Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

giovedì, maggio 17, 2018

La Strage di Capaci La memoria dopo la morte "A Capaci si ricordi la normalità"

La memoria dopo la morte "A Capaci si ricordi la normalità"




Vai al video3 gennaio 2012 - Lamiere accartocciate, morte e devastazione.Il 23 maggio 1992, giorno della Strage di Capaci, la barbarie mafiosa si manifestò nella sua più feroce brutalità. Ma non tutto venne perduto. I siciliani non hanno dimenticato. Gli ultimi venti anni sono stati difficili e dolorosi. Lo sa bene Tina Montinaro, che nella Strage di Capaci ha perso il marito Antonio, morto nell’esplosione insieme a Vito Schifani, Rocco Dicillo, Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo.

Che i siciliani vogliano mantenere viva la memoria della tragedia, ne è fermamente convinta Tina.A lei, che siciliana non è, questa terra ha tolto tutto. Ma è proprio nella nostra isola che Tina Montinaro ha deciso di rimanere a vivere e lavorare. “Perché qui – dice – ho conosciuto mio marito. E perchéso che la maggior parte dei cittadini che vivono qui sono onesti”.

Mani che stringono altre mani per unire e condividere. Per ricordare e commemorare. Il prossimo 23 maggio, in occasione del ventennale della Strage di Capaci, quel tratto della A29 tornerà a rivivere. Una catena umana alla quale parteciperanno oltre 15mila persone, si dispiegherà lungo i 15 chilometri che separano l’aeroporto di Palermo dal luogo della strage.
Dove adesso c’è una stele che commemora le vittime dell’eccidio,sorgerà un giardino della memoria. Il suo nome sarà “QuartoSavona 15”, come l’unità operativa della quale facevano parte Antonio Montinaro – che di Falcone era il caposcorta – ed i suoi compagni.

È lì che Tina vuole che vengano ricordati i morti della Strage di Capaci. Ma talvolta non bastano le parole. E se il ricordo è labile, allora è meglio osservare. È per questo che Tina Montinaro ha intrapreso l’ennesima battaglia: nel giardino della memoria vuole portare la carcassa dell’automobile sulla quale viaggiavano Antonio e i colleghi uccisi.Ciò che resta della vettura, una Croma, è oggi conservato alla caserma Lungaro di Palermo.
“Avrebbe più senso – dice Tina – che i resti dell’automobile venissero portati lì dove mio marito è morto. Alla caserma Lungaro è come se fossero nascosti. Voglio che siano visibili a tutti, che la gente ricordi, che le nuove generazioni sappiano, che le persone capiscano”.

Sono passati molti anni, e la vita è continuata. Anche se in modo diverso, pur nell’assenza di chi non tornerà più.“Delle vittime di mafia – precisa energicamente Tina – si parla sempre come eroi. Di mio marito voglio che venga ricordata la normalità. Non era un eroe ma semplicemente un ragazzo come tanti che è morto svolgendo una professione in cui credeva, rispondendo ad un ideale che non ha mai abbandonato”.

Una normalitàche diventa – seppur attraverso la tragedia – emblematica del coraggio e della determinazionedi chi ha creduto nella giustizia sino alle estreme conseguenze. Non eroi forse, ma certamente storie e vite straordinarie.

http://palermo.blogsicilia.it/un-luogo-della-memoria-dopo-la-morte-a-capaci-si-ricordi-la-normalita/72522/
http://isolapulita.blogspot.com/2007/05/vincoli-territoriali-il-territorio.html




http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/23-maggio-1992-23-maggio-2007-giovanni.html

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