Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

venerdì, marzo 04, 2016

Isola Pulita: Caro maestro Ignazio Garsia, guardi che i soldi della cultura siciliana se li è presi Roma!






Caro maestro Ignazio Garsia, guardi che i soldi della cultura siciliana se li è presi Roma!



Il governo Renzi non ha scippato alla Sicilia solo i soldi per le attività culturali. Ha scippato tutto quello che poteva scippare. Appena qualche giorno fa, nel silenzio generale, il Parlamento dell’Isola ha approvato una manovra economica e finanziaria 2016 che azzera i crediti storici della Regione verso lo Stato. Di questo e di altri scippi finanziari operati da Roma non parla quasi nessuno. Meno che mai le organizzazioni sindacali siciliane che reggono il gioco a Renzi e che, oggi, a parole, le dimostrano solidarietà…
Da qualche giorno Ignazio Garsia, il musicista fondatore del Brass Group, dà vita, a Palermo, a una protesta: con il suo pianoforte si è piazzato davanti la sede della presidenza della Regione siciliana, in Piazza Indipendenza. Protesta perché l’Amministrazione regionale ha deciso di non sostenere più finanziariamente il Brass Group e altre associazioni, enti e fondazioni culturali.
Le cronache registrano una presa di posizione della CISL di Palermo-Trapani (anche questa organizzazione sindacale, da qualche anno a questa parte, per risparmiare, ha unificato la provincia del capoluogo dell’Isola con la provincia trapanese: il segno dei tempi).
“La scarsa attenzione che sta subendo la storica istituzione cittadina la Fondazione The Brass Group da parte del governo regionale – scrivono in un comunicato i sindacalisti Giovanni Guttilla e Francesco Assisi – non è certamente il giusto premio alla quarantennale mole di sacrifici fatta dai i suoi componenti”.
“Il Brass Group – si legge sempre nella nota della CISL – fondato agli inizi degli anni ‘70 del secolo passato, dapprima come associazione, nel 2006, con legge regionale, viene trasformata in Fondazione con la presenza dei soci privati, e la partecipazione nella qualità di socio della Regione siciliana. Alla Regione rivolgiamo il nostro appello, affinché assolva pienamente al proprio ruolo statutario dotando il Brass Group delle somme necessarie per il proseguimento delle attività. Ciò, oltre a salvaguardare dei posti di lavoro, concorrerebbe alla salvaguardia di questa istituzione che merita di essere considerata pienamente patrimonio della Sicilia”.
“Dopo una discussione lunga e sterile sulla distribuzione delle  risorse  in finanziaria – conclude Daniela De Luca, che della CISL di Palermo e Trapani è la segretaria – la politica regionale ha perso un’altra occasione per eliminare davvero gli sprechi e sostenere invece lo sviluppo. Si pensi al futuro di istituzioni culturali come quella Brass Group che sono fondamentali per il rilancio dell’offerta culturale e turistica di Palermo”.
Sul fatto che il governo e l’Ars avrebbero potuto operare scelte diverse non ci sono dubbi. E non ci sono dubbi anche su alcune ‘sacche di sprechi’ che ancora oggi caratterizzano la vita della Regione e, in generale, della Sicilia (si pensi ad alcune società collegate alla stessa Regione, o alle società che fanno capo al Comune di Palermo).
Il tema, però, non ci sembra questo. Soffermarsi, ancora, sugli sprechi della Regione non basta. Il vero tema, oggi, sono le risorse finanziarie della Regione sottratte da Roma.
Soprattutto negli ultimi due anni abbiamo assistito a una spoliazione sistematica della nostra Regione da parte del governo Renzi, rappresentato in Sicilia dall’assessore-commissario all’Economia, Alessandro Baccei. Il tutto con la connivenza e i silenzi del presidente della Regione, Rosario Crocetta, e delle forze politiche che sostengono il governo, PD in testa.
Da due anni, lo ripetiamo, le finanze regionali vengono sistematicamente rapinate da Roma. Oltre un miliardo di Euro all’anno per il “risanamento dei conti” di un’Italia la cui economia – al di là delle chiacchiere – non dà segni di ripresa. Cospicue entrate di pertinenza della Regione sono state e continuano ad essere inglobate dal governo nazionale, in barba allo Statuto siciliano.
Come dimenticare, poi, il ‘patto scellerato’ siglato da Crocetta nel Giugno del 2014, con il quale il nostro presidente della Regione – senza passare dal Parlamento siciliano e con l’avallo del PD e degli altri partiti che sostengono il governo – ha rinunciato agli effetti positivi di un contenzioso vinto dalla Regione davanti la Corte Costituzionale?
Qualcuno dovrebbe spiegare al maestro Garsia e ai protagonisti delle istituzioni culturali della Sicilia, oggi senza risorse, che il signor Crocetta, nel 2014, ha rinunciato a oltre 5 miliardi di Euro! Se queste risorse fossero entrate nelle ‘casse’ della Regione oggi il Brass Group e tutte le altre istituzioni culturali della Sicilia non avrebbero problemi.
Ebbene, è arrivato il momento di dire che se oggi tante istituzioni culturali della Sicilia sono morte o stanno morendo, la responsabilità politica di tutto questo è dell’attuale governo, del presidente della Regione e dei partiti che lo sostengono, PD siciliano in testa. 
Questi signori, appena qualche giorno fa, nel silenzio generale, hanno votato e approvato una manovra economica e finanziaria 2016 che azzera i crediti storici vantati dalla Regione siciliana verso lo Stato. Sono risorse finanziarie che avrebbero potuto sostenere le attività culturali della Sicilia e altre attività: risorse della Sicilia che, invece, incamererà Roma.
Questi sono i fatti. Che danno il quadro di un governo regionale imbelle e di una politica siciliana compromessa. Ma anche di un mondo della cultura – che in Sicilia si è sempre riconosciuto in una certa ‘sinistra’ – che oggi non accetta l’idea di essere stato tradito e abbandonato dai certi vecchi ‘amici’.






Da Lunedì le Province siciliane interrompono i servizi: niente più assistenza ai disabili e alle scuole superiori



I 19 milioni di Euro stanziati dalla Finanziaria regionale 2016 – 19 milioni di Euro – arriveranno tra qualche giorno. Ma serviranno, a malapena, a pagare gli stipendi di Gennaio ai circa 6 mila e 500 dipendenti delle nove ex Province siciliane. I retroscena di una grande beffa dello Stato ai danni della Sicilia, tra fondi nazionali negati e RC auto incamerata dal solito governo Renzi. Amenta (ANCI Sicilia): “Ormai siamo alla pazzia”
E’ ufficiale: da Lunedì prossimo 7 Marzo, si bloccano le attività di tutt’e nove le ex Province della Sicilia. ‘Abolite’, sulla carta, e trasformate, sempre sulla carta, in pomposi Consorzi di Comuni (più le tre città metropolitane ‘fantasma’ di Palermo, Catania e Messina) da una legge regionale lasciata a metà, le Province siciliane esistono ancora, almeno sotto il profilo amministrativo. Ci sono ancora gli uffici. E ci sono circa 6 mila e 500 dipendenti. Ma, grazie al governo Renzi, al governo regionale di Rosario Crocetta e all’Ars, le nove Province commissariate dalla Regione non hanno più soldi. E da Lunedì prossimo, come già accennato, interromperanno l’erogazione di tutti i servizi.
Che succederà? Si interromperà il servizio di assistenza ai disabili. Per essere chiari: niente più mezzi di trasporto per accompagnare i minori disabili a scuola. Cosa che è già in parte avvenuta, se è vero che in alcuni Comuni dell’Isola i minori disabili sono senza assistenza. In compenso la Regione ha “risparmiato risorse” per fare contento il governo Renzi.
Ma non ci saranno solo i disabili lasciati senza assistenza. Anche le scuole superiori, da Lunedì prossimo, dovranno fare a mano dei servizi delle Province. Non sarà il massimo per gli studenti siciliani. Ma anche loro, come dire?, potranno affermare di aver partecipato – direttamente, è il caso di dirlo – al ‘risanamento’ dei conti della Regione e del governo Renzi. Volete mettere?
Poi ci sono le strade provinciali. Che per il 60 per cento sono ormai non percorribili, o percorribili con difficoltà per gli automobilisti. Il tempo, alla fine, è stato clemente: poco freddo, niente neve e pochissime piogge. Via, per quest’anno, le strade provinciali che non sono ancora franate potranno essere ancora percorribili. A fatica, distruggendo gomme e ammortizzatori, ma percorribili.
L’importante, anche in questo caso, aver contribuito a tenere a ‘posto’ i conti di Stato e Regione.
Da notare che la manovra economica e finanziaria della Regione 2016 è stata approvata qualche giorno fa dall’Assemblea regionale siciliana. Deve ancora essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Regione. E, contemporaneamente, le nove ex Province interrompono i servizi.
Una ‘magia’? No. Molto più semplicemente, l’amara realtà dei ‘numeri’. Nella Finanziaria regionale appena approvata, per le nove ex Province, sono stati stanziati 19 milioni di Euro (di questi 19 milioni, 9 milioni di Euro li hanno scippati al Fondo pensioni dei dipendenti regionali!). Questi 19 milioni di Euro serviranno, in buona parte, per pagare gli stipendi di Gennaio dei già citati 6 mila e 500 dipendenti.
Un mese di stipendi, per i dipendenti delle ex Province siciliane, costa circa 14 milioni di Euro. Gli altri 5 milioni di Euro serviranno per il pagamento delle ultime cose prima di ‘chiudere baracca’. Per la cronaca, il costo annuale dei dipendenti delle Province siciliane è pari a circa 180 milioni di Euro.
E lo Stato? Farà qualcosa per impedire l’interruzione dei servizi essenziali? ‘Purtroppo’ ha le mani legate. Lo Stato ha stanziato quasi 500 milioni di Euro per le Province italiane. Ma la Sicilia, si sa, è una Regione Autonoma e, di conseguenza, non ha diritto ai fondi delle Province che fanno capo alle Regioni a Statuto ordinario…
Bello ‘sto giochetto del governo Renzi, no? Quando si tratta di prendersi i fondi di pertinenza regionale – IVA, IRPEF, articoli 36, 37 e 38 dello Statuto – l’Autonomia siciliana, per Renzi e per le burocrazia ministeriali, va a farsi benedire e si prendono, a piene mani, i soldi della Regione siciliana.
Poi, però, il ‘rigoroso’ rispetto per l’Autonomia siciliana viene subito ripristinato quando ci sono di mezzo fondi nazionali. In questo caso l’Autonomia siciliana, per Roma, è di nuovo in ‘vigore’: e, come nel caso dei 500 milioni delle Province, ci negano questi fondi.
Attenzione: non sarebbero poca cosa, ma il 10 per cento circa: circa 50 milioni di Euro. Ma in questo caso la Sicilia è ‘Autonoma’.
Ah, dimenticavamo: lo Stato, da quest’anno, si sta tenendo tutta la cosiddetta RC auto, che era l’entrata certa delle Province.
“Solo con le entrate della RC auto – ci dice il vice presidente di ANCI Sicilia,Paolo Amenta – le ex Province siciliane pagavano il personale. Lo scorso anno il governo Renzi ha deciso di tenersi il 70 per cento di tale imposta. Quest’anno se l’è presa tutta in attesa che la Sicilia approvi la riforma delle Province”.
“La verità è che ormai siamo alla pazzia – conclude Amenta – Quello che il governo nazionale, il governo regionale e l’Ars non capiscono è che stanno bloccando lo stipendio a 6 mila e 500 persone. E, contemporaneamente, stanno provocando l’interruzione di servizi essenziali alla popolazione. A cominciare dai disabili e dalle scuole superiori”.
P.S.
Due domande:
  1. ma Renzi non è quello che nei Tg di pranzo e cena dice che ha già ridotto le tasse e che le ridurrà ancora?
  2. ma quand’è che noi siciliani ce ne andiamo definitivamente da questo Italia che sa solo penalizzarci?







L’Ars e l’azzeramento dei crediti storici della Regione verso lo Stato: perché il silenzio di sindacati e imprenditori?



Con la vergognosa manovra economica e finanziaria 2016 approvata ieri dal Parlamento siciliano a maggioranza ‘ascara’ lo Stato ruba un’altra barca di soldi alla nostra Regione. Come mai le forze sociali ed economiche della nostra sempre più disastrata Isola non fiatano? Sui sindacati la risposta – a parte qualche eccezione – è scontata: di fatto, sono dei ‘collaborazionisti’ del governo Renzi. Diverso il discorso per gli imprenditori e per i professionisti. Che dovrebbero ribellarsi. Perché diventa importante la manifestazione del 30 Marzo contro il governo Crocetta: unico presidente della Regione che non si è appellato contro le trivelle 
Non mancherà certo il tempo di illustrare e commentare la manovra economica e finanziaria approvata ieri dal Parlamento siciliano. Del resto, i lettori che ci seguono – e che crescono di giorno in giorno – hanno già letto e commentato insieme con noi tutti i passaggi salienti di questa pessima manovra varata daun’Assemblea regionale siciliana a maggioranza ‘ascara’. In attesa di leggere il testo che verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione ci cimentiamo in qualche considerazione politica.
Il primo elemento che salta agli occhi è il ricatto politico operato dal governo Renzi. Roma, negli ultimi due anni, ha massacrato le finanze della nostra Regione calpestando ripetutamente lo Statuto. Né il governo di Rosario Crocetta, né la presidenza dell’Ars si sono opposti. Nel caso del presidente della Regione, non c’è da stupirsi: è un esponente del PD – lo stesso partito di Renzi – ed è quello che, nella primavera del 2014, ha siglato con l’esecutivo nazionale il ‘Patto scellerato’, regalando a Roma oltre 5 miliardi di Euro che una sentenza della Corte Costituzionale aveva assegnato alla Regione siciliana.
Diverso è il discorso per il presidente dell’Ars, che è il garante del Parlamento siciliano. Dall’onorevole Giovanni Ardizzone – soprattutto in occasione di questa vergognosa Finanziaria – ci si sarebbe aspettati un moto di ribellione, almeno un segnale di discontinuità rispetto agli ultimi due anni. Invece dalla presidenza dell’Ars non è arrivata alcuna voce di dissenso verso l’ennesima prepotenza romana.
Ognuno, quando si è al vertice delle istituzioni, si assume le proprie responsabilità verso la storia: che non sempre, egregio onorevole Ardizzone, è la storia compiacente scritta dagli storici di regime: tipo quelli che, ancora oggi, celebrano le ‘gesta’ di quel ‘bandito’ di Garibaldi e degli assassini di casa Savoia. Insomma, non è detto che le nefandezze che avete avallato con questa legge passeranno nel silenzio generale.
Le nefandezze che il Parlamento siciliano a maggioranza ‘ascara’ ha approvato ieri sono tante e noi, nei giorni scorsi, li abbiamo abbondantemente raccontate:il ‘furto con destrezza’ ai danni del Fondo pensioni dei dipendenti regionali:50 milioni di Euro che non risolveranno i gravissimi problemi finanziari dei Comuni; e altri 9 milioni di Euro che ritarderanno di un mese, forse di due mesi, il fallimento delle ex Province.
Segue a ruota il papocchio sui 24 mila forestali, ai quali, di fatto, è stato bloccato il turn over, con i sindacalisti che hanno convinto gli stessi operai della Forestale che, tra quattro mesi, tutto tornerà come prima: cosa non vera (per onestà di cronaca, va detto che l’UGL siciliana non sta prendendo parte alla congiura del silenzio su tale vicenda).
La lista delle nefandezze è lunga: come dimenticare la bizzarra ‘ingiunzione’, formulata a carico dei Comuni, che li obbligherebbe a stabilizzare i precari, altrimenti, è scritto nella legge, la Regione non erogherà agli stessi Comuni i fondi che, di fatto, gli nega già (per la cronaca, i Comun i siciliani sono creditori, verso la Regione, del 50% dei fondi a valere sul 2015…).
In questa ‘raccomandazione’ da ‘vecchia Sicilia’ (la parola sarebbe un’altra…) c’è tutta la vecchia politica siciliana: i 24 mila precari dei Comuni vanno tenuti in caldo per le prossime elezioni, perché con le loro famiglie sono una parte fondamentale del blocco sociale di circa 800 mila-un milione di siciliani che debbono riassicurare l’elezione agli ‘ascari’ che oggi governano la Regione. Il tutto alla faccia dei giovani siciliani che hanno frequentato bene Licei e Università che, in buona parte, saranno costretti ad emigrare. 
E che dire dello scippo di 127 milioni dalla sanità siciliana? Soldi che, pe ril 50% verserà lo Stato, ha detto – mentendo e sapendo di mentire – l’assessore alla Salute, Baldo Gucciardi, esponente di quella banda di rinnegati della Dc (o della sinistra Dc: sono sinonimi) che ha dato vita, assieme ai rinnegati dell’ex Pci, al ‘glorioso PD (i dettagli di questo ennesimo imbroglio contabile ai danni della Regione li potete leggere qui).
Gli argomenti sarebbero ancora tanti. Ma ce n’è uno che dobbiamo sottolineare con forza e, nei giorni scorsi, è stato segnalato da Sicilia Nazione e dalprofessore Massimo Costa di Siciliani Liberi: l’azzeramento, con l’approvazione di questa manovra, dei crediti storici che la Regione vanta verso lo Stato.
“Questi crediti – hanno sottolineato ieri, ancora una volta, gli esponenti di  Sicilia Nazione – che dovevano essere definiti attraverso un accordo in sede di Commissione Paritetica, non sono stati quantificati sulla base delle nuove leggi di contabilità e non sono quindi stati inseriti in questo bilancio. A questo si aggiunge l’accordo forfettario contenuto negli allegati alla Finanziaria, che calcola in appena un miliardo e quattrocento milioni il credito con lo Stato, determinando con ciò l’azzeramento di tutto il pregresso”.
Per la cronaca, Sicilia Nazione ha pubblicato nel proprio sito tutti i nomi e le foto dei deputati regionali che hanno approvato la Finanziaria e il Bilancio: “Hanno tradito i loro elettori e tutti i siciliani, facendo perdere risorse indispensabili. È giusto che siano ricordati e condannati dall’opinione pubblica per quello che hanno fatto”.
Restano alcune domande. Tolti i sindacati, che a parte qualche eccezione, di fatto, sono solo i “collaborazionisti” del governo Renzi (se siete interessati all’ascarismo e al collaborazionismo vi consigliamo la seconda puntata del video Suite siciliana del dottore Franco Busalacchi che trovate sul nostro sito, sulla destra in alto), non riusciamo a capire perché i vertici delle varie organizzazioni imprenditoriali della nostra Isola – Confindustria Sicilia, Confartigianato, CNA, Confesercenti, Confcommercio, CIA, Confagricoltura, Coldiretti e via continuando con le altre sigle – tacciano ai propri iscritti un fatto così grave.
L’azzeramento di tutti i crediti storici della Sicilia nei riguardi dello Stato danneggerà ulteriormente la già fragilissima economia siciliana: saranno centinaia e centinaia di milioni di Euro che invece di essere restituiti alla nostra Regione resteranno a Roma. Sono soldi che anche gli imprenditori siciliani hanno versato pagando le tasse e che avrebbero dovuto rientrare in Sicilia. Di questo ulteriore impoverimento anche loro – gli imprenditori iscritti a queste organizzazioni – ne pagheranno, e pesantemente, le conseguenze. 
E allora perché i vertici di tali organizzazioni tacciono? Perché ‘loro’ – cioè i ‘capi’ di tali organizzazioni – sono ‘garantiti’ dal governo nazionale e dal PD sulla pelle dei propri iscritti?
E’ una domanda alla quale gli iscritti di queste organizzazioni – e non i ‘capi’ – debbono provare a dare una risposta.
Lo stesso discorso, per certi versi, vale anche per i professionisti che operano in Sicilia: cari ingegneri, cari architetti, cari geologi, cari agronomi, cari geometri e via continuando con tutte le professioni: l’azzeramento di questi crediti storici penalizzerà anche voi: anzi vi penalizzerà in modo più pesante e più beffardo, perché voi, forse, avete contribuito più di altre categorie, con le tasse che avete pagato nel corso degli anni, a formare i crediti che la Regione vantava verso lo Stato: crediti che il ‘vostro’ Parlamento a maggioranza ‘ascara’ ha azzerato!
Lo stesso discorso vale per gli avvocati: va da sé che se oggi i clienti non possono pagare le spese legali, ebbene, ciò è la diretta conseguenza della crisi economica: una crisi economica che l’azzeramento dei crediti storici della Sicilia verso lo Stato peggiorerà nei prossimi anni.
Non ci siamo dimenticati dei medici siciliani. Ai quali diciamo – con riferimento ai medici pubblici – che con l’attuale manovra approvata dall’Ars, i loro stipendi, bloccati, se non ricordiamo male, dall’ultimo governo Berlusconi, rimarranno tali, cioè bloccati, per i prossimi vent’anni e forse più.
E non ci siamo dimenticati nemmeno di noi giornalisti (soprattutto di quelli senza contratto). L’azzeramento ‘ascaro’ di questi crediti storici ridurrà ulteriormente le occasioni di lavoro. E peggiorerà la situazione di tutti i mezzi d’informazione, che avranno a disposizione meno risorse dalle pubbliche amministrazioni (con riduzioni crescenti nei prossimi anni).
Abbiamo il dovere di avvertirvi che fino a quando non vi ribellerete a questi ‘ascari’ che stanno affamando la Sicilia la situazione non potrà che peggiorare.
Come ribellarsi?
In primo luogo, non votando più per le forze politiche che ieri hanno approvato questa pessima manovra.
In secondo luogo, partecipando, in massa, alla manifestazione popolare indetta per il prossimo 30 Marzo a Palermo. La manifestazione nasce spontaneamente per dire “No” alle trivelle, in vista del referendum del 17 Aprile.
Per la Sicilia – anzi, per i siciliani – quella del 30 Marzo è una manifestazione importantissima: perché la Regione presieduta da Crocetta è stata l’unica tra le Regioni italiane interessate dagli effetti nefasti delle trivelle dei petrolieri a non presentare ricorso presso la Corte Costituzionale: un ricorso sacrosanto contro lo sfregio del mare e della terraferma.
Dunque la manifestazione del 30 marzo è l’occasione non soltanto per dire “No” alle trivelle nel Mediterraneo, ma anche per dire “No” al governo Renzi che sta massacrando i siciliani e al governo degli ‘ascari’ di Crocetta che ‘regge il sacco’ al Pinocchio del Mugello. 














Sicilia Nazione all’attacco: “Se passa il Bilancio di Baccei e Crocetta addio a tutti i crediti della Sicilia”



Il movimento indipendentista lancia un avvertimento ai deputati dell’Ars che in queste ore stanno discutendo a approvando la manovra economica e finanziaria 2016. “Il Bilancio 2016, a causa dei meccanismi della nuova contabilità pubblica e dell’accordo forfettario contenuto nella Finanziaria, che calcola il credito dello Stato in un miliardo e 400 milioni di euro – afferma Sicilia Nazione – è la pietra tombale per la Sicilia perché azzera tutti i crediti degli ultimi decenni che la Regione vanta nei confronti dello Stato”. Che fare, allora? Non approvare il Bilancio 2016 e chiedere il riconteggio con l’attivazione della Commissione Paritetica
“I deputati regionali che voteranno il Bilancio di Baccei e Crocetta tradiranno la Sicilia, facendole perdere quanto le spetta dallo Stato italiano. Noi renderemo noti i loro nomi e li additeremo alla condanna dell’opinione pubblica siciliana”.
Così Sicilia Nazione si rivolge ai parlamentari dell’Ars che voteranno favorevolmente il Bilancio 2016, attualmente in discussione a Sala d’Ercole.
“Il Bilancio 2016, a causa dei meccanismi della nuova contabilità pubblica e dell’accordo forfettario contenuto nella Finanziaria, che calcola il credito dello Stato in un miliardo e 400 milioni di euro – afferma Sicilia Nazione – è la pietra tombale per la Sicilia perché azzera tutti i crediti degli ultimi decenni che la Regione vanta nei confronti dello Stato”.
Sicilia Nazione illustra i dettagli che rendono il Bilancio approvato dal governo e all’esame dell’aula, “la conferma della disfatta della Sicilia”.
“Il Bilancio 2016 – spiega il movimento indipendentista – è infatti il primo redatto secondo i principi della nuova contabilità pubblica varata nel 2011, e come tale deve essere predisposto a seguito del riaccertamento dei residui attivi e passivi e quindi nel caso specifico della verifica definitiva di crediti e debiti della Regione. La Regione siciliana ha da decenni contenziosi mai risolti con lo Stato derivanti da articoli dello Statuto mai attuati o attuati solo parzialmente. Basti pensare all’articolo 36 che prevede che la Sicilia debba incassare per intero i tributi relativi ai redditi dei siciliani, o all’articolo 37 sulla base del quale le imprese che operano, anche solo parzialmente, in Sicilia debbono versare le imposte relative in Sicilia (anche se hanno sede legale fuori dalla Regione), o all’articolo 38 che prevede una quota di solidarietà relativa alla differenza di reddito tra la Sicilia e le altre regioni italiane (quota di solidarietà che vede un mancato versamento da circa vent’anni). O, ancora, alle accise una parte del cui incasso doveva essere versato alla Sicilia in cambio dell’aumento della compartecipazione alle spese sanitarie”.
Secondo Sicilia Nazione, “questi contenziosi dovevano essere risolti da un accordo in sede di Commissione paritetica Stato-Regione, come già fatto dalle altre Regioni a Statuto speciale. La Sicilia aveva quasi raggiunto l’accordo nel 2012 con l’allora assessore al Bilancio, Gaetano Armao, ma Crocetta, appena diventato Presidente della Regione azzerò tutto e la paritetica non si riunì più”.
“Questi crediti – commenta Sicilia Nazione –  non sono stati quindi quantificati e non è stato possibile per questo inserirli nel riaccertamento dei residui e non sono messi in Bilancio. A tutto questo vanno aggiunti gli effetti devastanti dell’accordo forfettario contenuto negli allegati alla Finanziaria che calcola in un sottostimatissimo miliardo e quattrocento milioni il credito annuale nei confronti dello Stato relativamente a tutte le partite, determinando con questo l’azzeramento sostanziale di ogni partita pregressa e facendo presupporre una prossima ratifica da parte dell’inutile Commissione Paritetica che viene messa di fronte ad un accordo già compiuto”.
Sicilia Nazione sottolinea che oggi la forza contrattuale della Regione è stata ridotta a zero. “Per sommare anche la beffa a questo danno macroscopico – continua Sicilia Nazione – che rischia di pregiudicare per sempre ogni possibilità della Sicilia di recuperare una parte del gap con le Regioni italiane, Baccei porta da Roma il ricatto vergognoso secondo il quale il governo Renzi per consegnarci l’ultima tranche di 500 milioni (del miliardo e quattrocento) vuole la garanzia che legiferiamo sotto dettatura (o dittatura)”.
Per il movimento indipendentista, “resta una sola possibilità. Non approvare il Bilancio, rinviarlo e pretendere l’attivazione della Commissione Paritetica per arrivare a un accordo rapidissimo”.


Servono 3,5
miliardi? Non c’è problema: li scippiamo alla Sicilia. Con un bel raggiro…

Con un raggiro lo Stato ha scippato alla Sicilia 3,5 miliardi di euro. Dalla lettura del Bilancio regionale 2015 viene fuori che Roma deve alla Regione oltre 10 miliardi di euro. Ma intanto nelle Tv e nei giornali nazionali si legge che la Sicilia è sciupona e che Renzi sta risanando i conti…










Servono 3,5 miliardi? Non c’è problema: li scippiamo alla Sicilia. Con un bel raggiro…


di Giulio Ambrosetti - 
La Voce di New York è stato l’unico giornale che ha scritto che lo Stato ha scippato alla Regione siciliana quasi 4 miliardi di euro (per essere pignoli, si tratta di circa 3 miliardi e mezzo di euro). L’ha scritto la scorsa settimana il nostro Massimo Costa (come potete leggere in questo articolo, dove la storia è raccontata per filo e per segno). Come mai, ci chiedono tanti lettori, una notizia del genere sta passando nel silenzio generale? Qualcuno aggiunge: “Non è che vi siete sbagliati?”. Purtroppo, per la Sicilia, non ci siamo sbagliati. Ora proveremo a dimostrare non solo che quello che ha scritto Massimo Costa è corretto (per completezza d’informazione, Massimo Costa ha preso spunto da alcune considerazioni di Riccardo Compagnino, un esperto di contabilità pubblica), ma anche che, grazie a questo ennesimo scippo che, come vedremo, si dovrebbe completare nei prossimi due anni, lo Stato italiano, ancora una volta, ha aggiustato i propri conti a spese di 5 milioni di ignari siciliani.
Cominciamo col dire che con il decreto legislativo 118  del 2011 – che da quest’anno viene applicato alla Regione siciliana, ma non ai Comuni dell’Isola: e questa è la prima assurdità che la dice lunga sulla ‘legalità’ in materia di contabilità pubblica nell’anno di grazia 2015 – si introducono novità nel modo di appostare in Bilancio i crediti. Semplificando, fino all’anno scorso si inserivano in Bilancio le somme che scaturivano anche dal diritto di riscossione; a partire da quest’anno si inseriscono le somme certe, provando a far coincidere la ‘cassa’ con la competenza. Insomma, con il decreto 118 si deve procedere al riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi. Per residui attivi si intendono i crediti da riscuotere; per residui passivi le somme impegnate ma non spese. Mettiamo da parte i residui passivi e analizziamo i residui attivi.        
Sul piano teorico, osservando il saldo finanziario del Bilancio regionale 2015 e la proiezione triennale (cioè i dati del 2016 e del 2017), scopriamo una bella notizia: la Regione siciliana, per dirla con Renzi, ha un ‘tesoretto’ finanziario di circa 14 miliardi e 200 milioni di euro circa. Un avanzo finanziario ragguardevole costituito da fondi non regionali, ma da crediti che la Regione vanta, per lo più, nei confronti dello Stato.
Negli anni precedenti l’avanzo finanziario veniva rilevato – per un importo considerevolmente inferiore – esclusivamente nel primo esercizio e non distingueva tra fondi non regionali e regionali. Quest’anno i siciliani sanno che hanno un credito nei confronti di un soggetto “non regionale” – lo Stato – e questa è sicuramente una notizia che, in teoria, dovrebbe essere rassicurante.
A questo punto emerge la prima anomalia. Leggendo alcuni dei numeri di Bilancio del 2015 ci accorgiamo che l’avanzo di amministrazione, dal 2014 al 2015, si è ridotto del 47,32%, passando da circa 7 miliardi 378 milioni di euro (del 2014) a circa 3 miliardi e 876 milioni di euro (del 2015). Che è successo? Semplice: l’assessorato regionale all’Economia, retto dal toscano Alessando Baccei (imposto alla Sicilia dal governo Renzi), ha accertato che il 47% dei crediti dello Stato verso la Regione siciliana sono di “difficile esigibilità”. Così li ha tolti e li ha trasferiti nel Bilancio regionale del 2016.
Domanda: a che titolo l’assessorato regionale all’Economia, che dovrebbe fare gli interessi della Sicilia, stabilisce che i soldi che lo Stato deve alla Regione sono di “difficile esigibilità”? O forse è lo Stato italiano che, non sapendo più dove trovare i soldi per far quadrare i propri conti davanti al rigore dell’Unione europea, ha deciso di non pagare una parte cospicua dei propri debiti verso la nostra Isola, imponendo alla Regione siciliana il taglio del 47,32% dalle proprie entrate? Non c’è bisogno di essere raffinati economisti per arguire che, con questa mossa, lo Stato ha messo tra le proprie disponibilità finanziarie del 2015 i circa 3 miliardi e mezzo di crediti che, invece, sono spariti dal Bilancio 2015 della Regione siciliana!
Questi soldi che sono spariti dal Bilancio regionale 2015 dovrebbero rientrare nei Bilanci 
alessandro bacce

del 2016 e del 2017. Leggendo le ‘carte’ dovrebbe essere così. Il Bilancio regionale, visto in proiezione triennale, rileva un credito verso soggetti “non regionali” (cioè verso lo Stato) pari a 10 miliardi 348 milioni e 747.000 euro per il finanziamento di spese negli anni 2016-2017. Insomma, per il prossimo anno, stando a quello che leggiamo nel Bilancio regionale, non ci dovrebbero essere problemi per i precari, per i forestali, per i Comuni, per i dipendenti delle nove Province (che ci sono ancora) che temono di restare senza stipendi, per le società regionali e via continuando. Le cose stanno così o la proiezione triennale è solo fumo negli occhi per nascondere la realtà? Che ne pensa l'assessore Baccei (nella foto a sinistra)?


Certo, i precedenti riguardo ai residui attivi “non regionali” non sono tranquillizzanti, forse perché anche in questo caso vale il detto che “a pagare c’è sempre tempo”! Infatti nella Relazione sulla situazione economica della Regione del 2012, alle pagine 154 e 155, la Regione informa che “l'elevato l'importo dei residui riguarda entrate non direttamente amministrate dagli uffici regionali, poiché la relativa gestione è svolta dall'Amministrazione finanziaria dello Stato, non essendo mai stata trasferita alla Regione la relativa potestà. Gli uffici regionali non hanno mancato di rappresentare all'Amministrazione finanziaria dello Stato la necessità di  approfondire la cause ostative alla loro riscossione”.
Insomma, lo Stato deve alla Regione siciliana – è scritto nel Bilancio regionale 2015 e nella proiezione 2016 e 2017 – circa 14 miliardi di euro. Magari non saranno 14 miliardi, visto che non è detto che i crediti di un “soggetto non regionale” siano tutti dello Stato. Gli facciamo uno sconto di 4 miliardi e diciamo che lo Stato deve alla Regione siciliana 10 miliardi di euro? Bene: mettiamo da parte anche gli effetti positivi dei contenziosi Stato-Regione ai quali il governatore dell’Isola, Rosario Crocetta, ha rinunciato per quattro anni? Mettiamo da parte anche i 600 milioni all’anno che lo Stato scippa alla Sicilia con un’interpretazione truffaldina della Finanziaria nazionale del 2007? Mettiamo pure da parte i fondi della perequazione fiscale e infrastrutturale previsti dalla legge sul federalismo fiscale non applicata ai Comuni siciliani? Dopo non aver considerato tutti questi scippi ci chiediamo e chiediamo: come mai se lo Stato deve alla Regione circa 10 miliardi di euro lo stesso Stato si è preso 915 milioni di euro nel 2013, un miliardo e 150 milioni di euro nel 2014 e un miliardo e 350 milioni di euro dal Bilancio di quest’anno?
Insomma come funziona questo Stato italiano? Quando c’è da prendere soldi alla Regione siciliana, se li prende dalla ‘cassa’; quando invece deve pagare i debiti alla Regione siciliana, oplà, gli stessi debiti diventano residui attivi di “difficile esigibilità” e si vanno a ‘spalmare’, negli anni successivi, sempre sotto forma di residui attivi. E’ corretto questo modo di gestire la contabilità pubblica? Chi è che sta entrando in default? Lo Stato italiano o la Regione siciliana? E come mai questi dati – che sono ufficiali – non vengono illustrati e commentati dai grandi giornali italiani? Forse perché si scoprirebbe che è lo Stato che è in torto verso la Sicilia, rovinando le trasmissioni delle Tv di Stato e delle Tv di Berlusconi dove la Sicilia è, per antonomasia, “sciupona”, mentre il governo Renzi è “bravo e virtuoso”?
La Corte dei Conti per la Sicilia è sempre stata molto attenta ai residui attivi della Regione siciliana. Lo sarà anche stavolta rispetto ai 'magheggi' contabili di Renzi, Baccei & compagni? Il Pd siciliano e i partiti politici che governano la Sicilia non hanno nulla da dire?
Ma come: si tagliano le pensioni, si tagliano gli stipendi, si dimezzano i dirigenti regionali, si riduce il chilometraggio agli operai della Forestale, si tagliano soldi ai Comuni e alle Province, ci sono Comuni che non riescono a pagare i propri dipendenti e poi scompaiono dalle entrate 2015 del Bilancio regionale circa 3,5 miliardi di euro nel silenzio generale?
Il paradosso è che questo raggiro di Stato, messo in piedi per 'aggiustare' i conti dell'Italia agli occhi dell'Unione europea, va in scena mentre due siciliani e una donna eletta in Sicilia sono ai vertici delle più alte cariche dello Stato: il siciliano Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, il siciliano Piero Grasso alla presidenza del Senato e Laura Boldrini, eletta in Sicilia, alla presidenza della Camera dei deputati…
Foto tratta da cronaca.nanopress.it    
Sorpresa: la Regione
siciliana regala allo Stato altri 4 miliardi di euro circa!
Dopo “l’accordo sciagurato” della scorsa estate (firmato dal governatore Rosario Crocetta) con il quale la Regione siciliana ha rinunciato a oltre 5 miliardi di euro in favore dello Stato, il Parlamento dell’Isola, grazie a un codicillo, regala allo Stato da 3,5 a 4 miliardi di euro! 










Sorpresa: la Regione siciliana regala allo Stato altri 4 miliardi di euro circa!


di Massimo Costa - 
Non bastava la rinuncia a tutti i contenziosi con lo Stato dell’estate scorsa. Ricordate? Una transazione che si vocifera sia alla base delle dimissioni di Luca Bianchi, il primo “forestiero” a ricoprire l’incarico di assessore all’Economia di questa disgraziatissima Regione. Una transazione che, se non ricordo male, porta la sola firma del presidente, e neanche quella dell’assessore all’Economia arrivato dopo Bianchi. Una transazione che ha sottratto alla Sicilia una somma certamente superiore a 4 miliardi di euro.
Sarà stata una svista. A questa se ne aggiunge un’altra, di pari entità circa. Riccardo Compagnino, esperto di finanza pubblica, segnala un’altra enormità nel combinato disposto di Legge di Stabilità e Bilancio regionale appena approvato. Per i “non addetti ai lavori”, ricordo che il “Bilancio” è il documento preventivo, cioè dispone per il futuro, mentre il “Rendiconto” è il consuntivo, cioè racconta il passato.
Cosa c’è di tanto enorme nel Bilancio che è sfuggito ai più? I numeri bisogna saperli leggere e io confesso di essere talvolta un po’ troppo “teorico”. Mi applico alle questioni di principio e questa me l’ero persa. Provo a tradurre in termini semplici una cosa che di per sé è complicata, ma che in sostanza significa un’altra solenne ruberia ai danni della Sicilia. Nel bilancio della Regione sono previste le entrate e le uscite del 2015. Ma queste partono da una situazione iniziale all’1 gennaio. Questa situazione iniziale si chiama (vado a semplificare, non si arrabbino colleghi e professionisti) “Avanzo di amministrazione”. L’avanzo di amministrazione comprende la ‘cassa’ che ha la Regione all’inizio dell’anno, alla quale si aggiungono i crediti e si sottraggono i debiti. Insomma l’avanzo di amministrazione è la moneta effettivamente disponibile da un punto di vista finanziario. Se va in rosso si chiama “disavanzo di amministrazione”. Naturalmente per fare il bilancio ogni anno si deve stimare quant’è questa grandezza all’inizio del periodo di riferimento.
Ora, se il bilancio si approva entro il 31 dicembre, poniamo a novembre, come faccio a sapere quale sarà l’avanzo al 31 dicembre che ancora deve venire? Semplice, si fa una stima. Ma se, ritardando, come la Regione ormai fa in modo cronico, arrivo tardi (ad esempio la notte del 30 Aprile), è tutto più semplice: basta guardare a quanto ammontava questo benedetto avanzo o disavanzo 4 mesi prima.
Ora cosa è successo nel Bilancio della Regione 2015 appena approvato? È successo che l’avanzo è stato abbattuto di circa 3 miliardi e mezzo di euro (3.501.900.900 dice il mio pignolo amico Compagnino, che specifica che l’effettiva riduzione, con riferimento al residuo parificato nel rendiconto 2013, sarebbe addirittura superiore ai 4 miliardi e mezzo!).
E da cosa deriva questo abbattimento drastico di un fondo della Regione? La risposta non si trova nella lettura del Bilancio, ma nella legge che è strutturalmente collegata a questa, la c.d. “legge di stabilità”, che nella “neolingua” orwelliana significa che non stabilizza proprio niente. In questa legge si dispone che mentre la riforma della contabilità che doveva operare in Sicilia nel 2015, come in tutta Italia, viene rinviata di un anno, per tutto, per il bilancio della Regione, così come per i rendiconti e i bilanci degli enti locali, solo per il Rendiconto della Regione si applica immediatamente, già dal Rendiconto 2014. Detto facile, la Regione dispone che già subito si applica questa riforma al primo rendiconto.
Ci avete capito qualcosa? Voi no, forse, perché non siete addetti ai lavori. Ma questa norma, quasi invisibile, significa che la Regione deve, già dal Rendiconto del 2014, fare una cosa prevista dalla riforma che si chiama “Riaccertamento straordinario dei residui”, cioè deve riverificare tutti i propri crediti e debiti e vedere se deve mantenerli e a quale esercizio imputarli. Ebbene, proprio lì si nasconde l’inghippo. Con questo Riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi la Regione si sarebbe cancellata da sola una cifra che va dai 3 miliardi e mezzo a 4 miliardi e mezzo di euro! Quando si dice la “pulizia”…
Qualcuno potrebbe dire: “Bene, abbiamo tolto di mezzo crediti fasulli”. Il punto è che quasi tutti questi crediti non sono vecchi accertamenti su bolli auto che nessuno mai pagherà, ma hanno tutti lo stesso debitore, un “malo pagatore” che non se ne trovano altri in giro: lo Stato italiano. Il ragionamento è questo: se lo Stato non vuole pagare, perché è in difficoltà, anziché sollecitare l’adempimento dell’obbligazione, noi che facciamo? Approfittiamo della nuova legge di contabilità per cancellare in un colpo solo tutti i nostri crediti, nascosti dal maquillage del Riaccertamento straordinario dei residui! Un bel modo, insomma, di affrontare la questione del Contezioso tra Stato e Regione siciliana.
Quasi stento a credere che Compagnino abbia ragione. Sarebbe una cosa semplicemente enorme, direi quasi criminale. Seguiamo i passaggi di nuovo che mi sembrano tutti ben studiati: nella legge di stabilità si anticipa di un anno l’applicazione della nuova norma, solo per il Rendiconto, chissà perché poi; in applicazione di questa nuova norma, si abbatte la scure sui crediti su questo Bilancio di previsione; infine, nel rendiconto prossimo venturo si cancelleranno questi residui e, se nessuno impugnerà il Rendiconto, tale perdita sarà definitiva! Circa 4 miliardi di euro regalati in silenzio allo Stato! Sì, crediti che la Regione siciliana vantava nei confronti dello Stato che vengono cancellati in un solo colpo!
Questo bilancio passerà ovviamente indenne a Roma e si creerà così il motivato presupposto per un’analoga riduzione nel Rendiconto, che a quel punto sarà un atto dovuto e la Corte dei Conti parificherà immediatamente.
Lo Stato beneficerà di questa nuova rinuncia miliardaria della Regione che costituirà per noi una perdita certa e definitiva di nostri crediti. E così finalmente si spiega il perché  solo in Sicilia la Contabilità con le nuove regole si applica solo per la Regione e non anche per i Comuni.
L’approvazione di questo Bilancio 2015 è pertanto un fatto di inaudita gravità politica in quanto crea il presupposto giuridico per una definitiva spoliazione della finanza siciliana di parecchi miliardi. Devono essere noti i nomi dei deputati che hanno contribuito all’approvazione di una legge che “scippa” alla Sicilia dai 3,5 ai 4,5 miliardi di euro.
In presenza di una riduzione del 47,32 % dell’avanzo finanziario presunto, i deputati del Parlamento siciliano avrebbero dovuto richiedere l’elenco analitico delle singole voci del predetto risultato. Avrebbero scoperto che la maggior parte della cancellazione dei residui attivi riguarda proprio lo Stato che, da insolvente che è, viene gratuitamente graziato dal Parlamento siciliano che gli abbuona in un colpo solo tutti i debiti.
Se la legge verrà pubblicata ed entro i 60 giorni previsti lo Stato non l’impugnerà (non esiste infatti più il Commissario dello Stato che in passato avrebbe potuto farlo di iniziativa propria), nel silenzio generale la Sicilia avrà “regalato” allo Stato un bel po’ di miliardi!
Non c’è che dire, signori, bel colpo! Al prossimo pseudo-intellettuale che mi ripeterà la solfa, il prossimo 15 Maggio, che l’Autonomia sarebbe una risorsa, ma non l’abbiamo saputa sfruttare, e che oggi va ripensata, proverò l’istinto di metter mano alla pistola.











Il miliardo di crediti della Regione Sicilia - Ida Magli


Lo Stato italiano vuole commissariare la Sicilia che vanta un miliardo di crediti dallo Stato. Il creditore minacciato di fallimento dal debitore. Uno spasso. La Regione Sicilia dovrebbe rivedere completamente la sua spesa pubblica, nel frattempo lo Stato dovrebbe saldare i suoi debiti con le amministrazioni locali e con le imprese. Come nella migliore tradizione italiana nessuno farà nulla.
Intervento di Ida Magli, antropologa e scrittrice
"Sono Ida Magli, sono una persona che ama la propria patria e che si occupa da molti anni della situazione dell' Unione Europea. Ho avuto sempre un' idea contraria all' unificazione, perché ero convinta che fosse un progetto assolutamente improbabile e che oggi mi appare del tutto patologico e delirante. La conduzione dei banchieri al posto dei politici ha firmato in un certo senso la fase finale del delirio. Questa è la mia impressione.


Mi pare che ogni giorno questa situazione confermi che non si può andare avanti in questo modo. La borsa, a cui siamo tutti costretti a guardare come se fosse l'unico strumento della nostra vita, ieri perdeva oltre il 5% e il differenziale del cambio con i titoli tedeschi era di oltre 500 punti. Il che significa che il Trattato che è stato ratificato ieri dal Parlamento italiano come una grande conquista, cioè quello del patto fiscale fra gli Stati europei e il meccanismo di stabilità (fiscal compact) sono stati visti dai mercati, come di fatto sono, un segnale di debolezza e non di forza. I mercati hanno visto come debolezza i due trattati perché sono stati rattificati senza che i cittadini siano stati informati, tanto è vero che non lo fanno sapere agli italiani, perché sicuramente direbbero di no, di dover dipendere, di dover essere succubi alla Germania. L'Unione Europea non può essere un unico Stato, è diventato soltanto un insieme di Stati deboli sottomessi alla Germania. I mercati valutano questo come un fatto che non portrà andare avanti per molto, perché si tratta di una situazione patologica, anomala.




Per quanto riguarda la conduzione politica in questo momento della nazione Italia, uno dei punti di maggior debolezza è quello delle regioni che sappiamo sono deicentri di spesa enormi incontrollati e incontrollabili. Perché chiunque si metta a capo di una Regione, di un posto importantissimo dal punto di vista del bilancio, perde il controllo sulla realtà, io di questo sono sicura. I poteri di cui sono investiti sono poteri che non sono in grado di reggere persone che non hanno un'etica forte, una personalità forte. Per quanto riguarda il rapporto tra il Governo e la Regione Sicilia, che proprio in questi giorni ha avuto una crisi, è evidentemente un rapporto non di collaborazione, ma di scontro. Fra l'altro lo Stato si è accorto, soltanto dopo aver annunciato al mondo che la Sicilia stava per fallire, che aveva invece un miliardo di euro di debito nei confronti della Regione. Per cui la Regione a sua volta ha potuto dire che se falliva, falliva perché lo Stato non gli aveva versato il denaro che aveva promesso. Sono situazioni così drammatiche e così perverse, diciamo la verità, che possono soltanto segnalare lo stato di malattia di patologia del potere. Per questo io credo che sia importantissimo che l'Italia decida di uscire dall' euro. Che i pochi amici che abbiamo che vogliono bene all' Italia spingano i politici che sono ormai delle specie di ombra, degli spettri nel Parlamento a uscire dall'euro." 





Ida Magli


SENTENZA N. 152 ANNO 2011
1.- Con ricorso, depositato il 29 luglio 2010, la Regione siciliana, in persona del Presidente pro-tempore, ha promosso, in via principale, questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 6, 2, commi 2-octies e 2-undecies, e 3, comma 2-bis, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73 (Disposizioni urgenti tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali operate, tra l’altro, nella forma dei cosiddetti “caroselli” e “cartiere”, di potenziamento e razionalizzazione della riscossione tributaria anche in adeguamento alla normativa comunitaria, di destinazione dei gettiti recuperati al finanziamento di un Fondo per incentivi e sostegno della domanda in particolari settori), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 25 maggio 2010, n. 120, in riferimento agli artt. 36 e 37 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), agli artt. 2 e 8 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria), nonché al principio di leale collaborazione.
Secondo la ricorrente le citate disposizioni, applicabili anche alle Regioni ad autonomia speciale in quanto prive di una clausola di salvaguardia delle prerogative delle Regioni a statuto speciale, sarebbero lesive delle attribuzioni della Regione siciliana e dell’autonomia finanziaria della stessa quali risultano, appunto, dagli artt. 36 e 37 dello statuto speciale nonché dagli artt. 2 e 8 delle norme di attuazione statutaria di cui al d.P.R. n. 1074 del 1965.


Le somme recuperate all’evasione vanno versate nelle casse della Regione
di Lucia Russo


La Corte costituzionale ha dichiarato fondate due questioni di illegittimità sollevate dalla Regione siciliana avverso il Dl 40/2010. Compensazioni di crediti d’imposta illegittimi e definizione agevolata di controversie pendenti 
PALERMO - I risultati della lotta all’evasione fiscale spettano alla Regione e non allo Stato. Così la Corte costituzionale ha sentenziato lo scorso 18 aprile (S. 152/2011) accogliendo il ricorso presentato dalla Regione siciliana avverso il comma 6, articolo 1, del decreto legge n. 40/2010, convertito in legge n. 73/2010. Precisamente si tratta della disposizione che stabilisce che, “al fine di contrastare fenomeni di utilizzo illegittimo dei crediti d’imposta e per accelerare le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti d’imposta agevolativi, la cui fruizione è autorizzata da amministrazioni ed enti pubblici anche territoriali, l’Agenzia delle entrate trasmette a tali amministrazioni ed enti, tenuti al detto recupero, entro i termini e secondo le modalità telematiche stabiliti con provvedimenti dirigenziali generali adottati d’intesa, i dati relativi ai predetti crediti utilizzati in diminuzione delle imposte dovute, nonché ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241”; nel secondo periodo, dispone che “le somme recuperate sono riversate all’entrata del bilancio dello Stato e restano acquisite all’erario”.



La Corte ha dichiarato la questione fondata perché se è vero che l’Agenzia delle Entrate è obbligata - al fine di contrastare gli indebiti utilizzi - a trasmettere i dati relativi ai crediti d’imposta agli enti, anche territoriali, eventualmente tenuti al recupero, a sua volta se La Regione deve intervenire a recuperare somme indebitamente compensate a titolo di credito d’imposta, allora dovrà anche acquisire il gettito derivante appunto da tale recupero.




Si ricorda che il credito di imposta, stabilito dal legislatore statale in relazione a propri tributi, rientra fra le agevolazioni fiscali ed è effettuato attraverso la compensazione dello stesso con altre somme dovute a titolo di imposte, tasse, tributi o contributi erariali, in linea con quanto stabilito dall’art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. La Corte costituzionale, presieduta da Ugo De Siervo, ha sentenziato sulla fondatezza della questione della spettanza alla Regione e non allo Stato delle somme recuperate da indebito credito d’imposta, considerato che il gettito recuperato “lungi dal costituire – testuali parole della Corte - frutto di una nuova entrata tributaria erariale, non è altro che l’equivalente del gettito del tributo previsto (al di fuori dei casi nei quali è concesso il credito d’imposta), che compete alla Regione sulla base e nei limiti dell’art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965”.

Conclude la Corte: “È pertanto costituzionalmente illegittimo l’art. 1, comma 6, del d.l. n. 40 del 2010, nella parte in cui stabilisce che le entrate derivanti dal recupero dei crediti d’imposta “sono riversate all’entrata del bilancio dello Stato e restano acquisite all’erario», anche con riferimento a crediti d’imposta inerenti a tributi che avrebbero dovuto essere riscossi nel territorio della Regione siciliana”.



Nell’ambito della sentenza la Consulta ha dichiarato fondata anche la questione di illegittimità costituzionale, sollevata nello stesso ricorso dalla Regione siciliana, avverso l’art. 3, comma 2-bis, del d.l. n. 40 del 2010. La norma disciplina la definizione agevolata delle “controversie tributarie pendenti dinanzi alla Corte di cassazione”, “che originano da ricorsi iscritti a ruolo nel primo grado, da oltre dieci anni, per le quali risulti soccombente l’Amministrazione finanziaria dello Stato nei primi due gradi di giudizio”, prevedendone l’estinzione con il pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della relativa controversia e contestuale rinuncia ad ogni eventuale pretesa di equa riparazione.




Si fa riferimento a quelle controversie, espressamente qualificate come tributarie, che scaturiscono da contestazioni inerenti alla riscossione dei tributi erariali, anche di quelli che avrebbero dovuto essere riscossi nel territorio regionale siciliano.




 La previsione dell’agevolazione fiscale, con riferimento ai tributi erariali riscossi nel territorio regionale siciliano, incide, sottolinea la Corte, inevitabilmente sulle finanze regionali siciliane, che ne subiscono le conseguenze proprio in base al principio stabilito dall’art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, secondo il quale spettano alla Regione siciliana tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell’ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate.




“Pertanto – conclude la Consulta -  la previsione della esclusiva destinazione a fondi erariali del gettito derivante dalla definizione agevolata di tali controversie inerenti alla contestazione di tributi erariali che avrebbero dovuto essere riscossi nel territorio regionale si pone in contrasto con il principio di cui all’art. 2 delle norme di attuazione, non potendo peraltro neppure ritenersi che le entrate derivanti dalla richiamata definizione agevolata delle controversie tributarie siano “entrate nuove”.






Alla Sicilia le entrate tributarie riscosse nel proprio territorio
La Sicilia segna due goal contro lo Stato. La Corte costituzionale ha dato ragione alla nostra Regione, infatti, sia nel caso di somme recuperate al fisco regionale da crediti d’imposta illegittimi, sia nel caso della definizione di una controversia che si protrae da dieci anni, ferma in Cassazione al secondo grado di giudizio, dove è soccombente l’amministrazione finanziaria quando, l’oggetto della controversia è sempre la contestazione di tributi erariali che avrebbero dovuto essere riscossi nel territorio regionale, le somme vanno alla Sicilia.
Il decreto dell’anno scorso (Dl 40/2010 convertito in legge 73/2010) prevedeva che tali somme andassero a finire nelle casse dello Stato, ma la Consulta ha dato ragione alla Sicilia in base all’art. 2 delle norme di attuazione statutaria (Dpr 1074/1965), secondo il quale spettano alla Regione siciliana, oltre alle entrate tributarie da essa direttamente deliberate, tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell’ambito del territorio, dirette o indirette, comunque denominate, con esclusione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime


Corte Costituzionale, sentenza 31/10/2012 n° 241

La diminuzione di entrate erariali, comportando una riduzione del gettito spettante per statuto alla Regione siciliana, viene censurata per l’asserito impoverimento arrecato alla finanza regionale. La riserva allo Stato delle suddette maggiori entrate è, a sua volta, ritenuta lesiva dell’autonomia finanziaria delle ricorrenti, le quali lamentano la violazione delle disposizioni statutarie e delle relative norme di attuazione che: a) attribuiscono ai bilanci regionali quote delle entrate derivanti dal gettito di tributi erariali riscossi nei rispettivi territori; b) pongono condizioni per la riserva allo Stato dell’intero gettito di tali tributi; c) prevedono, comunque, peculiari procedure consensuali per le modifiche dell’ordinamento finanziario delle Regioni a statuto speciale.

...........
In primo luogo, perché in tutti i casi di maggiori entrate integralmente riservate all’Erario la dedotta mancata partecipazione al gettito di tributi che spetterebbero pro quota o in toto alle ricorrenti in base alle norme statutarie evocate come parametri, oltre a determinare evidenti effetti finanziari negativi in termini di minori introiti regionali, integra – secondo la prospettazione delle ricorrenti – una violazione diretta di norme di rango statutario e quindi, diversamente da quanto sostenuto dalla parte resistente, produce un vulnus alla loro autonomia finanziaria quale garantita da norme di rango costituzionale. In secondo luogo, perché, almeno nel caso di cui al censurato comma 6 dell’art. 2, per la parte impugnata dalla sola Regione siciliana, viene stabilita una riduzione delle aliquote di alcuni tributi, tale da comportare in relazione ad essi una “minore entrata” rispetto al gettito che sarebbe spettato alla Regione in assenza della riduzione; con la conseguenza che si verificherebbe una diminuzione delle risorse a disposizione della Regione e, quindi, una menomazione della sua autonomia finanziaria.
....
1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, commi 5-bis e 5-ter, del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, nella parte in cui dispone che la riserva allo Stato del gettito delle entrate derivanti da tali commi si applica alla Regione siciliana con riguardo a tributi spettanti alla Regione ai sensi del r.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, e dal d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria);
......
6) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1, del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, promosse dalla Regione siciliana in riferimento agli artt. 36 e 37 del r.d.lgs. n. 455 del 1946, convertito in legge costituzionale n. 2 del 1948, in relazione all’art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, con il ricorso n. 140 del 2011;
7) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2-bis, 2-ter, 2-quater, 3, secondo e quarto periodo, 35-octies del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, promosse dalla Regione siciliana in riferimento agli artt. 36 e 37 del r.d.lgs. n. 455 del 1946, convertito in legge costituzionale n. 2 del 1948, in relazione all’art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, con il ricorso n. 140 del 2011;
8) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 6, del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, promossa dalla Regione siciliana in riferimento agli artt. 36 e 37 del r.d.lgs. n. 455 del 1946, convertito in legge costituzionale n. 2 del 1948, in relazione all’art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, con il ricorso n. 140 del 2011;
9) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 36, terzo periodo, del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, promossa dalla Regione siciliana in riferimento agli artt. 36 e 37 del suddetto regio decreto legislativo, in relazione all’art. 2 del parimenti menzionato d.P.R. n. 1074 del 1965, con il ricorso n. 140 del 2011;

Art. 36 DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIA 

Al fabbisogno finanziario della Regione si provvede con i redditi patrimoniali della Regione e a mezzo di tributi, deliberati della medesima.
Sono però riservate allo Stato le imposte di produzione e le entrate dei tabacchi e del lotto.

Art. 37 DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIA 

Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell'accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi.
L'imposta relativa a detta quota compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima.

Art. 38 DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIA 

Lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nell'esecuzione di lavori pubblici.
Questa somma tenderà a bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro nella Regione in confronto alla media nazionale.
Si procederà ad una revisione quinquennale della detta assegnazione con riferimento alle variazioni dei dati assunti per il precedente computo.




10 MILIARDI DI EURO, CREDITI DELLO STATO VERSO LA REGIONE SICILIA,BACCEI,FISCAL COMPACT,CUFFARO,MONTEROSSO,CORSELLO,CROCETTA,SCHILLACI, ART 37 STATUTO SICILIANO, SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 241 10 2012
CORTE DEI CONTI 2015 10 NOVEMBRE AUDIZIONE DI BACCEI E CROCETTA DPF 2016 2018 REGIONE SICILIA




SORPRESA: LA REGIONE SICILIANA REGALA ALLO STATO ALTRI 4 MILIARDI DI EURO CIRCA!


REGIONE SICILIA 2014 BILANCIO CROCETTA SVENDE L'AUTONOMIA SICILIA A RENZI TESTO DELLA FINANZIARIA 2014






1 MILIARDO 400 MILIONI CREDITO, ART 37 STATUTO SICILIANO, BACCEI, CREDITI STATO REGIONE SICILIA, CROCETTA, FISCAL COMPACT, IGNAZIO GARSIA, PROVINCE, SCHILLACI, SENTENZA CORTE COSTIT 241 10 2012, THE BRASS GROUP,

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