Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

sabato, maggio 20, 2017

Piano regionale per la tutela dell’aria : l’ARPA conferma il contenuto del nostro articolo





Piano regionale per la tutela dell’aria : l’ARPA conferma il contenuto del nostro articolo

Le precisazioni inviateci dall’ARPA Sicilia confermano quello che abbiamo scritto. E conferma, soprattutto, i nostri dubbi. Non solo: l’Agenzia Regionale per la tutela Ambientale non dà, ad esempio, una risposta agli interrogativi che abbiamo sollevato sui stanziati dagli anni ’90 in poi per il risanamento delle Aree dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale (Siracusa, Gela e Milazzo). Il ‘caso’ del cementificio di Isola delle Femmine
La replica al nostro articolo ricevuta dall’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) della Sicilia non solo non smentisce, ma conferma il contenuto del nostro articolo.
1) Le polveri sottili dalla combustione della legna domestica (stufe, caminetti, ecc.).
Se la precisazione dell’ARPA consiste nel fatto che nelle aree urbane siciliane, in primis Palermo e Catania, il contributo delle polveri sottili originate dalla combustione domestica della legna è in quantità superiore fino quasi a 3 volte (da 2,2 a 2,81 volte) rispetto a quello derivante dal traffico autoveicolare solo perché sarebbe in linea con altre città italiane, i dubbi e le perplessità che abbiamo espresso nel nostro articolo ci appaiono ancor più esaltati e confermati, per la semplice e ovvia considerazione che si vengono a mettere sullo stesso piano città dai fattori climatici del tutto differenti.


A meno che all’ARPA risultino avvenuti nella nostra regione cambiamenti meteoclimatici tali da avere comportato un’escalation di installazioni di stufe, caminetti, ecc. e, soprattutto, un’impennata dei mesi del loro intenso e prolungato utilizzo a causa di rigidità termiche che – riteniamo non solo a noi – sono francamente sfuggiti.
Né ci pare che il Piano fornisca referti analitici sulla composizione chimica delle polveri sottili nei centri urbani ad eventuale supporto e conferma dell’origine da combustione di legna.
2) Il Piano siciliano dell’aria del 2007 “canovaccio” di quello veneto
L’ARPA conferma quanto riportato nel nostro articolo, cioè che il Piano “canovaccio” siculo-veneto “con le sue successive modifiche [vale a dire con i refusi padani cancellati e quelli rimasti] non è mai stato revocato dall’Amministrazione regionale”.  


Molto bene, se n’è accorta anche l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente che, tuttavia, non spende un solo appunto critico o una qualsivoglia osservazione su quella “refuseria” – in effetti essa stessa risultava tra gli autori – all’insegna del tutto va bene madama la marchesa.
L’ARPA conferma anche di avere esplicitamente indicato nell’allegato 13 del Piano 2017, a titolo esemplificativo, le Linee Guida per la redazione dei Piani di Azione Comunali (PAC) della Regione Toscana. Ebbene, anche noi, nell’articolo, ci eravamo semplicemente chiesti, a puro titolo esemplificativo, se fossimo sicuri di essere in Sicilia.
3) Impianti industriali
Il nostro articolo segnalava l’assenza nel Piano 2017 di qualche impianto industriale di grandi dimensioni e poneva l’interrogativo, inoltre, su che fine abbiano fatto le decine e decine di milioni di euro stanziati dagli anni ’90 in poi per il risanamento delle Aree dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale (Siracusa, Gela e Milazzo).


Riguardo al primo punto, è singolare il caso del cementificio Italcementi di Isola delle Femmine, che appare e scompare, un po’ qui, in po’ là, tra le pagine del Piano. Viene citato in qualcuna, ma non figura, inspiegabilmente, nella “analisi delle sorgenti emissive per singolo stabilimento”, nella “valutazione della qualità dell’aria”, neppure nel previsto “progetto di razionalizzazione del monitoraggio della qualità dell’aria in Sicilia ed il relativo programma di valutazione”, ecc., pur trattandosi di un impianto di notevole grandezza ed impatto ambientale, inserito, per di più, nel perimetro urbano del Comune di Isola.
Sul destino dei finanziamenti non c’è stata alcuna precisazione o risposta.
Foto tratta da economiasicilia.com









Piano regionale per la tutela dell’aria: la replica dell’Arpa Sicilia



Dall’ARPA Sicilia riceviamo e pubblichiamo una serie di puntualizzazioni sull’articolo in cui vi abbiamo parlato di inquinamento dell’aria e di piano regionale per la tutela della qualità dell’aria 
Da: ARPA Sicilia
Oggetto: Riscontro articolo del 18 maggio 2017 
In riferimento all’articolo del 18 maggio 2017 pubblicato sul sito I Nuovi Vespri (http://www.inuovivespri.it/2017/05/18/possibile-che-in-sicilia-panifici-e-pizzerie-inquinano-di-piu-delle-automobili/#_), per quanto concerne i contenuti della proposta di Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’aria in Sicilia del gennaio 2017 (408 pagine e 13 allegati), strumento esclusivamente di natura tecnica, si precisa quanto segue.
  • Il contributo alla formazione del particolato primario degli impianti di combustione non industriale (riscaldamento e processi di combustione domestici) rispetto a quello dei trasporti stradali è circa il doppio nei principali agglomerati siciliani, così come evidenziato anche a livello nazionale in diversi documenti, tra cui “Impatto energetico e ambientale dei combustibili nel settore residenziale”, redatto nel 2015 dall’ENEA. Inoltre, come è noto dalla letteratura scientifica (https://www.arpae.it/dettaglio_notizia.asp?id=6489&idlivello=1171), è rilevante il contributo nei processi di combustione domestici delle emissioni derivanti dalla combustione delle biomasse. La frazione inorganica del particolato secondario si forma poi dall’ammoniaca, dal biossido di zolfo e dagli ossidi di azoto (derivanti in gran parte dai trasporti), come riportato nel Piano 2017. Sulla base di ciò il Piano 2017 prevede come prima misura da adottare una riduzione drastica del traffico negli agglomerati di Palermo, Catania, Messina e Siracusa nonché altre 5 misure connesse sempre con la riduzione del trasporto su gomma. Inoltre sono state previste altre misure atte a ridurre tutti i precursori del particolato. Un’ulteriore misura, come supporto informativo per la penetrazione degli interventi di sostituzione di sistemi tradizionali con sistemi avanzati, è infine stata prevista nel Piano 2017 per la riduzione delle emissioni derivanti dalla combustione di biomassa.
  • Inoltre il Piano del 2017, al paragrafo 1.3.1.5 (pag.75), riporta fedelmente i provvedimenti amministrativi emessi negli anni dal Dipartimento Ambiente, tra cui il Piano del 2007 e le sue successive modifiche, poiché lo stesso non è mai stato revocato dall’Amministrazione Regionale. Ad ogni buon fine si precisa che il Piano 2017 non costituisce una modifica di quello del 2007 bensì è un nuovo documento elaborato ai sensi del D.Lgs. 155/2010 e secondo quanto previsto dalle Linee Guida per la redazione dei Piani di QA approvate il 29/11/2016 dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Analogamente nell’allegato 13, come esplicitamente indicato nel Piano 2017, si riportano a titolo esemplificativo le Linee Guida per la redazione dei Piani di Azione Comunali (PAC) della Regione Toscana.
  • Relativamente agli impianti industriali il Piano 2017 prevede tra le misure di risanamento una revisione sostanziale dei limiti emissivi previsti nelle AIA di 10 impianti (pag. 310), in atto operativi, ricadenti nelle maggiori aree industriali della nostra regione. Non si comprende quindi quali impianti, peraltro non indicati nell’articolo, non siano stati oggetto di valutazione.
Tanto si rappresenta per correttezza scientifica al fine di veicolare informazioni rispondenti a quanto contenuto nel Piano 2017 che valuta tutti i contributi antropici emissivi presenti nel territorio siciliano per l’individuazione delle misure necessarie a migliorare la qualità dell’aria, che sostanzialmente riguardano la riduzione del traffico su gomma e la riduzione dei limiti emissivi dei grandi impianti industriali.
Si chiede pertanto di pubblicare sul vs sito la presente risposta.
Il Direttore della ST2 Monitoraggi Ambientali


Dott.ssa Anna Abita




Il Direttore Generale di ARPA Sicilia


Dott. Francesco Licata di Baucina





Possibile che in Sicilia panifici e pizzerie inquinano di più delle automobili?

Ricordate il Piano per la qualità dell’aria della Regione siciliana del 2006? Quello in parte copiato dalla Regione Veneto? Ebbene, la vicenda – che finì anche su Striscia la notizia – non è ancora chiusa. Stando a quanto c’è scritto in questo Piano, le polveri sottili (PM10 e PM2,5), ovvero l’invisibile killer quotidiano, nei maggiori centri urbani (Palermo e Catania in testa) sono dovute ai caminetti delle abitazioni, ai panifici ed alle pizzerie in misura fino quasi a 3 volte in più rispetto al traffico autoveicolare…  

L’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) della Sicilia predispone il nuovo Piano e sembra che negli agglomerati urbani le polveri sottili provenienti dalla combustione della legna nel settore domestico (stufe, caminetti) e non industriale (panifici, pizzerie), superano di quasi 3 volte quelle del traffico autoveicolare. Siamo sicuri di essere ancora in Sicilia?
Marine Le Pen ha copiato in campagna elettorale il discorso di Fillon? Poca roba. Ha rimediato una figuraccia, ma rimane pur sempre una dilettante al confronto della Regione siciliana che, nell’arte non edificante del copia e incolla resta, purtroppo, un’antesignana che non teme confronti, tanto da averci lasciato alla fine finanche le pen…ne.
Chi non ricorda il Piano contro l’inquinamento atmosferico copiato in buona parte da quello del Veneto circa 10 anni addietro? Tornano alla mente “il sistema aerologico padano” della Sicilia, l’incremento delle “piste ciclabili sugli argini dei fiumi e dei canali che si immettono nei centri storici”, la limitazione degli “orari di riscaldamento degli impianti termici civili”, “l’intero territorio pianeggiante” dell’Isola ed altre amenità del genere, assurte a risate nazionali anche per un esilarante servizio di Striscia la notizia.
Vicenda finita? Macché! Il famoso o, meglio, famigerato Piano siculo-padano continua a produrre ancora i suoi effetti giudiziari, poiché da poco è arrivata l’ennesima condanna del Tribunale civile di Palermo, la quarta per la cronaca, a carico del dirigente regionale, Salvatore Anzà, coordinatore di quello che la stessa Amministrazione siciliana ha sempre giustificato goffamente come “canovaccio” veneto, con la novità aggravante che questa volta è stata chiamata a pagare, in concorso, la somma di oltre 20 mila euro di risarcimento (spese legali comprese) anche l’assessorato Territorio e Ambiente.
E’ quanto ha stabilito la sentenza del Tribunale di Palermo, Sezione Civile, (n. 2034/2017), giudice Salvatore Trombetta, nella causa promossa dall’ex segretario regionale di Legambiente, Domenico Fontana, contro Salvatore Anzà e l’assessorato Territorio e Ambiente.
I fatti sono noti e risalgono al 2007. Nel corso di una conferenza stampa, Legambiente aveva denunciato che numerose parti del Piano di Coordinamento della qualità dell’aria della Regione siciliana, approvato con un decreto dell’allora assessore del Governo regionale di Raffaele Lombardo, Rossana Interlandi, erano state testualmente copiate dall’omologo Piano della Regione Veneto, senza neppure tenere in conto che si trattava di un Piano antecedente di 7 anni e che era stato già bocciato dalla Commissione Europea.
Per esorcizzare la smascherata padanità sicula i vertici dell’assessorato al Territorio e Ambiente non avevano esitato a sovvertire persino la lingua italiana, sostenendo con un decreto assessoriale che si trattava solo di refusi, in barba al significato stesso della parola “refuso” e, ovviamente, senza spiegare di che cosa fossero refusi le padanità copiate.
Una perizia del Tribunale ha successivamente accertato che quasi 1800 righe del Piano siciliano erano identiche a quello del Veneto. Insomma, 1800 righe di refusi!
Invece di prendere atto dell’evidenza (o dell’indecenza?), il coordinatore del “canovaccio”, Salvatore Anzà, si era scagliato con tre note iperesagitate, con tanto di protocollo e carta intestata dell’assessorato Territorio e Ambiente, contro i responsabili di Legambiente, Giuseppe Messina e Domenico Fontana, e del dirigente regionale Gioacchino Genchi, rei, a suo dire, di avere denunciato la scopiazzatura, definendoli “banda di lestofanti”, “banda di canaglie”, “banda di cialtroni, incompetenti ed in malafede”, “cricca di mascalzoni”, “gruppo di manigoldi “, “emeriti cialtroni “e via con altre contumelie diffamatorie dello stesso tenore, in numero tale da riempire complessivamente, se messe assieme, quasi una pagina.
Tutto con l’inspiegabile e silente acquiescenza dei vertici dell’assessorato di allora e di quanti si sono avvicendati nel tempo, sia riguardo ai termini inauditi e sprezzanti adoperati, sia riguardo all’uso improprio ed abusivo della carta intestata e del protocollo dell’Amministrazione.
Da allora Salvatore Anzà è stato soccombente in 4 diverse cause civili per diffamazione promosse contro di lui dai diffamati Messina, Genchi, Legambiente Sicilia e, da ultimo, Fontana, con il ristoro complessivo di alcune decine di migliaia di euro a loro favore.
La vicenda ha avuto anche un risvolto penale, con Anzà condannato in primo grado a 1 anno e 8 mesi, assolto in appello, ma con l’assoluzione annullata dalla Corte di Cassazione.
La sentenza Fontana ha aggiunto un fatto nuovo, poiché nella condanna per diffamazione è stato chiamato a correo l’assessorato Territorio e Ambiente che, quindi, ha finito anche lui con lasciarci le pen…ne nel copia e incolla. 


Adesso c’è da sperare che la Procura della Corte dei Conti faccia sì che a pagare siano i responsabili e non già l’Amministrazione in astratto, che ha tollerato fino ad oggi l’indecorosa vicenda con danno della sua stessa immagine, oltre ad evitare la beffa che il danno procurato finiscano per pagarlo i cittadini siciliani!
Il Giudice, infatti, ha ritenuto sussistente la responsabilità della Pubblica Amministrazione poiché il fatto lesivo posto in essere dal suo dipendente si è manifestato come esplicazione dell’attività dell’ente pubblico e, cioè, pur se con abuso di potere, nell’ambito delle attribuzioni dell’ufficio o del servizio cui il dipendente era addetto.
“Le note a firma di Salvatore Anzà, infatti, sono state redatte su carta intestata dell’assessorato, con spendita della qualifica di dirigente, munite di numerazione di protocollo ed indirizzate a vari organi ed enti per la difesa di un’attività dell’ufficio ed al fine di sollecitare provvedimenti punitivi a carico dell’associazione ambientalista regionale… con effettiva commissione di una condotta contra ius”.
Ebbene, nonostante le condanne, ancor oggi il “canovaccio” veneto – cose da non crederci – continua a rimanere, imperterrito, un documento ufficiale dell’Assessorato Territorio e Ambiente, mai ritirato dal sito web (come potete leggere qui), emendato sì delle padanità più pacchiane, ma mantenendo pur sempre i riferimenti al “Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale”, alla “Sperimentazione di intonaci decorativi e rivestimenti stradali fotocatalitici” oggetto di una deliberazione della Giunta della Lombardia (che non è veneta, ma sempre padana è!), alla Giunta regionale “tenuta ad effettuare uno studio di verifica della situazione viabilistica in corrispondenza di tutti i caselli autostradali e a proporre interventi di miglioramento” e ad altre simili amenità.
A febbraio del 2015 l’attuale assessore regionale al Territorio e Ambiente, Maurizio Croce, senza disconoscere affatto il “canovaccio”, contesta all’ufficio del Dipartimento Ambiente deputato alla redazione del Piano – notate bene, non al Dirigente Generale, come gerarchicamente dovuto, e quindi facendone salve le responsabilità – di essere rimasto inerte ed inadempiente al suo aggiornamento e nomina il direttore dell’ARPA, Licata di Baucina, commissario ad acta per predisporre il piano.
Cultore, come il presidente della Regione, Rosario Crocetta, dell’amministrazione creativa, Croce ispirandosi al celebre rigoletto verdiano “questa o quella per me pari sono” gli conferisce l’incarico con una semplice nota, mentre un anno dopo provvede alla proroga con un decreto.
Ma non è tutto. L’ARPA, infatti, è un ente strumentale dell’assessorato Territorio e Ambiente, sottoposto a sua vigilanza e controllo. Croce, pertanto, commissaria un ufficio del Dipartimento Ambiente con il direttore dell’ARPA che, a sua volta, è vigilato e controllato dal Dipartimento commissariato. Ed il commissario Licata di Baucina, a chi affida il compito di redigere il Piano? All’ARPA, cioè all’ente di cui è direttore e che è vigilato e controllato dal Dipartimento commissariato. Al confronto il gioco delle tre carte è uno scherzo da bambini!
E il dirigente generale del Dipartimento Ambiente in questo bailamme amministrativo che fa? Ovviamente sta a guardare, tace ed acconsente.
A febbraio 2017 il commissario Licata di Baucina ha consegnato la proposta di Piano. Non si sa se qualcuno in assessorato e, ancor più, in Giunta regionale abbia dato anche una rapida lettura delle oltre 1700 pagine di cui è composto il documento, oppure lo si è apprezzato in fede ed a scatola chiusa prima di avviare la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
Di certo, un Piano che indica ancora a riferimento normativo regionale il “canovaccio” veneto-siculo del 2007 ed i refusi padani definiti modifiche non sostanziali qualche disorientamento lo crea. La vistosa assenza di qualche impianto industriale di grandi dimensioni non è da meno, come pure non si trova spiegazione di che fine abbiano fatto ed in che cosa si siano materializzati le decine e decine di milioni di euro stanziati tra la metà degli anni ’90 ed il 2002 per gli interventi di risanamento delle tre Aree ad elevato rischio di crisi ambientale (Siracusa, Gela e Milazzo).
Su di un punto il Piano non sembra avere dubbi. Le polveri sottili (PM10 e PM2,5), ovvero l’invisibile killer quotidiano, nei maggiori centri urbani (Palermo e Catania in testa) sono dovute ai caminetti delle abitazioni, ai panifici ed alle pizzerie in misura fino quasi a 3 volte in più rispetto al traffico autoveicolare.
Almeno per quanto riguarda i caminetti ci sarà stata un’escalation di installazioni e cambiamenti meteoclimatici che probabilmente ci sono sfuggiti. I Sindaci dei Comuni siciliani ora sapranno come regolarsi.
Prima ancora delle ZTL dovranno pensare alle ZCL (Zone a Caminetti Limitati) ed alle ZPPL (Zone a Panifici e Pizzerie limitati).
I candidati sindaci di Palermo sono avvisati. A rassicurarci ci pensa l’allegato 13 del Piano:
“Regione Toscana – Linee guida per la redazione dei Piani di Azione Comunali (PAC)”. Lo sguardo non è più alla Padania, ma alla toscana.
Siamo sicuri di essere sempre in Sicilia, o no?

 

Possibile che in Sicilia panifici e pizzerie inquinano di più delle automobili? | I Nuovi Vespri http://www.inuovivespri.it/2017/05/18/possibile-che-in-sicilia-panifici-e-pizzerie-inquinano-di-piu-delle-automobili/ 
ANZA', PIANO ARIA SICILIA, INTERLANDI,TOLOMEO,GENCHI,ITALCEMENTI,ARPA,STRISCIA LA NOTIZIA,CIAMPOLILLO ,PIANO ARIA SICILIA COPIATO,STRISCIA LA NOTIZIA, CORSINI,DI PISA,TROMBETTA,CATANZARO,SENTENZE  
SENTENZA 2708 2010, CONDANNA DI ANZA'

SENTENZA 6455 2011, CONDANNA ASSESSORATO A FAVORE DI GENCHI  GIUDICE PAOLA MARINO

SENTENZA 5455 2012, CONDANNA DI ANZA'

SENTENZA 1394 2013  ASSOLUZIONE ANZA'
SENTENZA 6564 2014  SENTENZA 20 marzo 2014 la denuncia di un reato perseguibile d'ufficio non è fonte di responsabilità per danni a carico del denunciante 

SENTENZA 4055 2014  APPELLO DI  assoluzione ANZA'

SENTENZA 5307 2015  CONDANNATO ANZA’ PER DIFFAMAZIONE 7 OTTOBRE 2015
GIUDICE  CATANZARO  A FAVORE DI GENCHI GIOACCHINO


SENTENZA 7429 2015  CIAMPOLILLO ANZA PROVENIENTE PROCEDIMENTO 9916 2011
SENTENZA 38068 2015 CASSAZIONE  RIGETTA IL RICORSO RIMETTE AL TRIBUNALE DI PALERMO
SENTENZA 178  2016 APPELLO ASSESSORATO ALLA SENTENZA 6455 2011 GIUDICE CIVILETTI  CONTRO GENCHI  ASSESSORATO CONDANNATO A PAGARE LE SPESE

SENTENZA 4144 2016,  19 AGOSTO FONTANA ANZA' CONDANNA DI ANZA RISARCITA LEGAMBIENTE GIUDICE CORSINI 
SENTENZA 2034 2017, FONTANA ANZA'  PROVENIENTE  DA 3392 2008
2016  APPELLO CIAMPOLILLO ALLA SENTENZA 7429 2015 GIUDICE DI PISA UDIENZA FEBBRAIO 2019





ANZA', PIANO ARIA SICILIA, INTERLANDI,TOLOMEO,GENCHI,ITALCEMENTI,ARPA,STRISCIA LA NOTIZIA,CIAMPOLILLO ,PIANO ARIA SICILIA COPIATO,STRISCIA LA NOTIZIA, CORSINI,DI PISA,TROMBETTA,CATANZARO,SENTENZE  

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