Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

lunedì, febbraio 12, 2018

CORTE DEI CONTI SEZIONE Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana MONTEROSSO PATRIZIA GIUSEPPA INCARDONA GENTILE LUIGI SENTENZA 179 A 2015 SENTENZA 401 2014



2017 21 NOVEMBRE CORTE DI CASSAZIONE SENTENZA 3146 2018
AVVERSO ALLA SENTENZA CORTE DEI CONTI PALERMO 179 2015 MONTEROSSO PATRIZIA
INCARDONA CARMELO GENTILE LUGI

Civile Sent. Sez. U Num.
3146 Anno 2018 Presidente: SCHIRO' STEFANO Relatore: PERRINO ANGELINA MARIA
Data pubblicazione: 08/02/2018
MONTEROSSO GIUSEPPA
PATRIZIA, elettivamente domiciliatasi in ROMA, al VIALE PORTUENSE 104, presso
la signora ANTONIA DE ANGELIS, rappresentata e difesa dagli avvocati GIOVANNI
IMMORDINO e CLAUDIO ALONGI; GENTILE LUIGI,
elettivamente domiciliatosi in ROMA, alla VIA MARESCIALLO PILSUDSKI 118, presso
lo studio dell'avvocato FABRIZIO PAOLETTI, che lo rappresenta e difende
unitamente agli avvocati GIROLAMO RUBINO e LEONARDO CUCCHIARA;
- ricorrenti successivi contro
PROCURATORE GENERALE RAPPRESENTANTE IL PUBBLICO MINISTERO PRESSO LA CORTE DEI
CONTI, elettivamente domiciliatosi in ROMA, VIA BAIAMONTI 25; -
controricorrente
- nonchè
contro
PROCURA REGIONALE PRESSO LA SEZIONE GIURISDIZIONALE DELLA CORTE
DEI CONTI PER LA REGIONE SICILIANA, LOMBARDO RAFFAELE, PROCURA GENERALE DELLA
REPUBBLICA PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE;
-
intimati
- avverso la sentenza n. 179/2015 della
CORTE DEI CONTI
- SEZIONE GIURISDIZIONALE D'APPELLO PER LA REGIONE
SICILIANA - PALERMO, depositata il 21/07/2015.
Udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 21/11/2017 dal Consigliere ANGELINA-MARIA PERRINO; udito
il Pubblico Ministero, in persona dell'Avvocato Generale RICCARDO FUZIO, che ha
concluso per il rigetto dei ricorsi; uditi gli avvocati Alfredo Galasso, Giuseppe Immordino
per delega dell'avvocato Giovanni Immordino e
Fabrizio Paoletti. Ric. 2015 n. 24453 sez. SU - ud. 21-11-2017
Fatti di causa. Emerge dalla sentenza impugnata che,
in esito ad una procedura ad evidenza pubblica, l'assessore alla formazione
professionale della Regione siciliana approvò, giusta l'art. 24 della I. 6
marzo 1976, n. 24, il Piano Regionale dell'Offerta Formativa per l'anno 2007
(P.R.O.F. 2007) e la graduatoria definitiva dei progetti ammessi al
finanziamento, contenente la specificazione delle somme spettanti a ciascun
ente di formazione. In esecuzione del Piano furono assunti i relativi impegni
di spesa, a valere sui pertinenti capitoli di bilancio. Successivamente,
prosegue la narrazione della sentenza, pervennero al dipartimento della
formazione professionale numerose istanze volte ad ottenere, spesso con
motivazioni generiche, sostanziose integrazioni dei finanziamenti assegnati,
parte delle quali fu proposta quando l'attività di formazione non era ancora
iniziata o era ancora in corso, ed altra parte quando i progetti formativi
erano già stati espletati ed in corso di rendiconto. Per gli aspetti che
concernono gli odierni ricorrenti, si legge in sentenza che quanto ad un gruppo
di richieste, concernenti progetti formativi già realizzati, dapprima il
dirigente del servizio rendicontazione del Dipartimento della formazione, poi
il dirigente del servizio programmazione ritennero congrue e pertinenti le
richieste per la voce "spese per il personale"; sicché il dirigente
del servizio programmazione comunicò all'assessore Carmelo Incardona
l'ammontare del fabbisogno complessivo, rappresentando che le risorse si
sarebbero dovute reperire utilizzando le economie realizzate nell'ambito del
P.R.O.F. La nota ricevette il parere favorevole di Giuseppa
Patrizia Monterosso
, dirigente generale del dipartimento e il visto per
approvazione dell'assessore Incardona. Ric. 2015 n. 24453 sez. SU - ud.
21-11-2017 Wg \.
Ne seguì, ad opera
dell'assessore, l'emissione del decreto col quale furono riconosciute le
integrazioni finanziarie richieste, cui la dirigente Monterosso diede
esecuzione. Per altro gruppo di richieste fu seguito analogo iter; in esito al
parere favorevole della dirigente Monterosso e alla sottoscrizione del
presidente della Regione siciliana, che svolgeva ad interim le funzioni di
assessore alla formazione professionale, le pratiche, alle quali non si era data
attuazione, furono sottoposte al nuovo assessore Luigi Gentile, il quale emise
il decreto di riconoscimento delle integrazioni, cui la dirigente Monterosso
diede esecuzione. La Procura regionale presso la Corte dei conti ritenne che
non potessero essere riconosciuti ed erogati finanziamenti aggiuntivi a quelli
già disposti; sicché, ravvisata nella condotta descritta fonte di
responsabilità per danno erariale, chiese la condanna, tra gli altri, di
Incardona, Monterosso e Gentile al relativo risarcimento. La sezione
giurisdizionale per la Regione siciliana della Corte dei conti accolse la
domanda. Quella d'appello ha dichiarato inammissibile l'appello proposto da
Giuseppa Monterosso, ha respinto quello avanzato da Luigi Gentile ed ha
accolto, ma soltanto con riferimento all'ammontare del risarcimento, che ha di
poco ridotto, quello proposto da Carmelo Incardona. In particolare, ha escluso
che le somme in questione fossero state realmente recuperate
dall'Amministrazione; ha poi fatto leva sul ruolo determinante svolto
nell'elaborazione del P.R.O.F. dall'assessorato all'istruzione ed alla
formazione professionale ed ha rimarcato che il Piano, una volta approvato, può
essere modificato soltanto al cospetto di situazioni particolari, ossia
eccezionali, straordinarie o comunque non prevedibili ex ante, al novero delle
quali, ha sostenuto, sono estranee quelle che hanno determinato l'erogazione
dei finanziamenti aggiuntivi di cui si discute. Ric. 2015 n. 24453 sez. SU -
ud. 21-11-2017
Contro questa sentenza
propongono distinti ricorsi Carmelo Incardona, Giuseppa Monterosso e Luigi
Gentile, che affidano, rispettivamente, a due, a sei (erroneamente numerati
come sette) motivi e a una censura, articolata in tre subcensure, cui la
Procura generale, rappresentante il Pubblico Ministero presso la Corte dei
conti, reagisce con distinti controricorsi. Luigi Gentile e Carmelo Incardona
depositano poi rispettivamente una e tre memorie in prossimità della pubblica
udienza. Ragioni della decisione.
1.- È
infondata la questione d'inammissibilità del ricorso proposto da Luigi Gentile,
che la Procura presso la Corte dei conti adombra in controricorso in base alla
considerazione che esso è stato notificato tramite posta elettronica certificata
(PEC) sebbene le relative regole tecniche e procedurali siano state definite
soltanto successivamente, col decreto del Presidente della Corte dei conti n.
256 del 3 novembre 2015.
1.1.-
Il decreto in questione si riferisce difatti all'utilizzo della posta
elettronica certificata nei giudizi dinanzi alla Corte dei conti ed è per
conseguenza inapplicabile al giudizio di legittimità, per il quale ancora non
valgono le regole del processo telematico. La notificazione è stata perciò
ritualmente eseguita ai sensi della legge 21 gennaio 1994, n. 53, il cui art.
3-bis, 20comma, dispone che quando l'atto da notificarsi non consiste in un
documento informatico, l'avvocato provvede ad estrarre copia informatica
dell'atto formato su supporto analogico, attestandone la conformità con le
modalità previste dall'art. 16-undecies del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179,
convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e l'atto
da notificare va allegato al messaggio di posta elettronica certificata (in
termini, Cass., sez. un., 12 settembre 2017, n. 21110).
2.- Il
ricorso proposto da Luigi Gentile è comunque inammissibile. Ric. 2015 n. 24453
sez. SU - ud. 21-11-2017
Ciò in quanto la questione
di giurisdizione sulla quale esso è calibrato risulta posta per la prima volta
in questa sede, in violazione del consolidato principio che ravvisa il
giudicato implicito formatosi sulla pronunzia di merito per la mancata
impugnazione di una pregressa pronunzia resa esplicitamente sulla
giurisdizione, oppure sul merito, nel presupposto implicito della sussistenza
della giurisdizione (cfr., con riferimento a differenti ipotesi, Cass., sez.
un., 26 settembre 2013, n. 22097; sez. un., 10 luglio 2013, n. 17056; sez. un.,
9 maggio 2016, n. 9280).
2.1.-
si può prospettare che l'interesse a sollevare la questione di giurisdizione
sia sorto nel corso del giudizio di appello. Difatti, in tema di risarcimento
del danno nei confronti della pubblica amministrazione, ai sensi dell'art. 386 c.p.c.,
la giurisdizione va determinata in base al petitum sostanziale della domanda, e
pertanto in ragione dell'intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio
ed individuata dal giudice con riguardo ai fatti allegati (principio
consolidato, in espressione del quale cfr. Cass. n. 9280/16, cit.; sez. un., 25
febbraio 2016, n. 3732; 7 aprile 2015, n. 6916). 3.- Anche il ricorso proposto
da Carmelo Incardona è inammissibile. Col primo motivo di esso, il ricorrente
si duole, ex artt. 360, 1° comma, n. 1 e 362 c.p.c., del difetto di
giurisdizione della Corte dei conti là dove il giudice d'appello non ha
ravvisato l'esenzione oggettiva dalla responsabilità amministrativa legata
all'esercizio della funzione ex art. 1, comma i-ter, secondo periodo, I. 14 gennaio
1994, n. 20. Stabilisce questa norma che «Nel di caso di atti che rientrano
nella competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi la
responsabilità non si estende ai titolari degli organi politici che in buona
fede li abbiano approvati ovvero ne abbiano autorizzato o consentito
l'esecuzione». Ric. 2015 n. 24453 sez. SU - ud. 21-11-2017
3.1.- Per
ravvisare il carattere politico dell'atto, al fine di affermarne
l'insindacabilità, occorre che sia impossibile individuare un parametro
giuridico (sia norme di legge, sia principi dell'ordinamento), sulla base del
quale svolgere il sindacato giurisdizionale, di modo che il carattere politico
dell'atto si presenti come una conseguenza (tra varie, Cass., sez. un., 14
maggio 2014, n. 10416 e 19 maggio 2016, n. 10319). Più in generale, l'esercizio
in concreto del potere discrezionale degli amministratori e funzionari è
senz'altro espressione di una sfera di autonomia che il legislatore ha inteso
salvaguardare dal sindacato del giudice contabile (come di ogni altro giudice);
ma l'esercizio dell'attività amministrativa si deve comunque ispirare ai
menzionati criteri di economicità ed efficacia (art. 1 I. 7 agosto 1990, n.
241), i quali, costituendo specificazione del più generale principio sancito
dall'art. 97 Cost., assumono diretta rilevanza sul piano della legittimità
dell'azione amministrativa (in termini, tra varie, Cass., sez. un., 15 marzo
2017, n. 6820 e 25 maggio 2016, n. 10814).
3.2.-
Nel caso in questione, gli atti assunti come «politici» inerivano, in realtà, a
un procedimento, regolato con legge regionale, posto in essere nell'esercizio
di funzioni amministrative connesse alla programmazione ed all'erogazione di
finanziamenti funzionali allo svolgimento di attività di formazione, secondo
gli ordinari canoni di efficienza ed economicità. Si tratta, quindi, di atti
del tutto estranei all'area entro la quale non è possibile individuare un
parametro giuridico sulla base del quale svolgere il sindacato giurisdizionale.
3.3.-
Anzi: proprio l'ipotesi della modifica del P.R.O.F. successivamente alla sua
approvazione è espressamente regolata per legge, specificamente dal 3 0 comma
dell'art. 6 della legge regionale n. 24/76, a norma del quale «Qualora,
successivamente all'approvazione del piano citato, dovessero determinarsi
condizioni Ric. 2015 n. 24453 sez. SU - ud. 21-11-2017   particolari, l'Assessore regionale per il
lavoro e la cooperazione è autorizzato, sentito il parere obbligatorio della
Commissione regionale di cui all'art. 15, ad apportare modifiche ed
integrazioni al piano stesso». Questa interpretazione, con particolare riguardo
ai risvolti che concernono l'art. 6, incorre, secondo il ricorrente, nella
violazione dell'art. 97 Cost., in relazione al principio di separazione delle
funzioni; sicchè egli sollecita la proposizione della questione di legittimità
costituzionale della norma. Non v'è spazio, tuttavia, per sollevare la
questione, in base ai chiarimenti resi dalla stessa Corte costituzionale (in
particolare con la sentenza 5 aprile 2012, n. 81, richiamata anche da Cass. n.
10416/14, cit.), secondo cui «gli spazi della discrezionalità politica trovano
i loro confini nei principi di natura giuridica posti dall'ordinamento, tanto a
livello costituzionale quanto a livello legislativo; e quando il legislatore
predetermina canoni di legalità, ad essi la politica deve attenersi, in
ossequio ai fondamentali principi dello Stato di diritto. Nella misura in cui
l'ambito di estensione del potere discrezionale, anche quello amplissimo che
connota un'azione di governo, è circoscritto da vincoli posti da norme
giuridiche che ne segnano i confini o ne indirizzano l'esercizio, il rispetto
di tali vincoli costituisce un requisito di legittimità e di validità
dell'atto, sindacabile nelle sedi appropriate».
3.4.- Gli
ulteriori profili proposti, relativi all'irrilevanza ed all'inefficacia degli
atti compiuti dall'assessore Incardona, anche ai fini della produzione del
danno erariale contestato, sono parimenti inammissibili. Ciò in base al
consolidato principio in base al quale, in tema di sindacabilità per difetto di
giurisdizione delle sentenze della Corte dei conti, sono inammissibili i motivi
di ricorso che si fondino su vizi in iudicando o in procedendo, come quelli
relativi a violazioni del Ric. 2015 n. 24453 sez. SU - ud. 21-11-2017   principio costituzionale del giusto processo,
alla sussistenza del danno erariale, alla verifica circa la preminente
responsabilità di altri soggetti e al carattere non decisivo dell'operato di
alcuni degli incolpati (Cass., sez. un., n. 10416/14, cit.). 3.5.- Il secondo
motivo del ricorso in questione, col quale, ancora ex artt. 360, 1° comma, n. 1
e 362 c.p.c., Carmelo Incardona si duole del difetto di giurisdizione del
giudice contabile là dove la Corte dei conti ha trascurato che il giudizio
contabile è stato celebrato senza la partecipazione degli enti di formazione,
nonostante le specifiche domande rivolte all'accertamento della responsabilità
principale di costoro, è pure inammissibile. Il ricorrente prospetta difatti un
errore in procedendo che, qualora sussistente, si collocherebbe nei limiti
interni della giurisdizione; sicché resta impedita ogni verifica circa la
preminente responsabilità attuativa di altri soggetti ed il carattere non
decisivo dell'operato dell'incolpato (in termini, fra varie, Cass. n. 10416/14,
cit., la quale, tra l'altro, ha rimarcato altresì il principio, sancito
dall'art. 1, 1° comma-quater, I. n. 20/94, come modificato dal d.l. 23 ottobre
1996, n. 543, convertito con legge 20 dicembre 1996, n. 639/96, in virtù del
quale, nell'ipotesi di danno erariale causato da più soggetti, le condotte di
questi debbono essere valutate singolarmente, sì che ciascuno risponde per la
propria quota di partecipazione alla produzione del danno: donde, di norma, la
scindibilità delle cause relative a più convenuti nello stesso processo e
l'insussistenza del litisconsorzio necessario fra di essi).
4.- Inammissibili
sono altresì i primi cinque motivi del ricorso proposto da Giuseppa Monterosso,
con i quali, rispettivamente, si denuncia: - l'eccesso di potere
giurisdizionale, lamentato col terzo motivo di appello, non esaminato,
derivante dall'invasione della giurisdizione Ric. 2015 n. 24453 sez. 5U - ud.
21-11-2017   del giudice ordinario e di quello
amministrativo nonché della sfera di attribuzioni della Regione (primo motivo);
- l'eccesso di potere giurisdizionale e il difetto assoluto di giurisdizione
della Corte dei conti per violazione del principio d'insindacabilità nel merito
delle scelte discrezionali (secondo motivo); - il difetto assoluto di
giurisdizione e la carenza di potere giurisdizionale in ordine alla questione
della liquidità dei crediti vantati dagli enti di formazione nei confronti
dell'amministrazione regionale con riferimento all'avviso n. 20/2011, in base
al sistema di rendicontazione da esso contemplato (terzo motivo); - l'eccesso
di potere giurisdizionale scaturente dall'invasione nell'area riservata al
legislatore, in quanto la Corte dei conti, là dove ha affermato la
responsabilità per danno erariale degli amministratori e dei dirigenti
coinvolti nella concessione dei finanziamenti dei quali si discute avrebbe
creato una norma nuova (quarto motivo); - l'eccesso di potere giurisdizionale,
derivante dall'affermata inosservanza del principio di legalità, in quanto gli
amministratori ed i funzionari in questione non erano in grado di prevedere
alcuna conseguenza dannosa a loro carico (quinto motivo).
4.1.- Vero
è che la Corte dei conti nel corpo della motivazione ha svolto considerazioni
di merito anche con riguardo a Giuseppa Monterosso (si vedano in particolare le
pagine 62-63 e 100 della sentenza), dopo aver rilevato l'inammissibilità
dell'appello da lei proposto per inosservanza dell'art. 1, comma 5-bis, della
I. n. 19/94. Sin dalla sentenza n. 3840 del 20 febbraio 2007, tuttavia, queste
sezioni unite hanno chiarito che il giudice il quale emetta una pronuncia
d'inammissibilità della domanda si spoglia della propria potestas iudicandi al
riguardo, e che se, ciò nondimeno, quel medesimo giudice si soffermi anche a
motivare sul merito, tale motivazione è da considerarsi svolta ad abundantiam,
con la Ric. 2015 n. 24453 sez. SU - ud. 21-11-2017 )  conseguenza inammissibilità della relativa
impugnazione (da ultimo, Cass., sez. un., 30 ottobre 2013, n. 24469).
4.2.- Inammissibile
è anche il sesto motivo del ricorso (erroneamente numerato come settimo), col
quale la ricorrente lamenta l'eccesso di potere giurisdizionale o comunque il
difetto assoluto di giurisdizione, là dove la Corte dei conti, invadendo una
sfera riservata al legislatore ed alla Corte costituzionale, ha fatto rivivere
una norma, l'art. 4, 3° comma, I. n. 890/82, espunta dall'ordinamento: ciò
perché ha dichiarato inammissibile l'appello da lei proposto nonostante la
tempestiva costituzione in giudizio della Procura contabile e benché le
cartoline di ricevimento fossero state depositate in giudizio con ampio
anticipo rispetto al termine di trenta giorni dal giorno in cui le erano
pervenute.
4.3.- Il
ricorso per cassazione contro la decisione della Corte dei conti è difatti
consentito soltanto per motivi inerenti alla giurisdizione, sicché il controllo
della Corte di Cassazione non si estende ad asserite violazioni di legge
sostanziale o processuale concernenti il modo d'esercizio della giurisdizione
speciale. Ne consegue che, anche a seguito dell'inserimento della garanzia del
giusto processo nella nuova formulazione dell'art. 111 Cost., l'accertamento in
ordine ad errores in procedendo o ad errores in iudicando rientra nell'ambito
del sindacato afferente ai limiti interni della giurisdizione, trattandosi di
violazioni endoprocessuali rilevabili in ogni tipo di giudizio e non inerenti
all'essenza della giurisdizione o allo sconfinamento dai limiti esterni di
essa, ma solo al modo in cui è stata esercitata (tra varie, Cass., sez. un., 18
maggio 2017, n. 12497, che ha ritenuto inammissibile il ricorso incidentale per
cassazione prospettante una questione concernente l'interesse ad intervenire
nel giudizio a quo).
4.4.-
varrebbe obiettare che una questione inerente alla girisdizione sarebbe
comunque prospettabile quando il giudice Ric. 2015 n. 24453 sez. SU - ud.
21-11-2017   speciale si sia rifiutato di esercitare il
proprio potere giurisdizionale denegando giustizia per un manifesto e radicale
stravolgimento delle norme di riferimento (Cass., sez. un., 29 dicembre 2017,
n. 31226). Non è certo questa la situazione che si riscontra nel caso in esame.
Ve n'è conferma, sia pure indiretta, nella circostanza che la tesi accolta
dalla sentenza impugnata s'inscrive in un più vasto indirizzo della
giurisprudenza contabile, che ha dato luogo ad un contrasto che soltanto la
sentenza n. 34/2017/QM resa dalle sezioni riunite della Corte dei conti in data
8 novembre 2017, citata dalla stessa ricorrente, è intervenuta a dirimere.
5.- Nulla
per le spese, stante la natura di parte in senso soltanto formale della Procura
(Cass., sez. un., 2 aprile 2003, n. 5105; 27 dicembre 2017, n. 30990).
Sussistono i presupposti di applicazione dell'art. 13, comma 1- quater, del
d.P.R. n. 115/02.

Per questi motivi dichiara inammissibili tutti
e tre i ricorsi
. Ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R.
n. 115/02, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da
parte dei ricorrenti dell'ulteriore importo, a titolo di contributo unificato,
pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art.
13. Così deciso in Roma, il 21 novembre 2017.






Repubblica
Italiana

In nome del popolo italiano La Corte dei
Conti
Sezione
Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana composta dai magistrati:
dott.
AGOSTINO BASTA
Presidente
dott.
PINO     ZINGALE
Consigliere
dott.ssa
ANNA LUISA CARRA
Consigliere
dott.
VALTER DEL ROSARIO
Consigliere- relatore
dott.ssa
LICIA CENTRO
Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA     N. 179/A/2015


nei giudizi d’appello in materia di responsabilità amministrativa,
riuniti  i sensi dell’art. 335 del c.p.c., iscritti nel registro di segreteria
ai nn.: 5136, promosso da G. L.
OMISSIS…, difeso dall’avv. Girolamo 
Rubino (con domicilio eletto presso il suo studio legale, in via
Oberdan, n.5, Palermo), 
5139, promosso
da I. C.
Omissis, difeso dagli avvocati Giuseppe 
Cozzo e Pietro Luigi Matta (con domicilio eletto presso lo studio
legale dell’avv. Cozzo, in via Villa Heloise, n.21, Palermo), 
5140, promosso da D. M.
OMISSIS…, difesa dall’avv. Maurizio Lino 
(con domicilio eletto presso il suo studio legale, in via Libertà,
n.171, Palermo), 
5146, promosso da M. G.
OMISSIS…, difesa dagli avvocati Giovanni 
Immordino  e 
Claudio Alongi (con  domicilio
eletto
  presso  lo  
studio  legale dell’avv.
Immordino, in via Libertà, n.171, Palermo),  
5152, promosso da R. A. OMISSIS…, difesa dagli avvocati Giuseppe Mazzarella e Alessandro Maggio (con domicilio eletto presso il loro
studio legale, in via Caltanissetta, n.1, Palermo), 
5154, promosso da D. S.
OMISSIS…, difeso dall’avv. Massimiliano 
Mangano (con domicilio eletto presso il suo studio legale, in via N.
Morello, n.40 Palermo), 
5158, promosso da L. R.
OMISSIS…, difeso dagli avvocati Gaetano  
Armao e Tiziana Milana (con domicilio eletto presso il loro studio
legale, in via Noto, n.12, Palermo),  
5168, promosso da E. A.
OMISSIS…, difeso dall’avv. Anna Mannone 
(con domicilio eletto presso il suo studio legale, in via Alessi,
n.22, Palermo), 
5173, promosso da F. S.
OMISSIS…, difeso dall’avv. Marcello 
Scurria (con domicilio eletto presso lo studio legale dell’avv.
Manuela Billante, in piazzale del Fante, n.22, Palermo), 
tutti avverso la Procura Generale e la Procura regionale della Corte
dei Conti per la Sicilia; 
5174, promosso dal
Procuratore regionale della  Corte
dei  Conti  per 
la  Sicilia 
avverso  E.  L.
  OMISSIS… 
difesa  dall’avv. Massimiliano 
Mangano (con domicilio eletto presso il suo studio legale, in via N.
Morello, n.40, Palermo),
la quale, a sua volta, ha proposto appello  incidentale;

per la riforma della sentenza n. 401/2014, emessa dalla Sezione
Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana in data 
14.3.2014;

visti tutti gli atti e documenti di
causa;

uditi nella pubblica udienza del 24 marzo 2015 il
consigliere relatore dott. Valter Del Rosario, il Pubblico Ministero dott.ssa
Diana Calaciura e gli avvocati: Girolamo Rubino per L. G. ;  Giuseppe Cozzo e Pietro Luigi Matta per C. I;
Maurizio Lino per M. C. D.; Giovanni Immordino e Claudio Alongi per G. M.;
Giuseppe Mazzarella per A. R. ; Gaetano Armao per R. L.; Anna Mannone per 
A.  E.; Marcello Scurria per
S.
  F.; Massimiliano Mangano per S. D. e L. E.

FATTO


Con la sentenza n.401/2014 la Sezione Giurisdizionale
della Corte dei Conti per la Regione Siciliana, accogliendo sostanzialmente le
tesi e le istanze formulate dal Procuratore regionale, ha condannato i seguenti
soggetti a pagare alla Regione Siciliana le somme a fianco di ciascuno indicate
(da maggiorarsi della rivalutazione monetaria e degli interessi legali, secondo
le modalità specificate nel dispositivo della medesima sentenza): 
F. S. (ex assessore regionale all’Istruzione ed alla
Formazione Professionale): € 378.783,96; 
I. C. (ex assessore regionale all’Istruzione ed alla
Formazione Professionale): € 830.638,60; 
L. R. (in qualità di ex assessore “ad interim”
all’Istruzione ed alla Formazione Professionale, in carica per un brevissimo
periodo nel giugno 2009): € 224.184,67; 
G. L. (ex assessore regionale all’Istruzione ed alla
Formazione Professionale): € 224.184,67; 
R. A. (ex dirigente generale del Dipartimento della
Formazione Professionale): € 378.783,96;
M. G. (ex dirigente generale del Dipartimento della
Formazione Professionale): € 1.279.007,04; 
D.          
M. (ex dirigente del Servizio
Programmazione del Dipartimento della Formazione Professionale): € 473.654,83; 
E.       
A. (ex dirigente dapprima presso il
Servizio Rendicontazione e poi presso il Servizio Gestione del Dipartimento
della Formazione Professionale): € 365.430,84; 
D. S. (funzionario presso il Servizio Programmazione del
Dipartimento della Formazione Professionale): € 108.223,99.
I predetti soggetti sono stati, altresì, condannati “pro
quota” alla rifusione delle spese processuali in favore dello Stato.
La Sezione di primo grado ha, invece, assolto da ogni
addebito E. L. (ex dirigente della Ragioneria Centrale presso l’assessorato
all’Istruzione e alla Formazione Professionale).
* * * * *

La complessa vicenda oggetto dell’atto di citazione
formulato dalla Procura regionale, su cui s’è pronunziata la sentenza
n.401/2014, concerne varie fattispecie di danno erariale, derivanti
dall’avvenuta corresponsione, senza valido titolo giuridico ed, anzi, in  contrasto con il quadro normativo di
riferimento, di ingenti somme di denaro in favore di numerosi Enti di
Formazione Professionale, corresponsione 
che è stata disposta dall’assessorato regionale alla
Formazione Professionale ad integrazione dei finanziamenti che erano stati già
assegnati dalla Regione Siciliana ai medesimi Enti nell’ambito del Piano
Regionale dell’Offerta Formativa per l’anno 2007 (P.R.O.F. 2007).
A tal proposito, la Sezione di primo grado, riassumendo
quanto esposto nell’atto di citazione della Procura nonché gli elementi desumibili
dalla ponderosa documentazione acquisita al fascicolo processuale, ha riferito
quanto segue.
Con l’Avviso Pubblico n.2/06/FP del 9.6.2006, pubblicato
nella G.U. della Regione Siciliana del 16.6.2006, venne avviata la procedura ad
evidenza pubblica per l’assegnazione dei finanziamenti inerenti il 
P.R.O.F. 2007.

A conclusione di una lunga e complessa istruttoria sulle
domande inoltrate dai vari Enti interessati (nelle quali i medesimi avevano
illustrato i progetti formativi che intendevano realizzare, indicando
analiticamente anche le risorse finanziarie a loro avviso occorrenti), con
decreto n.852 del 3.4.2007 S. F., assessore regionale alla Formazione
Professionale, approvò, nell’esercizio delle competenze attribuitegli dalla L.
6.3.1976, n.24, il P.R.O.F. 2007 e la graduatoria definitiva dei progetti
ammessi a finanziamento, in cui venivano specificate le somme spettanti a
ciascun Ente di Formazione.
In attuazione del predetto decreto assessoriale, la
dott.ssa A. R. (dirigente generale del Dipartimento della Formazione
Professionale) procedette all’assunzione dei relativi impegni di spesa, a
valere sui 
pertinenti capitoli di bilancio.

Poco tempo dopo l’approvazione della graduatoria e
l’assunzione dei correlativi impegni di spesa, iniziarono a pervenire al
Dipartimento istanze da parte di vari Enti, con le quali i medesimi chiedevano,
sovente con motivazioni piuttosto generiche, sostanziose integrazioni ai
finanziamenti loro assegnati.
La maggior parte di tali istanze fu inoltrata nel 2007,
ossia quando l’effettuazione da parte degli Enti delle attività formative era
ancora in corso od addirittura, in vari casi, non era neppure iniziata.
Altre istanze pervennero, invece, al Dipartimento tra il
2008 e il 2009, ossia quando i progetti formativi erano già stati espletati ed
erano state trasmesse le relative rendicontazioni.
A tal proposito, la Procura e la Sezione di primo grado
hanno individuato analiticamente:
le procedure d’integrazione finanziaria definibili come
“concomitanti” alla fase di realizzazione dei progetti ricompresi nel P.R.O.F.
2007;
le procedure d’integrazione “successive” alla
conclusione di tali progetti;
evidenziando che le caratteristiche comuni ad entrambe
le tipologie erano ravvisabili nelle richieste, sostanzialmente prive di un
valido titolo giuridico, inoltrate dagli Enti interessati, cui corrispondevano
incondizionati provvedimenti di accoglimento, anch’essi privi di valido titolo
giuridico, emessi dall’Amministrazione regionale.
* * * * *

Per quanto
riguarda, in particolare, le procedure d’integrazione 
finanziaria concomitanti alla fase di realizzazione dei
progetti formativi ricompresi nel P.R.O.F. 2007, la Sezione di primo grado ha
riferito quanto
segue.
In data 6.6.2007 M. C. D. (dirigente del Servizio
Programmazione  del Dipartimento della
Formazione Professionale) trasmise all’assessore F. la nota (qualificata come
“promemoria”) prot. n.924/2007, avente ad oggetto “richieste di integrazioni al
finanziamento e variazioni al decreto assessoriale n.852 del 3.4.2007”, in cui
illustrava le istanze pervenute da ventidue Enti di Formazione, già assegnatari
di specifiche quote di finanziamento nell’ambito del P.R.O.F. 2007, i quali
pretendevano l’erogazione di ulteriori risorse finanziarie per la voce di spesa
“Personale” ed in taluni casi anche per la voce “Gestione”.
In calce a tale nota della D. , la dott.ssa A. R.
(dirigente generale del Dipartimento) appose il proprio visto, rimettendosi
alle valutazioni definitive dell’assessore F. , il quale, dopo aver rilevato
che le richieste degli Enti apparivano generiche, si riservò di provvedere in
esito all’acquisizione di ulteriori elementi istruttori.
In data 9.11.2007 la D. predispose la nota prot. n.3246,
con cui esprimeva valutazioni favorevoli alla concessione di finanziamenti
integrativi a quattro enti (Consorzio E-laborando, Mathesis Italia,
E.N.F.A.G.A. Palermo, Movimento Apostolico Ciechi) e predisponeva lo schema
delle relative modifiche da apportarsi al decreto assessoriale n.852 del
3.4.2007 (approvativo del P.R.O.F. 2007).
In calce a tale nota della D. apposero i proprii pareri favorevoli
sia il 
dirigente generale R. che l’assessore F.

In data 19.12.2007 il dott. S. D., funzionario presso il
Servizio Programmazione, predispose la nota prot. n.3657, con cui segnalava al
dirigente generale ed all’assessore che non erano ancora pervenuti dal Servizio
Rendicontazione i pertinenti riscontri in ordine alle richieste (formulate
dalla dirigente D. ) di verifica delle attività nel frattempo svolte dagli Enti
di Formazione che avevano presentato istanze d’integrazione dei finanziamenti
loro assegnati.
Nell’evidenziare, altresì, che la residua disponibilità
di fondi (pari ad € 1.050.242,20) sul pertinente capitolo di bilancio n.717910
era assai inferiore rispetto all’ammontare complessivo (pari ad € 7.098.870,93)
delle integrazioni richieste dagli Enti, il D. osservò che i fondi ancora
disponibili avrebbero potuto essere eventualmente assegnati (prima della
chiusura dell’esercizio finanziario), in misura proporzionale, esclusivamente
agli Enti che avevano richiesto integrazioni per la voce di spesa “Personale”.
In calce alla nota del D. , la dirigente generale R.
espresse l’avviso che i suddetti fondi residui dovevano essere impegnati prima
della chiusura dell’esercizio finanziario 2007, salvo provvedere agli effettivi
pagamenti agli Enti dopo la verifica delle rispettive rendicontazioni; su tale
proposta espresse la propria approvazione l’assessore F. .
In data 20.12.2007 il dott. E. A. (all’epoca dirigente
dell’U.O. 2 del Servizio Rendicontazione) comunicò al Servizio Programmazione
(cui era preposta la D. ) che erano disponibili soltanto le risultanze della
rendicontazione dell’Ente “ISSTREF”.
A questo punto, l’assessore F. decretò, senza che
peraltro fossero addotte nei relativi atti specifiche motivazioni
giuridicamente apprezzabili, una serie di integrazioni finanziarie in favore di
vari Enti, ai quali erano già state definitivamente assegnate (mediante il
decreto assessoriale n.852 del 3.4.2007 ed i correlativi decreti d’impegno
emessi dalla dirigente generale R. ) le rispettive quote di finanziamento a
valere sul P.R.O.F. 2007.
In particolare:

con il decreto assessoriale n.2907 del 21.12.2007
vennero assegnate somme a titolo d’integrazione della voce “spese per il
personale” in favore degli enti “C&B s.r.l.” ed “ISSTREF”; 
con il decreto n.2908 del 21.12.2007 l’assessore, nel richiamare
le proprie determinazioni espresse in calce alla nota della D. n.3246
  del 9.11.2007, assegnò finanziamenti
integrativi agli enti “Consorzio E-laborando” (per la voce “costo del
personale”), “Mathesis Italia s.r.l.” (per la voce “costo di gestione”),
“Movimento Apostolico Ciechi” (per la voce “costo del personale”) ed
“E.N.F.A.G.A. Palermo” (per la voce “costo di gestione”); 
infine, con il decreto assessoriale n.2909 del
21.12.2007 fu disposta l’assegnazione di finanziamenti integrativi (nei limiti
della somma complessiva di € 1.050.242,20, che sarebbe stata ancora disponibile
al 31.12.2007 sul pertinente capitolo di bilancio) in favore dei seguenti enti:
“INTEREFOP”, “Associazione Nuovo Cammino”, “Fondazione C.A.S.”, “Cormorano
Felix soc. coop.”, “Geoinformatica soc. coop. a r.l.”, “Asaform”, “ECAP
Agrigento”, “Associazione 
Politea”, “C.I.R.S. Onlus Messina”, “ECAP Palermo”,
“Endofap”, En.A.I.P. Palermo”, “I.R.A.P.S.”, “A.N.F.E. Catania”, “Associazione 
ERIS”,   “A.R.A.M.”,   “E.CO.FORM.  
CISAL”,   “A.N.F.E.   Siracusa”, “CE.SI.FO.P.”, “IRIPA Sicilia”, “Consorzio Noè”,
“En.A.I.P. Agrigento”, “C.F.P. San Pancrazio Onlus”, “ECAP Caltanissetta”,
“A.E.G.E.E.
Palermo”.
Con il decreto n.1911 del 24.12.2007 la dirigente
generale R. assunse (con riferimento ai predetti decreti assessoriali) un
impegno complessivo di spesa di € 1.338.887,48 sul capitolo di bilancio n.717910
dell’esercizio finanziario 2007.
A fronte di tale impegno di spesa, risulta, tuttavia,
che furono concretamente versati agli Enti di Formazione interessati somme
ammontanti complessivamente ad € 1.103.682,81.
* * * * *

Per quanto riguarda le procedure d’integrazione
finanziaria attivate in epoca successiva alla realizzazione dei progetti
formativi ricompresi nel P.R.O.F. 2007, la Sezione di primo grado le ha
descritte suddividendole in due gruppi.
Relativamente al primo gruppo, è stato riferito quanto segue.

Con nota prot. n.1664 del 20.5.2008 il dott. E. A. ,
dirigente  dell’U.O.2 del Servizio
Rendicontazione del Dipartimento della Formazione Professionale, comunicò al
Servizio Programmazione (cui era preposta la D. ) che, a seguito della
revisione della rendicontazione delle attività svolte dall’ente “Cormorano
Felix”, risultava “congrua” ed “ammissibile”, in conformità alla richiesta 
avanzata dall’Ente, un’integrazione pari ad € 33.122,29
per la voce “spesa per il personale”.
Con successive note prot. n.293/U.O.2 del 10.2.2009,
n.295/U.O.2 del 10.2.2009 e n.383/U.O.2 del 16.2.2009, il medesimo E. (in
qualità di dirigente del Servizio Gestione) comunicò al Servizio Programmazione
(cui era preposta la D. ) ed al dirigente generale del Dipartimento che, a
seguito della revisione delle rendicontazioni delle attività da essi
rispettivamente svolte, risultavano “pertinenti”, “congrue” e “giustificate” le
integrazioni, supplementari rispetto ai finanziamenti a suo tempo loro
assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007, richieste dai seguenti Enti:
“E.N.F.A.G.A. Palermo”, per complessivi € 86.756,49 (per
la voce “spese per il personale”);
“A.R.A.M.”, per complessivi € 760.736,80 (per la voce
“spese per il personale”);
“CE.FO.P.”, per complessivi € 2.120.000,00 (per la voce
“spese per il personale”).
Con nota prot. n.325 del 18.2.2009 la D. , dirigente del
Servizio Programmazione, nel richiamare espressamente le predette note dell'E.
:
comunicò all’assessore C. I. che il fabbisogno
complessivo, necessario per la concessione dei finanziamenti integrativi agli
enti “Cormorano Felix”, “ENFAGA Palermo”, “A.R.A.M.” e “CE.FO.P.”, ammontava ad
€ 2.336.051,61 (al netto delle economie, pari ad € 324.564,07, realizzate sulla
voce “gestione” dei progetti formativi 
curati dal “CE.FO.P.”);

evidenziò che tali risorse finanziarie avrebbero dovuto
essere reperite utilizzando, secondo le modalità previste dall’art. 9 della
L.R. 21/2007, le economie che erano state realizzate nell’ambito del
P.R.O.F. 2007, così come risultanti sul capitolo di bilancio
n.717910.

Sulla predetta nota della D. vennero apposti il parere
favorevole  della dott.ssa G. M. ,
dirigente generale del Dipartimento della Formazione Professionale, ed il visto
per approvazione dell’assessore I. .
In data 7.4.2009 il medesimo assessore emanò, quindi, il
decreto n.1062, con cui dispose che fossero concesse le integrazioni
finanziarie (aggiuntive rispetto ai finanziamenti loro già assegnati
nell’ambito del P.R.O.F. 2007) agli enti: “Cormorano Felix”,  “ENFAGA Palermo”, “A.R.A.M.” e “CE.FO.P.”,
per un importo complessivo di € 2.282.287,17.
Il decreto assessoriale n.1062 venne registrato dalla
Ragioneria Centrale dell’assessorato in data 15.6.2006.
In tale occasione, la dott.ssa L. E. , dirigente della
Ragioneria, inviò al Servizio Programmazione la nota prot. n.33511 del
15.6.2009, contenente l’avvertenza n.406, in cui si segnalavano rettifiche “in
pejus” di modesta entità relativamente alle integrazioni previste in favore
dell’ente “E.N.F.A.G.A. Palermo” e veniva, altresì, evidenziato che non poteva
ritenersi ammissibile, in quanto non rientrante tra le spese che potevano
essere ricomprese nel P.R.O.F. 2007, una 
quota di € 262.236,67 richiesta dall’A.R.A.M.. 
 
Con decreto n.1116 del 18.6.2009 la dirigente generale
M. diede, quindi, attuazione (con alcune rettifiche) a quanto disposto, in
favore dei predetti Enti, dal decreto dell’assessore I. n.1062 del 7.4.2009,
impegnando sul capitolo 717910 del bilancio per l’esercizio 2009 la somma
complessiva di € 2.373.253,13 (superiore per € 90.965,96 rispetto all’importo
indicato nel predetto decreto assessoriale).
Risulta che ai quattro enti sopra menzionati è stata
concretamente distribuita la somma complessiva di € 2.373.253,13.
* * * * *

Relativamente all’altro gruppo delle integrazioni
finanziarie disposte in epoca successiva alla realizzazione dei progetti
formativi ricompresi nel P.R.O.F. 2007, risulta quanto segue.
Con note prot. n.694/U.O.2, n.695/U.O.2 e n.696/U.O.2,
datate 12.3.2009, E. A. (dirigente del Servizio Gestione) comunicò al Servizio
Programmazione (cui era preposta la D. ) ed al dirigente generale del
Dipartimento che, a seguito della revisione delle rendicontazioni delle
attività da essi rispettivamente svolte, risultavano “pertinenti”, “congrue” e
“giustificate” le integrazioni, supplementari rispetto ai finanziamenti a suo
tempo loro concessi nell’ambito del P.R.O.F. 2007, richieste dai seguenti Enti:
“A.N.F.E. Sicilia” di Palermo, per complessivi € 703.519,51;
“CIOFS-FP” di Catania, per complessivi € 205.525,79; “I.A.L.-C.I.S.L.” di
Palermo, per complessivi € 403.234,89.
A tal proposito, l’E. sottolineava che le relative
risorse finanziarie avrebbero dovuto essere reperite utilizzando, secondo le modalità 
previste dall’art. 9 della L.R. 21/2007, le economie che
erano state realizzate nell’ambito del P.R.O.F. 2007, così come risultanti sul
capitolo di bilancio n.717910.
Con nota n.1242 del 4.6.2009 la D. (dirigente del
Servizio Programmazione), nel richiamare espressamente le predette note dell’E.
:
evidenziò che il fabbisogno complessivo necessario per
la concessione dei finanziamenti integrativi agli enti “A.N.F.E. Sicilia” di
Palermo, “CIOFS-FP” di Catania e “I.A.L.-C.I.S.L.” di Palermo ammontava ad €
1.281.055,26;
confermò che le relative risorse finanziarie avrebbero
dovuto essere reperite utilizzando, secondo le modalità previste dall’art. 9
della L.R. 21/2007, le economie che erano state realizzate nell’ambito del
P.R.O.F. 2007, così come risultanti sul capitolo di bilancio
n.717910.

Sulla predetta nota della D. vennero apposti il parere
favorevole  della dott.ssa G. M. ,
dirigente generale del Dipartimento della Formazione Professionale, e la
sottoscrizione, non accompagnata da alcuna dicitura, di R. L. , presidente
della Regione Siciliana, che in quel momento (nelle more della costituzione di
una nuova Giunta di governo) svolgeva anche le funzioni di assessore “ad interim”
alla Formazione Professionale.
La pratica (che era rimasta, nel frattempo, inesitata)
venne successivamente sottoposta all’attenzione di L. G. , nuovo assessore alla
Formazione Professionale, il quale emise il decreto n.1804 del 28.7.2009, con
il quale furono concretamente concesse le 
integrazioni finanziarie (aggiuntive rispetto ai
finanziamenti loro già assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007) agli enti
“A.N.F.E. Sicilia”, “CIOFS-FP” e “I.A.L.-C.I.S.L.”, per un importo complessivo
di € 1.281.055,26.
Con decreto n.3427 del 30.12.2009 la dirigente generale
M. diede attuazione al decreto dell’assessore G. , impegnando sul capitolo
717910 del bilancio per l’esercizio 2009 la somma complessiva di €
1.281.055,26.
La Ragioneria Centrale dell’assessorato inviò al
Servizio Programmazione ed al dirigente generale la nota n.29 del 4.1.2010 con
l’allegata avvertenza n.1046/2009, in cui, comunicandosi che il decreto
assessoriale n.1804 del 28.7.2009 ed il decreto del dirigente generale n.3427
del 30.12.2009 erano stati registrati, venivano formulate alcune osservazioni.
Risulta che ai tre Enti sopra indicati è stata
concretamente distribuita la somma complessiva di € 1.281.055,26.
* * * * *

Dopo aver esposto i fatti di causa ed aver illustrato le
tesi della Procura e le argomentazioni difensive dei convenuti, la Sezione di
primo grado ha preliminarmente respinto, ritenendole giuridicamente infondate,
le eccezioni riguardanti:
la presunta nullità dell’atto di citazione per asserita
violazione dell’art. 17, comma 30-ter, del D.L. n.78/2009, conv. in L.
n.102/2009, e dell’art. 1, comma 1, lett. C, n.1, del D.L. n.103/2009, conv. in
L. n.141/2009 (concernenti la necessità di una specifica e concreta 
notizia di danno affinchè la Procura della Corte dei
Conti possa avviare attività istruttoria per l’accertamento di una fattispecie
di responsabilità amministrativa);
la cessazione della materia del contendere e/o
l’improcedibilità dell’azione di responsabilità amministrativa per sopravvenuta
carenza di interesse, in considerazione del fatto che l’assessorato
all’Istruzione ed alla Formazione Professionale (dopo la citazione in giudizio
degli amministratori e funzionari pubblici ritenuti dalla Procura responsabili
del danno erariale) aveva provveduto ad annullare in autotutela i decreti
dirigenziali, con cui erano stati a suo tempo concessi i finanziamenti
integrativi richiesti dai vari Enti di Formazione, ad intimare ai medesimi Enti
la restituzione di quanto era stato loro erogato a tale titolo ed, infine, ad
attivare il recupero delle somme non ancora restituite, mediante
l’effettuazione di appositi “accantonamenti” sulle quote di finanziamento che
sarebbero spettate agli Enti per la realizzazione dei nuovi progetti di
formazione, approvati in attuazione dell’Avviso n.20 del 2011, ed il successivo
“incameramento” di tali somme tramite “mandati verdi” emessi in favore della
Regione Siciliana;
la presunta disintegrità del contraddittorio, in quanto
avrebbero dovuto essere chiamati nel giudizio di responsabilità amministrativa
anche gli Enti di Formazione che avevano ottenuto le integrazioni finanziarie
nell’ambito del P.R.O.F. 2007 nonché altri soggetti (quali i componenti della
Commissione Regionale per l’Impiego), che, ad avviso di alcuni amministratori e
dirigenti regionali inquisiti, avrebbero 
assunto un ruolo concausale nella produzione del danno
erariale in questione;
la maturata prescrizione quinquennale delle partite di
danno correlate ai finanziamenti integrativi concessi agli Enti con i
provvedimenti emessi nel corso del 2007.
* * * * *

Passando alla disamina delle questioni di merito, la
Sezione di primo grado ha preliminarmente illustrato in maniera dettagliata la
normativa vigente nell’ambito della Regione Siciliana in materia di
organizzazione e di finanziamento delle attività inerenti la formazione
professionale, con particolare riferimento: ai principii generali sanciti dalla
L.R. n.24/1976; alle disposizioni contenute nella circolare dell’assessorato
all’Istruzione ed alla Formazione Professionale n.6 dell’11.6.2004 (recante le
“Direttive per la presentazione delle istanze, lo svolgimento e la
rendicontazione dei progetti formativi”); alle statuizioni di cui all’art. 1
della L.R. n.25/1993; alle disposizioni contenute nell’art. 9 della L.R. n.21/2007.
Sulla scorta di tale ricostruzione normativa, la Sezione
di primo grado (facendo, altresì, espresso riferimento ai “principii di
diritto” enunziati nella sentenza n.259/2013 di questa Sezione d’Appello,
concernente una fattispecie sostanzialmente analoga a quelle oggetto del
presente giudizio) ha evidenziato quanto segue.
La Formazione Professionale costituisce indubbiamente un
“servizio pubblico”, finalizzato a favorire l’incremento della cultura e delle
capacità tecniche dei lavoratori, onde agevolare le loro possibilità di 
occupazione.

In tale ambito viene ad assumere un ruolo fondamentale
l’assessorato regionale all’Istruzione ed alla Formazione Professionale, il
quale provvede ad organizzare i corsi di formazione, avvalendosi, tra l’altro,
degli “enti giuridicamente riconosciuti o 
di fatto e delle loro relative forme associative, che abbiano per fine,
senza scopo di lucro, la formazione professionale” (art. 4 della L.R.
n.24/1976).
In tale ottica, l’assessorato provvede annualmente
all’elaborazione del Piano Regionale per l’Offerta Formativa (P.R.O.F.),
mediante una “rigorosa selezione delle iniziative da ammettere a contributo,
sotto i profili dell’efficienza e dell’idoneità tecnica dei Centri di
Formazione e dell’aderenza delle loro proposte ai programmi regionali” (art. 5
della L.R. n.24/1976).
Per il finanziamento delle attività formative
commissionate ad enti esterni, l’Amministrazione deve predisporre specifici
stanziamenti, finalizzati a coprire le varie categorie di spese elencate
nell’art. 9 della L.R. n.24/1976.
Una volta approvato definitivamente, il P.R.O.F. assume
valenza vincolante e può essere modificato soltanto in presenza di  “condizioni particolari” (art. 6 della L.R. n.24/1976).
In applicazione dei predetti principii generali,
l’assessorato ha emanato la circolare n.6 dell’11.6.2004, recante “Direttive
per la presentazione delle istanze, lo svolgimento e la rendicontazione dei
progetti formativi”, con cui ha inteso fornire prescrizioni dettagliate in 
ordine ai modelli di comportamento che avrebbero dovuto
seguire sia gli enti interessati a partecipare al P.R.O.F. sia soprattutto i
competenti Organi ed Uffici dell’Amministrazione.
Orbene, tra i punti più rilevanti della circolare figurano i
seguenti: ciascun Ente di formazione interessato a partecipare alla selezione
pubblica          annualmente                   bandita              deve indicare                quali   corsi    sia
disponibile ad organizzare e specificare analiticamente gli importi dei
finanziamenti all’uopo occorrenti (ovviamente nei limiti delle categorie di
spese ammissibili, così come individuate dall’art. 9 della L.R. n.24/1976 e
dalle relative disposizioni applicative);
una volta operata la selezione comparativa delle
proposte pervenute dagli Enti, l’assessorato redige il Piano Regionale
dell’Offerta Formativa per l’anno di riferimento, in cui, per ciascun progetto
approvato, viene specificato l’ammontare del finanziamento concesso all’Ente attuatore;
in tale contesto, vige tassativamente il principio
secondo cui: “Per i progetti inseriti nel P.R.O.F. il tetto massimo delle
risorse finanziarie riconoscibili è rappresentato dagli importi assegnati con
il provvedimento di finanziamento” (v. capo II, par. 6, 3° cpv.);
i rapporti giuridici tra il Dipartimento della
Formazione Professionale e l’Ente attuatore del progetto ammesso al
finanziamento debbono essere formalmente disciplinati da un apposito “atto di
adesione” (v. capo V, par. 9);
nel sottoscrivere l’atto di adesione, l’Ente deve, tra
l’altro, accettare espressamente le clausole secondo cui: “Il finanziamento
assegnato 
con il provvedimento amministrativo viene riconosciuto
spettante soltanto provvisoriamente e costituisce, altresì, il limite massimo
di spesa” e “Il finanziamento concesso rappresenta la misura massima del
contributo erogabile, anche nell’ipotesi in cui le spese ammissibili e
documentate superino quelle preventivate”.
Ciò precisato, la Sezione di primo grado ha sottolineato
che il contenuto della circolare n.6 dell’11.6.2004 (ed, in particolare, il
principio secondo cui la consistenza del finanziamento assegnato a ciascun Ente
inserito nel P.R.O.F. annuale costituisce una soglia non superabile) era stato
concretamente recepito nei provvedimenti che avevano approvato il P.R.O.F. 2007
nonché negli “atti di adesione” sottoscritti dai singoli Enti interessati ed
era, pertanto, vincolante sia per l’Amministrazione che per gli Enti.
In tale contesto, quindi, non potevano considerarsi
giuridicamente ammissibili finanziamenti integrativi, finalizzati a soddisfare
pretese avanzate estemporaneamente dal singolo Ente dopo la concessione del
finanziamento pubblico in suo favore e la sottoscrizione del relativo atto di
adesione.
La Sezione di primo grado ha, altresì, evidenziato che
(contrariamente a quanto sostenuto dai soggetti convenuti in giudizio) una
corretta esegesi dell’art. 9 della L.R. 21/2007 (secondo cui le economie realizzate sugli stanziamenti finalizzati, in base alla
L.R. n.24/1976, all’espletamento delle attività di
formazione professionale possono essere reiscritte in bilancio per essere
destinate  ad  altri 
interventi   in   materia)  
induce  a   ritenere che 
il 
legislatore non abbia affatto inteso consentire
indiscriminatamente che le economie realizzate possano essere utilizzate
dall’Amministrazione per erogare finanziamenti integrativi a qualsiasi Ente che
asserisca di aver effettuato spese in misura maggiore rispetto a quella che era
stata da esso stesso preventivata e che era stata autorizzata dalla medesima
Amministrazione, previa effettuazione di una rigorosa istruttoria, in sede di
ammissione al finanziamento disposto con l’approvazione del P.R.O.F. annuale.
La norma contenuta nell’art. 9 della L.R. n.21/2007 va,
infatti, interpretata nel senso che le economie realizzate possono essere
destinate, in osservanza dei fondamentali principii di sana programmazione, di
economicità e d’ineludibile trasparenza, soltanto all’effettuazione di nuovi
interventi formativi, finalizzati a soddisfare preminenti interessi pubblici e
da definirsi secondo le modalità e con l’osservanza delle procedure previste
dalla legge (v., in particolare, l’art. 6 della L.R. n.24/1976).
La Sezione di primo grado ha, pertanto, affermato che
debbono ritenersi illegittime nonché foriere di danno erariale, in quanto
avevano comportato ingiustificati ed inutili esborsi di ingenti risorse
finanziarie pubbliche, le procedure (sopra illustrate) con cui l’assessorato
alla Formazione Professionale aveva concesso, in varie fasi, a fine anno 2007 e
poi nel 2009, a numerosi Enti finanziamenti integrativi rispetto a quelli loro
già assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007.
In tale contesto, il danno erariale va, quindi, individuato
nell’importo 
globale dei finanziamenti integrativi illegittimamente
erogati, detratte esclusivamente le somme che, nel frattempo, l’Amministrazione
regionale è riuscita a recuperare effettivamente nei confronti degli Enti, così
come precisato dal Pubblco Ministero nelle conclusioni formulate nell’udienza
del 18.12.2013.
A tal proposito, la Sezione di primo grado ha ribadito
di non ritenere giuridicamente condivisibile la tesi prospettata da alcuni
amministratori e dirigenti convenuti in giudizio, secondo cui le quote di danno
loro imputate sarebbero, nel frattempo, venute meno, in quanto l’assessorato
alla Formazione Professionale (dopo l’emissione, da parte della Procura,
dell’atto di citazione in giudizio a carico dei soggetti reputati responsabili
del danno erariale) aveva provveduto ad annullare in autotutela i decreti
dirigenziali, con i quali erano stati a suo tempo concessi i finanziamenti
integrativi pretesi  dai vari Enti di
Formazione, ad intimare ai medesimi Enti la restituzione di quanto era stato
loro erogato a tale titolo ed, infine, ad attivare il recupero delle somme
risultate non ancora restituite, mediante l’effettuazione di appositi
“accantonamenti” sulle quote di finanziamento che sarebbero spettate agli
stessi Enti per la realizzazione dei nuovi progetti di formazione approvati in
attuazione dell’Avviso n.20 del 2011 ed il successivo “incameramento” di tali
somme, tramite “mandati verdi” emessi in favore della Regione Siciliana.
Ad avviso del Giudice di primo grado, non può ritenersi
che il danno sia realmente venuto meno, non essendo ravvisabili nelle
fattispecie 
in esame i presupposti previsti dalla legge per il
configurarsi di una forma di “compensazione” tra i crediti vantati
  dall’Amministrazione nei confronti degli Enti
(a seguito dell’annullamento in autotutela dei decreti dirigenziali, con i
quali erano stati a suo tempo concessi i finanziamenti integrativi pretesi dai
vari Enti di Formazione) ed
  i debiti
gravanti su di essa nei riguardi dei medesimi Enti (per le somme loro spettanti
a titolo di quote di finanziamento per la realizzazione dei nuovi progetti di
formazione, recentemente approvati in attuazione dell’Avviso n.20 del 2011),
dato che tali
  partite creditorie e
debitorie non appaiono tra loro omogenee e non presentano, comunque,
congiuntamente le caratteristiche della certezza, della liquidità e
dell’esigibilità.
Infatti, da un lato, i vari provvedimenti emessi
dall’Amministrazione in sede di autotutela (dai quali trarrebbero origine i
crediti vantati dalla medesima nei confronti degli Enti) sono stati contestati
in sede giudiziaria da quasi tutti i destinatari e sono tuttora “sub judice” e,
da un altro lato, i crediti degli Enti (per le somme che spetterebbero loro a
titolo di quote di finanziamento per la realizzazione dei nuovi progetti di
formazione recentemente approvati in attuazione dell’Avviso n.20 del 2011) sono
indubbiamente subordinati sia all’effettivo espletamento dei progetti di
formazione sia alle risultanze delle verifiche delle relative rendicontazioni
(che, all’epoca dell’emanazione da parte dell’Amministrazione dei provvedimenti
di autotutela, non erano state ancora effettuate).
Passando all’individuazione dei soggetti responsabili del danno erariale, il Giudice di primo grado ha ritenuto
condivisibile la prospettazione della Procura, secondo cui nella “catena causale”
si erano venuti ad inserire in maniera efficiente e determinante i
comportamenti tenuti da: 
D. M.(dirigente del Servizio Programmazione) e (più marginalmente) D. 
S. (funzionario presso il medesimo Servizio), i quali con le loro note e promemoria avevano avallato e, quindi,
dato seguito alle richieste di finanziamenti integrativi inoltrate dagli Enti,
senza rilevare che trattavasi di istanze sprovviste di un valido titolo giuridico;
E. 
A. (dirigente dapprima presso il
Servizio Rendicontazione e poi presso il Servizio Gestione), il quale aveva più
volte dichiarato che apparivano pertinenti, congrue, plausibili e giustificate
le integrazioni finanziarie (supplementari rispetto ai finanziamenti a suo
tempo loro concessi nell’ambito del P.R.O.F. 2007) richieste “sine titulo” dai
vari Enti interessati;
R. A. e M. G. (dirigenti generali presso il Dipartimento
della Formazione Professionale, rispettivamente, nel 2007 e nel 2009), che
dapprima avevano avallato le richieste degli Enti e dato impulso ai
procedimenti finalizzati alla concessione in loro favore degli illegittimi
finanziamenti integrativi e successivamente avevano assunto i relativi impegni
di spesa in attuazione dei decreti assessoriali;
F. S. (assessore alla Formazione Professionale nel
2007), I. C. (assessore nei primi mesi del 2009), G. L. (assessore nel secondo
semestre del 2009) e L. R. (già presidente della Regione Siciliana, 
nella sua specifica qualità di assessore “ad interim”
alla Formazione Professionale per un brevissimo periodo nel giugno 2009), i
quali, ignorando la normativa di riferimento ed il contenuto della circolare
n.6 dell’11.6.2004 (che era stato espressamente recepito
nei provvedimenti con cui erano stati approvati il P.R.O.F. 2007 ed erano stati
assegnati i finanziamenti ai singoli Enti ed era stato, altresì, formalmente
accettato dai medesimi Enti in sede della sottoscrizione degli “atti di
adesione”), avevano emanato i provvedimenti mediante i quali erano stati
concessi i finanziamenti integrativi indebiti.
Tali comportamenti, ad avviso del Giudice di primo
grado, erano stati indubbiamente caratterizzati (sia pure con diverse
gradazioni, a seconda delle funzioni istituzionalmente svolte dai soggetti
sopra indicati) da colpa grave, sotto i profili dell’inescusabile negligenza,
dell’ingiustificabile inosservanza delle disposizioni vigenti in materia, del
macroscopico disinteresse per la sana ed oculata gestione delle risorse
finanziarie pubbliche, della palese superficialità nell’assunzione di scelte
incidenti in maniera particolarmente 
onerosa sulle finanze della Regione Siciliana.
In tale contesto, la Sezione di primo grado ha affermato
che non potevano considerarsi idonee ad elidere o ad attenuare la colpa grave
talune circostanze addotte dai soggetti convenuti in giudizio, quali:
la prassi, invalsa da tempo nell’assessorato, di
concedere finanziamenti integrativi agli Enti che asserivano di aver sostenuto
costi maggiori (soprattutto per il personale impiegato nei corsi di 
formazione) rispetto a quelli che erano stati da essi
stessi preventivati in sede di presentazione dei progetti e che erano stati
finanziati dall’Amministrazione mediante l’approvazione del P.R.O.F. annuale;
taluni orientamenti giurisprudenziali dei Giudici del
Lavoro, secondo i quali la Regione Siciliana sarebbe stata, comunque, tenuta a
fornire una sorta di “garanzia impropria” in ordine all’adempimento delle
obbligazioni gravanti sugli Enti di Formazione per la corresponsione al
personale impiegato nell’espletamento dei corsi dei trattamenti economici
previsti dalla contrattazione collettiva;
l’avvenuta registrazione (sia pure in contesti diversi
rispetto a quelli oggetto del presente giudizio di responsabilità
amministrativa), da parte della Sezione di Controllo della Corte dei Conti per
la Regione siciliana, di alcuni provvedimenti con i quali erano stati, a suo
tempo, concessi finanziamenti integrativi.
Infatti, ad avviso della Sezione di primo grado:

il conformarsi in maniera acritica ad una prassi (quale
quella della concessione di finanziamenti integrativi “extrabudget”) priva di
qualsiasi valida giustificazione giuridica, ed, anzi, palesemente contraria ai
principii agevolmente desumibili dal quadro normativo vigente in materia,
costituisce ulteriore dimostrazione di comportamenti connotati da inescusabili
negligenza e superficialità nonchè da macroscopico disinteresse per l’oculata
gestione delle risorse finanziarie pubbliche e per il buon andamento
dell’azione amministrativa; 
il richiamo “ex post” a taluni orientamenti
giurisprudenziali del
  Giudice del
Lavoro, oltre che essere inappropriato in rapporto alle peculiari fattispecie
oggetto del presente giudizio di responsabilità (nell’ambito delle quali la
Regione Siciliana aveva già integralmente erogato agli Enti di Formazione i
finanziamenti originariamente concordati e fissati in sede d’approvazione del
P.R.O.F. 2007), non può giustificare l’inosservanza dei principii chiaramente
desumibili
  dal quadro normativo vigente,
secondo i quali “per i progetti inseriti nel P.R.O.F. il tetto massimo delle
risorse finanziarie riconoscibili è rappresentato dagli importi assegnati con
il provvedimento di finanziamento”;
nelle specifiche fattispecie oggetto del presente
giudizio non v’era stata alcuna registrazione di provvedimenti da parte della
Sezione di Controllo della Corte dei Conti (non trattandosi di spese
cofinanziate dall’Unione Europea) ed, in ogni caso, il richiamo “ex post” a
qualche episodico visto dell’Organo di Controllo non può consentire di ritenere
esenti da colpa grave comportamenti chiaramente non conformi al quadro
normativo di riferimento ed improntati ad una scriteriata gestione delle
risorse finanziarie regionali.
Tenuto conto delle
istanze risarcitorie, così come parzialmente riformulate dalla Procura durante
l’udienza del 18.12.2013 (nella quale il P.M. aveva chiesto che fossero
detratte dall’ammontare delle varie partite di danno le somme che risultavano
essere state effettivamente  ed incontrovertibilmente recuperate
dall’Amministrazione a carico di taluni Enti), la Sezione di primo 
grado ha conclusivamente condannato i seguenti soggetti
a pagare alla Regione Siciliana le somme a fianco di ciascuno indicate (da
maggiorarsi della rivalutazione monetaria e degli interessi legali, secondo le
modalità specificate nel dispositivo della medesima sentenza):
F. S. (ex assessore regionale alla Formazione
Professionale): € 378.783,96; 
I. C. (ex assessore regionale alla Formazione
Professionale): € 830.638,60; 
L. R. (in qualità di ex assessore “ad interim” alla
Formazione Professionale, in carica per un brevissimo periodo nel giugno 2009): 
€ 224.184,67; G. L. (ex assessore regionale alla Formazione
Professionale): € 224.184,67; 
R. A. (ex dirigente generale del Dipartimento della
Formazione Professionale): € 378.783,96
M. G. (ex dirigente generale del Dipartimento della
Formazione Professionale): € 1.279.007,04; 
D.          
M. (ex dirigente del Servizio
Programmazione del Dipartimento della Formazione Professionale): € 473.654,83
E.       
A. (ex dirigente dapprima presso il
Servizio Rendicontazione e poi presso il Servizio Gestione del Dipartimento
della Formazione Professionale): € 365.430,84;
D. S. (funzionario presso il Servizio Programmazione del
Dipartimento della Formazione Professionale): € 108.223,99.


Nel determinare l’onere risarcitorio posto a carico di
ciascuno dei predetti soggetti, la Sezione di primo grado ha tenuto conto:
da un lato, degli specifici procedimenti di concessione
dei finanziamenti integrativi cui il medesimo aveva effettivamente partecipato;
da un altro lato, della rilevanza delle funzioni da lui
istituzionalmente svolte e del loro grado d’incidenza concausale nell’ambito
del singolo procedimento.
In tale ottica, il medesimo Giudice (aderendo alla
prospettazione della Procura) ha ritenuto che, nell’ambito di ciascuna partita
di danno, il correlativo onere risarcitorio dovesse essere ripartito nelle
seguenti misure:
il 70%, a sua volta da suddividersi in quote uguali tra
loro, a carico di coloro che avevano ricoperto la carica di assessore o di
dirigente generale;
il restante 30%, anch’esso da suddividersi in quote
uguali tra loro, a carico degli altri dirigenti e funzionari.
La Sezione di primo grado ha, infine, ritenuto che non
fossero ravvisabili profili di responsabilità amministrativa a carico di E. L.
, dirigente della Ragioneria centrale presso l’assessorato alla Formazione
Professionale, considerato che:
in base a quanto disposto dall’art. 9 del D.P.R. n.38
del 1998, il controllo demandato alla Ragioneria concerne la legittimità della
spesa dal punto di vista prettamente finanziario e contabile ed, inoltre, non assume più valenza impeditiva dell’efficacia degli atti ad 
esso sottoposti; conseguentemente, ponendosi l’attività di controllo al
di fuori dei procedimenti amministrativi di formazione dei provvedimenti con
cui erano stati concessi i finanziamenti integrativi agli Enti interessati,
essa non aveva assunto un effettivo ruolo concausale nella produzione del danno
erariale in questione.
* * * * *

ATTI D’APPELLO DELLE PARTI PRIVATE.

Avverso la sentenza n.401/2014 hanno proposto appello
tutti i soggetti condannati in primo grado, la Procura regionale, limitatamente
all’assoluzione della dott.ssa E. (dirigente della Ragioneria), e la stessa E.
(che, pur risultata vittoriosa nel merito nel giudizio di primo grado, ha così
inteso contestare i capi della sentenza che avevano definito in senso
sfavorevole alle sue tesi talune problematiche).
Dalla disamina dei vari atti d’appello si desume
agevolmente che numerose tematiche risultano sostanzialmente comuni a più
gravami mentre altre riguardano profili particolari, inerenti la posizione di questo
o di quel soggetto.
* * * * *

Le questioni preliminari che sono state sollevate possono essere riassunte
secondo lo schema seguente
.

A) 
R. A., D. M., D. S. ed E. L. hanno
riproposto l’eccezione (già dichiarata infondata dalla Sezione di primo grado)
secondo cui l’istruttoria condotta dalla Procura regionale e la correlativa citazione 
in giudizio emessa nei loro confronti sarebbero affette
da nullità per violazione delle disposizioni contenute nell’art. 17, comma
30-ter, del 
D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009, modificate
dall’art. 1, comma 1, lett. C, n.1, del D.L. n.103/2009, conv. in L.
n.141/2009, concernenti la necessità della sussistenza di una “specifica e
concreta notizia di danno” affinchè la Procura della Corte dei Conti possa
avviare attività istruttoria per l’accertamento di una fattispecie di
responsabilità amministrativa.
A tal proposito, i predetti soggetti hanno sostenuto che
il P.M. avrebbe avviato indagini sugli asseritamente illegittimi finanziamenti
integrativi concessi agli Enti di Formazione che avevano partecipato alle
attività contemplate nel P.R.O.F. 2007, basandosi essenzialmente su esposti pervenuti
in Procura agli inizi del 2011, i quali, però, riguardavano direttamente taluni
finanziamenti “extrabudget” disposti nell’ambito dei P.R.O.F. relativi agli
anni 2009, 2010 e 2011, nonchè su qualche articolo di stampa piuttosto
generico.
D’altro canto, la relazione datata 18.1.2012, redatta
dai funzionari incaricati dal P.M. contabile di eseguire approfondimenti
istruttori in ordine alle circostanze segnalate nei predetti esposti, pur
riferendo che la prassi di concedere illegittimi finanziamenti integrativi agli
Enti di Formazione risaliva già alle annualità 2006, 2007 e 2008, non
conteneva, tuttavia, elementi sufficientemente dettagliati e, quindi, idonei a
consentire l’effettuazione di nuove indagini da parte del P.M. relativamente ad
ipotizzate illiceità, produttive di danno erariale, 
afferenti il
P.R.O.F. 2007.
B) 
L’ex assessore I. C. ha eccepito il
difetto di giurisdizione della Corte dei Conti nei proprii confronti, asserendo
che egli, in qualità di Organo di natura politica, non avrebbe potuto
esercitare (così come disposto dall’art. 2 della L.R. n.10/2000) funzioni di
tipo gestionale, quali quelle inerenti la concessione di finanziamenti
integrativi in favore di Enti di Formazione Professionale.
Tali specifiche funzioni, infatti, rientrerebbero nelle
competenze istituzionali dei dirigenti del Dipartimento.
Ciò premesso, l’I. ha sostenuto che il decreto n.1062, da lui emesso
in data 7.4.2009, avrebbe assunto esclusivamente la valenza di una sorta
d’approvazione preventiva, da parte dell’assessore, di un atto  di natura gestionale di competenza esclusiva
del dirigente generale. In tale ottica, quindi, dal decreto da lui emesso non
sarebbero scaturiti effetti giuridici diretti nella definizione della procedura
di concessione dei finanziamenti integrativi, effetti che sarebbero, invece,
derivati esclusivamente dal successivo decreto n.1116 del 18.6.2009, con cui la
dirigente generale M. aveva assunto i relativi impegni di spesa.
Ad avviso dell’I., sarebbe, pertanto, applicabile nella
fattispecie in esame la norma di cui all’art. 1, comma 1-ter, della L.
n.20/1994, la quale dispone che: “Nel caso di atti che rientrano nella
competenza propria degli Uffici tecnici o amministrativi, la responsabilità non
si estende ai titolari degli Organi politici, che, in buona fede, li abbiano
approvati ovvero ne abbiano consentito o autorizzato l’esecuzione”.
C) 
L’ex assessore I. C. e l’ex
dirigente generale M. G. hanno riproposto l’eccezione (già dichiarata infondata
dalla Sezione  di primo grado)
concernente la presunta “disintegrità del contraddittorio processuale”.


Infatti, ad avviso dei medesimi, nel presente giudizio
di responsabilità amministrativa avrebbero dovuto essere citati anche i singoli
Enti di Formazione Professionale, che, a suo tempo, avevano chiesto ed ottenuto
la concessione dei finanziamenti integrativi (ritenuti illegittimi dalla
Procura e dal Giudice di primo grado).
Inoltre, secondo la M. , avrebbero dovuto essere
chiamati in giudizio anche i componenti della Commissione Regionale per
l’Impiego, che aveva espresso il proprio parere nella fase prodromica
all’approvazione del P.R.O.F. 2007, nonché altri dirigenti regionali (quali il
ragioniere generale OMISSIS...).
I predetti appellanti hanno, pertanto, chiesto che,
previo annullamento della sentenza n.401/2014, il presente giudizio sia
rinviato alla Sezione di primo grado, affinchè provveda all’integrazione del
contraddittorio nei sensi da essi auspicati.
D) 
L’ex assessore S. F. aveva
eccepito, in sede di proposizione dell’appello, la nullità della sentenza, che
sarebbe stata dovuta ad una presunta irregolarità della notifica dell’atto di citazione.
Con la memoria conclusionale del 30.1.2015 ed
all’odierna udienza,  il   F.  
ha,  però,  formalmente 
rinunziato  alla   predetta eccezione
riconoscendo (in adesione a quanto evidenziato dalla Procura
Generale) che la notificazione della citazione nei suoi confronti era 
avvenuta in maniera legittima.
E) 
R. A. , D. M. , D. S. ed E. A.
hanno riproposto l’eccezione (già dichiarata infondata dalla Sezione di primo
grado) di prescrizione (perlomeno parziale) delle pretese risarcitorie che sono
state azionate nei loro confronti dalla Procura regionale.
Ad avviso dei medesimi, infatti, il Giudice di primo
grado avrebbe dovuto dichiarare la maturata prescrizione quinquennale
relativamente alle partite di danno erariale corrispondenti ai finanziamenti
integrativi concessi a vari Enti di Formazione durante l’anno 2007.
A tal proposito, i predetti soggetti hanno sostenuto che
non sarebbero stati idonei ad interrompere il decorso della prescrizione gli
atti di costituzione in mora, contenuti negli inviti a dedurre loro notificati
dal P.M. nell’ottobre 2012, ed, inoltre, che il “dies a quo” della prescrizione
decorrerebbe dalle date in cui furono posti in essere i singoli comportamenti
illegittimi e non da quelle in cui si verificarono (mediante i concreti
versamenti dei finanziamenti integrativi agli Enti interessati) gli eventi
lesivi per le finanze regionali.
F) 
L’ex dirigente generale M. ha
lamentato che la Sezione di primo grado avrebbe tenuto conto, in violazione dei
“principii del giusto processo”, delle risultanze di alcune audizioni personali
(quali quelle dei dirigenti OMISSIS…), che il P.M. aveva disposto dopo
l’emissione dell’atto di citazione e sinanche in prossimità dell’udienza di
trattazione del giudizio


Le questioni
di merito che sono state prospettate nei vari atti di 
appello
possono essere riassunte secondo lo schema seguente
.

1) 
Gli ex assessori I. C. e G. L. , le
ex dirigenti generali del Dipartimento della Formazione Professionale M. G. e
R. A. (quest’ultima soltanto nella memoria del 13.3.2015), l’ex dirigente del
Servizio Programmazione D. M. C., il funzionario D. S. e la dirigente della
Ragioneria Centrale presso l’assessorato alla Formazione Professionale E. L.
hanno riproposto le tesi (già disattese dalla Sezione di primo grado) secondo cui:
dovrebbe essere ravvisata l’inattualità delle partite di
danno erariale loro contestate dalla Procura;
conseguentemente, dovrebbe essere dichiarata
l’intervenuta cessazione della materia del contendere o l’improcedibilità
dell’azione risarcitoria, promossa dalla Procura, per carenza dell’interesse di
cui all’art. 100 del c.p.c..



A tal proposito,
i soggetti sopra indicati hanno riferito che: 
nel periodo aprile-luglio 2013 (ossia dopo la citazione
in giudizio degli amministratori e funzionari pubblici, ritenuti dalla
Procura
  responsabili del danno
erariale), il nuovo dirigente generale pro tempore (dott.ssa OMISSIS) del
Dipartimento della Formazione Professionale aveva proceduto ad annullare in
autotutela i vari decreti dirigenziali con cui erano stati, a suo tempo,
concessi i finanziamenti integrativi, pretesi dagli Enti di Formazione rispetto
a quanto loro già assegnato nell’ambito del P.R.O.F. 2007, intimando, altresì,
ai medesimi Enti di provvedere, entro trenta giorni, alla restituzione delle relative somme, mediante versamenti da
effettuarsi sul capitolo d’entrata n.3724 del bilancio regionale, e di
depositare
le corrispondenti quietanze
(mod. 121/T) rilasciate dalla Tesoreria; successivamente, il medesimo dirigente
generale, avendo constatato che il predetto termine di trenta giorni era
decorso infruttuosamente, aveva provveduto agli accertamenti in entrata (sul
capitolo 3724, capo X) delle somme che avrebbero dovuto essere recuperate a
carico dei vari Enti, previa effettuazione di appositi “accantonamenti” a
valere sulle quote di finanziamento che erano state nel frattempo contabilmente
 impegnate in favore degli Enti incaricati della realizzazione  dei  nuovi   progetti    di    formazione, recentemente approvati in
attuazione dell’Avviso n.20 del
2011; nei decreti dirigenziali in questione si disponeva, in particolare,
che le somme assoggettate alle operazioni di accantonamento venissero liquidate
in favore della Regione Siciliana e, quindi, incamerate tramite l’emissione di
mandati speciali (cosiddetti “mandati verdi”); con tali “mandati verdi”
l’Amministrazione aveva, quindi, disposto, con riferimento a ciascuno degli
Enti di Formazione interessati, la “commutazione in entrata della ritenuta
eseguita in misura pari all’importo dal medesimo Ente dovuto”, con correlativa
imputazione al capitolo di entrata n.3724 del bilancio regionale, rubricato
“recuperi e rimborsi vari da altri
soggetti”.
Ciò premesso, le suddette parti appellanti hanno
sostenuto che le varie partite di danno erariale sarebbero venute meno per
effetto delle operazioni contabili sopra illustrate, che avrebbero comportato  
una forma di
“compensazione” tra:
i crediti vantati dall’Amministrazione regionale per la
restituzione, da parte degli Enti di Formazione, dei finanziamenti integrativi
(ritenuti illegittimi dalla Procura e dalla Sezione di primo grado) che erano
stati loro concessi (tra il 2007 ed il 2009), in aggiunta a quelli già
assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007, e che sono stati revocati mediante i
decreti dirigenziali emanati nel 2013;
i crediti di cui sarebbero già divenuti titolari, nei
confronti della Regione Siciliana, gli Enti di Formazione ai quali sono state
assegnate quote di finanziamento, finalizzate alla realizzazione dei progetti
formativi ricompresi nell’ambito dell’Avviso n.20 del 2011.
Si tratterebbe, infatti, di crediti (e debiti)
reciproci, che sarebbero dotati dei requisiti della certezza, della liquidità e
dell’esigibilità, idonei a consentirne la compensazione ai sensi dell’art. 1241
del c.c.. A dimostrazione di tali recuperi tramite compensazione, sono state
allegate, tra l’altro:
la nota datata
27.11.2013 del Servizio Gestione;

la nota n.81109 del 16.12.2013 del
medesimo Servizio;

le note n.36513 del 25.6.2014 e n.3274 del 22.1.2015, a
firma del dirigente del Servizio Tesoro della Ragioneria Generale della Regione
Siciliana, in cui si riferisce testualmente che: “A fronte dei mandati verdi di
regolazione contabile emessi dal Dipartimento della Formazione Professionale a
valere sui capitoli di spesa nn. 717914 e 717910, sono state predisposte le
quietanze d’entrata al bilancio della Regione Siciliana,
analiticamente di seguito descritte, imputate 
al capitolo d’entrata n.3724, capo X, esercizio
contabile 2013…. Attesa la competenza del predetto Dipartimento, cui s’intesta
l’azione di recupero, si ritiene che ulteriori dati ed informazioni circa lo
stato dello stesso recupero debbano essere chiesti a tale Dipartimento”.
Le suddette parti appellanti hanno, infine, sottolineato
che i contenziosi instaurati dai vari Enti di formazione innanzi al T.A.R.
(avverso i decreti del 2013 con cui erano stati revocati i finanziamenti
integrativi loro concessi sul P.R.O.F. 2007 ed era stata intimata la
restituzione delle somme da essi riscosse a tale titolo) od al Giudice
Ordinario (avverso i provvedimenti con cui erano stati disposti i recuperi a
loro carico, mediante lo strumento della compensazione sopra illustrato) sono
ancora pendenti per la decisione nel merito; tuttavia, alcune istanze cautelari
proposte dai medesimi Enti risultano essere state, nel frattempo, rigettate.
2) 
Le parti appellanti I., G. , M. ,
R. , D. , E. , D. ed E. hanno ribadito che non sarebbero, comunque, ravvisabili
profili d’illegittimità nei procedimenti e nei provvedimenti mediante i quali
erano stati, a suo tempo, concessi i finanziamenti integrativi, richiesti dai
vari Enti di Formazione Professionale in aggiunta alle somme loro già assegnate
nell’ambito del P.R.O.F. 2007.
Infatti, trattandosi dell’espletamento di un “servizio
pubblico” affidato dalla Regione Sicilliana ad Enti privati non aventi scopo di
lucro, l’Amministrazione sarebbe sempre incondizionatamente tenuta a coprire
tutti i costi ed, in particolare, i “costi del personale”, gravando su di essa
una sorta di “garanzia impropria” per l’adempimento, da 
parte degli Enti di Formazione, delle obbligazioni di
corrispondere al personale impiegato nei corsi i trattamenti economici
stabiliti dalla contrattazione collettiva.
D’altro canto, non sarebbe ravvisabile a carico
dell’Amministrazione alcun effettivo vincolo giuridico di non superabilità del
limite di spesa previsto, in sede di approvazione del P.R.O.F., nei riguardi di
ciascun Ente né tantomeno potrebbero desumersi tassativi divieti in tal senso
dalla circolare n.6 dell’11.6.2004, che peraltro, all’epoca (periodo 2007-2009)
in cui si verificarono i fatti oggetto del presente giudizio, non sarebbe stata
più efficace.
In tale contesto, quindi, alle integrazioni finanziarie
pretese dagli Enti si sarebbe legittimamente provveduto “ex post”, utilizzando
le economie di spesa già realizzate e reiscritte nei pertinenti capitoli di
bilancio, così come consentito dall’art. 9 della L.R. n.21/2007.
Pertanto, secondo le predette parti appellanti, i
comportamenti da esse tenuti e gli atti ed i provvedimenti emessi non sarebbero
viziati da profili di antigiuridicità produttiva di danno erariale.
3) 
Tutti gli appellanti (ossia gli ex
assessori F. , I. , G. e L. , le ex dirigenti generali R. e M. , i dirigenti di
settore D. ed E. , il funzionario
D.  ,
l’ex dirigente della Ragioneria E. ) hanno sostenuto che, in ogni caso, non
sarebbe ravvisabile alcun concreto nesso di causalità giuridicamente
apprezzabile tra i comportamenti rispettivamente tenuti da ciascuno di essi ed
i danni patrimoniali, che, secondo la Procura ed il Giudice di primo grado,
sarebbero stati patiti dalla Regione Siciliana.


Più in particolare, gli ex assessori F. , I.    e G. hanno
affermato che: in base ai vigenti criteri di ripartizione delle competenze tra
gli Organi di vertice politico-amministrativo e la dirigenza degli Enti
Pubblici, le funzioni di natura gestionale spettano ai dirigenti;
pertanto, il presunto danno sarebbe causalmente
riconducibile non ai decreti emanati dagli assessori, con i quali vennero
apportate modifiche al P.R.O.F. 2007, prevedendosi determinate integrazioni
finanziarie a favore degli Enti di Formazione che le avevano  richieste, bensì ai successivi decreti emessi
dal dirigente generale pro tempore (ossia dalla R. , in carica nel 2007, e
dalla M. , in carica nel 2009), con i quali vennero concretamente assunti i
correlativi impegni di spesa e disposti i pagamenti ai vari Enti.
Il L. , per quanto riguarda la sua specifica posizione,
ha evidenziato che:
egli, già presidente della Regione Siciliana, si trovò a
ricoprire per un brevissimo periodo nel giugno 2009 (nelle more della
costituzione di una nuova Giunta), tra le altre, anche la carica di assessore
“ad interim” all’Istruzione ed alla Formazione Professionale;
in tale contesto, egli non emanò alcuno dei decreti
contenenti modifiche al P.R.O.F. 2007, con cui vennero previste ed autorizzate
integrazioni finanziarie postume a favore di Enti di Formazione;
egli si limitò, infatti, ad apporre una firma, non
accompagnata da alcuna dicitura avente valenza approvativa, su un promemoria
che era stato redatto dalla struttura burocratica ed era già stato sottoscritto
dal dirigente generale; 
si trattò, quindi, di una “mera presa d’atto” da parte
sua, non avente alcuna efficacia giuridica;
ciò trova puntuale conferma nel fatto che la pratica,
rimasta all’epoca inesitata, venne successivamente sottoposta all’esame del
nuovo assessore G., il quale, effettuate autonomamente le proprie valutazioni,
emanò il decreto n.1804 del 28.7.2009, con cui apportò modifiche al decreto
n.852 del 3.4.2007 (che aveva, a suo tempo, approvato il P.R.O.F. 2007) e
riconobbe la spettanza di finanziamenti integrativi agli Enti di Formazione
“A.N.F.E. Sicilia”, “CIOFS-FP” e “I.A.L.-C.I.S.L.” per complessivi €
1.281.055,26.
In conclusione, ad avviso del L. , egli non avrebbe
assunto alcun ruolo concausale nella produzione di tale partita di danno,
ragion per cui la condanna al risarcimento di € 224.184,67, pronunziata a suo
carico dalla Sezione di primo grado, dovrebbe essere annullata, in quanto priva
di valido fondamento.
I dirigenti e funzionari sopra menzionati (ossia M. , R. , D. , E. ,
D. ed

E.  ) hanno, invece,
sostenuto che:

in base alla normativa speciale contenuta nell’art. 6
della L.R. n.24/1976, la competenza ad approvare ed a modificare il Piano
Regionale dell’Offerta Formativa spetta istituzionalmente all’assessore pro
tempore alla Formazione Professionale;
la predetta competenza è stata puntualmente esercitata,
per quanto concerne le fattispecie oggetto del presente giudizio, dagli
assessori in carica, come inequivocabilmente comprovato dai decreti da essi
emessi;


in tale contesto, pertanto, i decreti d’impegno delle
relative spese, emanati dai dirigenti generali, avrebbero avuto una funzione
“attuativa” delle determinazioni già definitivamente assunte dall’assessore,
mentre i vari atti (note, promemoria, pareri, proposte ecc.) predisposti dai
dirigenti e funzionari delle strutture burocratiche (Servizio Gestione,
Servizio Rendicontazione, Servizio Programmazione, Dirigenza Generale del
Dipartimento) avrebbero avuto una valenza istruttoria meramente
endoprocedimentale, sostanzialmente priva di efficacia concausale nel
determinismo delle varie partite di danno erariale.
4) 
Tutte le parti appellanti hanno
sostenuto che, anche nel caso in cui si ravvisasse l’oggettiva illegittimità
della concessione dei finanziamenti integrativi, i comportamenti da essi tenuti
nella vicenda in esame non sarebbero stati, comunque, caratterizzati da profili
d’inescusabile violazione di norme, di marchiana negligenza e di scriteriata
superficialità, tali da integrare gli estremi della colpa grave. A sostegno di
tale tesi, è stato affermato, in linea generale, che:
dal quadro normativo in materia non erano desumibili
chiari divieti concernenti la concessione di finanziamenti integrativi in
favore degli Enti di Formazione;
nell’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione
Professionale era peraltro, da tempo, invalsa la prassi di concedere
finanziamenti integrativi postumi, soprattutto al fine di consentire la
copertura dei maggiori costi di personale rispetto a quelli preventivati dagli
Enti, considerato anche che doveva tenersi presente la circostanza che, in 
base al prevalente orientamento giurisprudenziale dei
Giudici del Lavoro, l’Amministrazione regionale sarebbe stata,
  comunque, tenuta a fornire una sorta di
“garanzia impropria” in ordine all’adempimento delle obbligazioni, gravanti
direttamente sugli Enti di Formazione, riguardanti la corresponsione al
personale, impiegato nell’espletamento dei corsi, dei trattamenti economici
fissati dalla contrattazione
collettiva;
d’altronde, sia pure al di fuori dei procedimenti
divenuti oggetto di contestazione nel presente giudizio di responsabilità
amministrativa, la Sezione di Controllo della Corte dei Conti per la Regione
Siciliana aveva in precedenza ammesso a visto e registrazione alcuni provvedimenti
concessivi di finanziamenti integrativi (che erano stati sottoposti al suo
esame in quanto comportanti l’utilizzo di risorse finanziarie provenienti
dall’Unione Europea), senza formulare specifici rilievi in ordine ad eventuali
profili d’illegittimità di tali operazioni;
la suddetta circostanza avrebbe, quindi, contribuito a
corroborare la convinzione degli amministratori e dirigenti regionali, che
s’erano successivamente occupati di problematiche similari, che non vi fossero
ostacoli giuridici all’attribuibilità di finanziamenti integrativi agli Enti
che li avessero richiesti;
in tale contesto, pertanto, dovrebbe farsi applicazione,
sia pur in via analogica (dato che i provvedimenti ritenuti illegittimi nel
presente giudizio non furono sottoposti al controllo della Corte dei Conti, in
quanto non comportanti l’utilizzo di risorse finanziarie stanziate 
dall’Unione Europea), del principio recentemente
introdotto dall’art. 17, comma 30-quater, del D.L. n.78/2009, conv. in L.
n.102/2009, secondo cui: “In ogni caso è esclusa la gravità della colpa quando
il fatto dannoso tragga origine dall’emanazione di un atto vistato e registrato
in sede di controllo preventivo di legittimità, limitatamente ai profili presi
in considerazione nell’esercizio del
controllo”.
Gli ex assessori F., G. ed I. , al fine di escludere
profili di colpa grave nei comportamenti da essi tenuti, hanno, altresì,
affermato di aver riposto affidamento sulle attività istruttorie che erano
state svolte dai dirigenti dei competenti Servizi (Gestione, Programmazione
ecc.) nonché dal dirigente generale pro tempore, ritenendo, pertanto, di poter
condividere, in buona fede, il contenuto delle note, dei promemoria, dei pareri
provenienti da tali soggetti, in cui si reputavano meritevoli di accoglimento
le richieste avanzate dai vari Enti di Formazione.
A loro volta, gli ex dirigenti generali R. e M. hanno
sostenuto, sempre al fine di escludere profili di colpa grave nelle loro
condotte, di  essersi basati sulle
risultanze degli atti istruttori provenienti dai Servizi sottordinati e
successivamente, in sede di emissione dei decreti di assunzione degli impegni
di spesa, d’aver dato puntuale esecuzione alle determinazioni assunte
dall’assessore pro tempore.
I dirigenti e funzionari di settore (D. , E. , D. )
hanno affermato di essersi attenuti alle direttive vigenti nell’ambito del
Dipartimento, favorevoli alla concessione dei finanziamenti integrativi.
5)  Tutte le parti
appellanti hanno chiesto che questa Corte, ove
ritenesse persistenti i profili di responsabilità
amministrativa loro contestati dalla Procura, applichi in loro favore il
“potere riduttivo dell’addebito”, di cui all’art. 52 del R.D. n.1214/1934.
* * * * *

Dopo aver illustrato i motivi di gravame (concernenti il
merito della complessa vicenda) comuni a tutte le parti private appellanti o,
comunque, alla maggior parte di esse, deve darsi conto di talune tematiche
particolari, prospettate da singoli soggetti.
6) 
L’ex assessore F. , nel chiedere il
ridimensionamento dell’onere risarcitorio posto a suo carico, ha sostenuto che,
in tale ottica, dovrebbe valutarsi il ruolo che, nel 2007 (ossia all’epoca
della prima fase di concessione dei finanziamenti integrativi, in cui egli
risulta coinvolto), avrebbe assunto la Commissione Regionale per l’Impiego, in
sede di formulazione del parere (obbligatorio anche se non vincolante) da essa
espresso in occasione dell’approvazione del
P.R.O.F. 2007.

7) 
D. S. (funzionario direttivo presso
il Servizio Programmazione del Dipartimento della Formazione Professionale) ha
sottolineato di non aver posto in essere alcun atto d’impulso o d’avallo,
avente efficacia concausale nella produzione della partita di danno erariale
che gli è stata contestata dalla Procura.
D’altronde, egli, rivestendo la qualifica di semplice
funzionario amministrativo, non aveva la potestà di formulare proposte o di
esprimere pareri, funzioni che competevano istituzionalmente al dirigente del
Servizio (v. l’art. 8 della L.R. n.10/2000). 
Ciò premesso, il D. ha osservato che l’unica
contestazione che gli è stata rivolta dalla Procura concerne il promemoria
prot. n.3657 del 19.12.2007.
Orbene, tale promemoria era stato da lui redatto, su
richiesta della dirigente generale R. , in un momento in cui era assente dal
servizio la D. (dirigente del Servizio Programmazione) ed in presenza di una
situazione d’urgenza correlata all’imminente chiusura dell’esercizio
finanziario 2007.
Con il suddetto promemoria egli si limitò a trasmettere
alla dirigente generale R. il quadro riassuntivo delle richieste dei
finanziamenti integrativi sino ad allora pervenute, osservando, altresì, che
eventuali impegni di spesa avrebbero potuto essere assunti prima della scadenza
dell’esercizio finanziario e, comunque, nei limiti delle risorse finanziarie
ancora disponibili.
Qualsiasi valutazione in merito spettava, quindi, al
dirigente generale (che, ai sensi della L.R. n.10/2000, in quel momento aveva
anche il compito di sovrintendere al Settore Programmazione, data la temporanea
assenza della D. ), che, in tale contesto, avrebbe dovuto tener conto, tra
l’altro, della circostanza, debitamente segnalata dal 
D. , che non erano ancora pervenute le
risultanze delle verifiche disposte dal Servizio Programmazione in ordine alle
attività effettivamente svolte dagli Enti di Formazione interessati.
Il D. ha, pertanto, chiesto la riforma della statuizione
di condanna formulata a suo carico dal Giudice di primo grado.
8)  L’ex assessore I.
ha evidenziato che: 
con il decreto n.1062, da lui emesso il 7.4.2009, erano
stati autorizzati finanziamenti integrativi in favore degli Enti di Formazione
Cormorano Felix, ENFAGA Palermo, A.R.A.M. e CE.FO.P., per un ammontare
complessivo di €
2.282.287,17; con il decreto n.1116 del 18.6.2009 la dirigente
generale M. , pur tenendo conto delle osservazioni formulate dalla Ragioneria
Centrale dell’assessorato in ordine a talune rettifiche da effettuarsi
relativamente agli importi assegnati agli Enti ENFAGA Palermo ed A.R.A.M.,
aveva, però, impegnato per la concessione delle integrazioni in favore dei
predetti Enti la somma complessiva di € 2.373.253,13, superiore per € 90.965,96
a quella di € 2.282.287,17 prevista nel decreto assessoriale n.1062 del
7.4.2009. 
L’I. ha, quindi, eccepito che egli non può essere tenuto
a rispondere “pro quota” della maggior somma di € 90.965,96.
9) 
La D. , dirigente del Servizio
Programmazione, ha affermato, con specifico riferimento agli incrementi che
erano stati concessi ad alcuni Enti (più precisamente: Consorzio E-laborando,
Mathesis Italia, E.N.F.A.G.A. Palermo, Movimento Apostolico Ciechi) “in
concomitanza alla fase di realizzazione dei progetti formativi ricompresi nel
P.R.O.F. 2007”, che non si sarebbe trattato di veri e proprii “finanziamenti
integrativi” bensì di somme erogate al fine di porre rimedio a presunti errori
che sarebbero stati compiuti in sede d’approvazione del P.R.O.F. 2007.
10) 
Per quanto riguarda L. R. , si fa
rinvio a quanto sopra già ampiamente esposto.



APPELLO DELLA PROCURA AVVERSO E. L. ED APPELLO
INCIDENTALE DELLA MEDESIMA E. .
Con atto notificato il 20.6.2014, la Procura regionale
ha proposto appello avverso la sentenza n.401/2014, nella parte in cui la
Sezione di primo grado ha dichiarato esente da responsabilità amministrativa
E.            
L. , che, all’epoca dei fatti di
causa, svolgeva le funzioni di dirigente del Servizio Ragioneria presso
l’assessorato alla Formazione Professionale.
Ad avviso del P.M., pur essendo vero (come osservato dal
Giudice di primo grado) che il controllo di competenza delle Ragionerie ha
ormai perduto, per effetto dell’art. 9 del D.P.R. n.38/1998, la tradizionale
valenza impeditiva dell’efficacia degli atti, deve, tuttavia, ritenersi che la
verifica della legittimità di una spesa sotto il profilo finanziario e
contabile (copertura finanziaria, corretta imputazione al pertinente capitolo
di bilancio, regolarità e completezza della documentazione giustificativa ecc.)
non possa, comunque, prescindere dal preventivo accertamento riguardante
l’intrinseca “legalità” della medesima spesa, ossia la sussistenza di una norma
giuridica che ne consenta l’effettuazione.
In tale ottica, come si desume anche dalla circolare n.3,
datata 26.1.2005, della Ragioneria Generale della Regione Siciliana, la
competente Ragioneria Centrale presso ciascun assessorato può, entro dieci
giorni dalla registrazione dell’atto comportante un impegno di spesa, formulare
osservazioni in ordine ad eventuali 
profili di non legalità della medesima, restando,
comunque, riservata all’Amministrazione interessata la decisione finale
sull’effettiva esecuzione della spesa disposta con il provvedimento oggetto dei
rilievi della Ragioneria.
Ciò premesso, la Procura ha sostenuto che,
nell’espletamento delle proprie funzioni di dirigente della Ragioneria, la E.
avrebbe negligentemente tralasciato di verificare se i decreti assessoriali,
con cui venivano concessi i finanziamenti integrativi in favore degli Enti di
Formazione, ed i decreti del dirigente generale del Dipartimento, con cui
venivano assunti i correlativi impegni di spesa, fossero basati o meno su
apposite norme autorizzative e, quindi, di formulare all’Amministrazione le
opportune osservazioni in ordine a tale delicata problematica, al fine di
indurla a riconsiderare il proprio operato.
La Procura ha conclusivamente affermato che i
comportamenti negligenti e superficiali della E. avrebbero assunto un
significativo ruolo concausale nel determinismo del danno erariale scaturito
dalla concessione dei finanziamenti integrativi illegittimi agli Enti di
Formazione, ragion per cui ella dovrebbe essere condannata al risarcimento in
favore della Regione Siciliana nella misura di € 473.654,83 (da maggiorarsi
degli accessori), così come precisato dal
P.M. nel corso dell’udienza del 18.12.2013, tenutasi
innanzi alla Sezione di primo grado.
* * * * *

Nel
costituirsi in giudizio, la E. : 
 
ha (come sopra ampiamente riferito) proposto, a sua
volta, appello incidentale avverso la sentenza n.401/2014, limitatamente alle
parti in cui la Sezione di primo grado (pur avendola prosciolta dagli addebiti
sostanziali che le erano stati contestati dalla Procura) aveva risolto in senso
a lei sfavorevole talune problematiche di rito e di merito;
ha, altresì, controdedotto al gravame proposto nei suoi
confronti dalla Procura regionale, evidenziando quanto segue.
In primo luogo, l’appello del P.M. dovrebbe essere
dichiarato inammissibile per tardività, considerato che:
la Procura aveva notificato la sentenza n.401/2014 a tutti i
soggetti condannati al risarcimento del danno, a partire da metà marzo 2014; 


da tale epoca, quindi, era  iniziato  a   decorrere    (secondo   la
consolidata giurisprudenza sia della Corte di Cassazione sia della Corte dei
Conti) anche per la stessa Procura il termine breve di sessanta giorni per
proporre eventuale appello avverso la E. (assolta dal Giudice di primo grado);
la Procura ha, invece, provveduto a notificare il
gravame alla E. soltanto in data 20.6.2014, quand’era ormai abbondantemente
scaduto il predetto termine breve.
In secondo luogo,
l’appello sarebbe inammissibile anche
perché il

P.M. avrebbe formulato nei riguardi della E. contestazioni
diverse rispetto a quelle contenute nell’originaria citazione in giudizio,
incorrendo, quindi, in una sorta di “mutatio libelli”, vietata dall’art. 345
del c.p.c..
 
Infatti, mentre nella citazione si sosteneva che la E.
aveva negligentemente ammesso a registrazione i 
provvedimenti concessivi dei finanziamenti integrativi e di assunzione
dei correlativi impegni di spesa, nell’appello si afferma che la medesima, pur
non potendo esimersi dal provvedere alla registrazione di tali atti, avrebbe
omesso di inviare osservazioni all’Amministrazione in ordine alla carenza di
legalità della spesa.
L’appello della Procura sarebbe, infine, infondato anche
nel merito, essendo condivisibili le argomentazioni contenute nella sentenza di
primo grado, relativamente alle caratteristiche recentemente assunte dal
controllo di competenza delle Ragionerie.
* * * * *

CONCLUSIONI DELLA PROCURA GENERALE SUGLI APPELLI DELLE
PARTI PRIVATE.
La Procura Generale presso questa Corte ha depositato le
proprie conclusioni in ordine agli appelli proposti dalle varie parti private,
confutando analiticamente le eccezioni e le tesi difensive in essi contenute e
chiedendone il rigetto.
Inoltre, per quanto  riguarda  specificamente  l’appello proposto da M. G. , la Procura Generale ha sostenuto che tale gravame dev’essere dichiarato inammissibile o, comunque, improcedibile, per violazione
delle tassative disposizioni contenute nell’art. 1, comma 5-bis, della 
L. 14.1.1994,
n.19, il quale stabilisce che:

“L’appello avverso le sentenze emesse dalla Corte dei Conti è
proponibile dalle parti, dal Procuratore regionale competente per 
territorio o dal Procuratore Generale entro sessanta
giorni dalla notificazione o, comunque, entro un anno dalla pubblicazione della
sentenza.
Entro  i  trenta 
giorni  successivi,  esso 
dev’essere  depositato  nella 
 segreteria del Giudice d’Appello con la prova delle avvenute
notifiche 
ed unitamente
alla copia della sentenza impugnata
”.

A sua volta, l’art. 8 del R.D. 13.8.1933, n.1038
(recante il “Regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei
Conti”), dispone che:
I termini stabiliti per la proposizione dei gravami sono
perentori. 
Le decadenze
hanno luogo di diritto e devono essere pronunziate 
 anche d’ufficio”.

Ciò premesso,
la Procura Generale ha osservato che:

il gravame della M. è stato oggetto di notifica al P.M.
in data  26.5.2014;
l’atto d’appello è stato depositato presso la segreteria
di questa Sezione in data 27.5.2014, senza, però, essere corredato della prova
dell’avvenuta notifica al destinatario;
la prova dell’avvenuta notifica (operazione che era
stata effettuata dalla difesa della M. tramite l’invio di raccomandata con
avviso di ricevimento, ai sensi della L. n.53/1994) è stata depositata
(mediante l’allegazione del cartoncino proveniente dall’ufficio postale,
attestante il regolare recapito della raccomandata) presso la segreteria della
Sezione d’Appello soltanto in data 31.7.2014, ossia ben oltre la scadenza del
termine di trenta giorni (decorrente dalla concreta 
notifica del gravame al destinatario, avvenuta il
26.5.2014), tassativamente prescritto dall’art. 1, comma 5-bis, della L.
14.1.1994, n.19.
* * * * *

La difesa della M. ha replicato all’eccezione
d’inammissibilità od improcedibilità dell’appello, sollevata dalla Procura Generale,
sostenendo (v. pagg. 6-8 della memoria inoltrata il 30.1.2015) che:
il gravame era stato depositato presso la segreteria
della Sezione d’Appello in data 27.5.2014 con la prova delle operazioni di
notifica che erano state effettuate dai difensori della M. il 23.5.2014,
mediante spedizione per posta di plico raccomandato (come attestato dal timbro
apposto dall’ufficio postale che aveva accettato il medesimo plico);
infatti, in caso di notifica eseguita a mezzo posta
direttamente dall’avvocato a ciò autorizzato dal Consiglio dell’Ordine, la
“prova dell’avvenuta notifica” (avente rilevanza per il soggetto notificante)
sarebbe fornita dalla data indicata nel timbro “Guller”, apposto dall’Ufficio
postale dal quale era stata spedita la raccomandata, mentre la cartolina di
ricevimento proverebbe non l’avvenuta effettuazione dell’operazione di notifica
da parte del soggetto notificante bensì il regolare perfezionamento della
notifica  nei riguardi del soggetto destinatario.
Ciò premesso, dovrebbe, quindi, ritenersi che:

all’epoca (27.5.2014) di deposito del ricorso, da parte
della difesa della M. , presso la segreteria della Sezione d’Appello, v’era la
“prova 
dell’avvenuta notifica”, dato che l’atto recava il
timbro dell’ufficio postale accettante e che ad esso era allegata la ricevuta
di spedizione (in data 23.5.2014) della raccomandata;
il successivo deposito in data 31.7.2014 della cartolina
attestante il regolare recapito (avvenuto il 26.5.2014) della raccomandata al
destinatario era stato finalizzato soltanto a dimostrare il buon esito della
notifica.
A sostegno delle proprie tesi, la difesa della M. ha
osservato che, secondo la recente giurisprudenza, in caso di notifica curata
direttamente dall’avvocato, a ciò autorizzato dal Consiglio dell’Ordine,
mediante consegna di raccomandata all’ufficio postale ai sensi dell’art. 1
della L. n.53/1994, trova applicazione il principio desumibile dalla sentenza
della Corte Costituzionale n.477 del 2002, secondo cui, una volta che il plico
sia pervenuto al destinatario, la notificazione risulta efficace per il
notificante già al momento in cui l’atto venne da lui consegnato all’ufficio
postale per la spedizione.
Conseguentemente, dovrebbe essere rigettata l’eccezione
d’inammissibilità o d’improcedibilità dell’appello, sollevata dalla Procura
Generale.
* * * * *

CONCLUSIONI INTEGRATIVE DELLA PROCURA GENERALE E MEMORIE
DI REPLICA DI ALCUNE DELLE PARTI PRIVATE.
In prossimità dell’udienza fissata per la trattazione
degli appelli, la Procura Generale ha contestato ulteriormente la validità
della tesi, prospettata dagli appellanti I., G. , M. , R. , D. , D. ed E. ,
secondo cui 
dovrebbe essere ravvisata l’inattualità delle partite di
danno erariale loro contestate dal P.M. e, conseguentemente, dovrebbe essere
dichiarata l’intervenuta cessazione della materia del contendere o
l’improcedibilità dell’azione risarcitoria per carenza dell’interesse di cui
all’art. 100 del c.p.c., dato che il Dipartimento della Formazione
Professionale ha provveduto, nel frattempo, ad annullare in autotutela i
decreti dirigenziali con cui erano stati precedentemente concessi i
finanziamenti integrativi (erogati ai vari Enti di Formazione in aggiunta a
quanto loro già assegnato nell’ambito del P.R.O.F. 2007) e ad attivare le
procedure di recupero a carico dei medesimi Enti, mediante una forma di
“compensazione”
tra:
i crediti vantati dall’Amministrazione regionale per la
restituzione, da parte degli Enti di Formazione, dei predetti finanziamenti
“extrabudget”;
i crediti di cui sarebbero già divenuti titolari, nei
confronti della Regione Siciliana, gli Enti ai quali sono state recentemente
assegnati finanziamenti finalizzati alla realizzazione dei progetti formativi
ricompresi nell’ambito dell’Avviso n.20 del 2011.
A tal proposito, la Procura Generale (v. memoria del
6.2.2015) ha riferito che sull’operato dell’Amministrazione regionale è stata
recentemente avviata un’indagine da parte dell’O.L.A.F. (Ufficio Europeo Anti
Frode), che ha manifestato forti dubbi e perplessità sulla giuridica
ammissibilità (alla luce delle statuizioni già contenute nell’art. 80 del
Regolamento C.E. n.1083/2006 ed attualmente trasfuse nell’art. 153 del nuovo Regolamento CE n.153/2013) delle 
predette operazioni di recupero tramite compensazione,
essendo esse state predisposte mediante “accantonamenti” e successivi
“incameramenti” da parte della Regione di quote delle risorse assegnate agli
Enti di Formazione inseriti nel P.R.O.F. 2011, che risulta finanziato, in gran
parte, con contributi stanziati dall’Unione Europea.
Su tale tematica s’è sviluppato un serrato dibattito tra
la Procura Generale (che ha depositato, in allegato ad una nuova memoria, la
deliberazione n.107/2015, emessa dalla Sezione di Controllo della Corte dei
Conti per la Regione Siciliana, nella quale, con riferimento ad una fattispecie
concreta esulante da quelle oggetto del presente giudizio di responsabilità,
sono state illustrate alcune opzioni interpretative inerenti l’effettiva
portata della predetta normativa CE) e le parti appellanti interessate (v.
memorie depositate a metà marzo 2015), le quali hanno, a loro volta, ribadito
la legittimità delle operazioni di recupero recentemente poste in essere dal
Dipartimento della Formazione Professionale ed escluso che, in tale contesto,
vi siano state violazioni delle norme comunitarie, in quanto gli
“accantonamenti” sarebbero stati effettuati esclusivamente con riferimento alle
quote delle risorse finanziarie stanziate direttamente dalla Regione Siciliana.
* * * * *
All’odierna udienza, i difensori delle parti private ed
il Pubblico Ministero hanno ampiamente illustrato le rispettive tesi,
confermando le conclusioni già formulate per iscritto, per quanto riguarda sia
le 
questioni di
rito che quelle di merito.



DIRITTO


DISAMINA DELLE QUESTIONI INERENTI L’AMMISSIBILITA’ O LA
PROCEDIBILITA’ DI TALUNI APPELLI.
Preliminarmente, il Collegio Giudicante deve verificare
(considerato anche che sono state sollevate puntuali eccezioni da parte,
rispettivamente, della Procura Generale e della dott.ssa E. ) l’ammissibilità e
la procedibilità degli appelli che sono stati proposti, al fine d’ottenere la
riforma della sentenza n.401/2014, da M. G. avverso il P.M. e dalla Procura
regionale della Corte dei Conti nei riguardi di E. L. .
 Per quanto riguarda specificamente l’appello proposto dalla M. , si osserva che l’art. 1, comma 5-bis, della L. 14.1.1994,
n.19, stabilisce che:
“L’appello avverso le sentenze emesse dalla Corte dei
Conti è proponibile dalle parti, dal Procuratore regionale competente per
territorio o dal Procuratore Generale entro sessanta giorni dalla notificazione
o, comunque, entro un anno dalla pubblicazione della sentenza.
Entro  i  trenta 
giorni  successivi,  esso 
dev’essere  depositato  nella 
 segreteria del Giudice d’Appello con la prova delle avvenute
notifiche 
ed unitamente
alla copia della sentenza impugnata
”.

A sua volta, l’art. 8 del R.D. 13.8.1933, n.1038
(recante il “Regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei
Conti”), dispone che:
I termini
stabiliti per la proposizione dei gravami sono perentori. 
Le decadenze
hanno luogo di diritto e devono essere pronunziate 
 anche d’ufficio”.

Il modello processuale vigente per i giudizi di
competenza della Corte dei Conti prevede, quindi, che:
l’atto d’appello venga previamente notificato alla
controparte, con l’osservanza del “termine breve” di sessanta giorni, a
decorrere dalla notificazione della sentenza di primo grado, o del “termine
lungo” di un anno, a partire dalla data di pubblicazione della medesima
sentenza (nel caso in cui essa non sia stata notificata);
entro i trenta giorni successivi all’avvenuto
perfezionamento della notifica alla controparte, l’atto d’appello venga
depositato presso la segreteria del Giudice adito, con la prova dell’eseguita
notifica ed unitamente alla copia della sentenza impugnata.
Orbene, in ordine all’esatta interpretazione di tale
normativa hanno avuto modo di pronunziarsi, in sede di risoluzione di apposita
“questione di massima”, le Sezioni Riunite della Corte dei Conti con la
sentenza n.8/2009/Q.M., emessa in data 21.12.2009, la quale, ai sensi dell’art.
42, comma 2, della L. 18.6.2009, n.69 (che, modificando l’art. 1, comma 7,
della L. n.19/1994, ha ridisciplinato la funzione nomofilattica attribuita alle
Sezioni Riunite), assume una peculiare “valenza vincolante” per i Giudici di merito.
In particolare, le Sezioni Riunite, dopo aver effettuato
una dettagliata disamina (alla quale, per ragioni di economia espositiva, si
fa, in questa sede, espresso rinvio) degli orientamenti della giurisprudenza 
della Corte Costituzionale nonché della Corte di
Cassazione, hanno enunziato il principio di diritto secondo cui: “Il termine
perentorio di trenta giorni per il deposito dell’atto d’appello con la prova
dell’avvenuta notifica, di cui all’art. 1, comma 5-bis, della L. 14.1.1994,
n.19, decorre dalla data in cui la notifica s’è perfezionata anche nei
confronti del destinatario e non già da quella in cui la notifica s’è
perfezionata per il soggetto notificante (e ciò tenuto conto di quanto sancito
dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.477/2002, in ordine alla scissione
soggettiva del momento perfezionativo del procedimento di notificazione,
rispettivamente, per la parte notificante e per quella destinataria della
notifica)”.
In sostanza, onde attenersi correttamente a quanto
tassativamente disposto dall’art. 1, comma 5-bis, della L. n.19/1994 e non
incorrere nella conseguenziale decadenza prevista dall’art. 8 del R.D.
n.1038/1933, la parte appellante deve attendere il buon esito della notifica
del gravame al soggetto destinatario, prima di depositare, entro e non oltre i
trenta giorni successivi a tale evento, nella segreteria del Giudice competente
l’atto d’appello corredato della prova dell’avvenuta regolare notifica alla
controparte.
Orbene, dall’esame della documentazione acquisita al
fascicolo processuale si desume inequivocabilmente che:
l’appello della M. è stato notificato alla Procura,
tramite plico raccomandato, in data 26.5.2014;
l’atto d’appello è stato depositato presso la segreteria
di questa Sezione in data 27.5.2014, senza, però, essere corredato della prova 
dell’avvenuta
regolare notifica al destinatario;



la prova dell’avvenuta notifica (operazione che era
stata effettuata dalla difesa della M. mediante l’invio di plico raccomandato
con avviso di ricevimento, ai sensi della L. n.53/1994) è stata depositata
(mediante l’allegazione del cartoncino proveniente dall’ufficio postale,
attestante il regolare recapito della raccomandata alla Procura) presso la
segreteria di questa Sezione d’Appello soltanto in data 31.7.2014, ossia ben
oltre la scadenza del termine di trenta giorni (decorrente dalla concreta
regolare notificazione al destinatario del gravame, avvenuta il 26.5.2014),
tassativamente prescritto dall’art. 1, comma 5-bis, della L. 14.1.1994, n.19.
D’altro canto, a fronte della puntuale contestazione, da
parte della Procura Generale, dell’inosservanza delle prescrizioni
tassativamente imposte dalla normativa sopra citata, la M. non ha addotto
alcuna concreta giustificazione, limitandosi ad affermare (v. le pagg. 6-8
della memoria del 30.1.2015) che, in sede di deposito dell’atto d’appello
(avvenuto il 27.5.2014), le “prove
dell’avvenuta notifica” (avente rilevanza per il soggetto notificante)
sarebbero state costituite dall’indicazione della data (23.5.2014) risultante
nel timbro “Guller” apposto dall’Ufficio postale dal quale era stato spedito il
plico raccomandato e dalla ricevuta di spedizione in pari data del medesimo plico.
Il Collegio Giudicante reputa, conclusivamente, che,
sulla base delle chiare norme sopra citate e del principio di diritto enunziato
dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti nella sentenza n.8/2009/Q.M., 
che questa Sezione condivide pienamente e di cui ha già
fatto applicazione in fattispecie analoghe (v., ex plurimis, la recente
sentenza n.55/2015), l’appello proposto da M. G. debba essere dichiarato
inammissibile.
Deve, peraltro, sottolinearsi che, per le ragioni che
verranno dettagliatamente esposte nel prosieguo di questa sentenza, con
riferimento ad analoghe problematiche prospettate da altre parti appellanti, i
vari motivi di gravame addotti dalla M. risultano privi di giuridico fondamento
e, quindi, non sarebbero stati, comunque, suscettibili di accoglimento.
* * * * *

 Passando all’esame dell’appello proposto dalla Procura regionale nei confronti  di 
E.  L. 
,  il 
Collegio  Giudicante  reputa 
che  esso debba 
essere
dichiarato inammissibile per intempestività.

A tal proposito, deve rammentarsi che questa Sezione
d’Appello ha già avuto modo di evidenziare (v. la sentenza n.341/2008, dai cui
principii non v’è alcun motivo di discostarsi) che:
“E’ stato più volte affermato dalla Corte di Cassazione
che, nell’ipotesi in cui la sentenza impugnata si sia pronunziata su cause
legate da uno stretto rapporto di dipendenza, risulta applicabile la normativa
vigente in materia di cause inscindibili.
In tal senso, il concetto di cause inscindibili (v.
Corte di Cassazione n.1867 del 1981 e n.567 del 1998) va riferito non soltanto
alle ipotesi di litisconsorzio necessario sostanziale ma anche a quelle di
litisconsorzio processuale ed a quelle di
in cui è necessario che la decisione venga emessa in
contraddittorio tra tutte le parti, onde evitare la possibilità del formarsi di
giudicati contrastanti.
Ciò ricorre indubbiamente anche ove il fatto illecito e
produttivo di danno erariale sia stato sostanzialmente unitario ed alla sua
causazione abbiano contribuito più soggetti, poi chiamati a risponderne a
titolo di responsabilità amministrativa innanzi al Giudice contabile.
Ne consegue che in tema di impugnazioni va applicato il
principio in base al quale nel processo con pluralità di parti, stante
l’unitarietà del termine per appellare, la notificazione della sentenza che sia
stata eseguita ad iniziativa di una sola delle parti determina, nei riguardi
sia della stessa parte notificante sia di quelle destinatarie delle notifiche,
l’inizio del decorso del termine breve per la proposizione dell’appello anche
contro tutte le altre parti (v.: Corte di Cassazione n.25097/2005, n.9564/2000, n.6514/1996)”.
Ciò premesso, il Collegio Giudicante rileva che nella
fattispecie oggetto del presente giudizio:
la Procura aveva notificato la sentenza n.401/2014 a tutti i
soggetti condannati al risarcimento del danno, a partire da metà marzo 2014;
conseguentemente, da tale epoca iniziava a decorrere anche per la stessa
Procura il termine breve di sessanta giorni (di cui dall’art. 1, comma 5-bis,
della L. 14.1.1994, n.19) per proporre eventuale appello avverso la E.
(soggetto che era stato assolto dal Giudice di primo grado);


il P.M. ha, invece, provveduto a notificare il gravame
alla E. soltanto in data 20.6.2014, quand’era ormai abbondantemente scaduto il
predetto termine perentorio.
Ovviamente, stante la declaratoria d’inammissibilità del
gravame proposto dalla Procura nei riguardi della E. (già assolta nel merito
dalla Sezione di primo grado), non v’è luogo ad esaminare i motivi dell’appello
incidentale (peraltro giuridicamente superfluo), che è stato inoltrato dalla
medesima E. avverso la sentenza n.401/2014.
Il Collegio Giudicante rileva, infine, che, non venendo
emessa da questa Sezione alcuna “pronunzia assolutoria nel merito” in favore
della E. , non v’è luogo a provvedere in ordine alla liquidazione delle spese
di difesa (e ciò in conformità a quanto disposto dall’art. 10 bis, comma 10,
del D.L. 30.9.2005, n.203, conv. in L. 2.12.2005, n.248, e 
successive modifiche).

* * * * *

DISAMINA DELLE ECCEZIONI PRELIMINARI SOLLEVATE DALLE
PARTI PRIVATE APPELLANTI.
A) 
In primo luogo, dev’essere vagliata
l’eccezione (già dichiarata infondata dalla Sezione di primo grado), riproposta
da alcune parti appellanti (più precisamente R. A. , D. M. , D. S. ), secondo
cui l’istruttoria condotta dalla Procura regionale e la correlativa citazione
in giudizio emessa nei loro confronti sarebbero affette da nullità per
violazione delle disposizioni contenute nell’art. 17, comma 30-ter, del
D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009, come modificate
dall’art. 1, comma 1, lett. C, n.1, del D.L. n.103/2009, conv. in L.
n.141/2009, 
concernenti la necessità della sussistenza di una
specifica e concreta notizia di danno, affinchè la Procura della Corte dei
Conti possa avviare attività istruttoria per l’accertamento di una fattispecie
di responsabilità
amministrativa.
Orbene, esaminati gli atti acquisiti al fascicolo processuale, il Collegio
Giudicante reputa che tale eccezione sia palesemente infondata.
In proposito, si rileva che in date 18.1.2011 e
23.3.2011 pervennero alla Procura contabile due esposti (il primo corredato
anche da un articolo di stampa del 15.1.2011), in cui venivano descritti e
segnalati sprechi di denaro pubblico e gravi irregolarità in materia di
finanziamenti integrativi indebitamente concessi dalla Regione Siciliana a vari
Enti di Formazione Professionale.
In tali esposti si evidenziava, tra l’altro, che la
prassi di concedere finanziamenti integrativi, senza validi titoli giuridici ed
in maniera assolutamente non trasparente, era invalsa da tempo nell’Amministrazione
regionale, anzi, “era esplosa già negli anni 2007, 2008 e 2009”.
La conferma di tali anomale circostanze pervenne al P.M.
dai funzionari incaricati di acquisire documentazione presso l’Assessorato
all’Istruzione ed alla Formazione Professionale (v. la relazione del 18.1.2012,
in cui veniva sottolineato che le procedure concernenti la concessione di
illegittimi finanziamenti integrativi agli Enti di Formazione risalivano agli
anni 2007, 2008, 2009).
Non v’è dubbio, quindi, che la Procura della Corte dei Conti fosse pienamente legittimata ad attivare mirate indagini su
tali eventi, assai verosimilmente caratterizzati da gravi illegittimità e da
sprechi di denaro pubblico, anche per quanto riguardava i finanziamenti
“extrabudget” che erano stati indiscriminatamente concessi a numerosi Enti
inseriti nel P.R.O.F. 2007.
B) 
Il Collegio Giudicante ritiene
priva di qualsiasi valido fondamento giuridico l’eccezione sollevata dall’ex
assessore I. C. , secondo cui egli, avendo agito in qualità di Organo di natura
politica, non sarebbe assoggettabile all’azione di responsabilità
amministrativa, rientrante nella sfera giurisdizionale della Corte dei Conti.
A tal proposito, appare del tutto evidente che l’I. è
stato citato in giudizio di responsabilità amministrativa non in relazione all’espletamento
di funzioni di natura politica bensì per rispondere del danno erariale che,
secondo la Procura della Corte dei Conti, è scaturito dall’illegittimo decreto
n.1062 del 7.4.2009, con cui l’I. , nell’esercizio delle funzioni di natura
prettamente amministrativa attribuitegli dall’art. 6 della L.R. n.24/1976,
aveva apportato modifiche al decreto assessoriale n.852 del 3.4.2007 (con cui
era stato approvato, a suo tempo, il P.R.O.F. 2007), disponendo la concessione
di indebiti finanziamenti integrativi (ossia aggiuntivi rispetto a quelli loro
già assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007) agli enti Cormorano Felix, ENFAGA
Palermo, A.R.A.M. e CE.FO.P. ed individuando, altresì, dettagliatamente le
correlative risorse finanziarie da impegnarsi sul pertinente capitolo di
bilancio della Regione Siciliana.


C) 
Proseguendo nell’esame delle
questioni preliminari, il Collegio Giudicante rileva l’infondatezza
dell’eccezione, riproposta dall’ex assessore I. 
(nonché dall’ex dirigente generale M. , il cui gravame   è, però, già stato dichiarato
inammissibile), di presunta “disintegrità del contraddittorio processuale”.
Infatti, secondo tale tesi:

nel presente giudizio di responsabilità amministrativa
avrebbero dovuto essere citati anche i singoli Enti di Formazione
Professionale, che, a suo tempo, avevano ottenuto la concessione dei
finanziamenti integrativi (ritenuti illegittimi dalla Procura e dal Giudice di
primo grado);
l’omessa integrazione del contraddittorio comporterebbe,
pertanto, la necessità di dichiarare la nullità della sentenza n.401/2014 e di
rinviare il giudizio alla Sezione di primo grado per gli adempimenti di
competenza, ai sensi degli artt. 102 e 354 del c.p.c. e dell’art. 105 del R.D.
n.1038/1933.
Ciò premesso, il Collegio Giudicante osserva che,
secondo la prospettazione contenuta nell’atto di citazione della Procura
regionale (condivisa dalla Sezione di primo grado):
il danno erariale è scaturito dalle concessioni di
finanziamenti integrativi a vari Enti di Formazione Professionale inseriti nel
P.R.O.F. 2007, che erano state disposte “ex post”
dall’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale senza alcun
valido titolo giuridico;
le responsabilità per tali fattispecie dannose vanno imputate agli assessori, dirigenti e funzionari pubblici, che, con i
loro comportamenti caratterizzati da inescusabili violazioni degli obblighi di
servizio e da colpa grave, hanno contribuito all’erogazione degli indebiti
finanziamenti
“extrabudget”.
In tale ottica appare, quindi, del tutto evidente che il
giudizio di responsabilità amministrativa sia stato correttamente instaurato
nei confronti di quegli specifici soggetti che, secondo la Procura, non avevano
ottemperato ai proprii doveri istituzionali nei riguardi dell’Amministrazione
d’appartenenza, operando in maniera notevolmente negligente e superficiale
nonché in violazione del quadro normativo vigente in materia.
D’altro canto, non è dato comprendere quali sarebbero stati i presunti
comportamenti illeciti, tenuti dagli Enti di Formazione in violazione di
specifici doveri di servizio e con dolo o colpa grave, che avrebbero dovuto
indurre la Procura (nonché la Sezione di primo grado) a disporre la chiamata in
giudizio dei medesimi Enti, considerato che: essi si limitarono ad inoltrare al
Dipartimento della Formazione Professionale le proprie richieste di finanziamenti  integrativi, adducendo le ragioni che, a loro
avviso, avrebbero potuto giustificare tali pretese;
era, quindi, compito esclusivo dei competenti Organi ed
Uffici dell’Amministrazione valutare in maniera diligente ed approfondita la
sussistenza o meno dei presupposti inerenti l’ammissibilità e la legittimità di
tali richieste, prima di adottare i provvedimenti conseguenziali.


D) 
Il Collegio Giudicante rileva la
palese infondatezza dell’eccezione (riproposta da R. A. , D. M. , D. S. ed E.
A. ) di maturata prescrizione quinquennale (perlomeno parziale) delle pretese
risarcitorie che sono state azionate nei loro confronti dalla Procura.
Premesso che, secondo la consolidata giurisprudenza di
questa Corte (v., ex plurimis, Sezioni Riunite n.14/2011/Q.M.), nei casi di
danno diretto derivante dall’illegittimo esborso di somme di denaro  da parte della P.A., la prescrizione
dell’azione di responsabilità amministrativa inizia a decorrere dal momento in
cui, per effetto dell’emissione del relativo mandato di pagamento in favore del
soggetto beneficiario, è venuta a concretizzarsi la diminuzione patrimoniale
per l’Ente Pubblico, il Collegio Giudicante rileva che:
l’effettiva erogazione dei finanziamenti integrativi in
favore dei vari Enti di Formazione ha avuto inizio in epoca successiva
all’emissione dei decreti assessoriali nn. 2907, 2908 e 2909 del 21.12.2007 e
del decreto del dirigente generale n.1911 del 24.12.2007 (con cui vennero
assunti i correlativi impegni di spesa);
nei confronti dei soggetti sopra indicati (nonché di
tutti gli altri presunti responsabili del danno erariale) la Procura regionale
ha emesso in data 28.9.2012 invito a dedurre contenente anche formale atto di
costituzione in mora, in cui venivano dettagliatamente  illustrate le singole fattispecie di danno
erariale (quantificato nel rispettivo ammontare) scaturite dalla concessione degli
illegittimi finanziamenti integrativi in favore degli Enti di Formazione,
venivano individuate e contestate le responsabilità imputabili ai singoli 
amministratori, dirigenti e funzionari pubblici
coinvolti nella complessa vicenda, venivano infine chiaramente manifestate, con
specifico richiamo agli artt. 1219 e 2943 del c.c., le pretese risarcitorie nei
riguardi di ciascuno di
essi;
per quanto interessa specificamente in questa sede, il
predetto atto è stato ritualmente notificato: al D. in data 6.10.2012,
all’E.  il 9.10.2012, alla D. il
16.10.2012 ed alla R. il 26.10.2012.
Appare, quindi, del tutto evidente che la Procura ha
tempestivamente interrotto la prescrizione dell’azione di responsabilità
amministrativa nei confronti di tutti i soggetti interessati, ragion per cui le
eccezioni proposte dai medesimi vanno respinte.
E) 
A conclusione della disamina delle
eccezioni preliminari, il Collegio Giudicante osserva che non appare
ravvisabile alcuna violazione dei principii del “giusto processo”, imputabile
alla Procura regionale e non censurata dal Giudice di primo grado.
Infatti, dalla documentazione acquisita al fascicolo
processuale si desume che, dopo l’emissione dell’atto di citazione in giudizio
ed in prossimità dell’udienza di trattazione della causa, la Procura s’è
limitata a chiedere alcune informazioni e/o delucidazioni ai competenti uffici
dell’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale su profili
prettamente tecnici, riguardanti essenzialmente le iniziative di recupero, che
(secondo quanto riferito dai soggetti convenuti in giudizio) erano state avviate
a carico degli Enti di Formazione beneficiari degli illegittimi finanziamenti
“extrabudget”. 
La documentazione così acquisita è stata allegata al
fascicolo processuale, al fine di garantire il contraddittorio con le
controparti, le quali, a loro volta, hanno depositato ulteriori atti
riguardanti la predetta problematica e formulato le deduzioni ritenute
opportune.
* * * * * DISAMINA DELLE QUESTIONI DI MERITO.
1) 
Come già riferito nella “parte in
fatto”, vari soggetti (più precisamente: l’I. , il G. , la R. , la D. , il D.
nonchè la M. e la E. , le posizioni delle quali sono, però, già state definite
da questa Corte con le statuizioni relative all’inammissibilità del gravame
proposto dalla M. ed all’inammissibilità dell’appello proposto dalla Procura
avverso la E. , già assolta in primo grado) hanno riproposto le tesi secondo cui:
dovrebbe essere ravvisata l’inattualità delle partite di
danno erariale loro contestate dalla Procura;
conseguentemente, dovrebbe essere dichiarata
l’intervenuta cessazione della materia del contendere o l’improcedibilità
dell’azione risarcitoria, promossa dal P.M., per carenza dell’interesse di cui
all’art. 100 del c.p.c..
A tal proposito, i predetti soggetti hanno riferito che:

nel periodo aprile-luglio 2013 (ossia dopo la citazione
in giudizio degli amministratori e funzionari pubblici, ritenuti dalla Procura
responsabili del danno erariale), il nuovo dirigente generale pro tempore
(dott.ssa OMISSIS) del Dipartimento della Formazione Professionale aveva provveduto ad annullare in autotutela i decreti
dirigenziali con cui erano stati, a suo tempo, concessi i
finanziamenti integrativi, richiesti dai vari Enti di Formazione in aggiunta a
quanto loro già assegnato nell’ambito del P.R.O.F. 2007, intimando ai medesimi
Enti di provvedere, entro trenta giorni, alla restituzione delle relative
somme, mediante versamenti da effettuarsi sul capitolo d’entrata n.3724 del bilancio  regionale, e di depositare      le corrispondenti quietanze (mod. 121/T)
rilasciate dalla Tesoreria; successivamente, il medesimo dirigente generale,
avendo constatato che il predetto termine di trenta giorni era decorso
infruttuosamente, aveva proceduto agli accertamenti in entrata (sul capitolo
3724, capo 
X) delle somme che avrebbero dovuto essere recuperate a
carico dei vari Enti, previa effettuazione di appositi “accantonamenti” a
valere sulle quote di finanziamento che erano state recentemente impegnate in
favore degli Enti incaricati della realizzazione dei nuovi progetti di
formazione, approvati in attuazione dell’Avviso n.20 del 2011;
nei decreti dirigenziali in questione si disponeva, in particolare,
che le somme assoggettate alle operazioni di “accantonamento” venissero
liquidate in favore della Regione Siciliana e, quindi, “incamerate” tramite
l’emissione di mandati speciali (cosiddetti “mandati verdi”); con tali “mandati
verdi” l’Amministrazione aveva, quindi, disposto, con riferimento a ciascuno
degli Enti di Formazione interessati, la “commutazione in entrata della
ritenuta eseguita in misura pari all’importo da esso Ente dovuto”, con
correlativa imputazione al capitolo n.3724 del bilancio regionale, rubricato “recuperi e rimborsi 
vari da altri
soggetti”.
Ciò premesso, le parti appellanti hanno sostenuto che le
varie partite di danno erariale sarebbero venute meno per effetto delle
operazioni contabili sopra illustrate, che avrebbero comportato una forma di
“compensazione” tra:
i crediti vantati dall’Amministrazione regionale per la
restituzione, da parte degli Enti di Formazione, dei finanziamenti integrativi
(ritenuti illegittimi dalla Procura e dalla Sezione di primo grado) che erano
stati loro concessi (tra il 2007 ed il 2009), in aggiunta a quelli già
assegnati nell’ambito del P.R.O.F. 2007, e che sono stati oggetto di revoca
mediante i decreti dirigenziali emanati nel
2013;
i crediti di cui sarebbero già divenuti titolari, nei
confronti della Regione Siciliana, gli Enti di Formazione, ai quali sono state
recentemente assegnate quote di finanziamento finalizzate alla realizzazione
dei progetti formativi ricompresi nell’ambito dell’Avviso 
n.20 del 2011.

Si tratterebbe, infatti, di crediti (e debiti)
reciproci, che sarebbero dotati dei requisiti della certezza, della liquidità e
dell’esigibilità, idonei a consentirne la compensazione ai sensi dell’art. 1241
del c.c.. A dimostrazione di tali recuperi tramite compensazione, sono state
allegate (tra l’altro):
la nota datata
27.11.2013 del Servizio Gestione;

la nota n.81109 del 16.12.2013 del
medesimo Servizio;

le note n.36513 del 25.6.2014 e n.3274 del 22.1.2015, a
firma del dirigente del Servizio Tesoro della Ragioneria Generale della 
Regione Siciliana, in cui si riferisce testualmente che:
“A fronte dei mandati verdi di regolazione contabile emessi dal Dipartimento
della Formazione Professionale a valere sui capitoli di spesa nn. 717914 e
717910, sono state predisposte le quietanze d’entrata al bilancio della Regione
Siciliana, analiticamente di seguito descritte, imputate al capitolo d’entrata
3724, capo X, esercizio contabile 2013…. Attesa la competenza del predetto
Dipartimento, cui s’intesta l’azione di recupero, si ritiene che ulteriori dati
ed informazioni circa lo stato dello stesso recupero debbano essere chiesti a
tale
Dipartimento”.
Il Collegio Giudicante ritiene che tali argomentazioni,
eccezioni e conclusioni non siano affatto giuridicamente condivisibili e
debbano, quindi, essere rigettate.
A tal proposito, deve, in primo luogo, evidenziarsi che
dall’esame dei singoli decreti di “incameramento di somme”, che sono stati
emessi, nel corso del 2013, dal Dipartimento della Formazione Professionale, si
evince agevolmente la “illiquidità” sia dei (presunti) debiti
dell’Amministrazione nei confronti dei vari Enti di Formazione interessati sia
dei correlativi (presunti) crediti dei medesimi Enti, che sarebbero maturati in
loro favore in relazione all’espletamento (all’epoca ancora “in itinere”) delle
attività di  formazione professionale
ricomprese nell’ambito del cosiddetto “Avviso n.20 del 2011”.
Infatti, nei predetti decreti dirigenziali del 2013
l’Amministrazione, una volta effettuata “l’operazione di accantonamento, a
valere sulle somme impegnate per l’Avviso n. 20/2011, di una quota parte 
proporzionale al debito del singolo Ente”, ha provveduto
alla successiva “liquidazione” del credito, di pari importo, in favore della
Regione Siciliana (e ciò in misura corrispondente alle somme ritenute
illegittimamente corrisposte, a suo tempo, all’Ente a titolo di finanziamenti integrativi
a valere sul P.R.O.F. 2007).
Nessun riferimento è stato, invece, operato nei decreti
in esame alla fase del procedimento di spesa concernente specificamente la
“liquidazione” del credito che sarebbe maturato in favore del singolo Ente in
rapporto all’Avviso n. 20/2011, liquidazione che in tanto avrebbe potuto essere
legittimamente disposta, in quanto fosse già stata presentata, esaminata e
debitamente approvata la rendicontazione delle attività effettivamente svolte
in tale specifico ambito.
Infatti, l’, che è stato
assunto dall’Amministrazione con il decreto dirigenziale emanato a seguito
dell’approvazione definitiva della graduatoria dei progetti formativi
ricompresi nell’Avviso n. 20/2011, non attribuisce “tout court” all’Ente
interessato un “diritto di credito certo, liquido ed esigibile” né appare
idoneo a far ritenere “effettivamente spettante” al medesimo Ente l’importo ivi
indicato, importo che potrà essere definito tale soltanto a seguito della
regolare rendicontazione dell’attività concretamente svolta, debitamente
controllata e formalmente approvata dall’Amministrazione.
In sostanza, l’operazione di “liquidazione” del credito
di pertinenza dell’Amministrazione (traente titolo dall’attivazione del
recupero degli 
esborsi da essa sostenuti, a suo tempo, in occasione
dell’illegittima concessione dei finanziamenti integrativi nell’ambito del
P.R.O.F. 2007) non risulta (per quanto si desume dai decreti dirigenziali in
questione) essere stata preceduta dalla correlativa ed indispensabile
“liquidazione” del debito della stessa Amministrazione nei confronti del
singolo Ente, per le attività da esso concretamente svolte nell’ambito del
programma di formazione di cui all’Avviso n. 20/2011, operazione da ritenersi
indubbiamente propedeutica all’emissione del titolo di pagamento nonché
necessaria affinchè si potesse procedere ad un’eventuale estinzione delle
reciproche obbligazioni mediante compensazione.
Ne consegue che l’ che è stato posto
in essere dall’Amministrazione, consistente nello “incamerare” le somme da
recuperare mediante l’emissione dei mandati speciali (c.d. mandati verdi),
oltre che difettare del presupposto legittimativo, ossia della ragione
giuridica sulla base della quale operare il predetto “accantonamento” (alias
“ritenuta”) a valere sulle somme contabilmente “impegnate” recentemente in
favore dei singoli Enti di Formazione Professionale, non ha conferito il
carattere della “effettività” all’asserito recupero, in quanto s’é trattata di
una “mera operazione contabile”, che non ha comportato alcuna reale
movimentazione di somme di denaro presso la Tesoreria regionale.
A tal proposito, deve rammentarsi che i c.d. “mandati
verdi” (emessi dal Dipartimento della Formazione Professionale ed acquisiti
agli atti del presente giudizio) sono ordinativi speciali, già previsti
dall’art. 
408, comma 1, del “Regolamento di contabilità generale
dello Stato”, approvato con R.D. 23.5.1924, n. 827, il quale dispone che: “Gli
ordinativi sono distinti, in modo appariscente, in due specie, a seconda che
essi comportino effettivo movimento di denaro, ovvero debbano essere estinti:
mediante commutazione in quietanza di entrata o di versamento in conto corrente
di amministrazioni e gestioni autonome, oppure mediante semplici registrazioni
nelle scritture contabili”.
A loro volta, le Istruzioni Generali sui Servizi di
Tesoreria prevedono, all’art. 77, che:
“I titoli di spesa da estinguere mediante commutazione
in documenti di entrata sono intestati al creditore, con vincolo di
commutazione nei suddetti documenti.
Quando trattasi di regolazione di ritenute erariali,
ovvero di somme comunque dovute all’Erario, i titoli di spesa vanno intestati
al , con vincolo di commutazione in quietanza di
entrata e con l’indicazione, nella parte riservata alla causale, dei nominativi
degli interessati”.
In pratica, gli ordinativi di pagamento possono essere
disposti o con titoli che si estinguono con l’effettivo versamento di denaro
presso la Tesoreria oppure con titoli speciali che si estinguono mediante
commutazione in documenti di entrata o semplici registrazioni nelle scritture,
le quali si configurano come operazioni contabili che non comportano movimento
di denaro, come avviene, per l’appunto, nelle ipotesi di emissione dei c.d.
“mandati verdi”.


D’altronde, l’utilizzo di tali titoli speciali di
pagamento viene normalmente disposto dalle Amministrazioni Pubbliche, ed, in
particolare, dall’Amministrazione regionale siciliana, per la contabilizzazione
di movimentazioni di fondi tra le contabilità speciali di Tesoreria Unica,
accese a favore dei soggetti tenuti al rispetto della normativa di cui all’art.
1 della L. 29.10.1984, n.720 (v. l’art. 144 delle II.SS.TT.), o per la
contabilizzazione delle ritenute erariali e contributive operate sulle retribuzioni
del personale; a tal fine, infatti, il Dipartimento regionale del Personale e
dei Servizi generali di Quiescenza, Previdenza ed Assistenza del Personale ha
costantemente diramato direttive a tutti i Dipartimenti regionali (prot. 142691
del 3/10/2006, prot. 37246 del 9/3/2007, prot. 71220 del 17 aprile 2009, tutte
pubblicate sul sito istituzionale) in ordine all’utilizzo, per la
contabilizzazione delle citate ritenute, dei “mandati verdi”, titoli speciali
da estinguersi mediante semplice registrazione nelle scritture contabili, con
imputazione ai capitoli di entrata relativi ai contributi previdenziali,
assistenziali ed assicurativi.
Non risulta, invece, che in altre circolari della
Regione Siciliana sia mai stata autorizzata l’emissione di “mandati verdi” come
strumento per operare l’estinzione di obbligazioni della P.A. sorte sulla base
di altri titoli giuridici.
Il Collegio Giudicante ritiene, pertanto, che
l’operazione di “compensazione” disposta nel 2013 dal Dipartimento della
Formazione   Professionale   sia  
stata   posta   in  
essere mediante 
 l’impropria utilizzazione di tali titoli speciali di pagamento, i quali sono stati emessi al precipuo fine di evidenziare la
contabilizzazione, sul capitolo n.3724 del bilancio regionale, di entrate in
misura pari alle somme che erano state, a suo tempo, illegittimamente erogate
ai vari Enti di Formazione a titolo di finanziamenti “extrabudget” nell’ambito
del P.R.O.F. 2007, senza, però, che sia intervenuta alcuna reale variazione
incrementativa in termini di cassa per l’erario regionale; infatti, come sopra
rilevato, il contestuale “pagamento” in favore dell’Amministrazione, menzionato
nella causale dei rispettivi titoli, altro non era che la contabilizzazione
dell’accantonamento della quota parte di un credito asseritamente vantato dai
singoli Enti, che, però, allo “status quo” non era né certo né liquido né
esigibile, in quanto attinente ad un’attività ancora “in itinere”, da
espletarsi nell’ambito di un programma di formazione professionale (di cui
all’Avviso n.20 del 2011) ben diverso da quello (il P.R.O.F. 2007) nel quale
erano stati erogati indebitamente i finanziamenti integrativi, e, quindi, non
ancora definitivamente rendicontata.
In tale peculiare ottica vanno, quindi, intese e
valutate le dichiarazioni contenute nelle note prot. n.36513 del 25.6.2014 e
n.3274 del 22.1.2015, con le quali il dirigente del Servizio di Tesoreria della
Ragioneria Generale della Regione Siciliana s’è limitato a riferire
semplicemente che: “A fronte dei mandati verdi di regolazione contabile emessi
dal Dipartimento della Formazione Professionale a valere sui capitoli di spesa
nn. 717914 e 717910, sono state predisposte le quietanze d’entrata al bilancio
della Regione Siciliana, analiticamente di seguito descritte, imputate al
capitolo d’entrata 
n.3724, capo X, dell’esercizio contabile 2013…. Attesa
la competenza del predetto Dipartimento, cui s’intesta l’azione di recupero, si
ritiene che ulteriori dati ed informazioni circa lo stato dello stesso recupero
debbano essere chiesti a tale
Dipartimento”.
In pratica, nelle predette note si fa presente
esclusivamente l’avvenuta operazione di contabilizzazione, sul capitolo di
entrata n.3724, degli importi indicati in distinto allegato, rimarcandosi,
però, l’esclusiva competenza e la responsabilità del Dipartimento della
Formazione Professionale, che aveva emesso i singoli “mandati verdi”, per
quanto riguarda l’operazione sostanziale sottostante, riportata, nel titolo
informatico, nel “campo” rubricato sotto la voce “ritenute”.
Ad avviso del Collegio Giudicante, pertanto, deve
affermarsi che, a fronte dell’effettivo depauperamento subito
dall’Amministrazione regionale a causa dell’esborso delle somme corrispondenti
agli illegittimi finanziamenti “extrabudget”, non risulta dimostrato che sia
venuto a corrispondere un ristoro effettivo, certo e definitivo, che possa
definirsi realmente incrementativo delle finanze regionali in pari misura e
possa, quindi, considerarsi idoneo a far ritenere cessata la materia del contendere.
Infatti, con i provvedimenti dirigenziali emessi nel
2013 (sopra ampiamente illustrati) è stata posta in essere un’operazione
squisitamente contabile, che non ha comportato alcun reale movimento di cassa. 
In altri termini, l’attivazione di un mero “strumento contabile”, attraverso il quale rappresentare lo spostamento di una
serie di importi dal capitolo di spesa 717914 al capitolo di entrata 3724 del
bilancio regionale, non risulta assolutamente sufficiente a determinare una
forma di compensazione con effetto estintivo delle obbligazioni sottostanti,
dato che l’adozione del predetto mero “strumento contabile” non è idonea a
conferire il carattere della “liquidità” ad un credito originariamente
“illiquido” (quale quello asseritamente vantato da ciascun Ente in relazione
agli importi contabilmente
assegnatigli con il provvedimento d’approvazione del
P.R.O.F. di cui all’Avviso n.20/2011), “liquidità” che
costituisce, ai sensi dell’art. 1241 del c.c., presupposto indefettibile
affinché una compensazione tra crediti reciproci possa considerarsi
giuridicamente “esistente”, prima ancora che “legittima”, e tutto ciò a
prescindere da qualsiasi valutazione in ordine all’utilizzabilità della
compensazione “in subjecta materia”, con particolare riferimento alle
disposizioni comunitarie di cui all’art. 80 del Regolamento (CE) 11 luglio
2006, n. 1083, trasfuse nel vigente articolo 153 del Regolamento (UE) n. 1303
del 2013.
Le argomentazioni sopra ampiamente illustrate in ordine
alla “non effettività dei recuperi” disposti dall’Amministrazione regionale con
le predette modalità esimono il Collegio Giudicante dall’affrontare la
problematica relativa all’applicabilità o meno nel presente giudizio delle
predette norme dell’ordinamento comunitario.
Trattasi, infatti, di questione da ritenersi indubbiamente
“assorbita” per effetto delle conclusioni alle quali è pervenuta questa Corte in 
ordine alla “non effettività dei recuperi” disposti
dall’Amministrazione regionale, ragion per cui non ricorre il presupposto
giuridico, invocato da alcune delle parti appellanti, che avrebbe potuto
indurre questo Giudice a sollevare la c.d. “pregiudiziale comunitaria” innanzi
alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
* * * * *

2) 
Quasi tutte le parti appellanti
hanno affermato che non sarebbero ravvisabili profili d’illegittimità nei
procedimenti e nei provvedimenti mediante i quali erano stati, a suo tempo,
concessi i finanziamenti integrativi richiesti dai vari Enti di Formazione
Professionale, in aggiunta a quanto loro già assegnato nell’ambito del P.R.O.F.
2007. Infatti, trattandosi dell’espletamento di un “servizio pubblico” affidato
dalla Regione Siciliana ad Enti privati non aventi scopo di lucro,
l’Amministrazione sarebbe sempre incondizionatamente tenuta a coprire
integralmente, anche “ex post”, tutti i costi ed, in particolare, i “costi del
personale”, gravando su di essa una sorta di “garanzia impropria” per
l’adempimento, da parte degli Enti di Formazione, delle obbligazioni di
corrispondere al personale impiegato nei corsi i trattamenti economici
stabiliti dalla contrattazione collettiva.
D’altro canto, non sarebbe ravvisabile a carico
dell’Amministrazione alcun effettivo vincolo giuridico di non superabilità del
limite di spesa preventivato, in sede di approvazione del P.R.O.F., nei
riguardi di ciascun Ente né tantomeno potrebbero desumersi divieti in tal senso
dalla circolare n.6 dell’11.6.2004, che peraltro, all’epoca del verificarsi
(periodo 2007-2009) dei fatti oggetto del presente giudizio, 
non sarebbe
stata più efficace.
In tale contesto, quindi, alle integrazioni finanziarie
richieste dagli Enti (in aggiunta
ai finanziamenti loro già assegnati nell’ambito del
P.R.O.F. 2007) si sarebbe legittimamente provveduto utilizzando le
economie di spesa realizzate e reiscritte nei pertinenti capitoli di bilancio,
così come consentito dall’art. 9 della L.R. n.21/2007. Conclusivamente, secondo
le parti appellanti, i comportamenti da esse tenuti nonché gli atti redatti ed
i provvedimenti emessi non sarebbero viziati da profili di antigiuridicità
produttiva di danno erariale.
Orbene, il Collegio Giudicante reputa che tali tesi
siano giuridicamente infondate e, quindi, assolutamente non condivisibili.
Come ben argomentato dalla Sezione di primo grado,
debbono, infatti, ritenersi illegittime nonché foriere di danno erariale, in quanto
comportanti per la P.A. ingiustificati e sostanzialmente inutili esborsi di
ingentissime risorse finanziarie, le procedure con cui l’assessorato
all’Istruzione ed alla Formazione Professionale ha concesso in varie fasi,
dapprima a fine anno 2007 e poi nel corso del 2009, a numerosi Enti
finanziamenti aggiuntivi rispetto a quelli loro già assegnati nell’ambito del
P.R.O.F. 2007.
A tal proposito, il Collegio Giudicante osserva che
(come sottolineato da questa Sezione d’Appello nella sentenza n.259/2013,
riguardante una fattispecie per molti aspetti essenziali analoga a quelle
oggetto del presente giudizio) non si rinvengono nell’ordinamento regionale
norme o principii generali che consentano l’indiscriminata 
concessione di finanziamenti integrativi,  estemporaneamente richiesti da Enti già
inseriti, a seguito dell’espletamento di complesse istruttorie, nell’ambito del
Piano Regionale dell’Offerta Formativa, annualmente approvato con apposito decreto
dell’assessore all’Istruzione ed alla Formazione
Professionale.
Al contrario, deve ritenersi immanente nell’ordinamento
regionale il principio generale di “non incrementabilità” del finanziamento
così assegnato all’Ente interessato.
In tale ottica, deve rammentarsi che, in base alla L.R.
n.24/1976, la Formazione Professionale costituisce un “servizio pubblico”,
finalizzato a favorire l’incremento della cultura e delle capacità tecniche dei
lavoratori, onde agevolare le loro possibilità di occupazione.
In questo ambito viene ad assumere un ruolo fondamentale
l’assessorato regionale all’Istruzione ed alla Formazione Professionale, il
quale provvede a programmare ed organizzare i corsi di formazione, avvalendosi,
tra l’altro, degli “enti giuridicamente riconosciuti o di fatto e delle loro
relative forme associative, che abbiano per fine, senza scopo di lucro, la
formazione professionale” (art. 4 della L.R. n.24/1976).
L’assessorato procede, quindi, annualmente
all’elaborazione del Piano Regionale per l’Offerta Formativa (P.R.O.F.),
mediante, tra l’altro, una “rigorosa selezione delle iniziative da ammettere a
contributo, sotto i profili dell’efficienza e dell’idoneità tecnica dei Centri
di Formazione e dell’aderenza delle loro proposte ai 
programmi regionali” (art. 5 della L.R. n.24/1976).

Per il finanziamento delle attività formative
commissionate a soggetti esterni, l’Amministrazione deve prevedere, anche sulla
scorta delle proposte avanzate dai singoli Enti (v. l’art. 6, comma 2, della L.R.
n.24/1976), specifici stanziamenti, finalizzati a coprire le varie categorie di
spese elencate nell’art. 9.
Il P.R.O.F. dev’essere approvato mediante apposito
decreto  emanato dall’assessore, il
quale, qualora successivamente all’approvazione si verificassero “condizioni
particolari”, è autorizzato a provvedere alle necessarie modifiche ed
integrazioni, sentito il parere (obbligatorio ma non vincolante) della
Commissione Regionale per l’Impiego (art. 6, comma 3, della L.R. n.24/1976).
Appare, quindi, evidente che il P.R.O.F., una volta
definitivamente approvato, possa essere modificato esclusivamente in presenza
di “situazioni particolari”, ossia eccezionali, straordinarie e non prevedibili
“ex ante”, e, comunque, sempre per la tutela dei preminenti interessi pubblici
sottesi al delicato settore della Formazione Professionale, dovendo ritenersi,
invece, giuridicamente inammissibili modifiche ed integrazioni finanziarie
disposte per ottemperare a richieste estemporaneamente inoltrate da questo o da
quell’Ente per il soddisfacimento di proprie asserite esigenze organizzative
e/o gestionali.
D’altro canto, deve rammentarsi che è lo stesso Ente
partecipante alla selezione ad evidenza pubblica, finalizzata all’inserimento
nel P.R.O.F., ad elaborare il progetto di formazione che intende 
realizzare ed a quantificarne dettagliatamente i costi,
sottoponendo
  le proprie proposte
all’Amministrazione, la quale, soltanto a seguito
  di una complessa istruttoria, valuta l’ammissibilità
del progetto in rapporto alle finalità pubbliche da perseguire, la congruità
dei costi ivi preventivati nonché la relativa compatibilità con le risorse
finanziarie disponibili, che dovranno essere equamente assegnate, in osservanza
degli ineludibili canoni di economicità, efficienza, efficacia, trasparenza ed
imparzialità, ai vari Enti affidatari degli incarichi.
Orbene, i criteri operativi per l’elaborazione del
P.R.O.F., per l’inserimento in esso degli Enti interessati e per l’espletamento
delle relative attività sono stati compendiati nella circolare n.6 dell’11.6.2004,
intitolata “Direttive per la presentazione delle istanze, lo svolgimento e la
rendicontazione dei progetti formativi”, emessa dallo stesso assessorato alla
Formazione Professionale.
In particolare, per quanto interessa specificamente in questa sede, tra
i punti più rilevanti della predetta circolare figurano i seguenti: ciascun
Ente di Formazione interessato a partecipare alla selezione ad evidenza
pubblica, annualmente bandita, deve indicare quale o quali corsi intenda
organizzare e specificare analiticamente gli 
importi dei finanziamenti all’uopo occorrenti (ovviamente nei limiti
delle categorie di spese ammissibili, così come individuate dall’art. 9 della
L.R. n.24/1976 e dalle relative disposizioni
applicative);
una volta operata la selezione comparativa delle
proposte formulate dagli Enti, l’assessorato redige il Piano Regionale dell’Offerta  
Formativa per l’anno di riferimento, in cui, per ciascun
progetto approvato, viene specificato l’ammontare del finanziamento concesso
all’Ente
attuatore;
in tale contesto, vige tassativamente il principio
secondo cui: “Per i progetti inseriti nel P.R.O.F., il tetto massimo delle
risorse finanziarie riconoscibili è rappresentato dagli importi assegnati con il
provvedimento di finanziamento” (v. capo II, par. 6, 3° cpv.);
i rapporti giuridici tra il Dipartimento della
Formazione Professionale e l’Ente attuatore del progetto ammesso al
finanziamento debbono essere formalmente disciplinati da un apposito “atto di
adesione” (v. capo V, par. 9);
nel sottoscrivere l’atto di adesione, l’Ente deve, tra
l’altro, accettare espressamente le clausole secondo cui: “Il finanziamento
assegnato con il provvedimento amministrativo viene riconosciuto spettante
soltanto provvisoriamente e costituisce, altresì, il limite massimo di spesa” e
“Il finanziamento concesso rappresenta la misura massima del contributo
erogabile, anche nell’ipotesi in cui le spese ammissibili e documentate
superino quelle preventivate”.
Ciò premesso, il Collegio Giudicante rileva che il
contenuto della circolare n.6 dell’11.6.2004 risulta essere stato espressamente
richiamato:
nell’Avviso Pubblico n.2/06/FP del 9.6.2006 (pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale della Regione del 16.6.2006), con cui l’assessore ha
diramato le “Direttive per la programmazione e la presentazione dei progetti a
valere sul Piano Regionale dell’Offerta Formativa per il 
2007”, nel cui capo II, par. II.1, è stato comunque
ribadito, a scanso di
equivoci, che: “Gli importi finanziati per i progetti
inseriti nel
P.R.O.F. costituiranno il tetto massimo delle risorse
riferibili a ciascun progetto ammesso a finanziamento”;
nel decreto assessoriale n.852 del 3.4.2007, con cui è
stata approvata la “Graduatoria definitiva dei progetti valutati, afferenti il 
P.R.O.F. 2007”; nel decreto del dirigente generale con cui sono stati
assunti i correlativi impegni di spesa;
nei vari “atti di adesione”, sottoscritti nel 2007 dai
legali rappresentanti degli Enti di Formazione inseriti nel P.R.O.F.;
in tutti i successivi provvedimenti (sia quelli emessi a
fine anno 2007 sia quelli emessi nel 2009) con cui sono stati concessi i
finanziamenti integrativi, oggetto di contestazione nel presente giudizio.
Non può, pertanto, minimamente dubitarsi che i
competenti Organi dell’assessorato fossero tenuti all’osservanza di tali
essenziali prescrizioni generali, tanto più che esse erano state formalmente
accettate anche dagli Enti di Formazione interessati.
Tenuto conto dei predetti elementi, risultano, quindi,
palesemente pretestuose ed inconferenti le affermazioni, contenute in quasi
tutti gli atti d’appello, secondo cui la circolare n.6 dell’11.6.2004 avrebbe
perso efficacia dopo il 31.12.2006.
A parte il fatto che non risulta dimostrato che dopo
tale data siano state emanate prescrizioni generali aventi contenuto
diametralmente opposto a quello della predetta circolare (in modo da consentire
“ex 
post” indiscriminate concessioni di finanziamenti
integrativi, “ad libitum” degli Enti di Formazione interessati), la stessa
circostanza che le “Direttive per la presentazione delle istanze, lo
svolgimento e la
rendicontazione dei progetti formativi”, diramate con la circolare
n.6 dell’11.6.2004, siano state espressamente richiamate
in tutti i provvedimenti sopra indicati (emessi successivamente al 31.12.2006)
dimostra inequivocabilmente le perduranti validità ed efficacia dei principii
fondamentali ivi espressi.
Va, infine, sottolineato, “ad abundantiam”, che la
persistente vigenza della circolare n.6 dell’11.6.2004 è stata esplicitamente
riconosciuta persino nei recenti decreti emessi nel 2013 dal dirigente generale
del Dipartimento della Formazione Professionale, con cui l’Amministrazione ha
ritenuto di dover revocare in autotutela i finanziamenti integrativi (oggetto
di contestazione nel presente giudizio di responsabilità amministrativa)
erogati agli Enti a fine anno 2007 e nel corso del 2009.
In tali decreti del 2013, infatti, si menziona la “circolare
assessoriale 
n.6 dell’11.6.2004… la cui validità è prorogata sino
all’emanazione di nuove disposizioni”.
Ciò assodato, il Collegio Giudicante ritiene, altresì,
che non possa rinvenirsi alcuna legittimazione all’indiscriminata concessione
di finanziamenti integrativi postumi nell’art. 9 della L.R. n.21/2007, secondo
cui le economie realizzate sugli stanziamenti finalizzati, in base alla L.R.
n.24/1976, all’espletamento delle attività di formazione professionale possono
essere reiscritte in bilancio per essere 
destinate ad
altri interventi in materia.
Infatti, come già evidenziato dal Giudice di primo grado
nonché da questa Sezione d’Appello nella sentenza n.259/2013, una corretta
esegesi (da effettuarsi anche alla luce dei fondamentali canoni di economicità,
efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, chiaramente enunziati
nell’art. 1 della L. n.241/1990 e costituenti logici corollari del principio di
“buon andamento della Pubblica Amministrazione”, che è stato consacrato
nell’art. 97 della Costituzione) induce a ritenere che:
il legislatore non abbia affatto inteso consentire che
le economie realizzate ed accertate possano essere utilizzate
dall’Amministrazione per erogare finanziamenti integrativi a qualsivoglia Ente,
che (dopo aver avuto assegnata la propria quota di risorse) riferisca di aver
effettuato spese in misura maggiore rispetto a quella che era stata da esso
stesso preventivata in sede di partecipazione alla selezione ad evidenza
pubblica e che era stata autorizzata dalla medesima Amministrazione, previa
effettuazione di una rigorosa e complessa istruttoria, in sede di ammissione al
finanziamento disposto con l’approvazione del P.R.O.F. annuale;
la norma contenuta nell’art. 9 della L.R. n.21/2007
vada, invece, razionalmente interpretata nel senso che le economie realizzate
possano essere reiscritte in bilancio per essere destinate, in osservanza dei
fondamentali canoni di sana programmazione, di economicità, di efficienza e
d’ineludibile trasparenza, esclusivamente all’effettuazione di nuovi interventi
formativi, finalizzati a soddisfare 
preminenti interessi pubblici, da definirsi secondo le
modalità e con l’osservanza delle procedure previste dalla legge (v., in
particolare, l’art. 6 della L.R. n.24/1976).
Le argomentazioni e le conclusioni sopra esposte valgono
indubbiamente anche per le ipotesi in cui, mediante l’erogazione di
finanziamenti integrativi, s’intendesse sopperire a maggiori costi per  il personale, che l’Ente di Formazione
asserisca d’aver sostenuto.
Il costo del personale costituisce, infatti, una delle
componenti della spesa, che dev’essere accuratamente preventivata, assieme alle
altre, in sede di elaborazione della proposta che lo stesso Ente di Formazione
si accinge a sottoporre all’esame dell’Amministrazione e che quest’ultima deve
ponderatamente valutare in sede di verifica dell’ammissibilità dell’inserimento
dell’Ente nel P.R.O.F. annuale.
Eventuali maggiori costi che l’Ente di Formazione
affermi d’aver sostenuto per il personale non possono, quindi, comportare
automaticamente la conseguenza che l’Amministrazione regionale sia, comunque,
tenuta a sopportare oneri finanziari ulteriori rispetto a quelli che erano
stati preventivati su proposta dello stesso Ente.
Opinare diversamente equivarrebbe, in dispregio dei più
elementari canoni di razionalità e di “buona amministrazione”, a vanificare
qualsiasi forma di doverosa programmazione della gestione delle risorse
finanziarie pubbliche e ad agevolare il verificarsi di fenomeni di sperpero ingiustificabile.
D’altro canto, le parti appellanti rispettivamente
interessate non hanno specificato e dimostrato nei loro gravami, con riferimento a 
ciascuno dei vari Enti cui furono a suo tempo concessi
i
  finanziamenti integrativi, quali
sarebbero state le “condizioni particolari” (di cui all’art. 6 della L.R.
n.24/1976),
ossia eccezionali,  straordinarie e non prevedibili “ex ante”, che avrebbero fatto 
lievitare

i costi del personale e/o quelli di gestione, rispetto a
quelli previsti in sede d’approvazione del P.R.O.F. 2007, e che pertanto, a
loro avviso, avrebbero potuto, in qualche modo, giustificare le assegnazioni
postume dei finanziamenti “extrabudget”.
Va, inoltre, sottolineato che neppure nei provvedimenti
con i quali vennero concessi i finanziamenti integrativi sono state specificate
quali fossero tali “condizioni particolari”.
D’altro canto, contrariamente a quanto asserito dalla
dott.ssa D. (ex dirigente del Servizio Programmazione), eventuali inesattezze,
verificatesi in sede di quantificazione di una voce di spesa riguardante
qualcuno degli Enti, avrebbero dovuto essere oggetto di segnalazione e di
correzione durante la lunga fase istruttoria propedeutica all’approvazione
definitiva del P.R.O.F., non potendo costituire valido motivo, in base a quanto disposto
dall’art. 6 della 
L.R. n.24/1976, per procedere a modifiche postume del
P.R.O.F. già in vigore.
Il Collegio Giudicante reputa, pertanto, che non siano
meritevoli di censura le conclusioni cui è pervenuto il Giudice di primo grado
in ordine alla sussistenza delle illegittimità produttive di danno erariale,
che hanno caratterizzato, in linea generale, i procedimenti seguiti ed i
provvedimenti emessi per la concessione dei finanziamenti 
integrativi.
* * * * *
3)  
A questo punto debbono essere
esaminate le doglianze prospettate dai vari soggetti appellanti in ordine:
alla sussistenza, ravvisata dalla Sezione di primo
grado, di un effettivo nesso di causalità o concausalità tra i comportamenti da
ciascuno tenuti e le partite di danno erariale, rispettivamente, contestate
dalla Procura;
alla
ravvisabilità in tali comportamenti di profili di colpa grave.
In tale ambito, il Collegio Gudicante ritiene di dover
esaminare, in primo luogo, la posizione di L. R. .
Orbene, risulta dagli atti che il L. , già presidente
della Regione Siciliana, si trovò a ricoprire per un breve periodo nel giugno
2009 (nelle more della costituzione di una nuova Giunta regionale), tra le
altre, anche la carica di assessore “ad interim” all’Istruzione ed alla
Formazione Professionale.
In tale contesto, egli non emanò alcuno dei decreti contenenti
modifiche al P.R.O.F. 2007, con cui vennero previste ed autorizzate
integrazioni finanziarie postume a favore di vari Enti di Formazione.
Egli si limitò, infatti, ad apporre una firma, non
accompagnata da alcuna dicitura avente valenza approvativa, su un promemoria
che era stato predisposto dal Servizio Programmazione ed era stato sottoscritto
dal dirigente generale.
Si trattò, quindi, di una “mera presa d’atto” da parte sua, non
avente 
alcuna concreta
efficacia giuridica.

Ciò trova puntuale ed inequivocabile conferma nel fatto
che la pratica, rimasta all’epoca inesitata, venne successivamente sottoposta
all’esame del nuovo assessore L. G. , il quale, effettuate le proprie
valutazioni, emanò il decreto n.1804 del 28.7.2009, con cui apportò rilevanti
modifiche al decreto n.852 del 3.4.2007 (con cui era stato, a suo tempo,
approvato il P.R.O.F. 2007), riconoscendo la spettanza di ingenti finanziamenti
integrativi agli Enti di Formazione “A.N.F.E. Sicilia”, “CIOFS-FP” e “I.A.L.-C.I.S.L.”,
per complessivi € 1.281.055,26.
Appare, quindi, evidente che il L. non venne ad assumere
né formalmente né sostanzialmente alcun effettivo ruolo concausale nella
produzione di tale partita di danno, ragion per cui la condanna al risarcimento
di € 224.184,67, pronunziata a suo carico dalla Sezione di primo grado
sull’erroneo presupposto (v. pag. 80) che egli avesse emesso uno dei decreti
concessivi dei finanziamenti integrativi, va annullata, in quanto sprovvista di
valido fondamento giuridico.
Per effetto del proscioglimento nel merito ed ai sensi
dell’art. 10 bis, comma 10, del D.L. 30.9.2005, n.203, conv. in L. 2.12.2005,
n.248, e 
successive modifiche ed integrazioni, si liquidano in
favore del L. le spese di difesa (ai fini del loro rimborso da parte della
Regione Siciliana) nelle seguenti misure: € 2.000,00, per quanto riguarda il
giudizio di primo grado, ed € 3.000,00, per quanto concerne il giudizio
d’appello (somme da maggiorarsi di I.V.A. e

C.P.A.).

In secondo luogo, va esaminata la posizione di D. S. (funzionario  direttivo presso il Servizio Programmazione), nei cui
riguardi è stata rivolta dalla Procura l’unica contestazione di aver
predisposto il promemoria prot. n.3657 del 19.12.2007.
A tal proposito, il D. ha sostenuto che il predetto
promemoria era stato da lui redatto, su richiesta della dirigente generale del
Dipartimento dott.ssa R. , in un momento in cui era assente la D. (dirigente
del Servizio Programmazione) ed in presenza di una situazione d’urgenza,
correlata all’imminente chiusura dell’esercizio finanziario 2007.
Orbene, esaminando il promemoria in questione, il
Collegio Giudicante rileva che il D. si limitò a trasmettere alla dirigente
generale il quadro riassuntivo delle richieste dei finanziamenti integrativi
che erano state, sino ad allora, inoltrate al Servizio Programmazione,
osservando, altresì, in maniera del tutto ovvia, che gli eventuali impegni di
spesa sarebbero potuti avvenire prima della scadenza dell’esercizio finanziario
e limitatamente alle risorse ancora disponibili (assai inferiori rispetto
all’ammontare complessivo delle istanze pervenute).
Appare, quindi, del tutto evidente che qualsiasi
valutazione in merito spettava al dirigente generale (che, ai sensi della L.R.
n.10/2000, in quel momento aveva anche il compito di sovrintendere al Settore
Programmazione, data la temporanea assenza della D.) ed all’assessore.
D’altronde, rivestendo il D. la qualifica di semplice
funzionario, egli non aveva la potestà di formulare proposte o di esprimere
pareri in senso tecnico, funzioni che competevano istituzionalmente al
dirigente del Servizio (v. l’art. 8 della L.R. n.10/2000).
Il Collegio
Giudicante ritiene, pertanto, che:

non possa essere imputato al D. alcun comportamento avente una reale
efficienza concausale nella produzione della partita di danno erariale che gli
è stata contestata dalla Procura ed, altresì, connotato da colpa grave
nell’espletamento delle mansioni lavorative svolte; debba essere annullata la
statuizione con cui la Sezione di primo grado ha condannato il D. a pagare alla
Regione Siciliana la somma di € 108.223,99.
Per effetto del proscioglimento nel merito ed ai sensi
dell’art. 10 bis, comma 10, del D.L. 30.9.2005, n.203, conv. in L. 2.12.2005,
n.248, e 
successive modifiche ed integrazioni, si liquidano in
favore del D. le spese di difesa (ai fini del loro rimborso da parte della
Regione Siciliana) nelle seguenti misure: € 1.500,00, per quanto riguarda il
giudizio di primo grado, ed € 2.000,00, per quanto concerne il giudizio
d’appello (somme da maggiorarsi di I.V.A. e

C.P.A.).
* * * * *

Per quanto riguarda le doglianze prospettate dagli altri
soggetti appellanti in ordine alla problematica della sussistenza di un
effettivo nesso di concausalità tra i comportamenti da essi rispettivamente
tenuti e le partite di danno erariale loro contestate, il Collegio Giudicante
ritiene di dover esaminare, in primo luogo, le posizioni 
degli ex
assessori all’Istruzione ed alla Formazione Professionale F. 
S. , I. C. e
G. L. . 
I medesimi
hanno, in particolare, affermato che:
in base ai vigenti criteri generali di ripartizione
delle competenze tra gli Organi di vertice politico-amministrativo e la
dirigenza degli Enti Pubblici, le funzioni di tipo gestionale spettano ai
dirigenti;
pertanto, il presunto danno erariale sarebbe causalmente
riconducibile non ai provvedimenti emanati dagli assessori, con i quali vennero
apportate modifiche al P.R.O.F. 2007, prevedendosi determinate integrazioni
finanziarie a favore degli Enti di Formazione che le avevano richieste, bensì
ai successivi decreti emessi dal dirigente generale pro tempore, con i quali
vennero assunti i relativi impegni di spesa e disposti i pagamenti in favore
dei singoli Enti.
Orbene, il Collegio Giudicante ritiene che tale tesi non
sia assolutamente condivisibile per quanto concerne la peculiare fattispecie in
esame.
A tal proposito, è sufficiente rammentare che la L.R.
6.3.1976, n.24, recante tuttora la normativa fondamentale vigente in materia di
formazione professionale nell’ambito della Regione Siciliana, dispone
espressamente, all’art. 6, che la competenza ad approvare annualmente il Piano
Regionale dell’Offerta Formativa e ad apportarvi (soltanto ove si verificassero
“condizioni particolari”) modifiche ed integrazioni spetta istituzionalmente
all’assessore preposto al ramo e non ai dirigenti.
Ad avviso del Collegio Giudicante, non v’è dubbio che,nell’espletamento di tali funzioni (comportanti
l’adozione di puntuali decisioni in ordine all’approvazione della graduatoria
dei progetti formativi ammissibili a finanziamento, all’inserimento o meno di
ciascun Ente nel P.R.O.F., previa “rigorosa selezione delle iniziative da
ammettere a contributo, sotto i profili dell’efficienza e dell’idoneità tecnica
dei Centri di Formazione e dell’aderenza delle loro proposte ai programmi
regionali”, all’assegnazione ed all’eventuale redistribuzione delle risorse
finanziarie disponibili ai singoli Enti, alla verifica di eventuali “condizioni
particolari” sopravvenute ecc.), l’assessore operi in qualità di Organo
investito direttamente dalla legge di peculiari competenze di natura
amministrativa e non politica. D’altro canto, la conferma che nella fattispecie
in esame si sia  trattato effettivamente
di puntuali e dettagliati provvedimenti amministrativi (e non di atti
d’indirizzo politico o di direttive generali) si trae agevolmente dall’analisi
del contenuto dei singoli decreti (acquisiti al fascicolo processuale) emanati
dagli assessori F. (nn. 2907, 2908 e 2909 del 21.12.2007), I. (n.1062 del 7.4.2009) e G. 
n.1804 del
28.7.2009).

Appare, quindi, evidente che tali decreti si sono
innestati formalmente e sostanzialmente nei procedimenti amministrativi con i
quali vennero concessi i finanziamenti integrativi ai vari Enti di Formazione,
costituendo, da un lato, espressione della fase decisoria (di competenza
assessoriale) concernente la spettanza di una determinata ulteriore somma
all’Ente interessato e, da un altro lato, configurandosi come presupposto
giuridico indispensabile per la 
successiva assunzione, da parte del dirigente generale,
dei correlativi impegni di
spesa.
Non può esservi alcun dubbio, pertanto, sul fatto che
i  comportamenti tenuti dagli assessori
ed i provvedimenti da essi emanati abbiano assunto una reale efficacia
concausale nella produzione del danno erariale in questione.
Deve, infine, evidenziarsi che (come già rilevato dal
Giudice di primo grado) in tale peculiare contesto non sia ravvisabile alcuna
significativa valenza concausale riconducibile al parere (peraltro non
vincolante), che era stato espresso, nella fase di approvazione del
P.R.O.F. 2007 (avvenuta con il decreto assessoriale
n.852 del 3.4.2007), dalla Commissione Regionale per l’Impiego.
* * * * *

Il Collegio Giudicante ritiene che una notevole
efficacia concausale nella produzione del danno sia ravvisabile anche nei
comportamenti tenuti dai dirigenti di settore E. A. (preposto inizialmente
all’U.O. 2  del Servizio Rendicontazione
e successivamente al Servizio Gestione del Dipartimento della Formazione
Professionale) e D. M.(preposta al Servizio
Programmazione) e dai dirigenti generali
R.
A. nonché M. G. (per quanto riguarda quest’ultima, deve
peraltro rammentarsi che l’appello da essa proposto è già stato dichiarato
inammissibile per le ragioni sopra ampiamente illustrate).
Infatti, dalla disamina degli atti acquisiti si evince
che l’E. ha, in più occasioni (v. le note n.1664 del 20.5.2008, n.293 e n.295
del 10.2.2009, n.383 del 16.2.2009, nn. 694, 695 e 696 del 12.3.2009), 
dichiarato che risultavano: “congrue”, “pertinenti”,
“plausibili”, “giustificate” ecc. le richieste di finanziamenti integrativi
postumi provenienti dagli Enti di Formazione interessati (alle quali si sarebbe
dovuto far fronte “utilizzando le economie realizzate nel P.R.O.F. 2007”),
senza mai rilevare e segnalare che tali istanze erano, in realtà, prive di
qualsiasi valido fondamento giuridico, ostandovi il chiaro quadro normativo
sopra ampiamente illustrato.
A sua volta, la D. (in qualità di dirigente del Servizio
Programmazione) ha, in più occasioni, redatto e poi trasmesso note e promemoria
al dirigente generale ed all’assessore pro tempore, con le quali ella, da un
lato, ha provveduto sostanzialmente ad avallare le richieste di finanziamenti
integrativi provenienti dai vari Enti (specificando, altresì, che ad esse si
sarebbe dovuto far fronte “utilizzando le economie realizzate nel P.R.O.F.
2007”) e, da un altro lato, ha dato ulteriore impulso all’iter procedimentale,
senza mai rilevare e segnalare che tali istanze erano, in realtà, prive di
qualsiasi valido fondamento giuridico e non avrebbero potuto essere accolte,
non essendosi verificate le “condizioni particolari” (ossia eventi straordinari
ed imprevedibili all’epoca di approvazione del P.R.O.F.), di cui all’art. 6
della L.R. n.24/1976, ed ostandovi, altresì, le prescrizioni contenute nella
circolare n.6 dell’11.6.2004 in materia di “non incrementabilità” dei
finanziamenti originariamente attribuiti.
Analoghe considerazioni valgono relativamente all’individuazione
di un effettivo nesso di concausalità intercorrente tra i comportamenti tenuti
dai soggetti che hanno ricoperto la carica di dirigente generale 
ed il danno erariale.

Infatti, anche costoro hanno avallato sostanzialmente,
nell’esercizio delle proprie funzioni, le istanze di finanziamenti integrativi
provenienti dai vari Enti e dato impulso ai relativi procedimenti, senza mai
rilevare e segnalare che tali istanze erano, in realtà, prive di qualsiasi
valido fondamento giuridico.
Inoltre, i soggetti che hanno svolto le funzioni di
dirigente generale hanno provveduto ad emanare i decreti di assunzione dei
relativi impegni di spesa, indispensabili per la concreta erogazione delle
somme agli Enti interessati.
Il Collegio Giudicante reputa conclusivamente
(condividendo le tesi della Sezione di primo grado e della Procura) che nelle
sequenze procedimentali che hanno condotto alle erogazioni degli illegittimi
finanziamenti integrativi abbiano influito in maniera efficiente e determinante
(sia pure con le dovute distinzioni correlate alla maggiore o minore rilevanza
delle funzioni rispettivamente svolte dai singoli soggetti) i comportamenti
tenuti, di volta in volta, dagli assessori F. , I. e G.  e dai dirigenti generali  (R. e M.) e di settore  (E. e D.).
* * * * *

Proseguendo nell’esame dei motivi d’appello, il Collegio
Giudicante ritiene assolutamente non condivisibili le tesi secondo le quali,
anche ammettendosi l’oggettiva sussistenza delle gravi illegittimità che
caratterizzarono i procedimenti ed i provvedimenti con i quali furono concessi
ed erogati i finanziamenti integrativi “extrabudget”, non 
sarebbero, tuttavia, ravvisabili profili di colpa grave
nei comportamenti tenuti dai singoli amministratori e dirigenti coinvolti nella
vicenda.
A tal proposito, il Collegio Giudicante osserva che,
sulla scorta di quanto sopra dettagliatamente illustrato, sia del tutto
evidente che i comportamenti tenuti dai predetti assessori e dirigenti
(generali e di settore) siano stati caratterizzati, di volta in volta, da
profili d’inescusabile negligenza, di palese superficialità nell’espletamento
delle proprie funzioni, d’ingiustificabile inosservanza del quadro normativo
vigente in materia, di macroscopico disinteresse per la sana ed oculata
gestione delle risorse finanziarie pubbliche.
Ovviamente, i profili di colpa grave risultano ancor più
marcati per quanto riguarda i soggetti che hanno ricoperto la carica di
assessore o di dirigente generale, i quali avrebbero dovuto essere assai più
attenti e solerti nell’espletamento di delicate funzioni amministrative, aventi
una notevolissima incidenza sulle finanze regionali (considerate le ingenti
somme che venivano richieste dagli Enti a titolo di finanziamenti
“extrabudget”).
In tale contesto, non può, quindi, assumere alcuna
concreta valenza esimente per gli ex assessori l’affermazione secondo cui essi
avrebbero fatto affidamento sulle attività istruttorie che erano state svolte
dai dirigenti dei competenti Servizi (Gestione, Programmazione ecc.) nonché dal
dirigente generale pro tempore, ritenendo, pertanto, di poter condividere, in
buona fede, il contenuto delle note, dei promemoria, dei pareri, delle proposte
provenienti da
tali soggetti, in cui si reputavano meritevoli di
accoglimento le pretese avanzate dai vari Enti di Formazione.
In proposito, il Collegio Giudicante osserva che,
essendo normativamente riservata all’assessore la decisione finale concernente
le eventuali modifiche al P.R.O.F. precedentemente approvato (v. l’art. 6 della
L.R. n.24/1976), il medesimo non avrebbe potuto esimersi dall’affrontare
personalmente, in maniera approfondita, e dal risolvere in maniera congrua ed
esaustiva dal punto di vista giuridico l’essenziale problematica riguardante
l’effettiva sussistenza o meno dei presupposti legali che avrebbero potuto
concretamente consentire la concessione dei finanziamenti integrativi.
Orbene, dagli atti acquisiti al fascicolo processuale
non risulta che gli ex assessori si siano comportati con il grado di diligenza
necessariamente richiesto dalle delicatissime funzioni di loro competenza.
Il Collegio Giudicante ritiene, altresì, che non sia
idonea ad escludere la sussistenza di profili di colpa grave nei comportamenti
tenuti dagli assessori e dirigenti la circostanza che, da tempo, fosse invalsa
nell’assessorato all’Istruzione ed alla Formazione Professionale la “prassi” di
concedere finanziamenti integrativi agli Enti di Formazione, che asserivano di
aver sostenuto maggiori spese rispetto a quelle preventivate nel P.R.O.F. o,
comunque, di necessitare di ulteriori risorse finanziarie per il personale
impiegato nei corsi. 
Non v’è dubbio, infatti, che l’uniformarsi acriticamente
e superficialmente ad una prassi priva di valido fondamento giuridico ed, anzi,
come nella fattispecie in esame, in contrasto con il quadro normativo
agevolmente conoscibile (basti pensare all’art. 6 della L.R. n.24/1976 ed alle
prescrizioni generali in materia di “non incrementabilità dei finanziamenti
originariamente concessi in sede d’approvazione del P.R.O.F.”, contenute nella
circolare n.6 dell’11.6.2004, puntualmente richiamate nel decreto di
approvazione del P.R.O.F. 2007, negli atti di adesione sottoscritti dai legali
rappresentanti degli Enti ecc. ecc.) costituisce indizio di ancor più marchiana
negligenza e di macroscopico disinteresse per la sana ed oculata gestione delle
risorse finanziarie pubbliche.
D’altronde, è ben noto che sugli amministratori e
dirigenti pubblici incombe il preciso dovere di verificare, in maniera costante
e sistematica, la legittimità e la congruità dei modelli comportamentali
seguiti, al fine di incrementare i livelli di economicità, efficienza ed
efficacia dell’azione amministrativa e di eliminare fonti di sperpero delle
(sempre più esigue) risorse finanziarie pubbliche.
Il Collegio Giudicante ritiene che non possa
considerarsi idonea ad escludere la sussistenza della colpa grave neppure la
tesi secondo la quale:
sia pure al di fuori dei procedimenti divenuti oggetto
del presente giudizio di responsabilità amministrativa, la Sezione di Controllo
della Corte dei Conti per la Regione Siciliana aveva, in precedenza, ammesso a
visto e registrazione alcuni provvedimenti concessivi di 
finanziamenti integrativi (sottoposti al suo esame, in
quanto comportanti l’utilizzo anche di risorse finanziarie stanziate
dall’Unione Europea), senza formulare specifici rilievi in ordine a profili
d’intrinseca illegittimità di tali operazioni;
la suddetta circostanza avrebbe, quindi, contribuito a
corroborare la convinzione degli amministratori e dirigenti regionali, che
s’erano successivamente occupati di problematiche similari, che non vi fossero
ostacoli giuridici all’attribuibilità di finanziamenti integrativi
“extrabudget” agli Enti che li avessero richiesti;
in tale contesto, dovrebbe, pertanto, farsi
applicazione, sia pur in via analogica, del principio recentemente introdotto
dall’art. 17, comma 30-quater, del D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009
(integrativo del contenuto dell’art. 1 della L. n.20/1994), secondo cui: “In
ogni caso, è esclusa la gravità della colpa quando il fatto dannoso tragga
origine dall’emanazione di un atto vistato e registrato in sede di controllo
preventivo di legittimità, limitatamente ai profili presi in considerazione
nell’esercizio del controllo”.
Ciò premesso, il Collegio Giudicante osserva, in primo
luogo (e ciò assume indubbiamente una valenza troncante), che i provvedimenti
che sono stati contestati come illegittimi e dannosi nel presente giudizio di
responsabilità amministrativa non furono sottoposti al controllo preventivo
della competente Sezione regionale della Corte dei Conti, in quanto (v. l’art.
2, comma 1, del D.L.vo 18.6.1999, n.200) non comportavano l’utilizzo di risorse
finanziarie stanziate dall’Unione Europea, ragion per cui su di essi non è mai stato 
apposto alcun visto e non figurano estremi di avvenuta
registrazione. Ne consegue, con tutta evidenza, che, per quanto riguarda le
fattispecie contestate in questo giudizio, non può assolutamente farsi
applicazione diretta della norma sopra citata.
Il Collegio Giudicante ritiene, peraltro, di dover
sottolineare che, ai  fini di una
corretta individuazione dell’effettiva portata dell’art. 17, comma 30-quater,
del D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009, vanno tenute ben presenti le
modalità in cui si articola il controllo preventivo di legittimità di
competenza della Corte dei Conti.
A tal proposito, deve rammentarsi che, ai sensi
dell’art. 7-quater del “Regolamento per l’organizzazione delle funzioni di
controllo della Corte dei Conti” (approvato con la deliberazione delle Sezioni
Riunite
n.14 del 16.6.2000 e modificato dalla deliberazione del
Consiglio di Presidenza n.229 del 19.6.2008), l’ammissione al visto degli atti
assoggettati al controllo preventivo di legittimità è di competenza del
consigliere delegato, su conforme richiesta del magistrato istruttore, e non si
estrinseca in una formale motivazione.
Nei casi di dissenso o di concorde richiesta di
ricusazione del visto, la questione va, invece, devoluta all’esame della
Sezione regionale di controllo, con le modalità previste dall’art. 3 della L.
14.1.1994, n. 20, e successive modifiche ed integrazioni.
Orbene, ad avviso di questa Corte:

solamente la deliberazione dell’Organo collegiale,
emessa in contraddittorio con l’Amministrazione interessata, ancorché riferita
al caso concreto che era stato deferito dal competente consigliere 
delegato, viene a costituire espressione di una
valutazione di legittimità dell’atto amministrativo, da parte della Sezione
regionale di controllo, ampia e particolarmente approfondita, in quanto esposta
in una specifica e dettagliata motivazione (che è, invece, assente nell’ipotesi
di mera ammissione a visto del provvedimento);
ne consegue che soltanto tale motivata valutazione in
ordine alla legittimità di un provvedimento amministrativo, trasfusa in
un’apposita formale deliberazione, consente di ricostruire l’esatto iter
logico-giuridico seguito dall’Organo di controllo e risulta, quindi, idonea, da
un lato, a costituire “giurisprudenza”, in grado d’assumere un’effettiva
valenza di “autorevole orientamento” per l’espletamento della futura attività
dell’amministrazione controllata, e, da un altro lato, ad ingenerare negli
amministratori e funzionari pubblici un ponderato e giustificato affidamento in
ordine alla presumibile insussistenza di profili d’illegittimità nella
soluzione data ad una determinata problematica giuridica (con conseguente non
ravvisabilità di colpa grave nei loro futuri
comportamenti).
D’altro canto, non a caso il legislatore ha inserito
nell’art. 17, comma 30-quater, del D.L. n.78/2009, conv. in L. n.102/2009,
l’inciso “limitatamente ai profili presi in considerazione nell’esercizio del
controllo”.
Ciò costituisce inequivocabile conferma del fatto che,
al fine di escludere la colpa grave degli amministratori e funzionari pubblici,
non è affatto sufficiente che un provvedimento amministrativo (oggettivamente
viziato da un profilo d’illegittimità) sia stato 
meramente vistato e registrato dall’Organo di controllo,
occorrendo, invece, che quella specifica problematica sia stata oggetto di una
motivata e formale pronunzia del medesimo Organo, come tale idonea ad
ingenerare un ponderato e ragionevole affidamento in ordine alla presumibile
insussistenza di una determinata illegittimità in quel provvedimento ed in
altri
analoghi.
Ciò assodato dal punto di vista generale e tornando
all’esame delle fattispecie oggetto del presente giudizio, il Collegio
Giudicante rileva che:
da un lato, la Sezione regionale di controllo non aveva
mai emesso alcuna formale deliberazione contenente una motivata valutazione in
ordine alla problematica dell’intrinseca legittimità o meno dei provvedimenti
concessivi dei finanziamenti integrativi;
da un altro lato, gli amministratori e dirigenti
regionali erano perfettamente a conoscenza delle disposizioni contenute
nell’art. 6 della L.R. n.24/1976 e delle prescrizioni generali contenute nella
circolare n.6 dell’11.6.2004, peraltro da essi espressamente richiamata in
tutti gli atti riguardanti il P.R.O.F. 2007 nonché nei singoli decreti con cui
vennero concessi i finanziamenti integrativi ai vari Enti di Formazione.
A ciò si aggiunge la circostanza che negli atti
istruttori e nei decreti (assessoriali e dirigenziali), facenti parte dei
singoli procedimenti che portarono all’erogazione degli illegittimi
finanziamenti integrativi nell’ambito del P.R.O.F. 2007, non si rinviene alcun
riferimento a visti di legittimità precedentemente apposti dalla Sezione di Controllo 
della Corte dei Conti su provvedimenti similari. 
Ne consegue che il richiamo “ex post”, a meri fini
difensivi nell’ambito del presente giudizio di responsabilità amministrativa, a
qualche episodico e risalente visto dell’Organo di Controllo non può
assolutamente consentire di ritenere esenti da colpa grave comportamenti
chiaramente non conformi al quadro normativo di riferimento (sopra ampiamente
illustrato) ed, altresì, improntati ad una scriteriata gestione delle risorse
finanziarie regionali.
* * * * *

Per quanto riguarda le doglianze inerenti la
quantificazione degli oneri risarcitori, il Collegio Giudicante ritiene che
(escludendo ovviamente il L. ed il D. , che questa Sezione ritiene esenti da
responsabilità amministrativa) sia meritevole d’accoglimento esclusivamente
quella prospettata dall’ex assessore I. , il quale ha evidenziato che:
con il decreto n.1062, da lui emesso il 7.4.2009, erano
stati autorizzati finanziamenti integrativi in favore degli Enti di Formazione:
Cormorano Felix, ENFAGA Palermo, A.R.A.M. e CE.FO.P., per un ammontare
complessivo di € 2.282.287,17;
con il decreto n.1116 del 18.6.2009 la dirigente
generale M. , pur tenendo conto delle osservazioni formulate dalla Ragioneria
Centrale dell’assessorato in ordine a talune marginali rettifiche da
effettuarsi relativamente agli importi assegnati agli Enti ENFAGA Palermo ed
A.R.A.M., aveva, però, impegnato per le integrazioni in favore dei suddetti
quattro Enti la somma complessiva di € 2.373.253,13,
superiore per € 90.965,96 a quella di € 2.282.287,17, fissata nel
decreto assessoriale n.1062 del 7.4.2009;
conseguentemente, egli non sarebbe tenuto a rispondere “pro quota”
della maggior somma di € 90.965,96. 
Ciò premesso,
questa Sezione d’Appello, rilevato che: 
il Giudice di primo grado ha condannato l’I. al pagamento di € 830.638,60, pari alla metà del 70% di € 2.373.253,13; dall’importo di €
2.373.253,13 vanno detratti € 90.965,96; 
ridetermina in € 798.800,50, pari alla metà del 70% di €
2.282.287,17, la somma (da maggiorarsi degli accessori, così come specificati
nella sentenza di primo grado) che l’I. deve pagare alla Regione
Siciliana.
* * * * *
Il Collegio Giudicante reputa, infine, che, tenuto conto
di tutti gli elementi oggettivi e soggettivi che hanno caratterizzato la
complessa vicenda in esame, non siano ravvisabili i presupposti per
l’applicazione del “potere riduttivo dell’addebito” in favore di alcuno dei
soggetti nei cui confronti viene confermata la condanna al risarcimento dei
danni patiti dalla Regione Siciliana.
* * * * *

Riepilogando, il Collegio Giudicante ritiene
conclusivamente che: debba essere dichiarato inammissibile l’appello proposto
da M. G.; 


debba essere dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla Procura
regionale nei confronti di E. L.
ebbano essere respinti gli appelli proposti da F. S. , G. L. , R.
A. , D. 
M.ed E. A. ;  debba    essere    accolto    parzialmente,   con   esclusivo   riferimento all’ammontare  dell’onere  risarcitorio posto a suo   carico     (€
798.800,50, anziché € 830.638,60), l’appello proposto da I.  C.; debbano essere accolti gli appelli
proposti da L. R. e da D. S. , con conseguente annullamento delle statuizioni
di condanna pronunziate a loro carico dalla Sezione di primo grado. 
In base al
principio della “soccombenza legale”, i predetti F. , G. , I. ,
M. , R. , D. ed E. vengono condannati al pagamento, in
favore dello Stato, delle spese inerenti il presente giudizio d’appello, così
come quantificate nel dispositivo. 
 Resta  “assorbita”  ogni 
ulteriore  questione,  in 
quanto  ritenuta  dal 
Collegio  Giudicante 
non  influente  sulla 
decisione  degli  appelli  in 
esame.

PER QUESTI MOTIVI


la Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale d’Appello
per la Regione Siciliana, definitivamente pronunciando sui gravami in epigrafe
indicati (riuniti ai sensi dell’art. 335 del c.p.c.), proposti avverso la
sentenza n.401/2014, emessa dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti
per la Regione Siciliana in data 14.3.2014:
dichiara inammissibile l’appello proposto da M. G. (con
conseguente conferma delle statuizioni di condanna emesse a suo carico dal
Giudice di primo grado);
dichiara inammissibile l’appello proposto dalla Procura
regionale nei confronti di E. L. (in favore della quale non vengono, tuttavia, 
liquidate le spese di difesa per le ragioni esposte in motivazione);
rigetta integralmente gli appelli proposti da F. S. , G. L. , R. A. , D. M. ed
E. A. (con conseguente conferma delle statuizioni di condanna emesse a loro
carico dal Giudice di primo grado);
accoglie parzialmente, con esclusivo riferimento
all’ammontare dell’onere risarcitorio posto a suo carico (€ 798.800,50, da
maggiorarsi degli accessori, anziché € 830.638,60), l’appello proposto da I. C.;
accoglie gli appelli proposti da L. R. e da D. S. , con
conseguente annullamento delle statuizioni di condanna pronunziate a loro
carico dalla Sezione di primo grado;
liquida le spese di difesa per entrambi i gradi di
giudizio (ai fini del loro rimborso da parte della Regione Siciliana) in favore
di L. R. , nella misura di complessivi € 5.000,00 (da maggiorarsi di I.V.A. e
C.P.A.), e di D. S., nella misura di complessivi € 3.500,00 (da maggiorarsi di
I.V.A. e C.P.A.);
in base al
principio della “soccombenza legale”, condanna i predetti

F. , G. , I. , M. , R. , D. ed E. al pagamento, in
favore dello Stato, delle spese inerenti il presente giudizio d’appello, che
vengono quantificate, a tutt’oggi, in complessivi € 16.747.32, da suddividersi
tra loro in parti uguali.
Così deciso in Palermo, nelle camere di consiglio del 24
e del 25 marzo 2015.
L’ESTENSORE                                               IL PRESIDENTE

F.to (Valter Del Rosario)                                    F.to
(Agostino Basta)


sentenza depositata in segreteria nei modi di legge Palermo,
21/07/2015
Per il direttore della segreteria (Fabio Cultrera)
F.to (Giancarlo
Lentini)





http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/sentenze/2015/sentenza_179_2015_sicilia_appello.pdf





Corte dei conti



SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA SICILIA


sent. n. 401 del 14/03/2014

Presidente:SAVAGNONE Luciana
Estensore:PETRIGNI Guido


Patrizia Monterosso, segretario generale della
presidenza della Regione  il più alto burocrate della Regione
siciliana 
 si pronunciava su un incarico del marito , l’avvocato Claudio Alongi. presso la stessa
amministrazione regionale!




Sent. n.
401/2014

REPUBBLICA
ITALIANA
IN NOME DEL
POPOLO ITALIANO
LA CORTE
DEI CONTI
SEZIONE
GIURISDIZIONALE PER LA SICILIA















composta
dai magistrati:
Dott.ssa
Luciana Savagnone Presidente
Dott.
Vincenzo Lo Presti Consigliere
Dott. Guido
Petrigni Consigliere – relatore
ha
pronunciato la seguente

S E N T E N
Z A N.401/2014

nel
giudizio per responsabilità amministrativa, iscritto al n. 60799 del registro
di segreteria, promosso dal Procuratore Regionale della Corte dei Conti per la
Sicilia nei confronti di:

- FORMICA
Santi (c.f. FRMSNT52S27I084V), nato a San Pier Niceto (ME) il 27 novembre 1952
ed elettivamente domiciliato in S. Salvatore di Fitalia, via dei Mille n. 3,
presso lo studio dell’avv. Rosario Ventimiglia, che lo rappresenta e difende;
- INCARDONA
Carmelo
(c.f. NCRCML64A08H163Q), nato a Ragusa il 8 gennaio 1964, rappresentato
e difeso dagli avv.ti Pietro Luigi Matta e Vincenzo Bullara, ed elettivamente
domiciliato in Palermo, Via Giovanni Pacini n. 12 presso lo studio di
quest’ultimo.
- LOMBARDO
Raffaele
(c.f. LMBRFL50R29C351L), nato a Catania il 29/10/1950, rappresentato e
difeso dagli Avv.ti Gaetano Armao e Tiziana Milana ed elettivamente domiciliato
presso il loro studio in Palermo, via Noto 12;
- GENTILE
Luigi (c.f. GNTLGU59S11H159A), nato a Raffadali (AG) il 11 novembre 1959, ed
elettivamente domiciliato in Palermo, via Oberdan n. 5 presso lo studio
dell’avv. Girolamo Rubino, dal quale è rappresentato e difeso, sia unitamente
che disgiuntamente agli avvocati Giuseppe Impiduglia e Lucia Alfieri;
- RUSSO
Alessandra (c.f. RSSLSN58P52G273D), nata a Palermo il 12 settembre 1958, ed
elettivamente domiciliata in Palermo, via Caltanissetta n. 1, presso lo studio
degli avv.ti Giuseppe Mazzarella e Alessandro Maggio, che la rappresentano e
difendono;
- MONTEROSSO
Giuseppa Patrizia
(c.f. MNTGPP67H52G273N), nata a Palermo il 12 giugno 1967 ed
ivi elettivamente dom.ta in P.le Ungheri, 58 c/o lo studio dell’avv.Claudio
Alongi
, dal quale è rappresentata e difesa;
- DI
BARTOLO Maria Carmela (c.f. DBRMCR59P65F830S), nata a Mussomeli (CL) il 25
settembre 1959, elettivamente domiciliata in Palermo, via Libertà n. 171,
presso lo studio dell’avv. Maurizio Lino, che la rappresenta e difende;
- DI
FRANCESCA Salvatore (c.f. DFRSVT64R19C421Z), nato a Cefalù il 19/10/1964 e
residente a Palermo in via Saverio Cavallari, 6, rappresentato e difeso
dall’avv. Alessandra Gazzè ed elettivamente domiciliato presso il suo studio a
Palermo, nella Via Libertà n. 171;
- ESPOSITO
Loredana (c.f. SPSLDN54P41G273P), nata a Palermo il 1° settembre 1954 ed ivi
residente in viale Emilia n. 66, rappresentata e difesa dall’avv. Massimiliano
Mangano, ed elettivamente domiciliata presso il suo studio, in Palermo, via
Nunzio Morello n. 40;
- EMANUELE
Antonino (c.f. MNLNNN52T09B666M), nato a Capo d’Orlando (ME) il 9 dicembre 1952
e residente a Palermo in via Ferdinando Ferri n. 18, difeso dall’avv. Anna
Mannone ed elettivamente domiciliato in Palermo, Via Giuseppe Alessi n. 22,
presso il suo studio;





Visti: il
T.U. 12.7.1934, n.1214; il R.D. 13.8.1933, n.1038; il D.L.
15.11.1993, n.453
, convertito, con modificazioni, in L.
14.1.1994, n.19
; la L.
14.1.1994, n.20
; il D.L.
23.10.1996, n.543
, convertito, con modificazioni, in L.
20.12.1996, n.639
.






Visti tutti
gli atti e documenti di causa.






Uditi,
nella pubblica udienza del 18 dicembre 2013, il relatore dott. Guido Petrigni,
il Pubblico Ministero dr. Gianluca Albo e gli avvocati Pietro Luigi Matta e
Vincenzo Bullara per il convenuto Incardona Carmelo; l’avv. Claudio Alongi per
la convenuta Monterosso Patrizia; l’avv. Anna Mannone per il convenuto Emanuele
Antonino; gli avv. ti Gaetano Armao e Tiziana Milana per il convenuto Lombardo
Raffaele; gli avv.ti Giuseppe Mazzarellla e Alessandro Maggio per la convenuta
Russo Alessandra; l’avv. Massimiliano Mangano per la convenuta Esposito
Loredana; l’avv. Maurizio Lino per la convenuta Di Bartolo Maria Carmela;
l’avv. Gazzè per la convenuta Di Francesca l’avv. Rosario Ventimiglia per il
convenuto Formica Santi; gli avv.ti Girolamo Rubino e Monica Di Giorgio (per
delega dell’avv. Lucia Alfieri) per il convenuto Gentile Luigi.






FATTO

In premessa
l’organo requirente assume che l’ipotesi di danno erariale contestata è
similare a quella per cui è intervenuta sentenza di questa Sezione nr. 2947
dell’11/7/29.10.2012, con la quale si accoglieva la domanda attorea per il
danno erariale scaturente da erogazione sine titulo di finanziamenti
integrativi, rispetto al decreto di FINANZIAMENTO originario, disposti nel 2010 in
favore dell’ente di formazione professionale A.N.F.E.





L’ipotesi
oggi contestata presenta ambiti soggettivi e cronologici differenti, in quanto
comprende le fattispecie di danno erariale derivanti dalla erogazione di somme
sine titulo, in beneficio di vari enti di formazione professionale, ad
integrazione dei finanziamenti in loro favore disposti per il Piano Regionale
dell’Offerta Formativa per l’anno 2007 (Prof. 2007).






L’organo
che procede, avvalendosi della collaborazione di funzionari nominati ex art.
l.
19/94
, nonché della Guardia di Finanza, ha ricostruito l’intera vicenda nei
seguenti passi essenziali.

Per
l’assegnazione dei finanziamenti dei Prof. 2007, la procedura ad evidenza
pubblica ha avuto inizio con la pubblicazione sulla G.U. della Regione Sicilia
n. 29 del 16/6/2006 dell’Avviso pubblico n. 2/06/FP del 9 giugno 2006.





La
graduatoria definitiva dei progetti 2007 ammessi al FINANZIAMENTO, era approvata con D.A. n. 852 del 3
aprile 2007 dall’Assessore pro tempore On.le Santi Formica, con cui si
finanziavano progetti per complessivi € 257.747.855,00.






Gli impegni
di spesa per l’attuazione dei Prof. 2007 venivano adottati dal dirigente
generale pro tempore Alessandra Russo.






Dal punto
di vista cronologico, le procedure di integrazione finanziaria hanno avuto
inizio immediatamente a ridosso dei decreti di FINANZIAMENTO e sono proseguite fino al 2009.






Le
integrazioni finanziarie accertate possono distinguersi in:


integrazioni concomitanti alla definizione dei progetti ammessi a FINANZIAMENTO dal Prof. 2007;

integrazioni successive alla definizione del Prof. 2007.





Tutte le
integrazioni finanziarie oggetto della presente contestazione sono
caratterizzate da una richiesta sine titulo da parte degli enti di formazione
di integrazione finanziaria al FINANZIAMENTO in loro favore disposto per il
Prof.2007 e da un avallo sine titulo della richiesta da parte
dell’Amministrazione regionale.

1. Con
riferimento alle integrazioni concomitanti alla definizione dei progetti
ammessi al FINANZIAMENTO dei Prof. 2007, viene descritto il
primo procedimento di integrazione finanziaria sine titulo nei seguenti
termini.





Il 6 giugno
2007, il Dirigente del Servizio Programmazione del Dipartimento della
Formazione Professionale, Maria Carmela Di Bartolo, trasmetteva all’Assessore
Formica un pro memoria (prot. 0924/Prof/2007) avente ad oggetto “ Richieste
integrazioni al FINANZIAMENTO e variazioni D.A: n. 852 del 3
aprile 2007”, ed in cui, oltre alle proposte di variazioni ad alcuni progetti,
venivano riportate 22 richieste di vari enti, già destinatari di finanziamenti
del Prof. 2007 i quali richiedevano ulteriori risorse finanziarie per la voce “
Personale e/o per la voce “ Gestione”.





In calce a
tale nota, il Dirigente Generale D.ssa Russo, si rimetteva alle valutazioni
dell’Assessore Formica, che sul punto (relativo alle integrazioni) restituiva il
pro memoria, “data la genericità delle richieste presentate dagli enti”, e
restava in attesa di una dettagliata relazione supportata da tutti gli atti
istruttori necessari”.

Il 9
novembre 2007, con nota pro memoria prot. 3246, il Dirigente del Servizio Programmazione,
Maria Carmela Di Bartolo, rispondeva all’Assessore, limitatamente a 4 enti
(Consorzio Elaborando, Matheis Italia, E.N.F.A.G.A. Palermo, M.A.C.), offrendo
motivazioni empiriche di avallo delle rispettive richieste di integrazione, e
predisponendo la “ rettifica” al D.A: 852 del 3 aprile 2007 con l’assegnazione
di ulteriori risorse per i finanziamenti integrativi: in calce alla nota si
rinvengono i pareri favorevoli sia del Dirigente Generale, D.ssa Russo, sia
dell’Assessore, On.le Formica.
Il 19
dicembre 2007, con nota prot. 3657, il Funzionario Direttivo del Servizio
Programmazione, Salvatore Di Francesca, indirizzava all’Assessore un nuovo pro
memoria, in cui rappresentava di non avere ancora avuto riscontro alla
richiesta di rendicontazione dei progetti degli enti che avevano fatto
richiesta di integrazione al finanziamento per un ammontare complessivo di €
7.098.870,93, e che la disponibilità, sul capitolo di spese pertinente, era di
€ 1.050.242,20.

Lo stesso
funzionario precisava che, a causa dell’approssimarsi della chiusura
dell’esercizio finanziario 2007 e della necessità consequenziale di impegnare
con tempestività le somme ancora disponibili, valutava l’opportunità di
assegnare la disponibilità residua di € 1.050.242,20, esclusivamente, in favore
degli Enti richiedenti l’integrazione del finanziamento per la voce di spesa “
Personale” ed in quota proporzionale agli importi richiesti.
In calce
alla citata nota, il Dirigente Generale, Dott.ssa Di Alessandra Russo,
concordava sull’impegno contabile tempestivo, ma subordinava il pagamento delle
somme alla relativa verifica nei rendiconti; a seguire l’Assessore Formica
apponeva la dicitura “ Visto si concorda”.
Il 20
dicembre 2007, con nota prot. 4756, il dirigente dell’U.O.2 del Servizio Rendicontazione,
Dott. Antonino Emanuele, trasmetteva al Servizio Programmazione le richieste
risultanze trimestrali solo nei confronti dell’Ente ISSTREF, reputando congruo
un fabbisogno aggiuntivo di € 52.000,00 per le spese del “ Personale”.
Stante
quanto sopra, rammenta il PM, l’Assessore pro tempore, On.le Formica,
decretava, senza alcuna motivazione giuridicamente rilevante, una serie di
integrazioni finanziarie a favore di enti già definitivamente finanziati per
Prof. 2007.

Nella
specie:
i) con D.A.
n. 2907 del 21 dicembre 2007, l’assessore decretava l’integrazione del FINANZIAMENTO in favore degli enti:
- C& B
S.r.l., nella misura di € 45.022,36, per la voce “ Costo personale”, inerente
il progetto prot. 0190 intitolato “ Lo sviluppo di professionalità nel settore
informatico”;
- ISSTREF
nella misura di € 52.000,00, per la voce “ Costo personale”, inerente il corso
prot. 0369 intitolato “ Formazione per l’integrazione sociale”.





Le due
integrazioni determinavano un maggiore onere per l’importo di € 97.022,36 sul
capitolo n. 717910 del Bilancio della regione per l’esercizio finanziario 2007.

ii) con D.A
n. 2908 del 21 dicembre 2007, l’assessore, nel richiamare le proprie
determinazioni espresse in calce al pro memoria sopra evocato (n. 3246 del 9
novembre 2007), disponeva l’integrazione del FINANZIAMENTO in favore degli enti:
- Consorzio
E-labor @ndo nella misura di € 55.370,00, per la voce Costo del personale,
inerente il progetto 0647 intitolato “Esperto nella valorizzazione e promozione
turistico locale”, nonché nella misura di € 26.488,00, per la voce “ Costo
personale”, inerente il progetto prot. 0649 intitolato “ Responsabile aziende
agrobiologiche”:
- MATHESIS
Italia S.rl., nella misura di € 5.562,00 per la voce “ Costo gestione” inerente
il progetto n. 0805 intitolato “ Dios Kuroi”;
- M.A.C.
Movimento Apostolico Ciechi, nella misura di € 45.074,00 per la voce “ Costo
personale” inerente il progetto prot. 0816 intitolato “ MAC SR Progetto Fas”;
- ENFAGA
Palermo, nella misura di € 59.128,92 per la voce “ Costo gestione” inerente il
progetto prot.0866 intitolato “ Peter Pan”.
Le su
cennate integrazioni comportavano un maggior onere, sul capitolo n. 717910 del
Bilancio della Regione per l’esercizio finanziario 2007, per un complessivo
importo di € 191.622,92;
iii) con
D.A. n. 2909 del 21 dicembre 2007, l’Assessore, nel richiamare le proprie
determinazioni stese in calce al precitato pro memoria n. 3657 del 19 dicembre
2007, disponeva l’integrazione al FINANZIAMENTO, per l’importo corrispondente al totale
delle somme disponibili al 31/12/2007 sul capitolo 717910 (€ 1.050.242,20), in
favore degli enti:
-
INTEREFOP, nella misura di € 63.285,00, per i progetti nn. IF2007A0081,
IF2007B0124 e IF2007C0177;
-
Associazione Nuovo Cammino, nella misura di € 33.183,10, per il progetto n.
IF2007C0141;
-
Fondazione C.A.S., nella misura di € 37.289,74 per i progetti nn. IF2007A0071,
IF2007B0120 e IF 2007C0173;
- Cormorano
Felix Soc. Coop, nella misura di € 5.472,94, per il progetto n. IF2007A0041;
-
Geoinformatica So. Coop. A.r.l. nella misura di € 9.166,60 per i progetti nn.
IF2007A00223 e IF 2007B0274;
- ASAINFORM
(già En. A.I.P. Trapani), nella misura di € 6.111,07, per i progetti nn.
IF2007A0067, IF2007B0270 e IF2007C0169;
- ECAP
Agrigento, nella misura di € 129.163,24, per i progetti nn. IF2007A0050,
IF2007B0100 e IF2007C0154;
Associazione
Politeia, nella misura di € 19.689,86, per il progetto n. IF2007A0016;
- C.I.R.S.
Onlus Messina, nella misura di € 6.825,70, per i progetti nn. IF2007A0038 e
IF2007C0149;
- Ecap
Palermo, nella misura di € 28.481,30, per i progetti nn. IF2007A0054,
IF2007C0156 e IF2007B0104;
- Endofap,
nella misura di € 12.986,77, per i progetti nn. IF2007A0068 e IF2007C0170;
- En.A.I.P.
Palermo, nella misura di € 16.523,65, per il progetto n. IF2007A0064;
-
I.R.A.P.S., nella misura di € 75.157,12, per i progetti nn. IF2007B0275,
IF2007C0316 e IF2007A0073;
- ANFE
Catania, nella misura di € 111.262,29, per i progetti nn. IF2007C0133,
IF2007A0006 e IF2007B0093;
-
Associazione ERIS, nella misura di € 7.530,34, per il progetto n. IF2007A0015;
- A.R.A.M.,
nella misura di € 294.264,38, per i progetti nn. IF2007A0008, IF2007B0257 e
IF2007C0136;
-
E.CO.FORM. - CISAL, nella misura di € 58.687,95, per i progetti nn.IF2007A0044
e IF2007C0151;
- A.N.F.E.
Siracusa, nella misura di € 11.806,88, per i progetti nn. IF2007B0255 e
IF2007C0135;
-
CE.SI.FO.P., nella misura di € 81.059,20, per i progetti nn. IF2007A0031,
IF2007B0266 e IF2007C0146;
- IRIPA
SICILIA, nella misura di € 21.197,01, per i progetti nn. IF2007A0082 e
IF2007B0125;
- Consorzio
NOE’, nella misura di € 2.433,73, per i progetti nn. IF2007A0205 e IF2007C0305;
- En.A.I.P.
Agrigento, nella misura di € 4.889,87, per i progetti nn. IF2007A0061 e
IF2007C0163;
- C.F.P.
“SAN PANCRAZIO” ONLUS, nella misura di € 6.448,92, per il progetto: n.
IF2007A0032;
- ECAP
Caltanissetta, nella misura di € 5.045,03, per i progetti nn. IF2007A0051 e
IF2007B0101;
-
A.E.G.E.E. - PALERMO, nella misura di € 1.739,91, per il progetto n.
IF2007C0130.





Il 24 dicembre
2007 con il D.D.G. n. 1911, il Dirigente Generale D.ssa A. Russo adottava
l’atto di gestione attuativo dei citati decreti assessoriali di integrazione,
assumendo l’impegno di spesa per € 1.388.887,48, sul cap. 717910.






L’importo
risulta, sostanzialmente, pari alle somme delle integrazioni disposte con i
citati decreti assessoriali:

D.A. n.
2907 del 21 dicembre 2007, con cui si è disposta l’integrazione finanziaria di
€ 97.022,36;
D.A. n.
2908 del 21 dicembre 2007, con cui si è disposta l’integrazione finanziaria di
€ 191.622,92;
D.A. n.
2909 del 21 dicembre 2007, con cui si è disposta l’integrazione finanziaria di
€ 1.050.242,20.
2. Con
riferimento alle integrazioni successive alla definizione del Prof. 2007,
ricorda il PM che, nel corso degli anni 2008 e soprattutto 2009, facevano
seguito numerose note del Dipartimento della Formazione Professionale, relative
ad ulteriori richieste di integrazione finanziaria del Prof. 2007 da parte di
numerosi enti di formazione professionale.





Si verifica
un secondo ed un terzo procedimento di integrazione finanziaria, rispetto ai
precedenti caratterizzati dall’essere intervenuti successivamente all’attività
di rendicontazione dei progetti finanziati con il Prof. 2007, ma sovrapponibili
alle precedenti integrazioni essendo connotati dalla medesima sequenza
svincolata da motivazioni giuridicamente rilevanti, ovvero richiesta sine
titulo da parte degli enti di formazione di integrazione al FINANZIAMENTO in loro favore disposto per il
Prof. 2007 e avallo sine titulo della richiesta da parte dell’amministrazione
regionale.






Il secondo
procedimento di integrazione ha comportato un ingente esborso finanziario, come
facilmente evincibile dalla documentazione acquisita e così sussunta.






Con nota
prot. n. 1464 del 20 maggio 2008 del Servizio Rendicontazione, il Dirigente
U.O. 2 Dott. Antonino Emanuele, comunicava al Servizio Programmazione che, a
seguito di revisione (rendicontazione) delle attività svolte nel progetto n.
1999.IT.16.PO.01/3.02/7.24/867 ( ex IF2007A0041) per le quali l’Ente Cormorano
Felix aveva chiesto una maggiore somma di € 33.122,39 per risorse umane, si
ritiene congrua un’integrazione di € 33.122,39 per la voce personale.






Con nota
prot. n. 293/U.O.2 del 10 febbraio 2009, il Dirigente del Servizio Gestione,
Dott. Antonino Emanuele, comunicava al Servizio Programmazione ed al Dirigente
Generale della Formazione Professionale, che, a seguito di revisione delle
attività dell’ente E.N.F.A.G.A. Palermo, appariva plausibile e giustificato un
provvedimento di integrazione di spesa da riconoscere all’ente in misura
eccedente il FINANZIAMENTOaccordato con il P.R.O.F. 2007 ed in
particolare:

- €
17.647,82 per il progetto 1999/IT/16.1PO.011/5.03/7.2.4/030 (ex IF2007C0152);
- €
69.108,67 per il progetto IF2007A0048.





L’integrazione
complessiva proposta era così di € 86.756,49.

Con nota
prot. n. 295/U.O.2 del 10 febbraio 2009 , il Dirigente del Servizio Gestione,
Dott. Antonino Emanuele, comunicava al Servizio 





Programmazione ed al Dirigente
Generale della Formazione Professionale che, dopo una revisione delle attività
dell’ente A.R.A.M, appariva pertinente, congruo e giustificato un provvedimento
di integrazione di spesa da riconoscere all’ente in misura eccedente il FINANZIAMENTOaccordato con il P.R.O.F. 2007.






In
particolare:

- €
166.607,75 per il progetto IF2007A0008;
- €
52.508,49 per il progetto IF2007B0257;
- €
487.856,12 per il prog. 1999/IT/16.1.PO.011/5.3/7.2.4/021 (ex IF2007C0136);
- € 53.764,44
per il prog. 1999/IT/16.1.PO.011/3.02/7.2.4/944 (ex IF2007D0002).





L’integrazione
complessiva proposta era così di € 760.736,80.






Con nota
prot. n. 383/U.O.2 del 16 febbraio 2009, il Dirigente del Servizio Gestione,
Dott. Antonino Emanuele informava il Servizio Programmazione ed il Dirigente
Generale della Formazione Professionale che, a seguito di revisione delle
attività dell’ente CEFOP, appariva pertinent, congruo, plausibile e
giustificato un provvedimento di integrazione di spesa da riconoscere all’ente
nella misura complessiva di € 2.120.000,00, così ripartita:

- €
60.000,00 per il progetto IF2007B0096;
-€1.460.000,00
per il progetto 1999.IT.16.1.PO.011/3.04/7.2.4/7.2.4/440 (ex IF2007C0145);
-€260.000,00
per il progetto 1999.IT.16.1.PO.011/3.02/7.2.4/7.2.4/859 (ex IF2007A0030);
-
€340.000,00 per il progetto 1999.IT.16.1.PO.011/3.04/7.2.4/7.2.4/954.





Con nota
pro-memoria n. 325 del 18 febbraio 2009 del Servizio 




Programmazione, il
Dirigente, Maria Carmela Di Bartolo, nel richiamare le note del Servizio
Rendicontazione (prot. n. 1664 del 20 maggio 2008) e del Servizio Gestione
(prot. n. 293/UO2; prot.n. 295/UO2; prot. n. 383/UO2) precedentemente indicate,
e relative alle richieste di integrazione degli enti Cormorano Felix,
E.N.F.A.G.A. Palermo, A.R.A.M. e CEFOP, riferiva all’Assessore Carmelo
Incardona che il fabbisogno complessivo necessario era di € 2.336.051,61 (“al
netto delle economie realizzate nella voce “gestione” dei progetti del CEFOP,
pari a € 324.564,07”) e che il riconoscimento delle richieste di integrazione
era da finanziare con l’utilizzo delle economie realizzate nell’ambito del
P.R.O.F. 2007 sul capitolo 717910 del Bilancio regionale secondo le modalità
previste all’articolo 9 della L.R. n. 21/2007.





Sulla
precitata nota erano, in calce, riportati il parere della Dott.ssa G. Patrizia
Monterosso ed il “si concorda” dell’Assessore On.le Avv. Carmelo Incardona. 







Quest’ultimo, in sede di audizione, pur disconoscendo la grafia del “si
concorda”, ha confermato che, alla sottoscrizione del promemoria, era da
ricondurre una sua volontà di condivisione del contenuto.





Veniva,
dunque, emesso dall’Assessore Incardona il D.A. n. 1062 del 7 aprile 2009 , che
integrava il FINANZIAMENTO originario per l’ulteriore importo
complessivo di € 2.282.287,17.

Il D.A. n.
1062 veniva registrato dalla Ragioneria Centrale Lavoro il 15/06/2009, pur se ,
contestualmente, con nota prot. n. 33511 del 15/06/2009, a firma del Direttore
Capo, Loredana Esposito, la stessa Ragioneria aveva inviato al Servizio
Programmazione l’avvertenza n. 406, nella quale, dopo aver effettuato piccole
correzioni alle integrazioni erogate all’ente ENFAGA (€ 2.060,86 in meno per il
corso IF2007A0048 ed € 272,61 in meno per il corso IF2007C0152), dichiarava di
non ritenere rientrante, tra le spese ammissibili per il PROF 2007,
l’integrazione di € 262.236,67 in favore dell’ente ARAM, poiché relativa al
pagamento di arretrati contrattuali, così come evidente nel prospetto analitico
allegato alla nota 295 del 10/02/2009.

Seguiva il
D.D.G n. 1116 del 18 giugno 2009, registrato dalla Ragioneria Centrale in data
19 giugno 2009 al n. 984, con cui il Dirigente Generale, D.ssa Monterosso,
modificando il D.D.G. n. 824 del 21 maggio 2007, correggeva e dava attuazione
al D.A. n. 1062 del 7 aprile 2009, impegnando sul capitolo 717910
dell’esercizio finanziario 2009 la somma di € 2.373.253,13 superiore, quindi,
di € 90.965,96 rispetto a quello del D.A. n. 1062 del 7 aprile 2009.
Gli importi
delle integrazioni concesse con il D.D.G. n. 1116 sono pari ad € 2.373.253,13.
3. Infine,
seguiva il terzo procedimento di integrazione finanziaria del P.R.O.F. 2007,
così calendato nei suoi passaggi essenziali .
Con nota
prot. n. 694/U.O.2 del 12 marzo 2009, il Dirigente del Servizio Gestione, Dott.
Antonino Emanuele, comunicava al Servizio Programmazione ed al Dirigente
Generale della Formazione Professionale, che, a seguito di revisione delle
attività dell’ente A.N.F.E. Palermo, si riconosceva congrua una integrazione
di FINANZIAMENTO nella misura di :
- €
499.904,52 per il progetto mis. 3.02/842;
- €
165.637,23 per il progetto mis. 3.04/434;
- €
37.977,76 per il progetto IF2007B0254;





Il
Dirigente precisava, nelle sue conclusioni, che sembrava plausibile e
giustificato un provvedimento di integrazione di spesa da riconoscere
adoperando le economie realizzate nel PROF 2007.






L’integrazione
complessiva proposta era così di € 703.519,51.

Con nota
prot. n. 695/U.O.2 del 12 marzo 2009 del Servizio Gestione, il Dirigente, Dott.
Antonino Emanuele comunicava al Servizio Programmazione ed al Dirigente
Generale della Formazione Professionale, che, a seguito di revisione delle
attività dell’ente CIOFS-FP di Catania, si valutava pertinente e congruo un
riconoscimento pari ad € 205.525,79 eccedenti il FINANZIAMENTO concesso.





Rilevava,
da ultimo, il Dirigente che il riconoscimento sembrava plausibile,
giustificandosi un provvedimento di integrazione di spesa cui far fronte con le
economie realizzate nel PROF 2007.

Ancora, con
nota prot. n. 696/U.O.2 del 12 marzo 2009 del Servizio Gestione, il Dirigente,
Dott. Antonino Emanuele, comunicava al Servizio Programmazione ed al Dirigente
Generale della Formazione Professionale che, a seguito di revisione (rendicontazione)
delle attività dell’ente IAL-CISL di Palermo, si riconosceva congrua
un’integrazione di FINANZIAMENTO” nella misura di :
- €
196.547,25 per il progetto mis. 3.02/895;
- €
31.224,93 per il progetto mis. 3.02/977;
- € 135.769,82
per il progetto mis. 3.04/444;
- €
39.692,89 per il progetto IF2007B0123.





Concludeva
il Dirigente del Servizio Gestione reputando plausibile e giustificato un
provvedimento di integrazione di spesa da riconoscere utilizzando le economie
realizzate nel PROF 2007.

L’integrazione
complessiva proposta era di € 403.234,89.
Con nota
“pro-memoria” prot. n. 1242 del 4 giugno 2009 del Servizio 
Programmazione, il
Dirigente, Maria Carmela Di Bartolo, nel richiamare, sia il precedente
pro-memoria prot. 325 del 18.2.2009 nel quale l’assessore pro tempore si era
dichiarato favorevole alle richieste di integrazioni finanziarie di alcuni enti
(Cormorano Felix, ENFAGA Palermo, ARAM e CEFOP sui progetti del PROF 2007), sia
le note del Servizio Gestione (prot. n. 694/UO2; prot.n. 695/UO2; prot. n.
696/UO2) appena indicate afferenti le richieste di integrazione degli enti
A.N.F.E. – Delegazione Regionale Sicilia, CIOFS-FP ed IAL-CISL, comunicava
all’Assessore ad interim, On. Raffaele Lombardo, che:
- il
fabbisogno complessivo necessario era di € 1.281.055,26 e che il riconoscimento
delle richieste di integrazione era da finanziare “mediante l’utilizzo delle
economie realizzate nell’ambito del P.R.O.F. 2007 sul capitolo 717910 del
Bilancio regionale con le modalità previste all’articolo 9 della L.R. n.
21/2007”.





Su tale
nota si leggono, in calce, il parere della Dott.ssa G. Patrizia Monterosso e la
firma del Presidente della Regione, On. Raffaele Lombardo, Assessore ad
interim.





Veniva,
allora, emesso il D.A. n. 1804 del 28 luglio 2009, registrato dalla Ragioneria
Centrale Lavoro, in data 31 dicembre 2009, al n. 645 (scheda n. 2240), a firma
dell’Assessore Dott. Luigi Gentile, che integrava il FINANZIAMENTO originario per l’ulteriore importo
complessivo di € 1.281.055,26.





Seguiva,
quindi, il D.D.G. n. 3427 del 30 dicembre 2009 , a firma del Dirigente Generale
Patrizia Monterosso, registrato dalla Ragioneria Centrale in data 31 dicembre
2009 al n. 224 con impegno definitivo assunto n. 76 sul capitolo 717910
dell’esercizio finanziario 2009 di € 1.281.055,26.






La
Ragioneria Centrale Lavoro, con nota prot. n. 29 del 4 gennaio 2010, inviava al
Servizio Programmazione Avvertenza n. 1046/09 nella quale metteva in risalto
che, pur avendo registrato il D.A. n. 1804 del 28 luglio 2009 al n. 215 del
30/12/2009 e, pur avendo assunto l’impegno relativo al D.D.G. n. 3427 del
30/12/2009, riscontrava una serie di criticità.






La lettura
degli atti procedimentali e decreti sopra descritti permette di rilevare la realizzazione
di integrazioni economiche a vari enti di formazione professionale riguardo ai
finanziamenti già assegnati con il P.R.O.F. 2007.






In breve,
le integrazioni economiche concesse nell’ambito del P.R.O.F. 2007 sono
quantificabili in € 4.992.195,87, come di seguito elencate:

D.A. n.
2907 del 21/12/2007 - D.A. 2908 del 21/12/2007 - D.A. 2909 del 21/12/2007
D.D.G. 1911
del 24 dicembre 2007
N. ENTE N.
PROGETTO INTEGRAZIONE
1 ISSTREF
369 € 52.000,00
2 C&B
S.r.l 190 € 45.022,36
3 Consorzio
e-labor@ndo 647 € 55.370,00
4 649 €
26.488,00
5 Mathesis
Italia S.r.l. 805 € 5.562,00
6 M.A.C.
Mov. Apostolico Ciechi 816 € 45.074,00
7
E.N.F.A.G.A. Palermo 866 € 59.128,92
8 A.N.F.E.
Catania IF2007C0133 € 111.262,29
9
IF2007A0006
10 IF2007B0093
11 Ass.
ERIS IF2007A0015 € 7.530,34
12 ARAM
IF2007A0008 € 294.264,38
13
IF2007B0257
14
IF2007C0136
15
E.CO.FORM. Cisal IF2007A0044 € 58.687,95
16
IF2007C0151
17 A.N.F.E.
Siracusa IF2007B0255 € 11.806,88
18
IF2007C0135
19
CE.SI.FO.P. IF2007A0031 € 81.059,20
20
IF2007B0266
21
IF2007C0146
22 IRIPA
Sicilia IF2007A0082 € 21.197,01
23
IF2007B0125
24
Consorzio NOE' IF2007A0205 € 2.433,73
25
IF2007C0305
26
EN.A.I.P. Agrigento IF2007A0061 € 4.889,87
27
IF2007C0163
28 C.F.P.
San Pancrazio ONLUS IF2007A0032 € 6.448,92
29 E.C.A.P.
Caltanissetta IF2007A0051 € 5.045,03
30
IF2007B0101
31
A.E.G.E.E. Palermo IF2007C0130 € 1.739,91
32
INTEREFOP IF2007A0081 € 63.825,60
33
IF2007B0124
34
IF2007C0177
35
Associazione Nuovo Cammino IF2007C0141 € 33.183,10
36
37
Fondazione CAS IF2007A0071 € 37.289,74
38
IF2007B0120
39
IF2007C0173
40
Cormorano FELIX Soc. Coop. IF2007A0041 € 5.472,94
41
Geoinformatica Soc. Coop. A r.l. IF2007A0223 € 9.166,60
42
IF2007B0274
43 ASAFORM
En.a.i.p. Sicilia IF2007A0067 € 6.111,07
44
IF2007B0270
45 IF2007C0169
46 E.C.A.P.
Agrigento IF2007A0050 € 129.163,24
47
IF2007B0100
48
IF2007C0154
49
Associazione Politea IF2007A0016 € 19.689,86
50 C.I.R.S.
Onlus Messina IF2007A0038 € 6.825,70
51
IF2007C0149
52 E.C.A.P.
Palermo IF2007A0054 € 28.481,30
53 IF2007C0156
54
IF2007B0104
56 Endo-fap
IF2007A0068 € 12.986,77
57
IF2007C0170
58
En.a.i.p. Palermo IF2007A0064 € 16.523,65
59
I.R.A.P.S. IF2007B0275 € 75.157,12
60
IF2007C0316
61
IF2007A0073
Totale €
1.338.887,48
D.A. 1062
del 7/04/2009
D.D.G. 1116
del 18/06/2009
N. ENTE N.
PROGETTO INTEGRAZIONE
1 Cormorano
FELIX Soc. Coop. IF2007A0041 € 33.122,39
2
E.N.F.A.G.A. Palermo IF2007A0048 € 67.047,81
3
IF2007C0152 € 17.351,41
4 A.R.A.M.
IF2007A0008 € 166.607,75
5
IF2007B0257 € 52.508,49
6
IF2007C0136 € 487.856,12
7 CEFOP IF2007A0030
€ 260.000,00
8
IF2007B0096 € 44.940,12
9
IF2007C0145 € 1.243.819,04
Totale

2.373.253,13
D.A. 1804
del 28 luglio 2009
D.D.G. 3427
del 30 dicembre 2009
N. ENTE
PROGETTO INTEGRAZIONE
1 A.N.F.E.
Delegazione Reg. Sicilia IF2007A0005 € 499.904,52
2
IF2007B0254 € 37.977,76
3
IF2007C0132 € 165.637,23
4 CIOFS-FP
Sicilia IF2007A0036 € 205.525,79
5 IAL-CISL
IF2007A0079 € 196.547,25
6
IF2007B0123 € 39.692,89
7
IF2007C0175 € 135.769,82
Totale

1.281.055,26





E’ stato,
infine, accertato che le somme impegnate con i D.D.G. 1116 del 18/06/2009 e
D.D.G. 3427 del 30 dicembre 2009, sono state interamente corrisposte agli enti
beneficiari.

Per quanto
concerne, invece, il DDG 1911 del 24 dicembre 2007, a fronte di un impegno di €
1.338.887,48, sono stati corrisposti agli enti beneficiari € 1.103.682,81.





Secondo la
prospettazione attorea, con la predeterminazione del FINANZIAMENTO, la Regione individua il limite massimo
dell’onere erariale sostenibile per la remunerazione dello specifico servizio
di formazione reso dall’ente privato ammesso a quello specifico FINANZIAMENTO, che lo stesso ente privato si era
obbligato a svolgere, a quelle condizioni, con «atto di accettazione».

Nessuna
norma primaria o secondaria legittima l’ente privato a richiedere (e la Regione
ad erogare) somme ulteriori rispetto a quelle oggetto della richiesta di FINANZIAMENTO e predeterminate nel decreto
di FINANZIAMENTO.





La stessa
Corte costituzionale ha affermato il divieto di qualsiasi intervento normativo
a sostegno dei livelli occupazionali degli enti di formazione.

Ha poi
aggiunto la Procura che l’avviso pubblico n. 2/06/FP del 9 giugno 2006, con il
quale l’amministrazione regionale ha bandito la procedura ad evidenza pubblica
relativa al PROF 2007, che costituisce lex specialis, stabiliva che “ Gli
importi finanziati ai progetti inseriti nel Piano regionale dell’offerta
formativa costituiranno il tetto massimo delle risorse riferibili a ciascun
progetto ammesso a finanziamento …”.
Su tale
presupposto, la Procura riteneva che l’integrazione del finanziamento
integrasse una trasgressione dei canoni comportamentali rivenienti, oltre che
dal buon senso comune, secondo cui un ente privato non può gestire
arbitrariamente risorse pubbliche sostenendo, senza preventiva autorizzazione,
costi significativamente maggiori di quelli originariamente indicati nel budget
approvato dall’Amministrazione, anche dal buon senso gestionale e dalle regole
di sana gestione finanziaria, espressi dai principi di efficacia, trasparenza
ed economicità, di cui all’art.
1 della L. 241/1990
, corollari del canone costituzionale di buona
amministrazione, di cui all’art. 97 Cost.
Secondo la
Procura, il disinvolto avallo delle richieste di integrazione sprovviste di un
titolo giuridico a loro sostegno e di qualsiasi utilità costituisce espressione
di intollerabile leggerezza e negligenza .
Nessuna
esigenza occupazionale può giustificare un’allocazione di risorse arbitrarie e
per finalità extrafunzionali.
Pertanto,
ravvisava inescusabile superficialità e negligenza funzionale nelle condotte
che avevano concorso a determinare eziologicamente la concessione e
l’erogazione dell’integrazione di finanziamenti asseritamente indebiti.





Il
segnalato danno veniva ritenuto causalmente riconducibile alla violazione degli
obblighi di servizio di vari soggetti.






La catena
causale del danno erariale risulta conseguentemente costituita dalle condotte
funzionali di impulso e/o di avallo alla richiesta di integrazione sine titulo
e, quindi, da tutte quelle violazioni degli obblighi di servizio che si sono
concretizzate in atti formali di impulso e/o di avallo alla richiesta di
integrazione, nonostante l’insussistenza di alcun titolo legale per potersi
riconoscere la richiesta integrazione e la inutilità dell’esborso integrativo.






Nella
prospettazione attorea, tali atti formali di impulso e/o avallo da parte
dell’Amministrazione attiva, per le ragioni indicate, espressione di massima
leggerezza e negligenza funzionale, risultano in sequenza logica adottati:

- dai
dirigenti pro tempore del servizio gestione, del servizio programmazione , i
quali con le loro note e pro memoria hanno sempre dato impulso e/o avallo alle
richieste di integrazioni sine titulo; impulso e/o avallo in alcuni casi reso
anche dal dirigente del servizio rendicontazione;
- dal
dirigente generale che ha avallato gli atti prodromici proposti dai dirigenti
dei servizi, i quali, come presuppost, avevano le richieste sine titulo degli
enti di formazione e ha impegnato le risorse per le integrazioni sine titulo
decretate dall’Assessore pro tempore;
- dagli
assessori pro tempore che hanno condiviso i pro memoria contenenti le richieste
di integrazione sine titulo e adottato i decreti di integrazione finanziaria in
carenza di qualsiasi titolo giuridicamente legittimante.





Rilevanza
eziologica sul danno accertato viene ad assumere, secondo il PM, la condotta
dell’organo di controllo, in particolare del dirigente della ragioneria pro
tempore, che, sebbene deputato, ex art. 9 comma 1DPR
20.2.1998 n. 38
 e 62 l.r. 10/09, al controllo anche di legalità sui
decreti assessoriali e sui decreti del dirigente generale , li ha registrati.

In alcuni
casi, addirittura, pur avendo effettuato dei rilievi nonostante l’evidente
carenza di un titolo legale legittimante l’integrazione del FINANZIAMENTO, in carenza di titolo legale che
legittimasse dette integrazioni e, per di più, sulla base di un’attività
istruttoria fondata sui presupposti giuridicamente irrilevanti e logicamente
inconsistenti





Per il
ruolo apicale e la piena disponibilità sull’an della concessione
dell’integrazione, maggiore efficienza causale va ravvisata nella condotta
degli assessori pro tempore, che hanno statuito l’integrazione
dell’originario FINANZIAMENTO, in carenza di qualsiasi titolo legale
che legittimasse dette integrazioni e, per di più, sulla base di un’attività
istruttoria fondata sui presupposti giuridicamente irrilevanti e logicamente
inconsistenti.

Equivalente
alla condotta contestata all’assessore pro tempore appare, secondo la Procura,
la condotta dei dirigenti generali pro tempore, i quali hanno avallato le
richieste di FINANZIAMENTO proposte dai dirigenti di servizi,
e quindi hanno data esecuzione tempestivamente ai citati decreti assessoriali,
impegnando le relative somme sul bilancio regionale, gestendo di tal guisa
risorse finanziarie in carenza di una legittimazione legale all’integrazione
di FINANZIAMENTO decretata dall’assessore.
Minore
efficienza causale va rilevata nelle condotte dei dirigenti di servizio e
ragioneria.





La Procura
ha, quindi, contestato un danno erariale coincidente alle integrazioni
effettivamente erogate pari ad € 4.757.001,20 (€ 4.992.195,87 -235.194,67) ,la
quota del 70% va ripartita in parti eguali tra l’Assessore pro tempore e il
Dirigente Generale; il restante 30%, in considerazione dell’equivalenza causale
delle loro condotte, va ripartita in parti eguali tra i dirigenti che hanno
avviato e dato impulso alle procedure di finanziamento e i dirigenti della
Ragioneria che hanno registrato il titolo di spesa.

Conclusivamente,
secondo la Procura, non essendovi alcuna norma che consente le integrazioni ad
un decreto originario di FINANZIAMENTO, non potendosi ipotizzare alcun
sopravvenuta utilità e non ammettendo la Corte costituzionale alcun intervento
di natura assistenziale da parte della Regione Siciliana in favore degli enti
di formazione professionale, costituisce danno erariale, quale esborso
ingiustificato privo di alcuna utilità, l’intero ammontare delle integrazioni
del FINANZIAMENTO che, nella fattispecie concreta in
esame, è risultato complessivamente pari a € 4.757.001,20, somma corrispondente
alle integrazioni effettivamente erogate.





Sul
complessivo danno erariale oggetto di contestazione, pari a € 4.757.001,20, la
quota del 70 % va ripartita in parti uguali tra l’Assessore pro tempore e il
Dirigente Generale, mentre il rimanente 30%, in virtù dell’equivalenza causale
delle loro condotte, va ripartita in parti eguali tra i dirigenti e/o
funzionari di servizio che hanno avviato e dato impulso alla proceduta di
finanziamento e i dirigenti della Ragioneria che hanno registrato il titolo di
spesa.






Per rendere
più agevole l’individuazione della responsabilità parziaria, la Procura ha
rammentato gli atti dell’amministrazione attiva che, avendo dato impulso e/o
avallo alle richieste di integrazione sine titulo, hanno, unitamente all’avallo
della Ragioneria nella fase di controllo, cagionato il danno contestato, pari
alle somme impegnate ed effettivamente erogate.

1. D.D.G.
n. 1911 del 24/12/2007 di € 1.338.887,48 a firma di RUSSO Alessandra:
- D.A. n.
2907 del 21 dicembre 2007, D.A. n. 2908 del 21 dicembre 2007, D.A. n. 2909 del
21 dicembre 2007, a firma FORMICA Santi;
-
Pro-memoria prot. 0924 del 06 giugno 2007 a firma DI BARTOLO Maria Carmela,
RUSSO Alessandra e FORMICA Santi;
-
Pro-memoria prot. 3246 del 09 novembre 2007 a firma DI BARTOLO Maria Carmela,
RUSSO Alessandra e FORMICA Santi;
-
Pro-memoria prot. 3657 del 19 dicembre 2007 a firma DI FRANCESCA Salvatore,
FORMICA Santi e RUSSO Alessandra;
- nota
prot. n. 4756 del 20 dicembre 2007 a firma EMANUELE Nino.





A fronte
dell’impegno di euro 1.338.887,48 operato con il DDG 1911/2007, in favore degli
enti di formazione beneficiari delle integrazioni, risulta erogata la minor
somma di euro 1.103.682,81

2. D.D.G.
n. 1116 del 18/06/2009 di euro 2.373.253,13, a firma di MONTEROSSO Patrizia:
- D.A. 1062
del 07/04/2009 a firma INCARDONA Carmelo;
- nota
prot. n. 1664 del 20 maggio 2008 a firma EMANUELE Nino;
- nota
prot. n. 293/U.O.2 del 10 febbraio 2009 a firma EMANUELE Nino;
- nota prot.
n. 295/U.O.2 del 10 febbraio 2009 a firma EMANUELE Nino;
- nota
prot. n. 383/U.O.2 del 16 febbraio 2009 a firma EMANUELE Nino;
-nota
pro-memoria n. 325 del 18 febbraio 2009 a firma DI BARTOLO Maria Carmela,
MONTEROSSO Patrizia e INCARDONA Carmelo.
3. D.D.G.
n. 3427 del 30/12/2009 di euro 1.281.055,26 a firma MONTEROSSO Patrizia:
- D.A. n.
1804 del 28/07/2009 a firma GENTILE Luigi;
- nota
prot. n. 694/U.O.2 del 12/03/2009 a firma EMANUELE Nino;
- nota
prot. n. 695/U.O.2 del 12/03/2009 a firma EMANUELE Nino;
- nota
prot. n. 696/U.O.2 del 12/03/2009 a firma EMANUELE Nino;
- nota
pro-memoria prot. n. 1242 del 04/06/2009 a firma DI BARTOLO Maria Carmela,
MONTEROSSO G. Patrizia e LOMBARDO Raffaele.
I D.D.G. n.
1911 del 24/12/2007 di euro 1.338.887,48, n. 1116 del 18/06/2009 di euro
2.373.253,13 e n. 3427 del 30/12/2009 di euro 1.281.055,26, sono stati tutti
registrati presso la Ragioneria Centrale dal direttore pro-tempore ESPOSITO
Loredana.
Conseguentemente
il danno erariale complessivo di € 4.757.991,20, secondo la Procura, va
articolato e ripartito come segue:
-Assessore
Formica Santi, euro 386.288,98 (= ½ del 70% Sub 1);
-Assessore
Incardona Carmelo, euro 830.638,60 (= ½ del 70% Sub2);
-Presidente-Assessore
Lombardo Raffaele, euro 224.184,67 (= ¼ del 70% Sub 3);
-Assessore
Gentile Luigi, euro 224.184,67 (= ¼ del 70% Sub 3);
-Dirigente
Gen.le Russo Alessandra, euro 386.288,98 (= ½ del 70% Sub 1);
-Dirigente
Gen.le Monterosso Patrizia, euro 1.279.007,94 (= ½ del 70% Sub 2 + ½ del 70%
Sub 3);
-Dirigente
di Servizio Di Bartolo Maria Carmela, euro 475.799,12 (= ⅓ del 30% Sub 1 + ⅓
del 30% Sub 2 + ⅓ del 30% Sub 3);
-Funzionario
Direttivo Di Francesca Salvatore, euro 110.368,28 (= ⅓ del 30% Sub 1);
-Dirigente
di Servizio Esposito Loredana, euro 475.799,12 (= ⅓ del 30% Sub 1 + ⅓ del 30%
Sub 2 + ⅓ del 30% Sub 3);
-Dirigente
di Servizio Emanuele Antonino, euro 365.430,84 (= ⅓ del 30% Sub 3);
In data 22
aprile 2013, si costituiva il Dott. EMANUELE Antonino il quale, avvalendosi del
patrocinio dell’ Avv.to Anna Mannone, ha contestato l’ipotizzata responsabilità
deducendo, in primo luogo, che nel caso in specie, l’integrazione concessa
nell’ambito del Prof. 2007, trova il suo fondamento e la sua legittimità nella
legge regionale 24/76 (e successive modifiche), che regola il rapporto di
sovvenzione tra Regione Siciliana e gli Enti gestori.
Ha poi
aggiunto che, al maggior onere finanziario, l’Amministrazione regionale ha
ottemperato attraverso le economie di gestione, in attuazione di quanto
disposto dalla legge regionale n. 21 dell’8/11/2007, quindi, senza impiegare
maggiori risorse di bilancio.
Nell’articolata
memoria si dà contezza del fatto che l’Amministrazione Regionale sopperisce al
maggiore onere finanziario attraverso le economie di gestione, in attuazione di
quanto disposto dalla legge regionale n. 21 dell’8/11/2007.
La difesa
si è poi soffermata sulla circostanza che le denegate integrazioni al FINANZIAMENTO sono state registrate e la loro
effettiva erogazione è avvenuta soltanto dopo il controllo preventivo della
Corte dei Conti Sezione controllo.
In
particolare i decreti di integrazione, dopo essere stati emessi, venivano
trasmessi alla Corte dei conti per la registrazione, nel caso di
cofinanziamento del piano formativo con risorse del Fondo Sociale Europeo,
mentre altri decreti di impugnazione non sono stati inviati alla Sezione di
Controllo della Corte dei Conti perché beneficiavano soltanto di finanziamenti
regionali e, pertanto, non soggetti ad un controllo preventivo.
Conclusivamente
non può esservi alcuna responsabilità da parte del Dott. Antonino Emanuele.
In data 24
aprile 2013, si costituiva il Dott. FORMICA Santi che, avvalendosi del
patrocinio dell’Avv.to Ventimiglia Rosario, ha contestato l’ipotizzata
responsabilità deducendo che, nel caso in specie, per l’anno 2007, l’assegnazione
di ulteriori risorse non è avvenuta in privato, bensì dopo l’attivazione di un
sub procedimento ad evidenza pubblica, imposto nel parere della CRI ed attivato
attraverso la pubblicazione del D.A. 852 del 3 aprile 2007.
In via
istruttoria è stata chiesta l’integrazione del contraddittorio nei confronti di
tutti i componenti della CRI che hanno espresso il parere al Prof. 2007, nella
seduta del 29 marzo 2007; nonché di ordinare alla Regione Sicilia di produrre
la sentenza di condanna relativa al pagamento in favore degli Enti gestori
degli arretrati contrattuali ; infine, di accertare, rispetto allo stanziamento
integrativo per l’anno 2007, quante somme sono state effettivamente pagate e se
si sono verificati recuperi o restituzioni.
Sempre in
data 24 aprile 2013, si costituiva la Dott.ssa Alessandra Russo che,
avvalendosi del patrocinio degli Avv.ti Giuseppe Mazzarella e Alessandro
Maggio, ha contestato l’ipotizzata responsabilità.
Ha dedotto,
in via preliminare, che proprio la circolare del 2004, richiamata dalla Procura
fa riferimento alla legge regionale n. 24/1976, all’art. 2 della legge
regionale n. 25/1993 e all’art.
39 della legge n. 23/2002
.
Contrariamente
a quanto contestato dalla Procura, il provvedimento contestato, vale a dire il
Decreto dirigenziale n. 1911 del 24 dicembre 2007 (ed analoghe considerazioni
possono essere svolte per i decreti assessoriali nn. 2907,2908 e 2909),
contiene un esplicito riferimento alle fonti normative richiamate, che, dunque,
sono state poste a fondamento delle determinazioni adottate.
Sull’asserita
violazione degli obblighi di servizio, il comportamento della dott.ssa
Alessandra Russo, oltre che frutto di un’istruttoria dettagliata e
particolarmente approfondita, è stato sempre improntato al rispetto delle norme
che regolano il settore.
Sull’inesistenza
di ogni e qualsiasi ipotesi di colpa grave, ha precisato la difesa che la
sequenza procedimentale contestata, oltre ad essere fondata su precisi
riferimenti normativi, ha ricevuto l’avallo della Sezione Controllo della Corte
dei Conti.
La Corte,
lungi dal contestare l’ammissibilità e/o liceità del ricorso allo strumento
dell’integrazione, ha regolarmente proceduto alla registrazione dei decreti
dirigenziali (entrambi a firma della dott.ssa Alessandra Russo) n. 533 del
29.11.2006 e n. 552 del 12.12.2006, e ciò dopo aver chiesto ed ottenuto
chiarimenti sul punto.
Si impone,
allora, l’applicazione dell’art.
1 della legge n. 20/94
, a mente del quale è esclusa la gravità della colpa
quando il fatto dannoso tragga origine dall’emanazione di un atto vistato e
registrato in sede di controllo di legittimità, limitatamente ai profili presi
in considerazione nell’esercizio del controllo.
Nella
memoria, inoltre, si eccepisce la violazione ex art. 17, comma 30 ter decreto
legge 1 luglio 2009 n. 78, convertito in legge
102 /2009
, ossia la nullità dell’atto di citazione .
La difesa
ha, anche, eccepito la prescrizione, nel riflesso che il provvedimento
contestato alla Dott.ssa Russo (Decreto dirigenziale n. 1911 del 24.12.2007)
afferisce somme ormai prescritte.
Sempre in
data 24 aprile 2013, si costituiva la Dott.ssa Giuseppa Patrizia Monterosso
che, avvalendosi del patrocinio dell’Avv. Claudio Alongi, ha contestato
l’ipotizzata responsabilità.
Ha dedotto,
in via preliminare, l’improcedibilità ed inammissibilità per carenza di
interesse.
L’Amministrazione,
infatti, si è cautelata munendosi di un titolo esecutivo, ex RD 639/1910, nei
confronti degli Enti gestori destinatari dei provvedimenti di integrazione dei
finanziamenti ottenuti con l’affidamento dei progetti formativi nell’ambito del
Prof. 2007,per i medesimi importi richiesti alla dr.ssa Monterosso con
l’odierno giudizio.
Va,
pertanto, dichiarata l’inammissibilità dell’atto di citazione, per sopravvenuta
carenza di interesse. Infatti, a seguito della sentenza n. 2947/2012 del
29/10/2012, l’Amministrazione regionale si è determinata ad attivare le
procedure per il recupero di tutte le somme erogate a titolo di integrazione
al FINANZIAMENTO originario, annullando i precedenti
decreti dirigenziali ed emettendo contestualmente la prescritta ingiunzione di
pagamento.
Ha poi
fatto richiesta di integrazione del contraddittorio nei confronti degli Enti
gestori beneficiari dei provvedimenti di integrazione dei finanziamenti.
Secondo la
difesa appare ingiusto che la proposizione dell’azione amministrativa,
obbligatoria ed irrinunciabile, possa colpire il dipendente e l’amministrazione
pubblica che abbiano violato colposamente i doveri di ufficio e non il soggetto
che, in violazione delle stesse o di altre regole giuridiche, abbia agito
dolosamente e/o, come nel caso in esame, si sia illecitamente appropriato
(secondo la ricostruzione fatta dal PM), arricchendosi di denaro pubblico.
Sulla
scorta dei principi di diritto sopra evidenziati, ha chiesto che venga disposta
l’integrazione del contraddittorio nei confronti del Ragioniere Generale della
Regione Siciliana pro tempore che ha provveduto di seguito all’emanazione del
Decreto Assessoriale concessivo delle integrazioni dei citati finanziamenti,
nei confronti dell’ex Assessore regionale alla Formazione professionale, dr.
Mario Centorrino e dell’ex dirigente generale della Formazione professionale,
dr. Ludovico Albert.
In ogni
caso l’azione è infondata per mancanza di colpa grave e per inesistenza del
danno.
Con memoria
integrativa di costituzione (depositata il 29 aprile 2013), la dott.ssa
Monterosso ha sviluppato le difese già formulate con la memoria di costituzione
già versata.
In data 24
aprile 2013, si costituiva la Dott.ssa Maria Carmela Di Bartolo che,
avvalendosi del patrocinio dell’Avv. Maurizio Lino, ha contestato l’ipotizzata
responsabilità.
La difesa
ha altresì eccepito la prescrizione quinquennale, l’erronea ripartizione del
danno; in via subordinata, comunque, ha postulato l’applicazione del potere
riduttivo.
Sempre in
data 24 aprile 2013, si costituiva in giudizio il Sig. Salvatore Di Francesca
che, avvalendosi del patrocinio dell’avvocato Alessandra Gazzè, ha contestato
l’ipotizzata responsabilità.
Il
convenuto ha, poi, dedotto la mancanza di qualsivoglia responsabilità,
deducendo che nessun atto di impulso o avallo avrebbe potuto dare, dal momento
che nessun atto di impulso o avallo può essere mai stato posto in essere in
ragione della qualifica rivestita, non sottacendo che il pro memoria è stato
redatto, pur non rientrando tra le sue competenze, su espressa richiesta
verbale del Dirigente Generale, stante la precaria assenza del Dirigente
all’uopo preposto, nonché dall’assoluta urgenza, rappresentata dal suddetto
Dirigente Generale, connessa all’approssimarsi della chiusura dell’esercizio
finanziario del 2007.
Tra l’altro
il convenuto si è limitato a trasmettere il quadro riassuntivo delle richieste
di integrazione, rimettendo all’On.le Assessore per le determinazioni che
riteneva opportuno adottare in merito.
In
relazione a detto pro memoria, dunque, nessuna forma di impulso o avallo è, in
alcun modo, configurabile.
Del resto,
dal combinato disposto di cui all’art. 6 della legge regionale 24 del 1976 e
dell’art. 2 della Legge regionale n. 10 del 2009 , è dato evincere che l’unico
organo con potere di apportare modifiche ed integrazioni al piano formativo, in
quanto di sua esclusiva competenza, è l’Assessore.
Il Di
Francesca ha, poi, dedotto la nullità o comunque improcedibilità o
inammissibilità della citazione per violazione dell’art. 163 cpc. e art. 3 r.d.
13 agosto 1933 n. 1038.
In ogni
caso, giammai colposo (gravemente) può definirsi il comportamento dell’odierno
convenuto, in considerazione del fatto che, nel porre in essere l’atto
contestato , lo stesso si è ispirato e conformato all’iter procedimentale
seguito dall’Amministrazione regionale relativo al Prof. 2005 , ove le
integrazioni avevano ricevuto gli autorevoli visti di rito della Corte, apposti
in esito alle puntuali risposte fornite dal servizio programmazione e
sottoscritte anche dal convenuto.
Ha, poi,
eccepito la prescrizione e dedotto l’erronea ripartizione del danno; ha,
altresì invocato l’esercizio del potere riduttivo sino alla concorrenza
dell’intero danno contestato.
In data 26
aprile 2013 , si costituiva l’On.le Dott. Raffaele Lombardo, avvalendosi del
patrocinio degli Avv.ti Gaetano Armao e Tiziana Milana, che ha contestato
l’ipotizzata responsabilità deducendo, in primo luogo, che il pro memoria, a
firma del dirigente generale, trasmesso al convenuto, mirava ad acquisire una
mera presa d’atto.
Ha poi
ricordato che il Presidente Lombardo, con 11 decreti presidenziali del 25
maggio 2009, aveva revocato i componenti dell’intera Giunta Regionale (con la
sola eccezione dell’Assessore alla Sanità) e il pro memoria reca la data del 4
giugno 2009.
Infatti,
solo con il D.P. 17 giugno 2009, all’Assessore regionale, On. Luigi Gentile,
preposto, ai sensi del superiore art. 1, all’Assessorato regionale dei lavori
pubblici, sono state conferite temporaneamente le funzioni ad interim di
Assessore regionale per il lavoro, la previdenza sociale , la formazione
professionale, e l’emigrazione, per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione
.
Secondo la
puntuale difesa, allorchè è stato sottoscritto “quell’ininfluente pro memoria”,
il Presidente della Regione, già gravato da operosissimi impegni istituzionali
e politici, doveva far fronte, da solo, a quasi l’intera Amministrazione regionale.
Con
successivo D.D. G. n. 3427 del 30 dicembre 2009, il Dirigente Generale Dott.ssa
Monterosso assumeva l’impegno di spesa nella misura complessiva di €
1.281.055,26, senza fare alcun rilievo sulla procedura della cui validità la
stessa aveva assunto l’intera guida amministrativa.
In punto di
diritto, ha dedotto l’insussistenza della responsabilità, ai sensi e per gli
effetti dell’art. 1, comma 1 ter della legge
20/94
 (cd. scriminante politica).
Ha, poi,
aggiunto che gli aspetti giuridici e finanziari non potevano che sfuggire del
tutto ad un Presidente della Regione, Assessore ad interim di ben dieci
assessorati, di fronte ad un atto che riassumeva quanto determinato dagli
organi burocratici.
In
conclusione, il pro memoria de quo è un mero atto endoprocedimentale, privo di
qualsiasi rilevanza esterna. L’articolata memoria defensionale ha, poi, dedotto
che la sequenza procedimentale, nella quale si è estrinsecata la condotta
dell’Assessore pro tempore On.le Lombardo, esclude la sussistenza di colpa
grave, in presenza di un palese contrasto normativo e di una prassi consolidata
nel tempo ( e mai contestata dagli organi di controllo).
Infine, ha
eccepito la compensatio lucri cum damno e, in subordine, l’applicazione del
potere riduttivo per le considerazioni svolte.
In data 26
aprile 2013 , si costituiva in giudizio la Sig.ra Esposito Loredana che,
avvalendosi del patrocinio dell’avvocato Massimiliano Mangano, ha contestato
l’ipotizzata responsabilità, chiedendo l’assoluzione da ogni addebito.
In data 26
aprile 2013 , si costituiva l’On.le Gentile Luigi il quale, avvalendosi del
patrocinio dell’avv. Girolamo Rubino, ha dedotto che l’intero procedimento è
stato posto in essere dai competenti uffici dell’amministrazione regionale ,
esulando dalle funzioni degli organi di governo.
Ha poi
aggiunto che, nel gennaio 2013, l’Amministrazione regionale ha avviato il
procedimento di recupero delle somme erogate a favore degli enti di formazione
in conseguenza dei contestati illeciti e dunque manca l’attualità del danno.
Infine, ha
chiesto che si tenga conto, nella determinazione del danno, se qualche
beneficio l’amministrazione abbia ricevuto e venga, in ogni caso, fatta
applicazione del potere riduttivo dell’addebito.
In data 26
aprile 2013 , si è costituito il dott. Incardona Carmelo, il quale, avvalendosi
del patrocinio degli avvocati Pietro Luigi Matta e Vincenzo Bullara, ha
contestato l’ipotizzata responsabilità deducendo l’insussistenza della
responsabilità, ai sensi dell’art. 1, comma 1, ter della legge
20/94
, cd. scriminante politica.
A conferma
dell’oggettiva rilevanza di tale circostanza nel giudizio di valutazione della
condotta del convenuto, la difesa ha chiesto che venga ammessa prova
testimoniale su precisi articolati sviluppati in memoria, con il teste Gaetano
Di Blasi, brigadiere capo a riposo della guardia di finanza, che ricopriva il
ruolo di segretario particolare dell’assessore.
Nella
denegata ipotesi di mancato accoglimento dell’invocata scriminante politica ,
l’addebito mosso non può che essere imputato al’organo di gestione e di
direzione amministrativa, posto che il procedimento posto in essere dagli
uffici dell’amministrazione regionale esula dalle funzioni degli organi di
governo dell’Ente le quali consistono in funzioni di indirizzo e controllo
politico amministrativo.
Nessuna
violazione di norme giuridiche che regolano l’esercizio delle funzioni
amministrative e alle sue presunte conseguenze dannose per l’erario, può
imputarsi al dott. Incardona, non sussistendo alcun carattere doloso e,
tantomeno, gravemente colposo nel comportamento posto in essere dallo stesso.
Da ultimo,
pur richiedendo la completa assoluzione, da qualsivoglia addebito, in via
subordinata, ha chiesto che sia fatta applicazione del potere riduttivo.
La Procura
ha depositato, in data 3 maggio 2013, memoria per replicare alle osservazioni
stese nelle memorie difensive, osservando quanto segue.
La
procedura prevista negli articoli 2 e ss. del RD 639/1010 è particolarmente
complessa e delicata e nulla ha allegato la difesa per dimostrare la
correttezza formale e sostanziale .
Dall’audizione
dell’Arch. Lacagnina si evince che, alla data del 2 maggio 2013, il
procedimento di incameramento disposto dalla D.ssa Corsello era in itinere e
nessuna prova contraria è stata fornita.
Nessuna
integrazione del contraddittorio è plausibile nei confronti degli enti
beneficiari, atteso che la violazione degli obblighi di servizio è imputabile
solo in capo ai funzionari che hanno dato impulso ad una mera richiesta, priva
di rilevanza giuridica.
Con
ulteriore memoria, depositata in data 10 maggio 2013, il convenuto Di Francesca
Salvatore ha eccepito la violazione ex art. 17, comma 30 te, decreto legge 1
luglio 2009 n. 78, convertito in legge
102 /2009
, ossia la nullità dell’atto di citazione.
Con
ulteriore memoria versata in atti, in data 10 maggio 2013, la dott.ssa Di
Bartolo ha insistito nelle eccezioni e deduzioni ampiamente articolate nella
memoria depositata il 24 aprile u.s; ha, poi, eccepito la nullità per
violazione dell’art. 17 comma 30 ter decreto legge 1 luglio 2009 n. 78,
convertito in legge
3 agosto 2009 n. 102
,
Ha ribadito
che, non avendo mosso la Sezione di controllo della Corte dei conti mosso
alcuna censura rispetto all’attività di integrazione a suo tempo perfezionata,
ciò, di fatto, ha finito per confortare l’operato, anche, per le successive
annualità.
Con
ulteriore memoria versata in atti in data 10 maggio 2013, la dott.ssa Russo ha
insistito nelle eccezioni e deduzioni già formulate.
In data 13
maggio 2013 la Procura depositava la nota dell’avv. Anna Rosa Corsello,
dirigente generale dell’Assessorato regionale dell’ Istruzione e Formazione
Professionale, priva, però, degli allegati richiamati.
All’udienza
del 13 maggio 2013, in via preliminare, veniva rilevato il deposito della
precitata nota dell’avv. Corsello.
Dopo aver
sentito i difensori intervenuti sugli aspetti preliminari, veniva disposto il
rinvio del giudizio, al fine di acquisire la documentazione richiamata e,
quindi, per garantire il contraddittorio.
Al termine
della lettura dell’ordinanza, la Procura depositava e metteva a disposizione la
documentazione richiamata.
In data 26
novembre 2013, la difesa dell’On.le dr. Raffaele Lombardo depositava la nota
prot. 67531 del 22/10/2013, a firma del dirigente del servizio gestione
interventi in materia di formazione professionale, architetto Lacagnina.
Sempre il
26 novembre 2013 la dott.ssa Russo ha depositato memoria con la quale ha
precisato che è immanente nel sistema giuridico non già” il principio di
immodificabilità”, bensì quello di autotutela, in pieno rispetto dell’art. 97
della Costituzione, dal momento che la sua applicazione costituisce diretta
attuazione dei canoni di imparzialità e buon andamento.
La difesa
ha, poi, precisato che, nel corso dell’anno, sono intervenuti i mandati verdi,
attraverso i quali l’Amministrazione regionale, mediante lo strumento della
compensazione con i crediti (per i nuovi progetti formativi) vantati dagli
Enti, ha proceduto a recuperare l’intero importo ritenuto danno erariale dalla
Procura.
In data 27
novembre 2013, i convenuti Di Bartolo e Di Francesca hanno depositato ulteriore
memoria per avversare le contestazioni fatte dal PM.
Sempre in
data 27 novembre 2013 la Procura ha depositato memoria con la quale è stato
ribadito l’impianto accusatorio, peraltro, confortato dall’intervenuta sentenza,
n. 259/2013, della locale Sezione di Appello della Corte dei Conti.
La dott.ssa
Monterosso, in data 13 dicembre 2013, ha depositato memoria difensiva,
deducendo l’improcedibilità dell’azione di responsabilità per sopravvenuta
carenza di interesse ad agire, posto che l’Amministrazione regionale ha
provveduto al recupero delle somme erogate a titolo di integrazione dei
finanziamenti a valere sul Prof. 2007.
In
particolare, dai c.d. mandati verdi depositati in atti, l’Amministrazione
regionale, a definizione delle procedure amministrative in autotutela per il
recupero dell’indebito oggettivo, ha incamerato tutte le somme in precedenza
corrisposte (per un totale recuperato, pari a € 4.041.106,39).
Ne consegue
che, in relazione alle contestazioni mosse alla dr.ssa Monterosso,
l’Amministrazione regionale ha provveduto a recuperare, integralmente, tutte le
somme erogate nei confronti dei sopraelencati enti di formazione con il DDG n.
1116 del 18 giugno 2009 ( € 2.373.253,13) e DDG n. 3427 del 30/12/2009 ( €
1.281.055,26) per complessivi € 3.654.308,39.
Essendo
venuto mento il contestato danno, la predetta dovrà essere assolta da ogni
addebito.
Ad oggi,
nessun danno patrimoniale risarcibile, ai sensi degli articoli 2043, 2056 e
1123 cod. civ., sussiste in favore dell’amministrazione regionale.
Ha concluso
chiedendo che sia esperita istruttoria, al fine di acquisire apposta
certificazione attestante l’esatto ammontare delle somme effettivamente
recuperate ed incamerate nei confronti degli enti di formazione richiamati e
che sia ammessa prova testimoniale nella persona dell’Ass. Stancanelli su
precisi capitoli di domanda contenuti nella memoria richiamata.
In data 10
dicembre 2013 la convenuta Esposito Loredana ha eccepito la mancanza del nesso
causale, deducendo che l’omologa dirigente della ragioneria dell’Assessorato
Regionale al lavoro è stata prosciolta da ogni addebito dalla locale Sez. di
Appello con la citata sentenza n. 259/2013.
In ogni
caso nessuna condotta riprovevole è possibile scorgere nella condotta della
dott.ssa Esposito.
In più di
un’occasione la Corte dei conti ha registrato i DDG che disponevano
l’integrazione dei finanziamenti.
Ulteriori
memorie sono state versate dai convenuti On.li, Incardona Carmelo e Gentile
Luigi.
Con la
prima, la difesa (avv.ti Matta e Bullara) ha precisato che l’Amministrazione
regionale ha, dapprima, provveduto ad annullare in autotutela i decreti
dirigenziali con cui erano state disposte le integrazioni dei finanziamenti a
valere sui Prof. 2007 e, successivamente, ha provveduto al recupero, in via
definitiva, delle somme nei confronti dei quali non erano state ancora erogate
le contestate integrazioni.
A ciò si
aggiunga la circostanza che gli Organi giurisdizionali investiti della
legittimità dell’atto hanno negato la sospensione dell’efficacia degli atti
impugnati, ritenendo, sotto il profilo del fumus, doverosa la condotta
dell’amministrazione regionale.
Essendo
state recuperate tutte le somme oggetto del presunto danno erariale, è carente
l’interesse (art.100 c.p.c).
Manca del
tutto la colpa grave, atteso che l’Organo di controllo (Corte dei Conti) ha
esercitato la registrazione dei provvedimenti che, negli anni, si sono succeduti;
poi, qualunque decisione avveniva previa consultazione del suo Capo di
Gabinetto, dott.ssa Maria Rosa Corsello e del suo capo dell’ufficio tecnico,
dott. Alessandro Spalletta.
La difesa
(avv. Rubino) dell’on. Gentile, nel depositare memoria in data 16/12/2013, ha
chiesto che l’atto di citazione sia dichiarato inammissibile per sopravvenuta
carenza di interesse alla pronuncia.
All’udienza
del 18 dicembre 2013, il Pubblico Ministero riquantificava gli addebiti, tenuto
conto di quanto, effettivamente recuperato, solo per i seguenti soggetti
Formica Santi (€ 378.783,96), Russo Alessandra (€ 378.783,96) , Di Bartolo
Maria Carmela ( € 473.654,83), Esposito Loredana ( € 473.654,83), Di Francesca
Salvatore (€ 108.223,99). Chiedeva la condanna, per gli altri convenuti, per
gli importi addebitati nell’atto di citazione.
Gli
avvocati intervenuti hanno rispettivamente reiterato le conclusioni formulate
in atti. La difesa dell’On. Gentile, tra, l’altro, ha chiesto la rimessione
alle Sezioni riunite della Corte in ordine ad un lamentato contrasto tra la
giurisprudenza della locale Sezione di Appello e la III Sezione Centrale in
ordine all’attualità del danno in presenza di “recuperi”.
DIRITTO
1. La
fattispecie sottoposta all’esame del Collegio attiene all’accertamento di
responsabilità amministrativa in capo agli odierni convenuti afferente ad
un’ipotesi di danno erariale derivante dall’erogazione di integrazioni
concomitanti e successive alla definizione dei progetti ammessi al
finanziamento dei Prof. 2007, accordate a diversi progetti di formazione, alla
cui produzione avrebbero concorso, seppur con apporti causali disomogenei, i
protagonisti, oggi qui convenuti, della sequenza procedimentale esitata con
l’erogazione dei predetti finanziamenti aggiuntivi.
2. In via
preliminare va esaminata l’eccezione di nullità dell’atto di citazione, ai
sensi dell’art. 17, comma 30 ter, del decreto legge
n. 78/2009
 convertito in legge
n. 102/2009
, nonché l’art. 1, comma 1, lett. c) n. 1, del decreto
legge n. 103/2009
 convertito in legge
n. 78/2009
 (cd. lodo Bernardo).
La lettura
della norma consente di rilevare che le “Le Procure della Corte dei conti
possono iniziare l’attività istruttoria ai fini dell’esercizio dell’azione di
danno erariale a fronte di specifica e concreta notizia di danno, fatte salve
le fattispecie direttamente sanzionate dalla legge. …”.
La
lucuzione “specifica e concreta notizia di danno”, recata dall’art. 17, comma
30-ter), è stata chiarita dalle Sezioni riunite con sentenza QM/12/2001, nei
seguenti termini: “Il termine notizia, comunque non equiparabile a quello di
denunzia, è da intendersi, secondo la comune accezione, come dato cognitivo
derivante da apposita comunicazione, oppure percepibile da strumenti di
informazione di pubblico dominio; l’aggettivo specifica è da intendersi come
informazione che abbia una sua peculiarità e individualità e che non sia
riferibile ad una pluralità indifferenziata di fatti, tale da non apparire
generica, bensì ragionevolmente circostanziata; l’aggettivo concreta è da
intendersi come obiettivamente attinente alla realtà e non a mere ipotesi o
supposizioni. L’espressione nel suo complesso deve, pertanto, intendersi
riferita non già ad una pluralità indifferenziata di fatti, ma ad uno o più
fatti, ragionevolmente individuati nei loro tratti essenziali e non meramente
ipotetici, con verosimile pregiudizio per gli interessi finanziari pubblici,
onde evitare che l’indagine del PM contabile sia assolutamente libera nel suo
oggetto, assurgendo ad un non consentito controllo generalizzato”.
In tale
contesto, la notizia di danno per fungere da presupposto dell’attività di
indagine del pubblico ministero è sufficiente che rappresenti, nei suoi tratti
salienti, un fatto costituente ( almeno astrattamente) un illecito contabile,
dal momento che ogni ulteriore valutazione è rimessa dall’ordinamento,
dapprima, all’organo requirente all’esito della mirata attività istruttoria, e
successivamente al giudice, a conclusione del giudizio di merito.
I requisiti
di cui sopra sussistono ogniqualvolta la notizia sia in grado di indirizzare
l’attività di indagine del pubblico ministero in una direzione ben determinata,
con esclusione di indagini a tappeto su un intero ambito operativo
dell’Amministrazione “presunta” danneggiata.
Nella
specie un esposto indicava, chiaramente, che la pratica delle integrazioni era
esplosa negli anni 2007-2008-2009, e con modalità meno trasparenti... e
sollecitava attività istruttoria.
Per le
ragioni sopra esposte, l’eccezione (formulata inzilamente dalla dott.ssa Russo
e , poi, da altri convenuti) , va rigettata.
3.Eccezione
di cessazione della materia del contendere nonché improcedibiltà e carenza di
interesse.
Il Collegio
non reputa accoglibile la richiesta formulata dai convenuti, tutti, di
declaratoria di cessazione della materia del contendere.
Le difese
si sono prodigate a versare i DDG di revoca in autotutela delle integrazioni e
contestuale ingiunzione a restituirle, sia i successivi DDG di accertamento in
entrata e di contestuale ordine di versamento mediante mandati verdi sulle
quote dell’avviso 20 spettanti agli enti.
Sul punto,
in premessa, deve precisarsi che, in effetti, il DDG n. 498 del 20/2/2013 di
annullamento in autotutela dei ddg. di integrazione e contestuale ingiunzione
agli enti di restituzione delle somme ritenute non dovute, comprende sia le
integrazioni al Prof 2009, già contestata in altro giudizio ad altri convenuti,
sia le integrazioni al Prof. 2007 oggi contestate; inoltre anche il DDG 1522
del 12/4/2013 di incameramento e accertamento in entrata è unico, con evidente
impossibilità di imputare i recuperi alle specifiche integrazioni.
Si aggiunga
che, avverso gli atti di ingiunzione, sono stati notificati ricorsi in
opposizione dinanzi al giudice ordinario .
Il danno,
allora , va considerato, certo, attuale e concreto, non potendosi desumere
alcuna efficacia estintiva da un titolo esecutivo non consolidato.
Infatti, se
il credito dell’amministrazione è condizionato da un contenzioso pendente (in
virtù dell’opposizione all’ingiunzione), mai può ritenersi un credito, certo,
attuale e concreto.
Certamente,
ferme restando le peculiarità del giudizio di responsabilità amministrativa e
la sua piena esperibilità, pur nel caso in cui l’amministrazione danneggiata
possa avvalersi di strumenti alternativi per ottenere il ristoro del
pregiudizio patrimoniale subito, l’opposizione agli atti di ingiunzione non può
determinare alcuna efficacia estintiva del danno contestato.
In tal
senso costante è l’orientamento della giurisprudenza della locale Corte dei
Cont, Sezione di Appello (cfr. nn. 131/2013 e, appunto, la evocata n.
259/A/2013).
Il
recupero, di cui si ha certezza, è stato indicato dal Procuratore che, in limine
litis, ha ridimensionato l’addebito nei confronti di alcuni degli odierni
convenuti.
Evidentemente,
delle somme ulteriori che, nelle more dell’eventuale gravame, potranno essere
realmente recuperate, dovrà tenersi conto in sede di esecuzione della presente
sentenza.
Del resto
ci troviamo dinanzi ad azioni diverse.
L’azione
della Regione è nei confronti degli enti che hanno fruit, indebitamente, delle
indicate integrazioni dei finanziamenti. Quella della Procura è diretta nei
confronti di soggetti diversi. Diversa è, all’evidenza, la causa petendi.
Nel caso in
specie, l’Amministrazione regionale ha espressamente risposto, con nota del 22
novembre 2013, che la maggior parte degli enti (ISSTREF, Cefop, Cesifop,
Ciofs-FP, Iripa Sicilia, Ecap di Agrigento, Iterefop, Aram, Anfe, Catania, Anfe
delegazione Sicilia) ha impugnato gli atti di ingiunzione.
Peraltro,
il dirigente del servizio che ha curato i mandati verdi, Arch. Lacagnina, ha
trasmesso con nota del 27 novembre 2013, versata in atti dalla Procura, un prospetto
riepilogativo che dà contezza, per ciascun ente, degli importi dei DDG di
integrazione riportati nella tabella indicati nell’atto di citazione ( pagg.
18-20); degli importi accertati in entrata con DDG; degli importi recuperati
mediante mandati verdi ( trattenendo gli acconti dell’Avviso 20); degli importi
recuperati con versamento spontaneo.
Soltanto
per gli enti che non hanno impugnato le ingiunzioni, versando spontaneamente
quanto dovuto, può predicarsi, allo stato, efficacia estintiva del danno.
Parimenti
non accoglibile, per le ragioni sopra esposte, è la richiesta degli odierni
convenuti di rinvio del giudizio in attesa della definizione delle procedure di
recupero (intraprese dall’Amministrazione regionale) delle integrazioni
concesse agli Enti.
Tenuto
conto di tali notazioni, occorre respingere la richiesta (formulata dalla
difesa dell’On. Gentile) di rimessione, alle Sezioni riunite di questa Corte,
della questione di massima relativa all’asserito recupero per intero delle
somme e, dunque, della insussistenza del danno.
La
postulata rimessione è stata avanzata per contrasto (asserito) della
giurisprudenza della locale Sezione di Appello della Corte con quella della III
Sezione centrale ( sentenza 187/2007).
In realtà,
in disparte quanto sopra evidenziato, sol prestando attenzione alla sentenza
evocata (sentenza della III Sezione centrale, n. 187/2007), si legge
testualmente che “ anche se è indubitabile che il recupero di cui all'art. 3
r.d.l. n. 295/1939 non esclude il giudizio di responsabilità amministrativa a
carico di coloro che abbiano disposto o consentito gli indebiti pagamenti di
retribuzioni o pensioni, tale giudizio non può prescindere dall’ attualità del
danno, requisito che, come esattamente affermato dalla Sezione territoriale, non
può coesistere con un procedimento di recupero in atto il cui provvedimento
dispositivo non sia stato impugnato dalla parte debitrice”.
La
mancanza, già nella delineata prospettazione, di alcun contrast, rende agevole
la reiezione della richiesta in esame.
4. Il Di
Francesca ha, poi, dedotto la nullità o comunque improcedibilità o
inammissibilità della citazione per violazione dell’art. 163 cpc. e art. 3 r.d.
13/8/1933 n. 1038.
L'eccezione
è priva di pregio.
Quest’ultima
(difesa) ha controdedotto non genericamente, ma puntualmente in ordine ai fatti
imputati a ciascun singolo convenuto (C. Conti Lazio, Sez. giurisdiz.,
03/12/2010, n. 2350): ciò dimostra, semmai, la completezza e contezza degli
elementi offerti dal PM.
In disparte
tali considerazioni, l’atto introduttivo appare tutto fuorchè generico e
indeterminato.
Certo, la
prospettazione può essere condivisibile o meno, ma non può predicarsi, affatto,
un’asserita indeterminatezza o genericità.
5. Va, del
pari, rigettata l’eccezione di compensazione sollevata dalla difesa della
dott.ssa Monterosso, nel riflesso che l’Amministrazione regionale avrebbe
compensato i propri crediti verso gli enti di formazione, derivanti
dall’annullamento in autotutela delle integrazioni, con i propri debiti verso i
medesimi enti, emergenti dai progetti formativi finanziati negli anni
successivi.
Rebus sic
stantibus, trattasi, però , di un credito che non può trovare compensazione con
il debito attuale in quanto, ai fini della compensazione, occorre che i crediti
siano certi , liquidi ed esigibili.
Sul punto,
si osserva che, nel caso in specie, non vi è affatto certezza del credito,
perché i crediti sono disomogenei e perché non vengono fatte le
rendicontazioni.
6. Sempre
in via preliminare, il Collegio deve esaminare la richiesta formulata dalle
parti di integrazione del contraddittorio nei confronti degli Enti beneficiari,
nei confronti di altri soggetti che dovrebbero, se del caso, rispondere a pieno
titolo della responsabilità oggi contestata ( dott.ri. Centorrino, Albert e Ragioniere
Generale pro tempore della Regione Siciliana e componenti della CRI ).
La
richiesta è infondata.
Anzitutto,
si ricorda che la plurisoggettività dei rapporti obbligatori, anche
risarcitori, non configura una condizione per il litisconsorzio necessario.
Reputa,
infatti, il Collegio che non sia consentito alla Corte dei conti disporre
l'integrazione del contraddittorio nei confronti di soggetti inizialmente non
convenuti in giudizio sulla base di motivate argomentazioni contenute nell'atto
introduttivo del giudizio, anche per effetto dell’intervenuta modificazione
degli elementi che caratterizzano la responsabilità amministrativa, quali la
parziarietà e la personalità, che impongono al giudice di valutare ed
eventualmente condannare ciascun concorrente esclusivamente per l'efficienza
causale che il suo comportamento ha assunto nella produzione del danno, a
prescindere da quello di ipotetici corresponsabili ( C. Conti Sicilia, Sez.
giurisdiz., 26/02/2001, n.22).
Del resto,
la prospettazione del danno (fatta dal requirente)
è correlata
al comportamento dei vari soggetti, che, agendo in contrasto con i doveri di
ufficio in violazione della normativa di riferimento, avrebbero ritenuto
ammissibile e, quindi, concesso ed erogato il finanziamento integrativo in
accoglimento delle richieste relative ad un presunto maggiore costo che sarebbe
stato sostenuto per il personale applicato nella gestione dei progetti in
questione. Ciò viene a costituire spesa che non può essere compresa nei
progetti approvati, in quanto eccedente i finanziamenti assegnati per l’anno
2007; il danno è , dunque, predicabile soltanto come conseguenza della condotta
imputabile agli odierni convenuti, ritenuti responsabili nella prospettazione
attorea.
7.
Disattese le eccezioni preliminari, reputa il Collegio di dover esaminare
l’eccezione di prescrizione del diritto al risarcimento del danno sollevata dai
convenuti Russo, Di Francesca e Di Bartolo.
L’eccezione
è infondata.
Com'è noto,
ai sensi dell'art. 1 comma 2, della legge n. 20 del 14 gennaio 1994, come
sostituito dall'art. 3, comma 1, lett. B) l.
20.12.1996, n. 639
, il diritto al risarcimento del danno erariale si
prescrive in cinque anni, decorrenti dalla data in cui si è verificato il fatto
dannoso, ovvero, in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua
scoperta.
Per fatto
dannoso deve intendersi, in generale, non il momento del comportamento difforme
dalle regole, ma quello del verificarsi dell'eventus damni: è da tale momento
che l'organo inquirente contabile può legittimamente esercitare l'actio damni
(ex plurimis, C.conti Sez. I n. 130 del 12.05.1998; id. n. 441 del
16.12.2002;id Sez. II n. 339 del 11.11.2002).
In
particolare, la giurisprudenza consolidata di questa Corte afferma che, in tema
di responsabilità per erogazione di somme non dovute, la prescrizione decorre
dal momento in cui avviene il pagamento, senza che si debba tener conto della
data del fatto che ha reso dovuta l'erogazione (ex multis, C.conti, Sez.
Giur.le I n. 272 del 01.08.2002; id. Sez. I n. 304 del 18.09.2003; id. Sez. II
n. 97 del 26.03.2002; id. Sez. III n. 343 del 23.07.2003).
Non v’è
dubbio che nessuna prescrizione può dirsi decorsa, considerate le date di erogazione
dei finanziamenti, tanto più che l’atto di citazione risulta preceduto da
inviti a dedurre con valenza interruttiva della prescrizione (C. Conti, Sez.
riunite, 20/12/2000, n.14).
8. Si passa
ora ad esaminare la richiesta formulata, in via istruttoria, di procedere all’
ammissione della prova per testi nonché di acquisizione di documentazione.
Orbene, la
previsione di cui all'art. 15 r.d. 13 agosto 1933 n. 1038, secondo cui la Corte
dei conti può "disporre l'assunzione di testimoni ed ammettere gli altri
mezzi istruttori che crederà del caso...", trova applicazione ove si
tratti di acquisire prove o mezzi di prova da formare in giudizio e in
occasione di esso (prove costituende), mediante operazioni che vengono compiute
dal giudice per la cognizione dei fatti rilevanti per la decisione.
Si rileva,
però, che le dedotte prove non appaiono rilevanti ai fini del decidere, tenuto
conto del materiale probatorio contenuto nel fascicolo processuale.
9. Quanto
ai profili del merito si osserva quanto segue.
9.1. Le
norme che integrano la disciplina quadro di riferimento nell’ambito della
Regione Sicilia sono contenute nella LR 6 marzo 1976, n. 24, rubricata
«Addestramento professionale dei lavoratori».
In virtù di
tale legge, l’azione formativa è tesa ad offrire un servizio pubblico volto a
favorire lo sviluppo della personalità, della cultura e delle capacità tecniche
dei lavoratori, e potenziare le occasioni di più elevata capacità
professionale, onde agevolare l'allargamento delle possibilità di occupazione (art.
1, comma 2).
Ruolo
fondamentale per la concreta attuazione di tale azione assume l’Assessorato
Regionale del Lavoro e della Cooperazione (ora dell’Istruzione e della
Formazione Professionale), onerato di promuovere, programmare, dirigere e
coordinare le iniziative di formazione professionale (art. 1, comma 1).
L'Assessorato,
in base alla previsione contenuta nell’art. 4, realizza i corsi e le altre
iniziative formative avvalendosi, fra l’altro, per quanto di rilievo in questa
sede, «degli enti giuridicamente riconosciuti o di fatto e delle loro relative
forme associative, che abbiano per fine, senza scopo di lucro, la formazione
professionale».
L’art. 5
prevede che l’Assessorato regionale «procede ogni anno alla elaborazione del
piano regionale per la formazione professionale», volto, fra l’altro, a «c)
operare una rigorosa selezione delle iniziative da ammettere a contributo,
sotto il profilo dell'efficienza e dell'idoneità tecnica dei centri e
dell'aderenza delle proposte ai programmi regionali».
Per il
finanziamento dell’attività di formazione esternalizzata, l’art. 9 della legge
regionale dispone che, l’Amministrazione regionale, oltre a farsi carico
dell’onere relativo all’assegno giornaliero di frequenza da corrispondere a
ciascun allievo e degli oneri per la sistemazione convittuale o
semi-convittuale per gli allievi medesimi, eroghi un contributo che «potrà,
inoltre, coprire le spese relative:
a)
all'assistenza fisiopsichica ai fini dell'orientamento professionale ed alle
visite mediche periodiche (…);
b)
all'acquisto del materiale didattico e di rapido consumo nella misura minima di
una quota allievo (…);
c) al
trasporto degli allievi che non usufruiscono di sistemazione convittuale;
d) agli
oneri relativi all'assicurazione contro gli infortuni per gli allievi e per il
personale addetto ai corsi;
e) alla
retribuzione ed agli oneri sociali di legge e contrattuali per il personale
degli enti;
f)
all'acquisto di macchinari ed attrezzature, agli ammortamenti, alla
manutenzione degli immobili, all'ampliamento e riammodernamento dei centri,
all'eliminazione delle barriere architettoniche;
g)
all'organizzazione e gestione dei centri e dei corsi di formazione
professionale;
h) al
funzionamento delle commissioni di cui all'art. 12 ed all'art. 15.
i) alla retribuzione
ed ai relativi oneri sociali per gli operatori docenti e non docenti degli enti
di formazione, nel periodo che intercorre tra la chiusura di un anno formativo
e l'inizio del successivo e per un massimo di due mesi ogni anno o frazione di
anno non inferiore a sette mesi di servizio (…)».
9.2.
Nell’ambito di tali previsioni normative, arricchite dalle prescrizioni di
principio contenute nella “Legge quadro in materia di formazione professionale”
21/12/1978, n. 845 e da altre prescrizioni di dettaglio di fonte regionale,
l’Amministrazione regionale ha emanato la Circolare 11 giugno 2004, n. 6,
contenente le “Direttive per la presentazione delle istanze, lo svolgimento e
la rendicontazione dei progetti formativi”.
In tale
atto l’amministrazione forniva indicazioni in via generale e astratta in ordine
alle modalità cui dovevano comportarsi in futuro i propri dipendenti e i propri
uffici. In particolare veniva specificato che, ai fini della partecipazione
alla selezione annualmente bandita, gli enti interessati dovevano presentare
istanza di finanziamento per i progetti formativi.
L’importo
dell’auspicato finanziamento è preventivato dal richiedente considerando le
categorie di spese ammissibili, espressamente previste.
Una volta
operata la selezione, viene redatto il Piano regionale dell’Offerta Formativa
relativo all’anno di riferimento, nel quale, per ciascun progetto formativo, è
determinato l’ammontare del finanziamento.
A termini
del cap. II, par. 6, 3° cpv, «Per i progetti inseriti nel Piano regionale
dell’Offerta Formativa - P.R.O.F – il tetto massimo delle risorse riconoscibili
è rappresentato dagli importi assegnati con i provvedimenti di finanziamento».
La
Circolare (Cap. V, par. 9) prevede, poi, che, nell’ipotesi in cui l’intervento
risulti ammesso a finanziamento, il rapporto del soggetto selezionato con il
Dipartimento regionale della Formazione Professionale sia regolato da apposito
atto di adesione, secondo un modello predeterminato, allegato alla circolare,
che dovrà essere sottoscritto prima dell’avvio, pena l’inammissibilità delle
spese sostenute antecedentemente. In tale modello è previsto che il soggetto
selezionato per svolgere l’attività formativa espressamente accetti «che il
finanziamento assegnato con il provvedimento amministrativo di ammissione
citato nel presente atto di adesione è solo provvisoriamente riconosciuto e
costituisce limite massimo di spesa».
L’
insuperabilità del finanziamento è ribadita anche nel Cap. III, par. 1.1. 6°
cpv, ove, nel disciplinare gli “obiettivi, modalità e termini di presentazione
delle istanze”, si afferma che «Il finanziamento concesso rappresenta la misura
massima del contributo erogabile, anche nell’ipotesi in cui le spese
ammissibili e documentate superino quelle preventivate» nonché nel Cap. VIII,
par. 1.1, riguardante la regolamentazione dell’attività di verifica degli
uffici sui rendiconti dei beneficiari del finanziamento, dove è previsto che
«Il finanziamento concesso rappresenta la misura massima del contributo
erogabile, anche nell’ipotesi in cui le spese ammissibili e documentate
superino quelle preventivate».
Tale
circolare, dunque, ribadisce, più volte e a chiare lettere, il principio
secondo cui la consistenza del finanziamento determinata nel PROF costituisce
una soglia non superabile.
9.3.
Necessita acclarare se tale limite si imponeva anche in relazione al PROF 2007,
cui afferiscono i progetti rifinanziati sopra specificati.
Tale
verifica è dettata dal rilievo, messo in luce dai convenuti, che la precitata
circolare aveva una «validità generale sino al 31 dicembre 2006». Dunque,
secondo, la deduzione sollevata, risulterebbe carente di forza precettiva nel
periodo cui si riferiscono i fatti di causa.
Come già
ritenuto da questa Sezione, in altra composizione (sentenza n. 2947/2012), la
doglianza non è condivisibile.
Sembra
bastevole, per confutarla, rilevare che il contenuto complessivo della
previsione riguardante il limite temporale finale dell’efficacia della
circolare non induce, in alcun modo, a ritenere che, alla data indicata, avrebbe
avuto luogo il completo ed irreversibile depotenziamento della forza precettiva
dell’atto.
L’indicazione
della data è accompagnata, infatti, dalla puntualizzazione che «ed è soggetta
ad integrazioni e aggiornamenti periodici, qualora necessari».
Questa formula
sarebbe superflua se, con essa, l’Amministrazione avesse voluto affermare il
mantenimento del potere di emendare il contenuto della circolare: con o senza
quella precisazione, comunque, sarebbe stato possibile apportare, per motivate
esigenze, modifiche ed integrazioni al testo.
A ben
vedere, quella precisazione implicitamente, ma in modo perspicuo, è da
intendere come protesa a stabilire la perdurante efficacia delle prescrizioni
contenute nella circolare anche oltre la soglia temporale indicata, salvo
eventuali interventi di manutenzione imposti da circostanze contingenti.
In ogni
caso, dirimente è la constatazione secondo cui la circolare è stata
espressamente evocata nei provvedimenti che hanno riguardato i progetti ammessi
al finanziamento per l’anno formativo 2007.
Tale
richiamo non può che avere natura recettizia e rende applicabili le
prescrizioni contenute nella circolare, indipendentemente dai confini temporali
di efficacia che l’Amministrazione aveva avuto in animo di limitare.
Il termine
conclusivo di efficacia della citata circolare, dunque, non è divenuto
operativo, da un lato, perché, non si sono manifestate esigenze di integrazioni
ed aggiornamenti, e quindi non si è fatto luogo ad interventi emendativi del
testo originariamente elaborato, e, dall’altro, perché, attraverso il diretto
richiamo della circolare, nei provvedimenti relativi alla formazione per l’anno
2007, sono stati importati i contenuti precettivi della stessa, fra i quali
anche quelli riguardanti la non incrementabilità della misura del finanziamento
inizialmente accordato.
A
suffragare il convincimento della piena operatività di tale insuperabile
limite, vanno svolte due notazioni.
La prima
riposa nel fatto che l’ostacolo all’integrazione del finanziamento assegnato in
sede di elaborazione del PROF 2007 era talmente chiaro ed ineludibile che, per
superarlo, è stato necessario far ricorso ad una apposita norma di legge, che
autorizzasse l’Amministrazione ad agire in deroga.
Ciò è
accaduto con l’art. 39 della LR 23/12/2002, n. 23, con il quale è stata
prevista l’assegnazione di risorse aggiuntive agli enti gestori di attività
formative già ammesse a finanziamento, destinate all’impiego per le spese del
personale.
D’altro
canto, non può essere ignorato che il finanziamento è stato concesso all’esito
di una procedura selettiva pubblica per la partecipazione alla quale era
indispensabile la formulazione di un preventivo di spesa, articolato per
macrocategorie, tenendo conto dei parametri di riferimento previamente
determinati.
La misura
massima del contributo erogabile costituisce, certamente, una variabile non
secondaria, in grado di incidere sulle dinamiche concorrenziali, alterandole in
modo assai significativo.
La
possibilità per l’erogatore del finanziamento di incrementarne la consistenza a
richiesta del beneficiario, soprattutto per ragioni non preventivamente e
pubblicamente ostentate, infatti, finirebbe per alterare il fisiologico
svolgimento delle procedure per l’esternalizzazione di un pubblico servizio,
finalizzate a garantire una corretta allocazione delle ingenti risorse
pubbliche destinata alla formazione professionale.
Quella
possibilità, in definitiva, collocherebbe i soggetti selezionati, già
destinatari di un finanziamento dagli stessi stimato congruamente remunerativo
dell’attività di formazione, in una posizione di ingiustificato privilegio,
potendo beneficiare di finanziamenti aggiuntivi per evenienze che
ordinariamente si verificano nei rapporti di durata (nella specie, peraltro,
assai breve, essendo annuale).
La
sussistenza di oggettive preclusioni alla possibilità di integrare la
consistenza del finanziamento originariamente determinata, infine, è talmente,
chiara che - come risulta dal verbale dell’audizione, svoltasi in data 8/5/2012
su vicende analoghe a quelle qui esaminate, versato in atti in data 11/6/2012 –
l’allora Dirigente Generale del Dipartimento regionale della Formazione
Professionale ha dichiarato che «non esiste la possibilità giuridica di
integrare in esubero il tetto del finanziamento originario».
Del resto,
come esattamente (e in modo condivisibile) ha precisato la Sezione di Appello (
sentenza n. 259/A/2013)

espressione cardine del principio di non incrementabilità siano da considerare
le limitazioni contenute nella legge regionale n. 24 del 1976 e successive
modifiche ed integrazioni, che ha dettato la normativa fondamentale della
Regione Siciliana sulle iniziative di formazione professionale e sulla
promozione, istituzione, e finanziamento da parte della amministrazione
regionale dei corsi di formazione; tali limitazioni sono esplicitate nella
circolare applicativa n. 6 del 2004, a cui viene fatto ampio riferimento nei
provvedimenti emessi per l’erogazione delle integrazioni…”.
Tale
preclusione non viene meno neppure laddove si voglia valorizzare la causa che
ha dato origine alla richiesta di integrazione del finanziamento, ossia la
necessità di consentire all’ente attuatore dei programmi formativi, di
garantire ai propri operatori il trattamento economico stabilito dal contratto
collettivo nazionale di categoria.
9. 4. In
disparte la considerazione che, in generale, per la chiara disciplina di
settore (espressamente accettata dall’ente con l’atto di adesione), non possono
ripercuotersi sull’Amministrazione le vicende, successive alla elaborazione del
PROF, che influiscono sui costi aziendali e che alterano l’equilibrio di
convenienza ritenuto accettabile dall’ente, allorquando ha chiesto di
partecipare alla selezione pubblica, confermano la insensibilità del patrimonio
regionale alle previsioni della contrattazione collettiva le considerazioni
operate dalla Corte Costituzionale nelle sentenze nn. 437/1994, 407/1995 e
127/1996.
In tali
arresti, nello scrutinare la legittimità costituzionale di norme regionali
concernenti i rapporti tra Regione Siciliana ed enti di formazione, il Giudice
delle leggi ha escluso la possibilità di un ribaltamento sull’Amministrazione
del carico retributivo gravante sugli enti che si avvalgono del personale cui
deve applicarsi il contratto collettivo, non essendo la medesima
Amministrazione gravata di obblighi assistenziali nei confronti degli operatori
della formazione.
Quindi,
l’Erario regionale non “è strutturalmente permeabile alle vicende contrattuali
riguardanti gli operatori della formazione e gli enti a beneficio dei quali
tali soggetti prestano lavoro, né tale può diventare attraverso il
riconoscimento di finanziamenti integrativi”.
In presenza
di tali elementi, sembra plausibile ritenere che l’esigenza di rispettate il
principio di non incrementabilità del finanziamento gravi sugli organi
competenti della Regione, che avrebbero dovuto vigilare in modo da evitare che
tale principio fosse disatteso dagli enti di formazione. Non è affatto
consentita , in base alla normativa sulla formazione professionale vigente nella
Regione Siciliana, l’ammissione al finanziamento integrativo di maggiori costi
nell’ambito di un’attività autorizzata e dallo stesso ente di formazione
richiesta ed accettata .
In tale
contesto, del pari condivisibili appaiono le considerazioni svolte dalla
Sezione di Appello per la Regione Siciliana in ordine alla corretta esegesi
dell’art. 9 della legge regionale 21/2007, secondo cui le economie realizzate
sugli stanziamenti finalizzati alla legge regionale n. 24 del 1976 (attività di
formazione professionale) possono essere reiscritte in bilancio, per essere
destinate a interventi finalizzati alla medesima legge.
L’interpretazione
più corretta non è quella che consenta di veicolare le economie per
qualsivoglia integrazione di spese, già autonomamente effettuate dagli enti di
formazione, al di fuori delle previsioni del Prof e, in ogni caso, non
programmate all’interno del procedimento in cui avviene la selezione dei
progetti da ammettere al finanziamento.
Ragioni di
comune buon senso (e di logica giuridica) fanno ritenere che ciò esuli dalla
ratio della legge. Infatti, l’art. 6 della citata legge
n. 24 del 1976
, all’art. 2, statuisce che il piano regionale annuale è predisposto
dal competente Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione
professionale, sentito il parere obbligatorio della Commissione regionale per
la formazione professionale, anche sulla scorta delle proposte avanzate dagli
enti di formazione; al comma 4 statuisce che qualora, successivamente
all’approvazione del piano annuale, dovessero determinarsi condizioni
particolari, l’Assessore regionale (oggi dell’ istruzione e della formazione
professionale) è autorizzato, sentito il parere obbligatorio della predetta
Commissione regionale, ad apportare modifiche ed integrazioni al piano stesso.
Va escluso
che le economie realizzate possano essere destinate per attività che l’ente ha
già portato a termine sforando i finanziamenti assegnati.
E’ agevole
pensare, allora, che le economie realizzate non possano che essere destinate,
nell’ottica dei principi di programmazione, economicità e trasparenza, a nuovi
interventi che si riferiscono all’offerta formativa annuale complessiva da
mettere in campo secondo le garanzie e nel rispetto delle procedure volute sia
per l’approvazione del piano annuale che per gli interventi da eseguire a
modifica ed integrazione del piano stesso, come previsto dal citato art. 6,
commi 2 e 4, della legge
n. 24 del 1976
 e successive modifiche e integrazioni.
Tali
considerazioni valgono anche nel caso in cui, mediante l’erogazione di
integrazioni di fondi, siano finanziati maggiori costi del personale che
sarebbe stato impiegato dall’ente di formazione nella gestione dei corsi
formativi.
Il costo
del personale, in ogni caso, costituisce una componente della spesa ,
unitamente alle altre previste per lo svolgimento dei corsi di formazione, per
cui non può essere riservata al costo del personale un binario diverso per
attrarre suppletivi finanziamenti al di fuori di qualsiasi controllo
dell’amministrazione pubblica erogante.
Le
integrazioni di finanziamento assentite al di fuori delle normali procedure
previste dalla normativa di legge, non si appalesano legittime sol perché con
esse siano finanziate maggiori spese per i costi retributivi del personale
asseritamente sostenute dagli enti di formazione.
Non vale ad
accreditare la legittimità dell’erogazione dell’integrazione disposta in favore
degli Enti sopra cennati, la vigenza ( asserita) di tenere l’ente di formazione
indenne, sempre e comunque, dai costi del personale impiegato nell’attività
corsuale e, quindi, anche dagli eventuali maggiori costi derivanti da aumenti
retributivi stabiliti dal CCNL di categoria intervenuti durante la gestione non
coperti dal decretato finanziamento.
Si osserva,
infatti, che il comma 1 dell’art. 2 della l.r. n. 25 del 1993 stabilisce, in
via di principio, che al personale iscritto all’albo, previsto dall’art.
14 della legge n. 24 del 1976
, con rapporto di lavoro indeterminato, è
garantita la continuità lavorativa e riconosciuto il trattamento economico e
normativo previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria.
La qualcosa sta a significare che a detto personale è riconosciuto lo status di
appartenente alla categoria del personale della formazione professionale a
livello nazionale.
Non ritiene
il Collegio che da tali premesse possa trarsi il convincimento che gli oneri
finanziari ricadano sempre e comunque sull’amministrazione regionale.
La
circostanza, poi, che l’art. 39,comma 3, della legge regionale n. 23 del 2002
imponga agli enti di formazione l’obbligo di accendere un apposito conto da
utilizzare esclusivamente per le spese del personale nella misura necessaria
alla copertura integrale della spesa, non sta certo a significare che il
principio di non incrementabilità del finanziamento per ogni singola spesa
diventi recessivo, allorchè siano presenti costi che, comunque, riguardino la
spesa per il personale impiegato nella gestione dei progetti formativi.
Il
Legislatore, con tale norma, ha voluto disciplinare l’attività di gestione
degli enti di formazione per renderla trasparente, prestando attenzione alle
finalità del corretto utilizzo dei fondi assegnati.
Infatti,
per le finalità di cui al citato 3° comma, il successivo 4° comma statuisce ,
solo per l’esercizio finanziario 2002, che il dipartimento della formazione
professionale avrebbe potuto autorizzare gli enti gestori di cui alla legge
n. 24 del 1976
 ad utilizzare gli avanzi di gestione maturati
escludendo qualsiasi integrazione di finanziamento da parte della Regione oltre
quello decretato.
Non si
rinviene altra norma di legge regionale che abbia autorizzato per gli esercizi
successivi il finanziamento per le finalità suindicate.
9.5. Nel
solco dei principi affermati da questa Sezione (sentenza n. 2947/2012), poi
confermata dalla locale Sezione di Appello (sentenza n. 259/A/2013), rileva
quest’Organo adito che la corretta impostazione di fondo delle erogazioni dei finanziamenti
destinati alla formazione professionale sia soltanto quella della
programmazione che, naturalmente, non investe unicamente la tipologia e le
modalità di svolgimento delle attività formativa, ma anche i costi (indicati
nei progetti da eseguire) delle attività che saranno svolte.
Ne consegue
che la quantificazione dei costi deve essere svolta in via preventiva. Tale
significato di programmazione trova fondamento, in via primaria, nella legge
n. 24 del 1976
 e, in sede esplicativa , nella circolare assessoriale
del 17 febbraio 2003 n. 1/03, dove, per quanto riguarda il possibile incremento
dei costi, in particolare di quelli relativi al personale impiegato dagli enti
gestori per l’attività di formazione professionale, è chiaramente indicato che
l’incremento dei costi per il personale non possa che avvenire a saldo
invariato rimodulando in diminuzione, se necessario, la distinta voce “
gestione”.
10.
Accertata, quindi, la sussistenza del danno erariale, costituito dall’esborso
ingiustificato, sostenuto per le integrazioni di finanziamento , come sopra
descritte, e come tale non utile per le finalità che l’Amministrazione
regional, è chiamata a perseguire, in conformità della legislazione del settore
della formazione professionale, ritiene il Collegio che il danno erariale
subito dall’Erario regionale sia pari all’importo globale dei finanziamenti
integrativi erogati, detratto l’importo di cui l’Amministrazione, nelle more
della celebrazione dell’odierno processo, è riuscita, effettivamente, a
recuperare, come espressamente indicato dal PM in udienza, di guisa che gli
importi di danno, per alcuni convenuti, sono stati opportunamente
rideterminati.
Indipendentemente
dalle causali che hanno determinato la lievitazione delle spese sostenute
dall’ente di formazione, per quanto sopra evidenziato, i finanziamenti
integrativi costituiscono un esborso ingiustificato e, come tale, dannoso per
l’Amministrazione che ne ha sopportato l’onere.
L’erogazione
dei tre finanziamenti integrativi ha avuto luogo all’esito di una sequenza
procedurale, nella quale hanno assunto la veste di protagonisti, ponendo in
essere condotte causalmente determinanti, gli odierni convenuti.
11. Sotto
il profilo del nesso causale e della colpa grave, esaminando la progressione
istruttoria, rispetto all’erogazione integrativa, si pongono quali antecedenti
causali:
- le
condotte del dirigente e funzionario del servizio programmazione, i quali con
le loro note e pro memoria hanno sempre dato impulso e/o avallo alle richieste
di integrazione sine titulo ( dirigente Di Bartolo Maria Carmela funzionario Di
Francesca Salvatore ); la condotta del Servizio Rendicontazione (Dr. Emanuele
Antonino ); le condotte dei dirigenti generali Dr.ssa Russo e Dr.ssa
Monterosso, i quali, con le loro note, hanno sempre ritenuto di «poter
riconoscere un provvedimento di integrazione di spesa all’Ente», pur in assenza
di una previsione abilitativa che tanto consentisse (anzi, più correttamente,
in presenza di plurime previsioni, nella circolare che governava il pertinente
segmento dell’attività amministrativa, che escludevano la possibilità di
maggiorare il finanziamento);
- la
condotta degli Assessori On.le Carmelo Incardona, Luigi Gentile , Santi Formica
e del Presidente pro tempore Raffaele Lombardo, i quali, ignorando del tutto
l’inequivoca disciplina di riferimento, hanno adottato, i vari decreti
amministrativi con cui è stata disposta l’integrazione dei finanziamenti
concessi ai diversi Enti.
Tali
condotte, per il contesto nel quale hanno avuto luogo, nonché per i ruoli
apicali rivestiti nelle rispettive porzioni di attività e per l’elevata
qualificazione professionale dagli agenti, sono addebitabili a titolo di colpa
grave.
Nella vicenda
in esame, in tutti i livelli di progressione della sequenza procedurale, è
ravvisabile una macroscopica manifestazione di disinteresse per l’oculata
gestione delle risorse pubbliche.
Nella prima
fase, è stata del tutto ignorata la sussistenza di invalicabili, evidenti
preclusioni alla possibilità di erogare risorse finanziarie aggiuntive per le
attività di formazione svolte.
Nelle
successive articolazioni della procedura, il mancato rispetto dei principi
posti a presidio dell’esternalizzazione dei servizi pubblici e delle regole di
settore, che l’Amministrazione stessa aveva posto per il trasparente ed
ordinato esercizio dei suoi compiti, ha trovato rinnovato vigore inducendo i
soggetti coinvolti nell’azione a contribuire, ciascuno per gli adempimenti di
competenza, all’erogazione di un finanziamento integrativo non dovuto.
12.
Diverse, a vario titolo, sono le esimenti invocate dalle difese per elidere od
attenuare la colpa grave.
12.1. In
primo luogo, ad esimente delle condotte gravemente colpose riconosciute
esistenti, è stata invocata la reiterata pratica di concedere finanziamenti
postumi ulteriori alle attività formative per le quali, in sede di rendiconto,
erano stati documentati costi maggiori di quelli preventivati e finanziati.
Per ciò che
attiene a tale aspetto, pur volendo qualificare come “prassi” l’intervenuta
assunzione, da parte della medesima Amministrazione, in passato, di iniziative
identiche a quelle generatrici del contestato danno, la soglia di gravità della
colpa di coloro che quel modello comportamentale hanno replicato non potrebbe,
per ciò solo, risultare ridotta.
Giammai,
infatti, l’omologarsi ad una prassi non legittima può trasformare la
reiterazione di censurabili iniziative in un agire “ sterilizzato “ dalla colpa
grave.
Dunque, ben
difficilmente una condotta improntata ad un pregresso modello comportamentale
totalmente e manifestamente erroneo, poiché contrario alla disciplina di
settore, potrebbe essere idonea ad esimere da responsabilità l’agente,
comunque, tenuto all’esercizio delle funzioni pubbliche in modo avveduto e
prudente, salvaguardando, in via prioritaria, il buon andamento
dell’amministrazione.
Semmai, la
pervicace volontà di reiterare una linea di condotta non conforme a specifici e
chiari canoni comportamentali costituisce una circostanza che, lungi da
produrre effetti esimenti, può appalesarsi quale circostanza aggravante,
essendo piuttosto indicativa dell’omessa adozione delle appropriate misure
correttive.
Quanto
sopra vale per tutti i livelli dell’organizzazione: nel caso di specie, dal
vertice politico che, senza evidenti o quantomeno apprezzabili vantaggi per
l’Amministrazione o la comunità amministrata, ha ritenuto di perseverare in
un’azione amministrativa estremamente favorevole per gli attuatori dei progetti
di formazione e, correlativamente, assai gravosa per l’Amministrazione
medesima, ai vertici delle strutture burocratiche che hanno remissivamente
avallato una misura operativa (erogazione di finanziamenti integrativi senza
che ne ricorressero i presupposti), il cui effetto è stato la smodata ed
ingiustificabile crescita dei costi della formazione professionale.
12.2. In
secondo luogo, è stata prospettata la sussistenza di orientamenti
giurisprudenziali che inducevano a procedere in tale direzione.
Neanche
tale approccio pare accoglibile.
Non può,
infatti, essere correlata valenza esimente a quell’orientamento
giurisprudenziale, elaborato nell’ambito di giudizi promossi dal personale di
enti di formazione professionale per il riconoscimento di spettanze economiche
e normative di cui al contratto collettivo di settore, secondo cui la Regione,
pur non assumendo una garanzia diretta per l'adempimento da parte dell'ente,
delle obbligazioni inerenti il rapporto di lavoro, assume una «garanzia
impropria» nei confronti dell’ente medesimo (cfr. Cass., Ordinanza n. 11636 del
10/07/2012).
Secondo le
difese dei convenuti, tale orientamento giurisprudenziale avrebbe giustificato
il riconoscimento di un’integrazione al finanziamento originario perché,
consentendo agli enti beneficiari di riconoscere le spettanze previste dalla
contrattazione collettiva, avrebbe evitato il coinvolgimento
dell’Amministrazione nei contenziosi giuslavoristici e, quindi, evitato gli
oneri connessi a tale coinvolgimento dagli esiti asseritamente scontati.
Ora, senza
volersi soffermare sulla circostanza (non peregrina) che, all’epoca dei fatti,
l’orientamento giurisprudenziale era tutt’altro che consolidato, decisiva è la
riflessione che il precitato indirizzo si riferiva ad una situazione obiettivamente
diversa.
Nei casi
esaminati, la Regione non aveva erogato una porzione del finanziamento
originariamente accordato, cioè non aveva corrisposto quanto riconosciuto
spettante in occasione della selezione del programma formativo proposto. Da ciò
la configurabilità di una c.d. garanzia impropria della medesima Regione per il
soddisfacimento delle fondate pretese degli operatori degli enti di formazione
professionale.
Nella
vicenda per la quale v’è causa, invece, il contributo originariamente determinato
è stato corrisposto, e la questione riguarda l’erogabilità di un supplemento di
finanziamento per consentire all’ente di scaricare sull’erario regionale propri
costi d’impresa, asseritamente cresciuti nel corso dell’espletamento
dell’attività di formazione.
Pertanto,
l’orientamento giurisprudenziale richiamato non appare conferente e, in ogni
caso, insufficiente per giustificare le richieste di finanziamento aggiuntivo.
12.3.
Nessuna efficacia esimente ha poi nella vicenda in esame, secondo il convincimento
maturato da questo Collegio, il parere reso della CRI (Commissione Regionale
dell’Impiego) il 29 marzo 2007.
Il parere
reso dalla CRI sul Prof. 2007, ai sensi del comma 2 dell’art. 6 della legge
regionale n. 24/76, è obbligatorio ma non conforme.
La lettura
del parere consente di constatare la visione assistenziale della Formazione
Professionale, censurata dalle sentenze della Corte Costituzionale (cfr.
pronunzie nn. 437/1994; 407/1995; 127/1996).
Si osserva
allora che l’Assessore (Formica), ai sensi del comma 6 dell’art. 2 della legge
regionale n. 24/76, aveva l’obbligo di sentire la CRI, ma di non conformarsi a
qualsiasi volontà assistenziale della medesima non sorretta da titolo
giuridico. Gravava sull’assessore di sentire la CRI, ma non di appiattirsi a
quanto indicato da un organo che non aveva alcun potere di gestione del Prof.
2007, già predisposto dall’Assessore regionale al Lavoro.
Va da sè
che l’obbligatorietà del tetto massimo di spesa dell’ importo ammesso a
finanziamento non è derogabile da un parere obbligatorio di un organo
consultivo come la CRI.
12. 4. Si
osserva, poi, che la cd. esimente politica, prevista dall’articolo 1, comma
1-ter, secondo periodo, della legge
n. 20 del 1994
 (secondo cui “Nel caso di atti che rientrano nella
competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi la responsabilità non
si estende ai titolari degli organi politici che in buona fede li abbiano
approvati ovvero ne abbiano autorizzato o consentito l'esecuzione”), trova
applicazione nel caso in cui l’intervento, in buona fede, del titolare
dell’organo politico consista nell’approvazione di un atto di gestione adottato
dal competente ufficio amministrativo ovvero nell’autorizzazione o nel consenso
prestato all’esecuzione di tale atto.
Nel caso di
specie, invece, non vi è un atto di gestione adottato dal competente ufficio
amministrativo e meramente assentito dal titolare dell’organo politico, ma vi
è,anche un atto di gestione adottato direttamente da quest’ultimo, sicché
questi ne risponderà, comunque, sia nel caso in cui, avendo la competenza al
riguardo, l’ha esercitata male, sia nel caso in cui, pur non avendola, si è
ingerito nella competenza altrui (Corte dei conti, Sez. II App., sent. n. 291
dell’8 maggio 2012),adottando un atto di gestione che ha prodotto effetti.
Gli
Assessori, a vario titolo, hanno disposto le integrazioni recependo mere
richieste degli enti di formazione e l’avallo incondizionato, ma non giustificato,
delle medesime contenute nelle note dei dirigenti.
L’eccezione
sollevata dalle difese dei convenuti Incardona e Lombardo va, dunque,
disattesa.
12.5. Tutte
le difese hanno poi invocato, come esimente, talune pronunce della Sezione di
controllo della Corte dei Conti.
In
particolare, hanno soggiunto le difese, i decreti d’integrazione, dopo essere
stati emessi, erano trasmessi alla Corte dei conti per la registrazione, nel
caso di cofinanziamento del piano formativo con risorse del Fondo Sociale
Europeo, mentre altri decreti non sono stati inviati alla Sezione di Controllo
della Corte dei Conti perché beneficiavano soltanto di finanziamenti regionali
e, pertanto, non soggetti ad un controllo preventivo.
Al
riguardo, a titolo esemplificativo, sono stati richiamati i D.D.G. n. 533 del
29/11/2006 e DDG n. 552/2006, entrambi registrati alla Corte dei Conti il 16
marzo 2007: il primo nel Reg. I Foglio n. 57; il secondo nel Reg. 1 Foglio n.
56.
Orbene, sul
punto chiaramente la Procura (cfr. memoria depositata in data 3/5/2013) ha
sottolineato che tutte le integrazioni sono state effettuale con fondi
regionali e non comunitari e quindi nessuna registrazione della Sezione di
controllo rileva direttamente nel presente giudizio.
Doveroso è
il rinvio alla lettura degli atti per constatare che il contenuto degli
iniziali rilievi effettuati dalla Sezione di controllo non viene considerato
nelle giustificazioni in cui l’Amministrazione non fa altro che rassicurare la
Sezione affermando un’ interpretazione assistenzialista delle norme, però
preclusa dalla Corte costituzionale.
Dopo i
rilievi, la Sezione ( sempre il Procuratore lo ricorda) avrebbe con il proprio
visto convalidato gli argomenti contenuti nelle giustificazioni n. 00661 e 0662
del 2 marzo 2007, a firma della dr.ssa Russo e dei funzionari Di Francesca e Di
Bartolo.
Le difese
dei convenuti (tutti) però, per desumere la non sussistenza della colpa grave,
hanno messo in risalto che la Sezione di Controllo di questa Corte, aveva
comunque registrato integrazioni finanziarie operanti su fondi comunitari .
La
questione così prospettata involge allora i rapporti tra azione promossa dal
Procuratore e funzione di controllo esercitata dalla Corte stessa.
Un limite
certo e indiscutibile è quello della preesistenza, “ a monte di un fatto
dannoso”, di un atto che abbia superato il vaglio del controllo preventivo di
legittimità.
Il
Legislatore ha introdotto, con l’art.
17 della L. 3 agosto 2009, n. 102
 (come modificato dall'art.
1 del D.L. 3 agosto 2009, n. 103
 e convertito con L. 3 ottobre 2009,
n. 141) una presunzione di assenza di colpa grave allorchè il fatto dannoso
tragga origine dall’emanazione di un atto vistato e registrato in sede di
controllo, limitatamente, però (secondo l’aggiunta operata con il decreto legge
103, poi convertito in legge), ai profili presi in considerazione.
Le difese
hanno voluto, però, valorizzare l’assenza di colpa grave, ritenendo che il
comportamento dei convenuti è stato virtuoso e, comunque, non censurabile
perché, in fattispecie similari (integrazione per finanziamenti della Comunità
Europea), la Corte aveva apposto il visto.
La Procura,
al riguardo, ha messo in luce, tra l’altro, l’episodicità di tali visti.
Ora, in
disparte tale considerazione, occorre valutare se anche un mero visto su un
provvedimento di integrazione, sia pure per finanziamenti comunitari,
legittimasse o meno gli operatori, di guisa che la colpa ( grave) possa
ritenersi elisa.
In un primo
approccio si ritiene che il visto della Corte dei Conti in sede di controllo
sui titoli di spesa ha ad oggetto la sola legittimità degli atti e non preclude
alla stessa Corte, in sede giurisdizionale l’accertamento giudiziale
dell’illiceità dell’atto medesimo e l’attribuzione della conseguente
responsabilità amministrativa a carico dei funzionari coinvolti nel
procedimento (Corte dei Conti Sardegna, 5 luglio 1994 n. 285).
In secondo
luogo il visto della Corte in sede di controllo si estrinseca in un’attività di
mero accertamento in posizione di assoluta indipendenza rispetto al
provvedimento oggetto di sindacato ed estraneo nei confronti del suo procedimento
formativo (Corte dei conti Sez. riun. 27 giugno 1969 n. 96).
Il vero è
che la responsabilità amministrativa, si presenta come modello dotato di
centralità nella duplice funzione di protezione degli interessi finanziari
della pubblica amministrazione, e di incentivo all’efficienza del decidere e
dell’agire amministrativo (cfr. Corte Cost. n.371/1998), in un sistema
contraddistinto dalla «co-intestazione» alla Corte dei Conti delle attribuzioni
di controllo separate, ma parallele alle attribuzioni giurisdizionali.
La
centralità del regime di responsabilità amministrativa nella tutela degli
interessi finanziari della P.A. discende non solo dal regime binario fondato
sulla distinzione tra il dolo e la colpa grave –, ma anche dalla sopravvenienza
di normative che rafforzano i collegamenti processuali costituendo rapporti non
più di pregiudizialità ma di presupposizion, interdipendenza e complementarità
reciproca tra i diversi processi.
In un
sistema a pluralità di azioni esperibili per la tutela della P.A., è stato
condivisibilmente affermato che il risarcimento del danno compie un «salto di
qualità» non solo perché diviene lo «standard minimo di tutela» degli interessi
finanziari pubblici, ma soprattutto perché l’azione di responsabilità
amministrativa e contabile conferita al Pubblico Ministero istituito presso la
Corte dei Conti si presenta quale misura idonea a conferire concretezza,
adeguatezza e proporzionalità dissuasiva di fenomeni d’inefficienza nella
gestione delle risorse finanziarie di derivazione e/o destinazione pubblica.
Mai l’agire
del PM può dirsi recessivo dinanzi ad un chiaro ed evidente principio di non
incrementabilità del finanziamento originario e ad un’evidente illiceità delle
integrazioni finanziarie sine titulo.
Mai la
condotta improntata ad un pregresso modello comportamentale totalmente e
manifestamente sbagliato, perché contrario alla disciplina di settore, potrebbe
essere idonea ad esimere da responsabilità l’agente, comunque, tenuto
all’esercizio delle funzioni pubbliche in modo avveduto e prudente,
salvaguardando prioritariamente il buon andamento dell’amministrazione (in
tutte le accezioni in cui esso si declina, fra cui l’oculata gestione delle
scarse risorse (Nei termini, questa stessa Sezione, sentenza n. 2947/2012, poi
confermata in Appello con sentenza n. 259/2013).
Le difese,
però, per desumere la non sussistenza dell’elemento psicologico, hanno
valorizzato, proprio, talune registrazioni della Sezione di controllo su
integrazioni finanziarie operate su altro, ossia su fondi comunitari.
In
particolare, dopo i rilievi , secondo le difese, la Sezione di controllo
avrebbe con il visto convalidato gli argomenti difensivi contenuti nelle
giustificazioni rese con i prott. 0661 e 0662 del 2/3/2007 a firma del
dirigente Alessandra Russo e dei funzionari diretti Di Francesca e Di Bartolo.
La mera
lettura degli atti consente di rilevare che il contenuto degli iniziali rilievi
effettuati dalla Sezione di Controllo non viene considerato nelle
giustificazioni, in cui l’Amministrazione altro non fa che rassicurare la
Sezione affermando un’ interpretazione assistenzialista delle norme, già
preclusa, però dai plurimi interventi della Corte costituzionale.
13. In
adesione alla prospettazione della Procura, il Collegio reputa che il danno
subito dall’erario regionale sia pari all’importo globale dei finanziamenti
integrativi erogati per i progetti formativi sopra specificati, detratto
l’importo di cui l’Amministrazione, nelle more della celebrazione del processo,
è riuscita a recuperare.
In particolare,
le responsabilità dei convenuti sopra indicati appare confortata dalla
completezza del corredo probatorio offerto dalla Procura.
Ad essi,
nelle misure delineate dalla Procura, va ascritta la responsabilità
amministrativa.
Sulla
richiesta di applicabilità dell’istituto della compensatio lucri cum damno (cfr
memoria On.le Lombardo), come osservato più volte da questa Sezione in
fattispecie come queste, non può trovare ingresso il principio in questione con
cui è possibile dare rilievo ai risultati comunque conseguiti dall’organo
contestato nell’interesse della comunità amministrata: il vizio che colpisce la
struttura e/o i poteri di un organo pubblico, infatti, fa sì che gli oneri
finanziari da questo generati siano completamente e irrimediabilmente contra
legem, e perciò costituiscono integralmente danno erariale, restando così
preclusa qualsivoglia operazione compensativa.
14.
Conclusivamente, il Collegio, in accoglimento della richiesta attorea, reputa
sussistenti i presupposti per
la
configurabilità della responsabilità amministrativa in capo ai convenuti Dr.ssa
Russo Alessandra, del dott. Emanuele Antonino, della Dr.ssa Monterosso Giuseppa
Patrizia, dei funzionari Di Bartolo Maria Carmela e Di Francesca Salvatore e
degli Assessori pro tempore On.le Incardona Carmelo, Gentile Luigi, Formica
Santi e del Presidente pro tempore, On.le Lombardo Raffaele.
Il danno,
ai medesimi imputabile a titolo di colpa grave, è da ripartire, in conformità
alla richiesta attorea.
Ne consegue
che i convenuti devono essere condannati al pagamento, nei confronti della
Regione Siciliana, delle somme di seguito specificate.
• Formica
Santi € 378.783,96
• Incardona
Carmelo € 830.638,60
• Lombardo
Raffaele € 224.184,67
• Gentile
Luigi € 224.184,67
• Russo
Alessandra € 378.783,96

Monterosso Giuseppa Patrizia € 1.279.007,04
• Di
Bartolo Maria Carmela € 473.654,83
• Di
Francesca Salvatore € 108.223,99
• Emanuele
Antonino € 365.430,84
Atteso che
la pretesa azionata ha ad oggetto un debito di valore, detti importi dovranno
essere maggiorati della rivalutazione monetaria nel frattempo intervenuta, da
computarsi secondo l'indice dei prezzi calcolato dall’ISTAT, dalla data di
emissione dei mandati di pagamento dei finanziamenti integrativi alla data di
pubblicazione della presente sentenza.
Sulle somme
in tal modo rivalutate andranno corrisposti gli interessi nella misura legale,
decorrenti dalla data di deposito della presente decisione e fino all’effettivo
soddisfo.
Le spese
seguono la soccombenza e si liquidano, in favore dello Stato, ponendone l’onere
del pagamento in capo ai condannati in parti eguali.
Il Collegio
deve, poi, esaminare la posizione della convenuta Esposito Loredana.
Questa
Sezione ritiene insussistente la responsabilità ascritta al dirigente della
Ragioneria centrale presso l’Assessorato regionale dell’Istruzione, e della
Formazione professionale, dott.ssa Esposito Loredana, essendo palese nei suoi
confronti la carenza del nesso di causalità con il danno azionato dal PM.
In tal
senso, in conformità all’opzione ermeneutica svolta dalla locale Sezione di
Appello (sentenza più volte evocata n. 259/A/2013) , alla luce della normativa
di cui all’art.
9 del DPR n. 38 del 1988
, il controllo della Ragioneria Centrale viene
circoscritto alla verifica di legittimità contabile della spesa e, soprattutto,
perde le caratteristiche di controllo impeditivo sull’efficacia degli atti.
Ciò
premesso, rimane circostanza indiscutibile che il ruolo della Ragioneria
Centrale e, nella specie, della dott.ssa Esposito Loredana, si colloca fuori
dal procedimento amministrativo in base al quale sono stati emessi i diversi
provvedimenti, causativi del danno. Ciò esclude che la convenuta Esposito
Loredana abbia concorso alla formazione dei suddetti atti da cui è scaturito il
danno erariale.





Ne
consegue, secondo il percorso logico giuridico che il Collegio ha seguito, che
va dichiarata esente da responsabilità la convenuta ora attenzionata.






In favore
della dr.ssa Esposito Loredana, dichiarata esente da responsabilità, il
Collegio, in relazione al suo definitivo proscioglimento nel merito, liquida,
ai sensi del combinato disposto dell’art. 10 , del dl, n. 203/2005, convertito
in legge
n. 248/2005
, come da ultimo modificato dall’art. 17, comma 30 quinquies,
deld.l.
n. 78/2009
, convertito in legge
n. 102/2009
 e dell’art. 3,comma 2 bis, del d.l.
n. 543/96
, convertito inlegge
n. 639/96
, le spese del giudizio, a fini del rimborso spese da parte della
Regione Siciliana, in complessivi € 2.000,00, di cui 1.700,00 per onorari e €
300,00 per diritti , oltre IVA e CPA.

P.Q.M.

La Corte
dei Conti
Sezione
Giurisdizionale per la Regione Siciliana
definitivamente
pronunciando nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 60799 del registro
di segreteria, in parziale accoglimento della domanda del Procuratore
Regionale, condanna
• FORMICA
Santi , nato a San Pier Niceto (ME) il 27 novembre 1952, al pagamento, in favore
della Regione Siciliana, della somma di € 378.783,96 (Euro
trecentosettantottomilasettecentottantre/96);
• INCARDONA
Carmelo, nato a Ragusa l’8 gennaio 1964, al pagamento, in favore della Regione
Siciliana, della somma di € 830.638,60 (Euro ottocentotrentamilaseicentotrentotto/60);
• LOMBARDO
Raffael, nato a Catania il 29 ottobre 1950, al pagamento, in favore della
Regione Siciliana, della somma di € 224.184,67 (Euro
duecentoventiquattromilacentottantaquattro/67);
• GENTILE
Luigi, nato a Raffadali (AG) il 11 novembre 1959,al pagamento, in favore della
Regione Siciliana, della somma di € 224.184,67
(duecentoventiquattromilacentottantaquattro/67);
• RUSSO
Alessandra, nata a Palermo il 12 settembre 1958, al pagamento, in favore della
Regione Siciliana, della somma di € 378.783,96
(trecentosettantottomilasettecentottantre/96);

MONTEROSSO Giuseppa Patrizia, nata a Palermo il 12 giugno 1967, al pagamento,
in favore della Regione Siciliana, della somma di € 1.279.007,04 ( Un milione
duecentosettantanovemilazerosette/04;
• DI
BARTOLO Maria Carmela , nata a Mussomeli (CL) il 25 settembre 1959, al
pagamento, in favore della Regione Siciliana, della somma di € 473.654,83
(quattrocentosettantreseicentocinquanta/83);
• DI
FRANCESCA Salvatore, nato a Cefalù (Pa) il 19 ottobre 1964, al pagamento, in
favore della Regione Siciliana, della somma di € 108.223,99
(centottomiladuecentoventitre/99);
• EMANUELE
Antonino, nato a Capo D’Orlando (ME) il 9/12/1952 al pagamento, in favore della
Regione Siciliana, della somma di € 365.430,84
(trecentosessantacinquemilaquattrocentotrenta/84);
somme da
maggiorare della rivalutazione monetaria, da computarsi, secondo l'indice dei
prezzi calcolato dall’ISTAT, dalla data di emissione dei mandati di pagamento
dei finanziamenti integrativi alla data di pubblicazione della presente
sentenza, nonché degli interessi legali maturandi, sull'importo rivalutato,
dalla data di pubblicazione della presente sentenza fino all’effettivo
soddisfo.





Condanna
altresì i medesimi soggetti al pagamento, in favore dello Stato, delle spese di
giustizia che, sino al deposito della presente decisione, si liquidano in
complessivi € 3.693,64 ripartendone l’onere in parti eguali.

Assolve la
convenuta ESPOSITO Loredana, nata a Palermo il 1° settembre 1954, dagli addebiti
ascritti.





Liquida, in
favore della stessa, le spese del giudizio, a fini del rimborso spese da parte
della Regione Siciliana, in complessivi € 2.000,00, di cui 1.700,00 per onorari
e € 300,00 per diritti , oltre IVA e CPA.






Manda alla
Segreteria per gli adempimenti conseguenti.






Così deciso
in Palermo, nelle Camere di Consiglio del 18 dicembre 2013 e del 23 gennaio
2014.











L’Estensore
Il Presidente

F.to Dr.
Guido Petrigni F.to Dr.ssa Luciana Savagnone
Depositata
in segreteria nei modi di legge.
Palermo, 14
marzo 2014
Il
Direttore della segreteria
F.to
Dott.ssa Rita Casamichele


http://www.respamm.it/giurisprudenza/viewdec_s.php?id=%C3%F7%92v2_i%0EtI%A8%B8%2F*H%B8%023%BC%8E%277%D0%408t%F6%16%23%60%1C&or=5







CORTE DEI CONTI SEZIONE Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana  MONTEROSSO PATRIZIA GIUSEPPA INCARDONA GENTILE LUIGI SENTENZA 179 A 2015  SENTENZA 401 2014 



ALONGI, BARRESI, CANNOVA, CORSELLO, CROCETTA, DI LIBERTI, GENTILE GIAMMANCO, GIGLIONE, INCARDONA, Lo Nigro, Lombardo, LUMIA, Marino, MONTANTE, MONTEROSSO, PALMA, RUSSO, Sansone, TOLOMEO, Zuccarello, 

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