di tutte le inchieste che hanno riguardato questi aspetti, le nomine nella sanità pubblica venivano concertate nel salotto dell’abitazione di un medico condannato, pluricondannato per mafia, che interloquiva con vari e stimatissimi personaggi della politica che, in alcuni casi, sono stati anche loro condannati e con sentenze che ora sono passate in giudicato. Questo personaggio interloquiva con un pezzo importante di soggetti della professione medica e della politica - e tra questi anche l’allora governatore della Sicilia - su quelle che dovevano essere le nomine in importanti centri ospedalieri pubblici e privati di Palermo e della Sicilia, secondo criteri che non erano ovviamente di professionalità, di dedizione, di adeguatezza rispetto all’importanza degli incarichi da assumere, ma criteri di mera appartenenza politica o politico-mafiosa”.
Rifiuti in Calabria
Dalla Sicilia alla Calabria. “In questi dieci mesi - ha raccontato Paci - mi sono reso conto che la Calabria sta diventando, o è già diventata, la nuova pattumiera di Italia. Da varie inchieste viene fuori che, nella Piana di Gioia Tauro, ci sono intere aree destinate allo sversamento del percolato, che è un liquido ad altissima tossicità che proviene da tutto il Sud Italia (il percolato è il liquido che si forma nelle discariche ndr)”. Un passaggio della relazione il procuratore Paci l’ha dedicato alla ‘ndrangheta: “La ‘ndrangheta - ha detto - è l’organizzazione criminale più importante al mondo per i traffici di cocaina, è una delle partner paritarie rispetto ai colombiani e asiatici. Ebbene, la ‘ndrangheta gestisce buona parte delle discariche private o dei trasporti privati per conto delle pubbliche amministrazione che si occupano di questo importante segmento del ciclo dei rifiuti. L’area della Piana di Gioia Tauro, così come la Locride è interessata a fenomeni di tipo tumorale svariatissimi che si manifestano con una violenza straordinaria. Mi ha fatto particolarmente piacere vedere che c’è una perfetta similitudine di comportamenti da parte delle popolazioni interessate. I cittadini si attivano, casa per casa, strada per strada, per rilevare la presenza di soggetti afflitti da patologie tumorali diversissime e si trovano profondamente impotenti di fronte a strutture amministrative che dovrebbero già fare, a priori, un rilevamento da un punto di visto epidemiologico”.
Di fatto è quello che succede in alcune aree della Sicilia dove la latitanza dell’assessorato regionale alla Salute, delle strutture sanitarie territoriali e, in generale, della Regione siciliana è totale e dove ad attivarsi sono gli abitanti di questi luoghi. Nella Valle del Mela, in provincia di Messina, l’inquinamento prodotto da un folle elettrodotto ha provocato malattie, in alcuni casi mortali, tra tanti abitanti. Idem nell’area industriale di Siracusa. In questi territori della Sicilia, abbandonati dalle autorità, sono spesso i sacerdoti che scendono in campo in difesa della popolazione.
Insomma, da quello che si è capito nella giornata dedicata all’inquinamento, sono tanti i punti di contatto tra Campania, Calabria e Sicilia. “E’ giusto che voi sappiate - ha raccontato ancora il giudice Paci - che in Calabria il Registro dei Tumori dopo un lavoro enorme, soprattutto di resistenza della parte della politica, di fatto è rimasto lettera morta. Le strutture che dovrebbero realizzarlo non esistono o non si vuole che esistano. Allora è stato il mio ufficio, negli ultimi anni, a stimolare questo tipo di indagini, pressato dalle numerose denunce della popolazione che evidenziava un’insorgenza enorme di queste patologie. Abbiamo coinvolto negli ultimi tempi l’istituto Superiore della Sanità, il programma Sentieri, l’Arpaca con voli aerei per sondare il territorio, palmo a palmo, alla ricerca di interramenti tossici o di natura magnetica o di altro genere”.
“Sapete che esistono leggende metropolitane che si sono alimentate nel corso del tempo - ha proseguito il magistrato - e che hanno alimentato anche una certa letteratura, come la nave dei veleni, gli interramenti voluti dalla famiglia mafiosa dei Piromalli in cambio della tutela del territorio. Non si è mai arrivati a delle certezze definitive, ovvero alla verifica e alla scoperta degli interramenti, così come è accaduto nella Terra dei Fuochi. Di fatto c’è un’incidenza tumorale straordinariamente presente, pervicace e diversificata, che non consente, com’è ben evidenziato nel libro, nella parte del professore Giordano, di trovare quel famoso nesso di eziologia tra i numerosi esempi di tumore e le condizioni geologiche, biologiche del territorio e la sua sanità. Sono stati fatti anche degli interventi sottomarini per cercare di verificare nelle coste della Calabria quali eventuali agenti patogeni potessero considerarsi la concausa di queste patologie. Allo stato, però, da un punto di vista giudiziario non si è arrivati ancora a una conclusione”.
“Pensate, per esempio - ha detto ancora Paci - che per avere una mappatura indicativa di questo tipo di fenomeni, in mancanza di rilevazioni delle Sdo, cioè delle Schede di dimissioni ospedaliere, abbiamo dovuto fare ricorso ad un medico in pensione che, per passione, aveva messo su una sorta di archivio artigianale, raccogliendo tutti i dati. Questo dà l’idea di come le strutture amministrative siano così estremamente inadeguate per fronteggiare questo fenomeno. Anche questo dico non è un fatto legato esclusivamente alla sciatteria o alla mancanza di cultura e preparazione, ma credo sia una volontà ben precisa di carattere politico. Non si vuole aprire un fronte di conoscenza su questo fenomeno grave e importante"
Paci ha concluso il suo intervento evidenziando i limiti della magistratura, per lo più dovuti ai farraginosi impianti legislativi. “L’idea che ci possa essere stato qualcuno che, a livello legislativo, abbia potuto concepire un inquinamento ambientale non abusivo o un disastro ambientale non abusivo, io, onestamente, la rifiuto - ha precisato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria -. Non credo sia umanamente e razionalmente possibile. Penso, però, che nella creazione di queste fattispecie incriminatrici, con il ricorso all’avverbio abusivamente, si introduce nel ruolo del giudice un condizionamento di tipo esclusivamente politico. Chi stabilisce l’abusività della condotta se non il Governo, attraverso l’introduzione dei regolamenti che, di volta in volta, stabiliranno le entità, le misure, i margini di manovra che saranno determinati secondo le esigenze di politiche industriali del momento? Bisogna far comprendere che la tutela dei diritti fondamentali non è negoziabile con nessuna altra esigenza contingente".
Diritti non negoziabili, dunque, la cittadinanza oggi, prova a difendere, con un attivismo concreto e incessante, il proprio territorio devastato dall'inquinamento ambientale, che uccide senza sosta. E se un libro come Monnezza di Stato può essere utile e stimolare dibattiti e coesioni sociali, allora che sia il benvenuto. "Questi convegni - ha commentato il giornalista Paolo Chiariello - su argomenti seri come le neoplasie causate dagli insulti che un sistema produttivo rapace infligge all’ambiente, devono servire ad alimentare il dibattito e a consentire o obbligare la classe dirigente a misurarsi con drammi come la Terra dei Fuochi. Certo, la legge sugli ecoreati a me sembra un esercizio di scrittura creativa. Sentire un procuratore come Paci fare a pezzi questa legge che dovrebbe applicare, beh, fa tremare i polsi per la perizia, la dovizia di particolari e la serenità con cui o stesso magistrato illustra il suo punto di vista. Siamo di fronte a norme balorde che puniscono solo quegli imprenditori che abusivamente trafficano in rifiuti. Io l’ho sentito molto preoccupato anche su un altro delicato aspetto, che meriterebbe l’attenzione dell’Associazione Nazionale Magistrati, oltre che dei cittadini: le norme che il Parlamento, su impulso del Governo, vuole varare. Leggi che consentirebbero all’esecutivo di bloccare o fiaccare provvedimenti della magistratura quando questi vanno a toccare rilevanti interessi pubblici o di mercato. La denuncia di Paci è davvero forte e interessante, peccato che di ciò non si lamenti l’intero ordine giudiziario”.
Se il governo e il Parlamento hanno saputo partorire una legge poco efficace, ancora non riescono a partorire il ‘figlio’ più atteso per risolvere la parte fondamentale del disastro ambientale in Campania: la bonifica che sembra essere figlia di un Dio minore. Bonifiche che languono sui tavoli che contano, politici incuranti delle necessità di sopravvivenza delle popolazioni colpite dal disastro. Bonifiche che, se dovessero mai concretizzarsi, fanno gola anche agli stessi autori dei crimini ambientali. E cosa fa il governo regionale campano? Intanto la Campania, al momento, prende multe dall'Europa e, ai media, ultimamente, il neo governatore della Campania, Vincenzo De Luca, forse in vena sanremese, ha dichiarato che la Terra dei Fuochi diventerà la Terra dei Fiori.
Paolo Chiariello, che da cronista ha il polso della situazione campana, ci ha spiegato come stanno le cose: “Che io sappia, non è stato bonificato un centimetro quadrato di terra inquinata. Non è stata decontaminata una sola falda acquifera. Nulla è stato ancora fatto eccetto la produzione di chiacchiere, qualche decreto legge e mille promesse che però tali sono rimaste. Si continua a trafficare in rifiuti. Si continuano a tombare rifiuti. Si continuano a bruciare rifiuti e a provocare danni incalcolabili con la diossina che ricade sul terreno. Non c’è alcun controllo serio del territorio. E, fatto ancora più sconcertante, ci sono almeno 70 siti inquinati dove è stato sepolto di tutto secondo indicazioni di collaboratori di giustizia affidabili, che non riusciamo a scovare per verificarne il contenuto di rifiuti tombati, perché non ci sono le risorse per farlo. Come dire: se anche ci fosse una bomba ecologica sepolta, noi non riusciamo a saperlo perché non abbiamo risorse sufficienti per scoprirlo. Poi c’è il paradosso che non saprei definire. Ogni anno lo Stato, con la legge di stabilità, stanzia 80 o 90 milioni per pagare le multe dell’Unione europea per le condanne subite a seguito delle procedure di infrazione per l’assenza di un ciclo virtuoso dei rifiuti in molte regioni che espongono i cittadini italiani a rischi seri per la loro salute".
Niente bonifiche, dunque, solo affari sporchi. È fin troppo chiaro che l'affare Monnezza è oro colato per il triangolo mafie, politica e imprese. "Se leggi con un pizzico di attenzione in più - ha precisato Paolo Chiariello - le pagine buie della nostra Repubblica, dalle stragi di mafia in Sicilia nel 1992 alla penetrazione delle mafie nell’economia legale del Paese, vedrai che troverai sempre un filo rosso che amalgama e unisce tutto in una melassa indistinta, dove si fa fatica cogliere la differenza tra bianco e nero, buoni e cattivi, mafia e antimafia".
In uno scenario così apocalittico, al grido spesso inascoltato di un popolo che difende il diritto alla salute e ad un ambiente sano, brillano, le speranze di una cittadinanza attiva, di un giornalismo libero, di una buona scienza e di una ricerca per la lotta al cancro. Il professore Antonio Giordano ha dato e continua a dare il suo contributo di speranza alla Terra dei Fuochi, proseguendo il lavoro di suo padre, scienziato e ricercatore, professore Giovan Giacomo Giordano, con i soli mezzi che conosce: la ricerca, con l'attivismo sociale e con l'informazione. E alla fine della giornata palermitana ha così commentato: "Sono rimasto molto soddisfatto della giornata per la grande partecipazione al dibattito - ha detto il professor Antonio Giordano - e dalla collaborazione nata da questo incontro e l'utilità del libro. Il libro è stato una grande scommessa, perché bisognava riuscire a parlare di argomenti delicati come l’impatto dello smaltimento illegale dei rifiuti sulla salute pubblica, mantenendo da un lato, un rigore scientifico, dall’altro, quello spirito divulgativo che rende accessibile a tutti delle informazioni. Palermo è una città sensibile al tema della legalità, e lo ha dimostrato già anni fa l’attuale, sindaco, Leoluca Orlando. Ricordo che alcuni anni fa Orlando, da parlamentare, è stato l’unico politico a ricevermi, ad ascoltarmi, incoraggiandomi nel proseguire la mia ricerca, iniziata da mio padre, Giovan Giacomo Giordano, 40 anni prima, in Campania. Mi fa piacere che anche la Sicilia si sia adoperata, pubblicando online, i dati del Registro dei Tumori. Un ottimo lavoro. Dati che bisogna studiare attentamente per capirne le cause e che consulterò con attenzione".
I dati disponibili in Italia raccontano l'aumento delle patologie con le morti per tumore e le patologie derivanti dai disastri ambientali per i rifiuti tossici. Non sono solo in Campania, ma si estendono da Nord a Sud. Insomma, la Terra dei Fuochi è solo la punta dell’iceberg. "Federico Cafiero - ha infatti sottolineato il professore Antonio Giordano - il procuratore Capo di Reggio Calabria, mi ha detto, qualche mese fa, che Reggio Calabria è come Casal di Principe 20 anni fa. E non è un caso che il procuratore Franco Roberti, che ha scritto la prefazione di questo libro, ha detto che c’è quasi una legge di contrappasso, perché adesso i rifiuti, le mafie li sversano al Nord, in Veneto, in Lombardia, in Piemonte e in Toscana: in queste zone c’è un aumento di patologie gravi, anche se non sono ancora usciti i dati. Il problema dei rifiuti è un problema serio che va affrontato senza remore. Lo Stato, quando arrivano le denunce, scoperchia i terreni, ma pretende, poi, che i Comuni, senza risorse, vadano a bonificare. Ma la risposta è sempre nella soluzione politica, una politica purtroppo immobile. Da parte nostra, dobbiamo limitarne il danno con un programma di bio monitoraggio su una popolazione che è suscettibile a sviluppare patologie che non sono solo tumorali.Il nostro prossimo lavoro dimostrerà come siano in aumento i tumori dell’infanzia che vedono Milano al primo posto, Roma al secondo, Torino al terzo, Napoli al quarto. La salvaguardia dell’ambiente e della salute è una questione mondiale”.
Su questo sentire comune, alla tavola rotonda di Palermo della giornata, ha commentato alla Voce, il professore Antonio Russo: "Questo incontro è un risultato molto proficuo e partecipato perché ha permesso di esplorare le gravi problematiche campane dell’inquinamento territoriale, permettendo di evidenziare come soltanto, attraverso l’unione di diverse professionalità esperte del settore, sia possibile evitare in futuro che fenomeni come quello della Terra dei Fuochi, investa altri territori ricchi di fragilità come la Sicilia”.
La giornata a Villa Niscemi si è conclusa con la corale partecipazione di adesione, alla proposta del Sindaco di Palermo,  Leoluca Orlando, di scrivere un documento che illustri i lavori della tavola rotonda, con i migliori oncologi della Sicilia, con il professore Antonio Giordano e il giornalista Paolo Chiariello, documento che sarà inviato al Capo dello Stato, Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. La comune battaglia a Palermo ha così fatto società, contro le ecomafie, per una strategia che si che si terrà certamente, a colpi di scienza, ricerca e coesione sociale. Ma ci si aspetta, un altro colpo, quello decisivo, che fa più rumore: lo scioglimento della Monnezza di Stato Spa.



RIFIUTI IN SICILIA/ANGELINI: “UN COMITATO D’AFFARI SI È SPARTITO INCARICHI E CONSULENZE”
Giulio Ambrosetti
14 Jul 2015
La denuncia è del docente universitario Aurelio Angelini: 200 milioni di euro per le bonifiche spariti senza bonificare nulla. Oltre un miliardo di euro gestito con affidamenti diretti, senza bandi pubblici. Per avere, alla fine, i rifiuti non raccolti per le strade. Discariche quasi tutte fuori legge. Raccolta differenziata a bassi livelli. I grillini attaccano l'Unione Europea che non 'vede' gli imbrogli siciliani 
Nei mesi scorsi, in occasione della formazione del terzo governo regionale di Rosario Crocetta, un magistrato presso la Procura della Repubblica di Palermo, Vania Contraffatto, è stata chiamata, in qualità di assessore, ad occuparsi di rifiuti. Sin dalle prime battute l’assessore annunciava una svolta nella gestione di un settore che in Sicilia, nell’anno di grazia 2015, è ancora imperniato sulle discariche, in buona parte private.
Ebbene, c’è stata questa svolta? A giudicare da quello che scrive Aurelio Angelini sulla sua pagina facebook (come potete leggere qui), non solo la svolta annunciata dall’assessore Contraffatto non c’è stata, ma la situazione è peggiorata. Per il governo della Regione retto da Crocetta e per l’assessore Contraffatto la ‘botta’ è forte. Perché Aurelio Angelini nella vita fa il docente universitario di Sociologia dell’ambiente e del territorio: in pratica, è uno dei massimi esperti in Sicilia in materia di raccolta e gestione dei rifiuti. Vediamo cosa scrive il professore Angelini.
La partenza non annuncia nulla di buono: “Rifiuti: siamo caduti nel baratro, ovvero le principali dieci criticità e inghippi che rendono la gestione inestricabile, per via di una matassa arruffata che sapientemente hanno messo in piedi decisori politici e dirigenti: incapaci e corrotti”.  
Prima criticità. “La Sicilia - scrive il docente universitario - è l'unica regione che non dispone di un Piano ‘ordinario’ dei rifiuti”, piano previsto dall’articolo 199 del decreto Legislativo n. 192 del 2006 e dall’articolo 9 della legge regionale n. 9 del 2010”. A questo punto Aurelio Angelino dà la prima notizia: il Piano ordinario dei rifiuti è lo “strumento principe per la programmazione e la gestione del ciclo della valorizzazione industriale dei rifiuti e, per tale inadempienza, non potremo utilizzare i fondi europei perché non disponiamo di questo strumento”. Insomma, sta per partire la Programmazione dei fondi europei 2014-2020. Ma la Sicilia, almeno per ciò che riguarda i rifiuti, non potrà utilizzare queste risorse finanziarie.   
Seconda criticità. “E’ pubblicato sul sito web del dipartimento Regionale dei Rifiuti - scrive il docente universitario - un Piano di gestione di rifiuti urbani di rango amministrativo emergenziale e relativo ai soli urbani senza Piano delle bonifiche, Piano dei rifiuti speciali e speciali pericolosi. Questo Piano emergenziale non è stato mai emanato dal Commissario delegato e non è mai stato pubblicato in GURS (Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana), procedure queste indispensabili per poter sostituire nell’emanazione del Piano, un organo costituzionale come la Regione e rendere pubblica, e quindi, anche impugnabile, la vigenza di questo strumento”. In pratica, siamo davanti a una violazione di legge. Con metodi proditori si impedisce ai cittadini di impugnare questo Piano davanti a un giudice.  
Terza criticità. “Circa duecento Piani di Raccolta Comunali - osserva ancora il professore Angelini - sono stati presentati e approvati dal dipartimento dei Rifiuti (il riferimento è al dipartimento regionale dei Rifiuti ndr) senza avere i requisiti stabiliti dalla legge regionale n. 3 del 2013. La stragrande maggioranza delle 18 SRR, non hanno emanato il Piano di gestione d’ambito, al quale dovevano attenersi gli ARO, per la redazione dei Piani di raccolta per una gestione unitaria e integrata (l’ARO è un’istituzione giuridica non prevista dalla legge e introdotta surrettiziamente amministrativamente)”.
Questo passaggio merita un approfondimento. In Sicilia sono stati istituiti gli ATO rifiuti, Ambiti territoriali Ottimali, società per azioni costituite tra Comuni che sono state gestite dai sindaci. Queste società, tra assunzioni a ruota libera (circa 13 mila addetti assunti) e gestioni clientelari varie hanno accumulato, in meno di un decennio, debiti pari a circa 1,8 miliardi di euro (stima che forse è in difetto). Debiti che, in buona parte, sono a carico dei gestori privati dalle discariche, visto che in Sicilia, complice anche la mafia dei colletti bianchi, come già ricordato, il sistema rifiuti è ancora oggi incentrato sulle discariche.
A un certo punto gli ATO rifiuti sono stati posti in liquidazione. Ma i problemi non sono finiti, se è vero che i debiti sono passati da 1,4 miliardi di qualche anno fa ai già citati 1,8 miliardi di euro odierni. A questo punto è intervenuta la riforma, con l’istituzione delle SRR, sigla che sta per Società di Regolamentazione dei Rifiuti. Su questo fronte il professore Angelini ci dà un’altra notizia: le SRR “non hanno emanato il Piano di gestione d’ambito”. A questo Piano di gestione d’ambito che non c’è avrebbero dovuto attenersi gli ARO, sigla che sta per Ambiti di Raccolta Ottimale. Gli ARO avrebbero dovuto redigere i Piani di raccolta per una gestione unitaria e integrata. Peccato che gli ARO, come fa notare il docente universitario, sono istituzioni giuridiche “non previste dalla legge”, introdotte in modo surrettizio con atti amministrativi (forse ci sarebbe voluta una legge?).  
“Difatti - prosegue sempre il docente universitario - la legge regionale n. 3 del 2013 dispone che i Comuni possono provvedere ai soli Piani di raccolta che devono essere coerenti con il Piano d’ambito della SSR e redatti in base agli obiettivi di legge della raccolta differenziata; ed inoltre stabilisce che, per essere approvati dalla Regione, i Piani di Raccolta, devono essere ‘allineati’ al Piano d’ambito delle SRR e che tali Piani, non devono comportare nuovi oneri”. “Ebbene - scrive sempre il professore Angelini - nessun piano economico è stato presentato correttamente, in quanto non vengono indicati tutti i costi reali che i Comuni dovranno sostenere per la gestione dei rifiuti: a) oneri per il Piano di raccolta; b) oneri pro-quota dei Comuni per la partecipazione obbligatoria alle SRR; c) oneri pro-quota del debito delle Società d’ambito in liquidazione di cui i Comuni sono soci (il riferimento è agli ATO rifiuti). Queste tre voci concorrono a stabilire il costo complessivo su cui il Comune dovrà stabilire la TARSU/TIA/TARI, a cui va aggiunto il successivo quanto previsto dal DL 78/2015, vedi punto 10”.
I Comuni, insomma, non hanno fatto chiarezza. E la Regione siciliana è ancora meno chiara dei Comuni. Peccato che questa mancanza di chiarezza riguardi il calcolo della TARI, la Tassa sull’immondizia che, in Sicilia, in media, è tra le più alte d’Italia! Poi il professore Angelini ci dice che, da vent’anni, la realizzazione degli impianti pubblici per la gestione dei rifiuti sono bloccati: e infatti in Sicilia, come già ricordato, si va avanti con le discariche private e con una risibile percentuale di raccolta differenziata (chissà perché: magari c’è di mezzo la mafia? ma va!).
Quarta criticità. “Il sistema pubblico è bloccato - da due decenni - per la realizzazione degli impianti pubblici necessari alla gestione dei rifiuti e le richieste di autorizzazione dei privati, il sistema autorizzatorio non risponde, con le sole eccezioni raccontate dalla cronaca giudiziaria”.
Per ciò che riguarda le autorizzazioni per avviare gli impianti, insomma, Angelini accenna alla “cronaca giudiziaria”: chiarissimo il riferimento a un’inchiesta che coinvolge i titolari di discariche private e dipendenti pubblici che intascavano tangenti in cambio di autorizzazioni.
Quinta criticità. “Il 90% circa dei rifiuti finisce in discarica", per la precisione, in discariche "per lo più non conformi alla legge", che "vengono autorizzate attraverso discutibili ordinanze emergenziali, ad abbancare' fuori 'colmatura' e nonostante ciò, per la mancata programmazione e realizzazione dell'impiantistica, tra pochi mesi il caos riguarderà tutta la Sicilia”. In pratica, spiega il docente universitario, il 90 per cento dei rifiuti della Sicilia finisce nelle discariche. Le discariche sono quasi tutte fuori legge e vengo autorizzate nel nome dell’emergenza: emergenza che consente, spesso, di aggirare le leggi. I rifiuti vengono “abbancati”, cioè sotterrati, “fuori colmatura”: in pratica, si sotterrano più rifiuti di quanto una discarica ne potrebbe contenere. Uno scenario che, tra qualche mese, a detta del docente, getterà la Sicilia nel caos.  
Sesta criticità. “Almeno 200 milioni di euro - sottolinea il docente universitario - sono stati spesi per le bonifiche delle discariche abbandonate che incombono sui corpi idrici dell’Isola (circa 1000 discariche) e nessuna di queste è stata mai bonificata, ma nel contempo un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”. Con eleganza, il professore Angelini ci dice - e lo dice anche a un magistrato, la dottoressa Vania Contraffatto, oggi, come già ricordato, assessore regionale del governo Crocetta con delega alla gestione dei rifiuti - che si sono ‘fottuti’ 200 milioni di euro: i soldi, infatti, sono spariti, ma le discariche non sono state bonificate. Queste discariche non bonificate rischiano di inquinare alcune falde idriche della Sicilia. Il tutto mentre “un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”.  
Settima criticità. “Più di un miliardo di euro - scrive sempre il docente universitario - è stato sprecato dai regimi commissariali: rifiuti, acque e dissesto idrogeologico. I vari responsabili hanno fatto sfolgoranti carriere e acquisito pensioni d’oro, ma i risultati sono: il dissesto del territorio che si è accentuato; i rifiuti che ci sommergono e siamo pure in procedura d’infrazione per la mancata depurazione delle acque”. In Sicilia si abbonda con i commissariamenti nel nome dell’emergenza. E quando ci sono le emergenze le leggi vengono travolte e gli appalti vengono affidati senza ricorso ad evidenza pubblica. E’ quello che, da anni, denuncia l’ex sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, sia per la gestione dei rifiuti, sia per la gestione dell’acqua. In pratica, appalti per centinaia di milioni di euro affidati senza gara pubblica. Risultato, come osserva il professore Angelini: rifiuti non raccolti nelle strade della Sicilia, soldi spariti e dirigenti pubblici arricchiti.   
Ottava criticità. Qui il professore Angelini spiega come, tra qualche anno, gli ignari cittadini siciliani verranno chiamati a pagare con un aumento delle tasse le ruberie andate in scena in questo settore: “La situazione debitoria delle Società d’ambito (cioè dei già citato ATO rifiuti ndr), in cui operano dodicimila dipendenti - il doppio di quelli necessari - a Giugno 2015 ha raggiunto 1,3 miliardi di euro (in realtà, come già ricordato, la stima del professore Angelini potrebbe essere in difetto: tanto che si parla di un indebitamento pari a 1,8 miliardi di euro ndr). I Comuni dovranno assumere attraverso gli ARO il doppio del personale necessario, ripianare la situazione debitoria pro-quota, oltre a contribuire ai servizi delle SRR e ai costi dei Piani di raccolta (nella migliore delle ipotesi i costi per i cittadini contribuenti verranno raddoppiati)”. Insomma: i siciliani non solo pagano l’IMU e l’IRPEF e lIRAP più ‘salate’ d’Italia, ma tra qualche anno, grazie alla ‘Malasignoria’ che imperversa nel mondo dei rifiuti siciliani, pagheranno una TARI (che è già tra le più alte d’Italia) raddoppiata!
Nona criticità. “Il 50% delle cartelle esattoriali per i rifiuti - scrive il professore Angelini - non vengono pagate (evasione al 52%); chi paga si fa carico due volte, in quanto gli evasori gravano sul bilancio del Comune e sulla fiscalità generale”.
Decima criticità. “A partire da quest’anno - scrive sempre il docente universitario - tra le componenti di costo della tassa sui rifiuti vanno considerati anche i mancati ricavi della stessa tassa sui rifiuti, relativi a crediti risultati inesigibili con riferimento ai precedenti ‘regimi’. Lo stabilisce il Decreto legislativo n. 78 del 2015, in vigore dal 20 giugno 2015”. In pratica, siamo davanti a un altro ‘regalo’ del governo Renzi: i crediti risultati inesigibili verranno caricati sul ‘groppone’ dei cittadini siciliani che possono pagare, in stile Troika...
Sui disastri in materia di gestione dei rifiuti in Sicilia - e sulle responsabilità della Commissione Europea -intervengono l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao, e la parlamentare nazionale, sempre del Movimento 5 Stelle, Claudia Mannino. "La Commissione Europea in risposta ad una nostra interrogazione - scrivono i due parlamentari - finalmente cala il velo di ipocrisia che fino ad oggi ha tenuto nei confronti della situazione delle discariche in Italia, ed in particolare in Sicilia, adeguandosi all'interpretazione univoca della normativa europea fornita dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea lo scorso ottobre con la sentenza sulla discarica di Malagrotta in Lazio”.
Insomma, dicono i due parlamentari, per non disturbare i ‘manovratori’ a Bruxelles, fino ad oggi, hanno fatto finta di non vedere quello che succede in Italia e, soprattutto, in Sicilia. “Ad oggi, nonostante le nostre plurime denunce - sottolineano i deputati - non comprendevamo per quale motivo la Commissione Europea facesse finta di non vedere che la situazione condannata dalla Corte è la stessa in moltissime altre realtà sparse per l'Italia.  E di certo la Commissione, garante dell'attuazione della normativa europea, non può permettersi un comportamento differente per situazioni analoghe. Abbiamo chiesto alla Commissione Europea con una interrogazione urgente di avviare immediatamente una procedura nei confronti dell'Italia per costringere la Sicilia ad interventi tempestivi con un cronoprogramma definito e pubblico. Lo stesso governo regionale ha ammesso che solo il 40% dei rifiuti siciliani ha un trattamento secondo legge, il resto finisce in discarica con enormi danni ambientali e connessi costi per la collettività. Anche alla luce di ciò - concludono i portavoce M5S - la Commissione dovrà inoltre spiegare perché nonostante la nostra denuncia del febbraio 2015, finora non è intervenuta".



Monnezza di Stato: un dramma che unisce Sicilia, Calabria e Campania ,CANOVA,SANSONE,CATANZARO,LUMIA,CROCETTA,LUPO,GULLO,MARINO, Laura Bercioux ,CHIARELLO,GIORDANO,RENZI,ANGELINI,AMBROSETTI




PUBBLICATO IL POSITION PAPER DI ISDE ITALIA
SULLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI

Comunicato stampa
Arezzo, 12 Agosto 2015


L’Associazione dei Medici per l’Ambiente – ISDE Italia ha rilasciato le Linee Guida elaborate sullo smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU). Il documento è liberamente fruibile sul sitowww.isde.it
Coerentemente con quanto stabilito dall’UE e recepito, almeno formalmente, dal nostro Paese, viene riproposta la gerarchia dello smaltimento dei RSU: prevenzione; preparazione per il riutilizzo; riciclaggio; recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; smaltimento.
Il documento affronta in particolare il problema dell’incenerimento dei rifiuti – con le relative implicazioni energetiche ed economiche – che, ad onta delle indicazioni europee, viene invece sempre più incentivato dalle nuove norme italiane in materia. A tal proposito, con il supporto della letteratura scientifica internazionale, ISDE Italia giudica questa pratica, non soltanto antieconomica, ma anche assai pericolosa per la salute dei cittadini.
Ugualmente esplicitate le perplessità dell’Associazione sul conferimento in discarica dei materiali post-consumo, fonte di spreco di risorse e segnale evidente dell’incapacità di tante Amministrazioni pubbliche ad affrontare adeguatamente il problema.
ISDE auspica che i Decisori politici, e gli Amministratori in genere, possano assumere adeguate conoscenze e competenze che porti ad un inquadramento normativo per lo smaltimento dei RSU realmente in sintonia con gli interessi sociali, economici e sanitari delle Comunità.



Per informazioni e comunicazioni:

Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia
Via della Fioraia 17/19 - 52100 Arezzo
Tel. 0575-22256, Fax 0575-28676
Web www.isde.it, E-mail isde@ats.it
Facebook 
https://www.facebook.com/isdeitalia
rifiuti sicilia, termovalorizzatori sicilia, Davide Faraone, Matteo Renzi, Rosario Crocetta, Sicilia, Politica






Il governo: 2 termovalorizzatori in Sicilia, Crocetta pronto a dar battaglia 





di Giacinto Pipitone— 12 Agosto 2015





L’opposizione del presidente ai piani del governo nazionale è forte del sostegno del Pd siciliano e dei grillini, che definiscono una follia la realizzazione di due termovalorizzatori

PALERMO. Due termovalorizzatori da realizzare velocemente per bruciare almeno 700 mila tonnellate di rifiuti ogni anno. Eccolo il piano del governo nazionale, notificato alla Regione direttamente dal ministero dell’Ambiente. In realtà il piano è contenuto nel decreto attuativo di uno dei principali articoli dello Sblocca Italia. A livello nazionale i nuovi termovalorizzatori saranno 12, due dei quali nell’Isola.
La Regione dovrebbe individuare le zone in cui realizzarli e poi bandire le gare per farli costruire dai privati. Ma su tutto il piano pesa la contrarietà del governo Crocetta. Che è pronto a dare parere negativo sulla bozza di decreto inviata da Roma per la fase di consultazione. Così come sarebbe pronta un’opposizione alle modifiche imposte al sistema di gestione dei rifiuti con la lettera di diffida spedita ieri da Palazzo Chigi. Crocetta sarebbe pronto a dire no al sistema che punta su 5 maxi-Ato invece delle attuali 18 SRR.



L’opposizione del presidente ai piani del governo nazionale è forte del sostegno del Pd siciliano e dei grillini, che definiscono una follia la realizzazione di due termovalorizzatori. Ma Davide Faraone, il braccio destro siciliano di Renzi, ricorda che nell’Isola il sistema è in tilt, che gli Ato hanno debiti enormi e malgrado ciò l'immondizia invade le strade. Faraone attacca Crocetta sostenendo di non voler risolvere problemi e di voler mettere sul campo la battaglia ideologica sui termovalorizzatori solo per bloccare tutto il piano nazionale.






http://gds.it/2015/08/12/il-governo-due-termovalorizzatori-in-sicilia-crocetta-pronto-a-dar-battaglia-a-roma_395005/





Cuffaro Genchi Pellerito e i  4 Termovalorizzatori












CUFFARO ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE RIFIUTI SPROPOSITA SU GENCHI. 25 LUGLIO 2007








Sblocca Italia, nel decreto del governo 12 nuovi inceneritori in 10 regioni

Si aggiungono ai 42 già in funzione e ai sei già autorizzati ma in via di costruzione. Il testo inviato ai governatori in bozza svela le intenzioni dell’esecutivo dal Piemonte alla Sicilia: verranno bruciate 2,5 milioni di tonnellate di spazzatura in più, +37% rispetto a oggi. Il ministro Galletti ha convocato una riunione tecnica per il 9 settembre: "Bisogna fare presto"











di Marco Palombi | 11 agosto 2015















Più informazioni su: Governo Renzi, Inceneritore, Matteo Renzi, Raccolta Differenziata, Sblocca Italia















Forse qualcuno ha dimenticato il decreto Sblocca Italia, ma il governo no. E infatti il 29 luglio è arrivata alle Regioni la bozza di decreto legislativo che attua una delle previsioni del testo divenuto legge a novembre scorso: quella sugli inceneritori, cioè quegli impianti che bruciano immondizia e producono (a carissimo prezzo) energia. Il testo – che il Fatto Quotidiano ha letto – prevede l’autorizzazione di 12 nuovi inceneritori in dieci regioni: due in Toscana e Sicilia, uno a testa in Piemonte, Liguria, Veneto, Umbria, Marche, Campania, Abruzzo, e Puglia. Impianti che vanno ad aggiungersi ai 42 già in funzione e ai sei già autorizzati ma ancora in via di costruzione.















“Fate presto”: il ministro ha perso la pazienza















Il dlgs partito da Palazzo Chigi è ormai alla terza riscrittura e effettivamente in ritardo rispetto ai tempi previsti dalla Sblocca Italia (entro 100 giorni dall’approvazione della legge), ma ora il governo non vuole più aspettare: la bozza è accompagnata dal caldo invito del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a fare in fretta (“la necessità che su tale documento la Conferenza esprima il proprio parere nella prima seduta utile”) e dalla convocazione di una riunione tecnica il 9 settembre. Non sia mai che la Corte costituzionale accolga i ricorsi che le regioni hanno avanzato su questo punto e si blocchi l’iter dei nuovi impianti.












Gli inceneritori peraltro – proprio grazie allo Sblocca Italia – ora “costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di interesse nazionale”. In soldoni, autorizzazioni più veloci, meno potere alle regioni, protezione rafforzata dei siti scelti contro le proteste dei cittadini: lo stesso schema già adottato per il Tav Torino-Lione e, nello stesso decreto, per le trivellazioni petrolifere e gli impianti di stoccaggio dei gas.



Addio differenziata, l’importante è bruciare

Curioso che per il governo non sia “strategico” incentivare la raccolta differenziata, ma – in barba a costi, rischi ambientali e indicazioni europee – costruire più inceneritori. A oggi, ci informa il “censimento” che l’esecutivo allega alla bozza di decreto, sono attivi in Italia 42 impianti per complessive 82 linee di “produzione”: 52 al Nord, le altre divise a metà tra Centro e Sud. La parte del leone la fanno Lombardia e Emilia Romagna, in cui lavorano grosse multiutility come A2A, Hera e Iren.

In tutto, nel 2014, sono finite in fumo circa 6 milioni di tonnellate di rifiuti, capacità a cui aggiungere le 730 mila teoriche dei sei impianti già autorizzati (uno a Firenze, uno in Puglia, uno in Calabria e tre nel Lazio). Secondo il governo, però, non bastano: bisogna bruciare altri due milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti l’anno (+37%) e per farlo servono 12 nuovi impianti (i due in Sicilia avranno capienza da 350mila tonnellate l’uno).

Una scelta irrazionale e anti-economica

Intorno agli inceneritori, peraltro, la partita è iniziata da tempo: una settimana fa a Forlì, sempre grazie allo Sblocca Italia, l’impianto già esistente è stato autorizzato ad aumentare la sua capacità di utilizzo di diverse migliaia di tonnellate e riclassificato come “di recupero energetico”, dunque sovvenzionato come produttore di energia rinnovabile. Il Comune era contrario (l’assessore all’Ambiente Bellini si è dimesso), mentre la regione aveva appena annunciato la chiusura di un paio di inceneritori sugli otto attivi in Emilia Romagna.
Il bello è che il governo si giustifica tirando in ballo la direttiva Ue del 2008, che invece propone tutt’altro: riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riuso, riciclaggio e impianti Tmb (un trattamento “a freddo” che riduce ulteriormente la parte di rifiuti non riciclabile). Solo alla fine, dunque, e come “male necessario”, arrivano inceneritori e discariche, scelte più inquinanti.

Il governo Renzi, invece, ha reso l’inceneritore “strategico”: oggi autorizza impianti che saranno pronti fra 5 anni e rimarranno in funzione per 30. La scelta di bruciare i rifiuti, peraltro, è incomprensibile anche a livello economico: ai comuni, mediamente, la differenziata costa 198 euro a tonnellata, bruciarli circa 150. Solo che, aggiungendo gli incentivi energetici in bolletta, il costo è simile se non superiore: 220 euro nel 2012. Gli inceneritori, peraltro, creano poca occupazione: per il think tank Waste Strategy, incentivando separazione, compostaggio etc. si passerebbe dalle 68.300 persone impiegate oggi a 195.000 in pochi anni. Non solo: almeno il 25% del peso dell’immondizia bruciata – a non tener conto di diossine, furani e Pcb che finiscono nell’aria – si ripresenta poi sotto forma di cenere da smaltire come rifiuto speciale. Ma Renzi vuole i suoi 12 inceneritori: avrà i suoi buoni motivi.


http://isolapulita.blogspot.it/2015/05/blog-post_14.html

Art. 35

Misure urgenti per la realizzazione su scala nazionale di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani e per conseguire gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio. Misure urgenti per la gestione e per la tracciabilita' dei rifiuti nonche' per il recupero dei beni in polietilene

1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con proprio decreto, individua a livello nazionale la capacita' complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio o autorizzati a livello nazionale, con l'indicazione espressa della capacita' di ciascun impianto, e gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo, determinato con finalita' di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio, tenendo conto della pianificazione regionale. Gli impianti cosi' individuati costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica.
2. Ai medesimi fini di cui al comma 1, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, effettua la ricognizione dell'offerta esistente e individua, con proprio decreto, il fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata, articolato per regioni; sino alla definitiva realizzazione degli impianti necessari per l'integrale copertura del fabbisogno residuo cosi' determinato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono autorizzare, ove tecnicamente possibile, un incremento fino al 10 per cento della capacita' degli impianti di trattamento dei rifiuti organici per favorire il recupero di tali rifiuti raccolti nel proprio territorio e la produzione di compost di qualita'.
3. Tutti gli impianti di recupero energetico da rifiuti sia esistenti sia da realizzare sono autorizzati a saturazione del carico termico, come previsto dall'articolo 237-sexies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, qualora sia stata valutata positivamente la compatibilita' ambientale dell'impianto in tale assetto operativo, incluso il rispetto delle disposizioni sullo stato della qualita' dell'aria di cui al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le autorita' competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni integrate ambientali degli impianti esistenti, qualora la valutazione di impatto ambientale sia stata autorizzata a saturazione del carico termico, tenendo in considerazione lo stato della qualita' dell'aria come previsto dal citato decreto legislativo n. 155 del 2010.
4. Gli impianti di nuova realizzazione devono essere realizzati conformemente alla classificazione di impianti di recupero energetico di cui alla nota 4 del punto R1 dell'allegato C alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, per gli impianti esistenti, le autorita' competenti provvedono a verificare la sussistenza dei requisiti per la loro qualifica di impianti di recupero energetico R1 e, quando ne ricorrono le condizioni e nel medesimo termine, adeguano in tal senso le autorizzazioni integrate ambientali.
6. Ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non sussistendo vincoli di bacino al trattamento dei rifiuti urbani in impianti di recupero energetico, nei suddetti impianti deve comunque essere assicurata priorita' di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibilita' residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni. Sono altresi' ammessi, in via complementare, rifiuti speciali pericolosi a solo rischio infettivo nel pieno rispetto del principio di prossimita' sancito dall'articolo 182-bis, comma 1, lettera b), del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 e delle norme generali che disciplinano la materia, a condizione che l'impianto sia dotato di sistema di caricamento dedicato a bocca di forno che escluda anche ogni contatto tra il personale addetto e il rifiuto; a tale fine le autorizzazioni integrate ambientali sono adeguate ai sensi del presente comma.
7. Nel caso in cui in impianti di recupero energetico di rifiuti urbani localizzati in una regione siano smaltiti rifiuti urbani prodotti in altre regioni, i gestori degli impianti sono tenuti a versare alla regione un contributo, determinato dalla medesima, nella misura massima di 20 euro per ogni tonnellata di rifiuto urbano indifferenziato di provenienza extraregionale. Il contributo, incassato e versato a cura del gestore in un apposito fondo regionale, e' destinato alla prevenzione della produzione dei rifiuti, all'incentivazione della raccolta differenziata, a interventi di bonifica ambientale e al contenimento delle tariffe di gestione dei rifiuti urbani. Il contributo e' corrisposto annualmente dai gestori degli impianti localizzati nel territorio della regione che riceve i rifiuti a valere sulla quota incrementale dei ricavi derivanti dallo smaltimento dei rifiuti di provenienza extraregionale e i relativi oneri comunque non possono essere traslati sulle tariffe poste a carico dei cittadini.
8. I termini per le procedure di espropriazione per pubblica utilita' degli impianti di cui al comma 1 sono ridotti della meta'.
Nel caso tali procedimenti siano in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono ridotti di un quarto i termini residui. I termini previsti dalla legislazione vigente per le procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale degli impianti di cui al comma 1 si considerano perentori.

9. In caso di mancato rispetto dei termini di cui ai commi 3, 5 e 8 si applica il potere sostitutivo previsto dall'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
10. Al comma 9-bis dell'articolo 11 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, dopo le parole: «il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» sono inserite le seguenti: «, anche avvalendosi della societa' Consip Spa, per lo svolgimento delle relative procedure, previa stipula di convenzione per la disciplina dei relativi rapporti,».
11. All'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, dopo il comma 3 e' inserito il seguente:
«3-bis. Il divieto di cui al comma 3 non si applica ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento, nel rispetto della normativa europea, fuori del territorio della regione dove sono prodotti per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamita' naturali per le quali e' dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225».
12. All'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e' abrogato;
b) al comma 3 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso, del consiglio di amministrazione del consorzio deve fare parte un rappresentante indicato da ciascuna associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale delle categorie produttive interessate, nominato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico»;
c) al comma 13 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Il contributo percentuale di riciclaggio e' stabilito comunque in misura variabile, in relazione alla percentuale di polietilene contenuta nel bene e alla durata temporale del bene stesso. Con il medesimo decreto di cui al presente comma e' stabilita anche l'entita' dei contributi di cui al comma 10, lettera b)».

13. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 13 dell'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal presente articolo, i contributi previsti dal medesimo articolo 234, commi 10 e 13, sono dovuti nella misura del 30 per cento dei relativi importi.

Rifiuti/ Ambientalisti e antimafia: “Il governo siciliano non avalli la truffa con cementerie e centrali elettriche”

Ambientalisti e associazioni antimafia denunciano un’operazione speculativa dei titolari delle discariche private, che già incassano ogni anno oltre 200 milioni di euro con i rifiuti dei Comuni. Rifiuti che dovrebbero essere venduti, sotto forma di combustibili, a cementerie e centrali elettriche che darebbero vita a veri e propri inceneritori in barba alle normative europee
In attesa di conoscere i risultati delle elezioni in Sicilia (si vota in 53 Comuni, tra i quali due capoluoghi di provincia: Enna e Agrigento: i risultati si sapranno nel pomeriggio, perché nella nostra Isola si vota anche oggi fino alle 15,00), nel mondo della politica siciliana esplode una violenta polemica sulla gestione dei rifiuti. Con il governo di Rosario Crocetta che, dopo aver ‘pilotato’ il settore, per oltre due anni e mezzo, con il sistematico ricorso alle discariche in buona parte private, vorrebbe passare all’incenerimento degli stessi rifiuti. Con una soluzione che si annuncia peggiore dei quattro termovalorizzatori che il governo di Totò Cuffaro ha provato a realizzare nella legislatura 2001-2006. In quell’occasione, almeno, si prospettava la realizzazione di quattro impianti che prevedevano il parziale abbattimento dei fumi. Quella prospettata dal governo Crocetta-Pd sembra una soluzione forse un po’ semplificata: in pratica, l'utilizzazione di inceneritori di rifiuti. Soluzione che ha scatenato le ire degli ambientalisti e delle associazioni antimafia.
A dare fuoco alle polveri sono Zero Waste Sicilia (Beniamino Ginatempo), il Forum Siciliano Acqua e Beni Comuni (Antonella Leto), l’Associazione Antimafie Rita Atria (Carmelo Catania), i No MUOS (Antonio Mazzeo) e No TRIV (Salvatore Mauro). Le cinque associazioni ambientaliste e antimafia, si legge nel comunicato, “da anni denunciano le illegalità perpetrate anche con il silenzio e l’avallo della Regione Sicilia”; così si rivolgono “al Governatore (cioè a Crocetta) e alla sua Giunta, distratta in merito alle normative europee sulla gestione dei rifiuti. Dopo le recenti affermazioni sull’improbabile adeguamento delle discariche - quasi tutte private, mentre quelle pubbliche quasi non esistono ancora - non si sentiva proprio il bisogno dell’affermazione  ‘ciò che rimane del rifiuto vogliamo trasformarlo in combustibile, in un bene appetibile per il mercato’. Un’affermazione - sottolineano le associazioni ambientaliste e antimafia - che ci riporta ai tempi bui dell’ex-presidente Cuffaro”.
vania contraffatto
Oltre che al presidente Crocetta, ambientalisti e associazioni antimafia si rivolgono a Vania Contraffatto (nella foto a sinistra), il magistrato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo chiamata dal Pd a gestire l’assessorato regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità (leggere rifiuti e acqua). “Vogliamo allertare il governatore Crocetta e l’assessore Contraffatto - sottolineano ambientalisti e associazioni antimafia - che la scelta della trasformazione di rifiuti in combustibile (il Css, sigla che sta per Combustibile solido secondario) non solo è scellerata dal punto di vista ambientale ma, per almeno quattro buoni motivi, è una vera e propria truffa per i cittadini siciliani. Inoltre sarebbe pure illegale se prima non si raggiungono le percentuali di raccolta differenziata e recupero di materia fissate per legge, cioè il 65% ed il 50% entro il 31/12/2015”, così come previsto dalla legislazione regionale. “In Sicilia - si legge infatti nel comunicato di ambientalisti e associazioni antimafia -  siamo solo al 13,4% di raccolta differenziata secondo l’Arpa Sicilia (l’Arpa è l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, soggetto che fa capo alla Regione amministrata dal governatore Crocetta e quindi la meno titolata ad esprimersi su fatti che riguardano il governo regionale che la controlla ndr), ed appena al 10,7% secondo l’Anci (rapporto Ispra 2014)”.
Insomma, con il governo Crocetta, in materia di gestione dei rifiuti, si stanno riproponendo gli stessi dubbi che aleggiavano sul governo di Totò Cuffaro. Allora si pensava che dentro i quattro termovalorizzatori potesse finire un po’ tutto, anche sostanze che non dovrebbero essere bruciate (per esempio, sostanze che, una volta bruciate, producono diossina e altri gas e materiali altamente inquinanti, per non parlare delle stesse ceneri: la combustione, infatti, elimina i due terzi circa della massa di rifiuti, ma un terzo rimane sotto forma di cenere). Come osservano ambientalisti e associazioni antimafia, in Sicilia la raccolta differenziata è bassissima. Lo stesso dato dell’Anci Sicilia (Associazione nazionale comuni italiani dell’Isola) - cioè il già citato 10 per cento di raccolta differenziata - è sovrastimato, perché in alcuni luoghi della Sicilia dove si effettua la raccolta differenziata non ci sono le isole ecologiche, il riciclo di materiali è basso e c’è il dubbio, tutt’altro che campato in aria, che parte dei materiali finisca lo stesso in discarica).  
Ambientalisti a associazione antimafia parlano senza mezzi termini di possibile truffa ai danni dei cittadini siciliani: “Se si continuasse come dichiarato - si legge sempre nel comunicato - i siciliani e le siciliane verrebbero derubati ben 4 volte”. La prima volta verrebbero derubati perché “i rifiuti - si legge sempre nel comunicato - sono risorse pubbliche. Il valore economico dei materiali recuperabili da una tonnellata di rifiuti è di circa 40 euro. Siccome la Sicilia ne produce circa 2 milioni e mezzo di tonnellate all’anno, a causa dell' ‘inerzia’ di Regione e di gran parte dei Comuni, si sotterrano in discarica circa 100 milioni di euro l’anno, denari sottratti alle famiglie ed alle imprese siciliane”.
Poi ci sarebbe il furto numero due, sempre a carico degli ignari cittadini siciliani: “A parte i costi di raccolta e trasporto - si legge sempre nel comunicato - conferire in discarica costa circa 100/120 euro a tonnellata: i padroni delle discariche private incassano tra i 230-240 milioni l’anno a spese dei siciliani, e naturalmente si oppongono a qualunque cambiamento (compresi raccolta differenziata e compostaggio) di un sistema di gestione che li favorisce spudoratamente”. L’accusa, pesantissima, lanciata da ambientalisti e associazioni antimafia ai titolari delle discariche private (in parte finiti sotto inchiesta da parte della magistratura) è suffragata dal fatto che in Sicilia, spesso, i centri di compostaggio vengono realizzati a rilento. E quando vengono realizzati rimangono inattivi. Per non parlare delle gare per gli stessi centri di compostaggio che vanno deserte.   
In terza battuta ambientalisti e associazioni antimafia ricordano al governatore Crocetta “che non esiste,
cementificio isola delle femmine
neppure nei sogni, il combustibile pulito”. Combustibile, in ogni caso inquinante, che potrebbe essere venduto “solo a cementifici e centrali elettriche” rispettando le soglie legate alla presenza di “cloro e mercurio” (a destra, il cementificio di isola delle Femmine, alle porte di Palermo: foto tratta da italcementi.it). A questo punto ambientalisti e associazioni antimafia ‘sgamano’ il cuore di una grande operazione speculativa in favore dei titolari delle discariche private: “Si tratta - si legge nel comunicato - di un caso unico e strano: un’impresa, la discarica che ‘produce Css’, non acquista le materie prime, ma si fa pagare dai cittadini per prendersele!”. Il riferimento è al fatto che, come già osservato, le discariche private, ogni anno, incamerando i rifiuti siciliani, incassano da 220 a 240 milioni di euro all’anno. Dopo di ciò, i titolari delle stesse discariche venderebbero gli stessi rifiuti, sotto forma di Css, alle cementerie e alle centrali elettriche (nel Messinese si prevede di bruciare i rifiuti in una centrale elettrica che ha sede nella Valle del Mela, una zona già martoriata dalla presenza di tralicci ad alta tensione che provocano un elevato tasso di inquinamento elettromagnetico). Insomma, i privati guadagnerebbero due volte: prima lucrando sui Comuni che ammassano nelle discariche private i rifiuti in assenza di discariche pubbliche e di raccolta differenziata; e poi rivendendo gli stessi rifiuti, sotto forma di Css, a cementerie e centrali elettriche!  
“Scelleratamente ed incomprensibilmente - osservano ancora ambientalisti e associazioni antimafia - il combustibile da rifiuti è definito fonte di energia assimilata alle rinnovabili, pur inquinando a parità di energia prodotta molto di più del gas naturale. Pertanto cittadini e imprese pagano, con il 6% della loro bolletta elettrica, incentivi a chi brucia risorse pubbliche inquinando. Se ne deve concludere che la trasformazione dei materiali post-consumo in Css ed il suo uso metterà le mani nelle tasche dei siciliani ben 4 volte!”.
“Chiediamo con forza al presidente Crocetta ed all’assessore Contraffatto - si legge sempre nel comunicato - di rivedere le loro scelte e non rendersi complici di questa truffa, perché si tratta dunque dell’ennesimo caso in cui la politica permette di alienare risorse pubbliche in favore di speculazioni private, pratica troppo diffusa in Sicilia ed in Italia. L’alternativa ovviamente c’è. Oltre semplificare le procedure per il compostaggio della frazione umida, basterebbe che, dopo il trattamento meccanico biologico (obbligatorio per legge, ma mai realizzato), si procedesse col recupero spinto manuale di materia e/o con l’estrusione termomeccanica (le fabbriche dei materiali), invece di produrre Css, e che si intraprendesse la via indicata dall’Europa. Cioè le discariche andrebbero trasformate in depositi temporanei per l’estrazione mineraria urbana”, così come prevede la risoluzione del Parlamento Europeo del 2 dicembre del 2012 (“Una Europa efficiente nell’impiego delle risorse”, punti 33 e 34). Per ambientalisti e associazioni antimafia “andrebbe rispettata la gerarchia dei rifiuti fissata nella direttiva quadro europea 2008/98/CE denominata ‘La Società del Riciclaggio’, recepita in legge con il decreto legislativo n.  205 del 3 dicembre del 2010. “Ma tutto ciò a qualcuno non conviene”, concludono Zero Waste Sicilia, Forum Siciliano Acqua e Beni Comuni, Associazione Antimafie Rita Atria, No MUOS (Antonio Mazzeo), No TRIV.
Foto tratta da lafune.eu
http://www.lavocedinewyork.com/Rifiuti-Ambientalisti-e-antimafia-all-attacco-Il-governo-siciliano-non-avalli-la-truffa-con-cementerie-e-centrali-elettriche-/d/12129/







La calura e l'ozio agostano hanno relegato ben presto in secondo piano nelle cronache la vendita di Italcementi, evento decisamente importante per l'economia nazionale ma, soprattutto, per quella locale che non mancherà certo di subirne ripercussioni anche e soprattutto a livello ambientale.

Parto da due dati a mio parere significativi:

1 la quotazione in borsa del titolo Italcementi che dall'inizio dell'anno è praticamente raddoppiata con immensa soddisfazione, immagino, di "addetti ai lavori e amici degli amici" evidentemente informati di quanto stava per accadere

2 il decreto cosiddetto "Sblocca Italia" licenziato dal governo Renzi solo qualche mese fa, che nella fattispecie equipara i cementifici agli inceneritori 

Gli interessi legati agli inceneritori sono elevati al punto che si continua a parlare di "termovalorizzatori", una parola coniata ad hoc nel solo Paese Italia ed introdotta per evocare la falsa e suggestiva idea che si possa ricavare valore economico dall'incenerimento dei rifiuti. Un valore aggiunto che in realtà non esiste poiché il bilancio energetico sarebbe fallimentare se non ci fossero le tasse dei cittadini continuamente versate in bolletta per sostenere questa forma irrazionale di trattamento dei rifiuti. In assenza di questa tassa, sarebbe di gran lunga inferiore il numero di impianti d'incenerimento presenti sul nostro territorio così costosi nella loro realizzazione e gestione in sicurezza.

Sembra del tutto assurdo considerare gli inceneritori opere strategiche per il nostro Paese così come sembra ingiustificato continuare a sprecare risorse pubbliche prelevate dalla tasche dei cittadini per incentivare le "assimilate" piuttosto che investire, secondo quanto indicato dalla direttiva europea del 2008, nell'ottimizzazione della raccolta differenziata, nella riduzione e nel riuso del rifiuto e nella gestione del rifiuto residuo tramite impiantistica finalizzata al massimo recupero di materia. Quale sarebbe la strategicità e l'urgenza di far nascere nuovi inceneritori ed eventualmente nuovi impianti per la produzione di CSS (ex CDR) se sulla questione rifiuti l'Ue intende portare il riciclaggio al 70% entro il 2030 ed impone, a partire dal 2025, il divieto di trattamento termico per tutti i rifiuti che risultino riciclabili?

Sarebbe arrivato il momento di stoppare i favoritismi e gli opportunismi politici a favore degli interessi societari, pensando seriamente ad una corretta gestione del territorio e, tra le tante brutture che ha comportato il far parte dell'Ue, si abbia quantomeno la serietà di attenersi a quanto l'Europa ci indica con specifiche direttive. Proprio quelle direttive da recepire obbligatoriamente piuttosto che pensare di sostenere a gran voce l'appartenenza all'Ue, ma poi raggirarle facendo subire al nostro Paese Italia continue infrazioni ai danni dei comuni Cittadini.

Tanto si parla di raccolta differenziata, ma si assiste ad una vergognosa contraddizione dal momento che il Governo apre la strada agli inceneritori grazie all'art. 35 dello "Sblocca Italia" tramite apposito decreto ministeriale.

La differenziata toglie carburante all'incenerimento. La differenziata, se concepita con onestà e senza inganno, è la vera arma per lo spegnimento degli inceneritori, ma purtroppo bisogna difendersi anche dai politici e dai burocrati a cui piace spacciarsi per ambientalisti ed ecologisti pur favorendo ed incentivando, in modo subdolo, il business dell'incenerimento.

Proprio nell'art. 35 si parla infatti di inceneritori come di "infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale" che "costituiscono un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica".






Tutto ciò premesso per arrivare a concludere cosa:

1 la vendita di Italcementi ha radici lontane ed è frutto di una precisa e ponderata strategia politico-economica

2 il vero business per gli acquirenti tedeschi non sarà presumibilmente il cemento che producevano in abbondanza già da soli, bensì lo smaltimento dei rifiuti.

3 il nostro territorio si candida a diventare ben presto una gigantesca discarica per non dire pattumiera con tutto ciò che ne consegue in termini ambientali

Se poi consideriamo che proprio l'altro giorno il premier Renzi nei suoi ormai consueti proclami ha promesso di "togliere in tre anni tutte le ecoballe dal Sud"(cit Ansa), per portarle e bruciarle dove, dico io? penso che il mio ragionamento, ahimè, abbia una logica sensata.






http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=56693&origine=1&t=Italcementi%3A+la+vendita+ai+tedeschi+ha+radici+lontane+e+il+territorio+sar%26agrave%3B+una+grande+discarica




















ARPA Sicilia Direzione Generale
fax 0916574146

ARPA Sicilia ST Palermo
Via Nairobi 4  PALERMO
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0917033345

Provincia Regionale PALERMO
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E p.c.

ASSESSORATO

REGIONALE TERRITORIO ED AMBIENTE
        SERVIZIO 1 Via Ugo La Malfa, 169 
90146 –

Palermo
fax 091.7077139 

ASSESSORE

REGIONALE DEL TERRITORIO E DELL’AMBIENTE
Via Ugo

La Malfa, 169 
90146 –

Palermo
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DIRIGENTE

GENERALE DEL
DIPARTIMENTO

AMBIENTE 
Dott.

Maurizio Pirillo
Fax: 091 7077294

Comune di

Isola delle Femmine
 comuneisoladellefemmine@viapec.net
fax0918617204

Comune di

Capaci
sindaco.comunecapaci@pec.it
fax0918671260


Oggetto:

ACCESSO ALLE INFORMAZIONI

AMBIENTALI – ITALCEMENTI - DATI DI QUALITA’ DELL’ARIA a partire dalla data di

attivazione  fino al 30   DI

APRILE 2015 MONITORATI DALLA CENTRALINA SITUATA IN VIA MAZONI ALL’INTERNO DELLA

SCUOLA MEDIA RISO, COMUNE  ISOLA DELLE

FEMMINE



Visto

la Legge 241/1990;
Visto

l’articolo 3 del DLgs 19 agosto 2005 n 195;

Il

sottoscritto Giuseppe Ciampolillo, nella qualità di coordinatore del Comitato

Cittadino Isola Pulita sezione Legambiente di Palermo, con la presente richiede

i dati del monitoraggio dei parametri di qualità dell’aria ambiente rilevati

dalla data di attivazione fino al trenta  di aprile 2015 dalla cabina posizionata in

Isola delle Femmine all’interno del Complesso scolastico Francesco Riso, via

Manzoni, Isola delle Femmine (DRS n. 693 del 17.07.2008, AIA ITALCEMENTI)
 In attesa di

ricevere nei tempi e nelle forme previste per legge porgo distinti Saluti
         Comitato Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE
           GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com
           SITO:


           
http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.it/



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ITALCEMENTI - DATI DI QUALITA? DELL?ARIA A PARTIRE DALLA DATA DI ATTIVAZIONE

FINO AL 30 DI APRILE 2015 MONITORATI DALLA CENTRALINA SITUATA IN VIA MAZONI

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ordinaria") giorgio.dangelo@regione.sicilia.it ("posta

ordinaria") --






Il giorno 06/05/2015 alle ore 13:22:13 (+0200)

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ordinaria") è stato accettato dal sistema ed inoltrato.



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Al Dirigente Generale
Dipartimento Ambiente

Al Servizio 1
  

     Dipartimento Ambiente    

All’Assessore Regionale del Territorio

e dell’Ambiente

p.c.                                                        

Al Presidente della Regione

Alla Procura della Repubblica
Tribunale di Palermo

Al Comando Carabinieri NOE

Al Presidente della IV Commissione
Ambiente e Territorio

Al Comune di Isola delle Femmine

Al Comune di Capaci
          ambiente.comunecapaci@pec.it

   



Oggetto:

VIOLAZIONE

NORMATIVA SUL DIRITTO DI  PARTECIPAZIONE

DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA SEZIONE LEGAMBIENTE, PORTATORE DI INTERESSI

PUBBLICI  (TAVOLO TECNICO DEL 20 NOVEMBRE

2014 SERVIZIO 1 VIA VAS TENUTOSI IN ASSESSORATO) NEL PROCEDIMENTO DI

CONCESSIONE A.I.A. ALLA DITTA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE


In riferimento al rapporto del

Servizio 1 VIA-VAS n. 19382 del 24 aprile u.s., di pari oggetto, trasmesso dal

DG del Dipartimento Ambiente, con nota n. 21908 dell’11 maggio u.s., questo

Comitato rileva quanto segue :

  • si premette, innanzitutto, che i 180 giorni per la

    conclusione del procedimento A.I.A dell’Italcementi del Comune di Isola

    delle Femmine, avviato il 22 luglio 2014, sono scaduti da oltre 120 giorni, senza che all’orizzonte sembra

     intravedersene soluzione. Ciò

    comporta che l’Italcementi, per i ritardi che codesta Amministrazione ha

    già accumulato e continua ad accumulare, opera da svariati mesi in una

    sorta di proroga informale della precedente autorizzazione, per di più di

    un’autorizzazione sulla cui legittimità questo Comitato ha sollevato da

    anni pesanti riserve. Come è noto dagli atti di codesto Dipartimento, il

    firmatario, ing. Vincenzo Sansone, aveva l’incarico di responsabile del

    Servizio VIA-VAS ed il relativo contratto di lavoro scaduti da oltre 7

    mesi, pertanto non era titolato a rilasciare l’autorizzazione; sarebbe poi

    stato rinominato nel dicembre successivo, cioè dopo 4 mesi dalla firma,

    con una nomina, in presunta sanatoria, fino al giorno precedente, perché

    il giorno successivo veniva nominato in un altro Servizio del

    Dipartimento; su tale incredibile pateracchio amministrativo questo

    Comitato ha già prodotto la relativa documentazione. E’ opportuno

    ricordare anche che il responsabile del procedimento di quell’A.I.A. era

    l’arch. Gianfranco Cannova, assurto alle cronache giudiziarie per vicende

    giudiziarie legate ad autorizzazioni similari del Servizio VIA-VAS, il

    quale appare strano che non potesse non avere conoscenza della anomala posizione

    del suo “capo Servizio”. Di tali singolari fattispecie il rapporto del

    Servizio 1 non fa il minimo cenno;
  • appaiono incomprensibili le giustificazioni addotte

    sulla mancata convocazione del 20 novembre  di questo Comitato riguardo a quello che

    il Servizio 1 definisce per un verso “tavolo

    tecnico
    ” e per altro verso un “mero

    incontro informativo/consultivo
    ”, il cui tema di discussione era proprio

    una delle obiezioni più critiche sollevate da questo Comitato, cioè “le

    mancate verifiche circa l’ottemperanza o meno alle prescrizioni dettate

    dal D.R.S. n. 693/08”. Il Servizio 1 si è arrogato la responsabilità, non

    prevista da alcuna legge, di escludere da una riunione, parte integrante

    del procedimento unico dell’A.I.A.,

    un soggetto titolato alla partecipazione quale il Comitato, le cui

    osservazioni erano e restano di carattere tecnico forse ancor più che di

    ordine amministrativo. Appare persino superfluo ricordare che le norme sul

    procedimento amministrativo prevedono espressamente con l’istituto delle

    conferenze dei servizi la partecipazione dei soggetti abilitati e non già tavoli

    o incontri paralleli ed extra da cui possano arbitrariamente essere

    inclusi alcuni ed esclusi altri; nel rapporto del Servizio 1, a mo’ di

    giustificazione, invece, si arriva addirittura ad affermare che il c.d.

    incontro “esula dagli scopi dello

    stesso
    (procedimento”) ! 
  • riguardo le centraline di monitoraggio, che erano

    una delle tante prescrizioni previste nel citato D.R.S. 693/08 e che

    sembrerebbero diventate ad oggi l’unico argomento di discussione, questo

    Comitato richiama ancora una volta alla memoria che esse avrebbero dovuto

    entrare in funzione entro il mese

    di luglio del 2010
    , mentre a

    distanza di quasi 5 anni (oltre 1760 giorni) non sono ancora attive
    e

    se ne sta seraficamente a disquisire. Ciò ha comportato e continua a

    comportare il mancato monitoraggio in continuo delle immissioni degli

    inquinanti dell’Italcementi, vale a dire il mancato controllo del loro potenziale

    impatto sulla salute della popolazione di Isola e dei Comuni del

    circondario, fattispecie, questa, che il Comitato ritiene di assoluta

    gravità e responsabilità per i soggetti istituzionali che non hanno

    operato come dovuto. Anche di questi aspetti il rapporto del Servizio 1

    non fa il minimo cenno;    
  • infine, ferme restando tutte le osservazioni e

    riserve formulate in precedenza riguardo all’ottemperanza o meno delle

    prescrizioni dettate dal D.R.S. 693/08, questo Comitato, giusto in riferimento

    al c.d. “tavolo tecnico”, chiede

    al Servizio 1 di voler comunicare quanti controlli senza preavviso,

    finalizzati al campionamento ed alla determinazione analitica degli

    inquinanti sulle emissioni convogliate e diffuse dell’Italcementi (con i

    relativi referti), gli risultano effettuati direttamente dall’ARPA nel

    periodo 2009-2015, poco importando gli autocontrolli programmati

    dall’Italcementi cui ha eventualmente presenziato l’Agenzia.

Il Comitato ribadisce, pertanto,

che la  mancata convocazione al tavolo

tecnico costituisce una palese limitazione al diritto di partecipazione al

procedimento amministrativo in corso, se non una specifica violazione, in danno

di chi, come il Comitato, è parte rappresentativa di interessi diffusi della

cittadinanza.

Conferma altresì che detta riunione

debba ritenersi nulla come ogni eventuale altro atto sequenziale,  torna a sollecitarne la sua tempestiva

riconvocazione e, stante che i termini

di chiusura del procedimento sono già stati superati da oltre 4 mesi
,

chiede i motivi per cui non è stata finora applicata la procedura dell’intervento

sostitutivo, gerarchicamente superiore, come espressamente previsto dalla

normativa vigente (art. 2, commi 9, 9bis,

9ter, L. 241/90), potendosi

configurare la duplice ipotesi di responsabilità sia per la violazione della

normativa suddetta sia per l’improprio vantaggio che viene a determinarsi per

l’Italcementi che continua ad usufruire dell’autorizzazione scaduta e delle

prescrizioni inottemperate.
 

Il Comitato fa riserva, ove non dovesse

ricevere riscontro entro sette giorni dalla presente, di chiedere l’intervento

dell’Autorità Giudiziaria. 

          Comitato

Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE    GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com

Isola delle Femmine 30 maggio 2015


n.b. la presente annulla e sostituisce la precedente pec inviata il 29

maggio 2015 alle ore 15,53 da questo medesimo indirizzo  


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"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO

PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04

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ed indirizzato a: commissione.IV@ars.sicilia.it

 ("posta ordinaria")
gtrizzino@ars.sicilia.it

 ("posta ordinaria")



noepacdo@carabinieri.it

 ("posta ordinaria")
assessorato.territorio@certmail.regione.sicilia.it

 ("posta certificata")
dipartimento.ambiente@certmail.regione.sicilia.it

 ("posta certificata")
presidente@certmail.regione.sicilia.it

 ("posta certificata")
prot.procura.palermo@giustiziacert.it

 ("posta certificata")
isolapulita@gmail.com

 ("posta ordinaria")
ambiente.comunecapaci@pec.it

 ("posta certificata")
sindaco.comunecapaci@pec.it

 ("posta certificata")
giorgio.dangelo@regione.sicilia.it

 ("posta ordinaria")
comuneisoladellefemmine@viapec.net

 ("posta certificata")
urbanistica.comuneisoladellefemmine@viapec.net

 ("posta certificata")
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Art. 35 SBLOCCA ITALIA 

Misure urgenti per la realizzazione su scala nazionale di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani e per conseguire gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio. Misure urgenti per la gestione e per la tracciabilita' dei rifiuti nonche' per il recupero dei beni in polietilene

1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con proprio decreto, individua a livello nazionale la capacita' complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio o autorizzati a livello nazionale, con l'indicazione espressa della capacita' di ciascun impianto, e gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo, determinato con finalita' di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio, tenendo conto della pianificazione regionale. Gli impianti cosi' individuati costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica.
2. Ai medesimi fini di cui al comma 1, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, effettua la ricognizione dell'offerta esistente e individua, con proprio decreto, il fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata, articolato per regioni; sino alla definitiva realizzazione degli impianti necessari per l'integrale copertura del fabbisogno residuo cosi' determinato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono autorizzare, ove tecnicamente possibile, un incremento fino al 10 per cento della capacita' degli impianti di trattamento dei rifiuti organici per favorire il recupero di tali rifiuti raccolti nel proprio territorio e la produzione di compost di qualita'.
3. Tutti gli impianti di recupero energetico da rifiuti sia esistenti sia da realizzare sono autorizzati a saturazione del carico termico, come previsto dall'articolo 237-sexies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, qualora sia stata valutata positivamente la compatibilita' ambientale dell'impianto in tale assetto operativo, incluso il rispetto delle disposizioni sullo stato della qualita' dell'aria di cui al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le autorita' competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni integrate ambientali degli impianti esistenti, qualora la valutazione di impatto ambientale sia stata autorizzata a saturazione del carico termico, tenendo in considerazione lo stato della qualita' dell'aria come previsto dal citato decreto legislativo n. 155 del 2010.
4. Gli impianti di nuova realizzazione devono essere realizzati conformemente alla classificazione di impianti di recupero energetico di cui alla nota 4 del punto R1 dell'allegato C alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, per gli impianti esistenti, le autorita' competenti provvedono a verificare la sussistenza dei requisiti per la loro qualifica di impianti di recupero energetico R1 e, quando ne ricorrono le condizioni e nel medesimo termine, adeguano in tal senso le autorizzazioni integrate ambientali.
6. Ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non sussistendo vincoli di bacino al trattamento dei rifiuti urbani in impianti di recupero energetico, nei suddetti impianti deve comunque essere assicurata priorita' di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibilita' residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni. Sono altresi' ammessi, in via complementare, rifiuti speciali pericolosi a solo rischio infettivo nel pieno rispetto del principio di prossimita' sancito dall'articolo 182-bis, comma 1, lettera b), del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 e delle norme generali che disciplinano la materia, a condizione che l'impianto sia dotato di sistema di caricamento dedicato a bocca di forno che escluda anche ogni contatto tra il personale addetto e il rifiuto; a tale fine le autorizzazioni integrate ambientali sono adeguate ai sensi del presente comma.
7. Nel caso in cui in impianti di recupero energetico di rifiuti urbani localizzati in una regione siano smaltiti rifiuti urbani prodotti in altre regioni, i gestori degli impianti sono tenuti a versare alla regione un contributo, determinato dalla medesima, nella misura massima di 20 euro per ogni tonnellata di rifiuto urbano indifferenziato di provenienza extraregionale. Il contributo, incassato e versato a cura del gestore in un apposito fondo regionale, e' destinato alla prevenzione della produzione dei rifiuti, all'incentivazione della raccolta differenziata, a interventi di bonifica ambientale e al contenimento delle tariffe di gestione dei rifiuti urbani. Il contributo e' corrisposto annualmente dai gestori degli impianti localizzati nel territorio della regione che riceve i rifiuti a valere sulla quota incrementale dei ricavi derivanti dallo smaltimento dei rifiuti di provenienza extraregionale e i relativi oneri comunque non possono essere traslati sulle tariffe poste a carico dei cittadini.
8. I termini per le procedure di espropriazione per pubblica utilita' degli impianti di cui al comma 1 sono ridotti della meta'.
Nel caso tali procedimenti siano in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono ridotti di un quarto i termini residui. I termini previsti dalla legislazione vigente per le procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale degli impianti di cui al comma 1 si considerano perentori.

9. In caso di mancato rispetto dei termini di cui ai commi 3, 5 e 8 si applica il potere sostitutivo previsto dall'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
10. Al comma 9-bis dell'articolo 11 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, dopo le parole: «il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» sono inserite le seguenti: «, anche avvalendosi della societa' Consip Spa, per lo svolgimento delle relative procedure, previa stipula di convenzione per la disciplina dei relativi rapporti,».
11. All'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, dopo il comma 3 e' inserito il seguente:
«3-bis. Il divieto di cui al comma 3 non si applica ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento, nel rispetto della normativa europea, fuori del territorio della regione dove sono prodotti per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamita' naturali per le quali e' dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225».
12. All'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e' abrogato;
b) al comma 3 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso, del consiglio di amministrazione del consorzio deve fare parte un rappresentante indicato da ciascuna associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale delle categorie produttive interessate, nominato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico»;
c) al comma 13 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Il contributo percentuale di riciclaggio e' stabilito comunque in misura variabile, in relazione alla percentuale di polietilene contenuta nel bene e alla durata temporale del bene stesso. Con il medesimo decreto di cui al presente comma e' stabilita anche l'entita' dei contributi di cui al comma 10, lettera b)».

13. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 13 dell'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal presente articolo, i contributi previsti dal medesimo articolo 234, commi 10 e 13, sono dovuti nella misura del 30 per cento dei relativi importi.

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